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Khan Academy: usare la tecnologia per umanizzare l’educazione

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Khan Academy: usare la tecnologia per umanizzare l’educazione

Posted on 26 settembre 2012 by Redazione Bricks

ma anche dall’estero!

di Pierfranco Ravotto

pierfranco.ravotto@gmail.com

 

 

Digitando “Khan Academy”, Google mi ha restituito 16 milioni circa di risultati; 90 milioni senza le virgolette (il completamento automatico di Google – “l’algoritmo che prevede e visualizza le query di ricerca in base alle attività di ricerca degli altri utenti e ai contenuti delle pagine web indicizzate da Google” – mi suggerisce: Khan Academy italiano, Khan Academy iPad, Khan Academy Android, Khan Academy gratis).

Fra quei risultati, al primo posto il loro sito, www.khanacademy.org, al secondo la voce di Wikipedia, al terzo la Kahn Academy nell’Apple store iTunes, al quarto il loro canale YouTube. Ecco cosa dice Wikipedia: “La Khan Academy è un’organizzazione educativa non a scopo di lucro creata nel 2006 … con l’obiettivo dichiarato di ‘fornire un’educazione di alta qualità a chiunque, dovunque … il sito dell’organizzazione raccoglie (a fine 2011) oltre 3.200 video-lezioni, caricate attraverso il popolare servizio di video sharing YouTube, che toccano un’ampia gamma di discipline (matematica, storia, finanza, fisica, chimica, biologia, astronomia, economia). Ciascuna lezione dura all’incirca dieci minuti.
In un’analisi statistica effettuata nel Dicembre 2010, i corsi dell’Academy hanno registrato una media di oltre 35.000 visite quotidiane. Il finanziamento del progetto avviene con donazioni su base volontaria, il cui ammontare si aggira approssimativamente intorno ai 150.000$ l’anno …” 

Cerco “Kahn Academy” perché ne ho sentito parlare in più occasioni come di una delle più significative iniziative di condivisione di contenuti didattici in rete (un riferimento c’era anche nell’articolo di Antonio Fini – Ieri Learning object, oggi “risorse”: dove reperirli e come (ri)usarli? – sul numero di marzo).

 

Fig. 1 – “About/The team” sul sito della Kahn Academy

Kahn è il cognome del giovane alla sinistra nella foto: Salman Kahn, un ingegnere statunitense originario del Bangladesh, che nel 2004, mentre lavorava nel settore finanziario occupandosi di “hedge funding”, si trovò a dare lezioni di matematica prima ad una cugina, poi ad altri parenti, usando Doodle notepad di Yahoo!. Salman pensò che fosse più pratico inserire le sue lezioni su YouTube.

Fig, 2 – Un video di presentazione (visto su TED da 1.779,296 persone!)

Come spiega lui stesso in questo video, pubblicato su TED, Ideas worth spreading, dopo la pubblicazione dei video successero due cose curiose: “La prima è che i miei cugini mi hanno detto che mi preferivano su YouTube che non di persona”. Perchè questo? Lui lo spiega così: “Perchè possono mettere in pausa, possono rivedere, … quando si annoiano possono andare avanti, non devono vergognarsi a chiedere, possono andare con il loro tempi, … la primissima volta che si cerca di avvicinare il proprio cervello ad un nuovo concetto l’ultima cosa di cui si ha bisogno è un altro essere umano che chiede: ‘Hai capito’? E ciò era quello che succedeva nella precedente interazione con i miei cugini”.

La seconda è che cominciò a ricevere commenti su YouTube e poi messaggi da una varietà di persone in tutto il mondo. Per esempio questo: “E’ la prima volta che sorrido facendo una derivata.” Oppure quest’altro: “Mio figlio ha 12 anni, soffre di autismo e ha problemi con la matematica. Abbiamo provato di tutto; abbiamo trovato il suo video sui decimali e li ha capiti. Poi siamo passati alle frazioni e le ha capite. E’ così felice”.

E così Salman ha scoperto che ciò che faceva per i suoi cugini era di aiuto ad altri: “Tutto ciò stava aiutando persone”. 

E poi - dice - ho ricevuto lettere degli insegnanti che dicevano ‘li usiamo per rivoltare l’ordine della classe’. Lei ha fatto le lezioni, quindi quello che facciamo noi è dare come compito a casa quello di seguire la lezione … e in classe possiamo fare con gli studenti gli esercizi che prima facevamo fare a casa”.

E’ quel ribaltamento cui spesso ci si riferisce con il termine “flipped classroom” (ne parla, in questo post, Giovanni Bonaiuti). Khan dice che questo permette di “umanizzare” la lezione: “Questi docenti hanno usato la tecnologia per umanizzare la classe. La pratica in cui l’insegnante fa la stessa identica lezione per tutti e gli studenti devono stare zitti è ‘disumanizzante’. Così, invece, gli studenti seguono le lezioni a casa e in classe svolgono insieme delle attività mentre l’insegnante gira fra i banchi”. Una didattica in cui gli studenti sono attivi, fanno, collaborano, pongono domande all’insegnante, è più umana e, aggiungo, risulta più efficace.

Due anni dopo aver iniziato a dar lezione ai cugini, Kahn decise di dedicarsi su larga scala a questa attività, fondò la Kahn Academy, lasciò il precedente lavoro e si dedicò in pieno a questa nuova attività.

Sul sito, sotto l’immagine di figura 1, trovate foto e presentazione di tutto il team: Sal, Shantanu, Bilal, Ben, Jason, Marcia, Jessica, John, Desmond, Charlotte, Elisabeth, Sundar, Matt, Maureen, Marcos, James, Tom, Minli, Steven, Bethh, Ben, Ben, Vi, Chris, Brit, Craig, Michael, Kitt, Stefanie, Yun-Fan, Esther, Joel, Rishi, Jesse, Karl e … anche Toby.

Fig. 3 – Nel team anche Toby, responsabile del benessere.

Di cosa si occupano? La Kahn Academy produce e pubblica video. Su YouTube. Con quasi 400.000 iscritti al canale ed un totale di quasi 200 milioni di visalizzazioni. Le 35.000 visualizzazioni giornaliere indicate da Wikipedia per il 2010 oggi sono probabilmente di più, ma in ogni caso indicano che la Khan Academy è oggi un importante riferimento per chi cerca risorse didattiche in rete.

 

Fig. 4 – Il canale della Kahn Academy su YouTube.

La sottostante figura mostra le diverse discipline per cui esistono video, ma  evidenzia anche la voce Practice.

 

Fig. 5 – Dal sito della Kahn Academy, le discipline per cui sono disponibili video.

Practice, esercizi. Nella logica della “padronanza”. “Oggi fai gli esercizi – è il ragionamento di Sal – ne fai bene il 65%, il 70%, l’80% e vai avanti. Ma quel 20% o 30, o 35% di errore rappresenta lacune che possono creare problemi in futuro. Quindi nella nostra practice ti diciamo che puoi andare avanti solo dopo aver fatto giustamente 10 esercizi consecutivi, il 100%. Fallo tanto quanto ti serve per acquisire la padronanza. Vi incoraggiamo a sperimentare, vi incoraggiamo a fallire ma aspettiamo la padronanza.”

La pratica è guidata da una mappa della conoscenza nella logica che, se avete la padronanza di un nodo, allora potete passare ad affrontare il nodo successivo. 

 

Fig. 6 – La mappa della conoscenza matematica.

La Kahn Academy, inoltre, sta portando avanti un lavoro di sperimentazione con alcune scuole a Los Altos.

Grazie alla piattaforma gli insegnanti possono vedere tutte le attività svolte dai propri studenti: quali esercizi hanno svolto, quanto tempo ci sono stati sopra, su cosa si sono concentrati e, soprattutto, quali sono gli argomenti su cui hanno acquisito la padronanza (indicati in verde), su cui stanno ancora lavorando (in azzurro) o su cui sono bloccati (rosso). E allora possono intervenire per aiutare gli studenti laddove serve l’aiuto. Oppure possono chiedere a uno studente (verde) di aiutarne un altro (rosso).

In tutti i settori - dice ancora Kahn – è riconosciuta l’importanza dei dati. Perché non nella scuola? Gli insegnanti chiedono agli studenti: ‘cosa non hai capito?’. Non hanno tutte le informazioni per intervenire, per rendere l’interazione più produttiva possibile. E’ quello che gli stiamo offrendo.

 

Fig. 7 – Kahn Academy permette all’insegnante di avere dati sull’apprendimento degli studenti.

Quello dell’umanizzare le classi è un tema su cui Salman Khan torna ripetutamente. “Molto dello sforzo per umanizzare la classe si focalizza sul rapporto studenti-docenti. Nel modello tradizionale la maggior parte del tempo l’insegnante lo spende nel fare lezione e nel valutare. Forse solo il 5% del suo tempo lo passa seduto di fianco agli studenti, lavorando davvero con loro. La tecnologia può permetterci di cambiare umanizzando le classi.

E forse, dice, si può andare oltre promuovendo il peer teaching, non solo nella singola classe ma fra studenti di classi diverse, addirittura di nazioni diverse. “Parliamo di compagni che insegnano gli uni agli altri all’interno della classe. Non c’è motivo per cui non possiate avere quel tutoraggio alla pari al di fuori di quella classe. Immaginate cosa succederebbe se quello studente di Calcutta all’improvviso potesse seguire vostro figlio, o vostro figlio potesse seguire quel ragazzino di Calcutta. Io credo che quello che vedreste emergere è questa nozione di classe globale mondiale.

 

Fig. 8 – Volontari stanno traducendo i video in molte lingue, anche in italiano.

Prima di spingerci così lontano – e però impariamo a guardare lontano – possiamo chiederci che uso possiamo fare noi, in Italia, di questi materiali didattici. Ebbene, la buona notizia è che ci sono volontari che hanno già cominciato un’attività di traduzione. 

Sul canale della Khan Academy su YouTube è disponibile un’area in italiano: http://www.youtube.com/user/KhanAcademyItaliano/.

 

Fig. 9 – L’area in italiano del canale della Khan Academy su YouTube.

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Mariani

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La didattica e il gioco. Intervista a Simon Egenfeld_Nielsen, CEO della “Serious game interactive” e a Jacob Kragh, Presidente della “LEGO Education”

Posted on 15 giugno 2012 by Redazione Bricks

di Pierfranco Ravotto

pierfranco.ravotto@gmail.com

https://sites.google.com/site/pierfrancoravotto/

 

Molti anni fa, tornando da un’esperienza di stage in Irlanda, uno studente mi disse: “Prof. non ci crederà, ma è stata un’esperienza molto istruttiva e molto divertente”. Pensava che per me risultasse strano l’intreccio di divertimento e apprendimento. Per lui era stata probabilmente la prima volta. Sono stato contento di essere riuscito ad offrirgliela e, insieme, deluso che non avesse considerato divertenti altre attività che gli avevo proposto in aula e in laboratorio.

Che avesse potuto apprendere e divertirsi nello stesso momento non era, per me, affatto strano. Lo avevo sperimentato decenni prima – in quarta elementare, era il 1956 – e rimane uno dei ricordi più forti della mia vita scolastica. La scuola aveva organizzato un corso di educazione stradale attrezzando all’uopo il cortile: percorsi, incroci, segnali stradali, pedane per i vigili. Quando penso ad una scuola che lavora sulle competenze a me viene in mente quel cortile e quanto vi ho appreso. Per prendere la patente, dieci anni più tardi, ho dovuto prendere lezioni di guida, ma il codice della strada, i segnali, le regole di comportamento li avevo appresi in modo indelebile in quel cortile, in quel “gioco”, e li avevo appresi divertendomi.

Fig. 1 – Imparare giocando in un’esperienza del 1956 a Carrara.

Ho cercato di tenerlo presente nel mio lavoro d’insegnante. L’ho fatto, soprattutto, cercando di proporre agli studenti contesti concreti in cui acquisire e utilizzare conoscenze, abilità e attitudini (per dirla con la terminologia delle raccomandazioni europee) per produrre risultati1. Di qui l’importanza che ho attribuito al laboratorio, al lavoro per progetti e all’organizzazione di stage lavorativi (in Italia e all’estero). Quindi il divertirsi legato all’appassionarsi e l’appassionarsi legato al fare in un contesto il più possibile reale. Un contesto in cui mettersi in gioco.

Non a caso si usa quell’espressione, perché il gioco è un contesto in cui ci si appassiona, in cui si impegnano tutte le proprie energie. E dunque può essere usato in ambito educativo nella stessa logica e con risultati analoghi a quelli ottenibili proponendo contesti reali. 

A Copenhagen per l’evento conclusivo della e-skills week – si veda la rubrica “Dall’estero” – ne ho parlato con Simon Egenfeld Nielsen, CEO della “Serious game interactive”, e Jacob Kragh, Presidente della “LEGO Education”, relatori ad una delle diverse tavole rotonde.

Ecco le domande che ho fatto al CEO della Serious game interactive e le sue risposte.

Fig. 2 – Simon Egenfeld Nielsen, CEO della “Serious game interactive”

Come e quando è stata fondata la vostra azienda? Qual è la vostra mission? 

La Serious game interactive è stata fondata nel 2006 e il nostro obiettivo è quello di sviluppare i migliori Serious games del mondo. Siamo 20 persone, localizzate principalmente a Copenhagen, Danimarca.

Chi sono i vostri clienti? A chi sono indirizzati i vostri Serious games? 

Sono molto variegati: scuole, musei, ambiente militare e ambiente medico, ONG, aziende e agenzie governative. Penso che i serious games siano particolarmente adatti per quei settori in cui il costo della formazione è elevato e dove sono particolarmente gravi le ripercussioni di fallimenti nell’apprendimento. In questi ambiti è in corso una lenta adozione di serious games, generalmente in una logica di simulazione.

Quali sono le vostre esperienze con le scuole? 

Abbiamo sviluppato numerosi giochi per le scuole per più di 5 anni. I risultati sono generalmente stati buoni, ma la vera sfida è sul piano delle infrastrutture che spesso non sono ad un livello accettabile. Nella società della conoscenza sono ben poche le aziende che accetterebbero di avere computer spesso non funzionanti; ma questa è ancora la situazione in molte scuole. I computer sono ancora un componente alieno con cui gli insegnanti non sono in confidenza. I giochi, al di là di qualche sperimentazione, hanno ancora un momento difficile perché questo è, in genere, lo stato delle ICT nelle scuole.

Sul vostro sito viene usata l’espressione "True learning". Cosa significa? 

E’ un concetto un po’ complesso; si riferisce alle sfide relative a transfer e retention, che sappiamo essere più elevati quando si utilizzano giochi. Rispetto ad altre formule di apprendimento più tradizionali, con i giochi gli studenti tendono a conservare meglio la conoscenza e ad applicarla nei contesti reali.

In base alla vostra esperienza, le soluzioni digitali possono consentire un cambiamento significativo nell’insegnamento e nell’apprendimento? 

Assolutamente sì. Ci sono così tante risorse a portata di mano, facili da cogliere (me lo dice con un’espressione che non riesco a tradurre con la stessa efficacia: “there is so much low-hanging fruit that can be picked“); dobbiamo coglierle se vogliamo salvaguardare la qualità del sistema educativo in un momento in cui i finanziamenti diminuiscono. 

Questo non riguarda solo i giochi, ma ha una validità più ampia. Per esempio: che un insegnante di matematica investa tempo a controllare se le risposte degli studenti sono giuste o sbagliate non è un uso ottimale delle risorse. Può investirle in modo più proficuo affidandosi a soluzioni digitali per fornire il feedback di basso livello agli studenti (e allo stesso tempo quelle soluzioni possono aiutare i docenti ad individuare i punti di  debolezza degli studenti). I giochi rappresentano un livello ulteriore che permette di far avanzare gli studenti proponendo un ambiente più significativo e interessante di quello costituito da semplici, astratte, domande di algebra.

Qualche esempio di serious games prodotti per le scuole? 

La prima serie di giochi cui abbiamo lavorato si chiamava Global Conflicts ed era sviluppata sia per CD-ROM che per l’uso online. Si trattava di giochi relativi a conflitti in tutto il mondo: Medio Oriente, Africa, Asia e America Latina. Nel gioco sei un giornalista che svolge un’inchiesta: devi scoprire storie interessanti e trovare le fonti di supporto. Abbiamo anche sviluppato la serie Playing History in cui il primo gioco riguarda la peste che colpisce Firenze nel 14° secolo. Questo è disponibile sia in versione online che come Apps per iPad2 e iPad3. Viaggi indietro nel tempo e ti trovi nelle vesti di un ragazzo che deve salvare sua madre e impari a conoscere la peste parlando con la gente, risolvendo puzzle e completando piccoli mini-giochi. 

Che feedback avete avuto? 

Il feedback è stato buono. Sia i docenti che gli studenti hanno sottolineato il cambiamento derivante dal ruolo attivo degli studenti. Questo determina una grande differenza nel loro approccio all’apprendimento e in ciò che essi acquisiscono dal gioco. 

Avete prodotto anche giochi per i più piccoli?

Sì, abbiamo prodotto una serie di piccoli giochi per tablet e smartphone per gli asili e la scuola materna – Trunky – che stanno ottenendo un feedback molto buono da parte di insegnanti, revisori, genitori e bambini. Uno è un classico gioco di pesca nello stagno in cui si devono tirar su colori, numeri e lettere. In un altro è l’elefante Trunky a dover raccogliere lettere o numeri. I giochi sono molto diversi, ma in generale molto ben accolti. Anche in questi casi gli ostacoli all’adozione vengono dalla carenza di infrastrutture.

Cos’è importante nella progettazione di un serious game? 

Le sfide di un serious game e le competenze per affrontarle sono le stesse dello sviluppo di qualsiasi videogioco. Ciò che è essenziale è che ci si focalizzi da subito sull’allineare l’esperienza di apprendimento e quella di gioco. Esiste il rischio che gli obiettivi del gioco e gli obiettivi di apprendimento non siano collegati o addirittura che siano contrastanti. Quindi è un aspetto che va ben definito dall’inizio e che deve essere continuamente controllato.

Fig. 3 – Jacob Kragh, Presidente della LEGO Education.

 

Quando gli ho detto che avrei voluto intervistarlo per Bricks, Jacob Kragh ha sorriso. “Bricks? Certamente. Per noi della LEGO i mattoncini sono il pane quotidiano”. 

Cos’è LEGO Education? Qual è il legame con l’azienda LEGO?

LEGO e LEGO Education condividono lo stesso brand e la mission a ispirare e far crescere i giovani in modo da prepararli al proprio futuro. La compagnia si è occupata di  sviluppare la creatività dei bambini attraverso il gioco e l’apprendimento sin dalla sua fondazione nel 1932. Dagli anni ‘50 ha iniziato ad occuparsi espressamente di educazione. Nel 1980 il gruppo ha formalmente dato vita alla divisione LEGO Education per rispondere alla richiesta di molti insegnanti di produrre risorse da usare nelle scuole. 

La percezione di LEGO è cambiata: da just a toy, semplicemente un giocattolo, a icona di creatività e apprendimento.

LEGO Education si propone di aiutare gli studenti a preparare il proprio futuro coinvolgendoli – in importanti materie quali scienze, tecnologia ed espressione letteraria-  in modo motivante e significativo. Le soluzioni proposte sono pensate per esplorare i talenti degli studenti ed esercitare il problem-solving creativo, il pensiero critico e l’approccio pratico con attività manuali. LEGO Education offre risorse e servizi per la prima infanzia, scuole primarie e secondarie in tutto il mondo.

Abbiamo 120 dipendenti, per metà al quartier generale a Billund in Danimarca, gli altri sparsi fra USA, UK, Brasile, Russia, Giappone, Corea, Cina e Australia.

Cosa abilita un’azienda di giocattoli a produrre risorse per l’apprendimento?

Per oltre trent’anni abbiamo lavorato con esperti dell’apprendimento e di sviluppo dei bambini nel progettare le nostre soluzioni e le nostre risorse. Fra questi Seymour Papert, che non ha bisogno di essere presentato. Mitch Resnick e Edith Ackermann, del MIT’s Lifelong Kindergarten, lavorano ancora regolarmente alla nostra ricerca e sviluppo come David Whitebread (Cambridge), David Gauntlett (Westminster) e Thomas Wolbers (Edinburgh). 

Lo sviluppo di una risorsa a fini educativi richiede un impegno dei nostri team per periodi lunghi di tempo, in alcuni casi anche tre anni! Il nostro impegno è sviluppare risorse educative che siano efficaci nello stimolare skill del pensiero critico e creativo potenziando l’esperienza di apprendimento.

Qual è l’offerta di LEGO Education?

LEGO Education fornisce risorse che coprono il continuum dalla scuola materna all’università e si indirizza ad aspetti chiave quali l’apprendimento precoce, lingua e alfabetizzazione, scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e scienze umane. Le offerte di base sono costituite da LEGO®, DUPLO®, set di sistema LEGO® (per il gioco a tema e la costruzione), LEGO Simple & Powered Machines, che incorpora mattoncini "Technic" e motori (per imparare sui temi delle forze, del movimento e dell’energia) e LEGO® Education WeDo™ (che include mattoncini "System", motori, sensori e software, per l’apprendimento di simple computer control e digital storytelling) e LEGO® MINDSTORMS® (per la programmazione più avanzata, la progettazione e la robotica).

Qual è la vostra proposta da un punto di vista metodologico?

Si tratta di incrementare il successo dell’attività formativa in classe. I risultati nei test sono importanti, ma vogliamo, prima di tutto, aiutare gli studenti a riconoscere lo scopo di ciò che stanno imparando. Gli studenti imparano facendo: sentono, pensano, toccano, vedono e muovono impiegando abilità creative di problem solving. LEGO Education offre gli oggetti pratici, concreti, su cui operare per apprendere. 

L’azienda ha sviluppato una vasta gamma di risorse che si basano su una serie di principi pedagogici per esperienze creative di apprendimento basate sulla manualità. 

Le vostre sono risorse fisiche: mattoncini, motori, sensori. C’è un ruolo per il digitale?

Le nuove tecnologie hanno portato un facile accesso alle conoscenze e maggiori opportunità di collaborazione e creatività. Come sottolinea James Paul Gee in Learning Games, la tecnologia facilita la condivisione delle informazioni, la co-creazione e il superamento di frontiere nuove e più lontane, non solo geograficamente, ma anche tra ambiti fisici e digitali. Le interfacce digitali ci forniscono nuovi modi per esprimere noi stessi, per ricercare, per sperimentare. 

Esse ci permettono di rischiare in modo sicuro, di fare e rifare, di riutilizzare, riciclare e scambiare in modi che solo pochi decenni fa avremmo a malapena potuto immaginare. La combinazione e ricombinazione da parte dei giovani dei mattoncini e dei modelli LEGO, sia fisicamente che in modo digitale, alimenta forme di apprendimento non-lineari in cui si muovono tra l’acquisizione della regola e la sua modifica, tra il familiare e lo sconosciuto.

Lavorando così, gli studenti hanno l’opportunità di riflettere immediatamente sulle scelte che operano, di modificare intuitivamente e in collaborazione le proprie idee, di raggiungere collettivamente migliori risultati con i loro compagni di classe. Questi sviluppi e queste nuove opportunità stanno cambiando il modo in cui gli insegnanti e gli educatori dei bambini vedono il proprio ruolo. Come ha detto un insegnante: "Stavo guardando tutti questi strumenti e pensavo: ‘Come posso utilizzarli bene nel mio insegnamento?’ Ma poi ho capito che quello che dovevo fare era semplicemente darli ai bambini e lasciare che imparassero usandoli."

Fig. 4 – Mirella Mariani, Regional Sales Manager Souther Europe per LEGO Education.

E per l’Italia?

Lo chiedo, di ritorno da Copenhagen, a Mirella Mariani, Regional Sales Manager Southern Europe per LEGO Education. 

Abbiamo varie iniziative – mi risponde – in atto in Italia. Oltre alla vendita tradizionale dei prodotti in ambito scolastico, dove vengono utilizzati principalmente per lezioni di tecnologia alle scuole medie, ci sono altre iniziative particolari:

  • Presenza di tre LEGO Education Innovation Studios in 3 località (Pistoia, Bolzano e Rovereto). Si tratta di tre “laboratori permanenti” di robotica dove poter effettuare attività didattiche con i nostri prodotti.
  • Collaborazione con vari musei nazionali dove si svolgono attività didattiche con i nostri prodotti (Museo Civico di Rovereto, Museo della Scienza di Milano, Città della Scienza di Napoli, Officine Emilia di Modena).
  • Partecipazione a vari concorsi di Robotica (Rome Cup, Robocup).
  • Organizzazione del concorso di robotica First LEGO League (FLL) a partire dal prossimo settembre. 

Cos’è la First LEGO League?

FIRST è un’organizzazione no profit la cui missione è aiutare i giovani a scoprire e sviluppare una passione per Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (in inglese STEM). Fondata oltre venti anni fa dall’inventore statunitense Dean Kamen, nella stagione 2010-2011 FIRST ha attratto oltre 248.000 giovani e oltre 90.000 Mentori, Coach e Volontari da oltre 56 Paesi. Il programma annuale culmina in una gara di robotica internazionale, dove i team ottengono riconoscimento e fiducia in loro stessi, sviluppano doti personali, conoscono nuovi amici e spesso scoprono inaspettati percorsi professionali. 

FIRST® LEGO® League (FLL) è un programma di robotica per ragazzi dai 9 ai 16 anni,  pensato per farli appassionare alle scienze e alla tecnologia e per far acquisire loro competenze che saranno utili nel mondo del lavoro e nella vita in generale. I team sono messi a confronto con scenari verosimili in ambito scientifico e tecnologico.  Trovano le proprie soluzioni a domande o problemi scientifici e costruiscono robot autonomi che compiono una serie di missioni. Attraverso la loro partecipazione, i ragazzi sviluppano molteplici capacità reali e scoprono interessanti opportunità di carriera, al contempo imparano che possono dare un importante contributo alla società.

Cosa si propone e come opera la First LEGO League?

Il programma della FLL è un’iniziativa mondiale nell’ambito dell’istruzione: lo scopo è ispirare le future generazioni di scienziati ed ingegneri attraverso una sfida molto stimolante che promuove l’apprendimento individuale, ma che sviluppa al contempo competenze fondamentali quali il lavoro di gruppo, la gestione del tempo ed il pensiero innovativo. Con oltre 20.000 team partecipanti in oltre 61 Paesi, la FLL è in continua espansione.

La FLL mette in contatto i team con il mondo dell’educazione e del business per far sì che i ragazzi dai 9 ai 16 anni abbiano un’esperienza positiva e stimolante dei valori portati avanti dai settori industriali più creativi. Attraverso il programma, i ragazzi sono stimolati a fare ricerca, a costruire e a sperimentare e, così facendo, a vivere l’intero processo di creare idee, risolvere problemi e superare ostacoli, oltre ad acquisire sicurezza nelle proprie capacità e a fare un uso positivo delle tecnologie.

Partecipano anche studenti italiani?

Adesso, per la prima volta, anche in Italia i ragazzi dai 9 ai 16 anni potranno prendere parte a questa competizione mondiale di robotica. L’organizzatore italiano sarà il Museo Civico di Rovereto, il partner ideale per un evento di questo genere, a cui tutto lo staff LEGO dà un caloroso benvenuto.  La stagione 2012/13 della FIRST® LEGO® League (FLL) vedrà sfidarsi, a suon di robot LEGO MINDSTORMS, ragazzi da tutta Italia tra cui verrà eletto il team Campione Nazionale, invitato alla Finale Mondiale di St.Louis, USA nell’aprile 2013.  

Ne riferiremo volentieri qui su Bricks.

 

NOTE

1 Nella Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente si dice che la "competenza … si riferisce a una combinazione di conoscenza, abilità e attitudini”; nell’European Qualification Framework si dice che è la “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale”; nell’e-Competence Framework si dice che è la “abilità dimostrata di applicare conoscenza, skill ed attitudini per raggiungere risultati osservabili”

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La mobilità studentesca tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo

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La mobilità studentesca tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo

Posted on 31 agosto 2011 by Redazione Bricks

di Marcello Scalisi
Direttore Esecutivo UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo



m.scalisi@uni-med.net


Da un paio di anni viene da più parti richiesto all’Unione Europea di sostenere un programma di mobilità studentesca aperto alla partecipazione delle istituzioni accademiche e della formazione dei paesi della riva sud del mediterraneo, che contribuisca così ad avvicinare gli studenti ed i ricercatori delle due rive del mediterraneo.

Tuttavia manca la necessaria empatia (e non solo politica) su questo importante tema. Fino ad adesso l’idea di un grande programma di mobilità studentesca aperto ai paesi vicini dell’UE è rimasta confinata nell’ambito di un dibattito tra addetti ai lavori, intellettuali, diplomatici, universitari e non ha assunto una vera e propria dimensione pubblica.

La mobilità studentesca con i paesi della riva sud del mediterraneo è di fatto già possibile, ma per un numero di studenti e ricercatori molto contenuta, grazie ai programmi ERASMUS MUNDUS, TEMPUS, AVERROE’ ed altri: si tratta tuttavia di poche centinaia di studenti all’anno che possono usufruire di borse di studio finanziate da questi programmi.

Unimed – Unione delle Università del Mediterraneo, www.uni-med.net – ha lanciato durante l’Assemblea Generale che si è tenuta presso l’Università del Salento dal 7 al 9 luglio scorso, una petizione on line alla Commissione Europea affinché venga adottato un importante e ampio programma Erasmus e Leonardo da Vinci per il Mediterraneo, che ripeta, in un ambito geografico e politico più ampio, le fortunate esperienze di questi programmi europei.

La petizione si propone innanzi tutto di sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto i giovani della regione euro mediterranea su questo tema affinché il dibattito assuma una dimensione ampia e speriamo condivisa con le istituzioni accademiche e formative della intera regione mediterranea.

In poche settimane hanno sottoscritto la petizione centinaia di studenti e professori di tutti i paesi del mediterraneo e speriamo di raggiungere l’obiettivo minimo delle 10.000 firme entro la data di chiusura della petizione che è stata fissata al 15 novembre 2011. La petizione è consultabile on line sul sito di UNIMED e le firme così raccolte saranno consegnate ai rappresentanti del Parlamento Europeo e della Commissione.

I programmi ERASMUS e LEONARDO DA VINCI hanno rappresentato, e rappresentano ancora oggi, iniziative di straordinaria importanza per la costruzione della dimensione europea. E’ proprio la rilevanza che questi programmi hanno assunto a dimostrare in maniera indiscutibile che la mobilità degli studenti e dei ricercatori potrebbe dare un contributo vincente alla definizione di una politica di vicinato più coerente con le esigenze ed i bisogni delle giovani comunità dei paesi del Maghreb e del Mashreq.

Alcuni dati possono aiutare a comprendere meglio la portata di questi programmi che hanno consentito a molti studenti universitari e dell’istruzione superiore di compiere una esperienza di studio, ma soprattutto di scambio e di integrazione, in altri paesi europei.

Il programma ERASMUS è stato avviato nel 1987 è il numero dei partecipanti è aumentato di anno in anno.

Nell’anno accademico 2007/2008 183.000 studenti europei hanno partecipato al programma Erasmus. Di questi 163.000 hanno studiato all’estero e 20.000 invece hanno partecipato a traineeships nell’ambito del programma Erasmus Placement. Anche i docenti ed il personale amministrativo partecipano attivamente al programma Erasmus: sempre nell’anno accademico 2007/2008, 27.000 docenti hanno svolto attività di insegnamento all’estero e 5.000 addetti degli uffici amministrativi e relazioni internazionali hanno preso parte al programma.

Complessivamente sono 2.500 le istituzioni universitarie europee e dei paesi associati che partecipano al programma ERASMUS.

Nel 2002 un milione di studenti aveva già partecipato al programma. Nel 2009 è stato raggiunto il tetto dei due milioni di studenti. L’obiettivo della Commissione, su sollecitazione del Parlamento Europeo, è di raggiungere entro il 2012 l’obiettivo dei tre milioni di partecipanti.

Il programma Leonardo da Vinci è stato istituito nel 1995 e ha tra i suoi principali obiettivi:

  • sostenere coloro che partecipano ad attività di formazione e formazione continua nell’acquisizione e utilizzo di conoscenze, competenze e qualifiche per facilitare lo sviluppo personale, l’occupabilità e la partecipazione al mercato del lavoro europeo;
  • sostenere il miglioramento della qualità e dell’innovazione nei sistemi, negli istituti e nelle prassi di istruzione e formazione professionale;
  • incrementare l’attrattiva dell’istruzione e della formazione professionale e della mobilità per datori di lavoro e singoli ed agevolare la mobilità delle persone in formazione che lavorano.

Nella nuova formulazione il programma Leonardo presenta un’articolazione basata su diverse tipologie di azione quali la mobilità degli individui (tirocini e scambi), progetti multilaterali di trasferimento dell’innovazione e progetti multilaterali di sviluppo dell’innovazione, reti tematiche di esperti, partenariati multilaterali centrati su temi di reciproco interesse dei partner.

Nel periodo 2000-2006 hanno preso parte al programma oltre 365.000 persone di 31 paesi tra paesi partner dell’Unione Europea e paesi associati.

Questi dati sintetici ben rappresentano la portata e l’importanza che l’Unione Europea e le istituzioni universitarie e formative hanno assegnato ai programmi Erasmus e Leonardo da Vinci ed è altresì facile immaginare quali siano stati gli effetti positivi per gli studenti che ne hanno usufruito in termini di costruzione del proprio portfolio di conoscenze e competenze, oltre appunto alla crescita della dimensione europea e della mobilità all’interno dei paesi dell’Unione.

Di recente la Commissione Europea sta rivedendo la propria posizione in merito alla mobilità studentesca con i paesi del Mediterraneo.

La primavera araba, oltre a rappresentare l’avvio di un processo di rinnovamento troppo a lungo atteso per le future democrazie arabe, ha di fatto innescato un processo di ridefinizione dell’agenda politica europea.

Le trasformazioni in atto in Egitto e Tunisia ed in generale il movimento di protesta dei giovani in diversi paesi del mediterraneo stanno imponendo una revisione della fallimentare Politica di Vicinato dell’Unione Europea.

In un documento del maggio scorso della Commissione Europea – Joint communication to the European Parlamient, the Council, The European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions: A new response to a changing Neighbourhood – vengono evidenziati alcuni punti essenziali per il rilancio della Politica di Vicinato nei confronti dei paesi del Mediterraneo.

Si sottolineano di seguito alcuni elementi di questa comunicazione che rappresentano il punto di partenza per sviluppare un’azione di pressione politica nei confronti delle istituzioni comunitarie per l’adozione di un programma di Mobilità Mediterraneo (Nord – Sud e viceversa).

La Commissione riconosce nel documento sopra richiamato che la mobilità ed i contatti tra le persone sono fondamentali per promozione della comprensione reciproca e per lo sviluppo economico. Oltre ad essere importanti per ragioni economiche e commerciali sono fondamentali per lo scambio di idee, di innovazione, per lo sviluppo sociale, per stabilire solide relazioni tra le imprese, le università e le organizzazioni della società civile.

Dopo questa enunciazione di principio la Commissione si spinge più avanti nella definizione di un programma di Mobility Partnership affinché la mobilità con i paesi terzi venga definita nell’ambito di accordi di cooperazione che diano benefici a entrambe le parti ed invita altresì ad agire per la semplificazione delle procedure per il rilascio dei visti, problematica ancora oggi non del tutto trascurabile.

Nel prosieguo della Comunicazione la Commissione individua tre punti cardine per lo sviluppo delle relazioni con I paesi del Mediterraneo: “democratic transformation and institution-building; a stronger partnership with the people; and sustainable and inclusive economic development”.

Limitando l’approfondimento al rafforzamento del partenariato con i cittadini dei paesi terzi mediterranei la Commissione annuncia che “School co-operation (eTwinning), student and academic staff mobility within university partnerships (Erasmus Mundus), structured cooperation for university modernisation (Tempus), and mobility of Young People (Youth in Action) will also be expanded to provide a better support to the youth. New initiatives may also be promoted in the field of culture”.

Sostanzialmente quindi, nonostante la Commissione riconosca la necessità di sostenere la Mobilità degli studenti e il complicato quanto incerto processo di trasformazione in atto nel mondo arabo, gli strumenti che saranno messi a disposizione sono gli stessi che ogni anno consentono ad un esiguo numero di studenti e  ricercatori di poter svolgere una esperienza di studio o lavoro all’estero.

Le premesse che il documento della Commissione contiene pertanto non sono ancora una base sufficiente affinché la stessa Commissione adotti una iniziativa che con coraggio e lungimiranza crei le condizioni affinché, attraverso la mobilità dei giovani, si affermi una futura Unione per il Mediterraneo in opposizione a quella che un paio di anni fa è stata lanciata dal governo francese  e che oggi di fatto è immobilizzata da veti reciproci.

Di fatto la Commissione non riesce ad intervenire in maniera più incisiva perché sussistono vari ostacoli che impediscono la nascita di un programma Erasmus e Leonardo da Vinci per il mediterraneo. Come conciliare ad esempio l’idea di un ampio programma di mobilità studentesca euro-mediterranea con le politiche migratorie sempre più restrittive dei singoli paesi europei?

I giovani tunisini, egiziani, siriani ed anche degli altri paesi del mediterraneo stanno ponendo con forza l’attenzione al futuro delle giovani generazioni e rivendicano una crescente richiesta di partecipazione e democrazia e l’Unione Europea, così come i singoli stati, non possono sottrarsi al fondamentale ruolo di vicinato e partenariato attraverso il sostegno delle loro istanze.

L’ampliamento degli attuali programmi di mobilità si pone quindi come esigenza primaria affinché i giovani dei paesi europei e dei paesi terzi mediterranei possano contribuire, attraverso la conoscenza reciproca e lo scambio, a creare i presupposti affinché le prossime generazioni politiche possano costruire insieme una nuova dimensione della cooperazione tra UE e paesi terzi.

Su questo fronte varie iniziative stanno convergendo nella direzione di un cambiamento di rotta almeno per ciò che riguarda la mobilità studentesca.

Una iniziativa formale, ad esempio, è stata presa da cinque parlamentari europei  che hanno presentato una dichiarazione alla Commissione ed all’Alto commissario affinché adottino un programma di Leonardo da Vinci  ed Erasmus Mediterraneo. L’iniziativa, che nel volgere di poche settimane ha riscontrato subito il sostegno di poco più di duecento europarlamentari di varie appartenenze politiche e nazionalità, parte dal presupposto dell’importanza che questi programmi hanno rappresentato per la costruzione europea e, al contempo, per sostenere gli sforzi che i giovani stanno compiendo e che sono stati sintetizzati nella primavera araba.

E’ giunto quindi il momento che gli studenti e le istituzioni accademiche della regione euro mediterranea facciano sentire con forza la loro voce proponendo iniziative politiche che vadano oltre i confini delle modeste azioni fin qui adottate.

I rappresentanti delle istituzioni accademiche e dell’istruzione devono contribuire alla definizione di nuovi modelli di ispirazione globale e di istruzione. Le prossime generazioni devono diventare cittadini del mondo e dobbiamo impegnarci a garantire una formazione accademica come ponte per un futuro prospero, pacifico, sereno. Dobbiamo aggiungere al nostro lessico una nuova e ambiziosa dizione: Diplomazia Accademica. Gli accademici infatti sono in grado di superare impunemente i confini politici.

E’ necessario lavorare insieme per offrire alle giovani generazioni esperienze che permettano agli individui di vedere il mondo oltre i loro orizzonti personali per farne così cittadini del mondo.

A partire quindi dalla mobilità degli studenti nella regione mediterranea, a partire dalla primavera araba che speriamo possa contagiare un po’ anche noi.

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Intervista ai partecipanti italiani al World Innovation Summit for Education Doha, dicembre 2010

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Intervista ai partecipanti italiani al World Innovation Summit for Education Doha, dicembre 2010

Posted on 01 marzo 2011 by Redazione Bricks

di Pierfranco Ravotto


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It is with great pleasure that, on behalf of Her Highness Sheikha Mozah Bint Nasser Al Missned, Chairperson of Qatar Foundation, I invite you to attend this Summit", così diceva la mail. Non avevo mai ricevuto un invito formulato a nome di una “Sua Altezza”; come potevo rifiutarlo?

 
Del resto l’invito precisava che viaggio e alloggio erano a carico dell’organizzazione, un’ottima occasione, se non altro, per dare un’occhiata a un luogo del mondo a me sconosciuto. Ma il titolo – World Innovation Summit for Education – sembrava promettere molto di più.
Fatto un breve controllo che la proposta fosse vera, ho subito accettato.
E così, eccomi dal 6 al 10 dicembre a Doha, in Qatar, insieme a 1.250 altri invitati provenienti da tutto il mondo.
Il primo impatto è con la città, o per meglio dire con quella parte che ospita avveniristici grattacieli affacciati sul golfo Persico. Immagine di modernità, di ricchezza, di paese in fase di sviluppo. Poco più in là, vicino al porto, trovo la più tradizionale immagine di un paese musulmano: le moschee, i minareti, la voce del muezzin, il suk, le donne velate. Nel suk la maggioranza delle donne hanno la mascherina sugli occhi, ma lungo la passeggiata che costeggia il mare incontro, di sera, donne che passeggiano da sole, gruppi di amiche, ragazze con il fidanzato. Se le donne sono in nero, gli uomini indossano, quasi tutti, la tunica bianca, anche loro hanno hanno in testa un velo – che tradizionalmente serviva a proteggere dal vento, dal sole e dalla sabbia del deserto – ancorato al capo con un cordone di filo.
Sulle vetrine dei negozi l’immagine dell’Emiro Hamad bin Khalifa al-Thani e di her Highness mentre festeggiano – pochi giorni prima del Summit, il grande successo della scelta del Qatar come sede dei campionati del mondo di calcio del 2022. Le strade, mi racconta un taxista, si sono riempite di folla per festeggiare l’avvenimento. Il Qatar mi trasmette un’immagine dinamica, di mondo in sviluppo, slanciato verso il futuro.
Il Summit ha un ruolo determinante nel suggerirmi una tale immagine. Prima che nei contenuti nell’impatto visivo: e non è questione tanto dello scenario dei saloni dello Sheraton quanto della multiculturalità suggerita dai visi e dai modi di vestire: c’è una forte presenza del mondo arabo ma ci sono europei e asiatici, è forte la componente africana, ci sono nordamericani e sudamericani. I locali sono rigorosamente in bianco, gli uomini, e in nero le donne, sul capo portano il velo ma negli atteggiamenti e negli sguardi non forniscono alcun indizio di “sottomissione”, mi appaiono donne emancipate, come le potrei incontrare in un meeting a Berlino o a Parigi, forse con una differenza: qui sono più giovani.
E quando il summit inizia, il senso del futuro lo avverto nell’attenzione ad indagare il presente, ad individuare gli esempi di successo da seguire, nella scelta che è stata fatta dei relatori. Respiro un’atmosfera eccitante.
Ne parlo con alcuni dei pochi italiani presenti. L’elenco dei partecipanti ne riporta nove, io ne ho incontrato otto, il nono, rappresentante del MIUR non ho avuto occasione di vederlo. Fra gli otto, una ragazza che, con l’aria di essere di casa al summit, il primo giorno ci viene a cercare per intervistarci. E io, a fine summit, intervisto lei.
 
Quanti anni hai e come mai sei qui?
 
Chiara Palieri: Ho 20 anni e studio Politica Internazionale alla Stirling University. Sono un’attivista giovanile.
Con questo termine intendo una figura giovanile che lavora attivamente nella comunità, creando progetti per l’innovazione sociale.
Ho cominciato il mio attivismo dall’età di 15 anni,focalizzando il mio interesse sulla partecipazione civile e l’istruzione. La mia lunga esperienza nel campo dell’attivismo giovanile a livello mondiale mi ha permesso di essere selezionata dalla Qatar Foundation come una dei 20 “leader giovanili”, incaricati di farsi portavoce dei giovani, degli studenti. Io vengo dall’Italia, altri dalla Nuova Zelanda, dalla Romania, dal Cile, dal Venezuela, dalla Korea, dal Pakistan, dagli USA, da paesi africani e dallo stesso Qatar.
Sono convinta che il Summit sia paragonabile al WEF di Davos, dove idee si incontrano per creare sinergie produttive per il presente e per il futuro. L’organizzazione del Summit è stata impeccabile sotto tutti i punti di vista e sono molto contenta che il nostro gruppo giovanile abbia avuto un successo straordinario all’interno dell’evento. Ritengo che una maggiore partecipazione giovanile all’interno dei workshop e delle sessioni plenarie possa giovare alla prossima edizione del WISE.
Il gruppo giovanile è già al lavoro su questo aspetto e i ringraziamenti vanno soprattutto a Sua Maestà Sceicca Mozah, che ha voluto la nostra presenza anche l’anno prossimo.
Anche l’aver coinvolto un gruppo di giovani nel summit e in una serie di attività è un segno di attenzione al futuro. Chiara e immagino gli altri componenti del gruppo ne hanno ricevuto grande entusiasmo.
Come componente del gruppo dei “leader giovanili” sono stata molto felice che siamo stati riconosciuti come figura rilevante all’interno del Summit più prestigioso del mondo. Grandi entità da diverse realtà sociali e culturali, unite dal massimo comun denominatore dell’innovazione sociale sono state fonte di infinita ispirazione per la mia persona e per la mia figura di leader giovanile.
 
 
Chiedo anche agli altri di dirmi chi sono e come sono arrivati a WISE.
 
Claudio Dondi: Sono Presidente di SCIENTER e della Fondazione Europea per la Qualità dell’eLearning (EFQUEL). Mi occupo di ricerca e innovazione dei sistemi educativi e formativi. Sono stato invitato a WISE 2010 come Presidente di EFQUEL.
 
Francesca Pasquini: Lavoro in Cefass, la fondazione del nuovo Istituto Regionale di Ricerca, Statistica e Formazione di Regione Lombardia, che si occupa di progettazione europea nei campi dell’educazione, del mercato del lavoro e delle politiche sociali, svolge attività di ricerca ed analisi comparata dei modelli sussidiari di welfare regionale e opera a favore dell’internazionalizzazione del sistema sociale ed istituzionale lombardo.
Sino stata a WISE 2010 per la forte condivisione dell’impostazione data alla Conferenza. In particolare, l’affermazione worldwide del valore strategico dell’educazione oggi e della assoluta priorità di innovare e riformare il tradizionale modello organizzativo.
E ho un particolare interesse ad approfondire le dinamiche del mondo arabo su questi temi.
 
Marcello Scalisi: Sono il Direttore Esecutivo di UNIMED, l’Unione delle Università del Mediterraneo (www.uni-med.net). UNIMED, attiva in vari ambiti scientifici e didattici aventi come oggetto comune la cooperazione tra istituzioni scientifiche e accademiche della regione mediterranea – è stata costituita nel 1991 come network di università dei paesi del mediterraneo e, a tutt’oggi , sono 81 le università che vi aderiscono.
Sono stato invitato a WISE su segnalazione di IAUP, International Association University President, organismo che è partner di WISE e con il quale Unimed ha di recente sottoscritto un accordo di cooperazione.
 
Pier Ugo Calzolari: Sono stato rettore dell’Università di Bologna fino all’ottobre 2009 e ora sono Vice-Presidente dell’International University Association  (IUA), che è la più grande associazione di università con oltre 600 membri distribuiti in più di 100 paesi.
E’ in questa mia veste che ho partecipato al WISE, IUA essendo stata invitata a prendervi parte. Ora io sono in pensione e tuttavia continuo ad occuparmi di internazionalizzazione delle università operando in IUA e in altri incarichi internazionali: per esempio, la partecipazione al Comitato Scientifico del nuovo Polo Universitario di Paris-Est.

 

Stefano Blanco: Come direttore generale della Fondazione Collegio delle Università Milanesi – un campus interuniversitario per la formazione di cento studenti eccellenti, italiani e stranieri, iscritti alle sette università milanesi, ammessi sulla base di un’attenta selezione basata sul merito e sulla motivazione – sono molto interessato agli input, alle idee che vengono da un paese innovativo e all’avanguardia come il Qatar. Un paese che, a differenza di altri, pur godendo dei benefici derivanti dalle risorse naturali, investe  nella cosa  più preziosa per un paese, ovvero il capitale umano.  E cerca di farlo con una visione a lungo termine, senza troppe barriere ideologiche e identitarie.

Antonella Cammisa: Avevo sentito parlare di WISE 2009, in termini entusiastici, in una Conferenza promossa da una Associazione Europea per la Cooperazione nell’Istruzione Universitaria,  Non sapevo allora di cosa si trattasse, ma, non so come, avevo già cominciato a ricevere le sue brevi Newsletters, fra le tante che normalmente ricevo e che spesso neanche riesco a leggere. Poi, in settembre, ho ricevuto una mail che mi invitava a partecipare, e che rimandava ad un sito, protetto da password, in cui era già inserito il mio profilo con indicate attività che avevo svolto in passato e che ora non svolgo più. Ne sono stata incuriosita (ed anche preoccupata: come faceva, una associazione che io non conoscevo, ad avere il mio profilo? Tutt’ora non lo so.), ho aggiornato il mio profilo ma non ho fornito subito nè la mia foto nè il mio passaporto.
Solo dopo avere ricevuto altre mail ed essere in qualche modo "tranquillizzata", ho fornito i dettagli e i documenti.
Non sono moltissimi gli italiani che frequentano contesti internazionali ed associazioni europee ed internazionali: forse il mio nome è circolato più di tanti altri. Dirigo da quasi 10 anni le Relazioni Internazionali dell’Università Sapienza di Roma, ma ho frequentato prima di allora molto contesti europei e comunitari nell’Higher Education.
 
Manrico Casini-Velcha: Ho diversi incarichi nell’ambito del Centro Formazione e Ricerca don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, del relativo Centro di Documentazione e del Consorzio di studi milaniani. Sono a Doha in rappresentanza del centro, presente già lo scorso anno con un altro consigliere.
 
 
Che impressione avete avuto del Summit?

Stefano Blanco: E’ stata una buona sintesi tra la celebrata ospitalità araba, l’organizzazione altamente professionale della Qatar Foundation, e la visione progressista della classe dirigente del Qatar.
 
Antonella Cammisa: Eccellente organizzazione; ottimi animatori, scenografie imponenti. Regia sapiente; molto spettacolo.
 
Claudio Dondi: Il Summit è un’occasione straordinaria di conoscere una visione dell’internazionalizzazione educativa molto diversa da quella che si percepisce frequentando l’Unione Europea e le sue istituzioni: una visione in cui società e mercato non sono meno importanti della leadership istituzionale per guidare le trasformazioni dei sistemi educativi e formativi.
 
Pier Ugo Calzolari: L’impressione generale è la sintesi di due elementi di diversa orientazione. Da una parte la consapevolezza della serietà dell’impegno assunto dalla Fondazione e dall’altra la sensazione di una non irrilevante dispersione su troppi temi, tutti (o quasi) di grande interesse. Il confronto, tuttavia, si colloca sul positivo.

Manrico Casini-Velcha: Il fatto che esso si sia svolto in Qatar, chiaramente un paese con forte connotazione medio-orientale e arabo-mussulmana ma assai avanzato quanto a volontà di progredire nel campo delle Scienze e delle Tecniche (e, ciò che a noi preme di più, della Conoscenza in generale), ci spinge a riconoscere in questa iniziativa, un segno di ampia volontà di aprirsi al mondo e alle sue vicende più caratterizzanti. La volontà di ‘partecipare’ e possibilmente di ‘evidenziare’ le proprie qualità è palese. Del resto il Qatar è la ‘Patria’ di Al-Jazjira e questo fatto la dice lunga sulla volontà di questa nazione di interagire efficacemente con le realtà globali del secolo XXI.
A mio parere il Summit ha saputo fornire un piccolo valore aggiunto: è riuscito, più di tanti altri convegni e seminari, a dare la parola a chi sinora non aveva avuto occasione d’esprimersi sulle materie in oggetto, illustrando o confrontando le proprie esperienze, le proprie aspirazioni, le aspettative e la volontà di conoscere e condividere.

 
Francesca Pasquini: Molto positiva sia per le opportunità di networking internazionale che per il livello di dibattito sulle esperienze e testimonianze di innovazione; giudizio favorevole anche per quanto riguarda gli aspetti organizzativi ed il follow-up (data-base contatti, community e questionario di custode satisfaction).
Interessante la strategia governativa adottata di marketing territoriale.
 
Marcello Scalisi: Sottoscrivo quanto detto da Francesca.
Aggiungo che il contesto internazionale e la presenza di attori provenienti da molteplici ambiti ha favorito una forte interdisciplinarietà contribuendo a creare un clima di genuino interesse verso le più diverse esperienze.
Inoltre va sottolineato che, pur in un contesto in cui la presenza della Qatar Foundation, era certamente rilevante, non ho mai avuto la percezione di una “supremazia culturale” cosa che invece è spesso rilevabile in contesti europei.
Si percepiva, in sintesi, un’atmosfera realmente “globale”.
 
Concordo. E aggiungerei che l’atmosfera “globale” era tale proprio perché si fondava – lo diceva già chiara – su esperienze locali: “glocalism” come ha detto non ricordo quale dei tanti relatori.
 
 
Qual è l’aspetto del summit che vi ha impressionato di più?

Pier Ugo Calzolari: Ciò che più mi ha colpito è la determinazione della Fondazione Qatar a investire e a impegnarsi a fondo sul tema dell’educazione in un’ampia visione di interazione a livello globale.
 
Antonella Cammisa:Proprio quelli che indicavo prima: organizzazione, animazione, scenografia, regia, spettacolo. Investimenti a cui non siamo più abituati, nel pubblico.
 
Francesca Pasquini: In positivo, le potenziali prospettive dell’educazione che potrebbero emergere in conseguenza dei cambiamenti sociali e tecnologici dei due decenni a venire e il rilievo attribuito ad un sistema di istruzione basato sullo sviluppo della coesione sociale e sulle competenze orientate alla partecipazione sociale.L’apprendimento informale, incluso quello intergenerazionale, svolgerà un ruolo importante sul terreno della coesione sociale e dell’istruzione.
In negativo, la conferma della debolezza degli attuali confini istituzionali ed il rischio che la stretta alleanza con le multinazionali ICT estremizzi nella riforma educativa le componenti competitive e di business.
 
Marcello Scalisi: L’idea di mettere l’educazione al centro delle relazioni tra le persone, le istituzioni, i paesi. Per quanto sia un obiettivo da tutti auspicato questo obiettivo è spesso sacrificato sull’altare delle esigenze di economiche.
Anche l’istituzione del premio sull’Educazione [ne parlerò più avanti] potrebbe in qualche modo contribuire a mettere al centro dell’attenzione l’importanza del sistema educativo nel suo insieme piuttosto che singoli ambiti disciplinari.
 
Claudio Dondi:Le due cose che più mi hanno impressionato sono l’ambizione di uno Stato di modeste dimensioni come il QATAR di divenire il punto d’incontro globale sulla innovazione educativa, e la forte attenzione a temi come le TIC nell’apprendimento e l’inclusione sociale, che hanno meno rilevanza nel dibattito europeo, per esempio nel cosiddetto “Processo di Bologna”.
 
Stefano Bianco: In Qatar è sempre più evidente che i vecchi paradigmi che definiscono la missione della scuola sono spesso autoreferenziali e non al passo con i tempi.
La presenza di addetti ai lavori da tutto il mondo che si confrontano tra di loro e con professionisti del settore privato, dei media, della ricerca, del welfare ed altri, dimostra come l’università non possa detenere più il monopolio della conoscenza, ma sia un partner di un network che comprende istituzioni, gruppi non profit, associazioni ed aziende.

Manrico Casini-Velcha: L’ampia e consistente varietà dei convenuti e la possibilità di scambiare idee ed impressioni con un così composito e vasto campionario di menti, esperti e addetti ai lavori (dell’Educazione, dei Media e della Politica), sia durante la tre giorni che dopo il Summit (via twitter, telefono & personal e-mail), rappresenta per me un’esperienza estremamente positiva che va a confermare la validità di Seminari di studio di questi tipo e struttura.

 
Quali sono i temi che vi hanno maggiormente interessato?
 
Antonella Cammisa:Sicuramente quelli collegati alla definizione dei nuovi livelli di apprendimento e di conoscenze; alla valutazione ed organizzazione dei sistemi scolastici.
 
Marcello Scalisi: Sono tre:
  • Il ruolo dell’educazione nelle aree di post conflitto.
  • I social network ed il sistema educativo: integrazione o scontro?
  • Il rapporto dell’OECD sui sistemi educativi.
Claudio Dondi:La sessione che più mi ha interessato è stata quella sul ruolo dell’educazione nella ricostruzione di Haiti: la necessità di ripartire “quasi da zero”, nella sua drammaticità, apre un orizzonte di possibilità di innovazione e di vero e proprio ripensamento dei fini dell’educazione nel secolo XXI praticamente impensabile nei paesi in cui sistemi educativi istituzionali hanno funzionato – con poche modifiche – per molto tempo e sono ora giudicati da molti come non più adeguati a offrire le competenze necessarie ai cittadini, ai lavoratori e agli imprenditori del secolo XXI.

Pier Ugo Calzolari: Funding Education, per gli squarci aperti sugli sforzi che molti paesi low-income stanno facendo. Per loro l’educazione è per davvero il cardine dello sviluppo.
 
Francesca Pasquini: L’imprenditorialità sociale nel settore educativo.
Nelle aree sviluppate del mondo, migliorare la scuola, di per sé, non sarà sufficiente per rispondere alle nuove conoscenze e ai nuovi skills richiesti dall’economia orientata all’innovazione del XXI secolo. Ed in molta parte dei paesi in via di sviluppo la situazione è ancora più grave. In India e in Pakistan, in Brasile ed in Paraguay, ci vorranno decine di anni perché il sistema scolastico pubblico raggiunga livelli accettabili.
Per questa ragione, occorrerà investire di più in relazione a tre strategie che sono state indicate nel corso della sessione del Summit dedicata a tale tematica.
Sarà necessario:
  • Integrare la scuola con modelli innovativi di apprendimento basato sulla comunità e sulla famiglia, come quelli sperimentati dalle esperienze di innovazione presentate e/o premiate durante il Summit.
  • Reinventare scuole per creare modelli di apprendimento maggiormente diversificati.
  • Trasformare l’apprendimento fornendo alternative alla scuola mediante approcci “pull” sperimentati dagli imprenditori sociali, in particolare con l’utilizzo delle nuove tecnologie.
In entrambi gli scenari, la sfida principale che i responsabili delle politiche devono affrontare è quella di incoraggiare l’imprenditoria e l’entrata di nuovi soggetti – diminuire le barriere alla creazione di nuove tipologie di scuola, costruire professionalità per l’imprenditoria dell’educazione, favorire l’uso innovativo di tecnologie per l’apprendimento, sfruttare il potenziale del web per fornire nuove piattaforme per l’apprendimento, e sviluppare nuove iniziative per le comunità di apprendimento.
 
Stefano Blanco: Quello dei left behind mi ha particolarmente colpito perché i paesi in via di sviluppo dimostrano di avere più motivazioni, tenacia e coraggio.
Noi in Italia siamo bloccati dal fatto che la transizione da un paradigma scolastico ormai in crisi ad  uno alternativo che segue i flussi della globalizzazione  non sia ancora avvenuta. In Qatar e in altri paesi emergenti, la classe dirigente sta sperimentando soluzioni innovative.
Dai progetti che ho visto, molti paesi ragionano con una logica basata sul “conviene di più unirsi per costruire qualcosa piuttosto che mobilitarsi per distruggere lo status quo”.

Manrico Casini-Velcha: Il massiccio dispiegamento di sforzi messo in atto dal Governo Indonesiano, posto a confronto con le varie e non assonanti voci dell’Educazione in Cina, così come quelle poco valutabili (se non per certi ‘Universifici Indiani’) ci ha ispirato una serie di considerazioni che potrebbero essere applicate in forme più o meno similari in vari contesti globali.
E poi: il problema della Formazione dei Formatori, quello per cui ‘Apprendere è gioco’, le motivazioni alla base dell’aspirazione a conoscere, l’importanza e la delicatezza dell’uso dei media, …

Chiara Palieri: I temi di maggior interesse ritengo siano stati quelli dell’innovazione tecnologica nel campo dell’istruzione.
Sono rimasta piacevolmente colpita dal constatare che la parte più anziana del Summit fosse utente esperta di social networks come Facebook e Twitter.
 
 
Quale è l’intervento che vi ha più colpito?
 
Chiara Palieri: Ho apprezzato molto l’intervento di Miss Borkova, che è un grande esempio di leadership femminile a livello mondiale. La sua attività come Direttore Generale dell’Unesco è senz’altro esemplare per le donne di tutte le età, impegnate non solo nel campo dell’istruzione.
 
Antonella Cammisa:Un personaggio che mi ha molto colpito è stato, in apertura, l’ex ministro Algerino, se non ricordo male anche vice presidente delle Nazioni Unite.
 
Pier Ugo Calzolari: L’intervento del Direttore Generale di UNESCO, Irina Popova, per l’ampiezza degli orizzonti e la concentrazione sulle questioni autenticamente strategiche.

Stefano Blanco:
Interessante quello dei Leadership Model. La scuola deve insegnare a rompere certi paradigmi mentali come quello dell’ottenere dei risultati cercando solo di risolvere i problemi. Un leader invece, deve pensare a sfruttare e creare opportunità.
Chi cerca opportunità sa che è il futuro a portare dei cambiamenti. Chi si focalizza sulla soluzione dei problemi è ancorato sul passato.
Marcello Scalisi: I tre giorni del summit sono stati ricchi di interventi e testimonianze certamente interessanti. Alcune personalità di spicco della politica o del settore privato o rappresentanti di NGO hanno dato un contributo rilevante alla riuscita del summit.
Tuttavia ritengo di dover sottolineare che la partecipazione di alcuni studenti selezionati a livello internazionale dal WISE ha dato un contributo a mio avviso significativo a rendere “vivo e reale” un evento che altrimenti avrebbe avuto le caratteristiche di un classico forum senza magari alcun contributo critico.
L’imperversare di questi giovani durante il summit con le loro video interviste, le domande a volte impertinenti nei vari seminari hanno dato a mio avviso un contributo importante riportando un po’ tutti con i piedi per terra: dobbiamo avere il coraggio di confrontarci con le persone che con il nostro lavoro tentiamo faticosamente di far entrare nel mondo del lavoro o più in generale di educare alla vita e verso cui abbiamo notevoli responsabilità
Quindi credo che più che un singolo intervento una cosa che mi ha colpito è stata la partecipazione al dibattito che è stata sempre molto alta.
 
Francesca Pasquini: Senz’altro quello di Bunker Roy, Fondatore del “Barefoot College – Social Work and Research Centre” in India che opera a favore delle comunità rurali nelle aree periferiche dell’India e dell’Africa (Informazioni in merito si trovano all’indirizzo http://www.Barefoot college.org/).
Secondo Bunker Roy, i primi ed i più colpiti dal cambiamento climatico sono i poveri rurali del mondo. Milioni di dollari sono stati spesi per la sensibilizzazione, la formazione in tecnologie alternative e per preparare le comunità rurali più vulnerabili ad affrontare la sfida.
Una delle storie di più eclatante successo è quello dell’India Barefoot College che ha formato centinaia di donne semi-analfabete e analfabete – molte di loro nonne – dei paesi meno sviluppati quali “ingegneri solari”. Dopo la formazione queste donne sono tornate nei loro villaggi a installare pannelli solari e batterie, a farne la manutenzione e le riparazioni e, con questo, hanno cambiato la vita dei loro villaggi per sempre. E hanno insegnato a persone dei villaggi vicini a fare lo stesso.
Ci sono miriadi di remoti villaggi, in India, che possono essere raggiunti solo dopo giorni di viaggio su strade sterrate e poi di lunghi percorsi a piedi. I sistemi fotovoltaici offrono l’unica fonte di energia elettrica per le popolazioni in queste aree remote. L’accesso all’energia elettrica – per mezzo di soluzioni semplici quali quelle del modello Barefoot – può migliorare notevolmente la vita degli abitanti dei villaggi e contribuisce allo sviluppo. Abbassa i costi di illuminazione, permette di generare reddito, promuove attività didattiche e riduce i rischi di incendio e di inquinamento nelle abitazioni generato dalla illuminazione tradizionale basata sul kerosene.
Perché le donne e in particolare le nonne? Perché le nonne analfabete sono umili ed è facile insegnare loro. Perché sono fortemente interessate al loro villaggio e non hanno nessuna intenzione di abbandonarlo e quindi non lo abbandoneranno per andare a cercare altrove un lavoro migliore.
 
Manrico Casini-Velcha: Primo giorno. Nella sessione del mattino, ‘Access to quality Education for All’, si è accennato alla necessità di divisare metodi ragionevoli per valutare in modo omogeneo (o perlomeno equo) sia insegnanti che programmi.
Secondo giorno. Nella sessione del mattino, ‘Creating teachers for tomorrow’, le tematiche dei due relatori britannici sono riuscite a provocare ‘Pensiero’, con la P maiuscola.
Terzo giorno. Ancora nella sessione del mattino, ‘Lessons from Cognitive Science’, si sono enunciati argomenti estremamente interessanti. Il loro approfondimento è di estrema necessità ed urgenza. Il Summit ha solo ‘grattato’ la superficie della materia. Ma lo ha almeno affidato al nostro studio e alle nostre riflessioni..
 
Quali altre osservazioni vi suggerisce l’esperienza?
 
Antonella Cammisa: E’ stata la mia prima visita nei Paesi del Golfo: un’altra realtà, assieme a tutto il mondo asiatico, da tenere d’occhio. Gli sviluppi a breve saranno esplosivi. Speriamo nel bene.
 
Chiara Palieri: Sono convinta che rappresentare la gioventù di tutto il mondo sia stato un compito che abbiamo portato avanti nella maniera più seria e innovativa. Il WISE non è il primo evento mondiale al quale partecipo come rappresentante della gioventù, tuttavia è stato l’evento di radicale cambiamento della mia visione sul mondo e sull’Istruzione, reale motore di emancipazione e crescita culturale.
 
Claudio Dondi:In sintesi, WISE aiuta a pensare con un orizzonte più ampio all’innovazione educativa e offre la possibilità di comprendere prospettive culturali rispetto all’educazione molto diverse dagli approcci europei e nord-americani, molto meglio conosciuti in Italia.
 
Pier Ugo Calzolari: WISE è un’occasione di rilievo. Per questa ragione dovrebbe assumere un aspetto meno enciclopedico e specializzare ogni incontro su un tema. Inoltre, fossi tra gli organizzatori, chiederei ai partecipanti di contribuire alle spese, perché questo è il modo più affidabile per giudicare del reale interesse dell’iniziativa.

Manrico Casini-Velcha: Mi spiace di non aver avuto il bene della multi-ubiquità. Ogni tematica era sicuramente di rilevante interesse. Attendo con impazienza la relazione completa del Summit. L’Educazione è la scienza per eccellenza; è l’arte di indirizzare l’uomo verso un più alto destino; è il carburante dello spirito e della natura dell’uomo.
Guarda caso, è anche lo scopo del nostro agire.

 
Francesca Pasquini: Dall’analisi della mailing list degli invitati al Summit si evidenzia una equa distribuzione tra istituzioni governative (internazionali e ministeri nazionali dell’istruzione), istituzioni educative (per la maggior parte, università) e imprese nei settori delle alte tecnologie.
Fa riflettere il fatto che non ci sia nemmeno un rappresentante dell’Unione Europea.
 
Marcello Scalisi: La presenza italiana mi è sembrata insufficiente. Si comprende ulteriormente quanto il ruolo dell’Italia negli scenari della cooperazione internazionale sia comunque segnata da una discreta distanza rispetto ai grandi temi che oggi attraversano le dinamiche internazionali.
Condivido quanto detto da Francesca Pasquini circa l’assenza dell’Unione Europea. Imbarazzante.
 
Proprio a questa assenza dell’Europa da WISE aveva accennato, nel suo intervento, Susanna Sancassani, direttrice di METID, in una sessione del VII congresso Sie-L . Era ottobre, avevo da poco ricevuto e accettato l’invito (anch’io come Antonella non so come siano arrivati al mio nome, probabilmente perché ho partecipato ad un po’ di progetti europei e qua e là su Internet c’è qualcosa che ho scritto in inglese). E’ lì che ho cominciato a capire che sarebbe stata un’esperienza interessante non solo come esperienza di viaggio ma proprio per le caratteristiche e i contenuti del summit, un summit che si propone di essere an international initiative and platform for a multitude of established and new educational actors to collaborate proactively all year round”.
Tornando all’Europa: non è che di europei, tra i relatori, non ve ne fossero. Ce n’erano diversi targati UK, un paio di francesi e di tedeschi, un belga, … C’era il ministro dell’educazione danese di cui ho apprezzato l’intervento. Quella che mancava era l’Unione Europea in quanto tale. E non c’era alcun relatore italiano.
La scelta di inserire un articolo su WISE in questo numero zero di Bricks ha dunque un duplice significato: attirare l’attenzione, a livello italiano, su questa importante scadenza mondiale e avviare una rubrica che, in una rivista dedicata al mondo della scuola in Italia, parlerà su ogni numero di un avvenimento o un’esperienza fuori dell’Italia.
Sono già state definite le date di WISE 2011: dal 1° al 3 novembre.
WISE 2010 ha premiato, con i WISE Awards, 6 progetti innovativi relativamente al tema “Transforming education: Investment, Innovation and Inclusion”. Sono stati presentati centinaia provenienti da 89 paesi:
  • il 29 % provenienti dall’Asia e dall’Oceania,
  • il 20 % dall’Africa sub-sahariana,
  • il 14 % dal Medio Oriente e Nord Africa,
  • il 14 % dall’Europa,
  • il 12% dal Nord America,
  • l’11 % dal Sud America.
I progetti premiati sono stati i seguenti:
  • Citizens Foundation, Pakistan.
  • MIT OpenCourseWare, USA.
  • Mother Child Education Program, Turchia.
  • Smalholders Farmers Rural radio Smarholders Foundation, Nigeria
  • AIMS (African Institute for Mathematical Sciences) Next Einstein Initiative, Sud Africa.
  • Rewrite the Future – Save the Children, UK.
 
 
Per la prossima edizione WISE 2011, è stato lanciato il WISE Prize for Education: The WISE Prize for Education will reward an individual – or a team of up to six individuals working together – for their outstanding and world-class contribution to any level or area of education in any part of the world. Their work should have made a major change in the world of education and had a lasting impact on a significant scale.
Le nomination – http://www.wiseprizeforeducation.org/en/nominating_candidate.php – sono aperte dal 1° febbraio al 30 aprile.
Istituendo il premio, di 500.000 dollari, Her Highness ha dichiarato:It is our aim that this prize should raise global awareness of the crucial role of education in all societies, and create a platform for innovative and practical solutions that might help alleviate some of the challenges which education faces around the world.

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Un'iniziativa:
AICA SIe-L

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Didamatica 2013

9:30 am – 6:00 pm

DIDAMATICA 2013

Pisa - 7, 8 e 9 Maggio

DIDAMATICA 2013 si terrà a Maggio nei giorni 7, 8 e 9 e sarà organizzata dalla Scuola Superiore Sant’anna - Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell'lnformazione e della Percezione (TeCIP), in collaborazione con il CNR di Pisa - Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” (ISTI) e Istituto di Informatica e Telematica (IIT).

Promossa annualmente da AICA, la manifestazione si propone di fornire un quadro ampio e approfondito delle ricerche, delle innovazioni e delle esperienze nel settore dell'informatica applicata alla didattica, nei diversi domini e nei molteplici contesti di apprendimento.

Dedicata a tutta la filiera della formazione, DIDAMATICA è diventata l’appuntamento annuale di riferimento per ricercatori, docenti, insegnanti del mondo della scuola, dell’università e delle organizzazioni private e pubbliche per confrontarsi sull’evoluzione delle metodologie e delle tecniche di apprendimento a fronte della tumultuosa innovazione digitale cui stiamo assistendo.

I temi e gli argomenti per i quali si sollecitano contributi sono elencati nel CALL FOR PAPER.

La scadenza per l'invio delle proposte è il 10 Marzo 2013.

Istruzioni per gli autori per la sottomissione dei lavori e altre informazioni utili sono disponibili sul sito dell'evento:

http://didamatica2013.sssup.it/

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Dedicata a tutta la filiera della formazione, DIDAMATICA è diventata l’appuntamento annuale di riferimento per ricercatori, docenti, insegnanti del mondo della scuola, dell’università e delle organizzazioni private e pubbliche per confrontarsi sull’evoluzione delle metodologie e delle tecniche di apprendimento a fronte della tumultuosa innovazione digitale cui stiamo assistendo.

I temi e gli argomenti per i quali si sollecitano contributi sono elencati nel CALL FOR PAPER.

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DIDAMATICA 2013 si terrà a Maggio nei giorni 7, 8 e 9 e sarà organizzata dalla Scuola Superiore Sant’anna - Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell'lnformazione e della Percezione (TeCIP), in collaborazione con il CNR di Pisa - Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” (ISTI) e Istituto di Informatica e Telematica (IIT).

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