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Con l’iPad sul banco

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Con l’iPad sul banco

Posted on 20 novembre 2011 by Redazione Bricks

 

 

 

In principio fu l’iPod. Poi vennero l’iPhone e l’iPad. Non solo strumenti tecnologici, nemmeno solo oggetti del desiderio, piuttosto icone in un immaginario collettivo planetario. Icone di innovazione, creatività, eleganza, leggerezza. Miti. Sarà vero – o è parte del mito? – che l’aumento della criminalità sui mezzi pubblici di New York, 17% (fonte NY Police Department), è dovuto alla caccia agli iPhone? Colpita dal mito, la Federazione romana di SEL ha tappezzato la capitale con manifesti commemorativi di Steve Jobs, per farsi poi richiamare dal proprio leader, Nichi Vendola, per aver dimenticato che Steve era un capitalista e non giocava nel campo dell’open source. Se un mito, come l’iPad, entra in classe i titoli di giornale sono assicurati.

E’ il caso della sperimentazione del Lussana di Bergamo. Titoli sulla stampa locale e nazionale e sicuro ritorno di immagine visto che, da 13, le classi prime di quel liceo sono quest’anno salite a 18! Ma, al di là dell’immagine, qual è il progetto didattico alla base dell’adozione degli iPad? E come si sono trasformate le pratiche didattiche?

Per capirlo sono andato a parlare con il Dirigente scolastico del Lussana, Prof. Cesare Quarenghi, con la professoressa Dianora Bardi che del progetto è l’animatrice e con gli studenti che partecipano alla sperimentazione.

"La criticità principale della scuola - mi dice il Dirigente - è che gli studenti si annoiano. Per evitarlo occorre un modello didattico in cui gli studenti siano attivi. Di qui l’attenzione che, qui al Liceo Lussana, prestiamo ai laboratori e alle attività pratiche. La nostra scuola appartiene al network ENIS, European Network of Innovative Schools, è sempre attiva nella sperimentazione, propone numerose attività elettive agli studenti. Da anni abbiamo il registro elettronico; su ogni cattedra c’è un portatile. In ogni classe c’è il videoproiettore. Questo ha fatto nascere abitudini ‘virtuose’.
E’ in questo contesto che abbiamo subito accettato la proposta della professoressa Bardi di sperimentare l’uso degli iPad. L’Ufficio Scolastico Regionale ci ha concesso un finanziamento di 10.000 euro, in totale ne abbiamo spesi 17.000, per l’acquisto degli iPad da dare in prestito agli studenti di una classe e per potenziare la rete wireless della scuola".

Il punto di forza dell’iniziativa non è stato quello di mettere in mano allo studente l’iPad, ma di coinvolgere tutto un consiglio di classe nell’utilizzarlo. La classe con cui lavorare è stata scelta con attenzione: una quarta poco numerosa (17 studenti) con un consiglio di classe disponibile in cui sono stati fatti opportuni "innesti". "Il consenso dei docenti, la loro disponibilità, è essenziale".

Quest’anno, sempre con il consenso dei docenti coinvolti, l’esperienza è stata estesa a quattro classi prime, che quindi lavoreranno con l’iPad per tutti e cinque gli anni della loro vita al Lussana. I quattro consigli di classe lavoreranno insieme, come un unico gruppo di lavoro.

 

Come sono stati selezionati, chiedo, gli studenti per le classi con gli iPad e quelli per le classi tradizionali?

"Nel formulario di iscrizione si doveva comunicare l’eventuale volontà di partecipare alla sperimentazione. Rispondere affermativamente comportava l’impegno ad acquistare l’iPad, perché quest’anno non potevamo fornirli come scuola.

Sugli oltre 500 iscritti in prima – circa il 30% in più rispetto all’anno precedente! – hanno  risposto positivamente in duecento. Ne abbiamo potuto accontentare solo 120 e lo abbiamo fatto per sorteggio".

 

Come spiega che la richiesta sia venuta solo da 200 su 300?

"Probabilmente per quello che è il costo dell’iPad, anche se ci siamo impegnati a far diminuire, per queste classi, il costo dei libri di testo di 150 euro all’anno. Ma anche perché, probabilmente, molti genitori temono l’elettronica come divertimento. Non sono sicuri che serva a ‘studiare’.

Invece i ragazzi che stanno usando gli iPad dicono che si trovano a lavorare di più. Sono più consapevoli, più attivi."

 

Come cambia la didattica con l’iPad?

"Diventa una didattica delle competenze, non più solo una didattica delle conoscenze. Gli studenti devono attivarsi per reperire le fonti. Devono produrre testi. Il docente assume un ruolo più di esperto e di tutor. E i ragazzi partecipano volentieri, perché usano un linguaggio che è il loro.

E’ una didattica in cui il docente mentre insegna apprende."

 

 

Figura 1 – Immagini della 4L in classe con gli iPad

 

Lascio il Preside e incontro Dianora Bardi che mi porta nelle classi: mi mostra i dispositivi WiFi, la strumentazione tecnologica delle classi – oltre agli iPad in mano agli studenti e agli insegnanti – ma anche gli armadi per i libri cartacei, usati insieme a quelli digitali.

Incontro gli studenti della quinta che è al secondo anno di sperimentazione. Chiedo loro, che per undici anni di scuola sono stati abituati al libro, al quaderno, alla lavagna: com’è la scuola con l’iPad?

"Con l’iPad è meglio, perché è più comodo."

"E’ più veloce."

"E’ tutto lì, e possiamo portarcelo dietro ovunque andiamo."

"Non c’è bisogno di riscrivere gli appunti; basta risistemarli."

"Possiamo registrare le lezioni, taggando certi punti e collegandoli agli appunti, in modo da risentire solo quello che ci serve."

"A volte gli insegnanti non sono lineari nelle lezioni, noi così le rendiamo lineari."

"Archiviamo gli appunti e i documenti su DropBox dove possiamo vederli tutti. Anche gli insegnanti mettono lì i loro documenti, così non c’è bisogno di fotocopie."

"Se abbiamo dei dubbi, quando ci prepariamo a una verifica, possiamo chiedere ai compagni, ma anche all’insegnante."

 

 

Dunque: è uno strumento che vi agevola nelle attività didattiche. Ma queste sono rimaste uguali?

"No, c’è molto più lavoro di gruppo. E farlo a scuola stimola a farlo anche in altre occasioni."

"Usiamo sempre i libri di testo, ma non più solo quelli. Cerchiamo altre fonti. Cresce il nostro spirito critico."

"Le attività sono più interessanti."

"Il metodo di lavoro è diverso. Siamo più attivi durante le lezioni."

"Sono più coinvolto."

"Le lezioni sono più chiare e veloci, quindi sono più interessanti."

"Anche gli insegnanti più noiosi, così lo sono un po’ meno."

 

 

So che solo 200 studenti delle prime hanno chiesto di partecipare alla sperimentazione. Secondo voi, perché non tutti?

"Per il costo dell’iPad."

"Perché non hanno deciso loro ma le famiglie."

"Molte famiglie non si fidano. Vedono l’iPad come strumento per giocare."

 

 

Secondo voi, si dovrebbe iniziare con l’iPad fin dalla prima elementare?

"No – mi rispondono in coro, prendendomi di sorpresa – prima devono imparare a scrivere, a usare il libro."

 

 

Figura 2: Immagini della 4L in classe con gli iPad

 

Suona la campanella e Dianora torna a prendermi e mi accompagna in una classe prima, a lezione di musica. Mi siedo con loro: il docente racconta aiutandosi con video musicali tratti da YouTube. Gli studenti hanno quasi tutti in mano l’iPad, anche se è appena iniziato ottobre, siamo all’inizio della loro esperienza liceale e della loro esperienza con gli iPad. Vedo che qualcuno ogni tanto scrive un appunto, non sono in grado di dire quanti stiano registrando.

 

Cosa vi aspettavate scegliendo questa sperimentazione? E come vi sembra dopo le prime settimane?

"Lezioni più semplici, e in alcune materie è così."

"Il lavoro è facilitato."

"I tempi sono più brevi. Per esempio le ricerche. Possiamo lavorarci a scuola nel tempo libero."

"E’ tutto subito."

"E’ tutto a portata di mano."

"Alle medie lo zaino era più pesante."

"E’ più interessante."

"Più divertente."

"Più stimolante."

"C’è più collaborazione con i compagni."

"Anche con gli insegnanti. Il rapporto è diverso."

"E’ più facile lo scambio dei materiali."

 

 

Che esperienze di uso delle tecnologie digitali avevate già fatto alle medie?

"Lezioni con la LIM. Erano più coinvolgenti."

"Mappe geografiche."

"Power point."

"Sette o otto dei miei compagni prendevano appunti con il computer."

 

 

Secondo voi – chiedo anche a loro – bisognerebbe cominciare a usare l’iPad già in prima elementare?

"No. L’iPad per loro è troppo avanzato."

"No. Si distrarrebbero e comincerebbero a giocare."

 

Anche in questo caso la risposta è negativa, ma con motivazioni diverse dalle precedenti. In entrambi i casi mi sembra che non pensino ai bambini di 6 anni di oggi, quanto piuttosto a loro stessi a 6 anni. E invece il rapporto con le tecnologie cambia rapidamente. Mi racconta, per esempio, Dianora che hanno coinvolto gli studenti della quinta per spiegare a questi delle prime come usare l’iPad. Ma questi hanno dimostrato subito di trovarsi molto più a loro agio. Sono più "nativi".

 

 

A proposito di giochi, chiedo, non è un oggetto di distrazione anche per voi?

"Sì, la tentazione dei giochi, la prima volta è alta. Ma ci si abitua a non farlo."

 

 

Mi trattengo, alla fine, con la professoressa Bardi. Le chiedo: da dove è venuta l’idea per questa sperimentazione? E’ nata con gli iPad?

"L’idea iniziale era quella di usare gli eBook reader. Poi, proprio quando stavamo per avviarla sono usciti gli iPad. In ogni caso non abbiamo usato solo gli iPad, abbiamo diversi strumenti tecnologici in classe e fra questi sei eBook reader.

Ma al centro del progetto non c’è la tecnologia, bensì un nuovo modo di fare didattica. Ogni anno ci diciamo che gli studenti che ci arrivano in prima liceo sono impreparati, non sanno leggere, scrivere e far di conto. E ci chiediamo: ‘Come faremo a raggiungere gli obiettivi del liceo?’.

Ma non è vero che non sanno leggere, scrivere e far di conto. Hanno un modo di apprendere diverso da quello a cui siamo abituati noi. Sono abituati a leggere su internet testi brevi rispetto a quelli del libro di testi e soprattutto sono abituati a comunicare con le tecnologie.

Hanno abilità diverse; fra queste il multitasking, fanno tante cose in contemporanea: leggono, scrivono, sentono la musica, chattano e contemporaneamente studiano anche.

Il nostro obiettivo era quello di partire da queste loro capacità per portarli a leggere di più e scrivere di più. Leggere di più, non solo libri digitali, anche libri cartacei! Può sembrare una contraddizione in termini.

Abbiamo modificato la nostra didattica. Io insegno italiano e latino, l’anno scorso non ho adottato i libri di testo, e nemmeno quest’anno e molti colleghi mi hanno seguito."

 

 

Cosa hai messo al posto del libro di testo? Gli studenti devono cercare da soli informazioni in Internet o siete voi docenti a indicare materiali di studio?

"In Internet abbiamo creato, usando Dropbox, un ambiente in cui noi insegnanti carichiamo i nostri materiali. Spieghiamo e gli studenti trovano lì il materiale. Con il libro di testo la didattica spesso diventa solo spiegare quello che c’è scritto sul libro, poi gli studenti lo studiano, magari lo imparano a memoria.

Adesso non hanno un solo libro. Devono lavorare su tanti testi, su materiali forniti dagli insegnanti ed altri che recuperano loro stessi. Devono essere protagonisti: rielaborare e  creare il materiale su cui studiare. Non sto parlando solo di testi digitali. In aula abbiamo anche un armadio con tanti libri di testo e altri vanno a prenderli nella biblioteca della scuola. Leggono di più, molto di più.

Ma non devono solo leggere e "studiare". Devono rielaborare, produrre il proprio libro!Ovviamente noi lo verifichiamo, controlliamo che le fonti siano corrette. E abbiamo fatto corsi specifici su come ricercare in internet, recuperare le informazioni, analizzare le fonti, … studiare, rielaborare, estrapolare i concetti.

Così gli studenti hanno creato, con noi, i propri eBook. Abbiamo creato la nostra biblioteca virtuale. Domani un’altra classe può partire dalle fonti primarie ma usare anche questi eBook, partire eventualmente da questi."

 

 

Al centro dunque è un modello didattico. Ma qual è il ruolo, in questo, della tecnologia?

"Non è la tecnologia quella che ci interessa, è il modo di fare scuola: rendere lo studente protagonista. Perché è questo il modo per fargli raggiungere le 8 competenze chiave. Il docente diviene il ‘coach’: allena gli studenti ad imparare.

La tecnologia è l’ambiente in cui lavoriamo. Facciamo didattica ‘nella’ tecnologia. La sfida era far capire ai ragazzi che le tecnologie non servono solo per i giochi o per vedere youtube, che servono anche per la didattica. Dobbiamo porci di fronte ai ragazzi con un atteggiamento di umiltà, accettando che sulle tecnologie ne sanno più di noi.

Gli iPad servono, come ho già detto, per accedere alle risorse, per leggerle, per rielaborarle. E servono agli studenti per collaborare in questo: possono interagire e lavorare con gli altri non solo mentre sono in classe ma anche a casa o quando sono sul pullman, o la sera mentre sono a letto, …

Ancora: gli iPad servono durante le lezioni. Generalmente le registrano e mentre registrano prendono appunti, disegnano schemi. La cosa interessante è che il software collega gli appunti con l’audio. Quindi possono cliccando su una parola scritta negli appunti andare a risentire quello che il docente ha detto in quel momento. Non devono risentire tutta la lezione, possono accedere direttamente ai punti che hanno ritenuto più significativi, o a quelli che non hanno capito.

E queste registrazioni, e gli appunti, possono condividerle con gli altri in Dropbox; quindi anche chi era assente può ascoltare la lezione. Anche questo potenzia la didattica e stimola la collaborazione."

 

 

Chiudo qui l’intervista: una sperimentazione molto interessante. Aggiungo che vi aveva già fatto         riferimento Mario Rotta nel suo articolo sul numero 2 di Bricks: Gli eBook, gli iPad e altri dispositivi mobili in classe: alcune esperienze e prime riflessioni. Rotta, infatti, è stato incaricato del monitoraggio scientifico della sperimentazione e l’ha quindi seguita passo-passo.

Dopo che ho realizzato l’intervista è stato pubblicato l’eBook “Oltre la carta: in aula con l’iPad e gli eBook reader”.

 

E’ un testo di 174 pagine (qui il sommario). Ecco cosa viene detto nel comunicato con cui Nova Multimedia lo pubblicizza: “L’ebook è visibile solo per le prime 54 pagine (clicca qui). Tutte le scuole che desiderano collaborare con il Liceo Scientifico "F. Lussana" nello studio e modellizzazione  di una didattica innovativa anche con tecnologie differenti dall’iPad, può sottoscrivere una convenzione (clicca qui) ed accedere gratuitamente a tutti i materiali pubblicati sul sito "Sperimentando" (http://sperimentando.liceolussana.com) e al testo integrale dell’ebook”.

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Rotta3bis

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Gli eBook, gli iPad e altri dispositivi mobili in classe: alcune esperienze e prime riflessioni

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Mario Rotta
Formatore, esperto di cultura digitale
e responsabile e-learning del consorzio E-Form
mrxibis@gmail.com


Nel corso degli ultimi 2/3 anni si è assistito a un’accelerazione decisiva nello sviluppo e nella diffusione dei cosiddetti eBook. Contrariamente alle aspettative, l’aumento dell’interesse dei lettori, degli autori, degli editori e dei distributori nei confronti dei contenuti e dei prodotti digitali non ha ancora contribuito a rendere più chiaro lo scenario in cui si collocherà l’evoluzione in atto. Anzi, esso appare sempre più complesso e contraddittorio, in parte per motivi ancora insondabili, in parte per alcune ragioni facilmente identificabili.

Il fenomeno più evidente è stato l’irrompere sul mercato dell’elettronica di consumo di alcune tecnologie “ibride” che stanno già entrando in relazione (o in conflitto) con i contesti educativi. Ci si riferisce in particolare a quelle tipologie di dispositivi che possono essere definite ambienti personali e portatili per l’accesso ai contenuti digitali o, più sinteticamente, PMLKE (Personal Mobile Learning & Knowledge Environments)  Si tratta di una gamma di strumenti che rappresentano in parte l’evoluzione del concetto stesso di “personal computer”, in parte l’attuazione dei progetti e delle sperimentazioni avviate negli ultimi 15 anni sul concetto di eBook (libro digitale) e sui dispositivi per la lettura dei libri digitali basati sulla “carta elettronica”, in parte il risultato di una tendenza all’integrazione tra le tecnologie mobili di comunicazione di seconda generazione (smartphone) e i Tablet PC o altre tecnologie basate sulle interfacce touch-screen (iPad).

Fig. 1 – Jeff Bezos (Amazon) con il Kindle e Steve Jobs (Apple) con l’iPad: sono attualmente i due dispositivi mobili per la lettura di contenuti digitali più diffusi a livello internazionale.

Siamo ancora in una fase di assestamento, ma si può ragionevolmente affermare che si sta configurando una nuova galassia, che quasi certamente modificherà in modo profondo la nostra relazione con i contenuti, l’informazione e la conoscenza.

Fig. 2 – Come si sta evolvendo la “galassia” degli eBook secondo la rivista online TechFlash (settembre 2009).

Di fatto gli iPad, i tablet basati su Android, gli eBook Reader di ultima generazione (Kindle, Asus Reader, Sony, Onyx), fino ai sistemi dual-screen ibridi o multi-touch (Edge, KNO) stanno già entrando a far parte della vita quotidiana negli ambienti di lavoro, nella formazione professionale, nell’università e nella scuola, rendendo subito evidenti alcune differenze sostanziali rispetto alle altre ICT su cui e con cui da anni si lavora e ci si interroga nei contesti educativi: questa volta si tratta di dispositivi tecnologici personali e portatili, ovvero di strumenti quotidiani (e immediati) che possono introdurre nel lavoro e nello studio elementi dinamici di continuità e ubiquità. Molto diversi, quindi, dalle tecnologie statiche e “dedicate” già presenti in diversi ambienti di apprendimento (laboratori audiovisivi, aule multimediali, lavagne interattive). L’impatto che queste nuove tipologie di dispositivi potrebbero produrre sulle strategie di apprendimento è potenzialmente molto alto e carico di incognite: è quindi opportuno studiarne i presupposti e gli effetti, sperimentando situazioni d’uso che possano evidenziare delle buone pratiche o esemplificare i limiti e i rischi che si corrono adottando questo tipo di tecnologie senza aver messo a punto criteri adeguati.  La ricerca ha già dimostrato ampiamente che le tecnologie in sé non sono determinanti: si evolvono molto rapidamente e nessun educatore può influire realmente sulle strategie di mercato e sullo scelte dei produttori di hardware e di contenuti digitali. Quello che si può ragionevolmente provare a verificare sono piuttosto gli effetti che certe tipologie di tecnologie possono (o non possono) avere su vari aspetti dell’attività di insegnamento e apprendimento. Per questo ci si sta concentrando, in questa fase, sullo studio dell’impatto dei PMLKE (in quanto potenziali tecnologie didattiche) sugli ambienti educativi. Più specificamente, le sperimentazioni e le ricerche in corso si fondano sulla verifica dei risultati che si possono ottenere (in varie tipologie di contesti: scuola, università, formazione professionale e continua) attuando strategie didattiche integrate in cui i docenti/formatori interagiscono dinamicamente con gli studenti (e/o con gruppi di studenti) impegnati sostanzialmente nella personalizzazione di una sorta di archivio di contenuti digitali, gestito utilizzando iPad/Tablet, eBook Reader o altri dispositivi PMLKE. L’archivio digitale costituisce in parte la base del percorso di studio degli studenti, ma rappresenta anche il risultato della rielaborazione dei contenuti che ciascuno di essi riuscirà a sviluppare, nel quadro di un processo continuo di interscambio tra momenti dedicati alla lettura e allo studio, momenti dedicati alla contestualizzazione dei saperi, momenti di decostruzione critica e momenti dedicati alla costruzione di nuove conoscenze, ovvero alla produzione e alla condivisione di contenuti digitali originali, e allo sviluppo di un set di competenze essenziali. In sostanza, nelle sperimentazioni più serie attualmente in corso, né il dispositivo utilizzato né l’insieme dei contenuti che si possono caricare nel dispositivo rappresentano l’obiettivo da raggiungere: essi sono al contrario un punto di partenza, una dotazione di base su cui ogni studente sviluppa un percorso autonomo basato sull’arricchimento, il riuso, la riorganizzazione dei contenuti, così come sulla manipolazione che il dispositivo adottato rende possibile.

Su queste basi sono state impostate ad esempio le prime sperimentazioni nordamericane: dall’uso dei Kindle come modalità di raccolta delle versioni digitali del materiale di studio necessario per affrontare i corsi in alcune università all’adozione integrale degli iPad o degli eDGe in diverse scuole (anche del ciclo primario). Le sperimentazioni osservate nel tempo hanno tuttavia dimostrato che una qualsiasi attività didattica che prevede l’uso di queste specifiche tecnologie dovrebbe essere pilotata e gestita in modo coerente: non basta introdurre l’iPad o il Kindle nel contesto educativo (in alcuni casi, anzi, il Kindle è stato percepito come un limite e l’iPad come un potenziale fattore di distrazione), bisogna piuttosto verificare se e quanto l’uso di strumenti mobili e versatili di lettura e rielaborazione delle conoscenze agevola i processi cognitivi e aumenta le capacità critiche degli studenti. In Italia si è tenuto conto di queste istanze nella prima sperimentazione integrale sull’utilizzo di iPad e eBook Reader a scuola, attuata (e ancora in corso) al Liceo Lussana di Bergamo. La ricerca correlata alla sperimentazione si concentra su un obiettivo essenziale: verificare se l’uso integrato dei PMLKE agevola l’approccio problemico e il pensiero critico e rappresenta un reale fattore di innovazione metodologico-didattica. L’obiettivo primario consiste nel capire se e in che modo si possono utilizzare efficacemente le tecnologie mobili come ambienti di apprendimento personali efficaci nell’ambito dei percorsi di studio. L’ipotesi da verificare parte quindi dalla possibilità di configurare i dispositivi PMLKE sperimentati come PLEs (Personal Learning Environments) e PDLs (Personal Digital Libraries) e misurarne le ricadute. In seconda istanza si tratta di verificare se e in che misura gli ambienti di apprendimento personali configurati risultano più efficaci in un contesto integrato, ovvero capire in che modo le tecnologie utilizzate possono integrarsi tra loro e/o rispetto alle altre tecnologie educative utilizzate dagli studenti e dai docenti. Un obiettivo ulteriore consiste nel cercare di capire se e in che misura l’utilizzo integrato delle tecnologie sperimentate come ambienti di apprendimento o archivi digitali è in grado di determinare un cambiamento significativo nell’organizzazione della scuola, nei metodi di studio, nelle strategie di insegnamento e nei risultati ottenuti, soprattutto in termini qualitativi. Si tratta infine di provare a verificare se l’insieme delle interazioni tra i dispositivi e i contenuti digitali dinamici utilizzati agevola la predisposizione alla lettura.

Lo scenario ha evidenziato una concatenazione logica tra le varie fasi attraverso cui si può rappresentare l’impatto dei PMLKE sulla classe:

Inizialmente, ci si limita alla percezione fenomenologica. Le tecnologie sono oggetto di “scoperta” ed “esplorazione” e si può provare a capire come sono percepite e vissute dai soggetti coinvolti (studenti, docenti/formatori). Man mano che la sperimentazione procede si cerca poi di effettuare dei rilevamenti su due implicazioni essenziali: l’impatto epistemologico e l’impatto metodologico-organizzativo che le tecnologie hanno eventualmente prodotto nel contesto e in particolare sugli studenti e sui docenti/formatori. Per valutare l’impatto epistemologico dei dispositivi sperimentati si dovrà cercare di capire se e in che misura l’utilizzo di questa tipologia di tecnologie educative modifica la relazione tra persona e conoscenza, ovvero cambia il modo in cui ciascuno definisce e organizza i saperi e la configurazione semantica del campo del sapere. Questo implica anche la possibilità di esplorare eventuali nuove configurazioni nella definizione delle discipline tradizionali e del rapporto tra le discipline, fino a immaginare un ipotetico nuovo assetto curricolare nei processi di apprendimento più formali o l’identificazione di dinamiche più aperte e di nuove “mappe” di riferimento nei percorsi più informali o orientati alla formazione professionale e continua. Per valutare l’impatto metodologico-organizzativo dei dispositivi oggetto di indagine  si dovrà cercare di capire se e in che misura – adottando sistematicamente i PMLKE – cambia il modo di insegnare da parte dei docenti/formatori e se e in che misura si modifica il metodo di studio e la strategia di apprendimento degli studenti. Questo implica un ulteriore ambito di approfondimento sulle ricadute organizzative legate all’uso abituale delle tecnologie oggetto di indagine e l’eventuale definizione di criteri e modalità per l’integrazione tra queste e le altre tecnologie educative (sia nuove che tradizionali) in uso nel contesto. Infine, si dovrà cercare di capire se sono percepibili eventuali ricadute cognitive, quanto meno in termini di efficienza nello studio, efficacia nell’apprendimento e qualità dei risultati ottenuti dagli studenti, come risultato del cambiamento sul piano epistemologico (e in seconda istanza anche sul piano metodologico-organizzativo) innescato dalle tecnologie oggetto di indagine. Per poter effettuare questo tipo di valutazione, come emerge chiaramente in quasi tutta la ricerca sperimentale, non sono sufficienti dati quantitativi (ovvero i risultati corrispondenti alle prestazioni degli studenti rispetto a prove di valutazione e di profitto) ma occorrerà anche riflettere sull’evoluzione delle competenze maturate e sull’identificazione di eventuali nuove competenze come risultato del diverso approccio ai problemi didattici agevolato dalle tecnologie utilizzate e dal loro impatto epistemologico e metodologico.

Alcuni riferimenti utili

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  • Bailey, Charles W., Jr. “Evolution of an Electronic Book: The Scholarly Electronic Publishing Bibliography.” The Journal of Electronic Publishing 7 (December 2001). http://hdl.handle.net/2027/spo.3336451.0007.201
  • Bellaver, R.F. (2002), “Ebooks have no effect on learning, study shows”, Advanced Technology Libraries, Vol. 31 No. 10, pp. 6-7.
  • Brand, J. & Kinash, S. (2010). Pad-agogy: A quasi-experimental and ethnographic pilot test of the iPad in a blended mobile learning environment. In C.H. Steel, M.J. Keppell, P. Gerbic & S. Housego (Eds.), Curriculum, technology & transformation for an unknown future. Proceedings ascilite Sydney 2010 (pp.147-151).
  • Cavanaugh, T. (2003), “E-books: an unknown reading option”, Proceedings of the Society for Information Technology and Teacher Education, Albuquerque, NM, 14 March 2003, Association for the Advancement of Computing in Education, 2003.
  • Duguid, P. (2007). “Inheritance and Loss? A Brief Survey of Google Books.” First Monday 12, no. 8 (2007). http://firstmonday.org/htbin/cgiwrap/bin/ojs/index.php/fm/article/view/1972
  • Gaved, M., Collins, T., Mulholland, P., Kerawalla, L., Jones, A., Scanlon, E., et al. (2010). Using netbooks to support mobile learners’ investigations across activities and places. Open Learning: The Journal of Open, Distance and e-Learning, 25(3), 187-200.
  • Guy, R. (Ed.) (2009). The Evolution of Mobile Teaching and Learning. Santa Rosa, CA: Informing Science Press.
  • Keegan, D. (2005). Mobile Learning: the next generation of learning. Report, Distance Education International.
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  • Marmarelli, T. and Ringle, M. (2009) The Reed College Kindle study Portland OR: Reed College.
  • Marmarelli, T. and Ringle, M. (2011) The Reed College iPad study Portland OR: Reed College.
  • McCoy, V. and Peters, T. (2002), “E-books go to college”, Library Journal, Vol. 127 No. 8, pp. 44-6.
  • Nelson M.R. (2008). E-Books in Higher Education: Nearing the End of the Era of Hype? EDUCAUSE Review, vol. 43, no. 2 (March/April 2008)
  • Pachler, N. (2007). Mobile Learning Towards a Research Agenda. Institute of Education, University of London, June 2007.
  • Quinn, C. N. (2011) Designing mLearning: Tapping into the mobile revolution for organizational performance. San Francisco: Pfeiffer. [website]
  • Sharples, M., Graber, R., Harrison, C. & Logan, K. (2009)  E-Safety and Web2.0 for children aged 11-16. Journal of Computer-Assisted Learning, 25, 70-84. [preprint].
  • Wilson, R., Landoni, M. and Gibb, F. (2003), “The WEB book experiments in electronic textbook design”, Journal of Documentation, Vol. 59 No. 4, pp. 454-77.

Knowledge Base e risorse utili

  • Jane’s Pick. Il blog di Jane Hart: risorse e post sul mobile learning e i dispositivi personali in ambito educativo.
  • Wise. Il sito-blog del Wise Consortium, curato da Anne McKinney: post e risorse su iPad, Kindle e altri strumenti utilizzabili in ambito educativo.
  • ConnectivismEducationLearning. Knowledge Base sull’approccio connettivista all’educazione e le tecnologie didattiche correlate.
  • Ubiquitous Computing Evaluation Consortium. Knowledge Base specifica sulla valutazione dell’impatto delle tecnologie ubique in ambito didattico.

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Utilizzare ePUB per la produzione di ebook multimediali

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Francesco Leonetti
Coordinatore Corso di perfezionamento breve su eBook ed Editoria Digitale UniTuscia

fleo@espertoweb.it


Abstract

Corrisponde al vero che il formato ePUB supporta solo opere con struttura lineare e prevalentemente testuale? Scopriamo come sia già oggi possibile creare titoli multimediali e di come le prossime evoluzioni di questo standard de facto (epub3) lo rendano una buona scommessa per il futuro. La e di ebook ha un significato particolare. Non è messa lì solo per gusto esotico. Sta ad indicare il fatto che il libro è formato da bit e non da atomi e lo si sta leggendo su un dispositivo elettronico. La situazione d’uso, dunque, è parecchio interessante. Perché consente di mimare sia l’esperienza di lettura del libro di carta, sia l’esperienza d’uso di un computer. Un ebook, cioè, è innanzitutto un libro, e come tale deve al minimo comportarsi (se non fosse così chiamiamolo in altro modo, ad esempio: applicazione), ma poi, grazie a quel e, può arricchire i propri contenuti con formati tipici dei dispositivi elettronici: multimediali, ad esempio. Perché non sfruttare questa potenzialità, laddove il dispositivo lo consente? Il formato ePub per gli ebook, prevede alcuni meccanismi grazie ai quali è possibile includere contenuti multimediali nelle pagine di un libro (video, animazioni, suoni), che si adattano automaticamente alle caratteristiche del dispositivo, presentando contenuti alternativi nei casi in cui questi non supporta ad esempio il video o il suono (nel gergo questo meccanismo si chiama: fallback). Il mio intervento intende spiegare come questo concretamente si realizza, producendo in diretta un ebook multimediale in formato epub, valido e conforme, e aprendolo ad esempio su un iPad.

Ebook multimediale: epub o applicazione?

Il fatto che un ebook possa essere multimediale, includere cioè contenuti in forma anche audio, video, con un certo livello di interattività, dischiude scenari d’uso per certi versi inediti rispetto all’esperienza di lettura di un libro.
Non sempre questi scenari sono significativi, ma in alcuni contesti, quali ad esempio la letteratura per ragazzi e soprattutto nella editoria scolastica, poter produrre libri che vadano oltre il format del libro tradizionale (pur in digitale) può fare la differenza.
E’ evidente che l’ebook multimediale, per potere essere usato, richiede l’adozione di dispositivi in grado di supportare audio e video. Al momento, tali dispositivi sono rappresentati soprattutto dai tablet, primo fra tutti l’Apple iPad, al quale si deve riconoscere il merito di aver inaugurato un nuovo mercato in cui anche l’ebook può inserirsi grazie ad applicativi quali iBooks che rendono di fatto l’iPad un ebook reader compatibile al formato ePUB, potendo sfruttare le caratteristiche e potenzialità avanzate del dispositivo.
Chi oggi fosse interessato a produrre un ebook multimediale, dunque, ha grosso modo due alternative:

  1. produrlo in formato epub
  2. svilupparlo come applicazione

La prima alternativa, produrre l’ebook in formato epub, ha il vantaggio di ottenere un oggetto in formato aperto, standard, trasportabile da un dispositivo ad un altro (purché epub compliant). Ha lo svantaggio di essere limitato dalle capacità espressive e funzionali consentite dalle attuali specifiche di ePUB.

La seconda alternativa, sviluppare l’ebook come applicazione, generalmente ha un costo di sviluppo maggiore, presenta l’ebook in un formato chiuso e compilato solo per lo specifico sistema operativo del dispositivo in cui potrà girare (iOS, Android, Windows Mobile, etc.) dunque non è facilmente trasferibile da un dispositivo all’altro. Ha però il vantaggio di fornire massima libertà nell’espressione di contenuti e funzioni.

Il consiglio che mi sento di dare è: se le caratteristiche dell’ebook multimediale sono esprimibili con ePUB, meglio usare l’ePUB e ricorrere all’applicazione solo se costretti.
Vediamo dunque come arricchire un ebook in formato epub con suoni e video.

Esempio di ebook multimediale

Le specifiche di ePUB attualmente supportate dai vari dispositivi, fanno ancora riferimento alla versione 2.0.1, sebbene siano già state ufficialmente rilasciate le specifiche della versione 3.
Le specifiche 2.0.1, al contrario della versione 3, non prevedono nativamente l’inserimento nei contenuti del libro di audio e video. Il limite è comunque aggirabile, potendo produrre un ebook multimediale in formato epub 2.0.1 valido, come dimostro in questo esempio: http://youtu.be/fLuf3ZM6Pqw

L’epub dell’esempio è stato eseguito su un iPad con iBooks, basato su webkit-engine (http://webkit.org), dunque su un dispositivo in grado di interpretare ed eseguire correttamente codice HTML5, il quale, non a caso, è alla base delle nuove specifiche di ePUB.

HTML5, infatti, offre due semplici tag con in quali includere audio e video in una pagina: <audio>, <video>.
Sfortunatamente però, come detto, la versione di ePUB riconosciuta dai dispositivi di lettura non supporta nativamente HTML5, bensì un sottoinsieme di XHTML 1.1.
Possiamo comunque aggirare l’ostacolo formale, creando epub validi con contenuti multimediali. E’ sufficiente prevedere per ogni pagina multimediale una versione non multimediale, in cui magari il video o l’audio è sostituito da un’immagine o un testo equivalente.
La pagina multimediale si esprime in codice HTML5, mentre quella non multimediale in codice XHTML 1.1.
Nel file che descrive la struttura dell’ebook (detto: manifest), sarà poi necessario indicare al dispositivo di lettura che deve tentare di mostrare la pagina multimediale (in HTML5) e, se questi non fosse supportata, ripiegare/ricadere (fallback) su quella non multimediale (in XHTML) con i contenuti alternativi.

Esempio di pagina con audio

Ecco  come ad esempio una pagina  contenente un audio viene mostrata usando iBooks su un Apple iPad:

Fig. 1

Si noti il pannello di controllo dell’esecuzione dell’audio, definito dal tag <audio> (nell’esempio il formato è .mp3).

Esempio di pagina con video

Analogamente, vediamo un esempio di pagina con video in HTML5:

Fig. 2

le dimensioni del riquadro (larghezza e altezza) sono definibili come attributi del tag <video> offerto da HTML5. In questo esempio il video è in formato .mp4.

Download dell’epub di esempio

Chi volesse approfondire la tecnica qui solo accennata, può scaricare liberamente dal seguente link il codice dell’esempio di ebook multimediale in formato epub:

http://www.espertoweb.net/template_epub_multimediale.zip (8MB)

Mentre l’ebook vero e proprio è possibile scaricarlo da qui:
http://www.espertoweb.net/ebookmultimediale.epub (8MB)

Caricando il file epub sul validatore online disponibile al seguente indirizzo:
http://threepress.org/document/epub-validate

otteniamo il seguente risultato:

Fig. 3

in cui si nota che l’ePUB è valido, anche se vengono riportati alcuni errori conseguenti ai trucchi utilizzati per descrivere il file in HTML5.

Verso l’ePUB3

Buona parte delle tecniche qui illustrate potrebbero essere presto superate con l’uscita delle nuove specifiche ePUB3 e il relativo supporto ad esse da parte perlomeno dei principali dispositivi di lettura.
La pubblicazione ufficiale di ePUB3 è avvenuta lo scorso maggio 2011.
Le novità principali dell’ePUB3 riguardano proprio un maggiore supporto a contenuti multimediali e l’inclusione di HTML5 come formato nativo. Dunque, niente più trucchetti e hacking del tipo che abbiamo visto!
Sono inoltre previsti potenziamenti nel CSS per definire layout per impaginazioni complesse, multi-colonne e scritte in verticale, totale supporto a MathML per esprimere formule matematiche e maggiori strumenti per annotazioni e riferimenti interni alle pagine.
Insomma, molte delle lacune e dei problemi contestati all’attuale ePUB dovrebbero essere risolti.
Altre notizie di dettaglio potete leggerle qui:
http://radar.oreilly.com/2011/01/epub3-preview.html

Nel frattempo, dilettiamoci nello sviluppo di ebook speciali, per i quali non si deve augurare solo: buona lettura, ma anche: buon ascolto e buona visione :)

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masseroni

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Convegno “e-Didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca”

Posted on 10 aprile 2011 by Redazione Bricks

 

Nell’ambito della “Settimana della lettura” promossa dall’Ufficio scolastico per la Lombardia del MIUR e dalla Regione Lombardia, il giorno 8 aprile si è svolto, nell’auditorium Giorgio Gaber nel palazzo della Regione, il Convegno “e-Didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca".

Obiettivo del Convegno era quello di di presentare alcune delle esperienze più significative nel campo dell’innovazione didattico-metodologica attraverso l’utilizzo di tecnologie e prodotti digitali nelle scuole e nelle biblioteche lombarde, fra cui quella condotta da un consiglio di classe del liceo scientifico Lussana di Bergamo in cui tutti i docenti e tutti gli studenti hanno avuto a disposizione strumentazioni, tecnologie e contenuti digitali, iPad, ebook e pc, con i quali affrontare il percorso di insegnamento/apprendimento in modo totalmente innovativo.

 

Questo il programma.

9.00 Registrazione dei partecipanti

9.30-10.00 Saluti Istituzionali

  • Massimo Buscemi – Assessore alla Cultura – Regione Lombardia
  • Giuseppe Colosio – Direttore Generale – Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia

10.00-10.20 Presentazione del Progetto e-ducazione

  • Morena Modenini – Dirigente Ufficio IV USR Lombardia

10.20-12.30 Studiare con e-book e i pad – La sperimentazione al Liceo Lussana

Coordina M. Modenini

  • A. Romagnolo Ufficio IV USR Lombardia
  • C. Quarenghi dirigente scolastico Liceo Lussana – BG
  • M. Rotta Università degli Studi di Firenze
  • D. Bardi docente Liceo Lussana – BG
  • Docenti-Studenti-Genitori Liceo Lussana – BG

12.30-13.00 Dibattito

13.00-14.00 Pausa Pranzo

14.00-17.30 Tavola rotonda – La digitalizzazione del sapere

Coordina A. Romagnolo

14.00-15.30 La voce delle scuole

  • C. Bonaglia dirigente scolastico IS Fermi – Mantova
  • M. Masseroni docente – ITSOS Curie – Cernusco sul Naviglio
  • G. Strada dirigente scolastico ITCG Pacioli – Crema

15.30-17.30 La voce degli editori

N. Carpignano editore BBN – Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento

M. G. Fiore Università degli Studi di Bari – Libri digitali e disturbi di apprendimento

A. Quadrino direttore Garamond – Social learning nella scuola digitale

G. Blasi responsabile MediaLibraryOnLine – Una piattaforma di prestito digitale per le scuole

L. Ferrieri Direttore Biblioteca di Cologno Monzese – L’e-book nella biblioteca pubblicaB.

Fiore Università degli Studi Milano Bicocca – ICT e indagine OCSE PISA 2009

17.30-18.00 Dibattito e chiusura lavori

 

Nel suo intervento il Direttore Scolastico della Lombardia, Giuseppe Colosio, ha insistito sulla necessità di passare da una innovazione settoriale ad un’innovazione di sistema e ha motivato il nuovo progetto dell’USR, e-ducazione.

 

Dianora Bardi in qualità di coordinatrice della sperimentazione del Liceo Lussana e Mario Rotta, coordinatore scientifico, hanno presentato quella che è stata un’esperienza veramente interessante di didattica con gli iPad.

Mara Masseroni, dell’ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, ha presentato l’esperienza di integrazione fra didattica in rete e didattica in presenza in atto, da vari anni, in molte classi della sua scuola.

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