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DIDAMATICA: in cammino da 25 anni

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DIDAMATICA: in cammino da 25 anni

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks

di Alfio Andronico


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DIDAMATICA-inforMATICA per la DIDAttica,(da leggere anche DIDAttica con l’inforMATICA) è la naturale evoluzione di una attività iniziata da AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) nel 1984, per opera dell’ingegner Giorgio Sacerdoti, allora Presidente AICA, come Censimento Nazionale sul "Software Didattico", attività proseguita fino al 1992, dove, nell’ambito di DIDAMATICA ’92, venne presentata l’ottava edizione.
Per l’attività relativa all’Informatica e la Didattica, negli anni ’70 si era costituito in AICA un Gruppo di Lavoro, coordinato da Alfio Andronico, sulle Applicazioni degli Elaboratori alla Didattica (AED), che ha avuto come genitore un Comitato di Coordinamento per le Applicazioni degli Elaboratori alla Didattica (CCAED) operativo alla fine anni ‘70 inizi anni ‘ 80.
Il CCAED ha organizzato nel 1982 e nel 1983, presso l’Università di Lecce, Scuole Estive sull’Informatica nella Didattica, ivi compresa la Didattica delle Discipline, alle quali hanno partecipato circa un centinaio di persone fra insegnanti di scuole italiane e ricercatori in didattica, alcuni dei quali disertando e/o abbandonando i corsi di aggiornamento dell’MPI (Ministero Pubblica Istruzione) sul Piano Nazionale Informatico noto come PNI-1 (1982). Una nota d’epoca: interpellammo alcune case editrici per la pubblicazione degli Atti, ma avemmo solo risposte evasivamente negative!
L’attività editoriale del censimento, curata da Giuliana Filippazzi (AICA Milano), rendeva disponibili dei volumi a stampa sull’analisi ragionata dei questionari ritornati indietro e i risultati venivano comunicati in una giornata di lavoro, denominata appunto DIDAMATICA, che si organizzava a Milano, integrata da conferenze mirate tenute da esperti su temi riguardanti possibilità, esperienze e prospettive dell’uso dell’Informatica nella Didattica.
A una delle edizioni (1986, o 1987), qualche partecipante (insegnanti in particolare) ebbe a lamentarsi dicendo: "possibile che per sentire di questi argomenti bisogna venire a Milano?".
Nel fare il resoconto di quella edizione con Giorgio Sacerdoti e Giuliana Filippazzi decidemmo di tentare la carta del Congresso, con il Call for Paper regolare, e guardare da vicino lavori che riguardassero esperienze e attività di ricerca, con una regolare revisione e far diventare la manifestazione itinerante, a patto che ad organizzarla fosse una Università.
Fu Bari l’università che si propose per il 1988, dove ebbe luogo la prima edizione di DIDAMATICA con la stampa regolare degli Atti, presso le Edizioni Fratelli LATERZA, in due Volumi: “Lavori Scientifici” e “Esperienze”. Fu un successo inaspettato.
Iniziava la fase di superamento del censimento che, seppure avesse ancora una grossa valenza, non conteneva indicazioni su: uso specifico del Software Didattico nei corsi e negli insegnamenti; il valore aggiunto al processo formativo; se e come era cambiata o modificata la didattica; che tipo di sperimentazione era stata fatta.
Furono richieste, nel questionario, indicazioni in merito ai punti precedenti e ciò fece calare drasticamente il numero dei questionari restituiti anche se si è continuato a fare il censimento fino all’edizione di DIDAMATICA ’92.

Nella PRESENTAZIONE del Volume del ’92 si legge:

L’AICA ha concluso nel corso del 1991 la raccolta delle schede dell’OTTAVO CENSIMENTO NAZIONALE DEL SOFTWARE DIDATTICO con gli stessi obiettivi dei censimenti precedenti:

contribuire a far conoscere quanto viene prodotto e reso disponibile nel nostro Paese al fine di facilitare l’incontro fra gli addetti ai lavori da un lato e fra domanda e offerta dall’altro;
contribuire alla costruzione di una “conoscenza critica” di quanto viene prodotto, dato che il settore del software didattico è estremamente disomogeneo e le soluzioni proposte devono essere accuratamente studiate e valutate prima di poter essere accettate come utilizzabili.

La storia dei censimenti AICA è strettamente collegata alle successive manifestazioni DIDAMATICA in cui anno dopo anno sono stati presentati.

Si dice nel seguito che:l’AICA ha sempre dichiarato di non poter e non voler esprimere giudizi sul software presentato e di mirare piuttosto a offrire agli utenti un insieme di elementi obiettivi su cui costruirsi un proprio giudizio.

Nello stesso Volume si ritenne opportuno inserire un GLOSSARIO che comprendeva: AED; CAI; CAL; DRILL & PRACTICE; GIOCHI; PROBLEM SOLVING; SIMULAZIONI; STRUTTURA: sequenziale, ramificata, altamente individualizzata; TUTORIALE. Ovviamente molto incompleto ma indicativo per quel tempo in cui gli approcci dominanti risentivano molto del concetto di ISTRUZIONE PROGRAMMATA!

Edizioni di DIDAMATICA si sono avute a: Bari, Bologna – Sede di Cesena, Catania, Genova, Siena, Napoli (congiuntamente a Galassia Gutenberg), Ferrara (all’interno di EXPO-e- Learning), internamente a TED (Tecnologie Educative Organizzato dal MIUR a Genova), Potenza, Udine, Cagliari, Taranto, Trento, Roma (e in alcune sedi diverse edizioni).

Nell’edizione di Cesena del 1994 venne prodotto un volume dal titolo “SOFTWARE DIDATTICO ‘94: Documentazione di esperienze” (a cura di A. Andronico, G. Casadei, G. Sacerdoti – Editrice CLUEB – Bologna) in cui viene, fra l’altro, presentato il progetto dell’ Osservatorio Nazionale per il Software Didattico di cui fanno parte AICA, l’Università di Bologna, con la sede di Cesena, la SerInAr (Servizi Integrati di Area), Società costituita fra organismi pubblici e privati dell’area dell’Emilia Romagna (Università di Bologna, Comune di Cesena, Cassa di Risparmio, IRRSAE dell’Emilia Romagna e altri). L’Osservatorio aveva fra gli obiettivi, a lunga scadenza, “ …una miglior definizione dei modelli didattici sottostanti a qualsiasi applicazione tecnologica”. E ciò poiché a livello pedagogico e metodologico dei processi formativi entrava un nuovo dispositivo: il Computer. Questo come recipiente attivo con la pretesa di venir alimentato con la Conoscenza, con il modo di trasferirla o costruirla, e poterlo fare con l’eventuale descrizione e/o modellazione dei riceventi: i potenziali allievi. L’Osservatorio divenne poi il CRIAD (Centro di Studi e Ricerca per l’Informatica Applicata alla Didattica) con sede Cesena e gestito da SerInAr.

Per diversi anni DIDAMATICA è stata considerata l’attività principale del Gruppo di Lavoro Applicazioni degli Elaboratori alla Didattica, che negli anni aveva cambiato nome assumendo quello di Informatica e Didattica. Il successo della manifestazione ha indotto l’AICA, alla fine degli anni ‘90, a considerarla un’attività dell’Associazione alla stessa stregua dell’Annuale Convegno Nazionale, annunciando DIDAMATICA come:

il Convegno promosso annualmente dall’AICA che si propone di fornire un quadro ampio ed approfondito delle ricerche, degli sviluppi innovativi e delle esperienze in atto nel settore dell’Informatica applicata alla Didattica, nei diversi contesti di apprendimento”.

Per i temi, le proposte e i risultati emersi nelle varie edizioni si può affermare che DIDAMATICA ha fornito e fornisce un quadro complessivo e qualificato delle ricerche ed esperienze in atto a livello nazionale e non solo. Accade però che con l’avanzamento delle tecnologie e delle metodologie, esigenze e aspettative del mondo della scuola e in generale della formazione mutano. Ci si pone la domanda su cosa può essere più adeguato. Prendono corpo idee sugli strumenti di carattere pratico, scientifico e metodologico che meglio rispondano alle esigenze dell’utenza.
Con in mente queste preoccupazioni le edizioni degli ultimi anni, a partire da DIDAMATICA 2002 a Napoli, hanno visto una sempre crescente attenzione sulla Formazione a Distanza ponendo l’accento sui processi e i prodotti dell’e-Learning sia come metodi che come strumenti, valorizzando l’uso della rete telematica come uno strumento essenziale per l’istruzione. L’evoluzione successiva, quindi, comprendeva sia piattaforme che sistemi di autoapprendimento, con un’enfasi, forse, un po’ eccessiva.

Nell’edizione di Napoli venne prodotto fra gli Atti il volume:

A. Andronico, A. Chianese, B. Fadini (a Cura di) ‘e-learning: metodi, strumenti ed esperienze’, 272 pagine, Casa Editrice: Liguori, Napoli, 2002.

L’edizione ospitata all’interno del TED ha sicuramente segnato una crescente apertura in questa direzione. Il fenomeno ”e-Learning”, in virtù della vastità di tecniche, metodologie, caratteristiche di approccio e obiettivi, ha favorito la nascita di nuove iniziative: SIe-L (Società Italiana di e-Learning), SIREM (Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale), Gruppo di lavoro ”Intelligenza Artificiale & E-Learning” dell’AI*IA (Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale), riviste e incontri dedicati all’uso della rete telematica come strumento di innovazione e comunicazione, nonché come luogo comune di gestione dei processi formativi. L’edizione svoltasi a Ferrara, infatti, era stata concepita come propedeutica al salone EXPO e-Learning 2004, il primo salone interamente dedicato all’universo della formazione in rete, con particolare attenzione ai settori della formazione scolastica, universitaria e permanente.
E’ da ritenere che l’eccessivo interesse verso l’innovazione, così come la crescente diffusione delle moderne tecnologie estesamente applicate al mondo della formazione, porta con sé il rischio di privilegiare, enfatizzandoli, gli aspetti tecnologici a scapito di aspetti metodologici, pedagogici e di qualità della didattica.
Per tale motivo, in DIDAMATICA si è sempre mirato a focalizzare l’attenzione sul rapporto tra le TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) e le TD (Tecnologie Didattiche), ponendo in evidenza la centralità dei processi educativi e formativi rispetto agli strumenti innovativi impiegati, per facilitarne l’accesso e migliorarne efficienza ed efficacia.
Ciò perché DIDAMATICA ha sempre avuto un ruolo cardine nella diffusione della cultura informatica nel mondo della scuola, anticipando, spesso, anche azioni messe in atto dal MIUR [dal PNI (Piano Nazionale Informatica) che si rivelò un quasi fallimento e forse un’operazione di marketing; al PSTD (Programma di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche), per elevare la qualità dei ”processi formativi attraverso l’uso di tecniche e tecnologie multimediali e diffusione delle TIC”; al FORTIC (Piano Nazionale di FORmazione degli Insegnanti sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), …] consentendo agli Insegnanti di assumere, nei confronti delle Tecnologie applicate alla Didattica, un atteggiamento esplorativo e costruttivo.
Nelle edizioni da Taranto (2008) in poi si è avuto in DIDAMATICA un coinvolgimento diretto del MIUR (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca), di Ministeri interessati e di altre Istituzioni quali ISFOL, Stato Maggiore della Difesa, CRUI, CINI, CNIPA. Queste hanno contribuito in modo notevole con l’organizzazione diretta di seminari, workshop, tavole rotonde. Ne citiamo alcune:

Tecnologie e Funzione Pubblica, ECDL Advanced per gli Istituti Secondari di II grado; Informatica ed ECDL per gli Istituti Secondari di I grado; Didattica Museale come percorso di innovazione: un passato da documentare e un futuro da costruire; Istruzione Tecnica e Formazione Professionale in Italia; Comunità virtuali di apprendimento: una occasione di incontro tra formazione e impresa; Il Vademecum per la realizzazione di soluzioni e-learning: metodologia e esperienze con le Regioni; Scuole in rete, reti di scuole; Robotica; Esperienze ICT nelle scuole: la parola ai protagonisti; Book in progress; Competizioni di Informatica; RoboCup Junior Italia; Robotica educativa: una palestra per le competenze digitali; Tecnologie e ambienti di apprendimento: oltre l’aula; Un passo avanti per la scuola digitale; Lo strumento informatico come supporto delle attività curricolari; Problem solving col computer: Il progetto ECDL for problem solving; Open Source in prospettiva; Informatica e sicurezza; Ruolo dell’Informatica nella riforma della Scuola.

Merita ricordare che a Cagliari e a Taranto sono stati proposti premi per le scuole con interessanti risultati. La premiazione di Taranto è stata fatta in memoria di Bruno Fadini.

Una nota importante. L’edizione 2008 di DIDAMATICA venne collegata alla conferenza internazionale “ED-L2L, Learning to Live in the knowledge society” nell’ambito del 20th World Computer Congress (WCC2008), organizzato dalla IFIP (International Federation for Information Processing) svoltosi a Milano dal 7 al 10 Settembre 2008. Una selezione dei contributi di ED-L2L sono stati presenti anche in DIDAMATICA 2008.

In questi anni di DIDAMATICA con presentazione di lavori sono stati accettati, dal Comitato dei Revisori, circa 3000 articoli tra lavori di ricerca ed esperienze.
Si è avuta una partecipazione con una media di circa 200 iscrizioni annuali, e considerando che nelle varie sedi si sono avute presenze di studenti universitari, dottorandi, specializzandi e persone invitate, nell’arco delle tre giornate di DIDAMATICA si possono considerare circa 800 presenze per anno. Vanno aggiunti a questi numeri anche partecipazioni di studenti delle scuole superiori di I e di II grado che sono venuti per assistere a particolari eventi e/o dimostrazioni, e a volte si sono avuti studenti in viaggio di istruzione.
Un importante dibattito, nel corso degli anni, ha pervaso l’esperienza di DIDAMATICA e ha riguardato la relazione dello scenario problematico in cui i “digital natives” convivono con i “digital immigrants”. Nell’edizione 2010 si è tentato di fare il punto del dibattito con la conferenza di Giuseppe O. Longo: “Nascere Digitali: verso un mutamento antropologico”,di cui un riferimento specifico si trova nell’articolo pubblicato su Mondo Digitale N° 32 del Dicembre 2009.

NOTA: Sia il Ministero della Pubblica Istruzione che il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, hanno sempre concesso al personale direttivo e docente della Scuola la possibilità di esonero in tutte le edizioni di DIDAMATICA con autorizzazione del Gabinetto del Ministro. Ai partecipanti interessati è sempre stato rilasciato Attestato di Partecipazione per poter usare DIDAMATICA come corso di aggiornamento. 

 

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Per chi – Centomila cartelle digitali in Lombardia

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Per chi – Centomila cartelle digitali in Lombardia

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks

di Giuseppe Colosio
Direttore Scolastico Regionale della Lombardia


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 Sappiamo quanto la scuola, oggi, si trovi al centro di un processo di cambiamento radicale, irreversibile. Un cambiamento che rappresenta un vero e proprio salto di paradigma, che riguarda il modo stesso di articolare e trasmettere il sapere.

La scuola non è più luogo esclusivo di costruzione e trasmissione della conoscenza.

Ciò a cui essa può ambire – e ciò che deve rivendicare – è l’essere il luogo della sistematizzazione dei saperi, del vaglio critico delle fonti, della legittimazione e validazione della conoscenza che oggi si crea e si trasmette diffusamente, in tutti i luoghi – reali o virtuali – in cui gli individui producono e condividono informazioni, si confrontano, si aggregano; insomma, in tutti i luoghi della rete, fisica e virtuale, in cui si vive.

Ecco perché la scuola non può non affrontare la rivoluzione digitale in modo organico.

Anzi, questa rivoluzione rappresenta per la scuola un’occasione straordinaria di innovazione. Stiamo passando da un’idea illuministica della scuola all’idea di una produzione policentrica di saperi, che – a maggior ragione – pone il problema della legittimazione della conoscenza. E, contemporaneamente, rende più urgente la riflessione che riguarda il cambiamento nella relazione educativa. Il rapporto docente-discente deve costruirsi oggi attraverso linguaggi nuovi e diversi, quei linguaggi che sono naturali per i giovani – a maggior ragione per i cosiddetti “nativi digitali” – anche se sono talvolta ostici per gli adulti. Questi ultimi – gli “immigranti digitali” – devono pertanto lavorare efficacemente sulle proprie competenze per poter lavorare poi sulla costruzione delle competenze dei ragazzi: l’obiettivo è di intercettarle, sostenerle e farle evolvere, affinché i nostri allievi divengano produttori di sapere e di know-how – quel “sapere come” di cui sempre più necessitano gli individui e i sistemi, i contesti culturali e quelli produttivi.

Per questo, abbiamo bisogno di maestri. Di docenti che abbiano consapevolezza del sapere e lo sappiano portare attraverso dimensioni diverse. Che siano anche buoni allenatori e accompagnatori, che sappiano utilizzare linguaggi e modalità di comunicazione vicini a quelli dei ragazzi e sostengano la loro motivazione all’apprendere. Che rafforzino la capacità dei ragazzi di giudicare il sapere, la quale risiede in ciascun alunno.

Qui si focalizza la missione educativa della scuola.

Per questo necessitiamo di competenza e consapevolezza degli strumenti e dei processi dell’apprendimento, inclusi quelli di tipo informale – tenendo presente che i processi di scambio o approfondimento e le pratiche extra-scolastiche all’interno del sistema formativo contribuiscono a costruire nella scuola l’unitarietà dei saperi, il cui fulcro è l’individuo.

Lavorare in funzione di questi obiettivi presuppone la capacità di generare – a partire dai docenti – senso di sicurezza nell’utilizzo delle tecnologie, attraverso una corretta assunzione di responsabilità. E’ necessario offrire supporto agli insegnanti rispetto al ‘nuovo paradigma’ mantenendo alto il profilo della professione. Ciò potrà consentire una vera innovazione metodologica, che preveda il passaggio dal livello della sperimentazione – che già vede diverse scuole protagoniste di progetti pregevoli, originali, dinamici – a quello dell’innovazione generalizzata. La disponibilità di cartelle digitali, dell’accesso diretto alle fonti, di personalizzazione dei percorsi di insegnamento e apprendimento anche attraverso l’utilizzo consapevole del web e delle nuove tecnologie restituirà maggior centralità di chi ha idee, proposte; e consentirà un più efficace sostegno alle competenze trasversali dei ragazzi, anche attraverso un diverso e più alto investimento metodologico sulle competenze disciplinari.

Una nuova rivista digitale è utile, indubbiamente, anche a questo scopo. Il consolidamento di una relazione con e tra i docenti è indispensabile non solo a migliorare la qualità del proprio lavoro attraverso il confronto e lo scambio, ma anche a diffondere e sviluppare le buone pratiche di cui sono ricche le nostre scuole, facendo sì che esse possano produrre innovazione.

In particolare, da quest’anno svilupperemo nelle scuole il progetto “E-ducazione”, finalizzato a diffondere nelle scuole lombarde l’uso di netbook da parte di allievi e docenti. Entro i prossimi tre anni, 100.000 studenti lombardi possiederanno cartelle digitali personali, fruibili attraverso l’utilizzo del netbook che ciascuno di loro avrà. Le scuole saranno dotate di connessioni wireless funzionali a consentire non solo il recupero di materiali digitali, ma a sviluppare il proprio lavoro in rete, favorendo così la coprogettazione e la collaborazione nel lavoro progettuale e didattico – sia da parte dei docenti che degli alunni.

Crediamo che questo progetto rappresenti una sfida interessante per la scuola, per gli studenti e per l’intera collettività. La collaborazione fattiva tra questi soggetti e tra istituzioni e territorio sarà determinante affinché una innovazione di un tale portato abbia successo. E, di fronte all’opportunità di raggiungere un obiettivo così importante, la motivazione e la proattività di ciascuno dei soggetti coinvolti sarà fondamentale.

Bricks avrà un ruolo decisivo nel portare alla conoscenza di un vasto pubblico – benché costituito di “addetti ai lavori” – le azioni e le iniziative connesse al progetto, nonché nel farne conoscere i progressivi risultati. La qualità degli apprendimenti e la maggiore efficacia della relazione educativa saranno i primi elementi rispetto ai quali contiamo di osservare ricadute positive.

Un augurio di buon inizio per l’iniziativa editoriale, dunque, e di buon lavoro a tutti i docenti che potranno beneficiarne.

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Perchè – Verso un mercato delle competenze

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Perchè – Verso un mercato delle competenze

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks


di Giulio Occhini
Direttore Generale AICA


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È ormai diventato un luogo comune che ci stiamo rapidamente avvicinando ad una economia in cui l’indicatore di competitività globale sempre più dipenderà dalla competenza della popolazione lavorativa. L’Italia, purtroppo, oltre a presentare da anni una mancata carenza di tecnici e specialisti, portatori di competenze chiave per lo sviluppo, manifesta una accentuata discrasia tra domanda e offerta di lavoro. Il mercato richiede figure professionali che il sistema formativo (scolastico e universitario) non produce in quantità sufficiente e, viceversa, si creano altre competenze in quantità sovrabbondante rispetto alla domanda. Si tratta di un problema che non è solo italiano ma è comune a gran parte dei paesi europei rispetto a Cina, India e Stati Uniti e che giustifica lo scarso dinamismo delle nostre economie nel quadro globale. Partendo da questa situazione e guardando alle prospettive, l’andamento della domanda e dell’offerta di competenze tecniche e specialistiche in Europa può essere valutata sulla base di due ipotesi: che, cioè, durante l’attuale crisi globale, si mantengano o meno quelle competenze di cui le imprese non potranno prescindere nella auspicabilmente prossima fase di ripresa. In altre parole, la carenza che già era presente prima della crisi è destinata ad aggravarsi quando si ripartirà, se non si sarà avuto cura di conservare e sviluppare le competenze esistenti di carattere tecnico-progettuale.

Guardando alla realtà del nostro Paese, non è difficile verificare che, salvo casi particolari, le imprese, spinte dalla necessità di sopravvivere, stanno operando sul fronte della minimizzazione dei costi, in primis quelli del personale, senza preoccuparsi più che tanto delle conseguenze future. Ciò significa che, nel dopo crisi, ci troveremo ad affrontare un immane problema di riqualificazione della forza lavoro. Immane, perché non c’è ormai attività in cui si possa sostenere che ciò che si è imparato una volta possa poi applicarsi senza aggiornamenti per tutte la durata della vita lavorativa. Si tratta di una sfida che non potrà essere demandata al sistema formativo istituzionale con la sua inerzia peculiare, ma che dovrà essere affrontata puntando sul cosiddetto “lifelong learning”: affidando, cioè, al lavoratore in prima persona la piena responsabilità della sua crescita professionale. Il processo di trasmissione della conoscenze e dell’esperienza e quella, conseguente, di apprendimento, dovranno, cioè, potersi sviluppare senza confinamenti di tempo e di spazio,quando necessario e dove necessario. “E-learning” , “distance learning” e condivisione di esperienze paradigmatiche via web sono quindi destinati a diventare una vera e propria emergenza nazionale ed europea.

AICA da tempo è impegnata su questo fronte. Basti pensare alla iniziativa Didamatica che, da oltre 20 anni, mette a disposizione degli operatori un quadro di riferimento ampio e approfondito delle ricerche, degli sviluppi innovativi e delle migliori esperienze nell’ambito della didattica e dell’apprendimento via computer e internet, nei diversi ambiti di competenza. La decisione odierna di avviare, con gli amici di SIe-L, questa nuova rivista che si propone di costituire e diffondere, come singoli mattoni (Bricks), le best practices sul tema della formazione on-line, nasce dalla preoccupazione condivisa di offrire al nostro Paese uno stimolo a scommettere sul dopo crisi come opportunità di recupero della competitività attraverso la valorizzazione del capitale umano.

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Cosa – Nuove tecnologie nella scuola: le opportunità da cogliere

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Cosa – Nuove tecnologie nella scuola: le opportunità da cogliere

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks

 

di Valerio Eletti


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Le nuove tecnologie costituiscono nel loro insieme uno dei catalizzatori più efficaci e significativi dell’ondata di critiche alla scuola che è andata montando – a torto, a ragione o, più probabilmente, in parte a torto e in parte a ragione – negli ultimi anni, nell’opinione pubblica, tra i politici e nel mondo dei mass media, con una accelerazione progressiva.

Ma nello stesso tempo le nuove tecnologie costituiscono anche, di nuovo nel loro insieme, uno degli strumenti più efficaci per rispondere in maniera appropriata a molti dei problemi che sono emersi e si sono allargati a macchia d’olio in tutto il mondo della scuola, da quella primaria alle ultime classi delle superiori.

Vediamo perché. E partiamo da una constatazione forse banale ma, proprio in quanto tale, aderente alla realtà quotidiana, densa di significato, pertinente: non esiste una scuola che si possa considerare in blocco buona o cattiva, come non possiamo considerare in blocco buono o cattivo un sindacato, una classe politica, la categoria dei giudici o quella dei giornalisti o quella dei commercialisti, tanto per citare alcuni dei bersagli che ricorrono periodicamente – sulle pagine dei giornali, nelle trasmissioni televisive, nelle discussioni familiari o fra amici, oltre che nei concioni politici – tra i “cattivi” della società civile.

È una banalità, lo ripeto, ma risponde al vero il fatto che in ogni classe o gruppo o comunità sociale o professionale ci siano individui che operano con una visione egoistica e incivile e altri che lavorano con entusiasmo ed altruismo, per la costruzione del bene comune. Così come in ogni comunità ci sono mille sfumature tra queste due astratte tipologie estreme.

Ecco: la scuola non fa eccezione. E molto spesso il successo esaltante o l’insuccesso deprimente del percorso formativo del proprio figlio (e lo sanno bene anche quei genitori o quei giornalisti o quei ministri o sottosegretari che sparano a zero sulla scuola) dipende principalmente dalla qualità, dalla motivazione, dalla preparazione del singolo insegnante.

Arriviamo così al punto centrale di questa riflessione che vuole aprire – per quanto riguarda il mio ruolo – la serie di uscite di Bricks, la neonata rivista pensata, realizzata e promossa dall’Aica e da Sie-L.

Le nuove tecnologie hanno contribuito a far scendere una patina di polvere e una sensazione di inadeguatezza sull’immagine dell’insegnante, che si trova oggi ad avere quasi sempre meno competenze dei suoi allievi sul terreno a lui estraneo (in quanto “immigrato” e non “nativo” digitale) di Internet e delle sue applicazioni multimediali, ipertestuali, interattive e reticolari; ma – attenzione – le nuove tecnologie, se correttamente apprese, assimilate e utilizzate con misura e determinazione, senza cadere nelle insidie delle mentalità che ancora una volta possiamo chiamare con Umberto Eco “apocalittiche”o “integrate”, hanno in sé stesse una leva formidabile per chi si muove con competenza e disinvoltura nel loro territorio: permettono di arrivare ai discenti in modo generale ma non generico, ovvero in modo “personalizzato”.

Le nuove tecnologie possono essere cioè utilizzate e vissute come “personal media”: come strumenti, cioè, che permettono di adattare i percorsi educativi, formativi (e informativi) a quel complesso, unico e irripetibile assetto di conoscenze, credenze, comportamenti che costituisce la struttura e l’”interfaccia” con il reale di ciascun individuo, e quindi anche di ciascun discente; le nuove tecnologie sono dunque gli strumenti più efficaci per rispondere alle esigenze, ai dubbi, ai problemi sollevati dal loro stesso comparire e diffondersi nella scuola e in tutto l’ambiente che ci accoglie, ci stimola e ci cambia continuamente in un rimbalzo ininterrotto di azioni e reazioni complesse e reticolari.

Da questa riflessione si capisce il motivo per cui due associazioni nazionali come AICA e Sie-L, attente alle nuove tecnologie e alle loro applicazioni al mondo reale e attuale – e in particolare alla sfera dell’apprendimento – abbiano deciso di assumersi l’onere e l’onore di dare vita a questa rivista on line: c’è in tale nuovo impegno comune la consapevolezza del ruolo che possono giocare in positivo e in negativo le nuove tecnologie nella scuola di ogni ordine e grado, la consapevolezza di quanto poco si sia fatto nella direzione di uno sviluppo sistematico e strutturato delle conoscenze degli insegnanti su questa frontiera del sapere e del fare, e la volontà di contribuire a diffondere e condividere riflessioni teoriche e applicazioni pratiche non solo fra gli entusiasti e i pionieri della prima ora, ma fra tutti gli insegnanti che non potranno sottrarsi più a lungo al confronto con questo mondo alieno, pieno di insidie ma anche di straordinarie opportunità.

Come? Fornendo visioni panoramiche e approfondimenti opportunamente alternati, in modo che ciascuno dei nostri lettori possa “personalizzare” (utilizziamo ancora questa parola chiave) il proprio atteggiamento accettando, rifiutando o adeguando al proprio essere, al proprio temperamento, al proprio bagaglio culturale le nozioni e gli stimoli che i nostri autori daranno via via dalle pagine e delle schermate del nostro Bricks.

Il primo test, il primo assaggio delle panoramiche e degli approfondimenti che daremo al mondo della scuola sui temi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie per l’apprendimento lo troviamo qui, negli interventi che costituiscono il numero zero di Bricks: un numero a diffusione limitata realizzato solo per raccogliere le vostre reazioni, i vostri giudizi, le vostre proposte e le vostre segnalazioni prima di entrare nell’arena nazionale con il numero uno.

Riepiloghiamo quindi in estrema sintesi, per punti, su cosa si basa l’esperienza Bricks; e facciamolo rispondendo a quattro domande.

A. Perché ancora una rivista in un panorama già affollato di iniziative del genere?

Perché nessuna delle riviste attualmente presenti in Italia si occupa in maniera sistematica di alcuni dei problemi centrali della scuola, e in particolare di alcune dicotomie laceranti, come per esempio: la diffusione a macchia di leopardo – bianco e nero, tutto o niente – del digitale; la convivenza nella stessa scuola di insegnanti che accettano con entusiasmo i nuovi strumenti e insegnanti che li rifiutano in toto; le conseguenti sensazioni – entrambe fuorvianti – di “eroismo” e di “depressione” tra gli insegnanti di fronte a questa nuova sfida così ardua; l’arrivo di attrezzature imponenti come le LIM in edifici in cui manca anche la carta igienica. Obiettivo del nostro lavoro sarà quello di creare rete per contaminare gli ambienti, per smussare gli spigoli, per ridurre le dicotomie.

B. Perché una rivista on line?

Per coerenza con i temi trattati. E perché anche la forma di diffusione e fruizione di Bricks può contribuire alla definizione graduale del difficile equilibrio tra le varie componenti tecnologiche e non, nella consapevolezza che nelle scuole italiane (a differenza di alcune scuole di grandi nazioni come il Canada o l’Australia) l’e-learning non è formazione “a distanza”, ma quello che in inglese si definisce “technology-enhanced learning”: apprendimento facilitato dalle tecnologie.

C. Perché Aica e Sie-L?

… in questo caso per la risposta rimando agli articoli dei responsabili delle due associazioni. Ricordo solo che nelle riunioni di avvio dell’iniziativa tutti parlavamo della volontà di “dare due gambe” a questo strumento di supporto “a disposizione” degli insegnanti italiani. Insegnanti che, in quest’ottica, non possono non essere ad ampio spettro, dato che l’approccio alle nuove tecnologie riguarda – sia pure con declinazioni diverse – gli insegnanti di tutti gli ordini e gradi dell’istruzione dell’obbligo.

D. Perché la scelta di un linguaggio divulgativo, non tecnico-specialistico?

Prima di rispondere nel merito, voglio chiarire l’uso della parola “divulgazione”: una espressione che suona male nella nostra tradizione, mentre ha un grande apprezzamento nel mondo anglosassone: bene, noi intendiamo per “divulgazione” non certo la presentazione approssimata, imprecisa e banalizzante di concetti difficili, ma una esposizione chiara di problemi pur complessi ma che si possono esporre in maniera piana, senza appesantirli di termini tecnicistici escludenti. Ci si può far capire senza cadere nel banale: questo è il presupposto del nostro lavoro. Gli autori di Bricks quindi saranno invitati sempre a usare un linguaggio “comune” ma mai basso, né tanto meno tecnicistico. Il motivo? perché gli insegnanti secondo noi non devono essere esperti di e-learning o di technology-enhanced learning, ma di apprendimento, ancorché facilitato dalla tecnologia: l’accento, cioè, rimane sull’insegnamento, considerando le nuove tecnologie solo uno strumento in più per realizzare al meglio gli obiettivi e gli impegni di chi forma le nuove generazioni.

E chiudiamo il cerchio:

Bricks vuole fornire agli insegnanti il supporto, il luogo di incontro e la rete per acquisire quelle nozioni, quei modelli e quelle “sicurezze” che sono indispensabili per confrontarsi positivamente e autorevolmente con i nativi digitali destinatari dell’istruzione scolastica. Non c’è infatti autorevolezza e leadership del docente se questi non è in grado di “dominare” il linguaggio e gli strumenti (come la multimedialità, l’interattività, l’ipertestualità, la connessione e la reticolarità sociale) controllati perfettamente dai discenti (tutti oggi nativi digitali). 

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Come – Condividere mattoncini di conoscenza e di esperienza.

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Come – Condividere mattoncini di conoscenza e di esperienza.

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks

di Pierfranco Ravotto


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Bricks, mattoncini.

Questa rivista, ed il sito che le corrisponde, intendono offrire alle scuole e ai singoli insegnanti un ambiente in cui condividere mattoncini di conoscenza e di esperienza. Una rivista e un sito, per costruire insieme la scuola del futuro: una scuola che sappia sviluppare le competenze necessarie per contrastare il declino del nostro paese e rilanciarlo nella competizione di un mondo globalizzato, che riesca a dare ai giovani fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità, che aiuti a fornire pari opportunità alle ragazze e ai ragazzi, a chi è italiano da generazioni come a chi è nato in Italia da genitori stranieri e a chi vi è appena giunto; una scuola che sappia valorizzare il patrimonio di competenze e di impegno di tanta parte del corpo docente; una scuola, infine, che sappia coniugare quel patrimonio di esperienza pedagogica accumulata con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in modo che i processi di insegnamento e di apprendimento avvengano nel nuovo ambiente digitale, così pervasivo e così abituale per i giovani.

In molti campi si confrontano due diverse tendenze: apertura e chiusura.

Permettere e facilitare l’accesso a risorse quali l’acqua, le medicine, la cittadinanza, le informazioni, la musica, le idee, i corsi, i materiali didattici, … o limitarlo a protezione di legittimi interessi quali la proprietà di un bene, di un brevetto, la paternità di un’idea, il legame con un territorio, il diritto alla privacy, il lavoro speso per scrivere un libro, produrre musica, sviluppare un corso?

Confronto e scontro non di oggi, ma che oggi acquista nuove caratteristiche nel "mondo piatto" della globalizzazione e della rivoluzione digitale.

Bastano un computer e un accesso ad Internet per accedere istantaneamente a un intero universo di risorse. Bastano un computer e un accesso ad Internet per produrre, pubblicare e rendere accessibili a chiunque le proprie risorse. Bastano un computer e un accesso ad Internet per collaborare con chiunque abbia un computer, un accesso ad Internet e un’analoga disponibilità alla collaborazione.

Nel campo del software, il confronto fra apertura e chiusura, fra software libero/open source e software proprietario è in corso da tempo. Linux, Apache e nel campo dell’eLearning Moodle, sono i più famosi software caratterizzati:

  • dall’essere rilasciati con una licenza del tipo "siete liberi di usarlo, modificarlo e distribuirlo – anche a fini commerciali – a patto che manteniate sul prodotto derivato la stessa licenza e che citiate l’autore originario";
  • dall’essere stati prodotti e continuamente sviluppati in modo collaborativo da persone sparse in tutto il mondo con un processo "caotico" che ricorda più un bazar che non la costruzione di una cattedrale, secondo la felice definizione di Raymond.

Ebbene, si tratta di prodotti che hanno conquistato significative quote di mercato ed hanno generato "affari”, dimostrando che il fenomeno open non è necessariamente marginale.

Nel campo dei contenuti, l’OpenCourseWare del MIT e Wikipedia sono, con caratteristiche diverse, due pietre miliari. La scelta del Massachusetts Institute of Technology – Unlocking knowledge, empowering minds – di rendere liberamente disponibile, con una licenza analoga a quella di Linux (ma con la clausola "non commerciale"), tutti i propri corsi ha ormai fatto scuola. L’OCW consortium conta quasi un centinaio di università di tutto il mondo (nessuna italiana! quale sarà la prima?) ed una cinquantina di associazioni.

Se la logica dell’OCW è quella della condivisione, del mettere a disposizione corsi di qualità già realizzati, quella di Wikipedia è invece centrata sulla produzione collaborativa: la realizzazione di un’enciclopedia di qualità grazie ai contributi di milioni di utenti.

Il movimento delle Open Educational Resource propone di coniugare, estendere e generalizzare questi modelli. I singoli insegnanti, le scuole, le università, i centri di formazione dovrebbero mettere a disposizione in modo “aperto” le proprie risorse didattiche (aperto significa sia liberamente utilizzabili dal punto di vista del diritto, sia tecnicamente riutilizzabili e modificabili). E dovrebbero, piuttosto che ricominciare sempre ex-novo la produzione di risorse didattiche, partire da quanto già è stato prodotto per adattarlo al proprio contesto e per migliorarlo.

Bricks si propone di sostenere il processo di apertura nel campo dell’insegnamento: apertura per quanto riguarda i materiali didattici nella logica della condivisione e realizzazione collaborativa di OER, ma anche apertura in termini di flessibilità di percorsi, di ritmi e di stili di apprendimento, e dunque apertura degli spazi e dei tempi della scuola grazie all’integrazione della formazione in presenza con la formazione in rete, o meglio con una formazione “mobile”.

Bricks, mattoncini, per indicare fin dal titolo l’obiettivo di favorire la condivisione e lo scambio di esperienze e di risorse.

Il Web è sempre stato, come ha notato Tim Berners-Lee, “uno spazio collaborativo dove le persone possono interagire”; ma certo il web 2.0 ha amplificato questa caratteristica, ha reso tale spazio collaborativo agevolmente fruibile anche da chi non ha particolari competenze tecnologiche. E’ il web 2.0 che, secondo la felice espressione di O’Really, ha il potere di “sfruttare appieno l’intelligenza collettiva”.

E’ l’intelligenza collettiva della scuola – degli insegnanti, dei presidi, degli studenti – che ci proponiamo, con la rivista e con il sito Bricks, di raccogliere, promuovere e diffondere.

Mattoncini. Materiali da costruzione ma non solo. Quanti sono i possibili usi di un mattoncino?

In una storica striscia pubblicata dal 1913 al 1944 su vari giornali statunitensi, Krazy Kat di George Herriman, il mattoncino veniva costantemente scagliato dal topo Ignazio contro il suo partner che lo interpretava come gesto d’amore.

Lanciamoli, simbolicamente, questi mattoncini – come gesto d’amore nei confronti della scuola – contro tutto ciò che la svilisce e la mortifica, contro la logica dei tagli all’istruzione e alla ricerca come contro quella del quieto vivere e della rassegnazione.

 

Tratto da Wikimedia Commons – PD-US-NOT RENEWED (Public Domain because it was published in the United States between 1923 and 1963, and its copyright was not renewed)

Mattoncini. Anche Bricks è un mattoncino che si va a collocare accanto ad altre prestigiose riviste che si occupano di scuola quali TD, dell’ITD-CNR, Form@re diretta da Antonio Calvani, Education 2.0 diretta da Luigi Berlinguer,  e accanto a centinaia di blog di alta qualità promossi da singoli docenti.

Non c’è un "mercato" di cui conquistare una fetta in concorrenza con altri soggetti. C’è una discussione da arricchire, c’è tutto un mondo di esperienze a cui dar voce, c’è una trasformazione da promuovere.

Mattoncini. Linea guida di questa rivista è dar voce agli insegnanti per condividere il patrimonio di esperienze sviluppate nelle scuole e nei centri di formazione professionale. Ma gli insegnanti – e con loro i presidi e gli studenti – non sono l’unico soggetto in campo. Ci sono anche gli editori, i produttori di strumentazione didattica e di software didattico. Anche loro hanno i propri mattoncini di conoscenza e di esperienza. Ben volentieri li ospiteremo se vorranno confrontarsi in una logica di apertura e di condivisione.

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Un'iniziativa:
AICA SIe-L

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Didamatica 2013

9:30 am – 6:00 pm

DIDAMATICA 2013

Pisa - 7, 8 e 9 Maggio

DIDAMATICA 2013 si terrà a Maggio nei giorni 7, 8 e 9 e sarà organizzata dalla Scuola Superiore Sant’anna - Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell'lnformazione e della Percezione (TeCIP), in collaborazione con il CNR di Pisa - Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” (ISTI) e Istituto di Informatica e Telematica (IIT).

Promossa annualmente da AICA, la manifestazione si propone di fornire un quadro ampio e approfondito delle ricerche, delle innovazioni e delle esperienze nel settore dell'informatica applicata alla didattica, nei diversi domini e nei molteplici contesti di apprendimento.

Dedicata a tutta la filiera della formazione, DIDAMATICA è diventata l’appuntamento annuale di riferimento per ricercatori, docenti, insegnanti del mondo della scuola, dell’università e delle organizzazioni private e pubbliche per confrontarsi sull’evoluzione delle metodologie e delle tecniche di apprendimento a fronte della tumultuosa innovazione digitale cui stiamo assistendo.

I temi e gli argomenti per i quali si sollecitano contributi sono elencati nel CALL FOR PAPER.

La scadenza per l'invio delle proposte è il 10 Marzo 2013.

Istruzioni per gli autori per la sottomissione dei lavori e altre informazioni utili sono disponibili sul sito dell'evento:

http://didamatica2013.sssup.it/

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