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Il supporto di ambienti online nella didattica: una questione di disciplina

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Il supporto di ambienti online nella didattica: una questione di disciplina

Posted on 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

di Manuela Delfino

Scuola secondaria di I grado sperimentale “don Milani” – Genova

 manuela.delfino@istruzione.it

Abstract

Il contesto dell’intervento è la didattica della storia e della geografia in una scuola secondaria di I grado sperimentale, in cui l’uso delle tecnologie è elevato. Ci si propone di riflettere sulle ricadute didattiche, ma anche sulle nuove domande e sfide che emergono, derivanti dall’aver introdotto un ambiente digitale di supporto alla didattica.
Per quale motivo un insegnante potrebbe creare un ambiente simile? Quali sono le competenze specifiche richieste ad un docente per poterlo gestire al meglio? Quali sono gli strumenti che possono aiutare un docente? Qual è il rapporto tra le peculiarità delle discipline storiche-geografiche e le opportunità offerte dagli ambienti online? Esistono delle configurazioni ideali e delle strategie per configurare al meglio tali ambienti? Quali ricadute cognitive, relazionali, emotive, tecnologiche possono esserci dall’uso di tali strumenti? Quali vantaggi e svantaggi? Nell’articolo si tenterà di rispondere ad alcune di queste domande.

Ve lo ricordate? Era lo scorso ottobre,  quando, nelle bozze del Ddl Stabilità, si iniziarono a intravedere disposizioni di cambiamento orario per i docenti  italiani; quelli della secondaria, in particolare, sarebbero passati da 18 ore settimanali di docenza a 24 ore.
Scuole mobilitate. Movimenti di indignati. E blog, e lettere, e messaggi, e cronaca; tanta cronaca di docenti che tentavano di quantificare il loro reale impegno: a quante ore di lavoro effettivo corrispondono 18 ore di lezione in classe? Nel calcolo, si faceva notare, andrebbero aggiunti: il tempo per preparare la lezioni; il tempo per predisporre i testi delle prove scritte; il tempo per la loro correzione; il tempo per la programmazione/progettazione/discussione con i colleghi del Consiglio di Classe e anche quello con i colleghi del Dipartimento (i docenti che insegnano la tua stessa disciplina); il tempo per i colloqui aggiuntivi con le famiglie; il tempo per… Ecco, appunto: il tempo per.
Lo scritto che segue riguarda un ambiente di supporto alle mie lezioni di storia e geografia in una scuola secondaria di I grado (che per amor di brevità chiamerò “media”, con la vecchia dicitura). E – lo anticipo subito – riguarda anche uno dei modi (uno dei tanti, a essere onesti) con cui noi docenti riusciamo a riempire le nostre serate, i nostri pomeriggi e i nostri week-end. Quanto segue tenterà di rispondere ad un’unica domanda: perché investire una parte del proprio tempo (non lavorativo) per gestire uno spazio online per i propri studenti, cioè per continuare a fare – quando serve, e quindi in molti casi da casa – il proprio lavoro di insegnante?
Come spesso accade, la risposta è già svelata nella formulazione della domanda: lo spazio online di cui parlerò è – per me – un investimento. E lo è per i miei studenti e per la mia didattica.

Antefatto

Per chi è abituato a usare il computer e, soprattutto, per chi ha partecipato a numerosi corsi di apprendimento a distanza, avere uno spazio online dove archiviare, condividere, poter modificare collaborativamente materiali e commentare è una prassi consolidata. Così non è – ovviamente – quando la propria didattica trova contesto in una scuola media. I miei materiali sono nel mio computer, per lo più facilmente accessibili con una connessione alla rete. Ma non è così per i miei alunni.
Mi sono bastati pochi giorni di docenza di ruolo (fatto non secondario: la prospettiva di un futuro in un contesto crea una differenza sostanziale) in una I media: dopo la consueta valanga di lamentele per le fotocopie perse, e di fronte ai disagi manifestati per l’assenza dalle lezioni da parte degli studenti, ho reagito attivando uno spazio online (accesso dall’URL http://geostoriamilani.pbworks.com/).
Per quanto all’epoca non lo avrei ammesso, quello spazio era soprattutto per me. Sarà per abitudine o per inclinazione, ma a me pare che sia oggettivamente più facile tenere ordinate le cartelle di un computer che i materiali  di un quadernone. Sia perché nel computer convivono serenamente testi di più formati, di più dimensioni e multimediali (non solo testi, dunque, ma anche immagini, audio, video, link), sia perché – con un po’ di pratica – accanto alle strategie di archiviazione si possono affiancare strategie di ricerca e ritrovamento di quanto già consultato e salvato.
Possibile obiezione: ma prima di insegnare a dei giovani studenti ad archiviare in uno spazio digitale,  non dovremmo insegnare a tenere in ordine un quaderno analogico?
La domanda è più che lecita, ma in una didattica che sta ridimensionando (ridimensionando, non accantonando) la centralità del libro di testo e che si affida sempre più a materiale vario, in molti casi multimediale, il quadernone rischia di diventare il luogo della frustrazione. Va bene come luogo della rielaborazione, dove si possono stratificare esercizi e appunti, ma non è più il luogo adatto per accedere alla fonte diretta, a ciò che si è visto/ascoltato. E poi, a voler cercare analogie con la nostra mente o la nostra società, è evidente che la metafora migliore è quella della rete, non quella del quadernone. Dunque, per imparare a fare ordine nelle proprie idee e nelle proprie relazioni, uno spazio condiviso, reale o virtuale, è il luogo ideale.

Di che ambiente stiamo parlando?

Uso PbWorks, nella sua versione Education (gratuita), con continuità, dal 2008. È affidabile, amichevole, sobrio: basti vedere il logo, all’insegna dell’anti-edonismo.
In origine si chiamava PbWiki e proprio del wiki ha mantenuto tutte le caratteristiche: ogni pagina di cui è composto l’ambiente è modificabile dagli utenti autorizzati a farlo e ogni modifica viene registrata in una cronologia, dove è consentito confrontare le modifiche apportate, sapere chi ne è l’autore ed eventualmente ripristinare una versione precedente (e ne viene data comunicazione via e-mail agli iscritti). Inoltre, ogni pagina è arricchita da un’area commenti, con struttura gerarchica.
Nello specifico, il sistema consente di scrivere le pagine, ma anche di allegare documenti di vari formati.
Se si opta per uno spazio chiuso, riservato agli iscritti (come nel caso dell’ambiente di cui sto parlando), le possibilità di iscrizione sono due: con nome utente e password oppure con account di posta elettronica e password. Questo è stato uno dei fattori che mi hanno spinta a optare per questo strumento. Non tutti i miei studenti, infatti, avevano un account di posta elettronica e non tutti i genitori erano del parere di creargliene uno o di delegare la scuola a farlo.
Quelli che sono elementi in apparenza negativi – l’aspetto austero, la struttura un po’ rigida, le opportunità grafiche limitate (i template della versione gratuita sono pochi) – si sono presentati fin da subito come dei vantaggi, riducendo le distrazioni  e la possibilità di perdersi in elementi di contorno.
Inizialmente gli studenti avevano un profilo di Writer (potevano aggiungere contenuti, caricare file, modificare quanto scritto nelle pagine), poi sono stati poi promossi a Editor (un editor, oltre a modificare i contenuti nei file, può anche eliminare i file stessi e cancellare i propri e gli altrui commenti). Il passaggio è stato graduale, ed è avvenuto in seguito alla consapevolezza acquisita da parte di alcuni di non poter compiere le mie stesse azioni. Il disagio riguardava soprattutto la possibilità di rinominare i file e di cancellare i propri commenti.
Lecito scetticismo: possibile che questo sistema non abbia difetti? Possibile che non ci siano strumenti migliori a parità di condizioni?
Esistono molti strumenti analoghi a PbWorks, su questo non c’è dubbio, e alcuni di questi forse sono migliori. Su tutti cito un altro ambiente di cui ho conoscenza diretta, Wikispaces, il cui pregio principale rispetto a PbWorks è la possibilità di creare sotto-gruppi di utenti. Personalmente, cambierei solo nel caso in cui ci fosse la possibilità di accedere ai log degli utenti, di analizzare i loro percorsi di indagine e lettura, di sapere quali documenti sono stati scaricati. Attualmente, per lo meno nella versione gratuita, l’unico dato a disposizione dell’amministratore di PbWorks-Education è la data dell’ultima connessione, elemento comunque importante, che – se rilevato con una certa costanza da parte del docente – fornisce un quadro di partecipazione alla vita online da parte degli utenti.
E poi non è male iniziare a piccoli passi, soprattutto se si è neofiti nella costruzione e gestione di ambienti di lavoro online condivisi, come spesso capita tanto ai docenti, quanto ai loro studenti. Un sistema semplice, ma con tutte le funzionalità essenziali, quale PbWorks, consente di “farsi le ossa” ed esplorare pregi e difetti di simili strumenti, prima di valutare se valga la pena passare a versioni più sofisticate – o, come si dice nel gergo di Internet, “fare un upgrade”.

Uno spazio in evoluzione

La struttura iniziale dell’ambiente, composta da poche cartelle (due disciplinari e una per le comunicazioni varie), si è  subito resa più complessa, per due ragioni. Innanzitutto perché con l’avanzare del tempo si sono aggiunte nuove materie oggetto di studio – come scuola sperimentale sono previste delle attività didattiche di tipo laboratoriale in compresenza di almeno due docenti – che hanno richiesto un proprio spazio. E poi perché gli stessi alunni hanno proposto alcuni cambiamenti organizzativi nella distribuzione delle pagine e degli allegati. Si sono resi conto che alcuni percorsi erano tortuosi e che lo spostamento di alcune pagine avrebbe risposto meglio alle attese di ricerca. Aspetti, questi, di gestione, organizzazione e rappresentazione della conoscenza che è importante alimentare e coltivare in aula, soprattutto con  esempi concreti, vissuti in prima persona.
Come ho avuto modo di scrivere altrove (Delfino, 2012), quell’ambiente, nato per rispondere all’esigenza di poter ritrovare il materiale usato a lezione, ha cambiato la propria natura. Pensato come archivio digitale, luogo in cui stratificare i documenti usati, ha acquistato il valore di un diario di bordo. I singoli documenti si sono arricchiti progressivamente: in orizzontale, con rimandi ad altro materiale (per es., link), e in verticale, con altro materiale costruito sul precedente, volto allo studio (per es., mappe concettuali, sintesi).
Il luogo di sicurezza dove ritrovare quanto effettivamente usato in aula è diventato spazio per l’approfondimento e la risposta alle curiosità. L’aver concesso – fin da subito – un ruolo attivo (di Writer e non di semplici Reader) ha creato le condizioni perché gli studenti potessero esprimersi liberamente. E quello spazio ha acquisito connotati e funzioni analoghe a quelle dei giardinetti, in cui i bambini possono, al contempo, socializzare e stare insieme, ma anche esercitarsi con il fine di far pratica e imparare a fare cose nuove, sia dal punto di vista strettamente tecnologico, sia dal punto di vista dei contenuti oggetto di studio.
Accanto alle pagine contenenti i materiali usati a lezione sono così sorte pagine dedicate agli approfondimenti, molte delle quali, se non create direttamente dagli alunni, da loro nutrite e vivacizzate: la pagina delle domande, la pagina delle due classi coinvolte, la pagina delle curiosità, quella della tecnologia, etc.
A fronte di questo attivismo, è lecito chiedersi se ci sia stata un’evoluzione nei comportamenti degli studenti. Lo strumento usato consente di rispondere a simili interrogativi?
PbWorks, come scritto, oltre alla possibilità di vedere le modifiche apportate dagli iscritti (es., variazioni ai contenuti, pagine create), consente di sapere a quando risale l’ultimo collegamento dei vari utenti. Questo dato dà modo al docente di monitorare, seppure in modo estremamente grezzo, il livello base di partecipazione al sistema. Non si ha modo – per lo meno nella versione gratuita – di sapere quali siano le azioni conseguenti l’accesso (per es., la lettura di specifiche pagine o degli spazi dei commenti, il download di file allegati, l’attivazione di link), ma si possono individuare alcuni tipi di utilizzo da parte di alcuni alunni: chi si collega solo in prossimità di una verifica/interrogazione; chi si collega nei giorni in cui è assente e scrive da casa; chi si collega quotidianamente e opta per una partecipazione “silenziosa”; chi si collega molto poco e quando lo fa invade ogni singolo spazio della sua presenza, corregge e modifica le pagine, aggiunge commenti, tenta di interagire con gli altri partecipanti.

Il valore aggiunto

L’ambiente online è una proposta per gli studenti, uno spazio in cui, oltre a consultare e reperire materiali, possono avere un ruolo più attivo. Possono, non devono: per quanto invitati a partecipare e animare lo spazio, gli studenti non sono tenuti a possedere un computer che sia connesso alla rete (anche se nella scuola sembra che al più ci siano un paio di alunni sprovvisti di tali strumenti).
Dal punto di vista del docente, l’ambiente online consente di perseguire e realizzare obiettivi di personalizzazione e individualizzazione che si traducono, dal punto di vista degli studenti, in possibilità di interazione con i compagni e con i docenti sia sui contenuti specifici della disciplina (di cui parleremo a breve), sia sugli aspetti di socializzazione.
La mancanza di vincoli nella gestione dei tempi e degli spazi consente, infatti, a ciascuno dei partecipanti di trovare interessi e motivazioni al loro fare. È così che gli alunni più timidi hanno trovato uno spazio per parlare con i compagni e sentirsi accolti; che i più lenti a terminare gli esercizi assegnati sono riusciti a completare il loro lavoro; che i più vulcanici e pieni di idee sono riusciti a creare pagine stravaganti su temi di loro interesse, che hanno coinvolto altri studenti.
In tutti questi casi, come docente, io ho sollecitato la partecipazione e cercato di sottolineare l’importanza di queste loro azioni, ringraziando chi metteva il materiale prodotto a disposizione dei compagni, chi formulava una domanda o chi scriveva una risposta, etc.
Con mio grande stupore, nell’arco di un anno e mezzo ci sono stati pochi screzi a distanza, si è trattato per lo più di liti nate in classe e proseguite online. Un dato contro il luogo comune per cui l’interazione online prolungata genera mostri, sempre e comunque: molto, se non tutto, dipende dallo strumento usato e dal modo in cui lo si gestisce.
Tutto quanto scritto finora risponde alle esigenze illustrate nelle premesse alle “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione” (del settembre 2012 e apparse sulla Gazzetta Ufficiale n. 30 del 5/02/2013). Tra queste vale ne cito alcune.
In primo luogo, l’allargamento dell’orizzonte territoriale della scuola: avere uno spazio di comunicazione condiviso consente al gruppo classe di incontrarsi in differita, con i vincoli e le possibilità della comunicazione asincrona, in un movimento doppio che porta da scuola a casa  e da casa a scuola.
Inoltre, la creazione (o il mantenimento) dell’alleanza educativa con i genitori: per quanto lo spazio sia degli studenti, i genitori devono essere necessariamente informati del fatto che parte del tempo speso al computer è per motivi scolastici. Nel caso della mia piattaforma, il passaggio successivo all’accesso con nome utente è quello dell’accesso tramite account di posta elettronica: questo consentirà agli studenti  di ricevere via e-mail le notifiche delle modifiche apportate  e di capire più rapidamente se qualcuno ha risposto alle loro domande, di tenersi aggiornati con maggior facilità.
Infine, l’acquisizione e il consolidamento di competenze legate alle TIC, tramite la predisposizione di un bagaglio di competenze digitali vissute in prima persona e non solo raccontate: la continuità nell’uso diretto di uno strumento consente di far emergere numerosi temi e problemi legati alle capacità di base nell’uso degli strumenti, sia del punto di vista strettamente tecnologico (per es., nelle pagine online si è parlato di come risolvere il problema dei file troppo pesanti, dei formati dei file, della scelta delle password, dei diversi software utili per realizzare obiettivi analoghi), sia dal punto di vista delle capacità comunicative e relazionali (per es., le regole d’uso della comunicazione a distanza, la riflessione sulla lingua della comunicazione mediata dal computer e sul suo ibrido tra scritto e orale), sia dal punto di vista dell’educazione ai media e alle modalità di analisi e fruizione.

Questioni di disciplina

Un ambiente online come quello finora delineato sembrerebbe essere del tutto neutro rispetto alla disciplina insegnata. In parte è così: uno spazio così configurato potrebbe essere utile per i docenti di tutte le discipline, e infatti, nella scuola in cui insegno, molti colleghi hanno attivato spazi analoghi per le discipline scientifiche, tecnologiche, linguistiche, etc.
Tuttavia, ci sono alcuni punti qualificanti, specifici del rapporto tra lo spazio online e la storia e la geografia.
La pluralità di fonti alla base di entrambe le discipline trova nella rete una sede privilegiata ed è più naturale attivare rimandi e colloquiare con queste fonti a partire da uno spazio che già vive nella rete. A questo si aggiunge il fatto che attraverso la rete si può nutrire il colloquio tra il presente e il passato, con un occhio di riguardo a ciò che ci accade intorno. Da un lato la cronaca e gli eventi del presente possono trovare uno spazio di contatto con i contenuti trattati a lezione, dall’altro ci sono fatti che – indipendentemente da nessi espliciti – possono avere spazi di rilevanza. Per esempio, di recente ho creato una pagina dedicata alle imminenti elezioni elettorali (Figura 1).
Inoltre, diventa naturale evidenziare ed esplicitare, anche grazie a link ipertestuali, l’inscindibilità della storia e della geografia. Nello spazio online della mia classe sono presenti cartelle distinte per le due discipline, ma accade molto spesso che siano i ragazzi stessi a rilevare come questa distinzione sia una costrizione insoddisfacente e, in alcuni casi, non utile. È probabile che in futuro modificherò questa struttura, chiedendo agli studenti di farsi promotori di altre strategie di organizzazione del sapere archiviato online.
A questo si aggiunge la possibilità di lavorare e giocare sui materiali tipici della geografia: in particolare, sulla cartografia. Senza scomodare altri ambienti, siti e programmi adatti per la didattica della geografia, che sono ampiamente usati in aula, ma che non sono oggetto di indagine in questa sede, per un po’ di tempo la prima pagina dell’ambiente online ha accolto la raccolta di immagini che richiamavano le carte geografiche (vedi Figura 2). Il mio obiettivo di lungo termine era la riflessione sul messaggio culturale veicolato dalle immagini e le considerazioni sul fatto quanto anche le immagini relative alla rappresentazione del nostro mondo siano sempre portatrici di un’idea (e un’ideologia) e di una visione del nostro mondo. Per ora si tratta di un gioco, leggero e di successo. I miei studenti ancora non sanno che, oltre a divertirsi, stanno preparando il materiale su cui lavoreremo nel prossimo anno scolastico.
Uno spazio online condiviso aiuta a sviluppare capacità di riflessione e di argomentazione, così importanti per lo studio della storia. La scrittura collaborativa di testi; la risposta a domande impegnative, che richiedono risposte complesse; l’analisi di documenti (non solo testuali) in cui si devono distinguere causa ed effetto: tutti esercizi che hanno un ruolo importante in aula, che possono essere ripresi a casa per ritornare nuovamente in aula (vedi Figura 3).
Infine, la creazione di uno spazio di questo tipo si pone in linea di continuità con la sperimentazione di una didattica per competenze realizzata nell’ambito dei dipartimenti disciplinari e interdisciplinari caratterizzanti il progetto di sperimentazione della scuola (Dondero, 2013; Progetto Wikischool).

Conclusione

Tutto rose e fiori, dunque? In questa esperienza e per il momento, sì, abbastanza. Ma non è un automatismo, quanto piuttosto il frutto di scelte azzeccate, un po’ per fortuna e un po’ per esperienza pregressa, unite a un contesto particolarmente adatto (la scuola sperimentale in cui lavoro) e alla prassi di non chiudersi mai la possibilità di cambiare le cose in corso d’opera.
Se dovessi sforzarmi di distillare alcuni suggerimenti di carattere generale da questa esperienza, due sarebbero le mie indicazioni principali (ma naturalmente molte altre verranno in mente ad altri docenti impegnati in simili esperienze).
La prima è di evitare il sovraccarico cognitivo e relazionale. Per quanto la tentazione sia forte, non si può esagerare con link, collegamenti e materiali, perché si rischia di appiattire tutto e trasformare uno spazio di condivisione e riflessione in un “pollaio” online. Ogni materiale, se valido, merita tempo per essere approfondito, compreso, contestualizzato; e se non è valido, non ha senso inserirlo.
La seconda è di esplicitare il più possibile i riferimenti a quanto accaduto in aula, scrivendo i nomi dei ragazzi per chiamarli in causa, sottolineando le parole da loro usate, riformulando le loro stesse domande, coinvolgendoli in prima persona, facendo capire che quanto si trova in quell’ambiente è un’eco dell’esperienza in aula, e non un pacchetto che esula dal vissuto della classe. Detto in modo più astratto, si tratta di abbattere la dicotomia virtuale/reale, giacché ciò che avviene in rete è parte della realtà tanto quanto ciò che succede in classe.
A queste condizioni, ci sono buone probabilità che l’uso di un ambiente online allarghi l’orizzonte della didattica in modi significativi e talvolta imprevisti, ma sempre positivi. E pazienza se questo farà lievitare il monte ore lavorativo del docente, senza alcun corrispettivo economico nella sua retribuzione: confidiamo tutti che, prima o poi, il valore sociale di un sistema scolastico di eccellenza venga riconosciuto, tanto dalla politica quanto dall’opinione pubblica. Nel frattempo, continuiamo a lavorare nottetempo con i nostri studenti per cambiare il mondo – il loro e il nostro, in primis.

Fig. 1. – La pagina sullo speciale elezioni 2013

Fig. 2. – La prima pagina dello spazio online nel periodo prenatalizio. La parte cancellata è il cognome dell’ultimo alunno che aveva modificato la pagina.

 

Fig. 3. - Un esempio di discussione iniziata in aula e proseguita online.

 

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Bloggiornalismo. Dal web publishing alle comunità di blog per la classe in rete

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Bloggiornalismo. Dal web publishing alle comunità di blog per la classe in rete

Posted on 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

di Giulia Caminada

Professoressa di Materie Letterarie Scuola Media G. Segantini di Asso

giulia.caminada@tiscali.it

www.bloggiornalismo.it 

La chiave di ogni uomo è il suo pensiero.
Benché egli possa apparire saldo e autonomo,
ha un criterio cui obbedisce,
che è l’idea in base alla quale classifica tutte le cose.
Può essere cambiato solo mostrandogli
una nuova idea che sovrasti la sua.

Ralph Waldo Emerson

 

Un’idea forte

“bloggiornalismo” è un blog didattico fatto dagli alunni del Laboratorio di Giornalismo della Scuola Media di Asso, in provincia di Como. Il blog è un luogo dove si può (virtualmente) stare insieme agli altri e lasciare traccia dei pensieri. Ciascuno vi può scrivere, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni. In questo luogo cibernetico si possono pubblicare notizie, informazioni e storie di ogni genere, aggiungendo, se si vuole, anche dei link a siti di proprio interesse. “bloggiornalismo” è un crocevia di parole e nasce dalla mia antica passione per il giornalismo e dalla volontà di applicarlo alla didattica.
Internet e tutti i nuovi supporti informativi stanno modificando il nostro modo di scrivere. Nel contempo la scrittura si sta evolvendo e arricchendo di continue sinergie con i diversi contenuti multimediali. Di fronte a esigenze dinamiche, ogni professionista della lingua deve essere in grado di immergersi e seguirne la rapida evoluzione, sua e delle sue molteplici applicazioni, e un blog rappresenta un sistema di aggiornamento professionale, nonché una buona vetrina per presentare le proprie capacità di approfondimento.
“bloggiornalismo” è quindi un tentativo di adeguare le pratiche didattiche ad alunni definiti “nativi digitali” e ai nuovi strumenti digitali di comunicazione. È una classe digitale, un progetto, un’idea, un modo innovativo di proporre contenuti didattici, un nuovo ambiente di apprendimento. Non soltanto un luogo fisico ma uno spazio virtuale, una dimensione mentale e culturale in cui attivare processi cooperativi di costruzione sociale della conoscenza. Un luogo di incontro e di mediazione dove l’arricchimento di ciascuno è dato dall’interazione del gruppo. Anzi dei gruppi. Perché la principale caratteristica di “bloggiornalismo” è la fluidità. Ogni anno scolastico ha visto l’interazione di gruppi di lavoro diversi, ai quali partecipano alunni provenienti dalle diverse classi della scuola che si autocandidano per il corso pomeridiano di giornalismo. Inoltre, essendo io un’insegnante di Materie Letterarie, supporto la partecipazione all’attività del blog con le classi curricolari a me assegnate. Si diventa così gruppo ogni anno in modo diverso, si mettono in atto sinergie nuove e partecipative di collaborazione che si rinnovano continuamente con l’impegno e la libera scelta di ognuno. Il blog si è configurato negli anni come un luogo di incontro, una potente fonte informativa e comunicativa, facile da usare perché non richiede alcuna competenza tecnica particolare: basta essere concentrati sui contenuti e, soprattutto, su un’idea forte. È un po’ come essere virtualmente non solo nel Central Park di New York e parlare ad un gruppo di pazienti spettatori di argomenti di varia umanità (come vediamo in tanti film che sono ambientati nella Grande Mela) ma in tutte le piazze del mondo. Una grande vetrina nella quale disporre idee. Con “bloggiornalismo” abbiamo deciso di fare cultura di prima mano, fornendo contenuti alla rete e sviluppando al contempo attività editoriali e progetti collaborativi con il territorio.

Fig. 1 - La home di bloggiornalismo così come si presentava il 18 febbraio.

Il blog e la didattica

È vero che gli studenti della net generation hanno caratteristiche di apprendimento diverse da quelle degli studenti precedenti? La riflessione che ne scaturisce è ampia e controversa. Certo è che oggi sono a disposizione dell’umanità nuovi strumenti di comunicazione, di scambio di informazioni, di ricerca e di produzione di contenuti. Non si può non tenerne conto, soprattutto in ambito didattico. Se a questo aggiungo che ciò che mi interessava era mettere in campo esperienze per entrare con forza nel mondo delle nuove tecnologie e creare una comunità di apprendimento e di pratica affinchè l’adozione di nuovi modelli potesse migliorare la motivazione e la partecipazione degli studenti, la scelta dello strumento blog è stata facile e naturale. Quasi banale.
E “bloggiornalismo” poteva essere la forma e il contenuto di sperimentazione di nuove forme di apprendimento in ambienti virtuali. Ma come usarlo nella didattica? Cosa mantenere dei modelli pedagogici consolidati nel corso di generazioni e cosa modificare? Come integrare l’uso della rete con la nostra tradizionale formazione in presenza? Che miglioramenti se ne possono trarre nell’azione formativa? Quali sono le opportunità offerte dall’ambiente blog? Cosa permette di fare? Che competenze sono richieste per usarlo nella propria didattica? Se attiviamo un blog come possiamo far sì che gli studenti lo usino davvero? Diventa un nuovo obbligo da imporre loro o è uno strumento motivante che li muove indipendentemente in modo partecipativo?
Era un terreno nuovo per tutti, non restava che tentare di esplorarlo. Su come inserire il lavoro del blog nella didattica ho proceduto per tentativi ed errori. Da una fase iniziale, nel quale il blog si configurava come laboratorio di giornalismo con due ore pomeridiane di attività specifica, all’oggi, dove il blog si configura come un mezzo, uno strumento didattico che si affianca agli altri strumenti a disposizione della scuola per veicolare esperienze e configurare contenuti durante l’attività curricolare.
Ho iniziato a scrivere su questo blog nel maggio del 2010 con la volontà di sperimentare nuove forme di didattica, di contaminare i campi cercando di superare le barriere fra le discipline. C’erano con me i ragazzi del I anno del Laboratorio di Giornalismo, la I B, la I C e la II C. All’inizio dell’anno scolastico 2010-2011 avevamo ormai ben chiaro che “bloggiornalismo” era un nuovo spazio mentale. Ci siamo ritrovati blogger improvvisandoci, imparando sul campo. Qualcuno poi ha iniziato a studiare. Bisognava arrangiarsi con le tecnologie informatiche, bisognava potenziare la conoscenza dell’inglese, bisognava essere curiosi nella realtà che ci circondava per trovare contenuti da indagare che ci avrebbero fatto crescere. Tutto questo ci ha fatto creare dei legami.
Abbiamo deciso così la nostra filosofia e l’abbiamo sintetizzata in alcuni slogans: Il mondo è fatto di storie non di atomi, ovvero Da cosa nasce cosa, ovvero C’è chi dà i numeri e chi costruisce alfabeti. Eravamo noi. La scelta è stata quella di stare per le vie del mondo perché c’era tutto un mondo da scoprire, raccontare e condividere. Il metodo principale quello dell’ascolto e delle interviste. “bloggiornalismo” è stato così sin dalla sua nascita un blog itinerante. Da qui in poi siamo stati travolti dagli eventi e dal flusso multimediale. E’ stato come essere su una tavola da surf e cercare di cavalcare le onde, se non altro per spirito di sopravvivenza, per non finire in mare. Ho capito che per appassionare alla parola scritta, al romanzo, bisognava scrivere, dare l’esempio. E così ho trovato moltissime persone che ho visto in questi anni sciogliere la penna e diventare – quasi quasi – più brave di me.
Perché questa è l’altra caratteristica di “bloggiornalismo”: l’abbattimento dei dogmi preconfezionati, calati dall’alto e la scelta condivisa del percorso, la ricerca – giorno dopo giorno – del terreno dove mettere i piedi. Abbiamo costruito la nostra piazza virtuale con la consapevolezza che essere blogger oggi significa schiodarsi dalla tastiera e cercare di creare relazioni umane che vanno oltre Internet: grazie al blog abbiamo conosciuto tante belle persone che difficilmente avremmo potuto conoscere e incontrare nella vita reale. Avere una consapevolezza superiore alla norma dei meccanismi della rete, non lasciarsi trascinare dall’onda ma cercare, per quanto possibile, di dominarla. Non lasciarsi sommergere dalla quantità di informazione che ci circonda perché ormai la differenza non è più tra chi ha l’informazione e chi non ce l’ha, ma tra chi è in grado di gestirla e chi no. Avere la consapevolezza che questo non è tempo perso. Metterci passione nelle cose e avere delle competenze che soltanto qualche anno fa non avevamo. Erano gli anni del Laboratorio di giornalismo pomeridiano, al quale potevano accedere alunni provenienti da tutte le classi di scuola media del plesso in base a loro motivazioni personali.

Fig. 2 - Un articolo sull’iniziativa.

A tre anni di “bloggiornalismo”

Oggi “bloggiornalismo” è uno  strumento didattico che si affianca agli altri strumenti a disposizione della scuola, nell’ambito della mia programmazione curricolare, per veicolare esperienze e configurare contenuti volti all’ampliamento dei punti di vista in riferimento ai contenuti previsti dalla programmazione delle classi nelle quali insegno materie letterarie. Il blog non è il fine dell’apprendimento ma il mezzo attraverso cui perseguire altri obiettivi in merito alla crescita critica e consapevole degli individui. 
E posso dire che le potenzialità didattiche quotidiane che scaturiscono dall’utilizzo di un blog come ambiente di apprendimento sono sicuramente notevoli. “bloggiornalismo” è una presenza quotidiana in classe, cui si accede giornalmente attraverso una postazione LIM. In questo modo è stato possibile aprire le classi a nuove attività di sperimentazione e di comunicazione con il territorio. Gli alunni lavorano al blog in alcune ore settimanali calendarizzate, in aula informatica, e liberamente da casa si collegano al blog per incontrare altri alunni (sul blog è posizionata una finestra-chat) e parlare con loro piuttosto che per seguire il flusso degli aggiornamenti del blog stesso, fatti da me o da ragazzi che concordano con me le attività da postare. In questo modo bloggiornalismo è l’ambiente di vita di una classe digitale. E una classe digitale è una comunità di pratica in cui modelli didattici tradizionali si incontrano e dialogano con le tecnologie digitali per dar luogo a nuovi e più potenti strumenti di apprendimento che aprono agli scenari più ampi della classe globale. Perché per una finestra che si apre sul blog (post), tutto un mondo più vasto scorre dietro, volto alla preparazione dell’esperienza da raccontare e dei contenuti da postare.

Fig. 3 - Un premio.

Un primo vantaggio che si ottiene dall’utilizzo di strumenti on line è lo sviluppo negli studenti della capacità espressiva: la voglia di scrivere. Quest’anno abbiamo concordato la regola che chiunque può scrivere liberamente sotto i post nella sezione ‘commenti’, mentre le proposte di articolo devono essere inviate alla redazione anziché essere postate direttamente sulla home del blog. Questa scelta è stata funzionale alla volontà di dare maggiore visibilità ai percorsi comuni scelti per il blog, evitando che fossero sommersi – come è successo altri anni – da flussi liberi di scrittura. Giovani che malvolentieri si cimentano con carta e penna, trascorrono molto tempo a scrivere e-mail, sms, di poche righe che, tuttavia, sommati, riempirebbero interi quaderni. Internet rafforza sicuramente la voglia di scrivere in quanto il blogger ha davanti a sé un prodotto reale indirizzato a un pubblico vasto e destinatari autentici per il proprio testo. Questo ci ha spinto a scegliere contenuti originali, non copiati da altri siti ma costruiti appositamente per il blog. Volevamo esserci raccontando la nostra storia, non copiando quella di altri.
In secondo luogo i blog sviluppano la capacità critica in quanto ogni messaggio può essere ripreso e discusso, in quanto il ragazzo è invitato a raccogliere e a vagliare criticamente il materiale raccolto e i siti visitati, a confrontare la propria opinione con quella degli utenti on line. Inoltre ne trae vantaggio anche la capacità comunicativa perché la comunicazione è rivolta a un pubblico potenzialmente vasto e quindi lo studente si rende conto della necessità di farsi capire da tutti trovando il linguaggio e i registri adeguati ai vari interlocutori.
Un altro elemento che fa propendere per questi strumenti riposa nel fatto che essi si basano prevalentemente su un lavoro cooperativo e richiedono che la classe sia organizzata secondo le modalità e le regole di questo tipo di lavoro. Favoriscono inoltre il rapporto tra insegnanti e alunni, il coinvolgimento delle famiglie e permettono di sviluppare i contatti col territorio circostante. Infine è un fatto che i giovani siano soliti usare Internet mediamente più degli adulti, ma una buona parte delle operazioni che compiono in esso ha finalità ricreative (giochi, chat, download di canzoni, …) vedono il ragazzo in posizione passiva e acritica. “bloggiornalismo” favorisce il superamento di una certa passività che è propria di chi naviga in Internet. Gli interventi sul blog sono qualcosa di più dinamico, di più simile alla conversazione. È la nostra ragnatela, il nostro diario di bordo in rete.

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Prima di cliccare pensa: l’esperienza di partecipazione a un concorso in una scuola media

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Prima di cliccare pensa: l’esperienza di partecipazione a un concorso in una scuola media

Posted on 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

di Chiara Spalatro

Scuola secondaria di primo grado “Alighieri-Spalatro” di Vieste

chiara.spalatro@gmail.com

Studenti digitali

Chi insegna sa come sia difficile dialogare coi  giovanissimi. La più o meno ampia distanza generazionale, tirata in ballo da entrambe le parti per motivare le reciproche incomprensioni, viene amplificata oggi dal “saper fare tecnologico” che spesso crea un abisso tra noi e i nostri studenti.
Parlare la loro lingua non significa più solo essere sintonizzati sul gergo giovanile, capire lo sforzo di crearsi un’identità propria, di riconoscersi e farsi accettare come persone, condividere le loro emozioni  per i primi batticuori, comprendere la preoccupazione per i piccoli-grandi problemi quotidiani.

Oggi c’è di più

La crescita emotiva ed intellettiva degli adolescenti digitali passa attraverso nuovi canali, impensabili una decina d’anni fa, potenti da far paura, estremamente vantaggiosi se usati con competenza e per accrescere le proprie relazioni e conoscenze, potenzialmente pericolosi se adoperati con incoscienza e superficialità. Naturalmente parliamo di Internet.
Se consideriamo il 1995 come data di nascita di Internet, l’intera popolazione studentesca attuale, della scuola dell’infanzia alle superiori, è nata dopo l’avvento del Web. Ci abbiamo mai pensato che i nostri alunni non sanno come era il mondo prima del digitale? O se lo sanno è solo dai (sempre più rari) racconti degli adulti o dai libri che ormai non leggono quasi più? Il punto di partenza per avviare un dialogo educativo efficace coi giovani di oggi sta nel cercare di calarsi nella loro mentalità, nel loro modo di comunicare e vivere le emozioni. Qualcuno osserverà che è sempre stato così, niente di nuovo in questa affermazione! Vero! Il problema è che una volta all’adulto riusciva più semplice entrare in contatto con il ragazzo perché i canali comunicativi erano condivisi. A parte i bigliettini lanciati in aula da un banco all’altro – prerogativa degli studenti di ogni generazione – sia gli adulti che i ragazzi usavano generalmente il telefono di casa, si scrivevano delle lettere o si incontravano di persona per parlare.
Ora tutto è cambiato.

Uno schermo sul mondo

Oggi ci sono i social network, (stra)ordinari strumenti di comunicazione e condivisione. I giovani si ritrovano lì. Sono semplici, comodi, economici, veloci, utili, divertenti, versatili. Esistono! Perché non usarli? Facebook, nei suoi quasi dieci anni di vita, ha raggiunto un miliardo di utenti attivi, di questi 5 milioni sono bambini al di sotto dei dieci anni, nonostante il divieto di iscrizione per gli under 13. Lo stesso Zuckerberg ha lanciato recentemente l’idea di un profilo per i minori di 13 anni controllato dai genitori. Non sarebbe una cattiva idea, visto che i ragazzini trovano lo stesso il modo per iscriversi illecitamente (i numeri parlano chiaro) o che molto spesso sono gli stessi genitori ad iscrivere i figli lasciandoli poi imprudentemente liberi di navigare da soli. Non dimentichiamo che molti di questi ragazzi hanno in tasca un cellulare con cui è possibile collegarsi ad Internet in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, anche da scuola!
I genitori del 2000 gareggiano nel dotare di strumenti super tecnologici i propri figli. Notebook, tablet, smartphone danno ai giovanissimi la possibilità di essere sempre connessi. Da una parte mamma e papà controllano le loro uscite, impongono orari, dettano regole e poi li lasciano da soli davanti ad uno schermo affacciato sul mondo!
Tempi duri – quelli odierni – per gli educatori.  Impensabile guidare i ragazzi ad un uso consapevole e corretto delle tecnologie senza avere adeguate competenze in campo. Come fa un insegnante che non è iscritto a Facebook ad allertare i propri alunni sui rischi connessi all’uso dei social network?  Come può un genitore che non si destreggia col computer riuscire a salvaguardare la sicurezza del proprio figlio?
La sensibilizzazione, in questo caso, deve partire dalla scuola, e deve essere rivolta non solo ai ragazzi ma a tutte le famiglie. Quale mezzo più indicato se non la Rete stessa per diffondere ad ampio raggio messaggi di allerta? Per coinvolgere più direttamente i ragazzi, primi destinatari della campagna, è nato due anni fa un Concorso nazionale lanciato da Internet in Sicurezza in collaborazione con la Provincia di Treviso che riguarda le problematiche esistenti in Internet ed invita i giovani studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado a riflettere su temi come cyberbullismo e adescamento in Rete attraverso la produzione di un video.

Inizia l’avventura

A settembre, dopo aver letto il bando della 2a edizione, la decisione di partecipare al Concorso insieme ai miei alunni della II B della scuola media “Alighieri-Spalatro” di Vieste è stata quasi immediata.
Siamo una classe che lavora con le tecnologie: LIM, un Notebook per ogni alunno, rete wireless,  Internet. I ragazzi le padroneggiano discretamente grazie a un percorso di didattica innovativa iniziato già dal primo anno mediante gli strumenti digitali di cui disponiamo. Oltretutto la tematica è di grande interesse e attualità. Il Concorso del 2012 riguarda il child grooming, espressione inglese che da noi è tradotta in adescamento in Rete. 
Allora si parte.
Decido di non svelare subito l’idea ai ragazzi e la condivido col collega di sostegno per verificare che il progetto sia fattibile tecnicamente. Lui approva e si rende disponibile ad eseguire le riprese e il montaggio, così iniziamo a programmare le attività necessarie e ad abbozzare un calendario. Abbiamo poco più di un mese, forse avremmo dovuto pensarci prima!
Siamo a metà ottobre, il programma di italiano parte con una tematica che sta molto a cuore ai ragazzi, si parla di amicizia. Il libro di testo propone una lettura sugli “amici di penna” con conseguente riflessione sui mezzi di comunicazione del passato e quelli di oggi. Ne nasce un dibattito e, ovviamente, parlando di amici di penna si finisce col parlare anche di amici di Facebook. Propongo di mettere per iscritto le considerazioni espresse in classe e i ragazzi scrivono un tema su “amicizie reali e virtuali”. Li invito a riportare le proprie esperienze in merito e soprattutto a riflettere sui rischi delle cosiddette amicizie virtuali. Il coinvolgimento è notevole – sono quasi tutti iscritti a Facebook e quindi parlano per esperienza diretta – e i risultati si rivelano sorprendenti. Il numero degli amici in Rete per alcuni di loro è assai elevato, quasi tutti ammettono di aver accettato richieste di amicizia da sconosciuti, un paio di ragazze confessano di essere state oggetto di attenzioni  “particolari”.
Sondato il terreno e appurato che l’argomento suscita il loro interesse e necessita di approfondimento si procede con l’attività di ricerca, naturalmente in Rete. Non prima di aver svelato che tutto ciò servirà per un Concorso. Lascio immaginare l’impennata d’entusiasmo!

Il Web Quest

Attraverso un’attività di brainstorming individuiamo le parole chiave relative all’argomento da utilizzare per la ricerca. Iniziamo prima con articoli e testimonianze. Ne selezioniamo alcuni e concentriamo la nostra attenzione solo su questi, in particolare ci interessano i dati statistici sul problema della sicurezza in Internet per i minori e le esperienze di chi è stato oggetto di questi crimini informatici, ma anche di chi lavora per sventarli. Tutti insieme leggiamo gli articoli sulla LIM e li commentiamo. Con lo strumento screenshot catturiamo sezioni delle pagine consultate e lavoriamo su di esse evidenziando le parti più interessanti e salvandole in un unico documento col software opensource Sankorè, che usiamo per la LIM.
Lavorare con i testi risulta sempre un po’ più faticoso, ma dopo verrà la parte più divertente, quella della ricerca dei video.
Ne selezioniamo alcuni. I primi che vediamo sono i video vincitori della precedente edizione del Concorso al quale stiamo partecipando anche noi. Si parla di cyberbullismo, ma ci interessa osservare come si sono espresse le altre scuole e soprattutto cosa ha colpito la giuria. Abbiamo bisogno di spunti per la creazione del nostro video, non solo di dati.
I ragazzi da casa continuano la ricerca di video sui pericoli di Internet e sull’adescamento in Rete. Ne postiamo alcuni sul gruppo di Schoology, il nostro social learning network, la piattaforma didattica che abbiamo scelto e che utilizziamo con la classe per comunicare e condividere materiali. Nel giro di una settimana abbiamo visto video a sufficienza e siamo in grado di decidere come dovrà essere il nostro e quale messaggio dovrà contenere.

Fig.1. Un’immagine dal sito Schoology

All’assemblaggio!

È il momento più delicato. Bisogna decidere cosa dire e come dirlo. I materiali raccolti sono tanti ma noi ci concentriamo su due cose: i numeri e le esperienze. I dati sui minori in Rete, sul ruolo della famiglia, sui tentativi di adescamento sono importanti per capire la gravità del fenomeno, ma lo sono anche le esperienze degli alunni, soprattutto quelle delle ragazze, più soggette a questi rischi, perché per natura più curiose e vanitose.
Tempo fa i ragazzi erano rimasti colpiti da un video dove dei giovani universitari americani esprimevano le proprie idee sull’essere studenti oggi usando dei cartelli o supporti di vario genere con su scritti i loro messaggi. Ci piace l’idea di non dover parlare e la copiamo volentieri! Riflettiamo su quali potrebbero essere i nostri supporti e optiamo per quelli che usiamo abitualmente: la carta, gli schermi dei nostri PC, la lavagna di ardesia e la LIM. Tradizione e innovazione viaggiano insieme. Nessuna incompatibilità. Il nostro modo di fare scuola lo dimostra. Parte contemporaneamente la sfida per la ricerca di uno slogan, un messaggio incisivo che sintetizzi il contenuto del nostro lavoro.
Fioccano le più disparate proposte, alcune arrivano su Schoology. Qui il ruolo dell’insegnante è quello di mediare e correggere il tiro riportando gli alunni troppo fantasiosi alla realtà e soprattutto allo scopo per cui si sta realizzando questo video. Mai perdere di vista scopo e destinatario di un lavoro, qualunque esso sia!
È il momento più difficile, quello dell’assemblaggio delle informazioni in un testo significativo. Noi ne scriviamo due: uno dove raccontiamo brevemente le esperienze delle alunne ricavate dai loro temi e testimonianze, l’altro dove esponiamo i dati relativi al problema che stiamo affrontando cioè la sicurezza in Internet e il child grooming.
Le esperienze vanno a finire su carta, trascritte a mano su semplici fogli A4 dalle ragazze, mentre i dati vengono raccolti in un Power Point che sintetizza il problema anche grazie all’aiuto di clip art e grafici. Si pensa a come realizzare praticamente le riprese e a chi saranno gli attori. Il video tratta un argomento serio e le facce dovranno essere serie. Facciamo dei provini e vengono selezionati coloro che dimostrano di riuscire a trattenere una risata per più di cinque secondi, tutti gli altri compariranno comunque nel video come comparse e nella scena finale. La cosa importante è che alla fine tutti sono contenti del ruolo assegnato e si preparano a recitarlo con impegno.

Ciak si gira

Le sequenze che abbiamo predisposto sono troppe. Ce ne accorgiamo durante le prove. Il video deve durare non più di due minuti, e noi ne abbiamo di cose da raccontare! Inizia dunque un lavoro di revisione e taglio molto doloroso (i ragazzi non vorrebbero buttar via niente), ma anche molto istruttivo. Ci dispiace eliminare parti che ci sembravano interessanti, ma al tempo stesso ci consola immaginare che il risultato finale sarà più efficace e diretto.

Peccato non aver girato un “dietro le quinte”!

Quelli che nel video sembrano tanti angioletti, tutti quieti e composti, in realtà hanno dato filo da torcere ai poveri insegnanti. Normale amministrazione. L’esperienza era nuova per i ragazzi e il progetto ambizioso; l’eccitazione è alta e per alcuni incontrollabile.
Ci sono volute tre ore di riprese. Alla fine ci sembrava di aver scalato l’Everest. Grande stanchezza ma anche immensa soddisfazione per essere arrivati alla fine di un percorso.
Il prof Carlino parte immediatamente col montaggio mentre Alessio, il musicista rock della classe, inizia la ricerca di un brano da usare come base musicale. Mancano solo sette giorni alla scadenza.
Quando finalmente vediamo tutti insieme il nostro video sulla LIM stentiamo a credere di essere stati capaci di tanto. I ragazzi sono emozionati e imbarazzati nel rivedersi, ma anche orgogliosi e felici per aver fatto un buon lavoro.  Sono coscienti dell’importanza del messaggio e della sua utilità per i loro coetanei, per i genitori. Vorrebbero divulgare immediatamente il video ma il regolamento del Concorso lo impedisce finché la giuria non si sarà pronunciata. Non ci rimane che attendere, ma nel frattempo ci prendiamo almeno i complimenti della dirigente e degli altri insegnanti. E perché no, anche quelli di qualche genitore a cui lo mostriamo durante i colloqui. Raccogliamo i primi commenti positivi che ci fanno ben sperare e restiamo in attesa del verdetto dopo aver inviato il plico a destinazione.

Prima di cliccare …

L’attesa per fortuna non è lunga. Arriva una telefonata da Treviso. Siamo finalisti!
Stentiamo a crederci. È la dirigente in persona a comunicarci la bella notizia e ad accompagnarci alla manifestazione durante la quale avverrà la premiazione. Parte una piccola rappresentanza della classe. Treviso è lontana ma il viaggio non ci spaventa perché noi classe di una piccola scuola pugliese abbiamo creduto in questo progetto e vogliamo vivere quest’avventura fino in fondo.
L’auditorium della provincia di Treviso ci accoglie insieme a tanti altri ragazzi ed insegnanti giunti da tutta Italia. Assistiamo all’intervento di esperti che espongono il problema dell’adescamento in Rete. È tutto molto chiaro, molto interessante, ma noi siamo impazienti di conoscere la classifica dei video finalisti.
Appena fuori dall’auditorium, collegandoci su Skype col resto della classe, diamo la bella notizia ai compagni e ai professori rimasti a scuola: il terzo posto è nostro!

… pensa

Oltre mille visualizzazioni in poco più di un mese. Tanti “mi piace” su FB e YouTube. Condivisioni e commenti positivi. Una versione sottotitolata in inglese – realizzata e diffusa in occasione del 10° Safer Internet Day  - per invitare a “pensare prima di cliccare” anche gli adolescenti di altri paesi.
Non potevamo sperare di meglio per un progetto nato per gioco, realizzato come un gioco, ma che invita i giovani a non “giocare” con la propria sicurezza.

Un bilancio della nostra esperienza

Come in ogni progetto che si rispetti alla fine si fanno dei bilanci. Cosa hanno imparato i ragazzi da quest’esperienza? Quali sono stati i progressi nell’attività di apprendimento? Ed in particolare, quali competenze hanno sviluppato? Non dimentichiamoci che questo lavoro è stato progettato e realizzato nell’ambito linguistico-letterario, pur trattando tematiche non specificamente attinenti a queste materie.
Non si può negare che questa attività sia servita soprattutto a renderli più consapevoli dei pericoli della Rete, più responsabili nel gestire la loro “identità virtuale” e nel salvaguardare la loro sicurezza online e offline, ma anche quella dei compagni vicini a loro.
Sono diventati più bravi anche a cercare ed analizzare testi sul Web per ricavarne informazioni, a selezionarle ed organizzarle per importanza, a metterle insieme e farne nascere un testo organico o una presentazione per esprimere a parole ciò che hanno da dire.
Sono diventati più abili nel comunicare messaggi importanti usando in maniera semplice ed efficace la propria lingua. Hanno sperimentato per la prima volta una nuova modalità comunicativa, quella del video, rendendosi conto di come, cambiando il canale, cambino anche le modalità espressive e di conseguenza i contenuti vadano impostati diversamente. Hanno imparato ad essere sintetici e ad ottimizzare l’uso della lingua. Sono riusciti ad esprimere in poche frasi concetti importanti senza tanti giri di parole come fanno di solito quando si esprimono oralmente.
Analisi e sintesi sono competenze fondamentali, essenziali per lo studio di ogni disciplina. Insegnare a comunicare efficacemente nella propria lingua è il primo obiettivo dell’insegnante di Italiano. Essere riusciti a lavorare in questa direzione in maniera innovativa e coinvolgente è stato gratificante per tutti.

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Sinergia tecnologica nell’insegnamento delle discipline umanistiche

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Sinergia tecnologica nell’insegnamento delle discipline umanistiche

Posted on 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

  di Giuseppe Corsaro

I.C. Leonardo da Vinci – Mascalucia (CT)



g.corsaro@email.it

Senza alcuna pretesa di originalità, scientificità e/o di completezza, ma anche per fare un po’ il punto sull’impegno professionale degli ultimi anni, vorrei provare a condividere la mia personale esperienza al di fuori della ristretta cerchia dei colleghi diretti.
Insegno materie letterarie alle medie e provo da tempo ad integrare le mie (modeste) competenze informatiche e l’attività didattica quotidiana con un discreto (a sentire colleghi, genitori e soprattutto alunni) successo.

Introduzione

Comunque ripensi all’esperienza condotta negli ultimi anni, non posso fare a meno di pronunciare la parola “sinergia”. I miei sforzi sono stati, infatti, tutti tesi a sfruttare al meglio le risorse strutturali e infrastrutturali (cronicamente carenti) e a renderle funzionali al lavoro di tutti i giorni integrandole nell’attività scolastica e (ambiziosamente) anche extrascolastica dei ragazzi. Il mio obiettivo è stato (è ancora e sarà probabilmente anche in futuro) quello di cercare, grazie alle nuove tecnologie applicate alla didattica, di portare il mondo “normale” dei digital natives dentro la scuola e, viceversa, il mondo della scuola fuori dalle mura scolastiche. Per questo tutto quello che ho avuto e ho a dispozione (poco o molto che sia) l’ho valorizzato usandolo in sinergia con il resto. Ma di cosa sto parlando?

Cosa ho usato

Vorrei cominciare col fare una ragionata disamina di tutti i “mattoncini” che mi sono tornati utili.
● Infrastrutture:
   ○ Rete LAN e 4 isole Wireless.
   ○ Connessione ad Internet.
● Strutture:
   ○ Aula multimediale informatizzata.
   ○ Laboratorio linguistico multimediale.
   ○ Aula magna (parzialmente multifunzionale).
● Hardware:
   ○ Alcuni PC nelle aule-classi con Linux.
   ○ 5 Notebook con Windows.
   ○ 10 LIM in 10 Aule.
   ○ 1 postazione LIM portatile.
   ○ Notebook privato (il mio).
   ○ Videoproiettore.
● Software offline:
   ○ Pacchetti applicativi per la produttività personale (Office o simili).
   ○ Software didattici.
   ○ Software per la didattica.
   ○ Software per creare test e verifiche.
● Web d’Istituto:
   ○ www.vincimascalucia.gov.it
   ○ http://scuola.repubblica.it/sicilia-catania-smsleonardodavinci/
   ○ https://www.facebook.com/pages/IC-Leonardo-da-Vinci-Mascalucia-CT/226560080732547
● Risorse online:
   ○ Wikipedia, Youtube, Siti RAI, Blog mio e di altri docenti, ecc …
● Web-apps:
   ○ Varie applicazioni disponibili in rete (un parziale elenco è disponibile sul sito della Scuola http://www.vincimascalucia.gov.it/
● Risorse degli editori:
   ○ Risorse online.
   ○ Test ed esercizi interattivi online.
   ○ Classi virtuali (e-learning).
   ○ CD e DVD in dotazione con i libri di testo.

Tutti questi elementi, se usati in sinergia, si potenziano vicendevolmente ma il cuore di quest’azione sinergica è certamente il web d’istituto. Bene, è il momento di vedere come tutti questi “oggetti” possono cooperare e lavorare uniti per un comune obiettivo: insegnare materie umanistiche ai ragazzi delle medie del terzo millennio.

Esperienza 1: pratica di attività didattica per la grammatica italiana

L’azione didattica inizia in classe con la LIM, prosegue in aula informatizzata dove ogni alunno può eseguire i suoi esercizi autonomamente. I ragazzi ritrovano a casa facilmente le stesse risorse e gli esercizi interattivi di morfologia sui nomi, gli articoli, i verbi e le altre parti del discorso (variabili e invariabili). Gli esercizi sono quelli messi a disposizione da alcuni editori di testi scolastici (es.: Loescher, Mondadori, SEI) ma anche altri disponibili in rete. La caratteristica comune è che le applicazioni usate sono tutte online e che possono essere facilmente rintracciate grazie al repository Materiali Didattici sul sito web d’istituto che funge un po’ da “indice”. Vediamo un esempio.

Morfologia – Il nome

Lezione 1 – In classe

Introduzione al nome con metodologia frontale. Chiamo qualche alunno/a alla LIM per provare qualcuno degli esercizi disponibili:
http://www.seieditrice.com/materiali/palestra-di-grammatica/nome/index.html
http://www.loescher.it/librionline/risorse_linguaitaliana/download/interattivo/start.html
http://www.pianetascuola.it/risorse/media/secondaria_primo/italiano/grammatica_perche/grammatica
_vol_a/quiz_grammatica_perche/test_volume_a/morfologia_v2/1_1_verifica/1_1_verifica.html

Assegno per casa il compito di provare gli stessi esercizi autocorrettivi visti in classe con la LIM e di provare a farne alcuni con calma dal proprio PC.

Lezione 2 – In aula informatizzata

Riprendiamo gli esercizi già provati in classe con la LIM e (si spera) a casa. Qui gli alunni hanno a disposizione un computer ciascuno. Io posso controllare il loro operato dalla postazione docente grazie al software ItalC che permette anche una certa interazione. E’ questo il momento in cui i ragazzi fanno sul serio. Capiscono cioè che la loro capacità di avviare ed eseguire gli esercizi autocorrettivi è sotto gli occhi dell’insegnante e dei compagni.
Questo è anche un momento buono per proporre altre risorse online da utilizzare a casa mostrandole e spiegandone le funzionalità (la facile reperibilità è sempre assicurata dal repository sul web d’istituto).

Lezione 3 – in classe

Attraverso alcune interrogazioni con la LIM provo a far emergere le eventuali difficoltà incontrate. Ripeto le spiegazioni necessarie, faccio degli esempi, indico gli esercizi per il recupero e/o per il potenziamento (anche questi reperibili con le solite modalità).
Fisso la verifica sul nome per la settimana successiva. Assegno nuovamente le esercitazioni online per casa.

Lezione 4 – verifica in aula informatizzata

Ho preparato un test da eseguire al computer (con QuizFaber), ho predisposto il tutto. Non resta che da somministrarlo. Trenta attività sul nome, risultati immediati, evidenziazione degli errori … nessuna insufficienza (soddisfazione generale!).

Esperienza 2: pratica di attività didattica di letteratura italiana

L’azione didattica inizia in classe con un lettura-audio da LiberLiber, una spiegazione frontale ed un audiovisivo alla LIM, prosegue in aula informatizzata dove ogni alunno opera sul Blog di Classe autonomamente. I ragazzi ritrovano a casa facilmente le stesse risorse, possono continuare il lavoro iniziato a scuola.

Divina Commedia – Inferno, Paolo e Francesca

Lezione 1 – in classe

Prima di iniziare con l’ascolto del brano audio (accompagnato dal testo stampato), approfitto per presentare la risorsa LiberLiber. Lo faccio utilizzando un post introduttivo sul mio blog Il blog del Prof che gli alunni conoscono e visitano periodicamente. Cerchiamo il brano su LiberLiber alla LIM e lo ascoltiamo seguendo sul libro di testo.
Compiti per casa: parafrasi scritta di una parte del V° Canto. Chi vuole può metterla sul Blog di classe: eccone alcune http://secondae2013.wordpress.com/?s=paolo

Lezione 2 – in aula informatizzata

Ogni alunno lavora con il proprio account su WordPress. Può pubblicare post sul suo blog individuale o metterli in revisione sul Blog di classe.
Approfitto per mostrare alla classe una versione paleo-cinematografica del capolavoro dantesco (http://gcorsaro.wordpress.com/2012/12/13/linferno-di-giuseppe-de-liguoro/) reperibile sempre tramite il mio blog e/o il web d’istituto.

Lezione 3 – in classe

Lettura, parafrasi orale e commento del brano studiato: interrogazione individuale.

Esperienza 3: pratica di attività didattica di storia

L’azione didattica inizia in classe con una mia introduzione all’argomento. Poi si passa al libro di testo con alcune letture. Si usa la LIM per cercare materiali utili su Internet. Si prosegue in aula informatizzata e a casa con un webquest sull’argomento.

La Rivoluzione Industriale

Lezione 1 – in classe

Introduco l’argomento (frontale), leggiamo dei brani dal libro di testo. Mi accorgo che la macchina a vapore desta interesse particolare. Mi fermo e uso la LIM per trovare animazioni e filmati sulla macchina a vapore e sul suo funzionamento. Enorme successo!
Assegno altre letture dal libro di testo per casa.

Lezione 2 – in aula informatizzata

Invito i ragazzi a ricercare liberamente materiali, notizie, audiovisivi, documenti in rete su ciò che hanno studiato in merito alla rivoluzione industriale. Raccoglieranno i risultati in dei “post a tema” riportando i link ai contenuti trovati ed una breve descrizione degli stessi. I post saranno pubblicati dopo una mia revisione sul Blog di classe .
Compito per casa: continuare a scrivere il proprio post sulla rivoluzione industriale e ultimare il capitolo dal libro di testo.

Lezione 3 – in aula informatizzata

Sottopongo alla classe una serie di domande sull’argomento studiato utilizzando lo strumento messo a disposizione dall’editore del libro di testo (Zanichelli). Gli alunni sono tutti inseriti in una “classe virtuale” (http://zte.zanichelli.it/) e possono eseguire esercizi da me confezionati con materiali messi a disposizione da Zanichelli. In questa fase non vengono registrati i risultati (allenamento).
Compito per casa: continuare ad allenarsi su http://zte.zanichelli.it/

Lezione 4 – in aula informatizzata (verifica)

Somministro la verifica sempre utilizzando lo strumento della Zanichelli. Risultati immediati e sorprendenti: solo due alunni non raggiungono il 6!

Esperienza 4: pratica di attività didattica di geografia (e cittadinanza)

L’azione didattica inizia in classe con una mia spiegazione e con l’uso del grande planisfero a parete. Poi si passa al libro di testo ed in particolare al planisfero politico in esso contenuto. Si leggono alcune paginette e si usa la LIM per cercare materiali utili su Internet. Si prosegue in aula proiezione con la visione di un film inerente l’argomento. Finiamo in aula informatizzata con la verifica proposta dall’autore del testo.

L’Africa settentrionale

 

Lezione 1 – in classe

Inizio una descrizione della regione settentrionale del continente africano. C’é spazio per domande curiose sull’immigrazione clandestina e sull’attualità (Lampedusa, barconi della disperazione, Libia, rivoluzione, Islam, ecc…). Leggiamo qualcosa dal libro di testo. Visitiamo con la LIM i siti di alcuni quotidiani e leggiamo qualche notizia d’attualità riguardante l’ex dittatore libico Gheddafi.

Lezione 2 e 3- aula magna

Vediamo il film Terraferma.

Lezione 4 – in classe

Discussione sul film visto. Letture dal libro di testo su Libia, Algeria, Tunisia e Marocco.
Compiti per casa: completare il capitolo con uno studio guidato sul libro di testo.

Lezione 5 – aula informatizzata

Verifiche online proposte dallo stesso autore del libro di testo su www.libropiuweb.it

Considerazioni finali

Ognuna delle esperienze sopra riportate costituisce solo un esempio delle attività possibili. Ho voluto semplicemente fornire una testimonianza (per nulla esaustiva) di come la “sinergia tecnologica” applicata all’azione didattica possa costituire una risorsa potenzialmente infinita a disposizione del docente anche per l’insegnamento delle discipline umanistiche.
Le infinite variabili, le possibili varianti e le diverse situazioni non possono certo trovare qui più di un semplice spunto, un’idea, un’ispirazione … Ma appunto per questo, a mio parere, la possibilità di confronto e di testimonianze “dal campo” possono fare da volano ad esperienze sempre più valide ed efficaci.

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Libri nella rete – Il nostro Pugno di libri, una gara di lettura in Skype per la scuola secondaria

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Libri nella rete – Il nostro Pugno di libri, una gara di lettura in Skype per la scuola secondaria

Posted on 15 giugno 2012 by Redazione Bricks

di Linda Cavadini

Docente di lettere nella scuola secondaria di secondo grado “Aldo Moro” di Prestino, Como

lindissima@tiscali.it

 

Ha senso ancora far leggere un libro? E come farlo leggere sul serio? È  possibile evitare le noiose schede libro che mi hanno rovinato il gusto della lettura da studente? Queste sono le domande che io e la mia collega Eleonora ci siamo fatte davanti al caffè della macchinetta, luogo troppo spesso deputato alla programmazione didattica. 

Poi l’illuminazione: perché non trasformare la lettura in una gara, e perché non usare la tecnologia per renderla più moderna? 

Il nostro pugno di libri è nato così: con in testa il programma di Rai tre e la voglia di far appassionare i ragazzi alla lettura, sfruttando ciò che ogni uomo ha innato e spesso ingiustamente è messo in discussione: la competitività. Abbiamo cominciato 5 anni fa e mai smesso. Il regolamento è semplice; scegliamo un libro e i ragazzi lo leggono, poi comincia la fase tattica: gli studenti inventano le domande da porre ai compagni, con un coefficiente di difficoltà diverso. È questa l’occasione per parlare del libro, per insegnare loro quanto sia difficile porre le domande precise, per tastare quanto ne sanno, per farli riflettere sui significati impliciti ed espliciti del testo. 

È vero, i quesiti dei ragazzi sono spesso nozionistici, manca l’analisi critica soggettiva che tanto piace a noi adulti, la precisione richiesta è impressionante  e prevede lo studio a memoria (ricordo ancora la domanda “qual è il primo dialogo tra Bruno e Shmule de Il bambino col pigiama a righe?” che prevedeva lo studio mnemonico di 9 pagine del testo), ma è un gioco fatto a misura di ragazzi, e qui sta il bello. I ragazzi si divertono, sono coinvolti, imparano senza accorgersene e soprattutto leggono, criticano e si relazionano con coetanei. 

Il giorno della sfida mettiamo in campo i potenti mezzi tecnologici della nostra scuola: collegamento Internet, Skype, webcam. Due studenti sono i portavoce e pongono la domanda a seconda del grado di difficoltà scelto dagli avversari (tre da 1 punto, tre da 2, due da 3, una da 5, per un totale di venti punti massimo):  essa è ritenuta valida solo se anche chi la pone  dimostra di conoscere la risposta, senza averla sott’occhio, ovviamente. La vittoria finale è assegnata alla squadra che nella somma delle gare abbia ottenuto il punteggio più alto. Il nostro pugno di libri coinvolge circa 50 studenti e due insegnati, dallo scorso anno però altri docenti hanno voluto partecipare e siamo riusciti a creare una sorta di campionato, che interessa le classi seconde e terze dell’Istituto. 

Si tratta di un’attività molto semplice e facilmente ripetibile, dal punto di vista tecnico basta avere la connessione a Internet, una web cam e un microfono: Skype, infatti, permette a costo zero di risolvere il problema del trasporto e abitua i ragazzi alla comunicazione a distanza. E’ necessaria una certa sinergia tra i docenti: a loro spetta il compito di scegliere il testo, dare qualche dritta in classe ai ragazzi e  soprattutto supervisionare alla stesura delle domande (evitando così domande ambigue o non coerenti con il punteggio assegnato); da sempre la mia collega ed io ci scambiamo le domande qualche giorno prima, in modo da evitare contestazioni. 

I vantaggi non sono solo legati alla lettura: essa permette di coinvolgere i ragazzi in modi diversi, ciascuno porta le proprie capacità nella gara e, nel caso in cui non abbia letto il libro (eventualità sempre in agguato), si sente escluso dal gioco e dal gruppo e, vi garantisco, che è molto peggio di un brutto voto. La dimensione ludica è fondamentale per far appassionare gli studenti, per permettere loro di imparare divertendosi: ad essa si coniuga perfettamente la competizione, la voglia di vincere. 

I risultati sono sempre stati lusinghieri: i ragazzi col tempo migliorano sia nell’analisi del testo, sia nella capacità di fare domande precise, coerenti e coese, sia nel gestire il gruppo. Solo un gruppo coeso è in grado, infatti, di valorizzare le risorse di ciascuno: se la lettura è, per forza di cose, solitaria, la formulazione delle domande avviene sempre per piccoli gruppi, mentre l’analisi e la decisione dei quesiti che verranno fatti e della loro scansione è sempre collegiale. E’ sempre il gruppo poi che sceglie i portavoce più adatti, chi imparerà a memoria le parti del testo previste, chi avrà il compito di segnare i punti.

Ogni anno leggiamo e discutiamo di almeno quattro testi: è quasi commovente vederli fare tattica e strategia su un libro, osservarli mentre discutono, litigano e magari si lanciano sfottò. Tra poche ore ci sfideremo su Dieci piccoli indiani: abbiamo appena fatto l’ora di preparazione dell’assetto di battaglia (così lo chiamano i miei studenti). Le domande più complesse, che valgono 5 punti, sono anche quelle più prevedibili e allora si scatenano con lo studio a memoria di intere porzioni di testo: non so chi vincerà, una cosa è certa, vincente sarà il libro, come sempre.

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Progetto Scuola Digitale in Piemonte

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Progetto Scuola Digitale in Piemonte

Posted on 04 dicembre 2011 by Redazione Bricks

 

 

 

 

Dallo scorso anno scolastico in Piemonte si sta lavorando ad un progetto parallelo a quello ministeriale dedicato alla scuola digitale. Il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Francesco De Sanctis, che aveva seguito con attenzione l’esperienza pionieristica di “Un computer per ogni studente” (progetto che aveva coinvolto solo tre classi del territorio regionale ma suscitato interesse e apprezzamento in Italia e all’estero), ha deciso di destinare un importante stanziamento di fondi a favore di un progetto simile ma in scala decisamente maggiore.

Il progetto di One To One Computing si chiama semplicemente “Scuola Digitale in Piemonte”, ma dietro un titolo semplice si nascondono un’attenta progettazione e una grande organizzazione: un computer per ogni studente in 28 classi piemontesi di scuola primaria, secondaria di 1° grado e 2° grado; più di 700 studenti coinvolti con i loro docenti, oltre 700 computer portatili, studenti e docenti di 12 scuole tecniche Dschola impegnati nella preparazione e assistenza tecnica dei computer.

Il direttore dell’USR ha stabilito un raccordo tra istituzioni che si è concretizzato con la firma di un protocollo d’intesa le cui parti sono attualmente, oltre all’USR, la Regione Piemonte, il Comune di Torino e il Comune di Verbania.

La selezione delle classi è avvenuta scegliendo tra le prime escluse dal bando del progetto del Miur (che per ogni regione ne ha selezionate 12).

Il progetto si distingue dalle numerose iniziative simili per la volontà di trasformare il computer in un vero strumento didattico utilizzabile tutti i giorni sia a casa che a scuola per la costruzione della conoscenza ed il raggiungimento di abilità, conoscenze e competenze, e soprattutto per l’assetto organizzativo. Nessun cavo in classe, nessun armadio per i computer i quali seguono gli studenti nel loro zainetto, e vengono ricaricati a casa tutte le sere.

Un team di esperti delle scuole tecniche superiori che appartengono all’Associazione Dschola, ha preparato i computer con una ricca dotazione di software didattico e li ha protetti in modo da azzerarne la manutenzione e aumentarne l’affidabilità. In questo modo i computer vengono consegnati agli studenti già pronti per l’uso in classe e possono essere utilizzati anche a casa per i compiti e per il tempo libero.

I docenti dei team interessati hanno avuto l’opportunità di scegliere i software che ritenevano più adeguati al loro fare scuola da una lunga lista presentata dal gruppo di supporto.

Le scuole hanno potuto scegliere tra due modalità di filtro:

  • per la primaria e le classi della secondaria di 1° grado che lo hanno voluto si è provveduto ad installare sui notebook Magic Desktop, un ambiente a misura di bambino e sicuro, il cui browser permette la navigazione solo all’interno di siti approvati. La lista dei siti selezionati ed approvati dal gruppo di supporto ed arricchita dai suggerimenti dei colleghi interessati raccoglie oltre un migliaio di link, ai quali i bambini possono accedere a partire da una pagina di “preferiti”.
  • Per la secondaria di 2° grado ed altre classi di 1° grado si è scelto di proteggere i notebook  con un sistema di ripristino automatico (il software si chiama Deep Freeze). I computer ripartono sempre come nuovi ad ogni riavvio e non richiedono manutenzione e aggiornamenti. Gli elaborati degli studenti vanno però salvati su memorie esterne (memory card/pendrive USB) o nell’area di lavoro della scuola perché anche questi si cancellano automaticamente ad ogni riavvio. Per garantire un utilizzo sicuro in classe la scuola si è dotata di un filtro per la navigazione che impedisce l’accesso ai siti non adatti ai minori. A casa, invece, la sicurezza della navigazione è affidata completamente alla supervisione delle famiglie, alle quali è affidato anche il compito di garantire il corretto utilizzo del computer come strumento didattico quotidiano.

Ai docenti delle classi coinvolte dal progetto sono offerti corsi di formazione presso quattro istituti centri Dschola a Torino, Asti e Cuneo, e tutti possono contare su una costante assistenza on line.

All’atto del ritiro dei computer, nel corso di piccole ma emozionanti feste organizzate nelle scuole, i genitori firmano una dichiarazione di presa di consegna e di corresponsabilità,  e ricevono un documento chiamato “Patto tra scuola e famiglia”. Questi documenti sono scaricabili da una pagina del sito del progetto.

Un’altra prestigiosa collaborazione è quella dell’Università degli Studi Milano Bicocca, Centro interdipartimentale “Progetto QUASI, Qualità della vita nella Società dell’informazione” che si occuperà del monitoraggio e della valutazione per verificare i vantaggi dell’uso del pc nella didattica e l’impatto di tale uso negli stili d’insegnamento dei docenti e di apprendimento degli studenti

Le programmazioni didattiche di tutte le classi del progetto sono rintracciabili e scaricabili alla pagina http://www.usrpiemonte.it/scuoladigitalepiemonte/Progettazione/

Tutte le informazioni relative al progetto ed ai gruppi di supporto tecnico e didattico sono rintracciabili alla pagina http://www.usrpiemonte.it/scuoladigitalepiemonte

Il progetto trova le sue origini in una prima sperimentazione realizzata dall’ITI Majorana di Grugliasco con la collaborazione della direzione didattica di Rivoli 1° circolo. Tutte le informazioni del precedente progetto sono su http://share.dschola.it/olpc

Il quotidiano La Stampa offre al progetto uno spazio sul suo quotidiano on-line dove le scuole potranno divulgare i risultati del progetto, le attività svolte con gli studenti e le riflessioni su questa esperienza. www.lastampa.it/unpcperognistudente

 

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L’esperienza dell’Ente Comune di Valdobbiadene e la rete con le scuole per la certificazione ECDL

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L’esperienza dell’Ente Comune di Valdobbiadene e la rete con le scuole per la certificazione ECDL

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Antonio Piva e Michele Baggi

antonio@piva.movi, michele.baggi@tiscali.it



Il Comune di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, sorge fra le colline ai piedi delle Prealpi venete. Il Comune, che conta 10.825 abitanti [1], si estende su una superficie di 60,7 km quadrati, ed ospita nel suo territorio Villa Barberina che è una dimora che si annovera fra le ville venete del ‘700 . La zona di Valdobbiadene è anche conosciuta per la produzione del Prosecco Superiore DOCG. Il Comune è anche terra natia di personalità di spicco della storia italiana, come Nicola Boccassini che fu eletto papa Benedetto XI nel 1303.

L’Ente Comune di Valdobbiadene annovera 51 dipendenti ed è suddiviso in sei aree quali: economico-finanziaria, segreteria, polizia municipale, commercio e attività produttive e sportello unico, urbanistica, e lavori pubblici.

In riferimento alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, il Codice dell’Amministrazione Digitale prevede, tra i nuovi diritti per i cittadini e delle imprese, il diritto all’uso delle tecnologie, il diritto all’accesso e all’invio di documenti digitali, il diritto ad effettuare qualsiasi pagamento in forma digitale, il diritto a ricevere qualsiasi comunicazione pubblica per email. Al fine di raggiungere tali obiettivi, il Codice propone alcuni strumenti della PA digitale a cui viene data piena validità giuridica, fra i quali l’uso della posta elettronica certificata e la firma digitale [2]. L’obiettivo del Codice dell’Amministrazione Digitale è il miglioramento dell’efficacia dei servizi prestati ai cittadini ed alle imprese congiuntamente a maggiore efficienza e risparmio di costi.

Alla luce di tali premesse, l’Amministrazione del Comune di Valdobbiadene, retta dal Sindaco Zambon Bernardino, ha promosso da un lato la formazione e la certificazione sull’uso degli strumenti informatici, sulla base del programma ECDL, del personale dipendente del Comune per migliorarne l’efficienza e l’efficacia dell’Ente, dall’altro, in collaborazione con una rete di scuole, ha inteso offrire a studenti, cittadini e lavoratori, la possibilità di ricevere la formazione e la certificazione informatica.

Hanno sicuramente contribuito a tale progetto gli stimoli di un gruppo di genitori volenterosi e di alcuni insegnanti congiuntamente ai contributi di Michele Cesco, professionista informatico e formatore.

Attualmente, ben 44 dipendenti comunali sui  51 in totale [3] (corrispondente a circa l’86%) si sono certificati ECDL.

La Direzione Didattica di Valdobbiadene è costituita da 6 scuole primarie, sparse fra il capoluogo ed i comuni limitrofi, frequentate da circa 750 bambini. Già a fine 2006, la Direzione Didattica in partecipazione con la citata Amministrazione comunale, aveva mosso i primi passi per cercare dei fondi al fine di allestire un laboratorio di informatica all’interno della scuola primaria del capoluogo. A tal proposito, la Direzione Didattica congiuntamente ai Comuni di Valdobbiadene, Segusino e Vidor ha presentato alla Regione Veneto il progetto per un “Network Didattico Open Source” per partecipare ai benefici previsti dalla L.R. n. 1/2004, secondo gli indirizzi, i criteri e i settori d’intervento specificati nel Bando approvato con DGR n. 2587 del 07/08/2006. Il progetto prevedeva fra gli obiettivi didattici la promozione di strategie di personalizzazione dei processi di apprendimento, l’apprendimento collaborativo con strumenti Open Source, il favorire tra i docenti l’interscambio di esperienze didattiche e informazioni; prevedeva inoltre di favorire tra gli alunni la condivisione delle esperienze didattiche, di favorire la sinergia e gli scambi di esperienze tra i docenti e gli alunni,  di permettere la partecipazione del corpo docente alla condivisione delle risorse didattiche, di permettere l’apprendimento a distanza e la partecipazione ai corsi di formazione con strumenti innovativi,  e la partecipazione delle famiglie ai processi d’apprendimento tramite l’accesso alle esperienze formative della scuola.

Fra gli obiettivi tecnici del progetto troviamo l’utilizzo di strumenti Open Source in un ambito aperto, aggiornato e stabile, e la creazione, secondo le indicazioni dell’osservatorio tecnologico italiano, di una rete sicura e aperta dove possano accedere tutte le sedi dei plessi; altri obiettivi riguardavano l’aderenza alle direttive Europee e nazionali in ambito didattico e la formazione dei docenti.

Ottenuto il finanziamento regionale richiesto, è stato allestito il laboratorio informatico ed è iniziata l’attività di formazione. Da principio, la formazione era rivolta al personale docente, formatori e Ata e poi è stata via via estesa ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, alla cittadinanza, ai lavoratori e persone in cerca di occupazione, ed infine agli studenti. I primi corsi di formazione attivati si suddividevano fra corsi base ed avanzati e corsi per insegnanti sull’ambiente Linux. Con l’estensione del bacino d’utenza del laboratorio informatico e dei corsi di formazione, nel novembre 2009 è stato possibile accreditare la Direzione Didattica presso AICA per poter effettuare gli esami di certificazione ECDL presso il laboratorio.  Da questa data, l’offerta formativa si sta ampliando oltre i moduli dell’ECDL Core verso altre certificazioni come E-Citizen per gli anziani, ECDL Advanced, ECDL Health, EQDL, EUCIP core e IT-Administrator per rafforzare le competenze dei professionisti informatici della zona.

Presso la Direzione Didattica di Valdobbiadene, dall’inizio dell’attività formativa, sono stati organizzati 25 corsi, di cui 9 di tipo ECDL Start (comprendenti solo 4 dei 7 moduli dell’ECDL), 9 di tipo ECDL Full (su tutti e 7 i moduli ECDL), 4 corsi sull’uso dell’ambiente Linux dal lato client e 3 corsi rivolti a persone con almeno 65 anni per l’acquisizione di concetti di informatica di base (gestione documenti, internet e posta elettronica). Ciascun corso ha visto una partecipazione che variava da 10 a 18 persone, per un totale di circa 300 corsisti [4]. Presso la Direzione Didattica di Valdobbiadene, da inizio 2010 si sono già svolti 511 esami per la certificazione ECDL suddivisi in 18 sessioni.

La scuola media del territorio “E. Reatto” è sede del CTP (Centro Territoriale Permanente) e realizza da molti anni corsi di lingua per adulti. In seguito all’ammodernamento dell’aula informatica, nel 2008 si è accreditata presso AICA per effettuare gli esami di certificazione ECDL. Dal 2008 ha quindi ampliato l’offerta formativa con corsi di informatica di base ed ECDL Core rivolti al personale docente e Ata ed ai cittadini. Ad oggi si sta lavorando per poter offrire corsi di formazione ECDL anche agli studenti della scuola secondaria di Primo grado. Dal 2009 sono stati svolti globalmente 144 esami in 7 sessioni.

Alla rete delle scuole del Comune di Valdobbiadene, si aggiunge l’istituto I.S.I.S.S. “Giuseppe Verdi” di Valdobbiadene che si sta accreditando presso AICA per svolgere esami ECDL Core con l’obiettivo di certificare gli studenti della scuola secondaria di secondo grado. L’istituto Verdi è Liceo Scientifico, Liceo Linguistico, Istituto Tecnico Settore Tecnologico con indirizzi Meccanica, Meccatronica ed Energia, Settore Economico con indirizzo Turistico, ed è frequentato da circa 550 studenti. L’istituto si era già accreditato in precedenza per l’erogazione della certificazione ECDL CAD.

A Valdobbiadene si è pertanto costituita una rete di tre Test Center accreditati ad AICA per l’erogazione degli esami ECDL. Attraverso gli esaminatori accreditati ed i formatori qualificati, formati anche attraverso i corsi in precedenza citati, l’Amministrazione comunale e le tre scuole in rete del territorio di Valdobbiadene, sono in grado di generare valore e competenze informatiche all’intero territorio.

Ai corsi tenuti dalla Direzione Didattica e dalla scuola media “E. Reatto” hanno partecipato 44 dipendenti del Comune di Valdobbiadene e alcuni dipendenti dei Comuni limitrofi di Cornuda, Vidor e Segusino [5] che si sono certificati ECDL. Infatti dalla fine 2009 all’estate 2010 si sono organizzati tre corsi di formazione per dipendenti degli Enti Locali dei quali uno supportato da AICA e SDA Bocconi per misurare sperimentalmente i costi dell’ignoranza informatica nella Pubblica amministrazione ed i possibili risparmi attraverso la migliore competenza e produttività del personale formato su ECDL.

A seguito dei corsi di formazione, ai dipendenti che vi hanno partecipato è stato sottoposto un questionario per valutare la soddisfazione degli stessi rispetto al corso di formazione ECDL. Dalle risposte ottenute emerge che circa l’82% degli intervistati ritiene che il corso di formazione abbia permesso di raggiungere una maggiore padronanza e produttività, intesa come risparmio di tempo, nell’uso degli strumenti informatici. Circa il 71% ritiene che grazie alla formazione ha potuto ottenere una maggiore qualità dei documenti prodotti e delle pratiche sul lavoro. Il 64,71% afferma che la formazione ha permesso di aiutare i colleghi nelle problematiche riguardanti l’effettuazione di pratiche e documenti informatici. Inoltre, il 61,11% ha riscontrato una riduzione della necessità di richiedere assistenza da parte dei tecnici informatici. Il 100% degli intervistati ritiene utile la certificazione ECDL e valuta positivamente l’iniziativa dell’Amministrazione comunale di aver dato l’opportunità di seguire il corso ai dipendenti.

Molti, circa il 65%, hanno suggerito ad altre persone di ottenere la certificazione mentre il 64% farebbero corsi per la certificazione Advanced.

Il Grafico 1 mostra i valori percentuali delle risposte ad alcuni quesiti dell’intervista.

Grafico 1: Percentuale delle risposte affermative ad alcuni quesiti dell’intervista ai dipendenti comunali che hanno partecipato ai corsi di formazione.

Ringraziamenti

Bernardino Zambon,  Sindaco del Comune di Valdobbiadene
Michele Cesco, Professionista informatico ed Esaminatore rete scuole di Valdobbiadene
Giuseppe Nobile, Responsabile ECDL ITI Malignani di Udine
Alessandro Parisi, per la collaborazione

Note
1. Fonte: rapporto ISTAT 2009.
2. L’uso degli strumenti digitali nella PA porta ad una eliminazione di costi superflui, ad esempio per ciascun certificato cartaceo prodotto si è stimato un costo per cittadino pari a 13,5 euro risparmiabile utilizzando la trasmissione informatica dei documenti, mentre la gestione di un messaggio di posta fisico ha una costo stimato di 18 euro risparmiabile se sostituito da un messaggio di posta elettronica.
3. Dei quali 4 operai.
4. Insegnanti, personale amministrativo scolastico, dipendenti comunali, cittadini e anziani, lavoratori e studenti.
5. Il Comune di Segusino ha 2024 abitanti e 9 dipendenti. Il Comune di Vidor ha 3796 abitanti e 14 dipendenti. Il Comune di Cornuda ha 6183 abitanti e 32 dipendenti.

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