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Il percorso di apprendimento LLWings per docenti

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Il percorso di apprendimento LLWings per docenti

Posted on 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

di Daniela Proli

SCIENTER

dproli@scienter.org
 

Il progetto in sintesi

 

Titolo

LLwings – Ali per il Lifelong Learning (In Inglese: Helping Teachers in Building WINGS for Lifelong Learning for their Students)

Programma

LLP – Comenius – DOI

Durata

Due anni e sei mesi

Anno di avvio

2010

Promotore

FUEIB – Fondazione Università- Impresa delle Isole Baleari

Partner

  • Scienter (IT) – coordinatore

  • MENON Network (Bruxelles)

  • Euridit (Bruxelles)

  • ESHA (NL)

  • FREREF (FR)

  • Scienter CID (SP)

  • Noema (FIN)

Sito web

http://llwings.europroject.org/IIwings/

Sintesi del progetto

LLwings intende supportare una scuola maggiormente orientata al Lifelong Learning attraverso l’identificazione e la promozione delle competenze chiave dei docenti nell’area del supporto all’apprendere ad apprendere e alla motivazione dei ragazzi.

Gli obiettivi specifici del progetto sono:

● Analizzare i sistemi di educazione e formazione dei docenti nei diversi paesi partner rispetto agli attuali bisogni della scuola e alle necessità formative dei docenti con riguardo ai temi della competenza ad apprendere e della motivazione, così da identificare i punti di forza e i gap.
● Identificare a partire dalle buone pratiche ed esperienze di successo e dall’analisi dei framework di competenze dei docenti nazionali e internazionali le competenze chiave dei docenti per supportare la competenza ad apprendere e la motivazione.
● Sviluppare un sistema di apprendimento online per lo sviluppo e il consolidamento delle competenze identificate e testarlo in quattro paesi partner con gruppi di docenti.
● Promuovere una visione condivisa della scuola come ponte per il lifelong learning attraverso il dialogo e il consenso sulle competenze chiave dei docenti.Promuovere il confronto fra insegnanti e mondo aziendale sulla figura professionale dell’IT Administrator.

Principali prodotti

● Framework di competenze dei docenti nell’area del supporto all’apprendere ad apprendere e alla motivazione.
● Sistema di apprendimento online per docenti dedicato alle competenze identificate (Inglese, Francese, Spagnolo e Italiano).
●  Linee guida per dirigenti scolastici e formatori per l’utilizzo del sistema.
● Modello per lo sviluppo di una Certificazione Europea delle competenze dei docenti nell’area  del supporto all’apprendere ad apprendere e della motivazioneCorso online per docenti con tutoraggio e attività collaborative  su Didattica delle competenze per la formazione di IT Administrator (in italiano e in ungherese).

 

Il coinvolgimento delle scuole italiane

 


Insegnanti coinvolti nella progettazione

10-20

Insegnanti coinvolti nell’erogazione di corsi

20

Insegnanti coinvolti nella partecipazione ai corsi

20

Studenti coinvolti
/

Quanti di noi non hanno mai provato un senso di estraneità tra i banchi di scuola, interrogandosi sul perché di tante nozioni, regole e libri da studiare? Chi però non ricorda anche l’incanto, la scoperta, il senso di curiosità e la soddisfazione quando una lezione di storia, fisica o scienze svelava un mondo di senso e i conti di un’equazione finalmente tornavano?
Nella maggior parte dei casi, il ricordo va probabilmente a questo o quell’insegnante che era in grado di trasformare le ore di scuola in un momento di scoperta e di coinvolgerci profondamente.
Il progetto LLwings parte dalla consapevolezza del ruolo chiave del docente nel favorire processi di apprendimento efficaci che accompagnino i ragazzi nello sviluppo di competenze trasversali di apprendimento attraverso le leve della motivazione, della costruzione di senso e dell’appropriazione del processo di apprendimento.

Innovare a scuola significa oggi definire nuovi approcci e strategie efficaci per preparare bambini e ragazzi alle sfide del cambiamento continuo e della complessità, favorendo la loro autonomia e capacità critica ma anche liberando creatività e fantasia, come forze di crescita individuale e innovazione sociale.
Si tratta di dare significato a conoscenze e contenuti nel contesto di apprendimento dando spazio alle competenze dei ragazzi intese come capacità di appropriarsi di ciò che viene appreso, riutilizzandolo in modo critico, indipendente, autonomo, creativo in contesti e tempi diversi. Si aprono così le porte all’apprendimento permanente, inteso come percorso individuale di crescita continua in mano alla persona.
Per questo motivo LLwings parla di Ali per il Lifelong Learning, intese come strumenti – e in particolare attitudini e competenze – per farsi padroni del proprio percorso di apprendimento ma anche per liberare talenti e creatività. Costruire queste Ali e darvi solidità diventa dunque mission primaria della scuola. Si lavora affinché lo sviluppo delle competenze di apprendimento, della capacità critica e di un’attitudine positiva sia focus primario dell’esperienza scolastica e non la fortuita esternalità positiva di un mero processo di trasmissione di conoscenze disciplinari.
La scuola è da sempre infatti il luogo della sperimentazione, dove iniziative e esperienze generate dall’impegno dei singoli docenti sono il motore dell’innovazione. Non sempre tuttavia queste preziose esperienze trovano adeguata valorizzazione, né come messa a regime di buone pratiche né come capitalizzazione del patrimonio di competenze del personale docente. Ne sono testimonianza l’ancora preoccupante tasso di dispersione scolastica e – con riferimento all’Italia – un ancora incompiuto curriculo verticale i cui obiettivi faticano a tradursi in prassi quotidiana.

Un approccio Europeo poteva aiutare a guardare nel patrimonio di esperienze locali di diversi paesi per portare alla luce e valorizzare le competenze chiave dei docenti a supporto della capacità di imparare e della motivazione dei ragazzi e sviluppare una proposta formativa ad hoc che mettesse quelle competenze sotto i riflettori.
La convinzione di LLwings è che queste competenze – benché essenziali per una scuola davvero orientata al lifelong learning – non siano ancora sufficientemente valorizzate e premiate come necessario e che docenti motivati e impegnati dovrebbero veder loro offerta la possibilità di consolidare e veder riconosciuta la propria professionalità in quest’area.
L’obiettivo era dunque quello di fornire nuovi strumenti per la formazione docenti in Europa ma anche mettere l’accento sulla responsabilità e il valore dell’insegnante nel formare Lifelong Learners, nel quadro di una rinnovata mission della scuola condivisa da tutta la comunità scolastica e dalla società. Una visione recentemente confermata dalla Comunicazione della Commissione Europea, Ripensare  l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici – COM(2012) 669 – e a livello nazionale dallo sforzo, faticosamente perseguito e con risultati a macchia di leopardo, di muovere verso una vera didattica per competenze che nel passaggio tra cicli e nella frammentazione delle discipline mantenga una tensione verso il consolidamento delle competenze trasversali di apprendimento dei ragazzi.

Il tema delle competenze dei docenti non è certo nuovo e numerose sono le iniziative, nazionali ed Europee che vi stanno lavorando. L’approccio di LLwings è stato quello di analizzare i framework di competenze esistenti nei diversi paesi e i sistemi di formazione docenti avendo come cartina tornasole gli attuali bisogni della scuola e degli insegnanti, raccolti attraverso l’ascolto delle loro esperienze e testimonianze.
Conformemente, si è poi lavorato soprattutto sulla raccolta e l’analisi di buone pratiche, ovvero di esperienze di successo nel favorire la motivazione e il coinvolgimento di chi apprende e la capacità di imparare, osservando la scuola e il suo ricco patrimonio di esperienze, certo, ma anche il mondo del non formale e dell’informale da cui molto si può imparare sui temi della motivazione e dell’efficacia.

Il metodo è stato quindi prevalentemente induttivo, osservando singole esperienze dalla scuola, dal teatro, dello sport, delle organizzazioni della società civile, dialogando con i loro protagonisti, chiedendoci insieme:

Perché questa esperienza funziona? Quali sono gli elementi determinanti?
Quali sono le competenze del docente (o del formatore, animatore, operatore sociale) essenziali per il successo?

Insieme l’approccio è stato quello di mappare le competenze che emergevano attorno all’intero “ciclo dell’insegnamento”, ovvero di guardare a tutte le fasi della didattica – dall’analisi dei bisogni alla valutazione – e utilizzarle come struttura per un quadro di competenze comprensivo ma specifico, definendo – per ciascuna di esse – gli elementi chiave di un insegnamento che favorisca la motivazione e lo sviluppo della capacità di apprendimento autonomo dei ragazzi.

Non si è trattato tanto di definire nuove competenze, quanto piuttosto di articolare quelle già esistenti affinché la didattica sia immaginata e messa in atto con una costante attenzione all’obiettivo di stimolare l’interesse e la costruzione di senso e sviluppare l’autonomia e la capacità critica dei ragazzi. Uno dei fil rouge era l’attenzione al ruolo del docente nell’integrare forme di apprendimento non formale e informale, al fine di valorizzare le esperienze individuali e il background dei propri studenti nella prospettiva di superare la discontinuità scuola–vita.

In particolare LLwings ha identificato quattro competenze chiave dei docenti su cui ha concentrato il proprio lavoro di progettazione formativa:
●    Capire i diversi profili di apprendimento e valorizzarli nella pratica di insegnamento/ apprendimento  (Analisi dei bisogni educativi e formativi)
●    Dare continuità tra l’apprendimento che avviene a scuola e al di fuori della scuola (Progettazione)
●    Articolare diverse strategie di apprendimento (Erogazione)
●    Articolare diverse strategie di valutazione (Valutazione)

 

Fig.1 – Il ciclo dell’insegnamento come principio organizzatore delle competenze del docente e le competenze identificate da LLwings.

LLWings ha poi sviluppato una serie di moduli di apprendimento per docenti dedicati alle competenze identificate e accessibili attraverso una piattaforma Moodle secondo un approccio à la carte, che rifletta i bisogni, gli interessi e i tempi dei docenti, come singoli o come gruppo.
Il valore aggiunto dei moduli di apprendimento di LLwings sta nel taglio con cui essi articolano le competenze più generali della professione docente rispetto alla necessità di supportare la motivazione degli studenti e  l’appropriazione del processo di apprendimento (inteso non solo rispetto al “cosa” viene appreso ma soprattutto al “come” il processo di apprendimento ha avuto luogo. In altre parole su “quali strategie” sono state messe in atto per apprendere e quanto efficaci sono state) .
Questo include – come già menzionato – un’attenzione specifica all’integrazione dell’apprendimento non formale e informale e il superamento della separazione scuola-vita come elementi trasversali a tutte le fasi del continuum di apprendimento di ciascun individuo. In quest’ottica, non si prescinde dunque da un approccio che superi logiche puramente disciplinari e favorisca la didattica esperienziale e laboratoriale tesa allo sviluppo delle competenze degli studenti.
Ogni modulo di apprendimento è dedicato ad una delle quattro competenze identificate e strutturato in due o più unità corrispondenti alle unità di competenza identificate e ciascuna atta a favorire lo sviluppo delle relative conoscenze, abilità e attitudini.

Moduli di apprendimento

Attività del docente

Competenza

Unità di competenza

Modulo 1

Analizzare i bisogni degli studenti e della classe

Capire i diversi profili di apprendimento e valorizzarli nella pratica di insegnamento/apprendimento 

1    Comprendere gli stili cognitivi e di apprendimento

2    Gestire la diversità di ogni studente

3    Rendere gli studenti consapevoli dei propri stili cognitivi e di apprendimento

Modulo 2

Immaginare e pianificare l’esperienza di apprendimento

Dare continuità tra scuola e non scuola

1    Comprendere la relazione tra apprendimento formale, non formale e informale

2    Pianificare attività che aprono le porte della scuola

Modulo 3

Metter in atto l’apprendimento

Articolare diverse strategie di apprendimento

1    Progettare lezioni e esperienze di apprendimento

2    Realizzare lezioni efficaci e esperienze di apprendimento motivanti e coinvolgenti

Modulo 4

Valutare gli studenti

Articolare diverse strategie di valutazione

1    Pianificare attività di verifica e valutazione

2    Realizzare attività di valutazione efficaci e significative

I moduli sono concepiti come strumenti flessibili, progettati specificatamente per docenti, i quali sono in grado di valutare i propri bisogni di apprendimento e costruire autonomamente un percorso che include l’approfondimento, la pratica e la collaborazione e ha come perno la riflessione e l’autovalutazione.
A questo scopo, ciascuna unità all’interno di un modulo è articolata in quattro aree che possono essere fruite indipendentemente senza seguire una sequenza prestabilita.

Fig. 2 – Struttura dei moduli nella piattaforma LLwings

A seconda delle conoscenze, interessi ed esperienze pregressi, i docenti possono decidere su quali aree concentrarsi e cosa approfondire. La personalizzazione del percorso è assicurata attraverso la messa online dei moduli che non prevede un accesso sequenziale ai contenuti ma una navigazione libera e funzionale ai contenuti che i docenti riterranno rilevanti e utili affrontare.
La strategia didattica proposta si basa sull’apprendimento attivo, l’apprendimento collaborativo, l’auto apprendimento e l’apprendimento basato sul lavoro individuale e collaborativo. La caratteristica chiave del percorso è la realizzazione di un processo di creazione di conoscenze e prassi, condivisione e capitalizzazione dell’apprendimento.

È in corso una fase di validazione che già vede coinvolti gruppi di docenti e personale scolastico di Francia, Spagna e Grecia nella sperimentazione dei moduli e della piattaforma di apprendimento collaborativo.
È fondamentale per LLwings valutare insieme ai docenti e alle scuole la validità e la percorribilità dell’approccio e dei contenuti proposti, al fine di integrarli, migliorarli e renderli in futuro fruibili alla comunità scolastica a livello locale ed in prospettiva Europa.
Nel contesto italiano, presentiamo il progetto LLwings e il materiale sviluppato alle scuole al fine di instaurare un dialogo con i docenti su come meglio il progetto può servire i bisogni della professione docente con particolare riferimento alla piena realizzazione degli obiettivi del curriculo verticale, ovvero di una continuità scolastica riferita allo sviluppo di competenze trasversali tra cui, specialmente, imparare ad imparare.

LLwings si è poi posto il problema del riconoscimento delle competenze dei docenti, tema delicato che si lega a quello della qualità, della trasparenza e della fiducia tra sistemi ma anche e soprattutto alla necessità di dare riconoscimento alla professionalità e alla preparazione degli insegnanti, supportandone la motivazione e la spinta alla formazione continua in un momento di grave criticità della loro condizione professionale.
In chiave di sostenibilità, LLwings sta dunque lavorando allo sviluppo e promozione di una Certificazione Europea delle competenze dei docenti nell’area del supporto alla competenza ad apprendere e della motivazione, che permetta a tutti i docenti di vedere le proprie competenze valutate e certificate, a prescindere da dove e come queste sono state acquisite.

E’ un modo per muovere da una valutazione e accreditamento per titoli e “ore” di formazione – che non viene meno – ad una valorizzazione della formazione continua e dell’esperienza al fine di contribuire una dimensione Europea alla professione docente che ribalti lo spauracchio della valutazione nella possibilità di riconoscimento della professionalità di chi ogni giorno lavora con fatica ed entusiasmo nella scuola.

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Spread, due convegni contro la dispersione

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Spread, due convegni contro la dispersione

Posted on 12 febbraio 2013 by Redazione Bricks

di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com

Spread é termine entrato nell’uso comune molto di recente. Non lo era ancora quando, due anni fa, l’Istituto Mario Pagano di Napoli aveva ideato il progetto. SPREAD come acronimo di Strategies and PRactices in Europe Against school Dropping out ma anche come il differenziale da superare, quello dei giovani che abbandonano la scuola prima della conclusione del proprio percorso formativo.
Due convegni, 29 gennaio a Napoli e 2 febbraio a Siracusa, hanno coinvolto i docenti che partecipano all’iniziativa, dirigenti scolastici e altri docenti interessati al tema.

Figura 1: Convegno di Napoli: l’intervento del sindaco De Magistris

A Napoli ha aperto il convegno il DS del Pagano, Prof. Antonio Lotierzo. Presentando l’obiettivo del progetto, la lotta alla dispersione scolastica nella linea della Strategia di Lisbona, ha citato Don Milani dicendo che una scuola che non si occupi degli studenti che perde sarebbe come un ospedale che curi i sani e respinga i malati.
Matteo Lazzarini, segretario generale della Camera di commercio belgo-italiana, che ha collaborato alla definizione del progetto Spread, ha illustrato un’altra iniziativa in avvio con lo stesso IS Pagani: il primo corso "Ragionieri europei", un progetto pilota per gli istituti superiori.
A dare risalto all’iniziativa anche l’intervento del sindaco Luigi De Magistris che ha parlato dell’importanza della scuola – "da sindaco ho visitato  60 scuole" – come luogo aperto, punto di riferimento oltre l’orario scolastico, come luogo partecipato e di incontro. "Occorre dare ai giovani – ha detto – punti di riferimento diversi dal consumismo. Lavoriamo per mettere in rete le realtá che operano nella cittá, le scuole con le associazioni. Proponiamo di autogestire gli spazi pubblici della cittá, e fra questi le scuole. L’autogestione permette ai giovani di capire che il bene comune é loro e quindi li educa a preservarlo".
Giovanni Zoppoli, dell’associazione Compare, ha raccontato le iniziative "Mammut": recupero di spazi pubblici davanti alle strutture per eliminare la scissione fra quello che si fa in aula e il lavoro sulla cittadinanza attiva, per intrecciare didattica e spazio pubblico. "Il fallimento scolastico – ha detto – é della scuola, non del ragazzo. L’evasione scolastica é spesso vista come uscita da qualcosa che non crea crescita. Occorre far riscoprire all’insegnante il gusto di far scuola. Servono iniziative, e le nostre lo sono, che promuovano il ruolo attivo dello studente".
E’ poi intervenuta Elisabetta Davoli, dirigente MIUR, che ha offerto una comparazione fra la scuola italiana e quella di altri paesi e ha illustrato alcune linee guida che la riforma degli ordinamenti indica alle scuole.

Figura 2: Convegno di Siracusa

A Siracusa, il 2 febbraio, il convegno rivolto agli isegnanti siciliani coinvolti nel progetto e presieduto da Vincenzo Marano é stato aperto dalla DS dell’istituto Juvara, Giovanna Strano. Corradina Liotta, dell’USP di Siracusa, ha quindi portato i saluti del dirigente dell’Ufficio scolastico di Siracusa, dott. Zanoli, e ha parlato sul tema "Il ruolo delle istituzioni nella progettazione degli insterventi contro la dispersione scolastica". "Si parla di abbandono – ha detto – ma chi é che abbandona? E’ il ragazzo che abbandona la scuola o non si tratta piuttosto della scuola che sta abbandonando il ragazzo?". Il prof. Antonio Lotierzo, DS del Pagano di Napoli, ha presentato le linee guida del progetto, fra cui il principio della coesione sociale che é uno dei temi su cui l’Europa insiste.
Pinella Giuffrida, Dirigente scolastico, ha centrato il suo intervento sui cambiamenti nel rapporto fra genitori e figli: dalla cura all’allevamento. Alla scuola viene oggi delegato in gran parte il problema della cura. E questo aumenta le nostre responsabilità mentre – ha detto citando John Holt- "l’esperienza scolastica è contraddistinta da noia, confusione e paura: specialmente da paura. Paura di non trovare la risposta esatta, paura di non capire certe cose alla maniera di tutti gli altri, paura di distinguersi, paura di non distinguersi, paura del biasimo, del ridicolo, dell’insuccesso".
Giovanna Criscione, dirigente MIUR ha analizzato quali siano i presupposti per garantire il successo formativo, ha analizzato il fenomeno deI "dispersi in presenza" e ha svolto una Interessante panoramica dei fattori per migliorare il successo scolastico.
Antonio Cutolo, dirigente MIUR, ufficio VI, ha presentato strategie-didattico educative e buone prassi nel contrasto al drop-out nei paesi europei.

In entrambi i convegni mi é stata chiesta, in rappresentanza di AICA, una "lezione" su come un lavoro sulle competenze e sulle certificazioni – con particolare riferimento a quelle digitali – possa aiutare nella lotta alla dispersione.
Ho, in primo luogo, suggerito che trovare il modo di far conseguire una certificazione a coloro che abbandonano la scuola li puó rendere un po’ piú sicuri nell’affrontare il mercato del lavoro. Sarebbe dunque un utile accompagnamento all’abbandono, nel caso non si riesca a contrastarlo. Ma la riuscita di una tale operazione può permettere alla scuola di riacquistare credibilitá agli occhi di quei giovani e potrebbe, quindi, far loro ripensare la scelta di lasciarla.
Ho quindi parlato della competenza digitale e delle certificazioni che AICA propone e che non si limitano piú ai 7 moduli ECDL core. Infine ho allargato il discorso all’uso dei dispositivi digitali e degli ambienti web 2.0 nela didattica. Anche questo serve a ridar credibilitá alla scuola, a farla sentire in sintonia con il mondo in cui i giovani vivono. E, in questa direzione ho indicato – ancora in una logica di "accompagnamento all’abbandono" che puó trasformarsi in contrasto dell’abbandono – qualche esempio: aiutare i giovani a preparare i propri videoCV e a inserirli in rete, preparare e condividere in rete il proprio portfolio.  


 

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La formazione dei docenti del futuro attraverso i sistemi di simulazione d’aula: il progetto simAULA

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La formazione dei docenti del futuro attraverso i sistemi di simulazione d’aula: il progetto simAULA

Posted on 26 settembre 2012 by Redazione Bricks

di Filomena Faiella, Mauro Cozzolino, Anna Chiara Desiderio, Margherita Baione

DISUFF (Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione) – Università degli Studi di Salerno

ffaiella@unisa.it; desiderio@unisa.it; margheritabaione@gmail.com; mcozzolino@unisa.it

Il progetto in sintesi

Titolo

simAULA: Tomorrow’s Teachers Training

Programma

Lifelong Learning Programme (ICT and Languages, KA3)

Durata

Biennale

Anno di avvio

2010

Promotore

Indra Software Labs (Spagna)

Partner

Universitat Oberta de Catalunya (Spagna)

University of Sofia “St. Kliment Ohridski” (Bulgaria)

Department of Human, Philosophic and Education Science – University of Salerno (Italia)

Coventry University Serious Games Institute (Regno Unito)

Ellinogermaniki Agogi (Grecia)

Sito web

http://simaulaproject.eu/ 

Sintesi del progetto

simAULA è un progetto di ricerca finanziato nell’ambito del programma Comenius che coinvolge 6 partner di 5 differenti Paesi dell’Unione Europea con l’obiettivo di progettare e realizzare una simulazione tridimensionale di un contesto d’aula per consentire ai futuri insegnanti di svolgere un’esperienza virtuale, interagendo con studenti-avatar e sviluppando piani didattici per insegnare ad alunni virtuali in aule virtuali. Il progetto è stato ideato a partire da un’intensa analisi psicologica e pedagogica che ha consentito di definire i modelli di comportamento degli studenti virtuali in base ai quali sono state create le diverse situazioni educative. 

Principali prodotti

Serious game.

 

Il coinvolgimento delle scuole italiane

 

Insegnanti coinvolti nella progettazione

Docenti di scienze della Regione Campania sono stati invitati ad utilizzare il serious game per contribuire al processo di miglioramento ed ottimizzazione del prototipo virtuale.

Insegnanti coinvolti nell’erogazione di corsi

Docenti di Scienze della Regione Campania

Studenti coinvolti nelle mobilità

Gli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione e del corso di Dottorato in “Metodologia della ricerca educativa e formativa” dell’Università degli Studi di Salerno sono stati invitati ad utilizzare il serious game per contribuire al processo di miglioramento ed ottimizzazione del prototipo virtuale.

I docenti che desiderano visionare il serious game possono contattare il dott. Mauro Cozzolino.

 

Il progetto simAULA

Il progetto simAULA: Tomorrow’s Teachers Training è stato presentato, approvato e finanziato nell’ambito del Programma Trasversale Attività Chiave 3, Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (Lifelong Learning Programme) gestita dalla Commissione Europea attraverso l’Agenzia Esecutiva per l’Istruzione, gli Audiovisivi e la Cultura (EACEA). 

Uno dei principali obiettivi operativi del Programma Trasversale è quello di “promuovere lo sviluppo, nel campo dell’apprendimento permanente, di contenuti, servizi, soluzioni pedagogiche e prassi a carattere innovativo basati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT)”. In linea con tale obiettivo, il progetto simAULA si propone di sviluppare e realizzare, attraverso l’utilizzo delle ICT, una simulazione tridimensionale di un contesto d’aula per consentire agli aspiranti insegnanti di svolgere un’attività di tirocinio in un ambiente virtuale. In questo modo, i futuri insegnanti hanno la possibilità di fare “esperienza nelle classi”, di simulare le pratiche didattiche e di esercitare le proprie competenze prima di diventare insegnanti, all’interno di un ambiente che – pur facendo leva su emozioni forti come l’orgoglio, la gioia, l’ottimismo, e la curiosità – non favorisce la frustrazione per l’eventuale fallimento. Gli “errori virtuali”, infatti, non hanno mai conseguenze serie ma contribuiscono significativamente a determinare un apprendimento profondo e durevole (Lee & Hammer, Gamification in Education: What, How, Why Bother? Academic Exchange Quarterly, 15(2), 2011).

Il progetto simAULA è stato ideato, curato e sviluppato collaborativamente da 6 partner di 5 differenti Paesi dell’Unione Europea. I partner hanno costituito un team caratterizzato da competenze diversificate e integrate per raggiungere tutti gli obiettivi intermedi nei tempi prestabiliti e per realizzare un prototipo di serious game che simuli tridimensionalmente un contesto d’aula. 

Per giungere alla sviluppo del prototipo sono stati preliminarmente progettati e definiti gli scenari virtuali che avrebbero potuto consentire agli aspiranti insegnanti di svolgere un’esperienza virtuale di insegnamento-apprendimento. Il simulatore realizzato, infatti, permette all’insegnante di interagire con studenti-avatar e di sviluppare piani didattici per insegnare ad alunni virtuali all’interno di classi virtuali.

Le attività di progettazione possono essere sintetizzate nelle seguenti quattro macrofasi:

  • Fase І Definizione dei requisiti – Progettazione degli scenari e delle situazioni di insegnamento nel rispetto delle specificità di ciascun paese partecipante, dando particolare attenzione alla rappresentazione delle situazioni conflittuali e problematiche più frequenti in tale contesto; selezione delle strategie pedagogiche da implementare; progettazione di un prototipo.
  • Fase ІІ Concetto pedagogico e workflow di progettazione – Definizione dell’ambiente virtuale sulla base di un modello teorico definito in base a tre componenti: il modello di studente, il modello di insegnamento e il modello di classe.
  • Fase ІІІ Sviluppo del Virtual Learning Simulator – Sviluppo della piattaforma per l’ambiente virtuale, degli agenti software per la simulazione degli alunni, dell’insegnante e della classe, e degli strumenti di authoring per la creazione degli ambienti caratterizzarti il training virtuale attraverso l’assemblaggio di oggetti tridimensionali, contenuti educativi e questionari di valutazione.
  • Fase ІV Realizzazione dello studio pilota e valutazione da parte dell’utente finale – Definizione dell’impianto metodologico ed elaborazione degli strumenti di testing per la validazione dell’ambiente virtuale simAULA.

Il serious game

Nell’ambito del progetto simAULA è stato progettato e sviluppato un ambiente di simulazione per la formazione e il tirocinio virtuale degli aspiranti insegnanti, adatto a sviluppare le competenze pedagogiche attraverso un approccio orientato all’experiential learning di pratiche didattiche guidate dai risultati e dalla riflessione sui risultati dell’azione. 

 

Fig. 1 – Gli avatar e gli oggetti di simAULA

 

Le fasi di progettazione hanno consentito di definire il modello pedagogico, gli scenari d’apprendimento, il modello comportamentale degli studenti virtuali, le situazioni conflittuali e problematiche da fronteggiare durante la simulazione e le attività educative e didattiche da sviluppare.

Il serious game presenta agli insegnanti una classe composta da 24 studenti di circa 11-12 anni, caratterizzati da specifici profili psicologici, ai quali insegnare precisi contenuti di biologia in una lezione di non più di 45 minuti.

Fig. 2 – L’avvio del gioco

L’utente avvia il gioco selezionando ed impostando una serie di variabili necessarie per cominciare la simulazione. L’insegnante, infatti, deve scegliere: la strategia educativa necessaria allo sviluppo di una particolare conoscenza biologica, il tipo di classe sulla base dell’organizzazione dello spazio di lavoro al suo interno, la specifica tecnologia (ICT) da utilizzare in classe, il materiale didattico, le attività di apprendimento (learning activities – LA) attraverso le quali ottenere particolari conoscenze e competenze, nonché le modalità per la valutazione e il monitoraggio.

Il sistema di simulazione, sfruttando la tecnologia dei serious games, coinvolge i soggetti in un contesto virtuale tridimensionale che riproduce lo scenario di una classe e delle interazioni tra docenti e discenti in una matrice di operazioni efficaci definite dagli elementi tipici dei giochi (gli ostacoli da superare, le regole da rispettare, le scelte da effettuare). 

 

Fig. 3 – Lo scenario

Gli insegnanti, relazionandosi con gli avatar, possono muoversi all’interno di un ambiente di gioco sicuro e divertente e possono svolgere la pratica dell’insegnamento per misurare le loro capacità di gestione dell’aula e per valutare gli effetti delle scelte didattiche operate.

I serious games sono infatti ambienti di simulazione virtuale che, attraverso l’uso delle dinamiche tipiche del gioco, sviluppano abilità e competenze che “i giocatori” possono poi applicare nel mondo reale. L’uso dei giochi digitali e delle simulazioni virtuali per insegnare e per imparare non è però una novità. 

Secondo Corcoran (Gaming education. Classic ed-tech games and build-your-own methods are now joined by the “gamification” movement. O’Reilly Radar, 2010) e Charsky (From Edutainment to Serious Games: A Change in the Use of Game Characteristics. Games and Culture, 5(2), 177-198, 2010), i serious games sono la terza generazione dei giochi digitali per l’istruzione, quasi un’evoluzione dopo le fasi degli edu-tech games1 e degli interactive games2

La ricerca sulle potenzialità didattiche dei serious games (Gee, Learning and games, in K. Salen, The ecology of games: Connecting youth, games, and learning. Cambridge: The MIT Press.  2008; Lee & Hammer, 2011, già citato) ha dimostrato che si tratta di una tecnologia capace di stimolare la motivazione, di aumentare il coinvolgimento e di estendere le possibilità di azione. Le dinamiche tipiche del gioco, applicate a programmi digitali con un fine educativo e formativo, sono in grado, infatti, di coinvolgere l’utente in nuovi processi di indagine conoscitiva basati sull’azione e sulla riflessione e orientati a valorizzare le modalità creative di ragionamento e di problem-solving per favorire l’acquisizione delle competenze.

Fig. 4 – Le interazioni nella classe virtuale

La ricerca

Nell’ambito del progetto simAULA, un’attenzione particolare è stata attribuita all’impianto metodologico per la valutazione del prototipo di seriuos game realizzato e alla costruzione dei relativi strumenti di indagine. 

La fase di valutazione è stata pensata come un’azione complessa di analisi delle diverse componenti dell’applicazione. Saranno infatti indagati gli aspetti tecnologici, pedagogici e funzionali i quali, non potendo essere facilmente separabili, saranno studiati sia singolarmente sia nella loro interazione. A tal fine sono stati individuati 52 indicatori, organizzati in sei categorie, che consentiranno di rilevare i dati dei soggetti invitati a testare il serious game, anche in relazione alle loro esperienze e competenze con i sistemi di simulazione virtuale e le tecnologie digitali in generale, e tutte le loro impressioni e valutazioni sull’utilità generale del prodotto, sulla tecnologia, sugli aspetti pedagogici, l’usabilità, la capacità di coinvolgimento del gioco, il senso di presenza, le potenzialità per l’apprendimento. 

I numerosi indicatori consentiranno di adottare un approccio multidimensionale alla valutazione del prototipo. 

L’approccio multidimensionale rimane peraltro una costante sia nella scelta delle tecniche di rilevazione dei dati (questionari, interviste, focus group, osservazione delle azioni condotte nel gioco) sia nella scelta dei soggetti a cui affidare il testing del serious game

Il gruppo di ricerca UNISA del Dipartimento di Scienze Umane, Filosofiche e della Formazione ha, per esempio, deciso di coinvolgere in questa fase sia i docenti di scienze della Regione Campania sia gli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione e del corso di Dottorato in “Metodologia della ricerca educativa e formativa” dell’Università degli Studi di Salerno che sono stati invitati ad utilizzare il serious game per contribuire al processo di miglioramento ed ottimizzazione del prototipo virtuale.

L’attività di valutazione del prototipo impegnerà in ugual misura tutti i partners coinvolti nel progetto i quali, adottando lo stesso protocollo di valutazione concertato e condiviso, potranno anche effettuare una comparazione dei risultati ottenuti nei 5 differenti Paesi dell’Unione Europea.

Attualmente il progetto si sta avviando verso la conclusione: la realizzazione del prototipo è stata completata, il protocollo di valutazione è stato definito e a settembre 2012 si concluderanno le rilevazioni.

Note

 

1 Vengono definiti edu-tech games quei giochi digitali che, progettati in accordo con la teoria comportamentista dell’apprendimento, si basano su esercizi ripetitivi per consolidare e automatizzare conoscenze e abilità di base, parti costituenti di competenze più sofisticate.

2 Si definiscono interactive games l’insieme di tools, come Scratch e Kudo, che consentono agli studenti di costruire e sviluppare i loro giochi e i propri film animati.

 

 

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CO.M.E.T.A.: Cooperazione Mobilità E Tirocini Aziendali

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CO.M.E.T.A.: Cooperazione Mobilità E Tirocini Aziendali

Posted on 15 giugno 2012 by Redazione Bricks

di Francesca Carpo e Maria Lucia Ercole

ITES “R. Luxemburg “ – Torino (www.luxemburg.it)

fcarpo@tiscali.it

maria.ercole@gmail.com

Il progetto in sintesi


Titolo

IVT CO.M.E.T.A. (Cooperazione Mobilità E Tirocini Aziendali) LLP-LDV-IVT-11-IT-292

Programma

LLP – Leonardo da Vinci

Durata

13 mesi

Anno di avvio

Ottobre 2011

Promotore

ITES “ R. Luxemburg” – Torino

Partner

 

IIS “8 Marzo”, Settimo Torinese
IIS “Berti”, Torino
IIS “Bosso-Monti”, Torino
IIS “Ferrini-Franzosini”, Verbania
IIS “Innocenzo IX”, Baceno (VC)
MIUR – Direzione Generale USR per il Piemonte
Assessorato alle Politiche Comunitarie della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola,
Unione Industriale del Verbano-Cusio-Ossola
Unione Industriale di Torino
Senzarete NETZLOS di Claudio Cassetti, Berlino (Germania)
Conland School Ltd. Hesketh House, Chester (UK)
Tellus Group, Parigi (Fancia)
RSN Tenon, Belfast (Irlanda)
ONECO Organización de Educación Comunitaria, Siviglia (Spagna)
GOREA  Ltd, London (UK)
Intercambio Training, Augsburg (Germania)

 

Sito web

http://luxemburg.no-ip.org/moodle 

La Piattaforma Moodle dell’ITES “R. Luxemburg”, inaugurata per l’occasione, ospiterà il corso  “Progetto CO.M.E.T.A. – Formazione Trainees “ e fungerà da supporto sia nella fase pre-stage di preparazione (fornendo supporti didattici per le diverse discipline coinvolte), che  nella fase di svolgimento dello stage stesso. Il blog attivato sulla piattaforma consentirà ai coordinatori, ai docenti e agli studenti stessi di tenersi in contatto durante l’esperienza di trainership all’estero, condividendo l’esperienza formativa. 

Sintesi del progetto

 

Il Progetto permette agli studenti selezionati/beneficiari, provenienti dalla Rete di scuole di Istituti Superiori della Regione Piemonte (Provincia di Torino e del VCO) di effettuare un tirocinio all’estero di 4 settimane presso aziende di Francia, Spagna, Irlanda, U.K. Germania grazie a una borsa di studio nell’ambito del programma LDV – IVT.

 

Principali prodotti

Piattaforma FAD Moodle ITES “R. Luxemburg”, disseminazione tramite giornate condivise, monografie, riviste, seminari. Certificazione ECVET.

 

Il coinvolgimento delle scuole italiane

 


Insegnanti coinvolti nella progettazione

Team di lavoro presso la scuola capofila e referenti presso gli organismi d’invio (scuole italiane) per un totale di 10 docenti.

Insegnanti coinvolti nell’erogazione di corsi

7 docenti di lingue (francese, inglese, spagnolo e tedesco) tra Torino e la provincia del VCO, 3 docenti per economia della impresa, geografia e sicurezza.

Studenti coinvolti nelle mobilità

61 studenti delle scuole coinvolte

 

Il progetto CO.M.E.T.A. (Cooperazione, Mobilità E Tirocini Aziendali)

Il progetto CO.M.E.T.A. (Cooperazione, Mobilità E Tirocini Aziendali) è un progetto LLP Leonardo da Vinci IVT, nato su iniziativa di una Rete di Scuole Superiori piemontesi, collocate in 2 diverse province, Torino e Verbania, e rivolto a 61 allievi delle classi IV. 

Esso nasce dalla necessità di far avvicinare i giovani  al mondo del lavoro che li vedrà protagonisti dopo il diploma. Il gruppo target comprende i diversi indirizzi di studio caratterizzanti gli istituti partecipanti: Turistico, Aziendale, Informatico, Linguistico, Servizi sociali, Grafico, Agroambientale. La motivazione deriva dal voler far vivere ai partecipanti un’esperienza costruttiva permettendo loro di acquisire competenze specifiche sul campo ma anche offrire la possibilità di trasferire le conoscenze acquisite durante il curriculum di studi in un contesto diverso di pratica lavorativa trasformando le conoscenze in competenze. Dopo un periodo di preparazione generale, svolta sia in Italia, sia nel Paese di accoglienza, anche in FAD attraverso una piattaforma dedicata, i partecipanti potranno vivere l’esperienza di tirocinio in aziende e strutture collocate nei paesi partner – Francia, Germania, Inghilterra e Spagna – sotto il monitoraggio continuo di un tutor appositamente predisposto che seguirà l’intero percorso dei giovani correggendo il tiro in caso di obiettivi troppo pretenziosi. 

Il periodo di permanenza all’estero avrà una durata di 4 settimane e si svolgerà nel mese di luglio 2012. Tale scelta deriva da una delle motivazioni del progetto: abbinare i Progetti di Alternanza Scuola Lavoro, svolti dagli istituti italiani, ad una visione allargata, aperta al Mercato Europeo. In tale ottica si intende aprire questi percorsi ad una prospettiva più ampia, che permetta ai tirocinanti non solo di conoscere e praticare le aziende del territorio in cui vivono ma di allargare l’applicazione in nuove realtà a livello internazionale. 

L’obiettivo è far maturare nei partecipanti delle competenze e delle conoscenze più preziose e ricercate che solo una simile esperienza può offrire, per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro con certificate esperienze/competenze e adottare la strategia dell’Europa 2020 ovvero una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva migliorando l’efficienza dei sistemi di insegnamento e agevolare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro grazie a Youth on the Move, iniziativa faro della strategia. Il progetto intende inoltre dar continuità ed applicazione ad un progetto COMENIUS SVILUPPO DELLA SCUOLA conclusosi nel 2006, elaborato dall’Istituto Rosa Luxemburg in collaborazione con Francia e Germania: “Le pratiche dell’alternanza in Europa negli istituti di formazione professionale iniziale. Contesti e strumenti”. Si veda a proposito il sito 

http://www.plate-forme-franco-allemande.com/comenius/page_1009186.html 

realizzato a conclusione del progetto. 

Con l’attuazione di questo progetto il livello di partecipazione e permanenza degli studenti nel percorso dell’istruzione si arricchisce sicuramente di un aspetto pedagogico che valorizza la “pluralità dei luoghi della formazione” (apprendimento sul lavoro, formal learning, informal learning). La metodologia del progetto prevede momenti di incontro e d’interazione diretta con gli attori del mondo imprenditoriale, perché questi trasferiscano le proprie competenze ed esperienze e perché si possano creare occasioni di conoscenza reciproca tra studenti e datori di lavoro, da cui possono scaturire effetti che vanno dalla calibrazione del Curriculum Vitae del giovane, alla definizione del percorso di carriera, all’inserimento lavorativo. 

Altro aspetto rilevante del progetto è quello di promuovere l’adattabilità alle diverse realtà di organizzazione tecnologico/territoriale e di rafforzare il contributo della formazione professionale al miglioramento della competitività, della creatività, dell’occupabilità e dell’imprenditorialità giovanile, in particolare mediante la cooperazione tra istituti di formazione e imprese. 

l percorso, in coerenza con gli Obiettivi specifici e operativi del programma Leonardo da Vinci, intende rafforzare ulteriormente le competenze dei discenti, al fine di:

  • migliorare la qualità dell’istruzione e la messa in atto di stage internazionali, formativi e orientativi, rafforzando l’efficacia pedagogica della formazione;
  • aumentare il volume della mobilità, in tutta Europa, delle persone coinvolte nell’istruzione e formazione professionale iniziali e nella formazione continua; 
  • sviluppare e migliorare la formazione e l’orientamento professionale attraverso significative esperienze in aziende internazionali;
  • agevolare lo sviluppo di prassi innovative nel settore dell’istruzione e formazione professionale, e il trasferimento di queste prassi anche da un paese partecipante agli altri;
  • migliorare la qualità e aumentare il volume della cooperazione tra istituti od organizzazioni che offrono opportunità di apprendimento, imprese, parti sociali e altri organismi pertinenti in tutta Europa; 
  • incoraggiare l’apprendimento di lingue straniere moderne anche attraverso metodi e-Learning al fine di potenziare le competenze linguistiche e comunicative dei discenti;
  • avvicinare e adeguare la formazione al mondo del lavoro, che richiede professionalità pronte e flessibili, alle diverse realtà lavorative in cui i giovani si troveranno a operare nel futuro;
  • migliorare la trasparenza e il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze, comprese quelle acquisite attraverso l’apprendimento non formale e informale, in modo da favorire l’integrazione e la spendibilità in ambito locale e nazionale (priorità 5 del 2011) e sperimentare, applicare e promuovere il sistema ECVET. Infatti il tema del riconoscimento delle competenze è rilanciato nella strategia Europa 2020 e nell’iniziativa faro della strategia “Youth on the Move” con l’obiettivo di valorizzare non solo gli apprendimenti formali tradizionali ma anche e soprattutto gli apprendimenti non formali e informali. ECVET propone un approccio che consenta di prendere in considerazione i risultati dell’apprendimento acquisiti all’estero, secondo i requisiti richiesti ai fini del rilascio di una qualifica nel Paese d’origine di un discente. La gestione dell’iniziativa è stata progettata e pianificata nel rispetto della Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18/12/2006, relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione professionale – Carta Europea di Qualità per la Mobilità.

Attraverso l’attività di Disseminazione si intende garantire che i risultati del Progetto CO.M.E.T.A., e con esso le finalità del Programma Leonardo Da Vinci, siano adeguatamente riconosciuti, dimostrati e implementati su una vasta scala. Con la diffusione verrà realizzato un processo, preventivamente pianificato, finalizzato a fornire informazioni sulla qualità, la coerenza e l’efficacia dei risultati conseguiti con il progetto. Si tratta pertanto di una fase conclusiva, realizzata nell’ultimo mese, che chiude il percorso di progetto, proprio perché solo in questo momento tutti i risultati sono disponibili. La diffusione e disseminazione dei risultati verrà realizzata attraverso la partecipazione attiva di tutti i Partner. In modo specifico la Disseminazione dei Risultati verrà realizzata attraverso un piano dettagliato che coinvolgerà non solo gli Istituti Superiori Italiani, Esteri, le Imprese Estere, ma anche gli Enti Istituzionali che parteciperanno attivamente a questa fase. 

Si prevede la creazione di una banca dati, presso gli Enti di competenza, di nominativi di alunni con competenze specifiche ricavabili dalle esperienze di tirocini formativi all’estero (accordi già fissati con partner intermediari). 

La disseminazione sarà sostenuta attraverso strumenti quali: siti Internet, meeting, workshop, videoconferenze, follow up all’attività di formazione  mediante apertura di forum o blog, DVD, pubblicazioni di brochure e materiale di pubblicizzazione, documenti di riepilogo, stampa locale. 

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eLene2Learn: ICT a supporto dei processi di “learnig to learn” nel passaggio dalla scuola superiore all’università

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eLene2Learn: ICT a supporto dei processi di “learnig to learn” nel passaggio dalla scuola superiore all’università

Posted on 16 marzo 2012 by Redazione Bricks

di Daniela Casiraghi

METID1 (www.metid.polimi.it), Politecnico di Milano

daniela.casiraghi@polimi.it

Il progetto in sintesi


Titolo

eLene2learn

Programma

Lifelong Learning Programme

Durata

3 anni

Anno di avvio

Novembre 2011

Promotore

METID – Politecnico di Milano  

Partner

Université Nancy 2 (UN2), 
EDEN, 
ZMML, 
Universität Bremen, 
Ellinogermaniki Agogi,  
Fundaciò per la Universitat Oberta de Catalunya (FUOC), 
University of Helsinki , 
Maria Curie Sklodowska University – University Centre for Distance Learning, University of Dundee

Sito web

http://www.elene2learn.eu/

Sintesi del progetto

Il progetto eLene2Learn nasce dalla collaborazione di differenti enti europei che agiscono nel campo dell’e-learning e che dal 2003 si sono impegnati a valorizzare l’utilizzo delle ICT in ambito scolastico e accademico. In particolare il progetto eLene2learn esplora e promuove l’introduzione delle nuove tecnologie nell’ambito delle sviluppo di competenze di “learning to learn” particolarmente utili durante le fasi di transizione a differenti ambiti di apprendimento. Il passaggio che più frequentemente crea problematiche è quello dalla scuola secondaria all’ambito accademico. 
Il progetto mira a definire approcci innovativi in tale momento, focalizzando l’attenzione anche sulle possibilità di trasferimento di tali approcci a differenti contesti. Il progetto mira  inoltre a definire linee guida e una raccolta di best practices che permetteranno di diffondere i risultati e gli approcci del progetto a un pubblico più ampio di quello interpellato nella fase di sperimentazione

Principali prodotti

Ambiente online di e-collaboration; progetti sperimentali di utilizzo delle ICT nell’ambito descritto; guide di utilizzo degli strumenti e dei relativi modelli d’uso; report intermedi e finali che analizzino il percorso fatto e descrivano le possibili modalità di trasferimento delle esperienze effettuate. Tutti i contenuti e gli output prodotti saranno caricati all’interno dell’ambiente online.

 

Il coinvolgimento delle scuole italiane

 


Insegnanti coinvolti nella progettazione

Circa 10

Insegnanti coinvolti nell’erogazione di corsi

Da valutare a fine progettazione dei percorsi sperimentali

Studenti coinvolti

Circa 10

 

eLene2Learn: ICT a supporto dei processi di “learning to learn” nel passaggio superiori-università

Il progetto eLene2Learn (http://www.elene2learn.eu) nasce dalla collaborazione di differenti enti europei impegnati nel campo dell’e-learning: dal 2003 tali enti si sono raccolti nel consorzio eLene (http://www.elene-centre.net/) che mira a sviluppare progetti che valorizzino l’utilizzo delle ICT in ambito scolastico e accademico.

 
Figura 1:  Il video channel di eLene Network (http://www.elene-centre.net/vlog.htm)

Il progetto è dunque finalizzato a esplorare e promuovere l’introduzione delle nuove tecnologie per lo sviluppo di competenze di “learning to learn” particolarmente utili durante le fasi di transizione a differenti contesti di apprendimento.
Tali transizioni rappresentano una sfida per qualsiasi persona impegnata in una carriera formativa in quanto necessitano capacità di adattamento a nuovi ambienti fisici e virtuali, a differenti modalità di insegnamento, a nuovi approcci, a nuove tipologie di materiali; non da ultimo, risulta necessario per chi debba affrontare il passaggio, imparare a convivere, collaborare e interagire in una nuova “comunità”. Tale processo di transizione crea difficoltà soprattutto nel “salto” dalla scuola secondaria all’università, come dimostrato dall’alto tasso di abbandono registrato non solo in Italia ma anche in paesi molto diversi quali la Francia e la Finlandia. In ambito europeo numerosi sono gli sforzi per colmare il divario: si assiste infatti alla proliferazione di progetti focalizzati su tematiche specifiche di tipo pratico (per esempio: open day, guide virtuali dei campus, etc…) o collegate alle discipline oggetto di studio (per esempio: percorsi di matematica ad hoc, accesso anticipato degli studenti ad alcune lezioni, …).
Il progetto eLene2learn offre una risposta differente al problema: parte, infatti, dalla convinzione che sia tanto utile supportare gli studenti nelle questioni più puntuali e pratiche, quanto sia fondamentale fornire competenze di “learning to learn” che potranno essere applicate in questa prima critica fase di passaggio così come nell’arco dell’esistenza dell’individuo (nei processi di life long learning).

Al fine di meglio comprendere il tema di progetto, quindi le competenze che si vogliono valorizzare attraverso l’uso delle ICT, si riporta la definizione di “Learning to learn”, “Imparare a imparare” della Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente (Bruxelles, 10-11-2005): "Imparare a imparare è l’abilità di perseverare nell’apprendimento. Le persone dovrebbero essere in grado di organizzare il proprio apprendimento anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni, sia a livello individuale che in gruppo."
Questa competenza comprende la consapevolezza del proprio processo apprenditivo e dei propri bisogni, l’identificazione delle opportunità disponibili e la capacità di sormontare gli ostacoli in modo da apprendere in modo efficace. Ciò comporta l’acquisizione, l’elaborazione e l’assimilazione di nuove conoscenze e abilità come anche la ricerca e l’uso di strumenti orientativi. Il fatto di imparare a imparare fa sì che i discenti prendano le mosse da quanto hanno appreso in precedenza e dalle loro esperienze di vita per usare e applicare conoscenze e abilità in tutta una serie di contesti – a casa, sul lavoro, in situazione di istruzione e formazione. La motivazione e la fiducia sono elementi essenziali perché una persona possa acquisire tale competenza"
.

Leggendo la definizione sopra riportata si intuisce quali siano le attitudini da sviluppare: costanza, organizzazione e gestione del tempo e delle informazioni, collaborazione in gruppo e autonomia, autovalutazione del grado di apprendimento raggiunto, …

Il realtà, come illustrato in un recente report stilato in Francia, la conoscenza del ruolo delle ICT in tale ambito è ancora in stato embrionale e richiede ulteriori investigazioni (Réussir l’entrée dans l’enseignement supérieur, Institut national de recherché pédagogique, Dossier d’actualité n°59, déc 2010). Da qui è nata l’idea di progetto che mira a sviluppare e a risolvere la poco nota equazione «learning to learn + ICT + lifelong learning transition» cercando e sperimentando soluzioni innovative.
La componente internazionale del progetto è un ulteriore valore aggiunto che può guidare all’innovazione: da una prima ricerca effettuata è stata rilevata la presenza di numerose iniziative ed esperienze sviluppate a livello locale, regionale e nazionale in molti dei paesi coinvolti nel gruppo di lavoro.
Lo scambio di esperienze tra differenti contesti transnazionali può fungere da stimolo per lo sviluppo di nuove idee, così come la valutazione delle soluzioni progettate da parte di differenti punti di vista e contesti può permettere la definizione di approcci e metodologie che siano aperti a differenti ambiti, con un alto livello di trasferibilità sia da un paese all’altro sia da un settore educativo all’altro.
Per fare un esempio concreto, gli ePortfolios sono usati in modalità differenti nei diversi paesi: analizzando quindi le singole modalità si potranno mantenere e raccogliere i modelli d’uso più validi e significativi ripresi dai  differenti contesti. Tuttavia si dovranno identificare le tutte le possibili disomogeneità che costituiscono  barriere alla trasferibilità – come ad esempio le specifiche legislazioni nazionali, le competenze del corpo insegnanti e l’attitudine all’utilizzo dello strumento, etc – e superarne, ove possibile, i limiti.
Infine, come già dimostrato in altri progetti e ricerche condotti dal Network eLene, la definizione di una pratica o di un approccio in ambito transnazionale aggiunge valore e credibilità allo stesso, contribuendo a superare le resistenze degli insegnanti e dei decision maker del settore afferenti ai singoli paesi. (Il gruppo eLene ha un gruppo su facebook http://www.facebook.com/groups/337054472985447/)

Al fine di perseguire l’obiettivo di progetto (supportare gli studenti, e i docenti che li accompagnano nel passaggio dalla scuola secondaria all’università, nello sviluppo delle competenze “learning to learn” attraverso lo sviluppo di buone pratiche nell’uso delle ICT e dei media digitali in tale ambito) sono stati identificati obiettivi specifici.
In primo luogo sarà necessario individuare e analizzare nel dettaglio le esperienze esistenti inerenti al tema di progetto in ciascun paese coinvolto. 
In secondo luogo sarà necessario elaborare idee innovative e sperimentarle all’interno di percorsi di apprendimento concreti.
Al fine di perseguire l’obiettivo di trasferibilità, quindi l’estensione delle esperienze stesse e dei modelli d’uso individuati ad altri gruppi di utenti (ad esempio ad adulti che rientrino nel mondo accademico), verrà effettuata un esperienza di ricontestualizzazione dei modelli d’uso identificati in altri ambiti.
Obiettivo finale è giungere a tracciare la “lesson learnt”, sempre con particolare riferimento alla trasferibilità degli approcci individuati.
Durante tutto lo sviluppo del progetto si arriverà inoltre ad aumentare la consapevolezza delle potenzialità di utilizzo delle ICT nello sviluppo delle competenze di “learning to learn” all’interno del network stesso.
Attraverso l’implementazione degli approcci individuati e la trasposizione sperimentale ad altri ambiti il network eLene identificherà esempi di buone pratiche, definirà le condizioni di trasferibilità e coinvolgerà gli stakeholders dell’ambito scolastico e accademico e gli enti governativi a trasporre le attività sperimentate a livello di sistema.
Il network avrà l’obiettivo, non solo di generare consapevolezza rispetto all’uso efficace delle ICT in ambito di supporto ai processi di “Learning to learn”, ma di offrire nuove opportunità a docenti e studenti i quali sperimenteranno l’applicazione concreta degli approcci individuati all’interno di percorsi didattici curriculari.
Coloro che già utilizzano particolari tecnologie (ad esempio gli ePortfolio) potranno migliorare la metodologia d’uso prendendo spunto da casi di best practices individuate nell’ambito del progetto. Coloro che al contrario hanno individuato alcune necessità ma non hanno ancora sviluppato risposte concrete potranno trarre spunto da un bacino di esempi ed esperienze, oltre che dal supporto della community.

Le fasi di lavoro individuate al fine di raggiungere i molteplici obiettivi individuati sono principalmente tre.

Nella prima fase di progetto (Novembre 2011 – Luglio 2012) verranno identificati, analizzati e rapportati differenti approcci di utilizzo delle ICT dal punto di vista della ricerca, della pratica e delle regolamentazioni presenti nei differenti contesti nazionali, prestando attenzione alle caratteristiche di trasferibilità degli stessi ad altri contesti. Verranno inoltre organizzati focus group che coinvolgeranno studenti e insegnati delle singole realtà europee. Durante i focus, in prima istanza si arriveranno a definire gli “user requiremets” , quindi si profilerranno ipotesi di approcci innovativi da sviluppare e sperimentare.
I risultati verranno presentati nel Practice Exchange Forum (PEF) alla conferenza annuale EDEN 2012.

Nella seconda fase di progetto (Luglio 2012-Dicembre 2013) ciascun partner europeo selezionerà approcci individuati da altri partner implementandoli nel proprio contesto. 
Verranno quindi progettate e realizzate azioni formative rivolte a docenti e studenti al fine di integrare i modelli d’uso da sperimentare nelle pratiche didattiche in corso. 
I risultati di tale fase saranno condivisi attraverso webinar e durante la “EDEN Open Classroom conference” a ottobre 2013. 

Nella terza fase (Dicembre 2013 – Ottobre 2014) verranno raccolti i risultati attraverso questionari e interviste a studenti e docenti e verrà costruito un report contenente la “lesson learnt”, i punti di forza e debolezza di quanto sperimentato. Il tutto verrà presentato in una conferenza finale.


Figura 2: l’home page del sistema di e-collaboration implementato per il progetto

Al fine di permettere la collaborazione all’interno del network verrà utilizzata una “piattaforma 2.0” che costituirà l’hub centrale per tutte le attività online, rivolte sia al network sia alla comunità allargata: la piattaforma stessa sarà quindi utilizzata per attività di e-collaboration quali la condivisione di documenti, la discussione, l’organizzazione di webmeeting e webinar,  l’organizzazione e calendarizzazione delle attività, etc.
In particolare attraverso uno strumento di webconference integrato verranno organizzate, e privilegiate, le attività di tipo sincrono soprattutto nelle fasi di lancio delle singole attività al fine di stimolare il diretto coinvolgimento delle persone all’interno del progetto; in tal senso le comunicazioni sincrone verranno utilizzate principalmente  per completare le informazioni trasmesse durante i meeting online.
Verranno inoltre utilizzati strumenti online esterni alla piattaforma (i.e. Cmap and Prezi) che ne completino le funzionalità rispondendo agli obiettivi di progetto e alle necessità di cooperazione all’interno del network.

 

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MyMobile – Un progetto europeo sull’Education on the Move

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MyMobile – Un progetto europeo sull’Education on the Move

Posted on 01 settembre 2011 by Redazione Bricks

di Maria Ranieri
Ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione e dei Processi Culturali e Formativi dell’Università di Firenze



maria.ranieri@unifi.it


Il progetto

Titolo MyMobile – Education on the move
Programma Programma LLP – Grundtvig 2010-2012
Durata 2 anni (anno di avvio 2010)
Partner Laboratorio di Tecnologie dell’educazione, Università di Firenze (Italia), Institute of Education (UK), Media Animation (Belgio)
Promotore medien+bildung.com (Germania)
Sito Web http://www.mymobile-project.eu
Sintesi del progetto

Scopo principale del progetto è quello di promuovere il confronto tra approcci e metodologie messe a punto a livello europeo nel settore del mobile learning e di sviluppare linee guida sull’impiego dei dispositivi mobili a supporto dell’educazione degli adulti nel contesto del lifelong learning. L’idea è quella di valorizzare le esperienze pregresse dei partner, condotte in ambito scolastico e universitario, adattandole alle esigenze dei contesti più informali tipici dell’educazione degli adulti, per ricavarne linee guida progettuali applicabili in questo ambito.

In breve, le parole chiave di MyMobile sono: confronto e trasferimento di esperienze in Europa, elaborazione di modelli progettuali per il mobile learning nel contesto della formazione continua, messa a punto di scenari pedagogici e attività istruttive per l’educazione degli adulti attraverso strumenti mobili e digitali.

Principali prodotti

Sito web, 4 workshop nazionali, linee guida

MyMobile – Education on the Move è il titolo di un progetto europeo sul mobile learning, finanziato per il 2010-2012, nel quadro del programma Grundtvig. Questo programma comunitario riguarda specificamente l’educazione degli adulti (EDA – sugli ambiti dell’EDA si rimanda a Federighi), ma come vedremo MyMobile ha inteso sviluppare esperienze attuabili anche in contesto scolastico.

Il progetto è coordinato da medien+bildung.com, un’organizzazione no profit con sede in Germania, che si occupa di educazione con/ai media e che ha partecipato ad iniziative sul mobile learning nella scuola. Gli altri partner sono il Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione dell’Università di Firenze, che ha promosso esperienze nel settore grazie al progetto Ensemble e ha curato il booklet “Mobile Learning per promuovere l’integrazione sociale”, il London Mobile Learning Group dell’Institute of Education di Londra, che da anni conduce ricerche e iniziative sulle applicazioni educative dei dispositivi mobili, e Media Animation un’agenzia belga attiva a livello europeo nel campo della media e multimedia education.

Scopo principale della partnership è quello di promuovere il confronto tra approcci e metodologie messe a punto a livello europeo nel settore del mobile learning e di sviluppare linee guida sull’impiego dei dispositivi mobili a supporto dell’educazione degli adulti nel contesto del lifelong learning. L’idea è quella di valorizzare le esperienze pregresse dei partner, condotte in ambito scolastico e universitario, adattandole alle esigenze dei contesti più informali tipici dell’educazione degli adulti, per ricavarne linee guida progettuali applicabili in questo ambito.

In breve, le parole chiave di MyMobile sono: confronto e trasferimento di esperienze in Europa, elaborazione di modelli progettuali per il mobile learning nel contesto della formazione continua, messa a punto di scenari pedagogici e attività istruttive per l’educazione degli adulti attraverso strumenti mobili e digitali.

Il target group del progetto è costituito da insegnanti, educatori, formatori attivi nel campo dell’EDA, in particolare da soggetti che operano con gruppi sociali svantaggiati o marginalizzati, nell’ottica di favorire una maggiore collaborazione a livello europeo tra istituzioni scolastiche e altre agenzie attive nel settore della media education e dell’educazione degli adulti. Questi attori sono coinvolti a vari livelli in qualità di potenziali moltiplicatori dei risultati del progetto. Accanto a insegnanti e formatori, partecipano anche soggetti adulti in formazione, in particolare adulti con difficoltà.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati e coinvolgere i beneficiari del progetto i partner hanno pianificato (e in parte già attuato) le seguenti azioni:

  • Mobilità internazionali: obiettivo delle mobilità internazionali è quello di favorire lo scambio tra i partner di visioni ed esperienze sul mobile learning nell’ottica di costruire un lessico comune sul tema ed individuare possibili strategie di intervento e di uso didattico dei dispositivi mobili; sono già stati realizzati due meeting internazionali, uno ad ottobre 2010 in Germania nella città di Gutenberg e l’altro nel marzo 2011 a Firenze in Italia ; il prossimo si svolgerà in Belgio a novembre mentre l’evento finale avrà luogo nell’aprile del 2012 in UK.
  • Workshop nazionali: lo strumento scelto per passare dalla condivisione iniziale delle esperienze al coinvolgimento dei beneficiari e all’elaborazione delle linee guida generali consiste nella realizzazione di workshop a livello nazionale. L’obiettivo dei workshop è infatti quello di testare metodi e tecniche di impiego didattico dei dispositivi mobili  per sondarne la spendibilità nel contesto dell’EDA e ricavarne principi e raccomandazioni di carattere più generale. Alcuni workshop sono stati già realizzati o sono in corso di svolgimento (in Italia e Belgio), altri saranno avviati nel prossimo autunno. Ciascuno di essi, come vedremo più avanti, si connota per contenuti e approcci specifici.
  • Valutazione dei workshop nazionali: i workshop nazionali sono sottoposti alla valutazione dei partner in un processo di revisione tra pari. Attraverso visite sul campo e scambi virtuali i singoli partner assistono reciprocamente alle attività dei workshop per monitorarne l’andamento e valutarne gli esiti. Per favorire il processo di monitoraggio e valutazione i partner hanno sviluppato strumenti di valutazione ad hoc condivisi nella piattaforma di lavoro comune.
  • Definizione delle linee guida: le sperimentazioni attuate attraverso i workshop e la valutazione reciproca delle attività svolte offriranno la base per lo sviluppo delle linee guida. Queste ultime, in particolare, verranno prodotte sotto forma di agili raccomandazioni di natura metodologica ad uso di pratici e progettisti per l’impiego polifunzionale dei dispositivi mobili in ambito formativo informale. Questa attività sarà svolta entro la fine del progetto.

Fig. 1 – MyMobile, Secondo incontro, Firenze, Marzo 2011

Come si evince da quanto sopra riportato, i workshop giocano un ruolo chiave per lo svolgimento del progetto. Cerchiamo allora di capire meglio in cosa consistono, soffermandoci in particolare sul workshop realizzato in Italia.

I workshop nazionali in UK, Belgio e Germania

In Inghilterra il workshop verrà coordinato da Ben Bachmair e Norbert Pachler, autori insieme a John Cook del volume Mobile learning. Structures, Agency, Practices e, in italiano, dell’articolo Mobilità ubiquitaria con i telefoni cellulari in contesto scolastico formale – un approccio al mobile learning basato su una cultura ecologica.

L’idea chiave del workshop è quella di supportare un gruppo di studenti a rischio – che parteciperanno ad alcuni corsi speciali presso l’Uxbridge College –  nell’identificazione di tematiche di apprendimento di interesse personale per favorire il loro coinvolgimento nelle opportunità di apprendimento offerte dal college. Il target group è caratterizzato da soggetti con difficoltà ad impegnarsi in attività di apprendimento formali e con carriere scolastiche non lineari.

Attraverso il workshop si intende aiutare i partecipanti a ridurre i gap e metterli in grado di sfruttare i loro media personali e le loro abitudini di apprendimento per prepararsi alla fruizione di esperienze educative in contesti formali. I partecipanti verranno divisi in tre sottogruppi per analizzare le loro motivazioni personali e le opportunità offerte dal college; i gruppi si video-intervisteranno reciprocamente, produrranno una documentazione fotografica delle loro esperienze formali e dei loro contesti di vita ordinari; prepareranno infine una presentazione multimediale contenente i risultati delle loro attività. La creazione di un mobile portfolio accompagnerà l’attività di ogni partecipante; il portfolio accoglierà un diario personale e una sezione che documenta i risultati di apprendimento. Anche i facilitatori produrranno un mobile portfolio per riflettere sull’andamento delle attività e analizzarne gli esiti.

Il workshop si baserà sull’esperienza pregressa del London Mobile Learning Group, in particolare sui concetti di conversational threads (trame conversazionali), responsive contexts (contesti responsivi) e user-generated contexts (contesti generati dall’utente) (vedi Parameters and focal points for planning and evaluation of mobile learning).

In Belgio il workshop si svolge nel quadro dell’iniziativa Become Media Coach, un progetto avviato nel 2009 con l’obiettivo di promuovere e sviluppare le competenze mediali di educatori e formatori attivi in organizzazioni culturali, sociali e educative. Per questa edizione del 2011 è previsto anche l’impiego di dispositivi mobili.

Il workshop è condotto da Media Animation in collaborazione con ACMJ, AJP, JFB, CBAI, RTBF, La Mediathèque e ICC; la sperimentazione sul mobile learning è supervisionata da  Paul de Theux e Catherine Geeroms di Media Animation (vedi su FB).

Il workshop ha la durata complessiva di otto mesi, da marzo a ottobre 2011, e prevede seminari in presenza e attività online/on-the-move. Ogni partecipante ha a disposizione tre mesi per mettere in pratica ciò che ha appreso producendo un progetto didattico sulla media literacy attuabile nel proprio contesto professionale. Per supportare le attività istruttive e di condivisione tra i partecipanti è stata allestita una piattaforma Moodle con funzionalità come blog e wiki.

Ci si aspetta che i destinatari accedano ai contenuti della piattaforma anche attraverso dispositivi mobili e che, parallelamente, riflettano sulla loro esperienza di mobile learning.

La valutazione dei prodotti realizzati dai partecipanti e del workshop nel complesso avverrà ad ottobre 2001.

Referenti del workshop in Germania sono i media educator di  medien+bildung.com, in particolare Daniel Zils che gestirà il workshop in collaborazione con Michaele Schneider della More Generational House Wittlich.

Il workshop dal titolo Calling mobile – learning mobile?! si propone di incoraggiare i partecipanti ad utilizzare il cellulare non solo a scopo comunicativo, ma anche come strumento per apprendere in contesto lavorativo, facendo uso di altre funzionalità quali fare foto, creare piccoli video, registrare podcast e così via.

Il target group è costituito da “moltiplicatori” attivi nel campo dell’EDA, come formatori nelle comunità scolastiche o in associazioni di volontariato quali la More Generational Houses in Rhineland-Palatinate.

L’iniziativa si svolgerà nel prossimo settembre e prevede tre incontri in presenza e attività online attraverso una piattaforma dedicata e on-the-move.

Il workshop MyMobile in Italia

In Italia il workshop è stato ideato e condotto dalla scrivente e da Isabella Bruni in collaborazione con i ricercatori italiani (Maria Chiara Pettenati e Davide Calenda) del progetto europeo LinksUp, nell’ambito di TRIO, la piattaforma e-learning  ufficiale della Regione Toscana.

L’idea chiave del workshop dal titolo “Mobile 2.0 to support visibility and job search” è stata quella di aiutare studenti adulti svantaggiati a sviluppare competenze digitali utili per promuovere le capacità di autorappresentazione ed aumentare la visibilità personale per la ricerca del lavoro (per approfondimenti si veda Malita L., Boffo V. (eds.), Finding the First Jobs through Digital Storytelling. A Guide to Getting into the Employment World, Mirton Printinghouse, Timişoara 2010). In particolare, il focus è stato posto su come progettare, implementare e disseminare un CV (curriculum vitae) multimediale attraverso l’impiego di dispositivi mobili e strumenti del web 2.0.  Un CV multimediale è uno strumento grazie al quale il soggetto presenta se stesso, le proprie esperienze professionali e di vita, le proprie capacità e competenze allo scopo di autopromuoversi nel mondo del lavoro. Contiene elementi multimediali come audio, video, immagini e animazioni, e può essere disseminato attraverso i social network, le banche dati online o anche i telefoni cellulari. Per farsi un’idea si possono visionare alcuni esempi di video-cv disponibili a questo indirizzo: http://www.videocv.org/category/guide/esempi.

Il target group era costituito sia da giovani in cerca di prima occupazione sia da soggetti con difficoltà nella ricerca di un nuovo lavoro e da migranti in cerca di nuove opportunità.

Il workshop si è svolto a Firenze da maggio a giugno 2011 attraverso 3 incontri e coinvolgendo circa 10 persone dai 25 ai 60 anni, alcune provenienti dalla Toscana, altre dalla Romania, dal Marocco e dal Perù.

Gli incontri si sono svolti nelle aule attrezzate di Novolab, uno spazio pubblico allestito nel Polo universitario di Novoli e promosso dalla Provincia di Firenze per favorire l’integrazione tra apprendimento e lavoro.

Il workshop è stato così strutturato:

  • il primo incontro è stato dedicato alla presentazione delle caratteristiche e dei vantaggi del curriculum multimediale. Sono stati mostrati anche differenti tipi di CV multimediali in relazione ai diversi obiettivi, contesti e profili individuali. Allo stesso tempo, i partecipanti guidati dai ricercatori hanno cominciato a riflettere sui possibili argomenti da affrontare nel CV,  gli eventuali obiettivi e il target, e anche sui contenuti multimediali da raccogliere o creare;

  • il secondo incontro si è focalizzato sui metodi e le tecniche di progettazione e implementazione di un CV multimediale, dallo storyboarding all’uso di strumenti specifici per l’implementazione. Parallelamente i partecipanti hanno cominciato a creare il loro story board;

  • il terzo incontro è stato dedicato all’acquisizione di materiali come immagini, audio, ecc., e alla creazione del CV multimediale.

Fig. 2 – Studenti a lavoro con le tutor

Fig. 3 – Una partecipante si autopresenta

Fig. 4 – Uno studente a lavoro

Nell’ambito del workshop i dispositivi mobili sono stati considerati sotto una duplice prospettiva, ossia come strumenti per acquisire informazioni visuali sui contesti di vita personali da utilizzare nel CV multimediale e come supporto per interagire con gli studenti. Inoltre, sono state investigate le rappresentazioni e gli usi che i partecipanti fanno degli strumenti digitali attraverso focus group e questionari.

Dal punto di vista tecnico e multimediale si è insistito sull’uso di strumenti facili e a basso costo, ossia su dispositivi alla portata di tutti. In particolare per la progettazione dei contenuti del CV si è fatto uso di strumenti di produzione multimediale disponibili in Open Office, mentre per l’implementazione è stato utilizzato Photo Story 3 di Microsoft []. L’impiego di uno strumento proprietario è stato il risultato di una scelta quasi obbligata per la sua facilità di reperimento, diffusione, uso e installazione.

Per supportare la condivisione dei contenuti e l’interazione è stato creato un blog accessibile al seguente indirizzo: http://multimediacv.wordpress.com.

Al termine dell’attività tutti i partecipanti hanno prodotto un primo draft del loro CV multimediale, utilizzando sia contenuti multimediali preesistenti (ad esempio, vecchie foto) sia materiali prodotti ex-novo (anche attraverso le funzionalità del cellulare). Alcuni esempi di CV saranno pubblicati prossimamente sul blog del workshop e disseminati online.

Attività di questo tipo sono facilmente attuabili anche in contesto scolastico, con ricadute interessanti sul piano dell’orientamento e della valorizzazione delle competenze del soggetto. Oltretutto, senza “mitizzare” troppo, l’impiego di strumenti digitali (da Internet al telefono cellulare) familiari alla gran parte degli studenti potrebbe risultare per loro stimolante suggerendo usi diversi da quelli ordinari e, forse, meno banali… In altri termini, piuttosto che proibire l’uso del cellulare, l’idea sarebbe quella di avvicinare gli studenti ad una maggiore e migliore conoscenza delle funzionalità di questo dispositivo e alla sua spendibilità per attività di apprendimento. Benché le nuove generazioni facciano ampio uso di questi dispositivi, infatti, non si può dare per scontato che ne conoscano funzionalità e potenzialità. Si tratta allora di esplorare lo strumento ed utilizzarlo in modo consapevole. L’idea di lavorare sull’autorappresentazione in termini funzionali alla promozione delle proprie competenze fa leva sul “dono dell’ubiquità” tipica del cellulare e sulla rilevanza di sviluppare capacità autonarrative e di presentazione di sé.

Spunti sull’impiego didattico dei dispositivi mobili (dal cellulare al podcast) in ambito scolastico sono contenuti in alcuni lavori raccolti in: Ranieri M., Ravotto P., Special issue sul mobile learning, Form@re, n. 73, Gennaio 2011. Altri suggerimenti sulla produzione di “narrazioni mobili digitali” con adolescenti sono desumibili dal progetto Piagge mobili.

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La mobilità studentesca tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo

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La mobilità studentesca tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Marcello Scalisi
Direttore Esecutivo UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo



m.scalisi@uni-med.net


Da un paio di anni viene da più parti richiesto all’Unione Europea di sostenere un programma di mobilità studentesca aperto alla partecipazione delle istituzioni accademiche e della formazione dei paesi della riva sud del mediterraneo, che contribuisca così ad avvicinare gli studenti ed i ricercatori delle due rive del mediterraneo.

Tuttavia manca la necessaria empatia (e non solo politica) su questo importante tema. Fino ad adesso l’idea di un grande programma di mobilità studentesca aperto ai paesi vicini dell’UE è rimasta confinata nell’ambito di un dibattito tra addetti ai lavori, intellettuali, diplomatici, universitari e non ha assunto una vera e propria dimensione pubblica.

La mobilità studentesca con i paesi della riva sud del mediterraneo è di fatto già possibile, ma per un numero di studenti e ricercatori molto contenuta, grazie ai programmi ERASMUS MUNDUS, TEMPUS, AVERROE’ ed altri: si tratta tuttavia di poche centinaia di studenti all’anno che possono usufruire di borse di studio finanziate da questi programmi.

Unimed – Unione delle Università del Mediterraneo, www.uni-med.net – ha lanciato durante l’Assemblea Generale che si è tenuta presso l’Università del Salento dal 7 al 9 luglio scorso, una petizione on line alla Commissione Europea affinché venga adottato un importante e ampio programma Erasmus e Leonardo da Vinci per il Mediterraneo, che ripeta, in un ambito geografico e politico più ampio, le fortunate esperienze di questi programmi europei.

La petizione si propone innanzi tutto di sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto i giovani della regione euro mediterranea su questo tema affinché il dibattito assuma una dimensione ampia e speriamo condivisa con le istituzioni accademiche e formative della intera regione mediterranea.

In poche settimane hanno sottoscritto la petizione centinaia di studenti e professori di tutti i paesi del mediterraneo e speriamo di raggiungere l’obiettivo minimo delle 10.000 firme entro la data di chiusura della petizione che è stata fissata al 15 novembre 2011. La petizione è consultabile on line sul sito di UNIMED e le firme così raccolte saranno consegnate ai rappresentanti del Parlamento Europeo e della Commissione.

I programmi ERASMUS e LEONARDO DA VINCI hanno rappresentato, e rappresentano ancora oggi, iniziative di straordinaria importanza per la costruzione della dimensione europea. E’ proprio la rilevanza che questi programmi hanno assunto a dimostrare in maniera indiscutibile che la mobilità degli studenti e dei ricercatori potrebbe dare un contributo vincente alla definizione di una politica di vicinato più coerente con le esigenze ed i bisogni delle giovani comunità dei paesi del Maghreb e del Mashreq.

Alcuni dati possono aiutare a comprendere meglio la portata di questi programmi che hanno consentito a molti studenti universitari e dell’istruzione superiore di compiere una esperienza di studio, ma soprattutto di scambio e di integrazione, in altri paesi europei.

Il programma ERASMUS è stato avviato nel 1987 è il numero dei partecipanti è aumentato di anno in anno.

Nell’anno accademico 2007/2008 183.000 studenti europei hanno partecipato al programma Erasmus. Di questi 163.000 hanno studiato all’estero e 20.000 invece hanno partecipato a traineeships nell’ambito del programma Erasmus Placement. Anche i docenti ed il personale amministrativo partecipano attivamente al programma Erasmus: sempre nell’anno accademico 2007/2008, 27.000 docenti hanno svolto attività di insegnamento all’estero e 5.000 addetti degli uffici amministrativi e relazioni internazionali hanno preso parte al programma.

Complessivamente sono 2.500 le istituzioni universitarie europee e dei paesi associati che partecipano al programma ERASMUS.

Nel 2002 un milione di studenti aveva già partecipato al programma. Nel 2009 è stato raggiunto il tetto dei due milioni di studenti. L’obiettivo della Commissione, su sollecitazione del Parlamento Europeo, è di raggiungere entro il 2012 l’obiettivo dei tre milioni di partecipanti.

Il programma Leonardo da Vinci è stato istituito nel 1995 e ha tra i suoi principali obiettivi:

  • sostenere coloro che partecipano ad attività di formazione e formazione continua nell’acquisizione e utilizzo di conoscenze, competenze e qualifiche per facilitare lo sviluppo personale, l’occupabilità e la partecipazione al mercato del lavoro europeo;
  • sostenere il miglioramento della qualità e dell’innovazione nei sistemi, negli istituti e nelle prassi di istruzione e formazione professionale;
  • incrementare l’attrattiva dell’istruzione e della formazione professionale e della mobilità per datori di lavoro e singoli ed agevolare la mobilità delle persone in formazione che lavorano.

Nella nuova formulazione il programma Leonardo presenta un’articolazione basata su diverse tipologie di azione quali la mobilità degli individui (tirocini e scambi), progetti multilaterali di trasferimento dell’innovazione e progetti multilaterali di sviluppo dell’innovazione, reti tematiche di esperti, partenariati multilaterali centrati su temi di reciproco interesse dei partner.

Nel periodo 2000-2006 hanno preso parte al programma oltre 365.000 persone di 31 paesi tra paesi partner dell’Unione Europea e paesi associati.

Questi dati sintetici ben rappresentano la portata e l’importanza che l’Unione Europea e le istituzioni universitarie e formative hanno assegnato ai programmi Erasmus e Leonardo da Vinci ed è altresì facile immaginare quali siano stati gli effetti positivi per gli studenti che ne hanno usufruito in termini di costruzione del proprio portfolio di conoscenze e competenze, oltre appunto alla crescita della dimensione europea e della mobilità all’interno dei paesi dell’Unione.

Di recente la Commissione Europea sta rivedendo la propria posizione in merito alla mobilità studentesca con i paesi del Mediterraneo.

La primavera araba, oltre a rappresentare l’avvio di un processo di rinnovamento troppo a lungo atteso per le future democrazie arabe, ha di fatto innescato un processo di ridefinizione dell’agenda politica europea.

Le trasformazioni in atto in Egitto e Tunisia ed in generale il movimento di protesta dei giovani in diversi paesi del mediterraneo stanno imponendo una revisione della fallimentare Politica di Vicinato dell’Unione Europea.

In un documento del maggio scorso della Commissione Europea – Joint communication to the European Parlamient, the Council, The European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions: A new response to a changing Neighbourhood – vengono evidenziati alcuni punti essenziali per il rilancio della Politica di Vicinato nei confronti dei paesi del Mediterraneo.

Si sottolineano di seguito alcuni elementi di questa comunicazione che rappresentano il punto di partenza per sviluppare un’azione di pressione politica nei confronti delle istituzioni comunitarie per l’adozione di un programma di Mobilità Mediterraneo (Nord – Sud e viceversa).

La Commissione riconosce nel documento sopra richiamato che la mobilità ed i contatti tra le persone sono fondamentali per promozione della comprensione reciproca e per lo sviluppo economico. Oltre ad essere importanti per ragioni economiche e commerciali sono fondamentali per lo scambio di idee, di innovazione, per lo sviluppo sociale, per stabilire solide relazioni tra le imprese, le università e le organizzazioni della società civile.

Dopo questa enunciazione di principio la Commissione si spinge più avanti nella definizione di un programma di Mobility Partnership affinché la mobilità con i paesi terzi venga definita nell’ambito di accordi di cooperazione che diano benefici a entrambe le parti ed invita altresì ad agire per la semplificazione delle procedure per il rilascio dei visti, problematica ancora oggi non del tutto trascurabile.

Nel prosieguo della Comunicazione la Commissione individua tre punti cardine per lo sviluppo delle relazioni con I paesi del Mediterraneo: “democratic transformation and institution-building; a stronger partnership with the people; and sustainable and inclusive economic development”.

Limitando l’approfondimento al rafforzamento del partenariato con i cittadini dei paesi terzi mediterranei la Commissione annuncia che “School co-operation (eTwinning), student and academic staff mobility within university partnerships (Erasmus Mundus), structured cooperation for university modernisation (Tempus), and mobility of Young People (Youth in Action) will also be expanded to provide a better support to the youth. New initiatives may also be promoted in the field of culture”.

Sostanzialmente quindi, nonostante la Commissione riconosca la necessità di sostenere la Mobilità degli studenti e il complicato quanto incerto processo di trasformazione in atto nel mondo arabo, gli strumenti che saranno messi a disposizione sono gli stessi che ogni anno consentono ad un esiguo numero di studenti e  ricercatori di poter svolgere una esperienza di studio o lavoro all’estero.

Le premesse che il documento della Commissione contiene pertanto non sono ancora una base sufficiente affinché la stessa Commissione adotti una iniziativa che con coraggio e lungimiranza crei le condizioni affinché, attraverso la mobilità dei giovani, si affermi una futura Unione per il Mediterraneo in opposizione a quella che un paio di anni fa è stata lanciata dal governo francese  e che oggi di fatto è immobilizzata da veti reciproci.

Di fatto la Commissione non riesce ad intervenire in maniera più incisiva perché sussistono vari ostacoli che impediscono la nascita di un programma Erasmus e Leonardo da Vinci per il mediterraneo. Come conciliare ad esempio l’idea di un ampio programma di mobilità studentesca euro-mediterranea con le politiche migratorie sempre più restrittive dei singoli paesi europei?

I giovani tunisini, egiziani, siriani ed anche degli altri paesi del mediterraneo stanno ponendo con forza l’attenzione al futuro delle giovani generazioni e rivendicano una crescente richiesta di partecipazione e democrazia e l’Unione Europea, così come i singoli stati, non possono sottrarsi al fondamentale ruolo di vicinato e partenariato attraverso il sostegno delle loro istanze.

L’ampliamento degli attuali programmi di mobilità si pone quindi come esigenza primaria affinché i giovani dei paesi europei e dei paesi terzi mediterranei possano contribuire, attraverso la conoscenza reciproca e lo scambio, a creare i presupposti affinché le prossime generazioni politiche possano costruire insieme una nuova dimensione della cooperazione tra UE e paesi terzi.

Su questo fronte varie iniziative stanno convergendo nella direzione di un cambiamento di rotta almeno per ciò che riguarda la mobilità studentesca.

Una iniziativa formale, ad esempio, è stata presa da cinque parlamentari europei  che hanno presentato una dichiarazione alla Commissione ed all’Alto commissario affinché adottino un programma di Leonardo da Vinci  ed Erasmus Mediterraneo. L’iniziativa, che nel volgere di poche settimane ha riscontrato subito il sostegno di poco più di duecento europarlamentari di varie appartenenze politiche e nazionalità, parte dal presupposto dell’importanza che questi programmi hanno rappresentato per la costruzione europea e, al contempo, per sostenere gli sforzi che i giovani stanno compiendo e che sono stati sintetizzati nella primavera araba.

E’ giunto quindi il momento che gli studenti e le istituzioni accademiche della regione euro mediterranea facciano sentire con forza la loro voce proponendo iniziative politiche che vadano oltre i confini delle modeste azioni fin qui adottate.

I rappresentanti delle istituzioni accademiche e dell’istruzione devono contribuire alla definizione di nuovi modelli di ispirazione globale e di istruzione. Le prossime generazioni devono diventare cittadini del mondo e dobbiamo impegnarci a garantire una formazione accademica come ponte per un futuro prospero, pacifico, sereno. Dobbiamo aggiungere al nostro lessico una nuova e ambiziosa dizione: Diplomazia Accademica. Gli accademici infatti sono in grado di superare impunemente i confini politici.

E’ necessario lavorare insieme per offrire alle giovani generazioni esperienze che permettano agli individui di vedere il mondo oltre i loro orizzonti personali per farne così cittadini del mondo.

A partire quindi dalla mobilità degli studenti nella regione mediterranea, a partire dalla primavera araba che speriamo possa contagiare un po’ anche noi.

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2 – Pianese

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LETSGO

Posted on 25 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Lucio Pianese e Giorgio Di Lullo
Associazione Hermes Napoli, www.hermescuole.it - orghermes@hermescuole.it



Il progetto

Titolo LetsGo
Programma Lifelong Learning, Leonardo, Trasferimento dell’Innovazione
Durata Biennale 1 ottobre 2009 – 30 settembre 2011
Partner
Italia ISIS Leonardo da Vinci, Firenze – Promotore
Pixel – Coordinatore
Connectis
SILabo
C.I.P.A.T.
Associazione Hermes
Facoltà di Scienze della Comunicazione
COSEFI
Germania International Certificate Conference e.V.
Romania EuroEd Foundation
Polonia WSINF – The Academy of Information Technology
Spagna FASE.net
Promotore ISIS Leonardo da Vinci, Firenze – Promotore
(Coordinatore Dott. Lorenzo Martellini, lorenzo@pixel-online.net)
Sito Web http://letsgo.pixel-online.org
Sintesi del progetto Il progetto LetsGo intende promuovere la sperimentazione pratica del portale LeTS e dei servizi sviluppati durante il precedente progetto LeTS, Language eTeacher Services, che era orientato ai docenti universitari, allargando ad altri due ulteriori gruppi target, gli insegnanti della scuola pubblica primaria e secondaria e I formatori delle istituzioni di formazione professionali.

Docenti e formatori hanno seguito corsi in modalità blended e hanno prodotto  learning objects destinati alla formazione dei loro allievi.

I partner, prima di erogare i corsi ospitati sul portale di Lets agli insegnanti e ai formatori coinvolti nel progetto, sono stati a loro volta formati sui contenuti di ciascuno dei 4 corsi da parte del partner tecnico. Si sono realizzati per ogni corso due incontri virtuali  per chiarire ai partner i contenuti e le metodologie per ciascuno di essi. Un incontro all’inizio per chiarire i contenuti ed uno alla fine per fare il punto della situazione.

Questi workshop si sono tenuti online utilizzando l’applicazione Flashmeeting online.

Principali prodotti
Places, People and Animals – ISIS da Vinci -  Firenze

Il corso si rivolge ad allievi di scuola media per migliorarne le competenze linguistiche con divertenti esempi su luoghi, animali e città

Language Bites – Cosefi – Firenze

Il corso si rivolge ad allievi di scuola media superiore  per migliorarne le competenze linguistiche nell’ambito di competenze diverse, quali aziendali, meccanica, biochimica

English for International Tourism – Euroed – Romania

Il corso è rivolto a persone che lavorano nel settore alberghiero e del turismo o di studio per le qualifiche professionali del turismo, che sono interessati a migliorare la loro conoscenza della lingua inglese

English4Physiotherapists – WSInf – Polonia

Il corso di lingua inglese è rivolto a fisioterapisti professionisti, studenti e tirocinanti in fisioterapia il cui obiettivo principale è quello di ampliare la loro conoscenza della lingua inglese nel contesto di lavoro.

How to indroduce yourself – La Sapienza – Roma

Il corso è rivolto a studenti con bisogni speciali  e si descrive come gli insegnanti possono utilizzare questo prodotto in aula.

Dizionario

Ein Brief aus Paris – ICC – Germania

Il corso è progettato per gli adulti e gli studenti di francese per uso interno

Recursos de Idioma – FASE – Spagna

L’obiettivo generale di questo corso è quello di incoraggiare insegnanti di lingue che vogliono condividere risorse didattiche e gli studenti di lingue che desiderano apprendere senza un insegnante utilizzando le risorse indicate.

Tuscany welcomes you – CIPAT – Firenze

Il corso è pensato per coloro che desiderano acquisire specifiche esigenze linguistiche per far fronte alle domande degli stranieri che si trovano nella zona degli studenti per lavoro, svago o studio.
Dizionario

Revision and consolidation Units – Associazione Hermes- Napoli

Si tratta di un insieme di attività per la revisione e il consolidamento delle competenze linguistiche attraverso percorsi progettati per corsi di lingua inglese di livello A2. Tutti gli esercizi sono interattivi e di auto-controllo auto-valutazione

Il coinvolgimento delle scuole italiane

Insegnanti e/o formatori coinvolti nella sperimentazione pratica del Portale LETS e nella Progettazione di learning objects destinati alla formazione dei loro allievi
  • 30  Docenti e/o formatori per ognuno dei Partner del progetto. Sono state realizzate 6 classi virtuali gestite dai partner preposti a tale compito, nelle quali sono stati coinvolti quindi circa 180 docenti di  inglese  di scuole pubbliche ed istituzioni private. Ogni classe virtuale con l’aiuto del partner di riferimento, ha realizzato un mini corso on line (vd. prodotti realizzati) che ha sperimentato con i propri studenti.

L’Associazione Hermes ha coinvolto le seguenti scuole di Napoli

v  I.M. Eleonora Pimentel Fonseca

ISIS A. Serra

v ISIS Francesco De Sancti

v ITIS Giordani

v ITIS Majorana

IV C.D. Pozzuoli

Insegnanti coinvolti nell’erogazione dei corsi 20 Docenti di

  • Itis Leonardoda Vinci – Firenze
  • Associazione Hermes – Napoli
  • Consorzio Istituti Professionali Associati Toscani – Firenze
  • Scienze della Comunicazione – Università Sapienza – Roma
  • Academy of Information Tech. – Polonia
  • Fase net – Training Center Private – Saragoza – Spagna
Studenti coinvolti Sono stati coinvolti circa 300 studenti suddivisi in classi virtuali e seguiti da tutor scelti dai rispettivi partner.

Interactive Whiteboards by PolyVision

Fig. 1 – Il logo del progetto

Le nuove tecnologie informatiche hanno sempre di più, negli ultimi anni, introdotto elementi di innovazione nella didattica, ridisegnando il ruolo degli insegnanti di lingua e dei formatori.
Le competenze necessarie per gli insegnanti/formatori di lingue, che desiderano utilizzare efficacemente le nuove tecnologie per l’insegnamento delle lingue e la formazione, sono:
1.imparare a scegliere i prodotti all’interno della rete individuando quelli che meglio soddisfano le loro esigenze formative;

2. imparare a utilizzare e valorizzare i prodotti disponibili sia come alternativa sia come integrazione di metodologie tradizionali;

3. imparare a creare prodotti educativi e di formazione che sfruttano le potenzialità delle nuove tecnologie. Ascolta

Per rispondere a tali esigenze il precedente progetto LeTS Language eTeacher Services aveva sviluppato per i docenti universitari di lingua i seguenti servizi:

  • un corso di formazione on-line centrato sui criteri e gli strumenti per la selezione di prodotti di formazione linguistica per  sfruttare il potenziale delle TIC,
  • un corso di formazione online focalizzato su come usare prodotti di e-learning disponibili per sostituire o integrare le metodologie tradizionali,
  • un corso di formazione online su come sviluppare prodotti di formazione linguistica che sfruttino le nuove tecnologie.

In questo contesto è stato disegnato e presentato il progetto LetsGo che la Commissione europea ha finanziato nel quadro del programma di apprendimento permanente (Leonardo – Trasferimento di Innovazione).
Il progetto LetsGo intende promuovere la sperimentazione pratica del portale LeTS e dei servizi sviluppati durante il precedente progetto, allargando ad altri due ulteriori gruppi target, gli insegnanti della scuola pubblica primaria e secondaria e I formatori delle istituzioni di formazione professionali.

In particolare si è pensato di far seguire ai docenti-formatori, in modalità blended, i corsi realizzati in LeTS, mettendoli in condizione di poter produrre un certo numero di learning object destinati alla formazione dei loro allievi  e sperimentabili dagli stessi allievi.

Per rispondere a tali esigenze il precedente progetto LeTS Language eTeacher Services aveva sviluppato per i docenti universitari di lingua i seguenti servizi:

  • un corso di formazione on-line centrato sui criteri e gli strumenti per la selezione di prodotti di formazione linguistica per  sfruttare il potenziale delle TIC,
  • un corso di formazione online focalizzato su come usare prodotti di e-learning disponibili per sostituire o integrare le metodologie tradizionali,
  • un corso di formazione online su come sviluppare prodotti di formazione linguistica che sfruttino le nuove tecnologie.

In questo contesto è stato disegnato e presentato il progetto LetsGo che la Commissione europea ha finanziato nel quadro del programma di apprendimento permanente (Leonardo – Trasferimento di Innovazione).
Il progetto LetsGo intende promuovere la sperimentazione pratica del portale LeTS e dei servizi sviluppati durante il precedente progetto, allargando ad altri due ulteriori gruppi target, gli insegnanti della scuola pubblica primaria e secondaria e I formatori delle istituzioni di formazione professionali.

In particolare si è pensato di far seguire ai docenti-formatori, in modalità blended, i corsi realizzati in LeTS, mettendoli in condizione di poter produrre un certo numero di learning object destinati alla formazione dei loro allievi  e sperimentabili dagli stessi allievi.

Fig. 2 – Descrizione e contenuto dei prodotti di LETS utilizzati

Descrizione e contenuto dei prodotti di LETS utilizzati

Corso 0: Introduzione all’e-learning
Finalità generale del Corso è quella di presentare un quadro generale dell’e-Learning sia da un punto di vista tecnologico, sia da un punto di vista applicativo.
Il Corso affronta temi quali: il rapporto tra e-Learning e didattica e i criteri di realizzazione di processi di insegnamento-apprendimento in eLearning.
Per affrontare il Corso, l’utente deve possedere delle competenze di base di informatica.
Come nella didattica tradizionale, anche nell’e-Learning l’evoluzione tecnologica ha consentito di sviluppare nuove modalità per realizzare e gestire il processo di insegnamento-apprendimento.
Oggi queste modalità sono molteplici e consentono di affermare che l’e-Learning può diventare un aiuto sempre più efficace non solo nella formazione professionale, ma anche nell’educazione e nell’istruzione. Parallelamente, anche le competenze necessarie a realizzare interventi di insegnamento-apprendimento in e-Learning si sono enormemente ampliate. Il Modulo offre la possibilità di conoscere queste evoluzioni di metodo e di processo, attraverso l’analisi delle nuove metodologie di e-Learning e delle Figure Professionali a supporto.
Corso 1: Ricerca e valutazione di materiali e-learning per l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue
Il Corso affronta il tema dell’applicazione dell’e-Learning nell’insegnamento-apprendimento delle lingue da un punto di vista specificamente tecnologico, in particolare punta l’attenzione sulle modalità di raccolta e valutazione di materiale già esistente e che può essere utilizzato nell’ambito della formazione a distanza attraverso l’uso della Rete.
Vengono evidenziati i metodi migliori per riuscire ad usare con successo le ricche risorse di Internet nel settore dell’insegnamento delle lingue, con particolare riferimento agli aspetti correlati ai metodi e-learning, puntando a verificare le qualità e criticità dei prodotti e-learning e delle informazioni reperiti.
I criteri utilizzati si incentrano sui diversi aspetti dei corsi online compresi l’accessibilità, il supporto tecnico, il layout, le strategie di apprendimento, le attività di valutazione dei contenuti.
Vengono poi valutati i vantaggi e svantaggi delle strategie di apprendimento, rapportandole alle tradizionali metodologie al fine di identificare i punti di forza e le criticità dell’e-Learning.
Corso 2: Uso efficace di prodotti e-learning per l’apprendimento linguistico.
Il Corso affronta il tema dell’applicazione dell’e-Learning nell’insegnamento-apprendimento delle lingue da un punto di vista prettamente pedagogico-metodologico, e vengono descritti specifici aspetti tecnologici che sono di particolare interesse per l’insegnamento linguistico evidenziando  gli strumenti tecnologici che valorizzano i contenuti dei corsi di lingua e gli elementi che caratterizzano la piattaforma utilizzata ed i vantaggi tipo “l’apprendimento secondo i propri ritmi”.
Si procede con la descrizione delle funzioni e caratteristiche delle piattaforme relative all’apprendimento linguistico, l’uso delle diverse risorse reperibili sul web, gli oggetti didattici e i vari modelli relativi alle piattaforme e ai contenuti dell’e-Learning.
Inoltre, viene spiegato come programmare un corso online e strutturare una classe virtuale, elencando materiali didattici, attività, risorse e strumenti di valutazione per verificare le abilità degli studenti.
Corso 3: Sviluppo di materiali e-learning per l’apprendimento linguistico.
Tra gli svantaggi riscontrati alcuni partecipanti ha lamentato connessioni ad internet lente, guasti tecnici e difficoltà nel contattare il tutor.
Tra gli svantaggi riscontrati alcuni partecipanti ha lamentato connessioni ad internet lente, guasti tecnici e difficoltà nel contattare il tutor.

Questo corso affronta il problema del disegno e della pianificazione dei processi di e-Learning partendo dai bisogni degli utenti e dagli obiettivi per definire ambienti, materiali, strumenti e test da utilizzare, elaborando l’articolazione del percorso di apprendimento.

Il corso consente di  acquisire gli elementi generali che caratterizzano la produzione di contenuti multimediali per l’e-Learning. Partendo da un’analisi generale del problema della produzione dei contenuti e delle varie figure che operano per la produzione di e-Content, descrive, da un punto di vista generale le singole componenti di un Corso di e-Learning nel nostro Modello: Il Corso, il Modulo, il Capitolo, il Paragrafo, i Contributi Multimediali, gli Approfondimenti ed i Test. Per ciascuna componente vengono fornite le caratteristiche di base che devono essere rispettate per lo standard individuato.

Viene evidenziata l’importanza che assume, per l’Autore di contenuti per l’e-Learning, il possesso delle conoscenze degli standard che permettono all’intero sistema produttivo degli e-Content di garantire in uscita un risultato che rispetti completamente le aspettative formative dell’autore.

Considerazioni finali

Sono state realizzate da ogni partner classi virtuali di trenta docenti circa, che nel periodo maggio 2010 – febbraio 2011, hanno seguito online i corsi del Progetto LETS incontrandosi periodicamente con i tutor messi a disposizione dai relativi partner di riferimento.

Successivamente ogni classe ha realizzato e pubblicato un microcorso online (vd. Prodotti realizzati) che è stato sperimentato da diversi gruppi di allievi.

Ogni partner ha quindi seguito attraverso i propri docenti e tutor una o più classi di allievi opportunamente scelti per effettuare tale sperimentazione ed in una fascia di età che si colloca tra i 14 e 18 anni. Ogni gruppo è stato quindi seguito da un tutor che aveva il compito di monitorare i percorsi ed aiutare gli allievi in difficoltà utilizzando posta elettronica, forum e chat.

Questa sperimentazione ha avuto ovviamente una durata limitata nel tempo ed ha offerto non molti materiali, ma ha dato spunto a notevoli riflessioni.

L’indicazione più positiva deriva dalla considerazione che gli allievi hanno sempre svolto con diligenza i loro compiti mostrando di gradire questo approccio allo studio.

Gli insegnanti hanno apprezzato la possibilità di verificare continuamente tutte le attività svolte dagli studenti a casa.

I vantaggi dell’e-learning evidenziati sono: il rispetto del ritmo personale, la responsabilità personale e una calendarizzazione free.

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Sloop2desc: un’iniziativa di formazione degli insegnanti su eLearning e didattica delle competenze

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Sloop2desc: un’iniziativa di formazione degli insegnanti su eLearning e didattica delle competenze

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks

di Mara Masseroni1, Manuel Gentile2, Davide Taibi2

1ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, 2ITD-CNR Palermo


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Il progetto

Titolo
SLOOP2desc - Sharing Learning Objects in an Open Perspective TO develop europeanskills and competences
Programma Lifelong Learning, Leonardo, Trasferimento dell’Innovazione
Durata Biennale
Anno di avvio 2009
Promotore ITD-CNR di Palermo (IT) - Coordinatore: Giovanni Fulantelli, giovanni.fulantelli@itd.cnr.it
Sito Web www.sloop2desc.eu
Sintesi del progetto Sloop2desc è un progetto di trasferimento dell’innovazione basato sui risultati del progetto SLOOP, Sharing Learning Objects in an Open Perspective”, promosso dall’ITSOS “Marie Curie”. In SLOOP sono state sperimentate strategie innovative di eLearning, basate sulla produzione collaborativa di Risorse Educative Aperte, Open Educational Resources (OER). Sloop2desc si propone di diffondere tale modello di integrazione fra didattica in presenza e didattica in rete coniugandolo con la tematica della didattica delle competenze ispirata al Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (European Qualification Framework – EQF). Il progetto promuove:

  • sulla didattica in rete, sull’uso di ambienti e strumenti web 2.0 nella didattica e sulla produzione e condivisione di risorse digitali aperte,
  • sull’adozione di strategie didattiche basate sulle competenze e quindi centrate sui risultati dell’apprendimento

la produzione di risorse digitali aperte utilizzabili per la formazione in rete riferite a sistemi di competenze, il miglioramento dei legami tra il mondo della scuola e quello del lavoro attraverso il coinvolgimento di tutor aziendali durante le attività di formazione e soprattutto di produzione dei materiali didattici. In Italia e Slovenia, si analizzerà l’EUCIP, un sistema per la certificazione delle qualifiche in ambito informatico; in Romania, ci si concentrerà su sistemi di certificazioni nell’ambito della navigazione marittima.

Principali prodotti Corso su piattaforma Moodle in italiano, inglese, rumeno e sloveno: “Progettare e sviluppare risorse didattiche aperte e corsi in rete basati su sistemi di competenze”.Nelle versioni inglese e slovena la parte del corso relativa alle competenze è riferita al sistema di competenze informatiche EUCIP. Le versioni italiane sono più d’una: oltre a quella principale riferita al sistema EUCIP ne esistono altre due, riferite rispettivamente al sistema ECDL e al Framework Comune europeo delle lingue. La versione rumena verte su sistemi di certificazione nell’ambito della navigazione marittima. Erogazione di corsi – in modalità di classe virtuale – a docenti italiani, rumeni e sloveni. Produzione, durante i corsi, di risorse educative aperte (learning object e corsi) da utilizzare con gli studenti. FreeLOMS, un repository contenente le risorse educative aperte prodotte durante i corsi.

Il coinvolgimento delle scuole italiane

Insegnanti coinvolti nella progettazione 6 (ITSOS Curie, IIS Dolci).
Insegnanti coinvolti nell’erogazione di corsi 22 (ITSOS Curie, IIS Dolci e altre 15 scuole).
Insegnanti coinvolti nella partecipazione ai corsi 500 in Italia (di centinaia di scuole diverse di tutta Italia).
Studenti coinvolti Il progetto non prevede coinvolgimento diretto degli studenti. Gli insegnanti nei loro corsi producono risorse didattiche da utilizzare con i propri studenti (al di fuori delle attività progettuali).

Interactive Whiteboards by PolyVision

Una breve spiegazione del titolo del progetto: Il numero 2, nel nome, indica come esso rappresenti una seconda tappa di un progetto iniziato nel 2005 con finanziamento Leonardo da Vinci e promotore l’ITSOS “Marie Curie” di Cernusco sul Naviglio; SLOOP come i velieri, veloci e maneggevoli che furono usati per una guerra corsara delle colonie americane contro il commercio inglese e per compiere fulminei attacchi contro gli stessi porti dell’Inghilterra. E’ grazie a uno sloop come il “Providence” che le colonie conquistarono la propria indipendenza. Nei mari dell’eLearning, SLOOP intendeva far la sua parte per dare alle scuole e ai singoli insegnanti la libertà di avviare e sperimentare iniziative di integrazione fra corsi in presenza e corsi in rete in modo da migliorare il servizio offerto ai propri studenti. L’iniziativa corsara era l’attacco al vecchio modello di copyright “tutti i diritti riservati” a favore del nuovo modello copyleft di apertura: potete usare, modificare e distribuire; un modello che, nel 2005, si era manifestato con successo nel campo del software, il free & opensource software, e si stava trasferendo – con l’opencourseware del MIT e con Wikipedia, al campo dei contenuti.

In sei anni le idee e le pratiche di condivisione di risorse didattiche aperte si sono diffuse sia a livello di comunità di pratiche sia a livello istituzionale. Quelli che noi chiamavamo free/open learning object sono oggi comunemente chiamati open educational resource, OER. In inglese, quel 2, si pronuncia “to” e quindi 2desc sta per to develop european skills and competences. Il nuovo progetto, infatti, intende promuovere la progettazione di OER progettate con riferimento ad un sistema di competenze. Secondo la terminologia europea definita nell’European Qualification Framework, EQF, una competenza è la “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale”. Per il raggiungimento di una competenza sono necessarie:
  • conoscenze, ovvero il “risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Le conoscenze sono un insieme di fatti, principi, teorie e pratiche relative ad un settore di lavoro o di studio”.
  • abilità che “indicano le capacità di applicare conoscenze e di utilizzare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi”.

E’ importante, a nostro avviso, che, nel progettare i percorsi formativi per i propri studenti, gli insegnanti assumano come riferimento un sistema di competenze ben definito, che definisca in modo verificabile conoscenze e di abilità, e che progettino insieme al percorso le prove per verificare l’acquisizione di tali conoscenze e abilità. Tuttavia la competenza non è una semplice sommatoria di conoscenze (saperi), abilità (saper fare) e capacità personali, sociali e metodologiche (saper essere). Competenza è utilizzare proficuamente tali conoscenze, abilità e capacità in situazione. Per ottenerla la strada migliore è quella di organizzare percorsi formativi che prevedano momenti d’uso in situazione. I corsi progettati per Sloop2desc (si veda il box “Struttura e Syllabus dei corsi Sloop2desc “) hanno tale caratteristica. Infatti:

  • I corsisti apprendono nell’ambiente (Moodle) e con la metodologia collaborativa in classe virtuale che sono l’oggetto stesso della formazione.
  • Lungo tutto il corso gli insegnanti/corsisti lavorano in un ambiente (Moodle) e con una modalità che sono uno degli oggetti dell’attività formativa. Il modulo 1 è specificamente rivolto al saper operare in questo ambiente in veste sia di corsisti sia di docenti.
  • Nel modulo 2 agli insegnanti/corsisti è richiesto di svolgere un’attività collaborativa usando quegli stessi strumenti web 2.0 – Delicious, GooogleDoc, Skype, … – che sono oggetto di studio del modulo. E l’attività collaborativa si configura come riflessione e confronto sul potenziale didattico di tali strumenti.
  • Nel modulo 5 gli insegnanti/corsisti devono progettare e realizzare in modo collaborativo sia singoli materiali didattici sia interi corsi per i propri studenti:

assumendo come riferimento il sistema di competenze che hanno analizzato nel modulo 4, usando come strumenti di produzione delle risorse quelli sperimentati nel Modulo 3, organizzando il corso in un ambiente Moodle, usato nel corso e specifico oggetto del modulo 1, comunicando e condividendo risorse per mezzo degli strumenti sperimentati nel modulo 2.

In Italia la formazione degli insegnanti si sta svolgendo in due tappe:

  • due corsi “pilota” si sono svolti nel 2010 con il coinvolgimento di una sessantina di insegnanti, prevalentemente di informatica, per 16 settimane da febbraio a giugno,
  • 11 corsi “cascata”, in cui la funzione di tutor è svolta da corsisti formatisi del corso pilota, sono stati avviati a novembre 2010 e stanno coinvolgendo 500 docenti, per la maggior parte di informatica, ma anche di altre discipline.

I materiali sviluppati nel corso, mediante una metodologia di learning by doing, oltre ad una propria intrinseca valenza formativa per i corsisti, rappresentano anche un notevole contributo in termini di risorse pronte per essere utilizzate con gli studenti. Nei due corsi pilota sono stati prodotti:

  • 15 pacchetti SCORM di informatica,
  • 5 video di informatica,
  • vari materiali didattici (in formati SCORM, doc, pdf, …).
  • 4 corsi su piattaforma Moodle:

un corso per IT Administrator, Modulo 1, Hardware (quasi completo), un corso centrato sul tema “livello di rete, punto 4.5 del Modulo 4, Uso esperto delle reti, dell’IT Administrator, un corso sui database, area Build di EUCIP Core, punto B2, un corso “Uso didattico degli strumenti web 2.0”.

E’ questo il patrimonio da cui partiranno, nel modulo 5, i docenti dei corsi cascata, per migliorarlo, svilupparlo, ampliarlo. Alla fine dei corsi cascata, la mole di risorse educative aperte, pubblicate sul repository FreeLOMS, a disposizione di tutti e non solo di chi ha partecipato al progetto, sarà consistente e in particolare sarà rilevante il materiale sviluppato per gli studenti di informatica con riferimento, soprattutto, al Syllabus EUCIP IT Administrator.

BOX

Struttura e Syllabus dei corsi Sloop2desc

Modulo Durata Unità Risultati attesi
1 – Usare Moodle come corsisti e come docenti 3 settimane Usare Moodle da corsista 1. Usare Moodle quale corsista:

  • registrarsi, compilare il proprio profilo, inserire una propria fotografia;
  • scambiare messaggi con altri utenti registrati;
  • iscriversi ad un corso e monitorare le proprie attività nel corso;
  • intervenire in un forum;
Usare Moodle da docente 1. svolgere attività di tutoraggio (quale docente non editor):

  • monitorare le attività di un corsista o di un gruppo di corsisti;

2. preparare o modificare un corso (quale docente editor):

  • aggiungere ad un corso le risorse: etichetta, link, pagina testo, pagina web, cartella;
  • aggiungere ad un corso le attività: forum, compito, lezione, quiz, quiz hotpotatoes, SCORM, wiki, registro;
  • inserire in un’etichetta o in una pagina web il codice “embed” per riprodurre risorse da siti come SlideShare, YouTube, Scribd, …;

3. creare corsi:

  • aprire un nuovo corso (secondo diverse tipologie) ex novo o a partire da un corso già esistente;
  • assegnare e modificare ruoli.
2 – Essere tutor in rete e usare gli strumenti del web 2.0 3 settimane Il tutor in rete Indicare le caratteristiche del ruolo del tutor in rete;
Creare, organizzare e condividere risorse in rete cercare e organizzare le fonti con gli strumenti del web 2.0:

  • linkografia,
  • social bookmarking (Delicious, …);
E-cooperation 1. collaborare in rete in modo sincrono e asicrono con strumenti quali

  • Skype,
  • Forum;

2. utilizzare strumenti per la produzione collaborativa quali:

  • Googledoc
  • wiki;

3. promuovere scambi di ruoli e simulazioni.

3 – Usare e produrre risorse didattiche digitali aperte per la formazione in rete 3 settimane La filosofia della condivisione e del riuso 1. Fornire una definizione di “open educational resource” o di “open learning object”;2. descrivere le varie licenze CreativeCommons;
Strumenti di condivisione web 2.0 mettere in condivisione risorse in ambienti web 2.0 (quali SlideShare, YouTube, Scribd, …) utilizzando i tag per permetterne la ricerca;
Il modello SCORM e strumenti per produrre LO SCORM 1. descrivere il modello SCORM;2. descrivere il modello di metadata LOM IEEE;3. creare una risorsa SCORM utilizzando il software eXeLearning;
Sloop repository cercare e risorse didattiche in una repository.
4- Syllabus europei delle competenze 2 settimane EQF Descrivere le finalità dell’European Qualification Framework for Lifelong Learning – EQF – e la sua struttura in livelli;
Le 8 competenze chiave per la cittadinanza descrivere le 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente;
Le competenze digitali degli utenti 1. descrivere il sistema ECDL ed elencare le certificazioni ECDL;2. individuare nei Syllabus ECDL le competenze di riferimento utili per la propria tipologia di scuola/disciplina;
Le competenze dei professionisti informatici: e-CF e EUCIP 1. descrivere le finalità dell’e-CF, European e-competence Framework; 2-. descrivere il modello EUCIP di competenze e profili professionali informatici; 3. elencare le certificazioni EUCIP e le modalità di certificazione; 4. individuare nel Syllabus EUCIP le unità elementari di competenza richieste per uno specifico profilo professionale.
5 – Produzione collaborativa di risorse didattiche aperte basate sullo standard EUCIP 6 settimane Sviluppo di OER basate sul Syllabus ECIP 1. Progettare una risorsa didattica;2. realizzarla con strumenti di propria scelta; 3. garantirne l’apertura (licenza, accessibilità al sorgente, indicazioni per l’utilizzo e la modifica); 4. inserirla in una repository; 5. collaborare alla progettazione e realizzazione di un corso in Moodle.

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Un'iniziativa:
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