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Cronaca di un non convegno – 29 settembre

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Cronaca di un non convegno – 29 settembre

Posted on 07 ottobre 2011 by Pierfranco Ravotto

“Libri di testo? Forse sì, forse no … Discutiamone!
Milano, 29 settembre 2011


di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com

Lo abbiamo definito un “non-convegno” quello organizzato il 29 settembre a Milano, palazzo della Fast: “Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!”. Perché non-convegno? E, a posteriori, è stato davvero qualcosa di diverso da un convegno?

Non-convegno, fondamentalmente per due motivi, fra loro intrecciati. Il primo è la mancanza di una tesi da affermare, sostituita da una domanda da porre. Appunto: libri di testo? Il secondo è la volontà di una discussione plurale: parliamone! E effettivamente è stata una discussione a molte voci; molte, sia in termini quantitativi – 18 interventi e decine di domande e, di conseguenza, tante risposte – che in termini di varietà: insegnanti, editori, esponenti di piccole aziende di produzione multimediale, di musei, di associazioni, … La quantità, e di conseguenza anche la varietà, è stata garantita dalla scelta di limitare il tempo degli interventi – 10 minuti – e di farlo per tutti anche per i promotori e per i relatori invitati. Dunque comunicazioni brevi e incisive, intervallate da momenti di discussione vivace. Un grazie, per questo, al chairman, Alberto Pieri, FAST, che ha coordinato in modo garbato ma deciso.

Pieri ha fornito ai partecipanti le linee guida della giornata. Premesso che “Io vengo dalla scuola delle aste”, ha spiegato: “Siamo qui per capire dove stiamo andando. Scomparirà o sarà diverso il libro di testo? Portare esperienze, confrontarsi, sono questi gli obiettivi della giornata. Senza preconcetti”.

E subito un video di Teemu Arina – un “giovanotto finlandese” come lo ha presentato Pieri – che ha illustrato in modo incisivo lo scenario tecnologico in cui si pone la questione del libro di testo:

Teemu Arina, Milan Italy (29th of September

La prima relazione invitata è stata quella di Mario Rotta, Oltre la carta: in aula con l’iPad e gli eBook reader, che è partito dall’eBook, alla cui realizzazione ha partecipato, sulla sperimentazione del “Lussana” lo stimolo per la convocazione del non convegno. Al Lussana, come in altre esperienze, è stata “usata una gamma di strumenti, di uso personale, che permettono di interagire in mobilità“. Nell’eBook si cerca di ragionare sui cambiamenti che questo ha provocato nel modo di apprendere.

Prima di andare avanti preciso subito che non ho intenzione di fare un dettagliato resoconto di tutti gli interventi. Non ne sarei probabilmente capace e comunque mi farebbero fare un articolo troppo lungo. Gli interventi videoregistrati verranno pubblicati a giorni sul sito di NetPoleispromotrice dell’incontro con FAST, AICA, Liceo Scientifico “F. Lussana” di Bergamo, ITSOS “M. Curie”di Cernusco, Rete dei collegi dei gesuiti italiani, IC Trescore Cremasco, IS “D.M.Turoldo” di Zogno,Nova Multimedia, Medialibraryonline, Società Mentor; in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione; Mediapartner Bricks – dunque potete accedere direttamente a quelli che vi interessano

Torno alla cronaca: Irene Enriques, di Zanichelli, a nome della Associazione editori, AIE, ha fatto un intervento che definirei difensivo: siamo in una situazione di cambiamento, gli studenti è predibile che in futuro non abbiano più libri di carta, intanto stiamo dando risposta alla legge del 2008 sulle adozioni, “la confusione è massima sotto il cielo … per gli editori la situazione non è eccellente” (non lo ha esplicitato ma – lo dico per i giovani – è una parafrasi di una celebre espressione di Mao; lui concludeva “la situazione è eccellente”).

Ancora: “Il contesto è un po’ come quello del passaggio dalla carrozza all’automobile: il pdf scaricabile è solo un carrozza col motore, non ancora l’automobile. Il legislatore probabilmente aveva in mente questo, ma forse si deve andare oltre”.

Pieri, a questo punto, invita Agostino Quadrino, presente in sala, ad esprimere la sua posizione. Quadrino, per chi non lo sapesse è l’amministratore delegato e direttore editoriale di Garamond, casa editrice recentemente uscita dalla AIE. Ecco qualche battuta del suo intervento: “Le tecnologie digitali cambiano tutto. Quindi anche il concetto fondamentale dell’editoria scolastica: il copyright. La conoscenza deve essere condivisa e costruita in modo collaborativo. L’editore deve trasformarsi puntando non più sul prodotto ma sul servizio. … Non è più un’epoca di contenuti di massa, ma di contenuti individualizzabili”.

E’ stata quindi la volta di alcuni promotori dell’iniziativa che hanno iniziato a inquadrare il contesto innovativo nelle scuole in cui si pone la questione dei libri di testo. Mara Masseroni ha raccontato l’esperienza, ITSOS “Marie Curie”, di integrazione della formazione in rete con la formazione in presenza grazie all’attivazione di decine di corsi Moodle, accessibili sia in classe – in laboratorio o per mezzo dei netbook adottati da molte classi prime e seconde – che a casa. Pierfranco Ravotto, – chi scrive – a nome di AICA, ha illustrato l’esperienza di tre progetti europei – SLOOP, Tenegen e Sloop2desc – in cui la formazione degli insegnanti si è sviluppata, fra l’altro, sul tema della condivisione di risorse didattiche aperte. Padre Eraldo Cacchione, del Leone XIII, ha parlato di un progetto dei gesuiti, per introdurre negli USA gli iPad – quale finestra fra la scuola e il mondo – in tutte le proprie scuole, progetto temporaneamente sospeso a causa della crisi economica per non far gravare, in questo momento, questo ulteriore costo sulle famiglie.

Infine Dianora Bardi, ha raccontato aspetti della sperimentazione in atto al Lussana sugli iPad in classe, un’iniziativa il cui aspetto forte sta nel coinvolgimento di tutto il consiglio di classe. Anche qui riporto frammenti – solo per suggerire la visione del video sul sito NetPoleis: “Non la tecnologia fine a se stessa … centrale è la didattica … 4 classi prime che lavorano insieme … avoriamo nel cloud …”. E infine, sul tema che ha dato il titolo alla giornata: “A cosa serve il libro di grammatica? E epica? La rete ci offre tutto”.

Augusto Tarantini si è inserito in questa prima batteria di relazioni con una riflessione sul crollo dell’oralità: “Esilio della parola; clicca oggi clicca domani … arrivano ragazzi non alfabetici … perché usare le parole se si possono cliccare i bottoni? Una domanda a editori e autori: come affrontare il problema?”

Ed ecco una prima fase di discussione, di cui riporto – dai miei appunti – solo qualche suggestione. Intervengono Capello, “Nella scuola non si interroga più″, Sacchi, “Ma i ragazzi sull’iPad riescono a studiare? Non manca la manipolazione della carta?”, Di Tonne, “Servono indicatori per misurare se l’uso delle tecnologie e delle metodologie descritte migliora l’apprendimento”, Bertolotti del Leone XIII, “wiki: il rischio dell’autoreferenzialità“, Giliberti della De Agostini, “Ma quanto l’accesso alle tecnologie è diffuso? Cosa succederebbe se facessimo solo libri digitali? Attualmente i libri misti sono brutti, perché imposti”, un’insegnante di cui non ho memorizzato il nome, “Ci sono costi, queste iniziative richiedono connessione. Le classi 2.0 sono finanziate, ma le altre? La maggior parte delle classi non è connessa”, il dirigente del Lussana, Quarenghi, che motiva la scelta della sperimentazione, “A scuola gli studenti generalmente si annoiano per via della passività in cui vengono tenuti”, Braga di una scuola media, che racconta il suo lavoro col blog ma ritorna sulla questione “per le sperimentazioni servono soldi“, Vimercati, “Don Milani promuoveva la scrittura collettiva con lavagna e gesso. Adesso c’è il wiki, ma quel che importa è l’idea pedagogica che c’è dietro”, Berengo sul tema dei costi, “all’ITSOS la produzione dei corsi in rete è attività volontaria dell’insegnante, la scuola ha investito sul WiFi ma i netbook sono acquistati dalle famiglie”. E Dianora Bardi, Mara Masseroni, Irene Enriques.

Passiamo alla seconda fase di presentazioni.

Maurizio Chatel, della casa editrice BBN, ha parlato del Testo liquido: “al primo posto i contenuti e la struttura dei contenuti … Deve essere il più usabile possibile … interattività, aggiornabilità … Il TL non è un libro ma un ambiente. E’ una mappa mentale”.

Giulio Blasi, di MediaLibrary online, network italiano di biblioteche pubbliche per la gestione di contenuti digitali, ha presentato il loro modello di distribuzione sia di materiale libero che di materiale coperto da diritto d’autore che potrebbe essere il modo in cui “l’eBook arriverà in mano allo studente”.

Massimo Tosi, dell’ITC “Tosi” di Busto Arsizio, ha raccontato il progetto Book in progress, un progetto di produzione condivisa dei libri di testo da parte di un pool di scuole che “consente di far risparmiare le famiglie sui libri per utilizzare poi questo risparmio sulle tecnologie”.

Antonio Silvagni, I.I.S. “Leonardo da Vinci” di Arzignano, ha presentato un libro di Latino – l’unico accessibile ai non vedenti e ai dislessici – prodotto in Book in progress. “Gli strumenti tradizionali sono rigidi. Il book in progress è molto più flessibile, può essere cambiato da un anno all’altro. Con Moodle – integrata al testo – si possono avere risultati/feedback immediati …”.

Francesco Cappello, promotore del gruppo FaceBook “Zaini leggeri, teste pensanti”, ha presentato un modello didattico coerente con l’affermazione di Danilo Dolci: “io non faccio lezione pongo interrogativi”. “Cercare risposte in gruppo è l’attività principale … gruppi FB per ogni classe (e per i genitori del cdC) … importanza dei laboratori … importanza del far parlare gli studenti perché solo parlando (e scrivendo) acquistano conoscenza … La rete è fatta per implementare la condivisione e la partecipazione”.

Ancora discussione con il pubblico. Intervengono Sacchi sul tema delle adozioni, Giranzani, Valle sul tema del recupero, Di Palma, Ricucci, “gli studenti non sanno più scrivere”, Morosini, “Il miracolo dell’apprendimento non dipende dallo strumento ma dalla didattica”, Barbieri, Bismart, “Partire dal libro di testo e renderlo interattivo e multimediale, renderlo una piattaforma”.

Poi pausa pranzo e ripresa pomeridiana. Intervengono Martino Sacchi, ha presentato il libro prodotto dai suoi studenti,una quinta liceo di Melzo, “La filosofia, da Rousseau a Sartre, e stampato come print-on-demand (7 euro): il print-on-demand come strumento ideale per realizzare antologie ed eserciziari su misura per la classe concreta che ci troviamo davanti senza incappare nel grosso problema legale delle adozioni”. E ha presentato “Il filo di Arianna”.

Marilena Vimercati ha presentato i corsi di italiano per stranieri sviluppati per conto di ISMU su piattaforma Moodle in una logica di riutilizzo di risorse didattiche esistenti e di uso didattico di altre risorse disponibili in rete.

Silverio Carugo, di Didasca, che ha illustrato My DIDAsbag: “10 milioni di volumi. Tutto l’universo di wikipedia, 400.000 lemmi della Treccani, 24.000 LO gratuiti, YouTube for Education, GoogleApps for education … Richiede un totale cambiamento del modo di fare scuola”

Sergio Casiraghi, che ha raccontato Un ecosistema testuale: Internet book su Knol” (il suo intervento si trova qui)

Discussione e una riflessione di Mario Rotta: “Sembrano emergere tre approcci diversi:

  • uno orientato al prodotto (usare le tecnogie per raggiungere risultati),
  • uno orientato ai processi (l’apprendimento non è solo raggiungere un risultato ma attraversare il paesaggio),
  • uno centrato sui problemi”.

Quindi ultima sessione di interventi. Fulvio Dominici. Della Fondazione Ultramundum, ha parlato di giochi didattici, “portare nel mondo della scuola quanto gli studenti sono abituati su playstation … ambiente da videogico come ausilio a un libro o ad altra risorsa didattica” e ha mostrato un esempio di ricostruzione di roma antica. La proposta alle scuole (ma anche agli editori): collaborazione per costruire contenuti di questo tipo.

Flaviano Fanfani, del museo di storia naturale di Firenze, ha illustrato dei giochi, 2D e 3D, sviluppati per la didattica museale. “Il libro non permette di educare alla complessità. Il videogioco sì: giocare, apprendere, modificarsi. In natura il modo di apprendere dei mammiferi è il gioco”. Giochi e eBook; due possibilità: “il gioco nell’eBook o l’eBook all’interno del gioco”.

Giuseppe Gilberto, Skillonline, ha spiegato l’iniziativa “Aula 01, la palestra digitale” patrocinato da AICA: “un ambiente una palestra, dove:

  • gli insegnanti trovano un modo semplice per utilizzare o sviluppare una didattica al passo con i tempi, una guida completa per l’insegnamento dell’informatica basata sul syllabus ECDL, e gli strumenti per monitorare automaticamente i livelli di apprendimento dei propri allievi, attraverso la creazione di verifiche o con l’utilizzo di quelle esistenti;
  • gli studenti trovano materiali didattici come e-book, video lezioni, esercizi e test che consentono di eseguire prove di esame ECDL simulate”.

A proposito di eBook, l’aula 01, ne contiene due, entrambi basati sul Syllabus ECDL, uno basato sui prodotti Microsoft, l’altro su quelli opensource.

Ancora qualche domanda agli ultimi relatori e l’incontro si è chiuso. Aggiungo, a mo’ di conclusione, le impressioni che ne ho tratto:

  1. c’è in giro una grande ricchezza di iniziative nelle scuole; a volte a livello di scuola, come quella del Lussana, in alcuni casi di consorzi di scuole come Book in progress, altre volte a livello di singoli insegnanti o di gruppi di insegnanti che si organizzano in rete,
  2. ciò che unifica queste iniziative sembra essere l’uso della tecnologia come strumento per favorire un ruolo attivo dello studente,
  3. c’è grande vivacità anche a livello di piccoli editori e di una pluralità di centri quali musei, associazioni no-profit, …
  4. ne deriva una grande disponibilità di risorse didattiche – dai testi più tradizionali ai videogiochi – a volte prodotte con gli studenti, generalmente rilasciate come “aperte”,
  5. in questo contesto il libro di testo, come organica e principale – se non unica – fonte di riferimento non ha più senso, né che sia in formato cartaceo né digitale; il “libro”, meglio i libri, sono una delle risorse utilizzabili nella pratica didattica,
  6. … e gli editori?

Io credo che ci sia ancora spazio e ruolo per gli editori. Nell’intervista che gli ho fatto sul numero 2 di questa rivista – Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …? – il dott. Lessona, alla mia domanda “Qual è il cuore del mestiere di editore?”, ha risposto L’organizzazione e la distribuzione dei contenuti”. Ovviamente internet è un potente canale di distribuzione, ma lo è di contenuti disorganizzati. Ogni docente può accedere a contenuti “illimitati”, può organizzarli come vuole e può decidere come distribuirli ai suoi studenti. Ma è un’attività che richiede tempo, fatica, e anche buone capacità di progettazione didattica.

Dunque: qualche insegnante lo fa in autonomia o, meglio ancora, con i suoi studenti. Altri insegnanti si raggruppano per farlo. Altri ancora potrebbero desiderare che ci sia qualcuno – un editore – che abbia proposte da offrire. Ma dovranno, in ogni caso, essere proposte aperte, integrabili con altro, probabilmente più un ambiente con repository cui accedere che non un libro. Forse a sostituire la carrozza non sarà un’automobile ma un sistema integrato di trasporti.

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Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!

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Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!

Posted on 01 settembre 2011 by Pierfranco Ravotto

Bricks è mediapartner del convegno

LIBRI DI TESTO? FORSE SI, FORSE NO… PARLIAMONE!!!!

Esperienze a confronto e  proposte operative

che si svolgerà

a Milano, al Centro Congressi FAST in p.le Morandi 2

il 29 Settembre 2011, mattina e pomeriggio,con registrazione dei partecipanti alle ore 9.00

Organizzatori dell’iniziativa – Non un convegno, ma una giornata per dibattere in cui tutti possono intervenire e raccontare le proprie esperienze – sono:

  • NetPoleis
  • FAST
  • AICA
  • Nova Multimedia
  • Medialibraryonline
  • Rete dei collegi dei gesuiti italiani
  • Liceo Scientifico “F.Lussana” di Bergamo
  • ITSOS “Marie Curie” di Cernusco sul Naviglio
  • IC Trescore Cremasco
  • Istituto Superiore "D.M.Turoldo" Zogno – Bg
  • Società Mentor

in collaborazione con

  • Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione

e, come si diceva, Bricks come Mediapartner. La partecipazione è gratuita ma è richiesta la registrazione.

Qui trovi il programma

e qui il modulo di iscrizione

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Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …?

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Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …?

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

Intervista a Michele Lessona, Presidente della De Agostini Scuola e Presidente del Gruppo Educativo dell’AIE

di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com



Michele Lessona lo abbiamo invitato, nella sua qualità di dirigente dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori, al convegno del 29 settembre a Milano – “Libri di testo? Forse sì. Forse no.  Parliamone” – e ci ha dato subito la sua disponibilità. Perché, allora, non proporgli anche un’intervista su Bricks per questo numero dedicato agli eBook?

Lo incontro nella sede della De Agostini – è il Presidente della DA scuola –  a Milano. Ci sono arrivato facilmente grazie al navigatore satellitare, del resto avevo già studiato il percorso la sera prima su GoogleMaps. Quasi mi stupisco che possa ancora esistere la De Agostini che, per quelli della mia generazione, è l’editore delle carte geografiche, degli atlanti, delle mappe. Il Dott. Lessona mi spiega come DA si sia, in questi decenni, ricollocata sul mercato, come abbia acquisito altre case editrici, quale sia il suo peso in quanto editore scolastico. E’ una casa editrice che ha già fortemente sperimentato l’impatto sul proprio mercato di nuovi modelli di produzione e di distribuzione dei contenuti.

Iniziamo parlando del mercato del libro scolastico.

L’anomalia o la peculiarità del sistema italiano è che il libro, a partire dai 10 anni, viene comprato dalle famiglie. Altrove – per esempio in UK, in quasi tutti gli stati USA, in Francia, in Olanda, in molte regioni spagnole, in Grecia, … – i libri li fornisce la scuola, o lo stato, la regione, il comune.

Ma c’è dietro un sistema che investe sulla scuola, molto di più di quello che fa l’Italia. L’Italia, se si leggono i dati dell’OCSE, in termini di investimento sull’istruzione rispetto al prodotto interno lordo è il paese che spende, o per meglio dire, investe di meno. Si ha un bel dire che il 98,5 % della spesa è per gli stipendi; non è un problema di numeratore, è una questione di denominatore. E’ chiaro che se il denominatore è uguale al numeratore …

E’ certamente vero. C’è però qualche investimento sul digitale: prima sulle LIM e adesso sui contenuti.

Il MIUR ha lanciato un pre-bando a partire dal quale dodici scuole emetteranno un bando per la produzione di contenuti  in formato digitale  per l’apprendimento. L’obiettivo, da parte del Ministero, è acquisire contenuti relativi a una ventina di discipline dalla primaria alla secondaria di secondo grado. Ma quali sono le cifre in gioco? Bandi da poco più di 100.000 euro: circa due milioni da spalmare su 20 discipline.

Due milioni è circa un quarto di quello che De Agostini scuola investe in un anno. Centoventimila euro non sono nemmeno l’investimento di uno dei tre volumi di un corso di storia per la scuola media. Con quei soldi non puoi fare grandi cose.

E il ministero dice: “Naturalmente con licenza Creative Commons”; così la scuola acquistati questi oggetti con il bando li può distribuire a tutte le scuole e manipolarli. In Italia l’interesse per le CC è interesse per la gratuità. L’importante è avere il contenuto gratis, non la cooperazione … non conta che serva, che sia valido, che abbia delle potenzialità: quello che conta è che innanzitutto sia gratis.

Mi viene in mente Stallmann quando insiste che “free” in “free software” rimanda a libero, come in “freedom”, non a gratis come in “free beer”.  Avendo quindi un’idea meno ristretta delle CC, quale può essere l’atteggiamento degli editori – in particolare della scolastica – nei loro confronti?

Dal punto di vista dell’impresa editoriale è difficile associare i concetti CC con opere complesse quali la produzione di un libro di testo. CC è nato in ambito accademico, universitario.

Direi che è una traslazione ai contenuti del modello software open source. Lì la licenza standard è la GNU GPL – ognuno è libero di utilizzare, modificare, distribuire purché citi l’autore originario e mantenga gli stessi diritti sul prodotto derivato – equivalente alla CC Attribution-Share alike. Anche la produzione di software è un’operazione complessa. C’è chi sta sul mercato del software con un copyright stretto, tutti i diritti riservati, e c’è chi ci sta in logica OS … e fa soldi. Non potrebbe esserci business per editori che lo adottino come modello?

Sono confronti poco omogenei. Conosco meno il mondo del software, ma siamo in un contesto mondiale, quindi i profitti emergono magari dalla moltiplicazione di poco per grandi numeri.

Nel caso dell’editoria, il libro scolastico è un prodotto complesso in cui il contenuto proviene per contratto da un autore che vuole ricavare un guadagno dalla propria opera dell’ingegno. Non posso applicare le Creative Commons a quel contratto, anche perché, mentre il contratto con l’autore è a tempo determinato le CC non lo sono. Scaduto quel termine il proprietario dei diritti torna ad essere l’autore.

Ci sono delle differenze di impianto giuridico su cui occorre confrontarsi. Noi, come associazione, pensiamo che l’autore abbia una sua importanza.

Non mi sembra che le CC non gli diano importanza. Non a caso “Attribution” è la clausola sempre presente.

Se trovo l’autore disponibile a regalare i propri contenuti lo metto direttamente in contatto con il Ministero.

Ma come associazione … abbiamo detto al ministero: sediamoci a ragionare, non possiamo prendere e trasferire meccanicamente un modello che oltretutto è un modello anglosassone, e dunque pensato per una lingua parlata in tutto il mondo. Se gli italiani sapessero l’inglese … di LO nel web ne trovi quanti vuoi, dal livello elementare a quello universitario.

Alcune imprese editoriali possono sparire, alcune potrebbero diventare altro.

Ma nessuno dei grandi produttori di auto del ’900 era prima un fabbricante di carrozze. Tutti quelli che fabbricavano carrozze sono falliti e sono nati i fabbricanti di automobili.

Anche IBM, costruttrice di grandi calcolatori, avrebbe potuto scomparire con l’avvento dei personal computer. Invece ha saputo adattarsi, e adesso ha anche adottato il modello OS ed è fra i maggiori sviluppatori di Linux. Un produttore di carrozze lungimirante avrebbe potuto porsi il problema – come si produrranno mezzi di trasporto fra trent’anni – e giocarsi su quello la propria forza imprenditoriale. Gli editori possono cercare di sopravvivere il più a lungo possibile a un inevitabile declino oppure reinventare il proprio ruolo nel futuro.

Certamente. Cercare di prevedere il futuro del business e organizzarsi di conseguenza è parte del mio ruolo in azienda. Ma dobbiamo anche cercare di tutelare il presente, di difendere l’occupazione del nostro personale; ci troviamo, nostro malgrado, a dover fare scelte pesanti lasciando a casa persone.

Qual è il cuore del mestiere di editore?

L’organizzazione e la distribuzione dei contenuti.

Il modo di organizzarli e, ancor più, quello di distribuirli (così ci avviciniamo al tema degli eBook) stanno mutando e muteranno ancora. Ma quelle due funzioni penso siano destinate a persistere. E dunque può persistere il ruolo dell’editore. Oggi il web è pieno di materiale didattico accessibile, di OER, di buone idee non sviluppate, … Ma non è lo stesso averle così sparpagliate e disorganizzate e avere un editore che seleziona, sceglie, migliora e le ripropone organizzate. Per un tale prodotto si trova chi sia disponibile a pagare.

E’ qui che entra la distribuzione, che è una filiera complessa. In qualunque processo distributivo finalizzato al profitto ci deve essere a un certo punto qualcuno che paga. L’editore si deve chiedere: ma c’è poi qualcuno che mi paga sul mercato?

Il modello attuale è efficiente e efficace perché si basa su due pilastri: l’istituto dell’adozione e la circolazione delle informazioni relative all’adozione. Le scuole adottano, l’editore è informato, stampa e distribuisce. Questo consente che due mesi e mezzo dopo i volumi (o i CD) siano nelle librerie, o acquistabili da internet. Un volume di 320 pagine in formato A4, a quattro colori, nella scolastica costa fra i 16 e 17 euro.  In altri settori, con lo stesso numero di pagine, ma in B/N e metà formato ne costa 19! Come prezzo a pagina un libro di testo è … regalato! Sa perché? Perché non ha resi.

Il problema delle case editrici è il magazzino. Con il magazzino vuoto non è mai fallito nessuno! La resa nella scolastica, grazie a quel meccanismo, è il 5% rispetto al 50% della varia. Prezzo basso a pagina a fronte di investimenti di centinaia di migliaia di euro, mentre nella varia i costi sono quasi zero: un po’ di editing, un bravo redattore, …

Se nella scolastica saltano questi 2 presupposti è inevitabile non solo un aumento dei prezzi, ma anche un serio problema nella tempestività dei rifornimenti dei volumi al trade e di conseguenza agli studenti.

Ma se andiamo sugli eBook il problema del magazzino non esiste più.

Non è così semplice.

Intanto cerchiamo di capire il contesto. Sa in quante classi c’è una LIM? Le classi, in Italia, sono 330.000. Il ministero ha fornite alle scuole 25.000 LIM, le scuole ne hanno comprate altre 5.000. Sono 30.000. Non teniamo conto di quelle che non sono mai state installate (che sono forse un terzo: 10.000). Con valutazione ottimistica possiamo dire che c’è una LIM ogni 10 classi, mentre in UK il rapporto è all’inverso: una classe su 10 non ce l’ha.

Il 92% degli insegnanti non usa le LIM? Ma l’insegnante ci chiede: “Ci sono gli esercizi per la LIM?”.  “Ma lei la LIM in classe ce l’ha?”. “No, ma il Preside ha detto che, se arrivasse …”.

Ed è così per l’eBook: “C’è la versione eBook?”. “Ma cosa intende per eBook?”. Non pochi insegnanti hanno ancora difficoltà a collegarsi con la posta elettronica. Età media 54 anni, età media dei neoassunti 44 anni!

Dal punto di vista degli editori l’eBook è contenuto che deve essere pensato in modo nuovo. Per fare un semplice esempio: chi sviluppa per l’iPAD deve avere una testa orizzontale e verticale. Quando abbiamo cominciato, come De Agostini, a pensare al web – e abbiamo iniziato a farlo tanto tempo fa; il nostro sito è www.scuola.com: era ancora un indirizzo disponibile! – abbiamo preso non poche “musate”. Perché ragionavamo in termini editoriali classici e cercavamo di applicarli al web (anche qui un esempio semplice: su carta una pagina con 1.600 battute sembra vuota, sul monitor non ce ne stanno più di 400).

Rispetto al tradizionale libro cartaceo – io trovo fantastica la definizione che ne da Bartezzaghi che lo assume come acronimo di Libera Informazione Basica Razionalmente Organizzata – le opportunità offerte dall’eContent – preferisco questo termine rispetto a eBook – è sbalorditiva.  L’eContent offre altre possibilità rispetto all’oggetto sequenziale. Ma c’è un problema di filiera, di organizzazione del contenuto funzionale a un nuovo modo di fare scuola. Se si usa la LIM come lavagna col gessetto, tanto vale usare quella tradizionale. Così per l’eBook: non ci si può fermare al PDF di ciò che è nativo per il cartaceo.

Ma pensare e produrre il nuovo costa tempo, impegno, investimenti ulteriori che si aggiungono a quelli per il cartaceo e per ora non c’è un mercato che ripaghi degli sforzi.

Fermiamoci comunque sugli attuali eBook, come formato digitale del libro di carta. Lei sa che ci sono molte critiche agli editori rispetto a come lo stanno gestendo. Sono critiche che emergeranno nel convegno “Libri di testo? Forse sì. Forse no.  Parliamone” del 29 settembre. L’accusa è quella di fornire prodotti “chiusi”, anzi blindati: sia rispetto al poter fare su di essi operazioni possibili sui libri di carta quali sottolineare, evidenziare, … sia rispetto al “possesso” di quanto si compra.

Sul primo aspetto c’è un’offerta articolata, scelte dell’editore o dell’autore che definiscono il proprio DRM (Digital Rights Management). C’è chi produce PDF su cui non si può fare nulla.

Quali le scelte di De Agostini?

Puoi stampare una copia di tutto il libro (anzi: una volta e mezzo). Ma ovviamente non ha senso acquistare un eBook e stamparselo tutto: ti costa 5 volte l’acquisto della copia cartacea! E puoi sottolineare, evidenziare, mettere un bookmark, fare il copia/incolla.

Questo per il primo aspetto …

Altro problema è quello della durata. L’acquisto di contenuti digitali è regolato da licenze di distribuzione, proprio per la natura del media. Non è una vendita ma una concessione di licenza, quindi a termine, anche se il termine può essere illimitato.

Per quanto vale la licenza De Agostini?

Un po’ più di un anno. Lo compri a settembre, ti do la licenza fino al dicembre dell’anno dopo. Può darsi che all’inizio dell’anno successivo l’insegnante lo usi ancora, magari per il ripasso.

Perché questa scelta? Per evitare che lo si passi?

Certo. Questa è l’attuale impostazione, ma non è detto che resti tale in futuro.

Lo studente che debba ripetere l’anno si deve ricomprare l’eBook..

Oggi sì.

E se lo studente vuole rivedere qualche argomento, perché gli serve in anni successivi, non può.

E’ così.

Ma guardi che è così a livello internazionale. Il sito www.coursesmart.com che è il più importante sito americano che vende eBook a livello universitario ha licenze di sei mesi o al massimo di dodici. Se il libro ti serve per fare quell’esame, sei mesi sono più che sufficienti.

Qual è lo sconto della versione digitale rispetto alla copia cartacea?

Per Coursesmart: 50% rispetto al cover price. Costa 10 euro il libro cartaceo, il download sul tuo computer costa 5 euro.

Così anche per De Agostini?

Per De Agostini lo sconto è al 40%. Perché in Italia abbiamo l’IVA al 20% mentre negli USA no.

Ma c’è una bella differenza nelle spese di stampa e di distribuzione.

E qui arriviamo al punto. Non stiamo parlando di contenuti che nascono per il web. Stiamo parlando di oggetti rispetto ai quali ho sostenuto un investimento. Ho il cartaceo e ho un output produttivo su un’altra piattaforma.

Sui 10 euro del libro su carta come incidono i vari costi?

Su un libro scolastico:

  • promozione e distribuzione: 45%

  • carta, stampa, diritti d’autore: 20%

  • ammortamenti (impianti): 10-12%

  • impresa 18% – 20%

Per la versione eBook, non ho carta stampata, non ho distribuzione … ho minori diritti d’autore perché sono una percentuale del prezzo e dunque scendono se scende il prezzo, ma gli altri costi rimangono. In particolare i costi di progettazione, come le dicevo, non solo permangono, ma per realizzare la doppia versione – carta e digitale – sono più elevati di prima.

La versione digitale del libro cartaceo non sembra, messa in questi termini, molto conveniente: né per l’utilizzatore, né per l’autore, né per l’editore. E invece l’eBook, o eContent, come prodotto nuovo? Studiato appositamente per un contesto digitale/multimediale?

L’editoria digitale costa di meno o costa di più? Costa di più.

Pensi solo a questo: se acquisto l’uso di una foto per un testo cartaceo ho un costo, ma se la rendo accessibile in rete il costo è molto superiore! Ma poi: un learning object costa molto di più di una foto, se poi deve girare su una pluralità di piattaforme il costo aumenta.

Prendiamo un libro di fisica o di scienze e mettiamo anche che io parta da un prodotto cartaceo: devo metterci i link, animare le foto, inserire la scheda per il laboratorio. Sono spese che si vanno ad aggiungere.

Qualcuno suggerisce: perché non fate dei videogames? Sono così attraenti e coinvolgenti … L’editoria scolastica rispetto a un videogame ha una differenza di tecnologia clamorosa. Il consumatore, soprattutto lo studente abituato con i videogame, dice: “ma cos’è questa robina?”.

Ma sa quanto investe Electronic Arts per un videogioco? Qualche decina di milioni di dollari. Può permetterselo: punta a venderlo in tutto il mondo in 4 milioni di copie! Un secondo di computer grafica a 3 D costa 2.500 euro; 25.000 euro per 10 secondi (se mi rivolgo ad uno studio non molto caro).

Potremmo sfruttare molto di più le potenzialità della multimedialità, ma dobbiamo fare i conti con il fatto che l’utilizzatore vuole pagarlo meno di un libro cartaceo.

E, infine, occorre riflettere sul fatto che un editore italiano ha come mercato potenziale unicamente la nostra Patria e se calano i volumi di vendita non c’è la possibilità di andare all’estero.

Non è casuale che i più importanti editori mondiali nella scolastica siano di origine inglese: lo stesso volume, o lo stesso contenuto digitale, può essere fruito senza modifiche in tutti quei paesi dove l’idioma dei Beatles è prima o seconda lingua (India in primis).

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L’insostenibile leggerezza degli ebook

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L’insostenibile leggerezza degli ebook

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Mauro Sandrini
Responsabile di eLearning e innovazione, autore di “L’elogio degli e-book. Manifesto dell’autopubblicazione”

msandrini@gmail.com



L’ebook è un déjà vu?

Molti restano sorpresi da questa nuova moda dell’ebook dopo che negli ultimi vent’anni la fine del libro è stata più volte annunciata: prima con il dilagare degli ipertesti, poi con i cd multimediali e, in parte, anche con i sistemi di e-learning.

Nulla ha diminuito l’utilizzo dei libri di testo. In Italia, pur con lodevoli eccezioni, il sistema formativo è a tutt’oggi incentrato sul testo che funziona da accompagnamento al docente. Questa coppia docente-libro viene istituzionalizzata nella lista delle adozioni che le scuole sono obbligate a produrre prima dell’estate affinché all’inizio del successivo anno scolastico le famiglie possano sapere quali libri acquistare e gli editori quali libri stampare. Il mercato dell’editoria scolastica, per chi ne fa parte, è di fatto un mercato senza rischi. Nel senso che si producono esattamente le copie che verranno acquistate. È una condizione particolarissima che fa pensare che buona parte del mercato editoriale italiano abbia il suo cuore nell’editoria scolastica che permette la sopravvivenza a molti editori.

Quel che più importa però è che il nucleo operativo del sistema educativo sia costituito dalla coppia libro-docente. Ed è proprio su questa coppia che si inserisce la novità dell’ebook. È una differenza radicale rispetto alle innovazioni tecnologiche precedenti. Nessuna di esse era così direttamente collegata al meccanismo di funzionamento interno della macchina educativa. Non lo erano gli ipertesti,  non lo erano i cd multimediali, non lo erano i sistemi di e-learning e non lo è neppure l’ultima delle innovazioni arrivate nella scuola: la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale). Di ogni novità era possibile fare a meno perché nessuno è stato obbligato ad adottarla e la motivazione dei singoli non é stata sufficiente a renderle uno standard di fatto. È questo punto che distingue il libro elettronico: è l’ambizione dichiarata a voler sostituire l’oggetto libro, lo strumento di cui i docenti non possono a fare a meno, che può portare a una sua diffusione di massa nei sistemi educativi. Alcune ragioni sono indicate di seguito per alcune delle categorie interessate.

Studenti e Famiglie

Gli studenti e le famiglie sono oggi obbligati ad acquistare i libri di testo indicati dagli insegnanti. Però, grazie alla campagna mediatica che accompagna l’avvento degli ebook, molti di loro si cominciano a chiedere perché non possano acquistare i libri per gli studi in formato digitale a un prezzo inferiore a quelli di carta. L’ebook porta con sé una riduzione inevitabile dei costi di produzione e di distribuzione che è lecito attendersi venga ribaltata sulle famiglie. Questa possibilità si traduce in una “pressione sociale” verso l’adozione degli ebook negli istituti educativi di cui oggi riusciamo a scorgere soltanto i primi segnali, ma che crescerà parallelamente alla diffusione degli ebook e dei dispositivi per la lettura dei libri elettronici presso il grande pubblico.

I docenti e il self publishing

Alcuni docenti sono autori dei libri di testo per la materia che insegnano. Oggi sono proprio le case editrici che propongono loro di trasformare le proprie dispense in libri da poter commercializzare sul territorio nazionale. La ricompensa media per questi autori/docenti è di circa il 10% del prezzo di copertina. Stiamo parlando di autori già pubblicati che possono decidere di autopubblicarsi una nuova versione del proprio libro di testo in formato ebook così trattenendo per sé una percentuale che può andare dal 40 al 70% del prezzo di vendita. Ogni ebook, anche auto pubblicato, porta con sé il proprio identificativo ISBN rendendolo di fatto indistinguibile da un testo cartaceo di un editore tradizionale. Il che significa che il libro risulterebbe adottabile da un qualsiasi consiglio di classe alla stregua dei libri degli editori tradizionali.

Ancora una volta stiamo parlando di una “pressione sociale” che riusciamo appena a scorgere sullo sfondo della realtà in movimento. Una pressione che deriva dall’interesse economico diretto degli autori che a loro svantaggio hanno però la mancanza di una rete di venditori capillare come è quella costruita dagli editori scolastici di maggior successo.

La qualità degli ebook

La questione della qualità è un tema complesso che viene spesso citato come elemento centrale dell’attività editoriale tradizionale. Se questo è vero per i libri di carta dovrebbe esserlo ancor più per i libri elettronici. Nel primo caso, infatti, abbiamo come criterio principale per definire la qualità di un prodotto il successo di mercato. Cioè il concetto di qualità che emerge dall’attività editoriale tradizionale è tipicamente un criterio di mercato. Anche se un libro è brutto, ma si vende, si continuerà a stamparlo. I casi sono troppi per citarli. Basta fare un giro in una qualsiasi libreria per rendersene conto. E lo stesso è vero per i libri di testo delle scuole e delle università. A conferma di questa tesi sono i troppi libri rimasti intonsi nelle camerette degli studenti a fine anno scolastico.

Nel caso degli ebook a questo criterio di mercato se ne aggiunge un altro: il passaparola in rete. Abbiamo quindi un criterio di qualità più complesso di quello di mercato. Un criterio non necessariamente migliore, le recensioni per esempio, così di moda nel marketing editoriale dei libri in rete sono tutt’altro che esenti da critiche come ha evidenziato di recente un rapporto della Cornell University (1).

Concludendo: nel mondo dei libri la qualità non mai un criterio assoluto, ma relativo al contesto sociale e alla comunità di riferimento. E questo è vero sia per i libri di carta come per gli ebook.

L’inevitabile successo degli e-book

Gli ebook non sono una tecnologia, sono una moda. Però ci sono mode che sono destinate a passare e mode destinate a durare. Il motivo per cui gli ebook nella scuola e nelle università non saranno una moda passeggera deriva dal fatto che essi intervengono alla radice delle istituzioni educative, dove si situa il loro nucleo operativo, cioè nella relazione tra docente e libro.

In altre parole: gli ebook sono una moda, ma non sono un optional. I motivi sono stati rappresentati succintamente nei paragrafi precedenti. La composizione delle pressioni sociali e economiche che si esercitano sugli ebook è inedita per ognuna delle innovazioni tecnologiche avvenute negli ultimi venticinque anni nei sistemi educativi.

I ragazzi di 11 anni che giocano con l’iPad del padre tra pochi anni frequenteranno le scuole superiori e tra 10 l’università. Per loro sarà scontato che un testo, un manuale, un quaderno di esercizi, debba essere in ebook. Ricordo con sgomento quando a metà degli anni ’80 aprì uno dei primi Mac Donald italiani in Piazza di Spagna a Roma. Uno dei temi più incredibili dell’arrivo di Mac Donald in Italia fu la politica adottata da subito verso i più piccoli con sconti speciali per le famiglie con bambini. Mi è rimasto impresso un rapporto dell’epoca in cui si diceva che i bambini sarebbero divenuti gli adolescenti di dieci anni dopo e a loro bisognava pensare per costruire il mercato di mercato degli hamburger in Italia. Come è avvenuto in effetti: quella che all’inizio era una moda per i paninari degli anni ’80 divenne in pochi anni un fenomeno di costume.

L’analogia con gli ebook non deve sorprendere. Se con gli hamburger stiamo parlando di cibo per il corpo con gli ebook stiamo parlando di libri, cioè di cibo per la mente. Se Mac Donald ha cambiato le abitudini alimentari di una larga fascia della popolazione italiana, è possibile che qualcosa di simile avvenga anche per i libri. E i libri di testo non saranno certo esclusi da questa partita.

Quel che non bisogna fare mai con gli ebook: controllare chi impara

Con gli ebook i confini si dilatano: l’accesso alla rete, ai sistemi di elearning, di condivisione e di partecipazione possono offrire possibilità inedite a chi si occupa di educazione. La digitalizzazione come spesso avviene può essere un incentivo importante per la trasparenza. Ma anche per il suo opposto: per il controllo pervasivo.

Per esempio il direttore del Ministero dell’educazione israeliano, in una recente intervista in cui annunciava l’avvio di un piano per l’introduzione degli ebook nelle scuole di Israele, ha citato i vantaggi che questa innovazione porterebbe (2). Tra questi, secondo lui, ce ne sarebbe uno importante per le famiglie: cioè che esse, e gli insegnanti, sarebbero informate in tempo reale se il loro figlio, o studente, ha studiato sul serio oppure non ha neppure aperto un libro. Con gli ebook si può fare. Con i libri di carta no.

Questa possibilità che trasforma l’interazione tra l’oggetto libro digitale e il lettore in un modello di controllo è quanto di peggio ci si possa aspettare dall’introduzione dei libri elettronici nella scuola. E va in direzione opposta a tanti miti libertari veicolati dalla tecnologia. Ebook inclusi.

Con gli ebook si sviluppano pratiche inedite grazie all’interazione sul testo che possono dare vita a nuove forme di apprendimento partecipato, si pensi anche solo alla possibilità di condividere le proprie note con quelle di altri (3), ma queste possibilità di partecipazione possono essere annichilite quando il pensiero di chi governa un’istituzione è malato.

Nessuna innovazione tecnica ci esime da un compito, il più importante, per gli educatori di ogni tipo, cui ci invitava Foucault molti anni fa: “bisogna difendere la società”(4). E questo lo si può fare anche con gli ebook. Una innovazione tecnologicamente modesta, ma con una capacità di diffusione notevole. Tale da permettere a chi ha interesse a farlo di veicolare con facilità processi di controllo paranoici. A meno che queste possibilità vengano eradicate sul nascere. Ma non dalla tecnologia. Dal nostro modo di pensare.

Note

  1. Una sintesi del rapporto sull’analisi delle recensioni di Amazon si trova qui: http://www.news.cornell.edu/stories/June11/PinchAmazon.html
  2. Giornale Radio 3, 18 Luglio 2011, l’intervista si trova a 7:50 min dall’inizio: http://www.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-f8e25c58-c5d9-455c-9d14-ef9251f10587.html?refresh_ce
  3. Bookliners è l’applicazione di social reading italiana le cui implicazioni didattiche sono davvero importanti: http://www.bookliners.com
  4. Foucault Michel, “Bisogna difendere la società”, Feltrinelli, 2009, Milano

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I libri di testo hackerabili

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I libri di testo hackerabili

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Noa Carpignano
BBN Editrice



Ci dice Gianni Marconato, nel suo nuovo testo edito da Guaraldi, che l’apprendimento, quello “profondo”, “solido” o “significativo” è una questione di appropriazione, è l’inserimento stabile delle nuove conoscenze in quelle esistenti. L’apprendimento, più che una questione di mettere un mattone sopra l’altro è, metaforicamente, il mescolare un nuovo liquido in uno esistente.

Al convegno organizzato dall’USR Lombardia (Milano, palazzo Pirelli, 9 aprile 2011, Nota della redazione, potete trovarne un resoconto all’indirizzo http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/?p=642) abbiamo presentato un’anteprima della versione beta di DidaSfera (il sito sarà disponibile a fine anno): una piattaforma per testi digitali che è al tempo stesso un ambiente di apprendimento e un social network.

Fig. 1

Didasfera è, tecnologicamente, frutto di due anni di lavoro, ma è soprattutto frutto di anni di ascolto e di confronto con i docenti, online e offline.

In rete e durante i convegni, spesso senza soluzione di continuità, la discussione è stata serrata. Con combinazioni non scontate di competenze, editori (piccoli e pochi), redattori (pochi ma buoni), bibliotecari (sorprendentemente tanti), docenti e formatori (tantissimi e non abitualmente coinvolti nella produzione editoriale), professionisti dei nuovi media (diversi ed estranei sia al mondo editoriale che alla didattica – e questo è stato molto interessante) si sono incontrati dando vita a vivacissimi confronti. Fra i nodi principali delle riflessioni di questi ultimi tre anni ci sono la questione dei nativi digitali, la complicazione del digital divide (infrastruttura-economia-cultura non necessariamente in quest’ordine), la consumata disputa delle tecnologie in classe, l’inutile grattacapo della guerra dei formati e dei supporti, il problema della pirateria e della gestione dei diritti d’autore. Ma si è discusso anche della visione di testo liquido che presentai a Padova e, spesso proprio con Gianni Marconato, di ambienti digitali per l’apprendimento. E proprio su questi due punti noi di BBN abbiamo lavorato sodo: con DidaSfera, infatti, il testo liquido si è fatto ambiente.

C’è da dire però che la questione della pirateria e dei diritti d’autore, insieme al remare contro dei grandi gruppi editoriali, ha evidenziato la necessità di creare un nuovo modello economico. E anche su questo abbiamo lavorato a partire da una nostra convinzione che sappiamo non essere condivisa dalla maggioranza degli editori (e infatti BBN non si è mai iscritta all’AIE).

Noi pensiamo infatti che per produrre e distribuire prodotti culturali, ai quali si possa accedere liberamente a costi minimi (quando non gratuitamente), sia necessario utilizzare licenze estese o Creative Commons. Si deve tutelare chi produce opere creative, dalla paternità dell’opera – diritto inalienabile – allo sfruttamento economico, garantendo così anche la sopravvivenza aziendale, ma deve anche consentire di distribuire contenuti liberamente navigabili, copiabili, modificabili, assemblabili, hackerabili.Siamo dunque convinti che il modello giusto sia quello della culture flat-rate.

Così ci siamo concentrati sia sulla creazione della piattaforma, con la particolarità dei suoi contenuti, sia sulla sostenibilità di un nuovo modello economico.

In DidaSfera l’utente può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola consultando e prelevando liberamente i materiali che gli servono. In piattaforma sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM, ecc) di tipo didattico, tutto materiale originale e di una qualità della quale siamo orgogliosi. Moltissimi elaborati sono rilasciati con licenza CC, e quindi liberamente navigabili senza registrazione, altri contenuti e alcuni servizi (come la memorizzazione dei percorsi o la condivisione di documenti) richiedono una licenza acquistabile con un abbonamento flat che la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.

La navigazione è semplice e intuitiva pur offrendo più possibilità.

Il menù a sinistra è una tradizionale classificazione tassonomica che consente di scegliere l’area e la materia e di sfogliare le pagine, come fosse un catalogo, alla ricerca del testo che interessa. Ma si può cercare in modo più specifico utilizzando il motore di ricerca avanzata che consente di filtrare per materia, per tipo di contenuto e per età. Il motore di ricerca restituisce anche una mappa semantica perché ad ogni “pagina” sono associati dei tag e questo consente anche di navigare seguendo percorsi meno lineari, o di approfondire seguendo i suggerimenti dei widget laterali.

Si può quindi rovistare liberamente tra testi di autori diversi e di materie diverse per scuole diverse, ed essendo incentivate nuove e collaborative forme di creatività, come remix e mash-up, il docente non è più legato ad una sequenza lineare di pagine ma è libero di crearsi dei percorsi personalizzati, anche attraverso svariati testi e utilizzando contributi di vario genere.

Questi percorsi sono memorizzabili perché la piattaforma, oltre che un contenitore evoluto per il materiale didattico, è anche un social network: ciascuno ha un proprio profilo e DidaSfera riconosce il docente dall’allievo offrendo opportunità differenti.

Tutto si può copiare e incollare, smontare e rimontare, si può aggiungere e togliere, provare, sperimentare, condividere, imparare e … collaborare!

Noi di BBN abitiamo in città e regioni diverse, molti di noi non si conoscono fra loro e l’organizzazione del flusso di lavoro è bizzarra: le persone che collaborano a questo progetto sono relazionate fra loro non in modo gerarchico ma in base al tipo di competenza e impegno, si tratta quindi in un’olarchia la cui elasticità è data dalla modularità dell’impegno di ciascuno. La stessa modularità che ritroviamo poi nei contributi editoriali navigabili in piattaforma. Questo tipo di struttura facilita la creazione condivisa perché invece di organizzare dati e persone (e successivamente i contenuti) in cartelle e sottocartelle, invece che dividere in porzioni quindi, colleghiamo cose, persone, contenuti in un insieme che è sempre più della somma delle sue parti.

La parole connessione, condivisione e accessibilità sono il nostro particolare fil rouge di tutta quella che viene tradizionalmente chiamata “filiera”, dal lavoro autoriale a quello editoriale fino alla distribuzione. E la superano anche, perché arrivano direttamente sui banchi di scuola.

La versione beta è quasi pronta per una prima sperimentazione, saremo quindi lieti di essere contattati dai docenti interessati a fare da beta tester o a collaborare all’elaborazione di nuovi contenuti.

Note conclusive:

Noi pensiamo che i testi scolastici debbano essere creati con la scuola, più che per la scuola (http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-5/)
Tra i requisiti poco noti richiesti dalle linee guida rilasciate dal MIUR per l’editoria digitale scolastica, c’è il rispetto per le norme sull’accessibilità dei contenuti.

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Tra fili narrativi e ragnatele editoriali: appunti di viaggio per chi è alla ricerca del testo liquido

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Tra fili narrativi e ragnatele editoriali: appunti di viaggio per chi è alla ricerca del testo liquido

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks



Digital text is different…
We’ll need to rethink a few things…
… copyright
… authorship
… identity
… ethics
… aesthetics
… rhetorics
… governance
… privacy
… commerce
… love
… family
We’ll need to rethink ourselves.

By Michael Wesch

Ogni oggetto ha un suo universo di riferimento, ci ricorda Tim Brown . Il punto di partenza di un processo di innovazione non può quindi che essere il bisogno umano e le caratteristiche del contesto socio-culturale in cui questo oggetto deve essere utilizzato. La costruzione di prototipi che “aiutano a pensare” e la ricerca di nuove soluzioni insieme alle persone che di questo universo fanno parte sono tappe fondamentali in un tempo di cambiamento, in cui le soluzioni che già abbiamo non bastano più.

Con queste grandi idee in testa, nel settembre 2010, l’eBookFest tenutosi a Fosdinovo ha provato a raccogliere le voci di un’eterogenea platea interessata a comprendere ed approfondire lo stato dell’arte dell’editoria digitale, pur da punti di vista profondamente differenti. Una differenza appositamente cercata per far sì che queste diverse voci si mescolassero in spazi di ascolto e di discussione senza filtri, senza barriere… senza “filiera”, insomma.
“Tre giorni alla ricerca dell’ebook”, si legge sulla copertina dei LiquefAtti (http://ebookfest2010.bibienne.net/files/2011/04/eBookFest_atti.pdf ). Tre giorni in cui le piste di ricerca dei mondi professionali che gravitano attorno a questo oggetto si sono incrociate nello stesso luogo, permettendo di confrontare le direzioni di sviluppo dell’editoria digitale con le aspettative di chi dovrà fruire dei prodotti di questa evoluzione.

Prendendo spunto dalla discussione sui problemi della conversione al digitale della piccola editoria, Maria Cecilia Averame ha evidenziato come la terminologia ad uso della descrizione e della partecipazione digitale spesso prenda in prestito radici “bibliche”. Il dibattito viene così ricacciato nell’alveo degli  “atti di fede” mentre gli esperti in materia si ritrovano a vestire – per scelta o per forza – i panni degli “eretici”.

“… Forse molti dei timori più nominati (la mancanza dell’odore della carta, il timore della scomparsa di figure editoriali, di valori) nascondono se non altre paure, una mancata definizione delle problematiche che il passaggio al digitale comporta. Forse, per convertirci, abbiamo bisogno non tanto di un atto di ‘fede’, ma dell’identificazione della causa primaria del malessere, perché per riconoscere una paura c’è bisogno di chiamarla con il giusto nome”.

Approdando nel mondo digitale, il testo scritto abbandona le peculiarità legate al supporto cartaceo. Ci ritroviamo così a fare i conti – almeno in teoria – con un ripensamento profondo delle pratiche di produzione, distribuzione e fruizione dei libri, che tocca aspetti sensoriali, cognitivi, personali, sociali, etici e commerciali talmente consolidati da apparire quasi come gli unici possibili o, peggio, come i più “naturali”.

L’editoria è ovviamente in prima linea in questo prospettiva di radicale mutamento della filiera di produzione e della catena distributiva ma, come ha sottolineato Virginio Sala, forse è troppo concentrata su aspetti che – oggi – sembrano di primaria importanza (come quella della scelta del formato) ma che in realtà lo sono meno se raffrontati ad altri che meriterebbero ben più attenzione di quanta attualmente ne godono.

“I formati evolvono, qualche volta scompaiono o sono sostituiti da altri … Bisognerebbe concentrarsi di più sulla rappresentazione del testo che si pone alla base del formato: qual è il modo migliore di rappresentare strutturalmente il testo (nel senso più generale del termine?) …”

Sala solleva così una questione a mio parere cruciale, costantemente dissimulata attraverso  l’esasperazione di problemi legati all’editoria tradizionale (come per esempio l’ossessione per  la “blindatura” del testo digitale) nonché ingessata in PDF, che troppo spesso mortificano qualsiasi velleità innovativa.

Non è un caso che l’idea che un ebook altro non sia che la riedizione in PDF del suo omologo a stampa, soprattutto nei contesti scolastici, si sia affermata con una certa forza anche tra quei docenti più aperti all’innovazione e alla sperimentazione.

Per scriverla con le parole di Davide Mana:

“l’idea di fondo è che, allo stato attuale, l’e-book è stato penalizzato nel suo sviluppo dall’eredità del libro cartaceo. Si continua ad immaginare l’e-book come libro elettronico, necessariamente legato alla metafora del libro cartaceo per essere efficace.
Un libro quindi con pagine, capitoli, una copertina, una struttura lineare…”

Una considerazione che pesa come un macigno sull’editoria scolastica, nell’ambito della quale, alle prevedibili resistenze dovute alla difesa delle rendite di posizione  sul mercato e agli investimenti fatti (rimando al contributo di Mario Guaraldi per chi  volesse approfondire le stesse problematiche nell’editoria varia), si sommano quelle dell’universo-scuola, affannosamente e forzosamente alla ricerca di testi digitali da adottare – a norma di legge – possibilmente il più simili possibili a quelli tradizionali.

Come ho già scritto nell’introduzione della tavola rotonda sull’obbligatorietà dei libri di testo, non considero il manuale scolastico un libro qualsiasi, in quanto la sua storia non è assimilabile a quella del libro tout court per svariate ragioni, prima fra tutte quella di aver influenzato in maniera determinante tempi, spazi e modalità comunicative dell’organizzazione scolastica tradizionale.

“E’ la storia del primato di un approccio cognitivo – caratterizzato da informazioni acquisite in modo lento e controllato da un numero limitato di fonti, tramite processi singoli e ben definiti – ma anche di quello del codice verbale, del lavoro individuale e della linearità dei contenuti, a scapito di logiche reticolari e di un pensiero visivo ridotto a una fase “preparatoria” al pensiero astratto …

In estrema sintesi è la storia di un libro a stampa creato per e utilizzato in un preciso contesto, di cui ha influenzato la forma e il dispositivo pedagogico. Un libro destinato allo studente ma, al tempo stesso, pensato per il docente.

In questa prospettiva, le incognite legate alla conversione al digitale dei testi scolastici presentano delle specificità proprie, legate alla particolare natura e allo specifico utilizzo della “tecnologia-libro” nei sistemi di apprendimento formale come “filo narrativo” che accompagna lo svolgimento dell’attività didattica. Un utilizzo che, nel fare scuola quotidiano, è già talvolta molto diverso da quanto ci si aspetterebbe.

Se, oggi, sono in primis le ragioni economiche ad imporre la transizione al digitale del libro di testo e i docenti non possono far altro che adeguarsi, particolarmente importanti sono allora le esperienze e le innovazioni sul campo di quelli a cui il sussidio tradizionale non basta più.

Come capire, altrimenti, cosa si aspettano, cosa vorrebbero, come lo immaginano un testo digitale per la scuola quegli insegnanti che, presumibilmente, dovrebbero essere i meno “riottosi” al cambiamento?

E allora ci si ritrova ad immaginare che un ebook per bambini di scuola primaria debba essere “accattivante, interattivo, reticolare ma ben definito negli obiettivi… deve lasciare dei punti in sospeso… deve mettere ‘alla prova’ i bambini, stimolandoli all’intervento attivo e costruttivo” (Emanuela Bramati e Marinella Molinari).  Un ebook che è punto di partenza per un percorso autoriale che coinvolge gli alunni in prima persona nella trasformazione dell’ebook stesso. Un ebook che potrebbe addirittura aprire le porte al coinvolgimento dei reali fruitori già dalle fasi della sua progettazione o – come sottolineano le docenti pioniere della didattica nei mondi virtuali – essere il varco in un ambiente 3D.

“che consentirà di ‘vivere’ in prima persona ciò che i nostri alunni devono capire ed apprendere … I docenti potranno utilizzarlo per consentire agli alunni di riappropriarsi di una concretezza che già a partire dalla prima, con l’apprendimento della lettura e della scrittura, viene a scemare gradatamente fino a sparire del tutto…” (Nicoletta Farmeschi).

Il testo, che fa spazio al contesto, all’ambiente, all’interazione e alla co-costruzione di conoscenza, rende il docente

“sceneggiatore di esperienze didattiche attivamente vissute anche in situazioni  e la conoscenza che ne deriva è il prodotto di una costruzione attiva del soggetto… anche in quelle situazioni in cui, in un contesto reale, ciò non è possibile o è rischioso o irrealizzabile” (Maria Guida).

Per una demo si consiglia di visitare http://vimeo.com/7026833(by Annarita Vizzari)

Si ribadisce, insomma, il desiderio di superare il primato della testualità, l’unidirezionalità della comunicazione meramente trasmissiva, l’immodificabilità del testo ma, soprattutto, emerge la necessità dei suoi fruitori di essere coinvolti nella sua progettazione e realizzazione.

In realtà è proprio la prospettiva di questa “rottura della filiera” ad essere uno dei nodi cruciali del cambiamento ed è alla base di qualcosa che sia altro dalla parodia del cartaceo.

Le sperimentazioni come quella della BBN con l’Athenaeum di Torino o il progetto “Lab: una mappa, tanti itinerari” sono appunto tentativi di aprire il laboratorio editoriale alle competenze dirette degli insegnanti, di creare spazi di lavoro collaborativo in cui ragionare sui prototipi di un  testo “liquido”, rispondendo indirettamente all’invito di Sala a lavorare di più sui meccanismi di costruzione dei testi e sulle diverse possibilità in termini di strutture e modalità di fruizione.

La stessa collana Visioni Condivise, i cui numeri ripropongono il modello sperimentato per gli atti dell’eBookFest, è laboratorio di una diversa maniera di concepire la costruzione del testo fin dall’idea iniziale e di osservare come muta al mutare della sua forma.

In quella che è stata battezzata una blog-redazione, il testo non arriva già finito ma “nasce” e “cresce” al suo interno, permettendo una maggiore collaborazione con l’autore per la ricerca delle soluzioni più adeguate a renderlo flessibile, navigabile, multiforme.

E’ uno dei cantieri aperti. Sicuramente altri seguiranno. Se il problema dell’editoria digitale è un problema di immaginazione, come scrive Mana, è l’unico che non ci riguarda. Gli altri proviamo a risolverli tutti insieme.

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Spigolature

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Spigolature

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Marco Guastavigna
Docente di Materie letterarie presso l’IIS “Beccari” di Torino

marco.guastavigna@gmail.com,
http://www.noiosito.it/


eRodari

Questa estate ho letto parecchio. Stimolato dal disastro economico in cui stiamo precipitando, ho letto vari libri di Gallino, ma mi sono anche permesso di rilassarmi sprofondando nei romanzi di puro intrattenimento. E così mi sono crogiolato con Hyeronimus Bosch. Non il pittore, però, ma il protagonista degli scritti di Michael Connelly, un detective della polizia di Los Angeles, per semplicità chiamato Harry. Dal nostro punto di vista – ragionare sui libri digitali – mi ha colpito in particolare “Il buio oltre la notte”, torbida storia in cui il “cattivo” è noto fin dall’inizio e noi assistiamo al suo tentativo di far incriminare il buon Harry sfruttando proprio questa omonimia. Ma cosa c’entrano eBook e tecnologie? Direttamente nulla, ma come possibili varianti della struttura della vicenda, molto. La storia è ambientata prima della diffusione della rete e quindi un altro personaggio, che si è insospettito di fronte agli indizi seminati dal vero colpevole (riferimenti alle opere del Bosch artista), troppo facilmente reperibili, per chiarirsi le idee da un punto di vista culturale, si fa consigliare da un esperto di pittura, che seleziona e poi gli presta alcuni libri divulgativi, di carta. Questa situazione narrativa non sarebbe assolutamente sostenibile se la vicenda fosse ambientata ai giorni nostri, perché andrebbe in qualche modo giustificato il mancato utilizzo di Internet e nello specifico di Wikipedia, come un’attenta analisi narratologica ci rivela accadere tutte le volte che una “storia” sia contemporanea e sia necessario non permettere l’uso del telefono mobile. Quello dell’introduzione delle attuali tecnologie di comunicazione in vicende ambientate anche solo nei primi anni 90 del secolo passato potrebbe essere un interessante esercizio di scrittura creativa, una sorta di “Grammatica della fantasia digitale”.

eOvunque

Immaginate di leggere anche voi “Il buio oltre la notte”, però utilizzando Kindle, l’eBook Reader di Amazon. Questo significa che siete in possesso della versione digitale del romanzo di Connelly e che l’avete scaricata sul vostro lettore. Le condizioni sono le più simili a quelle del volume di carta rilegato – la capacità imitativa dei dispositivi elettronici è una delle condizioni più vincolanti e decisive del loro successo nel campo della lettura reale (quello di chi è interessato a leggere e non a ciò con cui legge), sostiene Gino Roncaglia nel suo splendido lavoro. E Kindle si mimetizza bene: si legge in piena luce del Sole (e non al buio), pesa poco, non scalda, ha una batteria che dura davvero parecchio, sta nella tasca del cappotto o nello zainetto (quello da gita, non quello di Gelmini-Tremonti e della demagogia sui libri di testo). Oltre a poter contenere un sacco di libri. C’è però una differenza che costituisce certamente un valore aggiunto. Kindle può essere connesso a Internet, dovunque e senza dover pagare nulla oltre il prezzo iniziale dell’apparecchio. Acquistandolo, infatti, si usufruisce di un accordo stipulato da Amazon con i provider di servizi di telefonia mobile, per cui Kindle si adatta ed usa la banda che trova, dall’UMTS della città metropolitana dove lavoro, al GSM della località di montagna dove passo qualche giorno di vacanza e dove nessun altro strumento consente il collegamento alla rete. Non è filantropia, ma marketing intelligente: in questo modo posso connettermi al sito di Amazon, estrarre la carta di credito ed acquistare una pubblicazione digitale, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Se però sono particolarmente incuriosito da Hyeronimus Bosch (il pittore, questa volta), posso avviare un browser essenziale ma funzionale, raggiungere Wilkipedia o avviare una ricerca su Google. Naturalmente posso anche mandare una mail a un amico e consigliargli la lettura del romanzo, cercare un forum o un altro tipo di community di fan di Connelly, trovare schede critiche e recensioni. Insomma, l’accesso alla rete e l’interazione diventano parti costitutive, estensioni spontanee e facilitate, del processo di lettura, tanto da essere contenute nel dispositivo. È evidente quanto questa prospettiva sia interessante dal punto di vista formativo.

eClassici

Provate adesso ad avviare con Google una ricerca su Michael Connelly e a limitarla ai libri, utilizzando la pulsantiera che vi comparirà a sinistra. Entrerete in Google Books, la sezione dedicata dal motore di ricerca per antonomasia alla proiezione digitale dei libri di carta. Ci sono i libri di Connelly su Amazon, IBS e BOL (anche qui prevale il marketing, queste voci ci seguiranno anche nelle pagine dei risultati successive alla prima), e l’anteprima di alcuni romanzi, mediante la quale si accede a schede dedicate alle singole opere. Connelly è in realtà una chiave di ricerca deludente: nessuno ha scritto recensioni, non si accede al testo e così via. Non è un romanziere su cui la cultura alta e la critica si possano spendere. Ma provate a cambiare parole chiave: scrivete per esempio “Innominato”, personaggio con un caratteraccio e una tendenza alla violenza e al pentimento simili a quelli di Hyeronimus Bosch (sì, stavolta è lo sbirro, uno stereotipo), ma con una genesi culturale più rassicurante. Qui le cose si fanno ben più interessanti e ricche. Ci sono addirittura opere in consultazione completa, che possiamo scaricare in formato PDF o EPUB. Avremo sul nostro computer (o sul nostro eReader) una copia digitalizzata dell’originale, preceduta da un avvertimento di Google sull’origine del file e sugli usi consentiti. Mica male come risorsa culturale, vero? Tanto più che se verranno in qualche modo risolti i problemi relativi ai diritti e alle accuse di egemonia culturale del mondo anglosassone che sempre Roncaglia sottolinea, prima o poi disporremo della possibilità di fare ricerche mediante parole chiave non solo su ciò che il nostro immaginario collettivo associa “naturalmente” alla rete, ovvero contenuti moderni, ma anche sulla proiezione digitale della cultura tradizionale. A proposito, quanti sanno di disporre della possibilità di indicizzare i contenuti del proprio computer usando Spotlight con i Mac e Google Desktop con Windows? Questo significa che intanto possiamo raccogliere letteratura e saggistica in un’area del nostro disco– ovviamente nel rispetto del diritto d’autore e quindi ricorrendo magari a LiberLiber – su cui fare ricerca come in rete, anche solo per allenarci e allenare i nostri studenti a questo cambio di mentalità, piccolo ma molto significativo.

eAllora?

L’editoria scolastica sembra vivere in un mondo diverso da quello promettente descritto fino a ora. La priorità di ogni marchio, infatti, è non perdere quote di mercato di fronte al mistero costituito dagli eBook di testo. La “versione mista” imposta dal ministero è con ogni evidenza una gattopardesca via d’uscita dal problema in grado di lasciare le cose come stanno: tutto cambia perché nulla cambi. Penso agli agenti editoriali – rimasti tra i pochissimi che trattano gli insegnanti con deferenza quasi servile, per lo meno fino a quando questi ultimi hanno fatto le loro scelte in materia di adozioni – e al modo in cui ci presentano i nuovi prodotti, coerenti con la normativa in vigore e con i prossimi vincoli. Al centro rimane “la carta”: quante pagine, quanti esercizi, quale livello del linguaggio, “C’è la guida?”, “E gli schemi, ci sono?”, “Gli esercizi sono risolti?”, “E le prove Invalsi?” e così via. Il “digitale” è del tutto secondario, è un abbellimento, un orpello. Non può mancare perché è d’obbligo e perché “la concorrenza ce l’ha”. E allora di tutto un po’: cd, dvd, perfino chiavette USB perché qualcuno si è ricordato che i Netbook delle classi 2.0 (lo 0.20% delle classi in esercizio!) non hanno i “lettori”; accessi a siti Internet riservati, download vincolati al possesso di codici; materiali integrativi, ulteriori esercizi, immagini libere da diritti d’autore (asset, per la Pedagogia Ottimistica di Stato) e così via. Cosa deve (avrebbe dovuto) fare un insegnante consapevole? Analizzare con attenzione il versante digitale delle proposte editoriali: capire di quali dispositivi fisici c’è bisogno, quali sono i formati, quali i sistemi operativi e così via. Ma anche chiedersi come vengono trattati i diritti d’autore, quali usi si possono effettivamente fare dei materiali ricevuti e quali no. Soprattutto, capire se il prodotto è destinato all’integrazione dei contenuti o piuttosto a sollecitare attività significative da parte degli studenti. Nel caso di esercitazioni, verificare se il sistema traccia le attività e memorizza i risultati dei singoli: ci sono case editrici che spacciano per valore aggiunto il fatto che il loro prodotto funzioni direttamente da CD o DVD, senza installare nulla sul PC, ma questo significa in realtà che nulla potrà essere salvato e che ogni attività dovrà ricominciare dall’inizio, perché non verrà memorizzato nemmeno il percorso fatto.
Le mie sono indicazioni molto limitate, venate da una sorta di pessimismo di fondo, che probabilmente deluderanno molti, entusiasti e ansiosi di applicare le grandi e progressive novità che i tifosi del digitale a tutti i costi  annunciano di continuo. Ma non dobbiamo dimenticare che i potenziali utilizzatori finali di questo imponente patchwork cognitivo sono gli studenti, ossia soggetti abituati a farsi indicare dagli insegnanti cosa devono leggere (e leggere vuol dire anche capire, analizzare, interpretare, elaborare, confrontare, assimilare), in quanto tempo e con quale ritmo: “Per martedì prossimo, leggete e studiate da pagina X a pagina Y”. A questi lettori eterodiretti l’editoria scolastica vorrebbe incredibilmente consegnare materiali di apprendimento costruiti secondo modelli disparati, confusi e opachi, non collaudati e comprovati da risultati di apprendimento, ma magari registrati come marchi depositati.

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