N°3 – DICEMBRE 2011 – In questo numero

Scritto il 01 dicembre 2011 by Redazione Bricks

di Barbara Ongaro
Docente, staff del Direttore Regionale – Ufficio Scolastico della Lombardia

 



In questo ricco numero di Bricks, si affronta un tema cruciale per la scuola, nonché per la società del domani.
I contenuti degli articoli degli autori che hanno prestato il loro contributo riportano tutti, benché in modi differenti, alla questione oggi prioritaria, per chi si occupa di trasferire conoscenza.
All’inizio del terzo millennio, tutti noi abbiamo a che fare con gli effetti della rivoluzione digitale: ovvero, con una universale trasformazione dei centri e dei modi di produrre e far circolare il sapere. E di fruirne, attraverso mezzi e modalità nuovi.
Ciò ha un impatto determinante – forse non ancora totalmente apprezzabile nella sua intensità – sui processi di insegnamento, apprendimento e organizzazione dei sistemi scolastici. Quel che è certo, come ben osservava il Direttore Giuseppe Colosio proprio sul numero “zero” di questa rivista, è che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio salto di paradigma: un cambiamento radicale, che ribalta la prospettiva in cui si colloca la costruzione della conoscenza.
Le diverse sperimentazioni effettuate, i pregevoli risultati delle progettualità connesse al piano “Scuola Digitale” varato dal MIUR nel 2007 – come per esempio “Cl@ssi 2.0” – segnalano con tutta evidenza quale sia la qualità del mutamento: ovvero, lo spostamento dell’asse del lavoro educativo, la riallocazione del baricentro del processo di trasmissione dei saperi.
Oggi non sono più gli oggetti della conoscenza ad essere il fulcro di tale processo, bensì i soggetti.
Una sorta di ‘rivoluzione copernicana’ contemporanea, dunque, che vede appunto nel soggetto – e, segnatamente, nella sua responsabilità e autonomia di giudizio – il perno della costruzione della conoscenza, il cui principale luogo di trasmissione non è più l’aula scolastica tradizionale, ma la rete. Il sapere scavalca, per così dire, i tradizionali strumenti e luoghi deputati – fino a pochi anni fa – al suo trasferimento; esso è immediatamente fruibile, giunge al soggetto senza mediazioni, in modo così diretto da far percepire concretamente a tutti quale sia la cifra del cambiamento introdotto dalla rivoluzione digitale: la questione – per dirla con le parole di Jean-François Lyotard – della legittimazione della conoscenza.
Sì, perché nel momento in cui la formazione della conoscenza diviene un processo aperto, policentrico, molteplice e diretto – in quanto processo virtuale –  è a maggior ragione difficile determinarne il vero fondamento. La via per non abdicare al proprio ruolo di insegnanti, educatori, “maestri” – nel senso etimologico del termine: magister, colui che possiede qualcosa ‘di più’ in termini qualitativi, e che ha la capacità di trasferirlo agli individui con i quali entra in relazione – è quella apparentemente più difficile: accettare la sfida del ribaltamento di prospettiva e lavorare con la chiara finalità di formare, in ogni singolo allievo, la facoltà del giudizio.
In ciò risiede la vera, sola possibilità di legittimare il sapere. E’ l’individuo che ricerca, analizza, giudica la conoscenza alla quale accede, per le vie più diverse. Per questo egli deve possedere capacità critiche, sostenute dalla proattività generata dalla curiosità, dalla passione per la conoscenza. Deve poter accedere liberamente alle fonti originarie: ai testi originali, strutturati attraverso i linguaggi più diversi, a partire dai quali formare una visone ampia e approfondita del contesto culturale in cui la nostra civiltà si è costituita e articolata. Deve esser condotto all’acquisizione dell’autonomia del pensiero e del comportamento, premessa indispensabile per coltivare quel senso di responsabilità individuale e collettiva che pure l’Unione Europea pone al centro dei principali documenti relativi all’educazione (cito, a titolo di esempio, la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio per il Lifelong Learning del 23 aprile 2008). Deve poter maturare un buon grado di consapevolezza degli strumenti e dei processi attraverso i quali si struttura il sapere, nell’ambiente vasto in cui si vive. E, per essere all’altezza di tutto questo, necessita di competenza.
Cosa vuol dire formare individui competenti, oggi? Non dobbiamo correre il rischio di banalizzare né il significato né il processo della formazione delle competenze. Concentrare l’attenzione sull’aspetto delle competenze nel lavoro educativo significa orientare le proprie azioni al risultato: il docente competente è colui che riesce a finalizzare il lavoro didattico non solo all’insegnamento-apprendimento di contenuti, ma anche al potenziamento di abilità e attitudini che si traducano in comportamenti osservabili agiti dagli allievi. Altrimenti detto, in performance che diano la misura della competenza effettiva dello studente rispetto al contesto nel quale egli è inserito. In questo risiede la vera capacità distintiva del docente d’oggi: quella di esser maestro e guida, esempio e modello di riferimento rispetto alla finalizzazione del lavoro didattico, al trasformare la conoscenza in competenza, al saper essere nel contesto della scuola, del lavoro e della vita. Perciò lo sviluppo della professionalità docente deve presupporre la qualità e lo spessore culturale degli insegnanti, i quali dovrebbero essere in grado, oggi, di trasferire il sapere attraverso dimensioni diverse. Sapendo far ciò attraverso il lavoro rigoroso di formazione degli strumenti di base: le grammatiche fondamentali dei saperi; ovvero gli apparati disciplinari, che rappresentano i tools indispensabili per comprendere e interpretare gradualmente la complessità – delle discipline stesse, dei contesti culturali, delle evoluzioni sociali.
Ecco perché la competenza, intesa come risultato osservabile di un lavoro didattico che si esprime concretamente nella performance degli studenti, è il primo elemento su cui si fonda il significato e la missione della scuola.
La scuola è il luogo ove l’individuo si avvicina gradualmente alla complessità, imparando a farla propria. Essa deve oggi rivendicare il proprio ruolo, ponendo al centro della propria missione lo studente e il suo bisogno di formare strumenti con i quali poter affrontare l’esperienza complessa della vita senza banalizzarla, ma al contrario promuovendone la capacità di comprenderla e gestirla, effettuando scelte consapevoli, autonome e responsabili.
Per riuscire in tutto ciò, la scuola deve però dotarsi di spazi diversi. Occorre la mobilità di un ambiente aperto per far circolare efficacemente saperi e pensieri, materiali e punti di vista. Occorre una maggior destrutturazione delle modalità della didattica affinché gli alunni possano confrontarsi, collaborare, discutere ordinatamente intorno ai temi che sono oggetto della lezione; e che, in tutto questo, il docente sappia esser guida, trainer, coach, avendo però a disposizione strumenti che restituiscano efficacia alla relazione educativa. Occorrono tecnologie che aumentino le possibilità di connessione e di relazione flessibile sia con le sorgenti dell’informazione che tra persone. Le testimonianze che gli autori di questo numero di Bricks offrono in tal senso sono più che significative. Laddove si coglie correttamente il bisogno degli studenti – di ogni singolo studente – e si individuano le modalità migliori per rispondervi, si mette a segno l’azione educativa. Tanto più efficacemente quanto più si è in grado di integrare in modo sistemico i processi e le risorse messe a disposizione da soggetti anche molto diversi fra loro – per appartenenza, settore di riferimento, contesto d’azione – ma che condividano la finalità ultima del lavoro educativo: il pieno sviluppo dell’individuo e delle sue potenzialità di crescita.
Da questo punto di vista, dobbiamo maturare pienamente la consapevolezza che l’autonomia del soggetto si costruisce attraverso la relazione. Noi siamo nella relazione; e lo sviluppo della capacità di costruire a partire da essa non può che avvenire attraverso il riconoscimento di un insieme di valori, radicati nella cultura da cui proviene ogni giovane studente.
E’ questo l’altro elemento determinante della missione della scuola. La strutturazione della personalità – e dunque dell’autonomia del soggetto – inizia dalla dimensione valoriale. L’etica, gli usi, i comportamenti, la tradizione letteraria e artistica, la cultura scientifica … tutto ciò che contribuisce, insomma, ad accrescere la capacità di comprendere e comunicare, in contesti sempre più ampi, per realizzare ciò che si definisce lifewide e lifedeep learning.
L’innovazione nella relazione educativa è quindi percepita come necessità e come sfida, elemento chiave per la qualità dell’istruzione ma potenziale ostacolo e fonte di resistenza nel momento in cui essa costringe ad assumere un ruolo differente da quello tradizionalmente associato alla figura del docente.
Ebbene, anche in tal senso è necessario avere il coraggio di cambiare prospettiva. Facendo l’ulteriore sforzo di promuovere innovazioni generalizzate, sistemiche, che superino la logica della sperimentazione “localizzata” per determinare invece il salto di qualità complessivo del sistema dell’istruzione.
Alle esigenze sopra richiamate speriamo possano rispondere alcuni progetti strategici che la Direzione dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia ha lanciato quest’anno. Innanzitutto, il progetto “e-ducazione”, sviluppato a partire da numerose sperimentazioni realizzate – con approcci diversificati – da vari istituti scolastici lombardi, la cui finalità è quella di dotare progressivamente gli studenti della Lombardia di  una “cartella digitale”, ovvero di un insieme di strumenti hardware e software – innanzitutto, un notebook che possa connettersi a reti wi-fi – che consentano agli allievi di seguire lezioni, prendere appunti, leggere e ricercare testi e fonti attraverso il web. Ciò permetterà ad ogni studente di sviluppare in modo più motivante, efficace e rapido il proprio apprendimento.
L’acquisizione degli strumenti informatici avverrà attraverso acquisto o noleggio, nella logica del leasing, e comprenderà la disponibilità di prodotti culturali e oggetti digitali – manuali, vocabolari, atlanti, libri di testo… – che saranno direttamente scaricabili attraverso la rete, con garanzia di diritto all’aggiornamento costante. Consegna e implementazione, assicurazione e assistenza sono naturalmente incluse nel servizio. Il risparmio per le famiglie, che attraverso la disponibilità delle cartelle digitali potranno evitare i costi di acquisto dei testi scolastici, è elemento di interesse non secondario, così come il risparmio che si prospetta per le scuole, le quali – nel rispetto del principio della sostenibilità e dell’appropriatezza degli investimenti indirizzati alla cultura – mostrano, scegliendo il digitale, attenzione all’ambiente e alla salvaguardia delle risorse.
Ma la vera innovazione dei metodi e delle modalità con cui affrontare la didattica sarà concretizzata con l’avvio di alcune esperienze particolarmente innovative all’interno del contesto lombardo, progettate ad hoc per formare alte competenze per i nostri migliori studenti, preparandoli ad affrontare percorsi formativi d’eccellenza a livello internazionale.
Tracceremo tra non molto tempo i primi risultati concreti ottenuti attraverso tali progettualità. E saremo lieti di poterne rendere conto anche attraverso le pagine virtuali di Bricks. Ciò che è già certo, tuttavia, è che l’innovazione progettata e promossa risveglia energie; muove idee, mobilita risorse, rilancia la motivazione e l’entusiasmo di tutti coloro che ne sono coinvolti – docenti, discenti, soggetti promotori e organizzatori – perché se ne percepisce istintivamente il potenziale e se ne prevede razionalmente la capacità di generare ricadute significative.
Nel ‘nuovo paradigma’, cominciamo a lasciare il segno. Oggi, per il protagonismo dei giovani di domani.
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