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Il filo di Arianna: una esperienza didattica

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Il filo di Arianna: una esperienza didattica

Posted on 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

di Martino Sacchi

Liceo scientifico linguistico Giordano Bruno di Melzo

martino.sacchi@libero.it

Il presente articolo vuole consegnare la testimonianza di un esperimento didattico che dura da parecchi anni presso il Liceo scientifico linguistico Giordano Bruno di Melzo (Milano) e che riguarda le materie di storia e filosofia in alcune classi del triennio.
Questa sperimentazione ruota attorno al sito didattico Il filo di Arianna (www.ariannascuola.eu)  finalizzato alla realizzazione da parte degli studenti di testi complessi e molto articolati che coprono tutto il programma di storia e filosofia di ciascuna classe. Nella classe di quinta questo lavoro assume da tre anni la forma di un vero e proprio libro di filosofia scritto dagli studenti, che viene fisicamente pubblicato in print on demand alla fine dell’anno scolastico da una piccola casa editrice di Milano e poi portato agli esami di stato.
Partirò dalla descrizione di questo lavoro e poi allargherò lo sguardo sulla metodologia di lavoro del Filo di Arianna.

Un libro realizzato in print on demand dagli studenti

Dopo aver iniziato ad interessarmi delle ICT, verso la fine del secolo scorso, per qualche anno ho pensato che si potesse realizzare un percorso didattico completo (ossia relativo al programma di tutto l’anno scolastico) esclusivamente utilizzando gli strumenti informatici. Col passare del tempo  mi sono convinto che gli ipertesti sono strumenti potenti ma difficili da usare per chi non li ha realizzati personalmente, perché solo percorrendoli integralmente disvelano i loro contenuti, e il tempo necessario a compiere questa operazione può essere molto (troppo) lungo per i ritmi scolastici. L’indubbio vantaggio del libro tradizionale è di oggettivare (in senso letterale) il percorso espositivo, al punto che il libro può essere utilizzato come una sorta di «super-mappa», in cui il semplice posizionarsi di un argomento in un punto o in un altro fornisce informazioni utili alla sua comprensione (se un certo argomento è pubblicato prima di un altro, allora so già che quasi certamente affronta argomenti che cronologicamente e logicamente vengono prima di quelli che sono pubblicati nelle pagine successive; se un argomento occupa dieci pagine, quasi certamente vuol dire che è un argomento più importante di quello cui è dedicata una pagina sola). Ma come coniugare i vantaggi della tecnologia gutemberghiana con quelli della tecnologia informatica?
L’idea di realizzare un libro in print on demand come risposta a questa domanda è nata in modo quasi casuale tre anni fa quando ho assistito alla presentazione in un locale milanese di un librettino realizzato con questa modalità attraverso un noto sito specializzato, ilmiolibro.it, collegato al sito kataweb.it. Sono rimasto estremamente colpito dalla qualità del prodotto, del tutto paragonabile a quella dei libri pubblicati nelle edizioni economiche anche di grandi case editrici. Gli altri testi in print on demand che avevo visionato fino a quel momento si presentavano con caratteristiche estetiche insufficienti: per esempio le pagine erano tenute insieme semplicemente dai due punti metallici centrali. Anche le classi cui avevo sottoposto questi testi, che avevo acquistato appositamente, avevano dato un parere negativo a questa soluzione, che a loro parere era troppo artigianale e troppo simile a quello che chiunque può realizzare in casa propria. L’esperienza diretta del libretto realizzato tramite ilmiolibro.it mi ha invece convinto, dando vita all’esperimento.
Ho scelto filosofia perché per affrontare questa materia non è necessario inserire immagini (che pongono seri problemi di copyright) e soprattutto immagini a colori (che fanno alzare molto il prezzo finale del libro), come invece sarebbe inevitabile fare in un libro di storia. Il testo è stato materialmente preparato dagli studenti e poi rivisto da me.
Questa operazione non è stata affatto difficile perché, come spiegherò più sotto descrivendo la metodologia di lavoro legata al sito ”Il filo di Arianna”, gli studenti delle mie classi sono abituati fin dalla terza a realizzare col computer, ciascuno per proprio conto, un «quaderno-dispensa» che copre tutto il programma sia di storia sia di filosofia. Perciò per realizzare il libro è stato sufficiente dividere il programma di filosofia di quinta in un numero di capitoli pari al numero degli studenti e poi chiedere a ciascuno di loro di mettere a disposizione il testo corrispondente che avevano già scritto per i loro quaderni-dispensa. In molti capitoli sono state inserite mappe concettuali realizzate dagli studenti con C-Map.  È evidente che questo testo sarebbe potuto facilmente essere trasformato in e-book con un programma come Calibre che permette di trasformare un file PDF in un file Epub. Non ho seguito questa strada per due motivi: prima di tutto nelle mie classi la diffusione dei tablet è limitatissima (solo tre studenti sugli 82 di quest’anno, per esempio, dispongono di questo tipo di device, mentre circa la metà ha a disposizione un notebook o un netbook che portano normalmente in classe, e tutti hanno a casa un tower), e in secondo luogo gli stessi studenti, più volte interrogati esplicitamente su questo punto, hanno dichiarato di ritenere impossibile studiare su un monitor o su un tablet o comunque hanno sostenuto di preferire stampare il proprio testo elaborato al computer e studiare direttamente sulla stampa.
Il libro è stato realizzato sul sito ilmiolibro.it in modo semplice e del tutto automatizzato: è stato sufficiente preparare un unico file pdf che raccogliesse tutti i contributi degli studenti, scegliere il formato (nel nostro caso l’A5) e l’immagine di copertina (tra quelle proposte dal sito) e poi inviare il file al sito, che nel giro di una settimana ha stampato le copie e le ha inviate al liceo per posta. Non abbiamo reso il testo disponibile al pubblico, sia perché il sito distribuisce i libri attraverso la catena Feltrinelli con un ricarico del 40% (quaranta per cento!), che mi sembrava totalmente fuori luogo trattandosi di un lavoro didattico scritto dai ragazzi, sia perché il testo era comunque ancora pieno di errori e non era presentabile al pubblico «vero».
L’anno successivo ho iniziato la collaborazione con la casa editrice milanese Ledizioni per due motivi: da un lato il processo di produzione può essere controllato meglio, dall’altro è possibile, almeno per chi vive nella provincia di Milano, ritirare di persona i libri stampati risparmiando le spese di spedizione. In questo modo è stato possibile far scendere il prezzo finale a soli 6,5 euro per copia. Il progetto è stato inserito nel programma di lavoro della classe ed è stato portato all’esame di stato come contributo parallelo al manuale tradizionale.
Quest’anno ho introdotto una significativa modifica nel processo di scrittura del testo. Ciascuno studente è sempre responsabile di un capitolo del libro, ma i ragazzi lavorano in coppia: il primo scrive una versione di bozza del capitolo partendo dagli appunti personali (ma anche dal manuale, dal Filo di Arianna e dai siti consigliati), e il secondo la corregge dandole una forma corretta e definitiva. Solo a quel punto il testo viene messo a disposizione di tutti gli altri ragazzi. Il secondo studente, che ha corretto le bozze del primo, scrive a sua volta il secondo capitolo del libro, che viene corretto da un terzo studente e così via.
Per condividere i testi abbiamo inizialmente provato a utilizzare l’aula virtuale Moodle della classe, utilizzando un modulo «Database», ma da gennaio abbiamo aperto un account Google Drive di classe. Questa scelta ha un duplice scopo: mettere gli studenti che lavorano su uno stesso testo nelle condizioni di condividere in modo immediato le modifiche apportate e consentire agli altri studenti di poter effettuare in modo semplice il download del testo completato e validato. Tutti gli studenti infatti, nel corso dell’anno, devono comunque realizzare il proprio quaderno-dispensa su tutto il programma di filosofia, sul quale vengono comunque interrogati da me.

Il Filo di Arianna, una repository organizzata

Come ho detto sopra questo lavoro è possibile perché si inserisce in un progetto più ampio che dura da diversi anni e che nel gennaio 2009 ha assunto la forma di una «rivista on line per la didattica nelle scuole superiori» (Il filo di Arianna, appunto, regolarmente registrato presso il Tribunale di Milano). L’intuizione di base del sito è fornire uno strumento didattico per gli studenti e i docenti delle scuole superiori sotto forma di archivio articolato di materiali (tutti pubblicati con licenza CC-BY-NC-SA) cui attingere per costruire i propri percorsi didattici. Il sito è realizzato con Joomla! 2.5; i contenuti sono raggruppati per categorie e sottocategorie, raggiungibili attraverso menù a tendina tematici o attraverso il motore di ricerca interno. Ampio spazio è riservato ai link che puntano siti specifici e di provato valore scientifico. La sezione «Strumenti» raccoglie i link alle risorse in rete considerate utili alla costruzione dei quaderni-dispensa. È presente anche una sottosezione di link profondi ad articoli di giornali, scelti per realizzare una rassegna stampa finalizzata alla preparazione della prima prova dell’esame di Stato.
Il vero obiettivo del Filo di Arianna è di proporre uno standard ragionevole che sia effettivamente sostenibile per tutta l’attività didattica liceale, valorizzando non solo le competenze ma anche le conoscenze e le abilità degli studenti al livello che viene richiesto in un liceo (in effetti tendo a sospettare che la relativa scarsità di sperimentazioni che prevedano l’impiego massiccio delle ICT nelle scuole secondarie sia dovuto, tra i tanti motivi, anche al timore o alla convinzione degli insegnanti di non riuscire ad avere materiali adeguati al programma che devono completare con i ragazzi). Il Filo di Arianna mette così a disposizione una repository di materiali a diverso grado di lavorazione, che si possono assemblare come l’insegnante ritiene più opportuno.  Tra i normali obiettivi disciplinari acquista una particolare importanza l’esposizione scritta: il compito proposto agli studenti infatti è quello di realizzare nel corso dell’anno una sorta di «quaderno-dispensa» in cui devono confluire tutti i contenuti a loro disposizione:

  1. i materiali depositati sul Filo di Arianna (testi, immagini, mappe concettuali),
  2. gli appunti presi a lezione,
  3. i contenuti provenienti da altri siti, accuratamente selezionati per la loro affidabilità e linkati in apposite sezioni delle pagine del Filo di Arianna per essere facilmente reperibili,
  4. le (eventuali) informazioni presenti sul manuale.

Per gestire questi contenuti, si richiede un uso evoluto di Word o di analogo text editor per ottenere un testo impaginato in modo simile a quello di un libro (formattazione giustificata, sillabazione automatica, marginalia e note a piè di pagina, oltre naturalmente alle immagini).
Elemento chiave di tutto il metodo qui applicato, abbiamo detto, è la possibilità di avere una repository di documenti semilavorati, già pronti o quasi per l’uso, che permettano sia al docente sia allo studente una facile manipolazione per ottenere un prodotto finito (il quaderno-dispensa) con una elevata affidabilità dal punto di vista didattico, senza dover costringere lo studente a perdere troppo tempo nella digitazione dei testi o nel reperimento delle fonti.
L’archivio del sito consente di realizzare una sorta di «triangolazione» tra il docente e lo studente, nel senso che esso funge da punto di riferimento per entrambi: per il docente, è un serbatoio cui attingere per organizzare e costruire le proprie lezioni; per lo studente, rappresenta la base materiale da sfruttare per costruire in prima persona il «quaderno-dispensa» che rappresenta quasi la «oggettivazione» (in senso hegeliano) del proprio processo di apprendimento.
Ecco alcuni esempi realizzati dagli studenti:
Quaderno 1 (filosofia in terza liceo),

Quaderno 2 (storia in terza liceo).

Quaderno 3 (storia in quinta liceo)

Quaderno 4 (filosofia in terzo liceo)
È importante, anzi forse fondamentale, «raddoppiare» per così dire la triangolazione attraverso l’utilizzo di un’aula virtuale Moodle (o di un altro strumento analogo, naturalmente: quest’anno per esempio come già detto abbiamo usato anche Google Drive). In questo modo docente e studenti possono interagire dinamicamente nei due sensi (il docente presenta materiali nuovi non presenti sul sito, gli studenti restituiscono i lavori in diverse fasi di elaborazione oppure gestiscono in modo autonomo e orizzontale la produzione di materiali originali).
I rapporti possono essere schematizzati così:

Fig.1.Flussi Informativi

I diversi colori delle frecce alludono alla trasformazione che i materiali subiscono quando passano attraverso i due attori del processo educativo, ossia il docente e lo studente. In nero sono indicati i flussi gutemberghiani (carta stampata); in blu sono indicati i flussi informatizzati primari (da sito a utente; tonalità più scura per i siti scolastici, più chiara per i siti internet); in rosso sono indicati i contributi personali del docente (con la variante viola quando si uniscono a quelli informatizzati); in verde i flussi di informazioni restituiti dallo studente (nella variante scritta – verde scuro – e orale – verde chiaro).

I bouquet

Il Filo di Arianna è idealmente composto di bouquet di articoli, tra cui il docente può scegliere per organizzare la propria lezione nel modo più economico e pratico possibile (purtroppo non sempre e non per tutti i temi sono disponibili al momento bouquet accettabili. In molti casi esiste un solo articolo). Il termine «bouquet», con i suoi riferimenti floreali, allude a una struttura non rigida, nella quale esiste certamente un punto o una linea centrale che funge da riferimento per tutti gli altri contributi, ma che al tempo stesso non è vincolante e che non è  necessario seguire (come invece avviene con un manuale stampato con la tecnologia gutemberghiana).
Bouquet maturi del Filo di Arianna sono per esempio quello dedicato a Socrate oppure quello sulle navi medievali. L’indice di quest’ultimo bouquet è attualmente articolato da oltre una quindicina di contributi di vario tipo: l’«asse principale» è costituito dai tre articoli “Le Navi all’epoca delle Crociate”, “Le navi nel Medioevo” e “Le Galee veneziane del ’400”, cui si connettono testi di approfondimento, fonti dirette, testi di storiografia, siti su argomenti paralleli.
Considero importante presentare l’indice del bouquet sotto forma di una mappa concettuale che funga da «indice iconico». Il punto debole degli ipertesti elettronici infatti è rappresentato dal fatto che non si riesce ad avere facilmente uno sguardo d’insieme sulla sua struttura e quindi si rischia continuamente di perdersi.

La polimorfia dei contenuti

Un altro strumento importante per poter utilizzare validamente il sistema delle ICT è il fatto di disporre degli stessi contenuti in formati diversi. Gli articoli più maturi del Filo di Arianna presentano lo stesso argomento come testo scaricabile, presentazione in flash e/o mappa concettuale, come vediamo in questo esempio, dedicato alla filosofia pitagorica:

Fig. 2. – Una immagine de Il filo di Arianna

In alcuni casi sono disponibili filmati e gallery di immagini.
Un esempio di presentazione in flash è quello della pagina sulle Navi del medioevo. Questa presentazione è stata dapprima realizzata con Impress di Open Office, quindi esportata in formato PDF, poi caricata sul sito http://www.slideshare.net/?ss e infine importata nel sito in un apposito articolo linkato alla pagina corrispondente.

Gli spin-off del Filo di Arianna

L’esperienza del Filo di Arianna col tempo si è articolata con ulteriori spin-off. In effetti una volta sperimentata la semplicità del passaggio dal sito alla carta con il print on demand è stato facile progettare dei testi a stampa che organizzassero secondo percorsi lineari i contenuti presenti sul sito in modo non lineare.
Il primo esempio di questa espansione è un vero e proprio manuale di filosofia, regolarmente adottabile delle scuole, il cui primo volume si intitola La filosofia del Mediterraneo. È realizzato in print on demand dalla casa editrice Ledizioni, la stessa che pubblica il libro prodotto dagli studenti di quinta.
Il secondo esempio è una raccolta di mappe concettuali dedicate al programma di storia di quinta, La mappastoria: dall’unità d’Italia alla seconda guerra mondiale, realizzata con la stessa modalità e reperibile a questo indirizzo.

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“Fatta la legge…”. Considerazioni sulle adozioni dei libri di testo nelle scuole italiane

Posted on 09 giugno 2012 by Pierfranco Ravotto

di Carolina Di Sante

Dottoranda di ricerca in e-learning, development & delivery, www.unidav.it
c.disante@unidav.it

Introduzione

Nel mese di maggio 2012 i collegi dei docenti di tutti gli ordini e gradi di scuola hanno adottato libri di testo, aventi validità non solo per l’anno a venire bensì con vincolo pluriennale. L’attività è stata particolarmente impegnativa perché la Circolare Ministeriale n.18 del 25 febbraio 2011 impone che non siano più  in uso testi esclusivamente cartacei e dunque sia fatta una ricognizione di tutti i testi in adozione e un’attenta valutazione delle novità editoriali, per accertarne la coerenza con le disposizioni di legge. La stessa circolare ricorda che l’adozione di un libro di testo è un atto che coniuga il rispetto della legge con l’autonomia professionale dei docenti e la libertà d’insegnamento.

 

Un po’ di storia

Il corrente anno scolastico 2011/2012 è l’ultimo del triennio previsto dall’art.15 della legge n.133/2008 per la definitiva transizione ad adozioni di libri di testo “utilizzabili nelle versioni online scaricabile da internet o mista”.
Una breve cronistoria per ricordare che la legge n.133/2008 è così sottotitolata: “Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 25 giugno 2008, n.112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”; una manovra finanziaria, dunque, che all’art.15 del Capo V – Istruzione e ricerca – vuole disciplinare il “costo dei libri scolastici”, cioè contenere/ridurre le spese per l’istruzione che gravano sulle famiglie italiane.
La portata  dell’innovazione si è evidenziata in fase attuativa, con il decreto ministeriale n. 41 dell’8 aprile 2009, che oltre a definire i tetti massimi della spesa per i libri di testo, ha definito i criteri pedagogici e le caratteristiche tecniche e tecnologiche dei testi, nella versione online e mista (Vedi).

 

Il libro di testo e l’ambiente di apprendimento

I criteri pedagogici sono riassunti in una sorta di disclaimer vincolante, contenente una serie di requisiti compresi nell’orizzonte di una precisa e accattivante vision pedagogica.
Innanzitutto si riaffermano il rigore scientifico dei contenuti e la centralità delle discipline, rigorosamente fondate sui relativi campi pertinenti del sapere, dell’impostazione metodologica adottata e dei linguaggi specifici e coerenti con l’età dei discenti; la prospettiva si allarga a “perseguire la qualità dei linguaggi utilizzati, verbale, iconico, audio, video” e si suggerisce la possibilità di integrare la dotazione libraria “con strumenti informatici e multimediali, di uso individuale o collettivo”.
Si entra quindi nel vivo della didattica a garantire “l’attività autonoma e la personalizzazione del lavoro dell’allievo”, per realizzare “un’attività educativa diversificata nelle modalità d’intervento e nell’organizzazione adottata […] per la gestione dell’eterogeneità della classe”.
Molta fiducia quindi è riposta nelle caratteristiche del nuovo libro di testo in quanto volano di una pedagogia della personalizzazione e dell’individualizzazione, attuata anche con “l’utilizzo delle potenzialità dei contenuti digitali”, pur se questi ultimi ancora in fieri, per il lato editore.
Addentrandosi tra le caratteristiche tecnologiche dei nuovi libri, last but not least, compare la pacata espressione “utilizzare le potenzialità offerte dalla rete internet per l’aggiornamento delle informazioni, accesso a dati remoti e altri servizi integrativi”.
Ecco la misura della rivoluzione annunciata, seppur in sordina, a soppiantare le incertezze di chi ritiene ancora attuale l’opzione tra apocalittici o integrati, lontana dall’autorità di una legge quanto lo è una circolare ministeriale: internet e il world wide web sono in classe, pur se sotto falso nome, quello di “libro misto”.
Come non pensare, infatti, che la locuzione “libro misto” sia solo una temporanea rassicurazione per i più timorosi, se attraverso di esso è la Rete a essere veicolata nelle scuole italiane?
Si è invitati a “scaricare dalla rete internet contenuti e dati”, a “avvalersi delle possibilità offerte dai supporti multimediali: interattività, collegamenti ipertestuali, animazioni, uso pertinente di supporti audio, video e di immagini”.
In tono piano non meno foriero di mutamenti radicali, si colgono le specificità della Rete per l’apprendimento, con straordinaria lucidità e apertura a nuovi modelli di comportamento; che le potenzialità di internet siano pienamente recepite e che ciò non lascerà inalterato l’ambiente di apprendimento, si evince ancora dalla presa in considerazione di alcuni ordini di problemi:

  • il libro come strumento “componibile e integrabile”;
  • il “ritmo” della fruizione di oggetti dinamici “in relazione all’età degli studenti”- individuando una delle cause della non-riusabilità dei learning object;
  • la  consapevolezza dei cambiamenti indotti nell’esperienza stessa della lettura, lì dove si introduce il concetto di “lettura dinamica con evidenziazioni, annotazioni” e, si potrebbe aggiungere, da condividere in rete; la lettura in digitale, infatti, ha già un volto nuovo, lì dove  sperimenta forme di condivisione dinamica tra autori e lettori (www.bookliners.com/).


I doveri e i desiderata dei docenti

Nel proporre l’adozione di un libro di testo per una disciplina e per una classe, il docente deve verificare che esso risponda sia alle caratteristiche pedagogiche, tecniche e tecnologiche sopraindicate che alla propria impostazione metodologico-didattica; deve valutare la rispondenza del libro alle caratteristiche degli studenti, compresi i bisogni speciali eventualmente rilevati, e aprire un confronto con le famiglie motivando le proprie scelte anche con valutazioni di tipo comparativo. Benché egli cerchi di armonizzare doveri e desideri, è singolare che non abbia la certezza di essere l’utilizzatore del medesimo testo che adotta, poiché quest’ultimo segue la classe e il docente segue invece … il turnover!

Fig. 1. Uno dei fattori del turno-over: il trasferimento dei docenti.
(Fonte- MIUR- La scuola in cifre 2009-2010)

Perché non è realistico adottare un libro in versione esclusivamente digitale?
L’adozione di un testo esclusivamente digitale rappresenterebbe la soluzione più economica ma è altamente sconsigliata perché né la scuola né le famiglie sono pronte a tale radicale cambiamento, nonostante il crescente aumento di personal computer e connessione a internet nelle famiglie italiane e lo sforzo del Ministero per dotare le scuole di infrastrutture tecnologiche.

Fig. 2. Cittadini e nuove tecnologie, 2010
(Fonte ISTAT)

Fig.3 . Dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole del I e II ciclo a.s.2010/11
(Fonte elaborazione dati MIUR)

 

La scuola statale non può, per assunto di base, operare scelte contrarie al concetto di equità, che possano causare e/o aumentare il divario sociale, ovvero il divario digitale e culturale in genere, peraltro già presenti tra gli utenti.

Fig.4 . Dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole del I e II ciclo a.s.2010/11
(Fonte elaborazione dati MIUR)

 

Il libro misto

Analizzando varie proposte editoriali, si può giungere a una definizione di libro misto?
E’ un testo fornito sia in versione cartacea sia digitale, da fruire off line (per una lettura a schermo o su lettori che ne supportino il formato) e online per accedere a ulteriori contenuti (materiali in vari formati, immagini, esercitazioni).
E’ per lo più impostato secondo il consueto ordine di sviluppo della disciplina, ma è rinnovato nell’impostazione grafica dall’utilizzo di forme e colori a definire una struttura più simile alla pagina di un sito web; talora le immagini, ad alta risoluzione e formato medio – grande, possono raggiungere in media, l’80% della superficie del libro.
Da analisi effettuate, il libro misto può risultare più pesante (+420 g), più ingombrante (+81 cm2) e con più pagine (+112pp.) rispetto al vecchio testo, esclusivamente cartaceo.
Le aziende editoriali hanno obiettivamente condotto poca ricerca per ottenere un prodotto tale da incidere sull’ambiente di apprendimento, anche a fronte di una stabilizzazione almeno quinquennale del fatturato.
Si opporrà che il testo misto può essere proiettato sulla LIM e il prezzo è significativamente ridotto di qualche euro …
E proprio il “costo dei libri scolastici” era l’oggetto dell’art. 15 della legge n.133/2008. Converrete con me che la legge è stata fatta, il libro misto adottato e l’inganno … trovato!
                                
 

 

 

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Cronaca di un non convegno – 29 settembre

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Cronaca di un non convegno – 29 settembre

Posted on 07 ottobre 2011 by Pierfranco Ravotto

“Libri di testo? Forse sì, forse no … Discutiamone!
Milano, 29 settembre 2011


di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com

Lo abbiamo definito un “non-convegno” quello organizzato il 29 settembre a Milano, palazzo della Fast: “Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!”. Perché non-convegno? E, a posteriori, è stato davvero qualcosa di diverso da un convegno?

Non-convegno, fondamentalmente per due motivi, fra loro intrecciati. Il primo è la mancanza di una tesi da affermare, sostituita da una domanda da porre. Appunto: libri di testo? Il secondo è la volontà di una discussione plurale: parliamone! E effettivamente è stata una discussione a molte voci; molte, sia in termini quantitativi – 18 interventi e decine di domande e, di conseguenza, tante risposte – che in termini di varietà: insegnanti, editori, esponenti di piccole aziende di produzione multimediale, di musei, di associazioni, … La quantità, e di conseguenza anche la varietà, è stata garantita dalla scelta di limitare il tempo degli interventi – 10 minuti – e di farlo per tutti anche per i promotori e per i relatori invitati. Dunque comunicazioni brevi e incisive, intervallate da momenti di discussione vivace. Un grazie, per questo, al chairman, Alberto Pieri, FAST, che ha coordinato in modo garbato ma deciso.

Pieri ha fornito ai partecipanti le linee guida della giornata. Premesso che “Io vengo dalla scuola delle aste”, ha spiegato: “Siamo qui per capire dove stiamo andando. Scomparirà o sarà diverso il libro di testo? Portare esperienze, confrontarsi, sono questi gli obiettivi della giornata. Senza preconcetti”.

E subito un video di Teemu Arina – un “giovanotto finlandese” come lo ha presentato Pieri – che ha illustrato in modo incisivo lo scenario tecnologico in cui si pone la questione del libro di testo:

Teemu Arina, Milan Italy (29th of September

La prima relazione invitata è stata quella di Mario Rotta, Oltre la carta: in aula con l’iPad e gli eBook reader, che è partito dall’eBook, alla cui realizzazione ha partecipato, sulla sperimentazione del “Lussana” lo stimolo per la convocazione del non convegno. Al Lussana, come in altre esperienze, è stata “usata una gamma di strumenti, di uso personale, che permettono di interagire in mobilità“. Nell’eBook si cerca di ragionare sui cambiamenti che questo ha provocato nel modo di apprendere.

Prima di andare avanti preciso subito che non ho intenzione di fare un dettagliato resoconto di tutti gli interventi. Non ne sarei probabilmente capace e comunque mi farebbero fare un articolo troppo lungo. Gli interventi videoregistrati verranno pubblicati a giorni sul sito di NetPoleispromotrice dell’incontro con FAST, AICA, Liceo Scientifico “F. Lussana” di Bergamo, ITSOS “M. Curie”di Cernusco, Rete dei collegi dei gesuiti italiani, IC Trescore Cremasco, IS “D.M.Turoldo” di Zogno,Nova Multimedia, Medialibraryonline, Società Mentor; in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione; Mediapartner Bricks – dunque potete accedere direttamente a quelli che vi interessano

Torno alla cronaca: Irene Enriques, di Zanichelli, a nome della Associazione editori, AIE, ha fatto un intervento che definirei difensivo: siamo in una situazione di cambiamento, gli studenti è predibile che in futuro non abbiano più libri di carta, intanto stiamo dando risposta alla legge del 2008 sulle adozioni, “la confusione è massima sotto il cielo … per gli editori la situazione non è eccellente” (non lo ha esplicitato ma – lo dico per i giovani – è una parafrasi di una celebre espressione di Mao; lui concludeva “la situazione è eccellente”).

Ancora: “Il contesto è un po’ come quello del passaggio dalla carrozza all’automobile: il pdf scaricabile è solo un carrozza col motore, non ancora l’automobile. Il legislatore probabilmente aveva in mente questo, ma forse si deve andare oltre”.

Pieri, a questo punto, invita Agostino Quadrino, presente in sala, ad esprimere la sua posizione. Quadrino, per chi non lo sapesse è l’amministratore delegato e direttore editoriale di Garamond, casa editrice recentemente uscita dalla AIE. Ecco qualche battuta del suo intervento: “Le tecnologie digitali cambiano tutto. Quindi anche il concetto fondamentale dell’editoria scolastica: il copyright. La conoscenza deve essere condivisa e costruita in modo collaborativo. L’editore deve trasformarsi puntando non più sul prodotto ma sul servizio. … Non è più un’epoca di contenuti di massa, ma di contenuti individualizzabili”.

E’ stata quindi la volta di alcuni promotori dell’iniziativa che hanno iniziato a inquadrare il contesto innovativo nelle scuole in cui si pone la questione dei libri di testo. Mara Masseroni ha raccontato l’esperienza, ITSOS “Marie Curie”, di integrazione della formazione in rete con la formazione in presenza grazie all’attivazione di decine di corsi Moodle, accessibili sia in classe – in laboratorio o per mezzo dei netbook adottati da molte classi prime e seconde – che a casa. Pierfranco Ravotto, – chi scrive – a nome di AICA, ha illustrato l’esperienza di tre progetti europei – SLOOP, Tenegen e Sloop2desc – in cui la formazione degli insegnanti si è sviluppata, fra l’altro, sul tema della condivisione di risorse didattiche aperte. Padre Eraldo Cacchione, del Leone XIII, ha parlato di un progetto dei gesuiti, per introdurre negli USA gli iPad – quale finestra fra la scuola e il mondo – in tutte le proprie scuole, progetto temporaneamente sospeso a causa della crisi economica per non far gravare, in questo momento, questo ulteriore costo sulle famiglie.

Infine Dianora Bardi, ha raccontato aspetti della sperimentazione in atto al Lussana sugli iPad in classe, un’iniziativa il cui aspetto forte sta nel coinvolgimento di tutto il consiglio di classe. Anche qui riporto frammenti – solo per suggerire la visione del video sul sito NetPoleis: “Non la tecnologia fine a se stessa … centrale è la didattica … 4 classi prime che lavorano insieme … avoriamo nel cloud …”. E infine, sul tema che ha dato il titolo alla giornata: “A cosa serve il libro di grammatica? E epica? La rete ci offre tutto”.

Augusto Tarantini si è inserito in questa prima batteria di relazioni con una riflessione sul crollo dell’oralità: “Esilio della parola; clicca oggi clicca domani … arrivano ragazzi non alfabetici … perché usare le parole se si possono cliccare i bottoni? Una domanda a editori e autori: come affrontare il problema?”

Ed ecco una prima fase di discussione, di cui riporto – dai miei appunti – solo qualche suggestione. Intervengono Capello, “Nella scuola non si interroga più″, Sacchi, “Ma i ragazzi sull’iPad riescono a studiare? Non manca la manipolazione della carta?”, Di Tonne, “Servono indicatori per misurare se l’uso delle tecnologie e delle metodologie descritte migliora l’apprendimento”, Bertolotti del Leone XIII, “wiki: il rischio dell’autoreferenzialità“, Giliberti della De Agostini, “Ma quanto l’accesso alle tecnologie è diffuso? Cosa succederebbe se facessimo solo libri digitali? Attualmente i libri misti sono brutti, perché imposti”, un’insegnante di cui non ho memorizzato il nome, “Ci sono costi, queste iniziative richiedono connessione. Le classi 2.0 sono finanziate, ma le altre? La maggior parte delle classi non è connessa”, il dirigente del Lussana, Quarenghi, che motiva la scelta della sperimentazione, “A scuola gli studenti generalmente si annoiano per via della passività in cui vengono tenuti”, Braga di una scuola media, che racconta il suo lavoro col blog ma ritorna sulla questione “per le sperimentazioni servono soldi“, Vimercati, “Don Milani promuoveva la scrittura collettiva con lavagna e gesso. Adesso c’è il wiki, ma quel che importa è l’idea pedagogica che c’è dietro”, Berengo sul tema dei costi, “all’ITSOS la produzione dei corsi in rete è attività volontaria dell’insegnante, la scuola ha investito sul WiFi ma i netbook sono acquistati dalle famiglie”. E Dianora Bardi, Mara Masseroni, Irene Enriques.

Passiamo alla seconda fase di presentazioni.

Maurizio Chatel, della casa editrice BBN, ha parlato del Testo liquido: “al primo posto i contenuti e la struttura dei contenuti … Deve essere il più usabile possibile … interattività, aggiornabilità … Il TL non è un libro ma un ambiente. E’ una mappa mentale”.

Giulio Blasi, di MediaLibrary online, network italiano di biblioteche pubbliche per la gestione di contenuti digitali, ha presentato il loro modello di distribuzione sia di materiale libero che di materiale coperto da diritto d’autore che potrebbe essere il modo in cui “l’eBook arriverà in mano allo studente”.

Massimo Tosi, dell’ITC “Tosi” di Busto Arsizio, ha raccontato il progetto Book in progress, un progetto di produzione condivisa dei libri di testo da parte di un pool di scuole che “consente di far risparmiare le famiglie sui libri per utilizzare poi questo risparmio sulle tecnologie”.

Antonio Silvagni, I.I.S. “Leonardo da Vinci” di Arzignano, ha presentato un libro di Latino – l’unico accessibile ai non vedenti e ai dislessici – prodotto in Book in progress. “Gli strumenti tradizionali sono rigidi. Il book in progress è molto più flessibile, può essere cambiato da un anno all’altro. Con Moodle – integrata al testo – si possono avere risultati/feedback immediati …”.

Francesco Cappello, promotore del gruppo FaceBook “Zaini leggeri, teste pensanti”, ha presentato un modello didattico coerente con l’affermazione di Danilo Dolci: “io non faccio lezione pongo interrogativi”. “Cercare risposte in gruppo è l’attività principale … gruppi FB per ogni classe (e per i genitori del cdC) … importanza dei laboratori … importanza del far parlare gli studenti perché solo parlando (e scrivendo) acquistano conoscenza … La rete è fatta per implementare la condivisione e la partecipazione”.

Ancora discussione con il pubblico. Intervengono Sacchi sul tema delle adozioni, Giranzani, Valle sul tema del recupero, Di Palma, Ricucci, “gli studenti non sanno più scrivere”, Morosini, “Il miracolo dell’apprendimento non dipende dallo strumento ma dalla didattica”, Barbieri, Bismart, “Partire dal libro di testo e renderlo interattivo e multimediale, renderlo una piattaforma”.

Poi pausa pranzo e ripresa pomeridiana. Intervengono Martino Sacchi, ha presentato il libro prodotto dai suoi studenti,una quinta liceo di Melzo, “La filosofia, da Rousseau a Sartre, e stampato come print-on-demand (7 euro): il print-on-demand come strumento ideale per realizzare antologie ed eserciziari su misura per la classe concreta che ci troviamo davanti senza incappare nel grosso problema legale delle adozioni”. E ha presentato “Il filo di Arianna”.

Marilena Vimercati ha presentato i corsi di italiano per stranieri sviluppati per conto di ISMU su piattaforma Moodle in una logica di riutilizzo di risorse didattiche esistenti e di uso didattico di altre risorse disponibili in rete.

Silverio Carugo, di Didasca, che ha illustrato My DIDAsbag: “10 milioni di volumi. Tutto l’universo di wikipedia, 400.000 lemmi della Treccani, 24.000 LO gratuiti, YouTube for Education, GoogleApps for education … Richiede un totale cambiamento del modo di fare scuola”

Sergio Casiraghi, che ha raccontato Un ecosistema testuale: Internet book su Knol” (il suo intervento si trova qui)

Discussione e una riflessione di Mario Rotta: “Sembrano emergere tre approcci diversi:

  • uno orientato al prodotto (usare le tecnogie per raggiungere risultati),
  • uno orientato ai processi (l’apprendimento non è solo raggiungere un risultato ma attraversare il paesaggio),
  • uno centrato sui problemi”.

Quindi ultima sessione di interventi. Fulvio Dominici. Della Fondazione Ultramundum, ha parlato di giochi didattici, “portare nel mondo della scuola quanto gli studenti sono abituati su playstation … ambiente da videogico come ausilio a un libro o ad altra risorsa didattica” e ha mostrato un esempio di ricostruzione di roma antica. La proposta alle scuole (ma anche agli editori): collaborazione per costruire contenuti di questo tipo.

Flaviano Fanfani, del museo di storia naturale di Firenze, ha illustrato dei giochi, 2D e 3D, sviluppati per la didattica museale. “Il libro non permette di educare alla complessità. Il videogioco sì: giocare, apprendere, modificarsi. In natura il modo di apprendere dei mammiferi è il gioco”. Giochi e eBook; due possibilità: “il gioco nell’eBook o l’eBook all’interno del gioco”.

Giuseppe Gilberto, Skillonline, ha spiegato l’iniziativa “Aula 01, la palestra digitale” patrocinato da AICA: “un ambiente una palestra, dove:

  • gli insegnanti trovano un modo semplice per utilizzare o sviluppare una didattica al passo con i tempi, una guida completa per l’insegnamento dell’informatica basata sul syllabus ECDL, e gli strumenti per monitorare automaticamente i livelli di apprendimento dei propri allievi, attraverso la creazione di verifiche o con l’utilizzo di quelle esistenti;
  • gli studenti trovano materiali didattici come e-book, video lezioni, esercizi e test che consentono di eseguire prove di esame ECDL simulate”.

A proposito di eBook, l’aula 01, ne contiene due, entrambi basati sul Syllabus ECDL, uno basato sui prodotti Microsoft, l’altro su quelli opensource.

Ancora qualche domanda agli ultimi relatori e l’incontro si è chiuso. Aggiungo, a mo’ di conclusione, le impressioni che ne ho tratto:

  1. c’è in giro una grande ricchezza di iniziative nelle scuole; a volte a livello di scuola, come quella del Lussana, in alcuni casi di consorzi di scuole come Book in progress, altre volte a livello di singoli insegnanti o di gruppi di insegnanti che si organizzano in rete,
  2. ciò che unifica queste iniziative sembra essere l’uso della tecnologia come strumento per favorire un ruolo attivo dello studente,
  3. c’è grande vivacità anche a livello di piccoli editori e di una pluralità di centri quali musei, associazioni no-profit, …
  4. ne deriva una grande disponibilità di risorse didattiche – dai testi più tradizionali ai videogiochi – a volte prodotte con gli studenti, generalmente rilasciate come “aperte”,
  5. in questo contesto il libro di testo, come organica e principale – se non unica – fonte di riferimento non ha più senso, né che sia in formato cartaceo né digitale; il “libro”, meglio i libri, sono una delle risorse utilizzabili nella pratica didattica,
  6. … e gli editori?

Io credo che ci sia ancora spazio e ruolo per gli editori. Nell’intervista che gli ho fatto sul numero 2 di questa rivista – Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …? – il dott. Lessona, alla mia domanda “Qual è il cuore del mestiere di editore?”, ha risposto L’organizzazione e la distribuzione dei contenuti”. Ovviamente internet è un potente canale di distribuzione, ma lo è di contenuti disorganizzati. Ogni docente può accedere a contenuti “illimitati”, può organizzarli come vuole e può decidere come distribuirli ai suoi studenti. Ma è un’attività che richiede tempo, fatica, e anche buone capacità di progettazione didattica.

Dunque: qualche insegnante lo fa in autonomia o, meglio ancora, con i suoi studenti. Altri insegnanti si raggruppano per farlo. Altri ancora potrebbero desiderare che ci sia qualcuno – un editore – che abbia proposte da offrire. Ma dovranno, in ogni caso, essere proposte aperte, integrabili con altro, probabilmente più un ambiente con repository cui accedere che non un libro. Forse a sostituire la carrozza non sarà un’automobile ma un sistema integrato di trasporti.

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N°2 – SETTEMBRE 2011 – In questo numero

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N°2 – SETTEMBRE 2011 – In questo numero

Posted on 06 settembre 2011 by Redazione Bricks

di Valerio Eletti
Università La Sapienza – Roma
valerio.eletti@uniroma1.it


 

 

 

 

Il numero 2 di Bricks ha per tema centrale gli eBook, i “libri elettronici” di cui si parla sempre di più e sempre più spesso sia per la scuola che per l’editoria consumer, la letteratura e la saggistica.

Che cosa sono gli eBook?

Per prima cosa dobbiamo sgombrare il campo dalle ambiguità e dai fraintendimenti: una operazione indispensabile, dato il panorama davvero variegato di usi e interpretazioni del termine “eBook”, che viene oggi comunque usato in prevalenza in maniera riduttiva come semplice traslazione del libro cartaceo in digitale: applicazione certamente valida, ma molto parziale, dato che con lo stesso termine eBook possiamo indicare un ventaglio di prodotti e – attenzione! – anche di servizi, che comprende soltanto come prima declinazione elementare quella del volume cartaceo riprodotto (riproposto) su schermo in formato digitale.

Elenchiamo quindi le ambiguità e le declinazioni in maniera sintetica (rimandando per il glossario di base e per un primo approfondimento al manuale “Che cosa sono gli e-book”, Carocci 2008, che ho scritto con Alessandro Cecconi).

Primo:
il termine eBook rende palese un’ambiguità che risiede da sempre nella parola ‘libro’, senza che venga normalmente percepita: libro è infatti sia l’oggetto che possiamo mettere sotto la gamba di un tavolo traballante (l’hardware, si potrebbe dire oggi), sia il contenuto immateriale (il software) che i lettori possono fruire in luoghi e tempi separati: il libro, dicono infatti gli economisti, è contemporaneamente un bene pubblico e un bene privato. Ce ne siamo resi conto solo quando abbiamo iniziato a parlare di eBook, perché solo in questo caso possiamo separare il supporto di lettura (sia esso un iPad della Apple, un Kindle della Amazon o un reader della Sony) dal contenuto (sia esso la banale digitalizzazione di un vecchio libro cartaceo oppure un complesso insieme di lessìe ipertestuali, con contributi multimediali, fruibile in maniera interattiva e/o condivisa in rete).

Secondo:
per ora chiamiamo con l’unico termine eBook un insieme di prodotti e servizi che probabilmente con il tempo assumeranno non solo profili ma anche nomi diversi, dato che alcuni avranno caratteristiche più vicine ai libri cartacei tradizionali, altri ai prodotti multimediali, altri a videogiochi o a simulazioni più o meno immersive, e altri ancora saranno una sorta di palinsesti cresciuti per accumulo grazie al contributo di diversi autori/lettori. Non per niente già alle origini delle prime esperienze sperimentali di eBook (sia on line che su CdRom) abbiamo avuto esempi di romanzi ipertestuali, a bivi, come il classico Afternoon, a story di Michael Joyce; o libri multimediali e interattivi di favole su CdRom  come Le livre de Lulù, di Romain Victor-Pujebet, definito da Amazon come “One of the great children’s CdRoms of all-time”; o ancora avventure immersive per l’apprendimento ludico come un altro CdRom famoso in tutto il mondo: Opera fatal, un titolo tedesco pubblicato in Italia negli anni Novanta con grandissimo successo da Edizioni la Repubblica.

Terzo:
la filiera editoriale viene sconvolta dal passaggio al digitale, dato che tutti gli attori della catena vengono toccati a vario titolo: prima di tutto i distributori (sostituiti o integrati dalle organizzazioni di vendita on line); poi gli autori (sia perché scrivere in digitale è profondamente diverso dallo scrivere manualmente con la penna o la macchina da scrivere, sia perché si dovrà tenere conto sempre più della rete di lettori-collaboratori che potranno agire in qualche caso e in qualche modo sull’eBook); poi appunto i lettori, per i motivi appena accennati; e infine gli editori, che vedranno a volte e in certi casi messo in discussione oppure, all’opposto, esaltato il proprio ruolo di ‘garanti del lettore’ (tra parentesi dobbiamo accennare al fatto che c’è una questione dentro la questione: è quella relativa allo standard e alla protezione dei contenuti digitali, con i confronti turbolenti che si registrano tra i vari sistemi di DRM – Digital Rights Management – e la messa in discussione del Copyright, con l’affacciarsi di sistemi sfumati e complessi come quelli definiti dall’insieme Creative Commons, tema affrontato in diversi articoli di questo numero di Bricks).

Quarto:
quando applichiamo tutto ciò al mondo della scuola, dell’università e della formazione aziendale o continua, dobbiamo tenere conto di tutto quando detto nei primi tre punti, aggiungendo in più la consapevolezza dell’aumento di complessità dovuto all’utilizzo dell’eBook per avviare e consolidare percorsi di apprendimento che possono assumere profili molto diversi tra loro (a seconda degli obiettivi didattici, della tipologia dei discenti, della disponibilità di tempi e di budget): dai percorsi formativi semplici e lineari caratterizzati dal trasferimento di conoscenza di ascendenza comportamentista, a quelli più articolati di taglio cognitivista, fino ad arrivare alla bellezza e alle difficoltà di gestione della complessità insita negli approcci socio-costruttivisti all’apprendimento in gruppi di lavoro e di studio, come nel caso appunto di un’aula scolastica.

Perché ci occupiamo di eBook?

Possiamo qui indicare in sintesi tre motivi principali:

A) per rispondere operativamente e in concreto, oltre che metodologicamente e in via teorica, ai fumosi obblighi ministeriali che fanno leva purtroppo finora soltanto sulla economicità del digitale rispetto al cartaceo (ricordiamo che è da più di due anni – esattamente dal 10 febbraio 2009 – che il Miur ha emanato la circolare n. 16 che avvia l’adozione del libro digitale);

B) per rispondere all’interesse degli studenti e delle famiglie che si trovano in casa lettori anomali di eBook, quali l’iPad o l’iPhone e loro concorrenti diretti, e si chiedono perché nella scuola non si usino strumenti del genere per coinvolgere i loro ragazzi, nativi digitali interessati, motivati e ben disposti verso tutto ciò che passa attraverso uno schermo;

C) e quindi per cercare di individuare alcune linee guida per un uso innovativo, efficace e non modaiolo del nuovo strumento, tenendo conto del fatto che intorno a un testo (o meglio a un ipertesto multimediale interattivo)  si può costruire una comunità che opera sul prodotto di base per far crescere un lavoro in progress in grado di creare forte collaborazione, apprendimento sociale e individuale, stimolando sia la creatività del singolo sia la capacità di auto-organizzazione del gruppo di studio.

Come ci occupiamo di eBook?

Abbiamo chiesto di dare un contributo all’argomento a editori, insegnanti, sperimentatori ed esperti, in modo da fornire ai nostri lettori una panoramica ampia e a-ideologica che consenta loro sia di farsi una propria opinione accedendo a punti di vista diversi, sia di cominciare a ragionare in concreto sulle effettive applicazioni del ventaglio di strumenti che vanno sotto l’ampio ombrello della parola eBook.

A. INQUADRAMENTO GENERALE:

Mario Rotta: autore con Bini e Zamperlin di Insegnare e apprendere con gli eBook, un eBook scaricabile gratuitamente dal sito di Garamond,  rileva nel suo articolo che, nonostante il boom di interesse per gli eBook, rimangono ancora molto confusi lo scenario e le linee di sviluppo dei nuovi prodotti e servizi, per varie ragioni tra cui l’entrata sul mercato di nuove tipologie di lettori ibridi (“si sta configurando una nuova galassia, che quasi certamente modificherà in modo profondo la nostra relazione con i contenuti, l’informazione e la conoscenza”); si stanno studiando in vari contesti gli effetti che le nuove tecnologie (portatili e personali, con caratteristiche di ubiquità e continuità) possono portare nell’apprendimento e nell’insegnamento; Rotta anticipa qualche primo risultato delle ricerche condotte, in particolare negli USA, sui cosiddetti Pmlke (Personal Mobile Learning & Knowledge Environments): lasciamo alla lettura dell’articolo il merito delle risposte.

Marco Guastavigna: noto agli insegnati per il suo ormai classico libro sulle mappe concettuali, prende spunto dall’esempio concreto di una sua lettura estiva per spiegare come funziona il più famoso degli eBook reader, il Kindle di Amazon, e per farne emergere i molti vantaggi concreti rispetto alla lettura su carta; analoga operazione – sempre molto concreta – Guastavigna la fa parlando dei punti di forza delle librerie on line, sia private che pubbliche. Per concludere con una serie di riflessioni (in prevalenza pessimiste per il nostro Paese) sulla difficoltà di attuare una trasposizione della consultazione digitale nelle aule scolastiche: dalla “gattopardesca via d’uscita” del Miur, alle miopi e prepotenti rendite di posizione dei grandi editori scolastici, fino alle difficoltà pratiche come quelle che riguardano diritto d’autore, codici per il download, mancanza di strumenti di lettura, conflitto fra diverse metodologie didattiche.

Mauro Sandrini: ingegnere e sociologo autore del libro (ed eBook) Elogio degli eBook, presenta la sua visione delle potenzialità e dei vincoli che accompagnano l’esperienza della realizzazione e della utilizzazione di un eBook in aula: Sandrini parte dalla fotografia dell’attuale binomio insegnante-libro che (ancora) sta alla base della scuola,  per valutare poi i punti di forza della novità eBook rispetto ad altre innovazioni tecnologiche come il CdRom degli anni Novanta o le recenti LIM (di cui ci siamo occupati nel numero 1, Giugno 2011, di Bricks); pone quindi la questione del self publishing degli insegnanti (su questo tema si veda anche l’opinione di Agostino Quadrino); e in conclusione spiega perché secondo lui gli eBook “non sono una tecnologia, sono una moda: ma non sono un optional”; e perché non bisogna cedere alla tentazione di trasformare l’eBook in uno strumento di controllo delle azioni degli studenti.

B. EDITORI: DUE PUNTI DI VISTA CONTRASTANTI

Michele Lessona: è presidente della De Agostini Scuola e dirigente della AIE, l’Associazione Italiana Editori che ogni settembre si trova nell’occhio del ciclone delle polemiche per la questione del peso, del prezzo e delle nuove edizioni dei libri scolastici e che ha, da sempre, una posizione decisamente conservatrice, in difesa dello statu quo. Pierfranco Ravotto ha intervistato Lessona centrando le domande sulle opportunità e le minacce costituite dagli eBook per gli editori, e per quelli scolastici in particolare. Lessona si mostra assolutamente cosciente del fatto che si sono aperti scenari nuovi che mettono in discussione la sopravvivenza di un editore tradizionale, ma restituisce l’immagine di chi – non riuscendo a immaginare una strategia di transizione da "costruttore di carrozze" a "costruttore di automobili", secondo una sua lucida affermazione – cerca di rimandare, nell’interesse degli azionisti e dei dipendenti, il momento della resa dei conti.  E, dunque, le Creative Commons hanno senso in altri contesti, gli insegnanti sono comunque in maggioranza troppo anziani per utilizzare Web, Lim ed eBook, è difficile aprire a nuove esperienze digitali dato che “pensare e produrre il nuovo costa tempo, impegno, investimenti ulteriori che si aggiungono a quelli per il cartaceo e per ora non c’è un mercato che ripaghi degli sforzi”. Credo che sia davvero molto interessante per chiunque si occupi di insegnamento e di scuola leggere le risposte di Lessona alle domande di Ravotto, per comprenderne le motivazioni e per ragionare sul futuro dell’editoria scolastica.

Agostino Quadrino: editore della casa editrice Garamond (didattica digitale), rappresenta le posizioni tipiche dei piccoli e medi editori esterni all’AIE (o usciti come la stessa Garamond dall’Associazione per visioni divergenti) che puntano sull’editoria digitale con spirito innovativo e grandi rischi, elaborando e sperimentando di volta in volta strategie di business adatte alla variazione delle leggi sull’editoria e dei regolamenti scolastici (a questo proposito si veda l’agile e acuto libro di Serena Fusco che presenta i modelli di business e le innovazioni dei cosiddetti “magnifici sette” dell’editoria digitale italiana: Gli orizzonti dell’editoria online; il volumetto si può scaricare in PDF dal sito dell’editore Guaraldi). L’intervento di Quadrino si può leggere come contraltare di quello del rappresentante AIE: altrettanto se non più interessante per le proposte innovative che riguardano l’utilizzo dell’editoria digitale nelle scuole italiane, nell’ottica delle Creative Commons. Anche in questo caso consiglio vivamente la lettura dell’articolo a chiunque si occupi di insegnamento e di scuola.

C. LE ESPERIENZE E LE RIFLESSIONI DI CHI CI LAVORA

Maria Grazia Fiore: presenta i punti chiave emersi dalla ricca serie di interventi che si sono messi a confronto nell’ormai “storico” eBookFest tenutosi un anno fa, nel settembre 2010, a Fosdinovo, in Lunigiana; punti chiave che sono attuali oggi come un anno fa. Ne citiamo qui uno solo per tutti: la tendenza e la volontà della stragrande maggioranza degli editori scolastici di realizzare dei libri digitali il più possibile simili a quelli cartacei, senza tentare di sfruttare nessuna delle tantissime opportunità offerte dalla ipertestualità, dall’interazione, dalla multimedialità e dalla connessione in rete tra soggetti diversi: tutte caratteristiche peculiari di ogni prodotto e servizio digitale on line.

Noa Carpignano: piccola editrice (BBN – BoxingBooks on the Net), agguerritissima sul fronte del digitale, animatrice e musa dell’eBookFest di Fosdinovo, la Carpignano esplicita il suo pensiero laterale, innovativo e provocatore già nel titolo del suo intervento: “I libri di testo hackerabili”. In concreto la sua è la proposta di una piattaforma per testi digitali che funga anche da ambiente di apprendimento e da social network: affronta così la questione centrale del valore aggiunto dell’eBook come servizio, oltre che come prodotto; e soprattutto la questione del modello economico che, grazie a una visione di superamento del diritto d’autore classico grazie a Creative Commons o “licenze estese”, individua nella “condivisione” il perno dell’azione culturale ed economica dell’editore digitale per la scuola.

Complementare al testo di Noa Carpignano è quello di Maurizio Chatel, direttore editoriale dell’area umanistica della stessa casa editrice BBN, che approfondisce il punto di vista teorico, pratico e metodologico legato all’utilizzo di quelli che – parafrasando Zygmunt Bauman – Chatel definisce “testi liquidi” per l’apprendimento di nuova generazione, adatto ai nativi digitali, senza per questo penalizzare gli insegnanti. Moltissimi gli spunti di riflessione e di discussione: come quello sulla concezione complessa dell’eBook come “canale” comunicativo (appunto il “testo liquido”) rispetto a quella elementare dell’eBook come semplice trasposizione del cartaceo in digitale;  o come quello della preparazione dell’insegnante necessaria per affrontare modelli di comunicazione e di coinvolgimento così ardui per gli immigrati digitali (come sono anche gli insegnanti) che si trovano a colloquiare in posizione di svantaggio con i nativi digitali (gli studenti). Davvero interessanti dal punto di vista operativo sono infine le soluzioni concrete proposte da Chatel nel corpo e in conclusione del suo articolo.

Francesco Leonetti: coordinatore del Corso di perfezionamento sugli eBook all’Università della Tuscia, entra in alcune questioni tecniche specifiche molto utili dal punto di vista operativo per chi vuole realizzare un eBook per i suoi corsi.  Per esempio: conviene sviluppare l’eBook in standard ePub o come applicazione per tablet? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due scelte? Come si inserisce un audio o un video in un eBook? Che cosa è e che cambiamenti comporta il nuovo standard ePub3?

Concludiamo la carrellata con due articoli su esperienze molto stimolanti, curati entrambi da Paola Limone.

Uno riguarda Wikibooks, “un progetto multilingue per la redazione di libri di testo, manuali, libri commentati, in formato digitale e dal contenuto libero e gratuito, sviluppati in forma collaborativa”: una iniziativa bottom-up nata in lingua inglese nel terreno di coltura creato da Jimmy Wales con Wikipedia, che però non ha ancora trovato uno sviluppo adeguato in lingua italiana. Commenta a questo proposito Paola Limone: “La grande libertà di accesso offerta da Wikibooks non ha saputo, al momento, creare una vera comunità di insegnanti e ricercatori italiani.”

Ma rilancia con l’aggancio al secondo articolo: “Esperienze come quella del progetto Bookinprogress – di cui ho parlato in un altro articolo – ci dimostrano però che in Italia si possono ottenere ottimi risultati lavorando in rete con altri docenti della stessa disciplina”.  Ed eccoci così all’ultimo articolo di questo speciale dedicato al tema dei libri elettronici: l’intervista di Paola Limone al Preside dell’ITIS Majorana di Brindisi, promotore della felice iniziativa nata lo scorso anno e a cui hanno già aderito 27 scuole: “Le motivazioni sono state quelle di scrivere dei contenuti più vicini ai ritmi di apprendimento degli alunni, modificabili ed adattabili agli stessi al fine di promuovere l’eccellenza e/o favorire il recupero”.

Altri argomenti oltre all’eBook

Il numero 2/2011 di Bricks offre poi, oltre alla sezione tematica dedicata all’eBook, una serie di articoli dedicati a argomenti di attualità o di cronaca che possono interessare i nostri lettori:

  • nell’area “Competenze e certificazioni” abbiamo un articolo di Antonio Piva che tratta di una esperienza di Ecdl nel NordEst;
  • nell’area “progetti europei” Maria Ranieri parla del progetto “MyMobile”;
  • per la rubrica “Dalla rete” abbiamo poi un articolo di Antonio Fini dedicato al caso del corso Artificial intelligence dell’Università di Stanford;
  • per finire con “Dall’estero” in cui Marcello Scalisi, direttore di EuroMed,  presenta la petizione su cui si stanno raccogliendo firme per l’avvio di progetti di mobilità – sull’esempio dei programmi Leonardo da Vinci ed Erasmus – fra i paesi del Mediterraneo.

 

Mi permetto di aggiungere in conclusione una nota personale: un saluto a tutti voi, cari lettori e collaboratori di Bricks, e un augurio sincero di buon lavoro.

Dal prossimo numero infatti lascerò il gratificante incarico di condirettore, per l’impossibilità di poter seguire i lavori della rivista in maniera soddisfacente, a causa dell’impegno sempre più pressante che mi coinvolge sul fronte degli studi e delle ricerche sulle reti e i sistemi complessi, e in particolare sulla cosiddetta complexity education (che spero prima o poi potrà essere argomento monografico di un numero di Bricks).

Mi farà molto piacere dare ragguagli su questi studi a chiunque sia interessato all’argomento: sono facilmente raggiungibile attraverso il sito del Complexity Education Project collegato con il Label Cattid dell’Università Sapienza di Roma.



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La società aperta e i suoi nemici nell’editoria scolastica

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La società aperta e i suoi nemici nell’editoria scolastica

Posted on 06 settembre 2011 by Redazione Bricks

di Agostino Quadrino
Direttore Editoriale GARAMOND Editoria e Formazione

aquadrino@garamond.it


In molti settori della cultura italiana, incluso quello dell’istruzione che qui ci interessa, l’innovazione è un tema ottimo per fare bella figura in convegni e seminari accademici, ma del tutto estraneo, in pratica, alla mentalità, alla cultura e agli interessi della classe dirigente pubblica e privata, che nulla vuole alterare negli assetti correnti e nelle gerarchie di potere costituite e incrollabili.

Prendiamo ad esempio il tema del costo dei libri di testo scolastici e dei possibili risparmi che si otterrebbero se si riuscisse a superare (anche in classe, dopo che ciò è accaduto in quasi tutti gli altri ambienti sociali e comunicativi) l’epoca del supporto materiale e della modalità analogica di trasferimento del contenuto.

Vediamo i numeri, prima di tutto. Il totale della spesa per i libri di testo in Italia è di circa 750 Milioni di Euro all’anno, versati ogni anni in contanti dalle famiglie alle librerie e cartolerie di “scolastica”. Il mercato dei libri di testo però è solo apparentemente libero e concorrenziale. In effetti, soffre di una progressiva concentrazione che vede quattro o cinque gruppi maggiori detenere quasi il 70% delle quote totali (i primi quattro gruppi editoriali – Rcs, Mondadori, Zanichelli, e Pearson Paravia – ricavano circa 100 milioni di Euro ciascuna, all’anno, con quote stabili da 15 anni…), mentre negli anni settanta c’erano almeno dieci gruppi che si ripartivano non più del 50%. Cosa che ha indotto l’AGCOM un paio di anni fa ad aprire un’istruttoria di verifica della fondata ipotesi di accordi “di cartello” fra i gruppi dominanti, a tutto discapito della competitività economica per i consumatori, ovvero le famiglie, che spendono centinaia di euro all’anno, per libri costosi e pesanti che sono di regola utilizzati al 30-50% o anche meno, e che l’anno successivo sono sempre più spesso fuori gioco per via delle cosiddette “nuove edizioni”, che hanno la funzione di renderli invendibili come usato.
Inoltre, secondo una ricerca di McKinsey di qualche anno fa, fatto 100 l’importo speso dalle famiglie italiane per libri di testo, in Olanda si spende 82, in Spagna 67, in Francia 57, in Germania 22 e in Inghilterra 21. Una differenza vistosa e difficile da capire e giustificare.

Se si passasse seriamente al digitale, con una cifra pari alla metà della metà della metà si potrebbero realizzare contenuti digitali interattivi molto più efficaci del testo cartaceo, e molto più in linea con i linguaggi familiari ai giovani di oggi.

Ma su questo possibile processo evolutivo gli editori tradizionali associati all’AIE sono molto recalcitranti. Due anni fa ci fu anche un progetto ministeriale finanziato per 2 milioni di euro per la sperimentazione di libri di testo elettronici e eBook, ma poi il progetto fu bloccato, il finanziamento sparì, senza che se ne sia saputo più nulla.
In realtà, con il digitale tutto è già cambiato. Con internet e contenuti in formato elettronico – già in larga misura utilizzati da milioni di studenti italiani tutti i giorni per il loro studio a casa su Wikipedia, Youtube e molti altri social network – la tecnologia favorisce l’accesso a servizi condivisi, a contenuti aperti e ad una molteplicità di materiali che rendono all’utente molto più economico ed efficace l’uso di contenuti in formato digitale, sotto forma di eBook, learning object o contenuti wiki. Far finta di non accorgersene o negare che sia tempo di cambiare l’offerta di contenuti di studio per la scuola è irrazionale e anche – in prospettiva – controproducente per chi vuole continuare a fare l’editore anche al tempo della rete, dell’iPad e del Kindle.
Per questa ragione Garamond ha comunicato la sua uscita dall’Associazione Italiana Editori (AIE), struttura che raggruppa la gran parte delle case editrici scolastiche italiane e che rappresenta istituzionalmente gli interessi corporativi delle editrici scolastiche che tendono a perpetuare lo status quo, che peraltro rende assai bene in termini di ricavi, margini e sicurezza di investimenti, garantiti dal fatto di sapere in anticipo quante copie stampare ed avere certezza di continuità di vendite per almeno un triennio.
Garamond al contrario ritiene oramai maturo il tempo di configurare in modalità del tutto innovative l’offerta di contenuti didattici alla scuola italiana, puntando decisamente non solo sul formato digitale (eBook e Learning Object) ma proponendo l’abbandono del meccanismo del “libro di testo in adozione” a favore di nuove forme di fornitura di servizi alle scuole, basati sull’accesso a piattaforme web e contenuti condivisi, in una logica di accesso alle risorse multimediali immateriali e non più di acquisto di beni materiali, rigidi, pesanti e molto più costosi di un file o di una password.

Abbiamo chiamato questa nuova forma di accesso ai contenuti “Social Learning” e lo proporremo alle scuole italiane a partire da quest’anno, in concomitanza con l’entrata in vigore di una recente normativa ministeriale che prescrive alle scuole di adottare esclusivamente “libri di testo” in formato digitale.
Siamo convinti che le posizioni espresse da AIE sul tema siano rappresentative di una sostanziale resistenza al cambiamento, ai fini della difesa di rendite di posizione consolidate nel mercato tradizionale dei libri di testo, in una logica di chiusura all’innovazione e mera tutela di interessi protetti e consolidati di chiara impronta corporativa, in evidente contrasto con la direzione dell’innovazione sociale e gli interessi degli utenti e dei fruitori ultimi del servizio editoriale, ovvero gli studenti stessi degli anni ’10 del nuovo secolo.
Siamo anche fortemente persuasi che sia maturo il tempo per fare un sostanziale salto di qualità nella strutturazione dell’offerta di contenuti didattici, abbandonando il meccanismo del “libro di testo in adozione” che, in un contesto di contenuti immateriali e di rete, a nostro avviso non ha più alcun senso: la tecnologia favorisce l’accesso a servizi condivisi, a contenuti aperti e ad una molteplicità di materiali che rendono all’utente molto più economico ed efficace l’uso di contenuti in formato digitale, sotto forma di eBook, Learning Object o contenuti wiki.
Tutto ciò in una logica di conoscenza come bene comune, in cui è inevitabilmente messo in discussione lo stesso concetto di proprietà privata del contenuti e di copyright nel settore della manualistica didattica, in cui invece le nuove forme di licenze Creative Commons appaiono più rispondenti alle esigenze del settore educativo.
Abbiamo in più occasioni provato a sostenere la tesi della necessità di guardare in faccia al cambiamento in atto prima che sia troppo tardi, avanzando proposte innovative (marketplace di contenuti digitali per le scuole), sollecitando a vari livelli e in varie sedi i responsabili dell’Associazione e i rappresentanti di volta in volta chiamati a partecipare ad incontri con i referenti ministeriali, senza purtroppo riuscire ad ottenere l’attenzione che a nostro avviso tali tematiche imporrebbero.

Il rischio effettivo più grave, secondo noi, è proprio l’immobilità, che potrebbe rivelarsi nel tempo medio controproducente per chi volesse continuare a fare l’editore anche nella scuola e nella società dei prossimi anni, quando tutti avranno lettori di eBook, iPod e iPad, tablet PC e connessione alla rete in mobilità e always on. E Garamond intende continuare a fare l’editore anche quando carta, inchiostro e magazzini saranno definitivamente soppiantati da reti, bit e formati digitali, ovvero da domani, se non già da oggi.
Infine, un’ultima notazione, a proposito della progettazione e della produzione di contenuti digitali. Spesso, anche a livello di responsabili ministeriali, si sente parlare di “auto-produzione” dei contenuti, ovvero del fatto che dovrebbero essere gli insegnanti stessi a progettare ed elaborare le unità didattiche digitali da utilizzare con computer, tablet e LIM. Credo che anche su questo punto sia utile fare un po’ di chiarezza, partendo magari da qualche esperienza biografica.
Prima di fare l’editore con Garamond, ho avuto modo di stare in classe da insegnante per 15 anni ed anche di essere autore di diversi libri di testo (di religione, per le medie e per le superiori, di ampia diffusione). Ebbene, il mestiere di chi insegna è una cosa, quello di chi produce contenuti è un altro. Nel primo si mette in gioco la capacità di mediare fra contenuti disciplinari, istanze educative e strutture cognitive degli alunni, nel vivo di una situazione data; nel secondo si producono analisi e sintesi su oggetti generali, raccogliendo e strutturando materiali in funzione dei diversi processi di insegnamento e di apprendimento, avvalendosi del solo linguaggio simbolico-rappresentativo. Due attività molto diverse, evidentemente, che richiedono conoscenze e attitudini professionali molto diversificate.
Se poi consideriamo le competenze tecniche che sono necessarie per realizzare contenuti digitali multimediali, si comprende bene come queste non possano essere date per scontate nel profilo professionale dell’insegnante medio (tranne eccezioni, naturalmente), per non parlare del versante relativo al riconoscimento economico che eventualmente sarebbe dovuto a chi investe tempi anche molto lunghi per realizzare tali contenuti.

Pertanto, se è assolutamente vero che il singolo insegnante può realizzare alcuni strumenti didattici con i propri studenti, è altrettanto certo che questo non può essere certo sostitutivo della produzione digitale professionale, ampia e ricca, che solo strutture editoriali dedicate possono fornire.
Il fatto è che in Italia nessun editore tradizionale vuole investire seriamente in questo settore – avendo interesse solo a difendere rendite di posizione nel mercato del cartaceo – e parallelamente l’amministrazione pubblica non investe quasi nulla per dare impulso a tali innovazioni, come invece accade in tutti i paesi esteri in cui l’editoria digitale scolastica ha fatto passi da gigante (non solo Francia, Germania, UK, ma anche Polonia, Romania, Portogallo, …).
Va anche aggiunto che gli editori tradizionali individuano il loro punto di valore nel contenuto “chiuso”, protetto da copyright, mentre è indubbio che i contenuti digitali debbano essere ripensati in una logica editoriale aperta, con licenze che consentano la libera condivisione e manipolazione dei contenuti stessi, secondo quanto è più connaturato alla forma digitale. Ma su questo le resistenze sono ancora maggiori, causa l’assoluta miopia di manager vecchi e timorosi, che hanno a cuore solo il mantenimento delle posizioni e il conto economico dell’esercizio in corso.
Qui ancora stiamo ad invocare il volontarismo artigianale di alcuni docenti già iper-impegnati (e sottopagati), mentre i docenti e gli studenti di tutti gli altri paesi fanno scuola da anni oramai principalmente con contenuti digitali interattivi di qualità, in un mercato in cui l’Italia, con questo assetto conservativo e renitente al cambiamento, resterà sempre ultima.
In conclusione: il cambiamento più importante è già in atto, ed è quello che è avvenuto e avviene ogni giorno nelle teste di chi è impegnato ad apprendere (giovane o meno giovane). Chi non è capace di starci dentro, mettersi in gioco e comprenderlo dal vivo sicuramente non potrà pretendere di governarlo, sia come editore, sia come insegnante, sia come responsabile della pubblica amministrazione. Il futuro (o forse già il presente) dell’editoria scolastica non potrà più essere quello della produzione industriale di contenuti chiusi su supporto materiale, tipica di un tempo che è finito. Il futuro sarà di chi “pensa in digitale”, è capace di creare reti e di stare nelle relazioni sociali in cui la conoscenza si produce, individuando il “bene scarso” – e dunque il valore economico – non più nel contenuto in sé, che in rete abbonda, ma nell’attenzione, nelle relazioni e nella reputazione che si è in grado di creare e gestire in rete, ottenendo ricavi non dalla vendita di oggetti ma dall’accesso a comunità di interesse e di pratica.

Chi sarà capace di comprendere e gestire questa profonda trasformazione, e saprà valorizzare le nuove competenze e le nuove professionalità del digitale e della rete, riuscirà a fare l’editore anche fra cinque o dieci anni; chi non saprà o non vorrà fare questo, si prepari a cambiare mestiere, anche fra due o tre.

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Book in progress, dalle scuole per le scuole.

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Book in progress, dalle scuole per le scuole.

Posted on 03 settembre 2011 by Redazione Bricks

Intervista al DS Salvatore Giuliano di Book in Progress
di Paola Limone
Rivoli 1° Circolo

http://share.dschola.it/rivoli1/spocchiedilimone/index.html


Da anni sono particolarmente interessata a tutti i progetti didattici significativi che le scuole organizzano e condividono in rete: è un modo di lavorare che permette di abbattere muri e barriere e di crescere insieme professionalmente, spesso all’interno di un patto formativo con famiglie e studenti.

Per queste ragioni sono stata molto contenta di poter approfondire per Bricks il progetto Book in progress, ideato dall’Istituto Tecnico Industriale “Ettore Majorana” di Brindisi.  Il progetto prevede la produzione in versione cartacea e digitale di libri di testo da parte di 300 docenti della rete nazionale  che si è creata, rete che ogni anno si arricchisce di nuove collaborazioni. L’intento è quello di agevolare l’apprendimento degli allievi utilizzando un linguaggio più semplice e più comprensibile, lasciando comunque alla libera iniziativa delle famiglie la possibilità di acquistare i libri di testo adottati che diventano solo “consigliabili”. Altro obiettivo è il  creare una relazione più personale tra docenti e studenti, alleviando al contempo la spesa delle famiglie per l’acquisto dei libri di testo.

La struttura del Book in Progress consente la creazione di un prodotto flessibile, aggiornabile di anno in anno, che varia i contenuti da trasmettere sulla base delle esigenze didattiche, formative e degli apprendimenti degli allievi, e degli stimoli provenienti dal territorio.

Ho avuto l’opportunità di contattare telefonicamente il Dirigente Scolastico dell’Istituto Majorana, il dottor Salvatore Giuliano, e di porgli alcune domande. Lo ringrazio per la simpatia con cui mi ha accolto, e per l’entusiasmo che mi ha fatto percepire “a distanza” per il grande lavoro che tutto il gruppo sta portando avanti.

Come è nato il vostro progetto e a partire da quali motivazioni?

Il progetto book in progress è nato nel 2010 nell’ITIS Majorana di Brindisi. Le motivazioni sono state quelle di scrivere dei contenuti più vicini ai ritmi di apprendimento degli alunni, modificabili ed adattabili agli stessi al fine di promuovere l’eccellenza e/o favorire il recupero.

Quante sono le scuole che compongono la rete?

Dopo il primo anno le scuole che hanno aderito alla rete sono state 13. Attualmente la rete nazionale book in progress conta 27 scuole diffuse su tutto il territorio nazionale.

Come si lavora alla produzione degli eBook ? Vengono prodotti scuola per scuola o da gruppi di lavoro fra più scuole?

Nel mese di ottobre di ogni anno si organizza il collegio dei docenti della rete nazionale. Ci si incontra per tre/quattro giorni. In queste giornate si effettua la formazione comune e i docenti della medesima disciplina si incontrano al fine di definire la struttura dei contenuti del prossimo anno, individuano un coordinatore al loro interno e si suddividono i compiti. Successivamente si scambiano i materiali mediante un’apposita piattaforma web e nei mesi di febbraio/aprile si incontrano in presenza al fine di chiudere e condividere in plenaria i libri prodotti.

Quanti sono gli insegnanti coinvolti?

Attualmente i docenti coinvolti sono circa 500. Le discipline oggetto del book in progress sono tutte le discipline del biennio dei licei, tecnici e professionali organizzate per diversi livelli di partenza e calibrati sugli obiettivi specifici di apprendimento di ogni indirizzo.

Cosa hanno prodotto fino ad ora i partecipanti?

Il piano editoriale del Book in Progress prevede la consegna dei libri di testo per le seguenti discipline: italiano, storia, geografia, scienze integrate chimica, inglese, scienze integrate fisica, diritto ed economia, matematica, informatica, tecnologia e disegno, scienze naturali per le prime e seconde classi dei Licei, degli Istituti Tecnici e degli Istituti Professionali.  Nel documento scaricabile all’indirizzo http://www.bookinprogress.it/files/bookinprogress.zip sono visionabili le prime pagine del “book in progress” di alcune discipline.

Come vengono usati gli eBook con gli studenti? Sostituiscono i libri di testo? Gli studenti vengono coinvolti nella produzione?

Il book in progress sostituisce il libro di testo. I ragazzi utilizzano i netbook con le copie digitali del book in progress e con i learning object. Anche gli alunni sono coinvolti nella redazione del book in progress. I lavori migliori sia in forma cartacea che digitale vengono messi a disposizione di tutta la rete.

I risultati dei quiz e dei test vengono salvati? Dove e come fa il docente a raccoglierli?

I risultati dei test vengono memorizzati in due modalità: gli esercizi svolti in classe, mediante MimioVote, vengono memorizzati sul registro di classe elettronico. Gli esercizi svolti a casa vengono memorizzati sulla piattaforma elearning.

Quali cambiamenti avete riscontrato nella didattica?

I cambiamenti nella didattica sono fondamentali. L’alunno è posto al centro del processo di apprendimento. Mediante la tecnologia presente nelle nostre aule, alunni e docenti della rete, in qualunque parte del mondo si trovino possono interagire fra loro. Le lezioni vengono videoregistrate e rese disponibili in rete al fine di promuovere ulteriormente lo sviluppo degli apprendimenti.

Quali sono le caratteristiche tecniche dei vostri eBook?

La versione digitale del book in progress è prodotta con software proprietario (Articulate) e prevede la fruizione dei contenuti in modo interattivo, simulazioni, video e test per l’autoverifica.

E’ possibile diffondere il progetto ad altre scuole e farlo approvare dalle Amministrazioni scolastiche di altri Istituti in Italia?

Il gruppo  mette a disposizione delle scuole che ne avanzeranno richiesta il nostro lavoro a titolo gratuito, con l’intento di creare dei testi condivisi dove è possibile apportare miglioramenti continui. Con il semplice accredito attraverso il nostro sito le scuole interessate potranno condividere il progetto e fornire il proprio contributo.

Quali sono le prospettive e gli obiettivi futuri?

Ci piace pensare ad una scuola che vada ben oltre i confini ristretti delle  mura dell’aula. Che ci piaccia o no, i nostri allievi, i cosiddetti nativi digitali, apprendono in modo completamente diverso rispetto ai loro colleghi di solo dieci anni più grandi. Il nostro motto? “Il futuro non è più quello di una volta!”

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Wikibooks, un viaggio tra i creatori di libri

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Wikibooks, un viaggio tra i creatori di libri

Posted on 03 settembre 2011 by Redazione Bricks



Ultimi giorni di vacanza, si respira già aria di scuola ma lo spirito è ancora avventuroso, e anche nella rete si possono fare esplorazioni molto interessanti. La mia attenzione è stata così attirata da un progetto multilingue per la redazione di libri di testo, manuali, libri commentati, in formato digitale e dal contenuto libero e gratuito, sviluppati in forma collaborativa. Il progetto si chiama Wikibooks, è stato avviato il 10 luglio 2003, e fa parte della famiglia dei progetti della Wikimedia Foundation, associazione senza scopo di lucro per la diffusione della conoscenza libera nel mondo che gestisce anche progetti come Wikipedia e Wikisource.

Attualmente il progetto più grande di Wikibooks è in lingua inglese, mentre la versione italiana conta al momento (agosto 2011) 340 libri.
Grazie al creatore di libri è possibile produrre un libro contenente pagine wiki a propria scelta. È possibile esportare il libro in diversi formati (per esempio PDF e ODF) oppure ordinare una copia stampata.
I libri sono rilasciati sotto licenza CreativeCommons Attribution-Share alike che mantiene la proprietà agli autori ma concede a tutti la possibilità di usare, modificare e distribuire a patto di citare l’autore originario e di mantenere sul prodotto derivato gli stessi diritti.

Esplorazione

Mi è piaciuta molto la presentazione offerta all’esploratore/visitatore, grazie ad un elenco di voci presenti in home page:

  • cos’è Wikibooks
  • cosa non è Wikibooks
  • cosa mettere su Wikibooks
  • cosa non mettere su Wikibooks
  • errori comuni
  • cinque pilastri
  • politiche e linee guida

La pagina dedicata alla Comunità di Wikibooks è davvero molto ricca di suggerimenti: impariamo come registrarci, consultiamo la biblioteca, leggiamo i principi che si è data la comunità e addirittura il il gergo dei wikibokiani. Nella stessa pagina abbiamo la possibilità di capire cosa possiamo e non possiamo fare, tentare i primi passi con un tutorial e utilizzare pagine di prova dove anche se facciamo pasticci nessuno ci sgriderà.
Nel proseguire la mia esplorazione ho scoperto che iscrivendomi posso collaborare aiutando a creare e completare libri e manuali tecnici, scientifici o umanistici. Non posso pubblicare materiale protetto da copyright  e materiale di cui non sia specificata  la licenza, né pubblicare opere di narrativa o di poesia: Wikibooks infatti accetta soltanto manuali e libri di testo, ovvero materiale con finalità didattica e divulgativa.
Come lettore ho la possibilità di seguire lo stato di pubblicazione di un libro grazie ad una icona che indica lo sviluppo dei singoli capitoli e  il livello di completezza in una scala che va da:

  • in via di sviluppo,
  • completo a metà,
  • quasi completo,
  • completo.

Ci sono molti altri modi per rendersi utili all’interno della comunità, ad esempio facendo il “lavoro sporco”, cioè tutte quelle operazioni di manutenzione non strettamente legate all’elaborazione dei libri, quali l’alleggerimento, lo spostamento e lo smembramento di pagine, la segnalazione di link inutilizzati, …
Se siamo portati per le lingue potremo invece dedicarci alla traduzione di testi sviluppati da Wikibookiani in altre lingue.

Ho iniziato subito a leggere la pagina del “Cosa non è” ed ho scoperto che Wikibooks non è un sacco di cose: un’enciclopedia, un dizionario, un tutor, un palco per comizi, un campo di battaglia, una sfera di cristallo…Ogni voce relativa a qualcosa che non è Wikibooks è attentamente spiegata, in modo comprensibile a tutti, e con un sottofondo ironico che mi ha invitato a continuare il percorso esplorativo.

Finalmente, al termine della visita, mi sono imbattuta nel bar del Wikibooks. A dire il vero speravo in qualcosa di più brioso, si tratta invece del punto d’incontro e discussione dove si possono porre domande, fare osservazioni o inserire comunicazioni di carattere generale.

Ma chi comanda?

Chi comanda in Wikibooks? Wikibooks è priva di un capo-redattore o di un meccanismo centrale, dall’alto in basso, che controlla ed approva il progresso giornaliero dell’enciclopedia. I partecipanti sono sia scrittori che redattori, quindi la maggior parte delle politiche e delle linee guida sono fatte rispettare dai singoli utenti che modificano le pagine, e discutono dei problemi tra loro. La politica in vigore è stata condensata nella pagina dal nome evocativo: “I cinque pilastri”.

Pensiero positivo

Al termine dell’esplorazione mi è sembrato doveroso leggere anche la pagina dedicata alle donazioni: ho trovato l’appello del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, una breve cronistoria di ciò che è stato il percorso di Wikipedia in dieci anni dalla nascita.
Mi è piaciuto soprattutto il post scriptum, lo riporto in conclusione:
“Wikipedia dimostra come la gente come noi possa fare cose straordinarie. Persone come noi scrivono Wikipedia, una parola dopo l’altra. Persone come noi la aiutano a sostenersi, una piccola donazione per volta. È la prova di come insieme abbiamo la possibilità di cambiare il mondo”
Ci voglio credere.

Il pelo nell’uovo

Passo ora ad alcune osservazioni finali: dalla pagina dedicata ai membri italiani di Wikibooks risulta che gli iscritti sono pochi, e di loro in alcuni casi non è dato sapere nulla se non il nickname, mentre per altri si tratta di studenti,  Ho trovato solo due docenti … Questo problema a mio parere lascia aperte una serie di domande sulla validità dei testi didattici proposti, domande alle quali solo degli esperti sapranno rispondere.
Dal portale non è inoltre possibile sapere quante persone hanno effettivamente scaricato/utilizzato i testi presenti o se questi sono stati adottati da qualche insegnante.
Nell’introduzione ho scritto che dall’homepage risultano 350 libri in lingua italiana, in realtà se cerco i testi scaricabili scopro che sono solo 22, in quanto per gli altri i lavori sono in corso, a volte da troppo tempo.

Conclusioni

Avere buone idee non sempre è garanzia di successo,  nella versione italiana di Wikibooks qualcosa non ha funzionato … Il partecipare a redigere una voce su Wikipedia richiede meno impegno che non lo scrivere collettivamente un testo con persone che non conosci e della cui preparazione non sai nulla. Esperienze come quella del progetto Bookinprogress di cui ho parlato in un altro articolo ci dimostrano però che in Italia si possono ottenere ottimi risultati lavorando in rete con altri docenti della stessa disciplina. La grande libertà di accesso offerta da Wikibooks non ha saputo, al momento, creare una vera comunità di insegnanti e ricercatori italiani. Un bene? Un male? Sarebbe interessante poter aprire un dibattito in merito.

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Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!

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Libri di testo? Forse sì, forse no … Parliamone!

Posted on 01 settembre 2011 by Pierfranco Ravotto

Bricks è mediapartner del convegno

LIBRI DI TESTO? FORSE SI, FORSE NO… PARLIAMONE!!!!

Esperienze a confronto e  proposte operative

che si svolgerà

a Milano, al Centro Congressi FAST in p.le Morandi 2

il 29 Settembre 2011, mattina e pomeriggio,con registrazione dei partecipanti alle ore 9.00

Organizzatori dell’iniziativa – Non un convegno, ma una giornata per dibattere in cui tutti possono intervenire e raccontare le proprie esperienze – sono:

  • NetPoleis
  • FAST
  • AICA
  • Nova Multimedia
  • Medialibraryonline
  • Rete dei collegi dei gesuiti italiani
  • Liceo Scientifico “F.Lussana” di Bergamo
  • ITSOS “Marie Curie” di Cernusco sul Naviglio
  • IC Trescore Cremasco
  • Istituto Superiore "D.M.Turoldo" Zogno – Bg
  • Società Mentor

in collaborazione con

  • Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione

e, come si diceva, Bricks come Mediapartner. La partecipazione è gratuita ma è richiesta la registrazione.

Qui trovi il programma

e qui il modulo di iscrizione

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Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …?

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Dai costruttori di carrozze ai costruttori di automobili, dagli editori di libri a …?

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

Intervista a Michele Lessona, Presidente della De Agostini Scuola e Presidente del Gruppo Educativo dell’AIE

di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com



Michele Lessona lo abbiamo invitato, nella sua qualità di dirigente dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori, al convegno del 29 settembre a Milano – “Libri di testo? Forse sì. Forse no.  Parliamone” – e ci ha dato subito la sua disponibilità. Perché, allora, non proporgli anche un’intervista su Bricks per questo numero dedicato agli eBook?

Lo incontro nella sede della De Agostini – è il Presidente della DA scuola –  a Milano. Ci sono arrivato facilmente grazie al navigatore satellitare, del resto avevo già studiato il percorso la sera prima su GoogleMaps. Quasi mi stupisco che possa ancora esistere la De Agostini che, per quelli della mia generazione, è l’editore delle carte geografiche, degli atlanti, delle mappe. Il Dott. Lessona mi spiega come DA si sia, in questi decenni, ricollocata sul mercato, come abbia acquisito altre case editrici, quale sia il suo peso in quanto editore scolastico. E’ una casa editrice che ha già fortemente sperimentato l’impatto sul proprio mercato di nuovi modelli di produzione e di distribuzione dei contenuti.

Iniziamo parlando del mercato del libro scolastico.

L’anomalia o la peculiarità del sistema italiano è che il libro, a partire dai 10 anni, viene comprato dalle famiglie. Altrove – per esempio in UK, in quasi tutti gli stati USA, in Francia, in Olanda, in molte regioni spagnole, in Grecia, … – i libri li fornisce la scuola, o lo stato, la regione, il comune.

Ma c’è dietro un sistema che investe sulla scuola, molto di più di quello che fa l’Italia. L’Italia, se si leggono i dati dell’OCSE, in termini di investimento sull’istruzione rispetto al prodotto interno lordo è il paese che spende, o per meglio dire, investe di meno. Si ha un bel dire che il 98,5 % della spesa è per gli stipendi; non è un problema di numeratore, è una questione di denominatore. E’ chiaro che se il denominatore è uguale al numeratore …

E’ certamente vero. C’è però qualche investimento sul digitale: prima sulle LIM e adesso sui contenuti.

Il MIUR ha lanciato un pre-bando a partire dal quale dodici scuole emetteranno un bando per la produzione di contenuti  in formato digitale  per l’apprendimento. L’obiettivo, da parte del Ministero, è acquisire contenuti relativi a una ventina di discipline dalla primaria alla secondaria di secondo grado. Ma quali sono le cifre in gioco? Bandi da poco più di 100.000 euro: circa due milioni da spalmare su 20 discipline.

Due milioni è circa un quarto di quello che De Agostini scuola investe in un anno. Centoventimila euro non sono nemmeno l’investimento di uno dei tre volumi di un corso di storia per la scuola media. Con quei soldi non puoi fare grandi cose.

E il ministero dice: “Naturalmente con licenza Creative Commons”; così la scuola acquistati questi oggetti con il bando li può distribuire a tutte le scuole e manipolarli. In Italia l’interesse per le CC è interesse per la gratuità. L’importante è avere il contenuto gratis, non la cooperazione … non conta che serva, che sia valido, che abbia delle potenzialità: quello che conta è che innanzitutto sia gratis.

Mi viene in mente Stallmann quando insiste che “free” in “free software” rimanda a libero, come in “freedom”, non a gratis come in “free beer”.  Avendo quindi un’idea meno ristretta delle CC, quale può essere l’atteggiamento degli editori – in particolare della scolastica – nei loro confronti?

Dal punto di vista dell’impresa editoriale è difficile associare i concetti CC con opere complesse quali la produzione di un libro di testo. CC è nato in ambito accademico, universitario.

Direi che è una traslazione ai contenuti del modello software open source. Lì la licenza standard è la GNU GPL – ognuno è libero di utilizzare, modificare, distribuire purché citi l’autore originario e mantenga gli stessi diritti sul prodotto derivato – equivalente alla CC Attribution-Share alike. Anche la produzione di software è un’operazione complessa. C’è chi sta sul mercato del software con un copyright stretto, tutti i diritti riservati, e c’è chi ci sta in logica OS … e fa soldi. Non potrebbe esserci business per editori che lo adottino come modello?

Sono confronti poco omogenei. Conosco meno il mondo del software, ma siamo in un contesto mondiale, quindi i profitti emergono magari dalla moltiplicazione di poco per grandi numeri.

Nel caso dell’editoria, il libro scolastico è un prodotto complesso in cui il contenuto proviene per contratto da un autore che vuole ricavare un guadagno dalla propria opera dell’ingegno. Non posso applicare le Creative Commons a quel contratto, anche perché, mentre il contratto con l’autore è a tempo determinato le CC non lo sono. Scaduto quel termine il proprietario dei diritti torna ad essere l’autore.

Ci sono delle differenze di impianto giuridico su cui occorre confrontarsi. Noi, come associazione, pensiamo che l’autore abbia una sua importanza.

Non mi sembra che le CC non gli diano importanza. Non a caso “Attribution” è la clausola sempre presente.

Se trovo l’autore disponibile a regalare i propri contenuti lo metto direttamente in contatto con il Ministero.

Ma come associazione … abbiamo detto al ministero: sediamoci a ragionare, non possiamo prendere e trasferire meccanicamente un modello che oltretutto è un modello anglosassone, e dunque pensato per una lingua parlata in tutto il mondo. Se gli italiani sapessero l’inglese … di LO nel web ne trovi quanti vuoi, dal livello elementare a quello universitario.

Alcune imprese editoriali possono sparire, alcune potrebbero diventare altro.

Ma nessuno dei grandi produttori di auto del ’900 era prima un fabbricante di carrozze. Tutti quelli che fabbricavano carrozze sono falliti e sono nati i fabbricanti di automobili.

Anche IBM, costruttrice di grandi calcolatori, avrebbe potuto scomparire con l’avvento dei personal computer. Invece ha saputo adattarsi, e adesso ha anche adottato il modello OS ed è fra i maggiori sviluppatori di Linux. Un produttore di carrozze lungimirante avrebbe potuto porsi il problema – come si produrranno mezzi di trasporto fra trent’anni – e giocarsi su quello la propria forza imprenditoriale. Gli editori possono cercare di sopravvivere il più a lungo possibile a un inevitabile declino oppure reinventare il proprio ruolo nel futuro.

Certamente. Cercare di prevedere il futuro del business e organizzarsi di conseguenza è parte del mio ruolo in azienda. Ma dobbiamo anche cercare di tutelare il presente, di difendere l’occupazione del nostro personale; ci troviamo, nostro malgrado, a dover fare scelte pesanti lasciando a casa persone.

Qual è il cuore del mestiere di editore?

L’organizzazione e la distribuzione dei contenuti.

Il modo di organizzarli e, ancor più, quello di distribuirli (così ci avviciniamo al tema degli eBook) stanno mutando e muteranno ancora. Ma quelle due funzioni penso siano destinate a persistere. E dunque può persistere il ruolo dell’editore. Oggi il web è pieno di materiale didattico accessibile, di OER, di buone idee non sviluppate, … Ma non è lo stesso averle così sparpagliate e disorganizzate e avere un editore che seleziona, sceglie, migliora e le ripropone organizzate. Per un tale prodotto si trova chi sia disponibile a pagare.

E’ qui che entra la distribuzione, che è una filiera complessa. In qualunque processo distributivo finalizzato al profitto ci deve essere a un certo punto qualcuno che paga. L’editore si deve chiedere: ma c’è poi qualcuno che mi paga sul mercato?

Il modello attuale è efficiente e efficace perché si basa su due pilastri: l’istituto dell’adozione e la circolazione delle informazioni relative all’adozione. Le scuole adottano, l’editore è informato, stampa e distribuisce. Questo consente che due mesi e mezzo dopo i volumi (o i CD) siano nelle librerie, o acquistabili da internet. Un volume di 320 pagine in formato A4, a quattro colori, nella scolastica costa fra i 16 e 17 euro.  In altri settori, con lo stesso numero di pagine, ma in B/N e metà formato ne costa 19! Come prezzo a pagina un libro di testo è … regalato! Sa perché? Perché non ha resi.

Il problema delle case editrici è il magazzino. Con il magazzino vuoto non è mai fallito nessuno! La resa nella scolastica, grazie a quel meccanismo, è il 5% rispetto al 50% della varia. Prezzo basso a pagina a fronte di investimenti di centinaia di migliaia di euro, mentre nella varia i costi sono quasi zero: un po’ di editing, un bravo redattore, …

Se nella scolastica saltano questi 2 presupposti è inevitabile non solo un aumento dei prezzi, ma anche un serio problema nella tempestività dei rifornimenti dei volumi al trade e di conseguenza agli studenti.

Ma se andiamo sugli eBook il problema del magazzino non esiste più.

Non è così semplice.

Intanto cerchiamo di capire il contesto. Sa in quante classi c’è una LIM? Le classi, in Italia, sono 330.000. Il ministero ha fornite alle scuole 25.000 LIM, le scuole ne hanno comprate altre 5.000. Sono 30.000. Non teniamo conto di quelle che non sono mai state installate (che sono forse un terzo: 10.000). Con valutazione ottimistica possiamo dire che c’è una LIM ogni 10 classi, mentre in UK il rapporto è all’inverso: una classe su 10 non ce l’ha.

Il 92% degli insegnanti non usa le LIM? Ma l’insegnante ci chiede: “Ci sono gli esercizi per la LIM?”.  “Ma lei la LIM in classe ce l’ha?”. “No, ma il Preside ha detto che, se arrivasse …”.

Ed è così per l’eBook: “C’è la versione eBook?”. “Ma cosa intende per eBook?”. Non pochi insegnanti hanno ancora difficoltà a collegarsi con la posta elettronica. Età media 54 anni, età media dei neoassunti 44 anni!

Dal punto di vista degli editori l’eBook è contenuto che deve essere pensato in modo nuovo. Per fare un semplice esempio: chi sviluppa per l’iPAD deve avere una testa orizzontale e verticale. Quando abbiamo cominciato, come De Agostini, a pensare al web – e abbiamo iniziato a farlo tanto tempo fa; il nostro sito è www.scuola.com: era ancora un indirizzo disponibile! – abbiamo preso non poche “musate”. Perché ragionavamo in termini editoriali classici e cercavamo di applicarli al web (anche qui un esempio semplice: su carta una pagina con 1.600 battute sembra vuota, sul monitor non ce ne stanno più di 400).

Rispetto al tradizionale libro cartaceo – io trovo fantastica la definizione che ne da Bartezzaghi che lo assume come acronimo di Libera Informazione Basica Razionalmente Organizzata – le opportunità offerte dall’eContent – preferisco questo termine rispetto a eBook – è sbalorditiva.  L’eContent offre altre possibilità rispetto all’oggetto sequenziale. Ma c’è un problema di filiera, di organizzazione del contenuto funzionale a un nuovo modo di fare scuola. Se si usa la LIM come lavagna col gessetto, tanto vale usare quella tradizionale. Così per l’eBook: non ci si può fermare al PDF di ciò che è nativo per il cartaceo.

Ma pensare e produrre il nuovo costa tempo, impegno, investimenti ulteriori che si aggiungono a quelli per il cartaceo e per ora non c’è un mercato che ripaghi degli sforzi.

Fermiamoci comunque sugli attuali eBook, come formato digitale del libro di carta. Lei sa che ci sono molte critiche agli editori rispetto a come lo stanno gestendo. Sono critiche che emergeranno nel convegno “Libri di testo? Forse sì. Forse no.  Parliamone” del 29 settembre. L’accusa è quella di fornire prodotti “chiusi”, anzi blindati: sia rispetto al poter fare su di essi operazioni possibili sui libri di carta quali sottolineare, evidenziare, … sia rispetto al “possesso” di quanto si compra.

Sul primo aspetto c’è un’offerta articolata, scelte dell’editore o dell’autore che definiscono il proprio DRM (Digital Rights Management). C’è chi produce PDF su cui non si può fare nulla.

Quali le scelte di De Agostini?

Puoi stampare una copia di tutto il libro (anzi: una volta e mezzo). Ma ovviamente non ha senso acquistare un eBook e stamparselo tutto: ti costa 5 volte l’acquisto della copia cartacea! E puoi sottolineare, evidenziare, mettere un bookmark, fare il copia/incolla.

Questo per il primo aspetto …

Altro problema è quello della durata. L’acquisto di contenuti digitali è regolato da licenze di distribuzione, proprio per la natura del media. Non è una vendita ma una concessione di licenza, quindi a termine, anche se il termine può essere illimitato.

Per quanto vale la licenza De Agostini?

Un po’ più di un anno. Lo compri a settembre, ti do la licenza fino al dicembre dell’anno dopo. Può darsi che all’inizio dell’anno successivo l’insegnante lo usi ancora, magari per il ripasso.

Perché questa scelta? Per evitare che lo si passi?

Certo. Questa è l’attuale impostazione, ma non è detto che resti tale in futuro.

Lo studente che debba ripetere l’anno si deve ricomprare l’eBook..

Oggi sì.

E se lo studente vuole rivedere qualche argomento, perché gli serve in anni successivi, non può.

E’ così.

Ma guardi che è così a livello internazionale. Il sito www.coursesmart.com che è il più importante sito americano che vende eBook a livello universitario ha licenze di sei mesi o al massimo di dodici. Se il libro ti serve per fare quell’esame, sei mesi sono più che sufficienti.

Qual è lo sconto della versione digitale rispetto alla copia cartacea?

Per Coursesmart: 50% rispetto al cover price. Costa 10 euro il libro cartaceo, il download sul tuo computer costa 5 euro.

Così anche per De Agostini?

Per De Agostini lo sconto è al 40%. Perché in Italia abbiamo l’IVA al 20% mentre negli USA no.

Ma c’è una bella differenza nelle spese di stampa e di distribuzione.

E qui arriviamo al punto. Non stiamo parlando di contenuti che nascono per il web. Stiamo parlando di oggetti rispetto ai quali ho sostenuto un investimento. Ho il cartaceo e ho un output produttivo su un’altra piattaforma.

Sui 10 euro del libro su carta come incidono i vari costi?

Su un libro scolastico:

  • promozione e distribuzione: 45%

  • carta, stampa, diritti d’autore: 20%

  • ammortamenti (impianti): 10-12%

  • impresa 18% – 20%

Per la versione eBook, non ho carta stampata, non ho distribuzione … ho minori diritti d’autore perché sono una percentuale del prezzo e dunque scendono se scende il prezzo, ma gli altri costi rimangono. In particolare i costi di progettazione, come le dicevo, non solo permangono, ma per realizzare la doppia versione – carta e digitale – sono più elevati di prima.

La versione digitale del libro cartaceo non sembra, messa in questi termini, molto conveniente: né per l’utilizzatore, né per l’autore, né per l’editore. E invece l’eBook, o eContent, come prodotto nuovo? Studiato appositamente per un contesto digitale/multimediale?

L’editoria digitale costa di meno o costa di più? Costa di più.

Pensi solo a questo: se acquisto l’uso di una foto per un testo cartaceo ho un costo, ma se la rendo accessibile in rete il costo è molto superiore! Ma poi: un learning object costa molto di più di una foto, se poi deve girare su una pluralità di piattaforme il costo aumenta.

Prendiamo un libro di fisica o di scienze e mettiamo anche che io parta da un prodotto cartaceo: devo metterci i link, animare le foto, inserire la scheda per il laboratorio. Sono spese che si vanno ad aggiungere.

Qualcuno suggerisce: perché non fate dei videogames? Sono così attraenti e coinvolgenti … L’editoria scolastica rispetto a un videogame ha una differenza di tecnologia clamorosa. Il consumatore, soprattutto lo studente abituato con i videogame, dice: “ma cos’è questa robina?”.

Ma sa quanto investe Electronic Arts per un videogioco? Qualche decina di milioni di dollari. Può permetterselo: punta a venderlo in tutto il mondo in 4 milioni di copie! Un secondo di computer grafica a 3 D costa 2.500 euro; 25.000 euro per 10 secondi (se mi rivolgo ad uno studio non molto caro).

Potremmo sfruttare molto di più le potenzialità della multimedialità, ma dobbiamo fare i conti con il fatto che l’utilizzatore vuole pagarlo meno di un libro cartaceo.

E, infine, occorre riflettere sul fatto che un editore italiano ha come mercato potenziale unicamente la nostra Patria e se calano i volumi di vendita non c’è la possibilità di andare all’estero.

Non è casuale che i più importanti editori mondiali nella scolastica siano di origine inglese: lo stesso volume, o lo stesso contenuto digitale, può essere fruito senza modifiche in tutti quei paesi dove l’idioma dei Beatles è prima o seconda lingua (India in primis).

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Rotta3bis

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Gli eBook, gli iPad e altri dispositivi mobili in classe: alcune esperienze e prime riflessioni

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Mario Rotta
Formatore, esperto di cultura digitale
e responsabile e-learning del consorzio E-Form
mrxibis@gmail.com


Nel corso degli ultimi 2/3 anni si è assistito a un’accelerazione decisiva nello sviluppo e nella diffusione dei cosiddetti eBook. Contrariamente alle aspettative, l’aumento dell’interesse dei lettori, degli autori, degli editori e dei distributori nei confronti dei contenuti e dei prodotti digitali non ha ancora contribuito a rendere più chiaro lo scenario in cui si collocherà l’evoluzione in atto. Anzi, esso appare sempre più complesso e contraddittorio, in parte per motivi ancora insondabili, in parte per alcune ragioni facilmente identificabili.

Il fenomeno più evidente è stato l’irrompere sul mercato dell’elettronica di consumo di alcune tecnologie “ibride” che stanno già entrando in relazione (o in conflitto) con i contesti educativi. Ci si riferisce in particolare a quelle tipologie di dispositivi che possono essere definite ambienti personali e portatili per l’accesso ai contenuti digitali o, più sinteticamente, PMLKE (Personal Mobile Learning & Knowledge Environments)  Si tratta di una gamma di strumenti che rappresentano in parte l’evoluzione del concetto stesso di “personal computer”, in parte l’attuazione dei progetti e delle sperimentazioni avviate negli ultimi 15 anni sul concetto di eBook (libro digitale) e sui dispositivi per la lettura dei libri digitali basati sulla “carta elettronica”, in parte il risultato di una tendenza all’integrazione tra le tecnologie mobili di comunicazione di seconda generazione (smartphone) e i Tablet PC o altre tecnologie basate sulle interfacce touch-screen (iPad).

Fig. 1 – Jeff Bezos (Amazon) con il Kindle e Steve Jobs (Apple) con l’iPad: sono attualmente i due dispositivi mobili per la lettura di contenuti digitali più diffusi a livello internazionale.

Siamo ancora in una fase di assestamento, ma si può ragionevolmente affermare che si sta configurando una nuova galassia, che quasi certamente modificherà in modo profondo la nostra relazione con i contenuti, l’informazione e la conoscenza.

Fig. 2 – Come si sta evolvendo la “galassia” degli eBook secondo la rivista online TechFlash (settembre 2009).

Di fatto gli iPad, i tablet basati su Android, gli eBook Reader di ultima generazione (Kindle, Asus Reader, Sony, Onyx), fino ai sistemi dual-screen ibridi o multi-touch (Edge, KNO) stanno già entrando a far parte della vita quotidiana negli ambienti di lavoro, nella formazione professionale, nell’università e nella scuola, rendendo subito evidenti alcune differenze sostanziali rispetto alle altre ICT su cui e con cui da anni si lavora e ci si interroga nei contesti educativi: questa volta si tratta di dispositivi tecnologici personali e portatili, ovvero di strumenti quotidiani (e immediati) che possono introdurre nel lavoro e nello studio elementi dinamici di continuità e ubiquità. Molto diversi, quindi, dalle tecnologie statiche e “dedicate” già presenti in diversi ambienti di apprendimento (laboratori audiovisivi, aule multimediali, lavagne interattive). L’impatto che queste nuove tipologie di dispositivi potrebbero produrre sulle strategie di apprendimento è potenzialmente molto alto e carico di incognite: è quindi opportuno studiarne i presupposti e gli effetti, sperimentando situazioni d’uso che possano evidenziare delle buone pratiche o esemplificare i limiti e i rischi che si corrono adottando questo tipo di tecnologie senza aver messo a punto criteri adeguati.  La ricerca ha già dimostrato ampiamente che le tecnologie in sé non sono determinanti: si evolvono molto rapidamente e nessun educatore può influire realmente sulle strategie di mercato e sullo scelte dei produttori di hardware e di contenuti digitali. Quello che si può ragionevolmente provare a verificare sono piuttosto gli effetti che certe tipologie di tecnologie possono (o non possono) avere su vari aspetti dell’attività di insegnamento e apprendimento. Per questo ci si sta concentrando, in questa fase, sullo studio dell’impatto dei PMLKE (in quanto potenziali tecnologie didattiche) sugli ambienti educativi. Più specificamente, le sperimentazioni e le ricerche in corso si fondano sulla verifica dei risultati che si possono ottenere (in varie tipologie di contesti: scuola, università, formazione professionale e continua) attuando strategie didattiche integrate in cui i docenti/formatori interagiscono dinamicamente con gli studenti (e/o con gruppi di studenti) impegnati sostanzialmente nella personalizzazione di una sorta di archivio di contenuti digitali, gestito utilizzando iPad/Tablet, eBook Reader o altri dispositivi PMLKE. L’archivio digitale costituisce in parte la base del percorso di studio degli studenti, ma rappresenta anche il risultato della rielaborazione dei contenuti che ciascuno di essi riuscirà a sviluppare, nel quadro di un processo continuo di interscambio tra momenti dedicati alla lettura e allo studio, momenti dedicati alla contestualizzazione dei saperi, momenti di decostruzione critica e momenti dedicati alla costruzione di nuove conoscenze, ovvero alla produzione e alla condivisione di contenuti digitali originali, e allo sviluppo di un set di competenze essenziali. In sostanza, nelle sperimentazioni più serie attualmente in corso, né il dispositivo utilizzato né l’insieme dei contenuti che si possono caricare nel dispositivo rappresentano l’obiettivo da raggiungere: essi sono al contrario un punto di partenza, una dotazione di base su cui ogni studente sviluppa un percorso autonomo basato sull’arricchimento, il riuso, la riorganizzazione dei contenuti, così come sulla manipolazione che il dispositivo adottato rende possibile.

Su queste basi sono state impostate ad esempio le prime sperimentazioni nordamericane: dall’uso dei Kindle come modalità di raccolta delle versioni digitali del materiale di studio necessario per affrontare i corsi in alcune università all’adozione integrale degli iPad o degli eDGe in diverse scuole (anche del ciclo primario). Le sperimentazioni osservate nel tempo hanno tuttavia dimostrato che una qualsiasi attività didattica che prevede l’uso di queste specifiche tecnologie dovrebbe essere pilotata e gestita in modo coerente: non basta introdurre l’iPad o il Kindle nel contesto educativo (in alcuni casi, anzi, il Kindle è stato percepito come un limite e l’iPad come un potenziale fattore di distrazione), bisogna piuttosto verificare se e quanto l’uso di strumenti mobili e versatili di lettura e rielaborazione delle conoscenze agevola i processi cognitivi e aumenta le capacità critiche degli studenti. In Italia si è tenuto conto di queste istanze nella prima sperimentazione integrale sull’utilizzo di iPad e eBook Reader a scuola, attuata (e ancora in corso) al Liceo Lussana di Bergamo. La ricerca correlata alla sperimentazione si concentra su un obiettivo essenziale: verificare se l’uso integrato dei PMLKE agevola l’approccio problemico e il pensiero critico e rappresenta un reale fattore di innovazione metodologico-didattica. L’obiettivo primario consiste nel capire se e in che modo si possono utilizzare efficacemente le tecnologie mobili come ambienti di apprendimento personali efficaci nell’ambito dei percorsi di studio. L’ipotesi da verificare parte quindi dalla possibilità di configurare i dispositivi PMLKE sperimentati come PLEs (Personal Learning Environments) e PDLs (Personal Digital Libraries) e misurarne le ricadute. In seconda istanza si tratta di verificare se e in che misura gli ambienti di apprendimento personali configurati risultano più efficaci in un contesto integrato, ovvero capire in che modo le tecnologie utilizzate possono integrarsi tra loro e/o rispetto alle altre tecnologie educative utilizzate dagli studenti e dai docenti. Un obiettivo ulteriore consiste nel cercare di capire se e in che misura l’utilizzo integrato delle tecnologie sperimentate come ambienti di apprendimento o archivi digitali è in grado di determinare un cambiamento significativo nell’organizzazione della scuola, nei metodi di studio, nelle strategie di insegnamento e nei risultati ottenuti, soprattutto in termini qualitativi. Si tratta infine di provare a verificare se l’insieme delle interazioni tra i dispositivi e i contenuti digitali dinamici utilizzati agevola la predisposizione alla lettura.

Lo scenario ha evidenziato una concatenazione logica tra le varie fasi attraverso cui si può rappresentare l’impatto dei PMLKE sulla classe:

Inizialmente, ci si limita alla percezione fenomenologica. Le tecnologie sono oggetto di “scoperta” ed “esplorazione” e si può provare a capire come sono percepite e vissute dai soggetti coinvolti (studenti, docenti/formatori). Man mano che la sperimentazione procede si cerca poi di effettuare dei rilevamenti su due implicazioni essenziali: l’impatto epistemologico e l’impatto metodologico-organizzativo che le tecnologie hanno eventualmente prodotto nel contesto e in particolare sugli studenti e sui docenti/formatori. Per valutare l’impatto epistemologico dei dispositivi sperimentati si dovrà cercare di capire se e in che misura l’utilizzo di questa tipologia di tecnologie educative modifica la relazione tra persona e conoscenza, ovvero cambia il modo in cui ciascuno definisce e organizza i saperi e la configurazione semantica del campo del sapere. Questo implica anche la possibilità di esplorare eventuali nuove configurazioni nella definizione delle discipline tradizionali e del rapporto tra le discipline, fino a immaginare un ipotetico nuovo assetto curricolare nei processi di apprendimento più formali o l’identificazione di dinamiche più aperte e di nuove “mappe” di riferimento nei percorsi più informali o orientati alla formazione professionale e continua. Per valutare l’impatto metodologico-organizzativo dei dispositivi oggetto di indagine  si dovrà cercare di capire se e in che misura – adottando sistematicamente i PMLKE – cambia il modo di insegnare da parte dei docenti/formatori e se e in che misura si modifica il metodo di studio e la strategia di apprendimento degli studenti. Questo implica un ulteriore ambito di approfondimento sulle ricadute organizzative legate all’uso abituale delle tecnologie oggetto di indagine e l’eventuale definizione di criteri e modalità per l’integrazione tra queste e le altre tecnologie educative (sia nuove che tradizionali) in uso nel contesto. Infine, si dovrà cercare di capire se sono percepibili eventuali ricadute cognitive, quanto meno in termini di efficienza nello studio, efficacia nell’apprendimento e qualità dei risultati ottenuti dagli studenti, come risultato del cambiamento sul piano epistemologico (e in seconda istanza anche sul piano metodologico-organizzativo) innescato dalle tecnologie oggetto di indagine. Per poter effettuare questo tipo di valutazione, come emerge chiaramente in quasi tutta la ricerca sperimentale, non sono sufficienti dati quantitativi (ovvero i risultati corrispondenti alle prestazioni degli studenti rispetto a prove di valutazione e di profitto) ma occorrerà anche riflettere sull’evoluzione delle competenze maturate e sull’identificazione di eventuali nuove competenze come risultato del diverso approccio ai problemi didattici agevolato dalle tecnologie utilizzate e dal loro impatto epistemologico e metodologico.

Alcuni riferimenti utili

  • Ally, M. (Ed.) (2009). Mobile Learning: Transforming the Delivery of Education and Training. Edmonton, Canada: Athabasca University Press.
  • Bailey, Charles W., Jr. “Evolution of an Electronic Book: The Scholarly Electronic Publishing Bibliography.” The Journal of Electronic Publishing 7 (December 2001). http://hdl.handle.net/2027/spo.3336451.0007.201
  • Bellaver, R.F. (2002), “Ebooks have no effect on learning, study shows”, Advanced Technology Libraries, Vol. 31 No. 10, pp. 6-7.
  • Brand, J. & Kinash, S. (2010). Pad-agogy: A quasi-experimental and ethnographic pilot test of the iPad in a blended mobile learning environment. In C.H. Steel, M.J. Keppell, P. Gerbic & S. Housego (Eds.), Curriculum, technology & transformation for an unknown future. Proceedings ascilite Sydney 2010 (pp.147-151).
  • Cavanaugh, T. (2003), “E-books: an unknown reading option”, Proceedings of the Society for Information Technology and Teacher Education, Albuquerque, NM, 14 March 2003, Association for the Advancement of Computing in Education, 2003.
  • Duguid, P. (2007). “Inheritance and Loss? A Brief Survey of Google Books.” First Monday 12, no. 8 (2007). http://firstmonday.org/htbin/cgiwrap/bin/ojs/index.php/fm/article/view/1972
  • Gaved, M., Collins, T., Mulholland, P., Kerawalla, L., Jones, A., Scanlon, E., et al. (2010). Using netbooks to support mobile learners’ investigations across activities and places. Open Learning: The Journal of Open, Distance and e-Learning, 25(3), 187-200.
  • Guy, R. (Ed.) (2009). The Evolution of Mobile Teaching and Learning. Santa Rosa, CA: Informing Science Press.
  • Keegan, D. (2005). Mobile Learning: the next generation of learning. Report, Distance Education International.
  • Kukulska-Hulme, A. , Evans, D. & Traxler, J. (2005). Landscape Study on the Use of Mobile and Wireless Technologies for Teaching and Learning in the Post-16 Sector. JISC project report. [http://www.jisc.ac.uk/eli_outcomes.html]
  • Marmarelli, T. and Ringle, M. (2009) The Reed College Kindle study Portland OR: Reed College.
  • Marmarelli, T. and Ringle, M. (2011) The Reed College iPad study Portland OR: Reed College.
  • McCoy, V. and Peters, T. (2002), “E-books go to college”, Library Journal, Vol. 127 No. 8, pp. 44-6.
  • Nelson M.R. (2008). E-Books in Higher Education: Nearing the End of the Era of Hype? EDUCAUSE Review, vol. 43, no. 2 (March/April 2008)
  • Pachler, N. (2007). Mobile Learning Towards a Research Agenda. Institute of Education, University of London, June 2007.
  • Quinn, C. N. (2011) Designing mLearning: Tapping into the mobile revolution for organizational performance. San Francisco: Pfeiffer. [website]
  • Sharples, M., Graber, R., Harrison, C. & Logan, K. (2009)  E-Safety and Web2.0 for children aged 11-16. Journal of Computer-Assisted Learning, 25, 70-84. [preprint].
  • Wilson, R., Landoni, M. and Gibb, F. (2003), “The WEB book experiments in electronic textbook design”, Journal of Documentation, Vol. 59 No. 4, pp. 454-77.

Knowledge Base e risorse utili

  • Jane’s Pick. Il blog di Jane Hart: risorse e post sul mobile learning e i dispositivi personali in ambito educativo.
  • Wise. Il sito-blog del Wise Consortium, curato da Anne McKinney: post e risorse su iPad, Kindle e altri strumenti utilizzabili in ambito educativo.
  • ConnectivismEducationLearning. Knowledge Base sull’approccio connettivista all’educazione e le tecnologie didattiche correlate.
  • Ubiquitous Computing Evaluation Consortium. Knowledge Base specifica sulla valutazione dell’impatto delle tecnologie ubique in ambito didattico.

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DIDAMATICA 2013 si terrà a Maggio nei giorni 7, 8 e 9 e sarà organizzata dalla Scuola Superiore Sant’anna - Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell'lnformazione e della Percezione (TeCIP), in collaborazione con il CNR di Pisa - Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” (ISTI) e Istituto di Informatica e Telematica (IIT).

Promossa annualmente da AICA, la manifestazione si propone di fornire un quadro ampio e approfondito delle ricerche, delle innovazioni e delle esperienze nel settore dell'informatica applicata alla didattica, nei diversi domini e nei molteplici contesti di apprendimento.

Dedicata a tutta la filiera della formazione, DIDAMATICA è diventata l’appuntamento annuale di riferimento per ricercatori, docenti, insegnanti del mondo della scuola, dell’università e delle organizzazioni private e pubbliche per confrontarsi sull’evoluzione delle metodologie e delle tecniche di apprendimento a fronte della tumultuosa innovazione digitale cui stiamo assistendo.

I temi e gli argomenti per i quali si sollecitano contributi sono elencati nel CALL FOR PAPER.

La scadenza per l'invio delle proposte è il 10 Marzo 2013.

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