Scrivanie virtuali per ITEC 3

Scritto il 23 marzo 2013 by Redazione Bricks

di Anna Rita Vizzari

Scuola Secondaria di 1° Grado "A. Gramsci" (mediasestu.it)

Blog personale: www.lavagnataquotidiana.org

Indirizzo mail: annarita.vizzari@tiscali.it 
 

 

Da  Settembre a Dicembre 2012, nell’arco di tre mesi, ho avuto l’opportunità di sperimentare nella mia classe seconda  il ciclo 3 di iTEC (acronimo per «Innovative Technologies for an Engaging Classroom»: cfr. itec.eun.org), un percorso concepito e proposto dall’Università di Aalto in Finlandia (itec.aalto.fi) nonché gestito in Italia dall’Indire.
Si trattava di implementare e di sperimentare in classe una learning story, ossia un’ipotesi di percorso strutturato in un’insolita forma narrativa che includesse e rispettasse delle learning activities, ossia delle attività didattiche basate su compiti autentici. Per l’impianto progettuale rimando ai link forniti sopra: da questo momento incentrerò l’attenzione sulla mia progettazione e sull’esperienza in classe.
Poiché il package (il “pacchetto didattico”) scelto prevedeva che i ragazzi progettassero e realizzassero il prototipo di un oggetto (reale o digitale) e poiché le attività di iTEC sono da calare nel curricolo, ho ipotizzato la prototipazione di una scrivania virtuale dedicata a un famoso autore di uno dei generi letterari trattati durante il periodo interessato (racconto comico-umoristico, racconto horror e racconto di fantasmi). I ragazzi  avrebbero lavorato in gruppi, ciascuno dei quali avrebbe appunto curato una scrivania virtuale; l’ipotesi di progettazione è stata da me condivisa su www.slideshare.net/latiranna/ipotesi-di-learning-story-per-i-tec3.
Abbiamo deciso che la classe (di 25 alunni) sarebbe stata divisa in 6 gruppi, ciascuno dei quali avrebbe trattato un autore e curato un blog.  Le attività di coordinamento e di documentazione sono state curate dalla scrivente nel blog itecsestu3.blogspot.it.
Nella prima learning activity prevista (denominata «design brief/worskhop per il brief di progetto») innanzitutto ho illustrato ai ragazzi la learning story, quindi abbiamo creato i gruppi ricorrendo a un’applicazione fortemente consigliata: Teamup (teamup.aalto.fi), in cui ai diversi nomi degli alunni si associano, sotto forma di icone, delle caratteristiche in modo che il programma elabori i dati e crei dei gruppi equilibratamente eterogenei. Interessante è la reazione degli alunni alle associazioni: a dire il vero ai gruppi apportiamo poi qualche verifica manualmente perché ci sono delle variabili che il sistema non può conoscere.  
Ogni gruppo ha quindi aperto un blog su Blogger. Questo il prospetto di gruppi, argomento trattato e blog: 

Gruppo

Genere

Autore

Racconto

Blog

Fantasmi

Racconto di fantasmi

Dino Buzzati

Il fantasma del granaio

fantasmiitec.blogspot.com

Spettri

Racconto di fantasmi

Jerome Klapka Jerome

Il fantasma innamorato

spettri99.blogspot.it

Licantropi

Racconto horror

Patricia Highsmith

L’uomo che studiava le lumache

licantropi00.blogspot.it

Vampiri

Racconto horror

Guy De Maupassant

La mano incatenata

vampiriitec.blogspot.it

Comici

Racconto comico

Stefano Benni

L’anno del tempo matto

comiciitec.blogspot.it

Umoristi

Racconto umoristico

Achille Campanile

La lettera di Ramesse

umoristiitec.blogspot.com

 

Nella seconda learning activity prevista (denominata «contextual inquiry/indagine contestuale») gli alunni hanno analizzato punti di forza e di debolezza di alcuni siti aventi una delle due caratteristiche:
• erano impostati come scrivanie virtuali (come quella di J.F. Kennedy su microsites.jfklibrary.org),
• erano dedicati ad autori letterari: siti commerciali di autori viventi come J.K. Rowling (www.pottermore.com) o Manuela Monari (www.manuelamonari.it) e siti dedicati a grandi autori del passato come  E.A. Poe (www.poemuseum.org) e Gianni Rodari (www.giannirodari.it).
I gruppi hanno condiviso i risultati delle analisi e le riflessioni nei rispettivi blog.

Fig. 1 - Alunna che consulta la scrivania virtuale di Manuela Monari

Nella terza learning activity (denominata «product design/progettazione del prodotto») i singoli gruppi hanno lavorato su due piani:
-  prototipazione della scrivania virtuale che avrebbe costituito il contesto,
- cura dei contenuti mediante la realizzazione di asset di diversa natura, i quali sarebbero poi confluiti nella scrivania.

Nella quarta learning activity (denominata «participatory  design workshop/progettazione partecipata »)  i ragazzi hanno sottoposto i propri lavori a una classe terza di un altro corso di un altro plesso (il cui blog è bloggersestu3f.webnode.it). Per la comunicazione si è fatto ricorso ai commenti nei rispettivi blog. La classe contattata ha scritto concisi ma significativi commenti su forma e contenuti, commenti che i miei alunni hanno tenuto in considerazione per sistemare e limare i lavori.

Nella quinta learning activity (denominata «final product  design /progettazione del prodotto finale») i gruppi hanno cercato di rifinire il loro prototipo alla luce delle osservazioni rilevate, documentando anche i procedimenti mediante periodiche pubblicazioni di post nei rispettivi blog e, soprattutto, nel gruppo su Facebook che intanto è stato costituito per un’esigenza manifestata dagli stessi ragazzi. La questione dei limiti di età su Facebook è stata risolta mediante un’autorizzazione scritta dei genitori i quali dichiaravano che i loro figli disponevano già in precedenza di un account e che acconsentivano al suo utilizzo per le attività didattiche.
Il gruppo privato su Facebook si è rivelato molto proficuo per le comunicazioni immediate, perché i ragazzi appena rincasavano controllavano i messaggi e ne scrivevano di nuovi: c’erano persone più attive e persone meno attive, questo dipendeva anche dalla differente possibilità di connessione.

In una sesta learning activity (denominata «reflection »), da svolgere alla fine di ciascuna delle precedenti, i ragazzi avrebbero dovuto documentare delle riflessioni in formato video. Questa parte non è però venuta naturale nonostante i ragazzi fossero autorizzati a utilizzare i propri dispositivi (dal tablet allo smartphone alla Nintendo ds): per loro era più agevole scrivere un post nel blog che registrare e condividere un video. Per evitare che questa fase si saltasse sistematicamente ho dovuto gestirla personalmente con i ragazzi. Per i video rimando al Canale su Vimeo.

Fig. 2 - Ogni alunno con il suo dispositivo

Le scrivanie virtuali sono state realizzate su Glogster o su Wallwisher. Purtroppo nel periodo in cui ci lavoravamo ambedue questi webware erano in fase di transizione (con modifiche non sempre migliorative) per cui sia io che i ragazzi siamo rimasti spiazzati più volte.
Ecco due scrivanie virtuali, la prima realizzata con Wallwhisher, la seconda con Glogster:

Fig. 3 - Scrivania virtuale su Wallwhisher 

Fig. 4 - Scrivania virtuale su Glogster

L’apice della collaborazione ha avuto luogo in un’occasione speciale che è stata come una gemma incastonata nel percorso iTEC. Poiché un gruppo aveva la fortuna di trattare un autore vivente (Stefano Benni), su Facebook ho lanciato la proposta di scrivergli (tramite il suo sito) per chiedere innanzitutto il consenso per l’utilizzo di qualche immagine e secondariamente per chiedere una breve intervista. L’alunna coordinatrice del gruppo in questione inizialmente era ritrosa, poi invece ha deciso di provarci e dopo qualche giorno ha ottenuto la risposta.
Questa corrispondenza è stata curata interamente dagli alunni: sia la stesura del testo dell’e-mail di contatto, sia la predisposizione delle domande. La coordinatrice ha spiegato così nel gruppo sui Facebook: «sto prendendo tutte le domande che la classe ha prodotto  e ne scelgo 6 (una di ogni gruppo)» e ecco le domande: «sono le più belle e significative, secondo me»
Ecco le domande, concise ed efficaci:
1.    A che età ha scritto il suo primo romanzo?
2.    Perché scrive romanzi così surreali come l’anno del tempo matto?
3.    Quando scrive, prende solo spunto dalla sua fantasia o si basa anche sulle esperienze proprie o altrui?
4.    Preferisce la tecnologia o scrivere a mano?
5.    Oltre al genere Comico, quale altro preferisce?
6.    C’è qualcuno che l’aiuta a scrivere i romanzi o fa tutto da solo?
Per conoscere le risposte di Stefano Benni basta vedere il GoAnimate che i ragazzi hanno pensato di realizzare (la versione testuale dell’intervista è nel post «Notiziona – Stefano Benni ha risposto»). Alla mia obiezione: “Come mai le domande e le risposte sono state accorpate a due a due con tanto di numerazione progressiva?” la risposta dei ragazzi è stata: “Perché con le restrizioni dell’account gratuito, che consente soltanto 10 battute, era necessario accorpare alcune domande”.
Insomma, dal problema nasce la soluzione creativa.
 

1 In particolare nelle persone di Leonardo Tosi (coordinatore di progetto), Andrea Benassi (coordinatore didattico) e Giovanni Nulli (referente tecnologico). 

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