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Le LIM: Molte luci, qualche ombra

Scritto il 22 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Albalisa Azzariti
DS IC “Monte Grappa” di Bussero
albalisa.azzariti@gmail.com


I nostri alunni sono nati e stanno crescendo con videogiochi, computer, tablet; hanno blog e navigano in internet, padroneggiano l’uso di cellulari, file mp3 ecc. Insomma,vivono e corrono in rete con la stessa velocità con cui l’era digitale è entrata a far parte della vita quotidiana. Ma non è per tutti così: se una volta si parlava di “svantaggio scolastico”, ora si inizia a profilare uno “svantaggio tecnologico” in quegli alunni che per esempio sono gli unici in una classe a non avere un netbook personale o gli unici a non saper mandare una mail.

Ed i docenti? Sono pronti a correre alla stessa velocità o vivono una sorta di svantaggio nei confronti dei loro studenti? Spesso nelle scuole sono presenti vecchi PC risalenti all’epoca dei dinosauri; pochi docenti sanno cosa è un blog, cosa è un social network; ancora pochi sanno utilizzare le tecnologie in modo consapevole e mirato nella propria didattica. Persino la TV – grande mito della mia generazione – appare lenta ai preadolescenti, i quali preferiscono le webtv.

Le famiglie vivono una grande contraddizione: esse dimostrano infatti di avere scarsa consapevolezza di quanto sta avvenendo. Da un lato, acquistano apparecchi digitali sempre più sofisticati ai propri figli, dall’altro lato non controllano o controllano solo in parte il loro uso. Si crea così, da parte degli alunni, una sorta di onnipotenza nell’uso delle tecnologie, dove l’adulto è relegato ai margini, come incompetente.

Fig. 1 – Nella fotografa uso della LIM durante l’accoglienza di studenti giapponesi in una iniziativa  di Scambio.

Tale dinamica è evidentissima quando in classe si introduce una LIM: gli alunni sono tutti entusiasti; ricordo il boato di gioia quando a settembre dell’anno scorso abbiamo acceso per la prima volta le LIM di nuova generazione nelle classi terze medie e si è sentita la prova audio del tecnico installatore (come al cinema). Per poco gli studenti non hanno baciato il maxischermo ed abbracciato il dirigente scolastico e le professoresse.

In quel frangente, le famiglie si sono dimostrate molto interessate e contente. Il commento più frequente è stato “purché si svolga comunque il programma, è una cosa moderna, di quelle che si vedono nelle scuole private”.

In un paese vicino a noi, non essendo state richieste dai professori le LIM (ci volevano almeno tre professori di ruolo dello stesso consiglio di classe intenzionati ed impegnati a frequentare il corso di addestramento), i genitori hanno effettuato una petizione, raccogliendo un’impressionante quantità di firme a sostegno delle LIM e con una certa disapprovazione della latitanza della scuola.

Introdotte nelle classi, le LIM sono apparse agli studenti strumenti di utilizzo piuttosto elementare e molti di essi si sono proposti: ”lasci stare, professore, ci penso io”. Anche in questa circostanza, gli adulti rischiano di essere tagliati fuori. In realtà, noi abbiamo appreso con un certo disappunto e rammarico, sulla scorta di qualche disavventura, che i nostri alunni non sono davvero esperti LIM, hanno solo alle spalle una pratica effettuata per prove ed errori.

E considerato quanto costano le LIM e che non ci sono dati fondi per ripararle in caso di guasti, meglio non correre il rischio dell’apprendimento per prove ed errori.

Nell’istituto comprensivo “Monte Grappa” di Bussero, nella zona est della Provincia di Milano, abbiamo installato presso la scuola secondaria sette lavagne multimediali, di cui quattro fisse a muro e due di tecnologia differente, portatili o mobili, di cui una touch screen. La scuola secondaria ospita dodici classi, quindi la dotazione presente – che si completa con due aule informatiche – è sufficientemente ricca da poter consentire una riflessione in merito agli effetti che tali strumenti comportano sulla pratica educativa e didattica.

Siamo arrivati alla presenza delle tecnologie a scuola nel corso di alcuni anni, con operazioni diverse e complementari, sempre un po’ alla rincorsa del rinnovamento dell’hardware e del software, senza un budget finanziario sicuro su cui poter contare.

La nostra scuola secondaria (ed anche da quest’anno la scuola primaria) sono inoltre sedi del Progetto Nazionale Classi 2.0. Questo ci ha permesso di costruire un’aula ed una scolaresca un po’ speciali, mettendo a frutto anni di gavetta sul campo.

Fig. 2 – Nella fotografa uso della LIM durante l’accoglienza di studenti giapponesi in una iniziativa  di Scambio.

Sono un dirigente scolastico piuttosto giovane, che lavora nella scuola da anni ed ha iniziato ad occuparsi di tecnologie quando il linguaggio LOGO era una novità. Mi piace l’era digitale e mi sento abbastanza a mio agio se si ragiona per mappe e in modo sincronico.

Nel momento in cui mi è stato proposto di parlare dell’esperienza della LIM nella scuola, ho pensato di coinvolgere i docenti sia della scuola primaria sia della scuola secondaria, raccogliendo esperienze, riflessioni, contributi, difficoltà incontrate.

Gli insegnanti hanno risposto con entusiasmo alla proposta di raccontare la loro relazione con la LIM e forse questo è di per sé già un dato su cui riflettere. Direi, infatti, che la lavagna multimediale è uno strumento che non ci può lasciare indifferenti: certamente c’è, si nota, lascia il segno.

Poiché il nostro progetto di dotare tutte le classi di una LIM non è ancora completato e poiché comunque l’introduzione della lavagna multimediale è stata graduale, si notano fondamentalmente vissuti diversi:

  • Gli entusiasti – speranzosi, che non hanno la LIM in classe ma l’hanno vista usare dei colleghi e ne intuiscono le potenzialità (e che un po’ invidiano i colleghi che possono utilizzarla).
  • I titubanti – principianti: sono coloro che la stanno usando da poco e, nell’iniziare ad apprenderne le possibilità, si scontrano anche con tutta una serie di difficoltà e quindi oscillano tra entusiasmo e frustrazione, ottimismo e scetticismo, in un percorso che avanza a zig-zag,con un senso di solitudine che certo non aiuta.
  • I consapevoli: quei professori che ormai usano la LIM da due o più anni e quindi colgono le opportunità dello strumento senza mitizzarlo.

Per fortuna, nell’Istituto che dirigo, è quasi sparito il segmento dei docenti-oppositori, coloro che resistono ad oltranza ad ogni tecnologia. C’era, ma ora non lo ritrovo più.

Credo la mancanza oggi di una vera opposizione allo strumento, almeno nella mia scuola, dipenda da una molteplicità di fattori intersecantesi: l’entusiasmo di chi sta utilizzando le LIM con una certa sicurezza e provvede a diffondere una luce positiva sullo strumento; l’indubbio modificarsi in senso positivo delle scolaresche,che con la LIM diventano più attente e partecipi; l’interesse mostrato dalle famiglie; l’introduzione di libri sempre più digitali; la flessibilità con cui lo strumento può essere utilizzato – da livelli minimi di maxi schermo del PC a livelli più ricchi e complessi; infine (e soprattutto) la collocazione in aula anziché in laboratori separati.

Gli entusiasti-speranzosi riferiscono di non avere avuto la LIM in classe ma di aver avuto la possibilità di provarla durante ore di supplenza in aule accessoriate. Una docente riferisce di essersi chiesta se – svolgendo un progetto didattico di studio del clima e delle temperature – la LIM le sarebbe stata d’ausilio significativo nella quotidianità della classe e di essersi quindi risposta in senso affermativo: la LIM “avrebbe consentito alla classe – guidata dal docente – di collegarsi ai siti meteo ed ogni giorno compilare collettivamente grafici e tabelle; avrebbe consentito di introdurre un uso corretto dei linguaggi informatici che i ragazzi usano quotidianamente; in parallelo, l’uso del giornale avrebbe consentito di confrontare due metodi di ricerca”.

Gli entusiasti-speranzosi valorizzano il ruolo della LIM per l’apprendimento degli alunni con DSA, con la possibilità per tali studenti di raccogliere tutti i dati su una chiavetta USB, configurando una nuova continuità studio a scuola-studio a casa e fornendo a docenti e studenti un modo pratico, veloce e più sicuro per raccogliere il lavoro in classe.

Infine, questa categoria di docenti evidenzia come la LIM possa rendere meno noiosa e monotona una lezione frontale, possa coinvolgere di più gli alunni, possa consentire un maggior coinvolgimento di tutti gli studenti, i quali – muniti di chiavetta USB – possono poi ripensare la lezione a casa o viceversa preparare in modo più creativo tra le proprie mura domestiche il compito assegnato, per poi presentarlo alla classe ed al professore con maggior soddisfazione del “bel quaderno”. Si coglie infine in questi docenti il desiderio di conservare ed anzi arricchire la propria relazione con gli studenti ed il timore di fondo che un’attenzione spiccata alla tecnologia riduca lo spazio di relazione interpersonale e di dibattito oppure di operatività concreta.

La grande quantità di docenti che abbiamo definito “titubanti – principianti” è costituita da insegnanti molto volonterosi, che con diligenza e serietà hanno iniziato da poco (un anno – due al massimo) ad usare la LIM.

Essi evidenziano difficoltà reali.

In primo luogo, la formazione è avvenuta solo in fase iniziale, con grandi gruppi di persone di scuole diverse e qualche difficoltà a conciliare il tutto. Pare che qualcuno di loro non sia stato particolarmente arricchito dalla formazione, per motivi strutturali più che legati alla qualità dei formatori. Non è mai piacevole utilizzare strumenti di cui non si è sicuri e, per di più, il docente non può rischiare di giocarsi l’ascendente sui propri alunni facendo figuracce. Un’incerta padronanza del medium tecnologico è immediatamente avvertita dalla scolaresca, che ricorre al “Su, lasci perdere, prof. Ci pensiamo noi!” facendo sentire il docente di turno ancora più inadeguato.

Chi tra i professori ha poco tempo a disposizione ed insegna una materia operativa (come Educazione tecnica) utilizza la LIM in modo saltuario oppure in occasione di unità didattiche specifiche. Deve infatti scegliere, forzosamente, tra l’addestrare la mano ad usare riga e squadra o addestrare la mente e la parola a narrare. L’equilibrio tra il dire ed il fare è sempre difficile, quasi impossibile con poco tempo a disposizione.

Un’insegnante evidenzia che cominciare l’anno scolastico con la LIM in classe per lei è stata una vera e propria esperienza, nel vero senso della parola. Si è sentita un po’ impotente, non conoscendo minimamente le potenzialità che tale mezzo poteva offrire.

In seguito, riferisce di aver iniziato a “metterci le mani e gradualmente ho fatto scoperte ogni giorno più interessanti”. Prosegue commentando: “Devo dire che per un’insegnante come me che lavora con lavagna di ardesia da quasi quarant’anni è stata una bella prova . Avere una LIM in classe è un po’ come aprire la tua aula al mondo esterno e permettergli di entrare portando con sé notizie sempre nuove e più aggiornate”.

Dal punto di vista degli alunni, l’introduzione della LIM in classe a metà del ciclo scolastico è stata commentata in termini solo positivi: “è una novità veramente unica ed emozionante” “ci aiuta a comprendere argomenti nuovi”; “ci permette l’uso di internet”; “possiamo fare cose che la vecchia lavagna non permetteva, come vedere programmi istruttivi, conoscere altri paesi, imparare con video didattici”.

Tuttavia, l’impatto per i neofiti è risultato assolutamente non facile: la preparazione delle attività ha sicuramente richiesto più tempo, soprattutto all’inizio. L’utilizzo di CD, chiavette USB ed altri mezzi tecnologici, se da una parte ha facilitato il lavoro, dall’altra ha richiesto tempo, impegno ed attenzione da parte di tutti, insegnanti ed alunni.

Per molti lunghi mesi non abbiamo avuto il collegamento ad internet.

Infatti, l’Amministrazione Comunale precedente si era impegnata a supportarci… ma poi, con le elezioni amministrative, sono cambiate le persone nel palazzo comunale; la nuova Giunta non si è sentita vincolata ad alcun accordo dell’Amministrazione precedente e quindi ha fatto resistenza per un tempo molto lungo (o forse sono stati tempi lunghi di iter procedurale) per consentirci l’installazione di un access point.

La LIM necessita di continui aggiornamenti che permettono un utilizzo più semplice dei programmi di cui è dotata, ma tali aggiornamenti sono inviati tramite internet. Per ovviare il problema, alla fine i docenti si sono dovuti dotare di chiavette personali per il collegamento ad internet, con grande disappunto da parte loro. Attualmente, la scuola secondaria è collegata ad internet in tutte le aule, la scuola primaria ha solo una connessione ADSL in aula di informatica.

Una docente di lettere evidenzia che si perde molto tempo ad effettuare ogni volta tutti i collegamenti computer-lavagna, perché il PC non può essere lasciato in aula al termine delle lezioni, ma deve essere riposto in luogo sicuro (antiladro). Nonostante le intenzioni e le dichiarazioni contrarie, talvolta accade che i professori assegnino agli alunni il compito di riporre il computer o di effettuare i collegamenti. Per sbadataggine o inadeguatezza, i presunti “ragazzi esperti nel computer” qualche danno l’hanno causato. Anche l’eccessiva rudezza di qualcuno ha portato a “stritolare” una penna-mouse.

In un giorno particolarmente caldo di maggio, mentre si stava procedendo alla visione di un film, il proiettore è andato continuamente in auto protezione, interrompendo la proiezione, che così è risultata impossibile da godere nella sua interezza. Il problema è insito nel proiettore che si spegne e fa comparire due luci rosse, mentre il computer continua a funzionare. Dopo qualche minuto con il telecomando si riaccende il proiettore, ma dopo circa un quarto d’ora si spegne nuovamente. A Milano, negli ultimi mesi di maggio e giugno o in settembre, fa spesso piuttosto caldo e ciò ostacola il buon funzionamento delle lavagne.

Parlando di alunni, non si sa come qualche furbacchione è riuscito a captare la password e – nel cambio d’ora- ha tentato di proiettare immagini non adatte ad una scuola. Con fatica, è stato necessario cambiare tutte le password e secretarle maggiormente.

La stanchezza che i docenti incontrano nell’uso delle LIM, specie se sono all’inizio di questa esperienza, deriva dal maggior carico di lavoro a casa (perché le lezioni così strutturate non si possono improvvisare né presentazioni più articolate in power point possono essere inventate lì per lì: occorre una progettualità più complessa rispetto alla tradizionale unità didattica o lezione frontale).

I miei docenti accennano appena, ma è un problema reale, la quantità di lavoro nascosto non riconosciuto né a livello economico né a livello professionale per poter affrontare una mattinata con le LIM, magari in classi e sezioni diverse, con argomenti in programma diversi da classe a classe.

Inoltre, il senso di inadeguatezza è sempre incombente: “il fatto di non sentirmi autonoma o navigata come i ragazzi o altri colleghi più esperti di me…”.

Infine, un altro problema riguarda i tempi della didattica in classe. “Le tecnologie sono una grande risorsa, ma richiedono tempi di lavoro sulla classe più lunghi ed articolati dei 55 minuti di uno spazio orario…a volte si fa appena in tempo ad accendere la lavagna e dire due cose che la campanella suona!”

Infine, lo dico da dirigente scolastico, non aver previsto finora alcun finanziamento per il ripristino di componenti della LIM deteriorate per l’uso (per esempio le lampadine) ci porta molta ansia: talvolta verrebbe da dire ai docenti: non usatele sempre, altrimenti le consumate e non ho i soldi per ripararle in caso di guasto …

Tuttavia, questi docenti così preoccupati, titubanti-principianti ma – almeno nella nostra realtà – molto generosi e volonterosi, riconoscono molti meriti alla LIM.

Una insegnante dice: “Uso la LIM da circa due anni e ormai non posso più farne a meno. Il software fornisce strumenti per disegnare, scrivere, evidenziare, selezionare ed interagire con gli strumenti presenti sulla superficie della lavagna. I contenuti visualizzati funzionano esattamente come su computer ad essa collegato; i file possono essere selezionati e trascinati, aperti, modificati, collegati, salvati, stampati, esportati in diverso formato o spediti via mail. Tutto ciò che viene collocato sulla slide, sia scrittura a mano, sia testo digitale, testo incollato, immagine, video o suono, viene considerato da software un ‘oggetto’ digitale e come tale può essere clonato, cancellato, copiato, ruotato, ingrandito, ridotto, spostato, sovrapposto, reso ipermediale”.

La gamma delle applicazioni e dei software introdotti nelle classi è impressionante: dall’uso di software per la musica digitale a Cabrì e Geogebra per la matematica, da Google Maps per la geografia ai filmati ed alle mappe concettuali per storia. Sono stati sviluppati interessanti lavori di analisi del testo narrativo e di sviluppo, rielaborazione, costruzione del testo poetico. Ho visto lavori di grammatica molto coinvolgenti per i ragazzi. Persino la correzione di una verifica appare più interessante se avviene attraverso una proiezione sulla lavagna dell’elaborato da valutare; tutti gli alunni partecipano alla correzione e valutazione dell’elaborato.

Le lezioni risultano oggettivamente più ricche, stimolanti ed accattivanti. Si intuisce che si potrebbe in un tempo futuro prossimo utilizzare altre tecnologie ed integrarle alla LIM: per esempio riprese video o programmi di web radio o utilizzo integrato di file mp3 con lettori individuali ecc.

La LIM non ha sostituito in questi docenti il tradizionale modo frontale di fare una lezione, ma ha consentito di introdurre gradualmente elementi che lo rendono più ricco. E poiché può capitare sempre anche qualche problema tecnico, ecco che, accanto ad una chiavetta USB, non dovrebbero mai mancare ad alunni e docenti biro e quaderno.

Ed infine lascio la conclusione a quei docenti che definirei “consapevoli”.

Sono maestri e professori che usano le tecnologie da anni; per loro la LIM è uno strumento integrato con altri. La loro riflessione è matura e densa di tutta la complessità di questo mondo. Essi evidenziano che con la LIM, come del resto quando si utilizzano altre metodologie attive, si introducono significativi cambiamenti: il docente deve familiarizzare con le NT; di ogni “lavagna: pagina scritta” rimane traccia. Ciò comporta due significative novità: in primo luogo il docente porterà in classe competenze informatiche da lui o dagli scolari prima agite solo fuori; in secondo luogo, rimane memoria di tutto il lavoro svolto in classe, che quindi può essere ripreso dal docente stesso o dagli allievi.

Ciò può entusiasmare ma anche spaventare e quindi innescare nella scuola sia una spinta all’innovazione sia al contrario la resistenza. Le tensioni si accrescono se l’accento è posto solo sui contenuti e non solo sui processi: in un primo momento, infatti, sembrerà ai docenti di svolgere un numero inferiore di contenuti. All’inizio può anche apparire che l’attenzione dei ragazzi si rivolga più allo strumento che ai contenuti proposti. Tuttavia si tratta di una fase transitoria. Infatti – dicono questi docenti – la LIM ha sicuramente un valore formativo per i docenti e motivante per gli studenti. Consente di ridurre il gap tra scolastico ed extrascolastico.

L’integrazione del dentro e fuori della scuola è sicuramente uno degli aspetti più significativi e forieri di potenzialità. Nel dialogo tra LIM ed altre tecnologie oggi a disposizione si apre un grande ampliamento delle possibilità di ricerca e di impiego di informazioni ad ampio raggio.

La classe si apre al “fuori” ed al contrario il “fuori” entra in classe, in un continuum che apre la mente del docente e dello studente, creando una condizione nuova di apertura al mondo anche a livello metacognitivo.

PC, social network, facebook, chat , non sono più per gli studenti momenti da vivere in solitudine, ma entrano a pieno titolo nello spazio sociale e cognitivo condiviso, per un inserimento più attento nella società attuale.

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Promossa annualmente da AICA, la manifestazione si propone di fornire un quadro ampio e approfondito delle ricerche, delle innovazioni e delle esperienze nel settore dell'informatica applicata alla didattica, nei diversi domini e nei molteplici contesti di apprendimento.

Dedicata a tutta la filiera della formazione, DIDAMATICA è diventata l’appuntamento annuale di riferimento per ricercatori, docenti, insegnanti del mondo della scuola, dell’università e delle organizzazioni private e pubbliche per confrontarsi sull’evoluzione delle metodologie e delle tecniche di apprendimento a fronte della tumultuosa innovazione digitale cui stiamo assistendo.

I temi e gli argomenti per i quali si sollecitano contributi sono elencati nel CALL FOR PAPER.

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