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Cronaca di un non convegno – 29 settembre

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Cronaca di un non convegno – 29 settembre

Posted on 07 ottobre 2011 by Pierfranco Ravotto

“Libri di testo? Forse sì, forse no … Discutiamone!
Milano, 29 settembre 2011


di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com

Lo abbiamo definito un “non-convegno” quello organizzato il 29 settembre a Milano, palazzo della Fast: “Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!”. Perché non-convegno? E, a posteriori, è stato davvero qualcosa di diverso da un convegno?

Non-convegno, fondamentalmente per due motivi, fra loro intrecciati. Il primo è la mancanza di una tesi da affermare, sostituita da una domanda da porre. Appunto: libri di testo? Il secondo è la volontà di una discussione plurale: parliamone! E effettivamente è stata una discussione a molte voci; molte, sia in termini quantitativi – 18 interventi e decine di domande e, di conseguenza, tante risposte – che in termini di varietà: insegnanti, editori, esponenti di piccole aziende di produzione multimediale, di musei, di associazioni, … La quantità, e di conseguenza anche la varietà, è stata garantita dalla scelta di limitare il tempo degli interventi – 10 minuti – e di farlo per tutti anche per i promotori e per i relatori invitati. Dunque comunicazioni brevi e incisive, intervallate da momenti di discussione vivace. Un grazie, per questo, al chairman, Alberto Pieri, FAST, che ha coordinato in modo garbato ma deciso.

Pieri ha fornito ai partecipanti le linee guida della giornata. Premesso che “Io vengo dalla scuola delle aste”, ha spiegato: “Siamo qui per capire dove stiamo andando. Scomparirà o sarà diverso il libro di testo? Portare esperienze, confrontarsi, sono questi gli obiettivi della giornata. Senza preconcetti”.

E subito un video di Teemu Arina – un “giovanotto finlandese” come lo ha presentato Pieri – che ha illustrato in modo incisivo lo scenario tecnologico in cui si pone la questione del libro di testo:

Teemu Arina, Milan Italy (29th of September

La prima relazione invitata è stata quella di Mario Rotta, Oltre la carta: in aula con l’iPad e gli eBook reader, che è partito dall’eBook, alla cui realizzazione ha partecipato, sulla sperimentazione del “Lussana” lo stimolo per la convocazione del non convegno. Al Lussana, come in altre esperienze, è stata “usata una gamma di strumenti, di uso personale, che permettono di interagire in mobilità“. Nell’eBook si cerca di ragionare sui cambiamenti che questo ha provocato nel modo di apprendere.

Prima di andare avanti preciso subito che non ho intenzione di fare un dettagliato resoconto di tutti gli interventi. Non ne sarei probabilmente capace e comunque mi farebbero fare un articolo troppo lungo. Gli interventi videoregistrati verranno pubblicati a giorni sul sito di NetPoleispromotrice dell’incontro con FAST, AICA, Liceo Scientifico “F. Lussana” di Bergamo, ITSOS “M. Curie”di Cernusco, Rete dei collegi dei gesuiti italiani, IC Trescore Cremasco, IS “D.M.Turoldo” di Zogno,Nova Multimedia, Medialibraryonline, Società Mentor; in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione; Mediapartner Bricks – dunque potete accedere direttamente a quelli che vi interessano

Torno alla cronaca: Irene Enriques, di Zanichelli, a nome della Associazione editori, AIE, ha fatto un intervento che definirei difensivo: siamo in una situazione di cambiamento, gli studenti è predibile che in futuro non abbiano più libri di carta, intanto stiamo dando risposta alla legge del 2008 sulle adozioni, “la confusione è massima sotto il cielo … per gli editori la situazione non è eccellente” (non lo ha esplicitato ma – lo dico per i giovani – è una parafrasi di una celebre espressione di Mao; lui concludeva “la situazione è eccellente”).

Ancora: “Il contesto è un po’ come quello del passaggio dalla carrozza all’automobile: il pdf scaricabile è solo un carrozza col motore, non ancora l’automobile. Il legislatore probabilmente aveva in mente questo, ma forse si deve andare oltre”.

Pieri, a questo punto, invita Agostino Quadrino, presente in sala, ad esprimere la sua posizione. Quadrino, per chi non lo sapesse è l’amministratore delegato e direttore editoriale di Garamond, casa editrice recentemente uscita dalla AIE. Ecco qualche battuta del suo intervento: “Le tecnologie digitali cambiano tutto. Quindi anche il concetto fondamentale dell’editoria scolastica: il copyright. La conoscenza deve essere condivisa e costruita in modo collaborativo. L’editore deve trasformarsi puntando non più sul prodotto ma sul servizio. … Non è più un’epoca di contenuti di massa, ma di contenuti individualizzabili”.

E’ stata quindi la volta di alcuni promotori dell’iniziativa che hanno iniziato a inquadrare il contesto innovativo nelle scuole in cui si pone la questione dei libri di testo. Mara Masseroni ha raccontato l’esperienza, ITSOS “Marie Curie”, di integrazione della formazione in rete con la formazione in presenza grazie all’attivazione di decine di corsi Moodle, accessibili sia in classe – in laboratorio o per mezzo dei netbook adottati da molte classi prime e seconde – che a casa. Pierfranco Ravotto, – chi scrive – a nome di AICA, ha illustrato l’esperienza di tre progetti europei – SLOOP, Tenegen e Sloop2desc – in cui la formazione degli insegnanti si è sviluppata, fra l’altro, sul tema della condivisione di risorse didattiche aperte. Padre Eraldo Cacchione, del Leone XIII, ha parlato di un progetto dei gesuiti, per introdurre negli USA gli iPad – quale finestra fra la scuola e il mondo – in tutte le proprie scuole, progetto temporaneamente sospeso a causa della crisi economica per non far gravare, in questo momento, questo ulteriore costo sulle famiglie.

Infine Dianora Bardi, ha raccontato aspetti della sperimentazione in atto al Lussana sugli iPad in classe, un’iniziativa il cui aspetto forte sta nel coinvolgimento di tutto il consiglio di classe. Anche qui riporto frammenti – solo per suggerire la visione del video sul sito NetPoleis: “Non la tecnologia fine a se stessa … centrale è la didattica … 4 classi prime che lavorano insieme … avoriamo nel cloud …”. E infine, sul tema che ha dato il titolo alla giornata: “A cosa serve il libro di grammatica? E epica? La rete ci offre tutto”.

Augusto Tarantini si è inserito in questa prima batteria di relazioni con una riflessione sul crollo dell’oralità: “Esilio della parola; clicca oggi clicca domani … arrivano ragazzi non alfabetici … perché usare le parole se si possono cliccare i bottoni? Una domanda a editori e autori: come affrontare il problema?”

Ed ecco una prima fase di discussione, di cui riporto – dai miei appunti – solo qualche suggestione. Intervengono Capello, “Nella scuola non si interroga più″, Sacchi, “Ma i ragazzi sull’iPad riescono a studiare? Non manca la manipolazione della carta?”, Di Tonne, “Servono indicatori per misurare se l’uso delle tecnologie e delle metodologie descritte migliora l’apprendimento”, Bertolotti del Leone XIII, “wiki: il rischio dell’autoreferenzialità“, Giliberti della De Agostini, “Ma quanto l’accesso alle tecnologie è diffuso? Cosa succederebbe se facessimo solo libri digitali? Attualmente i libri misti sono brutti, perché imposti”, un’insegnante di cui non ho memorizzato il nome, “Ci sono costi, queste iniziative richiedono connessione. Le classi 2.0 sono finanziate, ma le altre? La maggior parte delle classi non è connessa”, il dirigente del Lussana, Quarenghi, che motiva la scelta della sperimentazione, “A scuola gli studenti generalmente si annoiano per via della passività in cui vengono tenuti”, Braga di una scuola media, che racconta il suo lavoro col blog ma ritorna sulla questione “per le sperimentazioni servono soldi“, Vimercati, “Don Milani promuoveva la scrittura collettiva con lavagna e gesso. Adesso c’è il wiki, ma quel che importa è l’idea pedagogica che c’è dietro”, Berengo sul tema dei costi, “all’ITSOS la produzione dei corsi in rete è attività volontaria dell’insegnante, la scuola ha investito sul WiFi ma i netbook sono acquistati dalle famiglie”. E Dianora Bardi, Mara Masseroni, Irene Enriques.

Passiamo alla seconda fase di presentazioni.

Maurizio Chatel, della casa editrice BBN, ha parlato del Testo liquido: “al primo posto i contenuti e la struttura dei contenuti … Deve essere il più usabile possibile … interattività, aggiornabilità … Il TL non è un libro ma un ambiente. E’ una mappa mentale”.

Giulio Blasi, di MediaLibrary online, network italiano di biblioteche pubbliche per la gestione di contenuti digitali, ha presentato il loro modello di distribuzione sia di materiale libero che di materiale coperto da diritto d’autore che potrebbe essere il modo in cui “l’eBook arriverà in mano allo studente”.

Massimo Tosi, dell’ITC “Tosi” di Busto Arsizio, ha raccontato il progetto Book in progress, un progetto di produzione condivisa dei libri di testo da parte di un pool di scuole che “consente di far risparmiare le famiglie sui libri per utilizzare poi questo risparmio sulle tecnologie”.

Antonio Silvagni, I.I.S. “Leonardo da Vinci” di Arzignano, ha presentato un libro di Latino – l’unico accessibile ai non vedenti e ai dislessici – prodotto in Book in progress. “Gli strumenti tradizionali sono rigidi. Il book in progress è molto più flessibile, può essere cambiato da un anno all’altro. Con Moodle – integrata al testo – si possono avere risultati/feedback immediati …”.

Francesco Cappello, promotore del gruppo FaceBook “Zaini leggeri, teste pensanti”, ha presentato un modello didattico coerente con l’affermazione di Danilo Dolci: “io non faccio lezione pongo interrogativi”. “Cercare risposte in gruppo è l’attività principale … gruppi FB per ogni classe (e per i genitori del cdC) … importanza dei laboratori … importanza del far parlare gli studenti perché solo parlando (e scrivendo) acquistano conoscenza … La rete è fatta per implementare la condivisione e la partecipazione”.

Ancora discussione con il pubblico. Intervengono Sacchi sul tema delle adozioni, Giranzani, Valle sul tema del recupero, Di Palma, Ricucci, “gli studenti non sanno più scrivere”, Morosini, “Il miracolo dell’apprendimento non dipende dallo strumento ma dalla didattica”, Barbieri, Bismart, “Partire dal libro di testo e renderlo interattivo e multimediale, renderlo una piattaforma”.

Poi pausa pranzo e ripresa pomeridiana. Intervengono Martino Sacchi, ha presentato il libro prodotto dai suoi studenti,una quinta liceo di Melzo, “La filosofia, da Rousseau a Sartre, e stampato come print-on-demand (7 euro): il print-on-demand come strumento ideale per realizzare antologie ed eserciziari su misura per la classe concreta che ci troviamo davanti senza incappare nel grosso problema legale delle adozioni”. E ha presentato “Il filo di Arianna”.

Marilena Vimercati ha presentato i corsi di italiano per stranieri sviluppati per conto di ISMU su piattaforma Moodle in una logica di riutilizzo di risorse didattiche esistenti e di uso didattico di altre risorse disponibili in rete.

Silverio Carugo, di Didasca, che ha illustrato My DIDAsbag: “10 milioni di volumi. Tutto l’universo di wikipedia, 400.000 lemmi della Treccani, 24.000 LO gratuiti, YouTube for Education, GoogleApps for education … Richiede un totale cambiamento del modo di fare scuola”

Sergio Casiraghi, che ha raccontato Un ecosistema testuale: Internet book su Knol” (il suo intervento si trova qui)

Discussione e una riflessione di Mario Rotta: “Sembrano emergere tre approcci diversi:

  • uno orientato al prodotto (usare le tecnogie per raggiungere risultati),
  • uno orientato ai processi (l’apprendimento non è solo raggiungere un risultato ma attraversare il paesaggio),
  • uno centrato sui problemi”.

Quindi ultima sessione di interventi. Fulvio Dominici. Della Fondazione Ultramundum, ha parlato di giochi didattici, “portare nel mondo della scuola quanto gli studenti sono abituati su playstation … ambiente da videogico come ausilio a un libro o ad altra risorsa didattica” e ha mostrato un esempio di ricostruzione di roma antica. La proposta alle scuole (ma anche agli editori): collaborazione per costruire contenuti di questo tipo.

Flaviano Fanfani, del museo di storia naturale di Firenze, ha illustrato dei giochi, 2D e 3D, sviluppati per la didattica museale. “Il libro non permette di educare alla complessità. Il videogioco sì: giocare, apprendere, modificarsi. In natura il modo di apprendere dei mammiferi è il gioco”. Giochi e eBook; due possibilità: “il gioco nell’eBook o l’eBook all’interno del gioco”.

Giuseppe Gilberto, Skillonline, ha spiegato l’iniziativa “Aula 01, la palestra digitale” patrocinato da AICA: “un ambiente una palestra, dove:

  • gli insegnanti trovano un modo semplice per utilizzare o sviluppare una didattica al passo con i tempi, una guida completa per l’insegnamento dell’informatica basata sul syllabus ECDL, e gli strumenti per monitorare automaticamente i livelli di apprendimento dei propri allievi, attraverso la creazione di verifiche o con l’utilizzo di quelle esistenti;
  • gli studenti trovano materiali didattici come e-book, video lezioni, esercizi e test che consentono di eseguire prove di esame ECDL simulate”.

A proposito di eBook, l’aula 01, ne contiene due, entrambi basati sul Syllabus ECDL, uno basato sui prodotti Microsoft, l’altro su quelli opensource.

Ancora qualche domanda agli ultimi relatori e l’incontro si è chiuso. Aggiungo, a mo’ di conclusione, le impressioni che ne ho tratto:

  1. c’è in giro una grande ricchezza di iniziative nelle scuole; a volte a livello di scuola, come quella del Lussana, in alcuni casi di consorzi di scuole come Book in progress, altre volte a livello di singoli insegnanti o di gruppi di insegnanti che si organizzano in rete,
  2. ciò che unifica queste iniziative sembra essere l’uso della tecnologia come strumento per favorire un ruolo attivo dello studente,
  3. c’è grande vivacità anche a livello di piccoli editori e di una pluralità di centri quali musei, associazioni no-profit, …
  4. ne deriva una grande disponibilità di risorse didattiche – dai testi più tradizionali ai videogiochi – a volte prodotte con gli studenti, generalmente rilasciate come “aperte”,
  5. in questo contesto il libro di testo, come organica e principale – se non unica – fonte di riferimento non ha più senso, né che sia in formato cartaceo né digitale; il “libro”, meglio i libri, sono una delle risorse utilizzabili nella pratica didattica,
  6. … e gli editori?

Io credo che ci sia ancora spazio e ruolo per gli editori. Nell’intervista che gli ho fatto sul numero 2 di questa rivista – Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …? – il dott. Lessona, alla mia domanda “Qual è il cuore del mestiere di editore?”, ha risposto L’organizzazione e la distribuzione dei contenuti”. Ovviamente internet è un potente canale di distribuzione, ma lo è di contenuti disorganizzati. Ogni docente può accedere a contenuti “illimitati”, può organizzarli come vuole e può decidere come distribuirli ai suoi studenti. Ma è un’attività che richiede tempo, fatica, e anche buone capacità di progettazione didattica.

Dunque: qualche insegnante lo fa in autonomia o, meglio ancora, con i suoi studenti. Altri insegnanti si raggruppano per farlo. Altri ancora potrebbero desiderare che ci sia qualcuno – un editore – che abbia proposte da offrire. Ma dovranno, in ogni caso, essere proposte aperte, integrabili con altro, probabilmente più un ambiente con repository cui accedere che non un libro. Forse a sostituire la carrozza non sarà un’automobile ma un sistema integrato di trasporti.

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L’insegnante liquido

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L’insegnante liquido

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Maurizio Chatel
Direttore editoriale area umanistica BBN editrice


La ricerca ormai decennale in fatto di testi elettronici ha generato alcune consapevolezze che segnano le tappe di uno sviluppo chiaramente riconoscibile. Innanzi tutto la necessità di superare i formati che chiameremo fissi, quelli cioè che non si prestano ad alcuna interattività – se non già impostata – e che sono fruibili ad una lettura molto tradizionale; di questi, il PDF è il più classico esempio, il primo in ordine di tempo ad apparire come l’alternativa al libro cartaceo.
In secondo luogo l’esigenza di avvicinare il più possibile il libro digitale a quella che chiamerei la “profondità spaziale” di un sito WEB di seconda o terza generazione: a cominciare dall’ipertestualità per continuare con la vasta gamma di soluzioni tecniche e formati per la produzione e gestione di file video-musicali e l’implementazione di programmi ludici o didattici interattivi, direttamente gestibili on-line senza necessità di installarli sul proprio hard disk. Realtà, quest’ultima, che ha reso rapidamente obsoleto l’oggetto CD ROM di non molti anni fa.
Il risultato di tale evoluzione mi pare potrebbe essere il cosiddetto testo liquido, di cui cercherò di spiegare qui di seguito i caratteri più singolari.
Prima, però, è necessaria un’ulteriore premessa. A partire da una domanda: il testo liquido è un e-book? In linea di massima, direi di no. Qui infatti il discorso va a toccare uno dei nodi più inviluppati dell’attuale dibattito sull’editoria digitale. Quando si parla di testi elettronici (e-book, appunto) occorre non dimenticare che si parla solo ed esclusivamente di canali e non di messaggi. L’editoria digitale offre una soluzione nuova al modo di leggere, ma non produce nuovi contenuti. Da qui la sua ambiguità. Non è un vezzo, a mio parere, domandarsi infatti “che senso ha” abolire il libro cartaceo, quando si parla di narrativa. Certo, è un sogno potersi portare in vacanza o in viaggio un’intera biblioteca, ma personalmente non mi metterei mai a leggere un romanzo su un lettore digitale potendo godere delle comodità di casa mia. Né tanto meno smantellerei le mie librerie per sostituirle con un hard disk. Questo tipo di canale, l’e-book così come per la maggiore si va diffondendo, è un mero surrogato che non cambia di una virgola il rapporto tradizionale tra autore e lettore.
Poi ci sono gli altri libri: testi di saggistica, manuali, testi scolastici e di consultazione (tralascio naturalmente il mondo dell’informazione). E qui, chiaramente, le cose cambiano. Perché se un romanzo non “invecchia”, un manuale di fisica invece sì; perché un romanzo è, in linea di massima, autoreferenziale, mentre un trattato scientifico o storiografico rimanda costantemente ad altro; perché un romanzo si legge lungo un’unica direttrice, dalla prima all’ultima pagina, ma un testo di consultazione propone percorsi differenziati; perché un conto è “illustrare” un romanzo, un altro è arricchire un saggio di documenti iconografici e filmati. E potrei continuare.
Dove voglio arrivare, allora? A una semplice constatazione: che il canale digitale, cambiando il modo di fruire un testo scientifico, può potenziare la sua efficacia: qui, canale e messaggio coincidono, ovvero concorrono allo stesso obbiettivo, che è quello di un nuovo modo di apprendere.
C’è un libro elettronico quindi che surroga il libro di carta, e ce n‘è un altro che lo supera rendendolo obsoleto: quest’ultimo è il testo liquido. Esso ha le proprietà di un network più che di un libro, ed è totalmente imprescindibile dal WEB, nel senso che non è pensato per la stampa – con le dovute eccezioni. È multidimensionale e multimediale, è “aperto” nel senso che Umberto Eco diede al concetto di opera aperta, e si presta ad una vivace interattività modificando profondamente il rapporto tra autore e lettore. Può essere aggiornato quotidianamente, ampliato e arricchito senza incidere sul prezzo perché chi acquista un testo liquido paga l’accesso a una piattaforma e non l’acquisto di un file, e si viene a porre come il nodo di una rete di testi a semplice portata di mouse, ancora una volta senza incidere sul prezzo di acquisto. Dunque il testo liquido è un ambiente, di volta in volta laboratorio, biblio-mediateca, classe o ufficio. Ad esso può essere associato un kit di utilities per il calcolo, la scrittura, la memorizzazione e condivisione dei dati.
Mi pare evidente che tutto questo non ha niente a che vedere con l’e-book.

Tra tutti gli “ambienti” che il testo liquido può supportare virtualmente, il più immediato è quello scolastico: esso infatti è anche uno strumento efficace per l’autoapprendimento. Ancora una volta, però, è utile una premessa.

L’illusione che l’elaboratore elettronico possa sostituire la funzione didattica, il rapporto cioè tra docente e discente, è tramontata da un pezzo. Il computer con tutti i suoi derivati è un mero strumento il cui uso intelligente l’insegnante deve mediare, con le opportune cautele e strategie. Questo è scontato. Superata è anche la “scoperta” di Internet, ritenuta all’inizio il nuovo “Eldorado” della conoscenza e rivelatasi poi un semplice deposito di dati, di difficile utilizzo. Lo stato dell’arte ci dice che i cosiddetti nativi digitali usano il mouse con la stessa svogliata disattenzione del telecomando, e che le potenzialità cognitive della rete sono per lo più da loro ignorate, per le stesse ragioni per le quali i giovani leggono poco ormai da generazioni. Quindi nulla è scontato, e quando si parla di autoapprendimento si dice qualcosa di molto diverso dal sostenere che basta dotare un ragazzino di un computer per  nutrire la sua intelligenza.
Un testo scolastico digitale, e quindi liquido, richiede un insegnante altrettanto “liquido”, cioè attrezzato a una comunicazione didattica multiforme. E con attrezzato non si intende semplicemente dotato di un laboratorio di informatica, ma disposto a una re-visione della didattica. Ma ora vorrei abbandonare l’astrattezza teorica per passare a un esempio concreto.
Immaginiamo un manuale di storia decostruito per la fruizione on-line (liquefatto). Sostanzialmente, avremo qualcosa che assomiglia molto a un blog: una pagina-video di tipo testuale, zeppa di collegamenti ad altre pagine, il cui contenuto definisce in modo preciso un paragrafo di argomento storico, con un suo senso compiuto. Potremmo paragonare questa pagina a una mappa. La pagina infatti definisce ciò di cui la singola lezione vuole trattare, entro limiti semantici ben definiti. In essa si accenna a tutto ciò che, di un certo argomento, si deve sapere a livello scolastico.

Fig. 1 – Un “paragrafo” del manuale (facsimile)

Ma dire “si accenna” sollecita una domanda: si accenna come? Se questa pagina è una mappa mentale, dove sono i contenuti a cui essa rimanda? Essi si presentano sotto forma di rimandi. Possono essere:

a. Altre parti del medesimo testo. In questo caso occorre distinguere tra:

  • Paragrafi precedenti; e allora il testo liquido offre la possibilità di non perdere mai il filo del discorso tra il già detto e il non ancora detto, tra i presupposti o le competenze di base e le nuove conoscenze di livello più avanzato.
  • Paragrafi successivi; così che lo studente possa pre-vedere gli esiti di un fenomeno o di un processo, divenire cosciente della sua importanza e del suo spessore, consapevole della necessità di non trascurare ciò che a una prima lettura potrebbe apparire poco rilevante.
  • Livelli diversi di approfondimento, distillati attraverso un approccio graduale, distinto per gradi di difficoltà lessicale, per ampiezza di particolari e per quantità di saperi messi in gioco. Così il testo liquido offre, fin dal primo approccio, una doppia lettura: orizzontale, per livelli omogenei, che definiscano di grado in grado le competenze di base di una disciplina e via via quelle successive; avremo così, a partire da un unico sommario, un “sussidiario” per le elementari, un manuale per le secondarie e una pluralità di saggi universitari, il tutto organizzato lungo un percorso disciplinare coerente che mostra ad ogni livello ciò che è necessario sapere per il livello successivo. E una lettura verticale, il cui scopo è ricostruire ad ogni livello di studio le conoscenze pregresse, mettendo a portata di mano gli strumenti di base per la ricomposizione del proprio sapere.

Fig. 2 – Componenti intra-testuali del manuale: livelli di apprendimento, saggistica relativa all’argomento del paragrafo, archivio di documenti storici, ecc.

b. Altri testi, non nel senso di una biblioteca di manuali della stessa materia, ma nel senso di una pluralità di strumenti: glossari, eserciziari di verifica, interi siti WEB da utilizzare come archivio dati, ecc.

Fig. 3 – L’eserciziario connesso al paragrafo

c. Altre discipline “parallele”, per cui ad una pagina possa corrispondere un piano di lavoro interdisciplinare completo e strettamente legato al contenuto in gioco in quel momento della lezione: dalla storia all’arte, alla musica, alla scienza e così via, attraverso concetti la cui area semantica “agganci” una molteplicità di contenuti disciplinari.

d. Immagini e oggetti multimediali, of course.

Tutto questo semplicemente navigando, e quindi con un investimento tecnologico molto semplice, sia che si abbia a disposizione un laboratorio di informatica, sia che si possa usufruire di una LIM, o che si affidi agli studenti il compito di utilizzare il testo nello studio individuale. Ed è in quest’ultimo caso, statisticamente il più rilevante, che la funzione dell’insegnante acquista di importanza, poiché egli è chiamato, nella lezione frontale – che può avvenire con la semplice pagina stampata del paragrafo messa a disposizione di tutta la classe – a fornire le indicazioni di metodo per navigare in modo sensato, per usufruire dei diversi link in modo razionalmente gerarchizzato, per anticipare in modo teorico ciò che gli studenti “troveranno” nella loro navigazione, così da predisporli ad un utilizzo pertinente dei materiali messi a loro disposizione dal testo.
La “spiegazione” assume così il carattere di una progettazione attraverso la quale lo studente è informato sul valore e sul senso dei materiali che il testo mette a sua disposizione, non in modo rigido, poiché la quantità di tali materiali esorbita dalle necessità stringenti di un singolo argomento, ma flessibile, inducendolo di volta in volta a una valutazione critica sempre più personale di ciò che la mappa indica. Il concetto di autoapprendimento assume quindi un significato dinamico, non diverso, se vogliamo, da quello a cui l’adolescente è abituato attraverso l’uso dei giochi di ruolo: il tutorial indica le azioni fondamentali e il loro valore, sarà poi l’utente a decidere di volta in volta come utilizzare le abilità apprese, affinandole e trasformandole in competenza personale e  creativa.
Il testo liquido quindi non è affatto uno strumento adatto esclusivamente all’autoapprendimento; esso dev’essere pensato dal docente all’interno di un piano di lavoro che vede nel lavoro in classe la fase formativa essenziale all’uso consapevole di una varietà di fonti e di canali di informazione, di volta in volta selezionati per ogni specifico obbiettivo. Il gruppo classe deve e può rimanere l’ambiente naturale per la formazione, ambiente all’interno del quale la funzione docente come facilitatore si affianca a quella classica dell’esperto in “progettazione” dei percorsi di apprendimento.

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Tra fili narrativi e ragnatele editoriali: appunti di viaggio per chi è alla ricerca del testo liquido

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Tra fili narrativi e ragnatele editoriali: appunti di viaggio per chi è alla ricerca del testo liquido

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks



Digital text is different…
We’ll need to rethink a few things…
… copyright
… authorship
… identity
… ethics
… aesthetics
… rhetorics
… governance
… privacy
… commerce
… love
… family
We’ll need to rethink ourselves.

By Michael Wesch

Ogni oggetto ha un suo universo di riferimento, ci ricorda Tim Brown . Il punto di partenza di un processo di innovazione non può quindi che essere il bisogno umano e le caratteristiche del contesto socio-culturale in cui questo oggetto deve essere utilizzato. La costruzione di prototipi che “aiutano a pensare” e la ricerca di nuove soluzioni insieme alle persone che di questo universo fanno parte sono tappe fondamentali in un tempo di cambiamento, in cui le soluzioni che già abbiamo non bastano più.

Con queste grandi idee in testa, nel settembre 2010, l’eBookFest tenutosi a Fosdinovo ha provato a raccogliere le voci di un’eterogenea platea interessata a comprendere ed approfondire lo stato dell’arte dell’editoria digitale, pur da punti di vista profondamente differenti. Una differenza appositamente cercata per far sì che queste diverse voci si mescolassero in spazi di ascolto e di discussione senza filtri, senza barriere… senza “filiera”, insomma.
“Tre giorni alla ricerca dell’ebook”, si legge sulla copertina dei LiquefAtti (http://ebookfest2010.bibienne.net/files/2011/04/eBookFest_atti.pdf ). Tre giorni in cui le piste di ricerca dei mondi professionali che gravitano attorno a questo oggetto si sono incrociate nello stesso luogo, permettendo di confrontare le direzioni di sviluppo dell’editoria digitale con le aspettative di chi dovrà fruire dei prodotti di questa evoluzione.

Prendendo spunto dalla discussione sui problemi della conversione al digitale della piccola editoria, Maria Cecilia Averame ha evidenziato come la terminologia ad uso della descrizione e della partecipazione digitale spesso prenda in prestito radici “bibliche”. Il dibattito viene così ricacciato nell’alveo degli  “atti di fede” mentre gli esperti in materia si ritrovano a vestire – per scelta o per forza – i panni degli “eretici”.

“… Forse molti dei timori più nominati (la mancanza dell’odore della carta, il timore della scomparsa di figure editoriali, di valori) nascondono se non altre paure, una mancata definizione delle problematiche che il passaggio al digitale comporta. Forse, per convertirci, abbiamo bisogno non tanto di un atto di ‘fede’, ma dell’identificazione della causa primaria del malessere, perché per riconoscere una paura c’è bisogno di chiamarla con il giusto nome”.

Approdando nel mondo digitale, il testo scritto abbandona le peculiarità legate al supporto cartaceo. Ci ritroviamo così a fare i conti – almeno in teoria – con un ripensamento profondo delle pratiche di produzione, distribuzione e fruizione dei libri, che tocca aspetti sensoriali, cognitivi, personali, sociali, etici e commerciali talmente consolidati da apparire quasi come gli unici possibili o, peggio, come i più “naturali”.

L’editoria è ovviamente in prima linea in questo prospettiva di radicale mutamento della filiera di produzione e della catena distributiva ma, come ha sottolineato Virginio Sala, forse è troppo concentrata su aspetti che – oggi – sembrano di primaria importanza (come quella della scelta del formato) ma che in realtà lo sono meno se raffrontati ad altri che meriterebbero ben più attenzione di quanta attualmente ne godono.

“I formati evolvono, qualche volta scompaiono o sono sostituiti da altri … Bisognerebbe concentrarsi di più sulla rappresentazione del testo che si pone alla base del formato: qual è il modo migliore di rappresentare strutturalmente il testo (nel senso più generale del termine?) …”

Sala solleva così una questione a mio parere cruciale, costantemente dissimulata attraverso  l’esasperazione di problemi legati all’editoria tradizionale (come per esempio l’ossessione per  la “blindatura” del testo digitale) nonché ingessata in PDF, che troppo spesso mortificano qualsiasi velleità innovativa.

Non è un caso che l’idea che un ebook altro non sia che la riedizione in PDF del suo omologo a stampa, soprattutto nei contesti scolastici, si sia affermata con una certa forza anche tra quei docenti più aperti all’innovazione e alla sperimentazione.

Per scriverla con le parole di Davide Mana:

“l’idea di fondo è che, allo stato attuale, l’e-book è stato penalizzato nel suo sviluppo dall’eredità del libro cartaceo. Si continua ad immaginare l’e-book come libro elettronico, necessariamente legato alla metafora del libro cartaceo per essere efficace.
Un libro quindi con pagine, capitoli, una copertina, una struttura lineare…”

Una considerazione che pesa come un macigno sull’editoria scolastica, nell’ambito della quale, alle prevedibili resistenze dovute alla difesa delle rendite di posizione  sul mercato e agli investimenti fatti (rimando al contributo di Mario Guaraldi per chi  volesse approfondire le stesse problematiche nell’editoria varia), si sommano quelle dell’universo-scuola, affannosamente e forzosamente alla ricerca di testi digitali da adottare – a norma di legge – possibilmente il più simili possibili a quelli tradizionali.

Come ho già scritto nell’introduzione della tavola rotonda sull’obbligatorietà dei libri di testo, non considero il manuale scolastico un libro qualsiasi, in quanto la sua storia non è assimilabile a quella del libro tout court per svariate ragioni, prima fra tutte quella di aver influenzato in maniera determinante tempi, spazi e modalità comunicative dell’organizzazione scolastica tradizionale.

“E’ la storia del primato di un approccio cognitivo – caratterizzato da informazioni acquisite in modo lento e controllato da un numero limitato di fonti, tramite processi singoli e ben definiti – ma anche di quello del codice verbale, del lavoro individuale e della linearità dei contenuti, a scapito di logiche reticolari e di un pensiero visivo ridotto a una fase “preparatoria” al pensiero astratto …

In estrema sintesi è la storia di un libro a stampa creato per e utilizzato in un preciso contesto, di cui ha influenzato la forma e il dispositivo pedagogico. Un libro destinato allo studente ma, al tempo stesso, pensato per il docente.

In questa prospettiva, le incognite legate alla conversione al digitale dei testi scolastici presentano delle specificità proprie, legate alla particolare natura e allo specifico utilizzo della “tecnologia-libro” nei sistemi di apprendimento formale come “filo narrativo” che accompagna lo svolgimento dell’attività didattica. Un utilizzo che, nel fare scuola quotidiano, è già talvolta molto diverso da quanto ci si aspetterebbe.

Se, oggi, sono in primis le ragioni economiche ad imporre la transizione al digitale del libro di testo e i docenti non possono far altro che adeguarsi, particolarmente importanti sono allora le esperienze e le innovazioni sul campo di quelli a cui il sussidio tradizionale non basta più.

Come capire, altrimenti, cosa si aspettano, cosa vorrebbero, come lo immaginano un testo digitale per la scuola quegli insegnanti che, presumibilmente, dovrebbero essere i meno “riottosi” al cambiamento?

E allora ci si ritrova ad immaginare che un ebook per bambini di scuola primaria debba essere “accattivante, interattivo, reticolare ma ben definito negli obiettivi… deve lasciare dei punti in sospeso… deve mettere ‘alla prova’ i bambini, stimolandoli all’intervento attivo e costruttivo” (Emanuela Bramati e Marinella Molinari).  Un ebook che è punto di partenza per un percorso autoriale che coinvolge gli alunni in prima persona nella trasformazione dell’ebook stesso. Un ebook che potrebbe addirittura aprire le porte al coinvolgimento dei reali fruitori già dalle fasi della sua progettazione o – come sottolineano le docenti pioniere della didattica nei mondi virtuali – essere il varco in un ambiente 3D.

“che consentirà di ‘vivere’ in prima persona ciò che i nostri alunni devono capire ed apprendere … I docenti potranno utilizzarlo per consentire agli alunni di riappropriarsi di una concretezza che già a partire dalla prima, con l’apprendimento della lettura e della scrittura, viene a scemare gradatamente fino a sparire del tutto…” (Nicoletta Farmeschi).

Il testo, che fa spazio al contesto, all’ambiente, all’interazione e alla co-costruzione di conoscenza, rende il docente

“sceneggiatore di esperienze didattiche attivamente vissute anche in situazioni  e la conoscenza che ne deriva è il prodotto di una costruzione attiva del soggetto… anche in quelle situazioni in cui, in un contesto reale, ciò non è possibile o è rischioso o irrealizzabile” (Maria Guida).

Per una demo si consiglia di visitare http://vimeo.com/7026833(by Annarita Vizzari)

Si ribadisce, insomma, il desiderio di superare il primato della testualità, l’unidirezionalità della comunicazione meramente trasmissiva, l’immodificabilità del testo ma, soprattutto, emerge la necessità dei suoi fruitori di essere coinvolti nella sua progettazione e realizzazione.

In realtà è proprio la prospettiva di questa “rottura della filiera” ad essere uno dei nodi cruciali del cambiamento ed è alla base di qualcosa che sia altro dalla parodia del cartaceo.

Le sperimentazioni come quella della BBN con l’Athenaeum di Torino o il progetto “Lab: una mappa, tanti itinerari” sono appunto tentativi di aprire il laboratorio editoriale alle competenze dirette degli insegnanti, di creare spazi di lavoro collaborativo in cui ragionare sui prototipi di un  testo “liquido”, rispondendo indirettamente all’invito di Sala a lavorare di più sui meccanismi di costruzione dei testi e sulle diverse possibilità in termini di strutture e modalità di fruizione.

La stessa collana Visioni Condivise, i cui numeri ripropongono il modello sperimentato per gli atti dell’eBookFest, è laboratorio di una diversa maniera di concepire la costruzione del testo fin dall’idea iniziale e di osservare come muta al mutare della sua forma.

In quella che è stata battezzata una blog-redazione, il testo non arriva già finito ma “nasce” e “cresce” al suo interno, permettendo una maggiore collaborazione con l’autore per la ricerca delle soluzioni più adeguate a renderlo flessibile, navigabile, multiforme.

E’ uno dei cantieri aperti. Sicuramente altri seguiranno. Se il problema dell’editoria digitale è un problema di immaginazione, come scrive Mana, è l’unico che non ci riguarda. Gli altri proviamo a risolverli tutti insieme.

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