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Dalla LIM alla LIM 2.0

Posted on 09 febbraio 2012 by Pierfranco Ravotto

 

di Mario Gabbari, Roberto Gagliardi, Antonio Gaetano
Docenti formatori e autori del testo "La Scuola con la LIM"1
mm.gabbari@tiscali.itgagliardi_roberto@tiscali.itantoniopasquale.gaetano@fastwebnet.it

 

 

Negli ultimi anni il termine 2.0 è stato utilizzato, e non sempre a proposito, per connotare un’evoluzione della rete. Con web 2.0, o Social web, infatti, si tende a indicare l’insieme di tutte quelle applicazioni che consentono la condivisione, lo scambio di risorse e d’informazioni, in ambienti online specifici2. Questo insieme di approcci all’utilizzo della rete modifica l’azione dell’utente che, da fruitore passivo di contenuti del web 1.0, diviene attivo, poiché, grazie alla comunicazione del tipo molti-a-molti, ha la possibilità di una facile e rapida interazione e collaborazione con gli altri utenti.
Questo cambiamento influenza essenzialmente il modo di lavorare e di gestire le informazioni, trasforma, infatti, il web in uno spazio in cui gli utenti, nella veste sia di lettore sia di autore, sono in grado di concorrere attivamente, con i loro apporti, al processo di costruzione e d’incremento della conoscenza, promuovendo, inoltre, l’arricchimento del sapere condiviso.

La crescita dei contenuti digitali offerti da Internet e il moltiplicarsi delle reti sociali ampliano e stimolano le capacità dei cittadini-utenti che devono necessariamente possedere o acquisire le competenze tecniche e intellettuali per muoversi nel “mare magnum” del web. Inoltre, viene loro offerta la possibilità di essere continuamente aggiornati e di esprimere, in questi spazi condivisi, le proprie idee e gestirne il confronto. La grande diffusione del social networking, ha sicuramente ulteriormente stimolato e favorito la volontà e la necessità, presente nel DNA degli esseri umani, di cercare e stabilire contatti con i propri simili e di condividerne relazioni e conoscenze. Queste vengono finalizzate anche all’apprendimento, con gratificanti prestazioni e a costi estremamente contenuti, secondo nuove regole e modalità dettate dalle più recenti tecnologie di rete. In questa nuova fase: gli sviluppi e i progressi tecnologici si stanno orientando in modo da aggregare le risorse in qualcosa di più significativo di una raccolta occasionale di innovazioni (es. web semantico, realtà aumentata, cloud computing, …) vale a dire un cambiamento di paradigmi piuttosto che solo una evoluzione.

Secondo A. Baricco3, i "nuovi barbari" (i nativi digitali e gli immigrati), stanno progressivamente sostituendo il modello dell’“uomo verticale”, che pratica la ricerca della conoscenza in “profondità”, definizione un po’ ottocentesca e romantica, con il modello dell’”uomo orizzontale” nel senso che “tutto è in superficie”. Il contenuto della cultura è sviluppato in modo reticolare e la ricerca della conoscenza avviene liberamente tramite il “surfing”, navigazione appunto di superficie. Attività che trovano molto più “naturale” e “dilettevole", essendo loro più congeniale . Questo non significa che sia meno faticosa, ma il cercare “l’intensità del mondo” diventa un piacere e questo non può essere tranquillamente giudicato minaccioso né sminuire il concetto stesso di conoscenza e di cultura.

 

La rivoluzione comunicativa e la LIM

Le differenti e numerose applicazioni presenti sul web 2.0 permettono ormai di comunicare e condividere i dati e le informazioni in modo più diffuso e, conseguentemente, più facilmente accessibili a tutti. Ogni utente può diventare autore e protagonista, pubblicando sulla rete i propri contenuti da condividere con il resto del mondo: “creazione (inter)sociale di cultura”. Questa maggiore disponibilità d’informazioni e di spazi consente nuove opportunità di conoscenza sia per il proprio apprendimento sia per il confronto con gli altri. Siamo di fronte a una rivoluzione comunicativa che non deve essere demonizzata ma interpretata e gestita.
La sfida è lanciata soprattutto al mondo della formazione, degli insegnanti e degli operatori scolastici, che hanno la necessità di:
  • essere introdotti a questi nuovi percorsi di comunicazione e condivisione per veicolare nuovi contenuti e le conoscenze legate alla nostra cultura,
  • poter utilizzare con successo gli strumenti dell’era digitale e mantenere il contatto con le nuove generazioni senza creare situazioni di gap comunicativo e cognitivo.

La Lavagna Interattiva Multimediale (LIM), oltre ad essere una superficie di visualizzazione e di presentazione, si trasforma in un innovativo spazio operativo di condivisione, accompagnamento e riflessione. Diviene uno strumento di “scaffolding cooperativo” e una “portafinestra sul mondo”, permettendo così di costruire “tra pari” il proprio apprendimento, attraverso un percorso pensato, progettato e realizzato con gli strumenti forniti in rete dal web 2.0, in modo da riconoscere allo strumento LIM una più ampia connotazione e un ruolo nuovo e innovativo di “LIM 2.0”. Da “semplice” – anche se tutt’altro che irrilevante – strumento di classe, la LIM 2.0, se organizzata e gestita in un contesto metodologico ben definito e con le opportune strategie pedagogiche, può diventare rete di comunicazione, di apprendimento, di costruzione e di circolazione delle idee.

Questi risultati sono ottenibili attraverso un’opportuna distribuzione di lavagne digitali nelle classi e della loro valorizzazione mediante una formazione specifica degli insegnanti. Non è sufficiente, infatti, avere dei computer e delle LIM nelle nostre aule per innovare la didattica, dato che questi strumenti restano spesso inutilizzati o sottoutilizzati per mancanza di manutenzione, di collegamento a Internet o di conoscenza, da parte degli insegnanti, delle metodologie didattiche più opportune per il loro utilizzo.

 

Formazione e LIM  

L’iniziativa di Formazione all’utilizzo della LIM nella didattica, promossa dall’ANSAS (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica), ha condotto a risultati ragguardevoli, dato che si parla di circa 30.000 lavagne digitali installate nelle scuole e di circa 100.000 insegnanti in formazione. La ricaduta nella scuola ha portato alla consapevolezza che l’utilizzo della lavagna digitale in classe è una possibilità per innovare la didattica e, al di là delle sigle, condurla da una logica di preparare i giovani a diventare ­­­­­­­la nuova classe dirigente del paese a quella di farli diventare cittadini attivi e responsabili del mondo in cui viviamo. Nell’ambito di questa formazione, sono state fornite valide opportunità – indicazioni, esercitazioni, materiali e meta-modelli – sull’utilizzo della LIM da un punto di vista didattico e alcuni lavori, prodotti dagli insegnanti che hanno seguito i corsi, possono considerarsi veramente significativi, come mostra un’ampia casistica applicativa documentata in rete e riferita a tutte le aree disciplinari4.

La modalità con cui, però, sono stati scelti i docenti partecipanti, cioè su indicazione del Collegio dei Docenti, e l’azione di formazione, che si rivolgeva a realtà scolastiche con competenze digitali non omogenee e con necessità e aspettative differenti, non sempre hanno dato quei risultati che l’impegno dei tutor e dell’Amministrazione scolastica meritavano. Non indifferente, inoltre, è stato il numero degli insegnanti che, per impegni scolastici, hanno rinunciato ai corsi o non hanno concluso la formazione. L’impostazione, inoltre, del percorso di formazione, a causa del grande numero di docenti coinvolti, è stata suddivisa, in maniera necessariamente schematica e non sempre compresa dalle scuole e dagli utenti, in due fasi: Fase metodologica, con azione dei formatori nella veste di tutor e Fase di realizzazione e produzione di UdA (unità di apprendimento) da parte dei corsisti, con i formatori nella veste di coach.
I formatori si sono trovati, di conseguenza, dato lo scarso grado d’informatizzazione di molti corsisti, a rispondere alle richieste più disparate e non sempre a fornire, oltre agli strumenti tecnologici, quelli metodologici per rendere effettiva l’innovazione didattica con l’introduzione dello strumento LIM.

Diverso è lo sfondo su cui si sta muovendo il Corso Cert-LIM Interactive Teacher5, organizzato presso l’OPPI di Milano6. Non è rivolto, infatti, a grandi numeri di docenti, ma a quelli che, sentendone la necessità, si propongono di seguire questo corso di formazione.
Il percorso è strutturato e fa riferimento a un Syllabus, appositamente progettato e realizzato, con lo scopo di definire puntualmente gli obiettivi di conoscenza, abilità e competenza, da raggiungere attraverso la fase Strumentale (Modulo I) e poi da sviluppare nella fase Metodologico-didattica (Modulo II). A differenza del Corso ministeriale – un intervento istituzionale riferito a grandi numeri di docenti, sostenuto da finanziamenti pubblici e che fornisce un attestato di frequenza – il Corso Cert-LIM Interactive Teacher prevede, al superamento degli esami finali, il rilascio di una Certificazione di competenza.
Questo percorso di formazione sulla LIM è stato progettato dall’OPPI per essere offerto a gruppi di insegnanti del territorio e tiene conto della ricerca metodologico-didattica, operata in un contesto associativo professionale dai soci e dai suoi collaboratori, e delle esperienze didattiche sui nuovi linguaggi e gli strumenti proposti dal Social network. Un corso che, in definitiva, non si pone in alternativa a quello proposto dall’ANSAS, ma, avendo impostazione, finalità e scopi differenti, tende ad affiancarlo ed esserne un complemento con l’intenzione di contribuire alla formazione degli insegnanti, dei formatori e degli operatori di settore all’utilizzo didattico della LIM.

 

Il WEB 2.0 e il Connettivismo

Il passaggio “dalla LIM alla LIM 2.0” offre la possibilità di creare percorsi didattici integrativi e, qualche volta, alternativi al libro di testo, volti a sviluppare e perseguire, congiuntamente alla metodologia del “cooperative learning” e della “formazione a distanza”, obiettivi disciplinari e sociali. L’utilizzo della LIM, visto come uno strumento privilegiato per l’apprendimento cooperativo, si trasforma in un ambiente per la “co-costruzione collettiva del sapere”, in percorsi di connessione e di apprendimento, che si ricollegano alle teorie pedagogiche del Costruttivismo sociale. L’evoluzione della rete e la grande quantità di risorse offerte dai media richiedono, però, nuovi strumenti e paradigmi per la gestione e l’organizzazione delle conoscenze acquisite. Le agenzie di formazione degli individui: scuola, media e società portano a declinare le modalità di apprendimento in formale, quello tipico della scuola, e in informale e non formale dei contesti quotidiani e dei media. L’apprendimento non può essere ormai limitato al solo periodo di frequenza scolastica, ma deve essere continuo durante tutta la vita (lifelong learning).

Si parla così di Open Education7, della necessità di gestire le proprie conoscenze PKM (Personal Knowledge Management)8 e, tra le teorie proposte, di Connettivismo9.
Il Connettivismo, di G. Siemens e di S. Dowens, sostiene di essere il superamento di ogni teoria precedente: Comportamentismo, Cognitivismo, Costruttivismo e trova il suo modo di essere nel dare senso al caos determinato dall’abbondanza delle informazioni presenti in rete, dal loro rapido cambiamento e dalla necessità fondamentale di trovare un modo per vagliarle e selezionarle. Mentre il Costruttivismo fonda le origini del suo sviluppo nel clima di una riforma sociale e dell’era post-moderna, il ruolo del Connettivismo, inteso come nuova teoria dell’apprendimento, sarebbe di creare connessioni neurali, collegamenti tra le idee, interazioni e connessioni con altre persone ed è basato, in questa accezione, sul paradigma delle reti del Social web.
Secondo questa teoria, si darebbero coerenza, senso, significato, comprensione e un’importanza fondamentale e critica al rapido flusso e alla grande quantità delle informazioni presenti in rete. Si avrebbe così la possibilità di sviluppare le proprie capacità per dare ordine alla moltitudine e alla ridondanza delle informazioni, alle difformità presenti all’interno della centralità delle reti dovuto al clima informativo in continuo e incessante cambiamento, rendendo la capacità di analisi dei dati sempre più importante per comprendere la complessità e le interconnessioni.

Pertanto, ai fini dell’apprendimento, l’aspetto più interessante e peculiare del Connettivismo sarebbe l’utilizzo della rete attraverso i suoi nodi (fonti) e le sue connessioni, costruite attraverso processi di associazione. In questa logica, un “nodo” diventa ogni fatto (informazioni, dati, documenti, immagini, emozioni, testimonianze, pensieri, azioni, …) che possa essere connesso a un altro nodo. Se si mette a disposizione degli altri ciò che si sa e se gli altri membri della rete fanno altrettanto, il nostro patrimonio di conoscenze ha la possibilità di ampliarsi in modo smisurato. L’apprendimento diventerebbe così un processo potenziato dove il provare a mettere in relazione le competenze delle diverse discipline, riuscire a trovare nuove soluzioni ai problemi e stimolare lo sviluppo del pensiero laterale, permetterebbe di aprire un modo di pensare a nuove vie, che a loro volta produrrebbero delle connessioni e svilupperebbero una rete. In questo “quadro” però non tutte le connessioni nella rete, avrebbero uguale forza e, nella realtà, molte potrebbero essere o diventare abbastanza labili.
Il concetto di base diventerebbe, pertanto, la possibilità dell’adozione, a fianco del Costruttivismo, del “Connettivismo”, ancora un po’ discusso e in fase di studio10, come un nuovo possibile approccio didattico o pedagogico, che vorrebbe prenderebbe in considerazione l’uso cognitivo degli strumenti tecnologici del web 2.0 per consolidare negli studenti, che già utilizzano estensivamente il web 2.0, la motivazione allo studio e all’apprendimento11.

 

La LIM 2.0

In questo ambito la LIM assume la connotazione di uno spazio di lavoro ideale per proporre contenuti aperti alla mediazione e all’integrazione del docente e degli allievi. Uno spazio flessibile, gestito sotto la guida e la regia del docente, ma con un forte coinvolgimento da parte dei discenti, attraverso la creazione di percorsi di apprendimento e la navigazione di siti specifici d’interesse e l’utilizzo delle diverse risorse, rese disponibili dal web 2.0. Il tutto da analizzare e utilizzare in ambito didattico innovativo e da sperimentare con e sulla LIM. Si ha così la possibilità di pensare a questo strumento per ottenere un accesso a una realtà esterna alla classe in un nuovo scenario di confluenza tra discipline, saperi, socialità, contesti, risorse e strumenti. Si ha l’opportunità di utilizzare un ambiente di apprendimento sicuramente più vicino alle modalità comunicative dei “nativi digitali”, tramite uno studio più partecipato e coinvolgente (interazione sociale) che permette una maggiore riflessione sui processi e sui prodotti ottenuti e che mette in luce legami, collegamenti, nuovi riferimenti e il tracciamento delle attività e delle esperienze realizzate (memoria digitale).

 

L’attività didattica con la LIM 2.0

L’utilizzo sempre più frequente delle nuove tecnologie, come la LIM, creano e favoriscono le condizioni per proporre e segnalare nuove metodologie didattiche che permettono di affrontare i saperi con “linguaggi“, strategie, molteplici applicazioni sempre più efficaci, motivanti e vicine ai nostri allievi. E’ possibile allora cercare di indicare, a nostro avviso, alcune aree di maggiore interesse per l’utilizzo didattico della LIM 2.0 come: il Digital-Storytelling, il Cloud Computing, gli organizzatori grafici, la Realtà aumentata12, il Codice QR13, la videoconferenza e le blogoclassi.

 

La comunicazione on line, secondo Roberto Diodato14, non è solamente una semplice trasmissione di informazioni, ma l’utilizzo dei concetti di gusto, sentimento, genio, intuizione, originalità, creatività, nell’ambito pervasivo delle merci simboliche, nel marketing, nella moda, nel design. Questo uso crea una relazione coinvolgente che attiva sensibilità, emozione e intelligenza, facendo interagire immaginazione, gusto, intuizione e quindi trasforma la nostra esperienza sensibile e, dunque, estetica.
L’apprendimento formale della scuola, poiché le neotecnologie digitali possono accentuare e diffondere in modo irrimediabile i processi di estetizzazione pervasiva, può anche consentire la nascita e lo sviluppo di forme estetiche resistenti a quei processi, e quindi dovrebbe porsi il problema dell’urgenza di un’educazione estetica, poiché questa comporta, oggi più che mai, un recupero del senso etico dell’esistenza.

Nell’avvincente confronto giornalistico tra Alessandro Baricco ed Eugenio Scalfari sul tema dei "nuovi barbari", si parla della rivoluzione epocale, cioè della mutazione della nostra società verso una nuova civiltà in seguito, principalmente, all’utilizzo dei nuovi media, e si arriva a distinguere tra "barbari" e "imbarbariti". I barbari sarebbero gli innovatori, quelli che senza più vincoli con le tradizioni del passato e le costrizioni delle ideologie, vanno senza radici e senza peso, e perseguono modelli radicalmente innovativi. Irrispettosi della tradizione, non sopportano ideologie, integralismi e concezioni stereotipate considerate come concetti assoluti a cui fare riferimento.
Tra questi ci "sono gli iniziatori di ogni nuova epoca che furono considerati barbari dai loro contemporanei". Alcuni esempi: Diderot e D’Alambert, Mozart e, tra i contemporanei: Larry Page e Sergey Brin (i due inventori di Google), Steve Jobs (Apple e la tecnologia touch) e Jimmy Wales (fondatore di Wikipedia).
Mentre gli "imbarbariti" sarebbero le folle che riempiono i centri commerciali o il pubblico dei reality show, quelli che vivono nell’ignoranza, nell’oblio, nella stanchezza e nel narcotico dei consumi.

Viene allora spontaneo pensare quanto risulterebbe problematico, quando entriamo in classe, dividere i nostri studenti tra le categorie: barbari o imbarbariti, buoni e cattivi. Sono, invece, figure che, per diventare davvero domani cittadini-soggetti, devono iniziare ad esserlo oggi nelle classi. Ed è compito della scuola fare in modo che possano crescere e attrezzarsi per superare le sfide che incontreranno nella vita.

Per quanto poi riguarda i barbari illustri – Larry Page, Sergey Brin, Steve Jobs, Mark Zuckerberg – come la mettiamo con i valori estetici per non parlare di quelli etici.

 


1. Editrice La Scuola Brescia 2010.

2. Gli esempi più comuni sono: gli eblog, i forum, le chat e i sistemi quali Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, WordPress, TripAdvisor, ecc.

3. A. Baricco “ I barbari” Saggio sulla mutazione, Feltrinelli 2008.

4. Si   veda un esempio di repository di risorse LIM presso il sito: http://www.irrelombardia.it/Progetti/Progetti-in-ordine-alfabetico/LIM-homepage/repository-regionale.

5. Per ulteriori informazioni vedere il sito: http://oppiformazione.blogspot.com/2011/12/corso-di-formazione-competenze.html.

6. Per ulteriori informazioni vedere il sito OPPI (Organizzazione Preparazione Professionale Insegnanti): http://www.oppi.it.

7. Si veda l’articolo di Simona Fiore, " Connectivism e Open Education, Per l’istruzione del futuro", http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1693.

8. Si veda l’articolo di M.E. Cicognini PKM, "Cosa vuiol dire essere una persona istruita nel XXI secolo?" al sito http://formare.erickson.it/wordpress/it/2010/pkm-personal-knowledge-management-cosa-vuol-dire-essere-una-persona-istruita-nel-xxi-secolo/.

9. George Siemens nel suo libro: “Knowing Knowledge”, sostiene che il supporto teorico del costruttivismo non è più adatto a ‘comprendere’ le moderne modalità di apprendimento in rete. E’ dunque utile sostituirlo con un’altra parola: connettivismo. Il presupposto del connettivismo è che la rete stessa diventa apprendimento, cioè bisogna pensare all’apprendimento come ad un concetto che riguarda più il campo della socialità che non le nostre conoscenze personali. Secondo Siemens, quello che conta non è tanto apprendere all’infinito seguendo gli stimoli che oggi ci arrivano da tutte le parti, quanto piuttosto conta la capacità di restare connessi, di far parte della rete e di gruppi di persone che condividono i nostri stessi interessi. Questa appartenenza implica che se mettiamo a disposizione degli altri ciò che sappiamo e gli altri membri della rete fanno altrettanto allora il nostro bagaglio di conoscenze può espandersi all’infinito. Anche S. Downes condivide, in modo più radicale, l’analisi di G.Siemens: il Connettivismo è la tesi che la conoscenza è distribuita attraverso una rete di collegamenti, e quindi che l’apprendimento consiste nella capacità di costruire e attraversare tali reti. “La conoscenza, quindi, non è acquisita , come se fosse una cosa. Non si trasmette , come se fosse un qualche tipo di comunicazione. Ciò che apprendiamo, quello che sappiamo – sono letteralmente le connessioni tra i neuroni che si formano come risultato di un’esperienza”. In sintesi, il Connettivismo assume che la conoscenza sia distribuita su reti di connessioni formate dalle azioni e dalle esperienze e che l’apprendimento consista nella capacità di costruire e percorrere reti del genere. Condivide con altre teorie, quali il costruttivismo o l’active learning, la negazione della conoscenza come di un’entità oggettiva di cui si possa entrare in possesso e che si possa acquisire per trasferimento. http://www.downes.ca/post/54540.

10. Pløn Verhagen ha sostenuto che il Connettivismo non è una teoria dell’apprendimento, ma piuttosto una “visione pedagogica.” Verhagen afferma che le teorie dell’apprendimento dovrebbero trattare del livello educativo (come si impara), invece il Connettivismo si rivolge al livello curricolare (che cosa si impara e perché si impara).
Bill Kerr, un altro critico del Connettivismo, crede che, sebbene le tecnologie influenzino gli ambienti di apprendimento, le teorie attualmente esistenti sono sufficienti per spiegare la riflessione sui modi di prodursi della conoscenza nell’era digitale. Antonio Calvani, mette in guardia dai facili entusiasmi, soprattutto quando in queste teorie si cerca di coinvolgere il mondo della scuola pretendendo che essa si adegui ai nuovi principi sottovalutando la complessità di operazioni tecniche e cognitive cui si perviene solo dopo un lungo ed articolato percorso formativo, percorso basato anche sull’apporto della cultura tradizionale.
"Un trasferimento selvaggio del Connettivismo alla scuola può indurre a credere che basti mettere gli allievi in rete per produrre conoscenza, consolidando quel famoso stereotipo diffuso, secondo cui più tecnologie si usano, in qualunque modo lo si faccia, e meglio è per l’apprendimento." Il saggio termina sottolineando il fatto che i nostri giovani, "tanto più se cresciuti esclusivamente nella cultura digitale", non possiedono il corredo concettuale e le abilità metacognitive necessarie ad operare consapevolmente e virtuosamente sulla rete, e che è proprio a colmare queste carenze che la scuola dovrebbe impegnarsi.

11. Si veda l’articolo di Nicolò A. Piave, Educare all’apprendimento informale online: la scuola 2.0 fra paradosso e opportunità, sul sito: http://www.wbt.it/index.php?pagina=669.

12. Per approfondimenti si veda il sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Realt%C3%A0_aumentata.

13. Per approfondimenti si veda il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_QR.

14. Roberto Diodato insegna Estetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e al Bachelor di Filosofia applicata della Facoltà di Teologia di Lugano. Ha pubblicato: Estetica del virtuale, Mondadori, 2005, Milano ed Etica ed Estetica dei new media.

 

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La LIM nella didattica del CAD

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La LIM nella didattica del CAD

Posted on 27 novembre 2011 by Redazione Bricks

di Claudio Gasparini
claudio.gasparini@fastwebnet.it

In Italia, come in altri paesi europei, si sono attivate diverse iniziative per promuovere l’utilizzo di Tecnologie d’Informazione e Comunicazione (ICT) nell’insegnamento e nell’apprendimento. Uno strumento sul quale si investe molto per il raggiungimento di questi obiettivi è l’adozione da parte delle scuole della Lavagna Interattiva Multimediale (LIM); con questo obiettivo il Ministero dell’Istruzione ha attivato nel 2008 un piano per dotare le scuole italiane di 8.000 lavagne multimediali promuovendo anche un progetto di formazione dei docenti a supporto della progettazione e della conduzione di attività didattiche basate sul nuovo strumento.

Uso della LIMFigura 1. Due studenti con la LIM.

Con il termine LIM s’intende un “dispositivo elettronico che ha le dimensioni di una tradizionale lavagna sulla cui superficie è possibile scrivere, gestire immagini, riprodurre file video, consultare risorse web e utilizzare tutti i software che normalmente si possono usare con un PC. I punti di vista sul suo impiego a scopo formativo sono tanti e vari ma tutti accomunati dal riconoscerne il potenziale in termini di apprendimento e di partecipazione da parte degli studenti” [Cos'è una LIM in http://www.innovascuola.gov.it]. Definita una “piccola rivoluzione copernicana”, la sua introduzione in un’aula scolastica contribuisce ad “aprire” quella classe al mondo digitale e in generale ai contenuti reperibili in rete. Con vantaggi e limiti che ne derivano.

La LIM come nuovo strumento didattico

Come nuovo strumento tecnologico la LIM suscita un particolare interesse da parte degli studenti invogliandoli alla partecipazione perché permette loro di utilizzare a scuola, con finalità didattiche precise, i mezzi multimediali che normalmente utilizzano a casa.

La LIM permette inoltre ai docenti una nuova sperimentazione nell’organizzazione delle attività didattiche attraverso la personalizzazione dei percorsi di apprendimento e degli strumenti di verifica.

Tracciare un quadrato

Figura 2. Costruzione del quadrato secondo le due modalità di costruzione:
a sinistra con il metodo tradizionale di uso riga-compasso e a destra con utilizzo delle funzioni CAD.

A seconda dell’efficacia didattica degli argomenti disponibili, il docente può scegliere il miglior percorso didattico da proporre alla classe all’interno di una sequenza pianificata di argomenti. Utilizzata con strumenti didattici adeguati, permette ed incoraggia gli studenti ad adottare un ruolo attivo e collaborativo dell’apprendimento.

Questi vantaggi, di contro, richiedono al docente un impegno di tempo nella preparazione preventiva delle lezioni con utilizzo di strumenti software che non sempre sono nel novero di quelli normalmente utilizzati.

Costruzione di un pentagono

Figura 3. Presentazione del risultato della videolezione sulla costruzione di un pentagono regolare.
Come si può notare a sinistra il menu permette di scegliere fra le vari fasi di sviluppo della costruzione.

Il dispendio di tempo e fatica compensa il docente, rispetto alla lezione tradizionale, con la riproducibilità della stessa lezione digitale anche a distanza di mesi.

Infine il docente può accedere anche a contenuti didattici prodotti da altri docenti o editori, predisposti per la lavagna interattiva, improntati ad una didattica laboratoriale ed a metodologie cooperative in grado di dare centralità all’alunno.

Ambienti integrati di apprendimento CAD

La LIM può integrare e comprendere molti strumenti tecnologici quali: il videoproiettore, varie tipologie di software, la rete interna ed esterna della scuola ed infine il collegamento ad internet, con tutte le potenzialità che ne conseguono.

E’ quindi uno strumento di sintesi tecnologica, aperto e flessibile, che richiede una contenuta e non specialistica conoscenza informatica.

Figura 4. Sequenza d’inserimento dei lati del pentagono dopo aver inserito tutte le linee di costruzione.
Tutte le fasi di disegno sono presentate da un cartello testuale che anticipa le azioni che saranno svolte e
permette di memorizzare i comandi utilizzati.

Le lezioni in cui si evidenzia una maggiore efficacia dell’utilizzo di questa innovazione tecnologica sono quelle di materie scolastiche in cui la grafica è di particolare importanza, come le materie scientifiche. Tra queste l’insegnamento del CAD rappresenta certamente una particolare ed interessante materia di applicazione.

Con l’obiettivo di facilitare ai docenti l’insegnamento del CAD con la LIM, sono state create delle videolezioni di disegno sulle costruzioni geometriche ottimizzate e finalizzate per essere utilizzate con la LIM. Le videolezioni sono contenute nella piattaforma eLearning di corsi CAD al sito www.cad-tutor.com nell’area Reda Edizioni, sviluppata come supporto, integrazione ed approfondimento didattico per tre testi scolastici dedicati alle materie Tecnologie e tecniche della rappresentazione grafica e Laboratori tecnologici pubblicati di recente dall’editore.

Figura 5. Una serie di videolezioni riguardano le fasi di costruzione del simbolo dell’EURO:
dall’inserimento di una immagine in bitmap sullo sfondo di AutoCAD fino all’inserimento del tratteggio sfumato.


Figura 6. Nelle videolezioni tutte le fasi di disegno sono documentate con l’inserimento di commenti di aiuto nei punti che
richiedono operazioni significative. In questo modo lo studente può focalizzare meglio le azioni da compiere.


Figura 8. Sequenza completata del disegno del simbolo dell’EURO.


La piattaforma contiene un corso di disegno realizzato con AutoCAD improntato in particolare su videolezioni che illustrano tutte le fasi di disegno delle principali costruzioni geometriche, seguendo le indicazioni del programma ministeriale.

Le videolezioni sviluppate per la LIM applicano il metodo della spiegazione passo-passo con l’inserimento nel video di pause, nelle fasi più difficili, rafforzate da spiegazioni testuali sull’operazione di disegno da compiere. Per facilitare la comprensione delle fasi di disegno, ogni videolezione riguarda la realizzazione della singola costruzione geometrica secondo due modalità: la prima simulando con il CAD la costruzione secondo la procedura tradizionale di riga-compasso e la seconda utilizzando le funzioni specifiche del CAD. In questo modo lo studente “recupera” le conoscenze delle costruzioni geometriche “tradizionali” simulando con il CAD le varie fasi di costruzione ed in un secondo tempo ricostruisce la stessa figura geometrica ma utilizzando le facilitazioni di disegno fornite da AutoCAD.

L’obiettivo didattico è quello di fissare l’attenzione dell’allievo sul processo di disegno, sullo sviluppo del ragionamento per fasi e non tanto sui risultati finali da ottenere. In questo modo egli trova riscontro e conferma sui concetti già acquisiti che gli permettono di inquadrare la nuova conoscenza nei modelli mentali che gli sono propri. Oltre che in classe, le videolezioni possono essere utilizzate a casa dallo studente nel lavoro di approfondimento e come completamento dei contenuti ricevuti in classe.

Durante la proiezione della videolezione il docente può fare delle integrazioni, con annotazioni e schemi tracciati sopra la lavagna stessa, o passando direttamente alla spiegazione con utilizzo di AutoCAD.

Le lezioni favoriscono anche un apprendimento collaborativo perché durante le pause delle azioni di disegno stimolano il confronto con il docente e fra gli stessi allievi consolidando le fasi didattiche.

Le potenzialità della LIM nel CAD

Volendo evidenziare gli aspetti positivi dell’applicazione della LIM nella didattica del CAD possiamo riassumerli nei seguenti punti:

  • La conoscenza dei principi del disegno e dei fondamenti delle geometria descrittiva, come le proiezioni ortogonali, richieste da un programma CAD possono essere somministrate con utilizzo di animazioni, video e simulazioni che prevedono l’intervento diretto dello studente.
  • L’apprendimento dell’uso più efficiente dei comandi di disegno può essere favorito con la creazione di sequenze chiarificatrici e con test di verifica finalizzati.
  • Le sequenze illustrate di disegno proiettate alla classe possono favorire i processi di apprendimento basati sull’esplorazione, la scoperta, la costruzione sociale e comunitaria delle conoscenze.
  • La LIM permette di capitalizzare le risorse didattiche mettendo a disposizione dei colleghi della stessa scuola e di altre, le lezioni prodotte e, volendo, potenziare dei repository di risorse didattiche.
  • Le risorse didattiche sono incrementabili nel tempo consentendo l’aggiornamento e il miglioramento dei contenuti e della forma secondo le variate esigenze degli studenti.
  • Lo studente può accedere alle lezioni anche al di fuori del tempo scolastico in sintonia con i propri ritmi, tempi ed esigenze.
  • E’ possibile predisporre strumenti di verifica delle abilità e conoscenze degli studenti in modo veloce e con i risultati immediati facilitando al docente il lavoro di correzione.
  • La LIM introduce nuove modalità di organizzazione anche nelle verifiche tradizionali fornendo istruzioni per focalizzare l’attenzione sugli aspetti importanti della prova.

In particolare nel disegno 3D, l’utilizzo della LIM può rappresentare particolare interesse perché permette il controllo diretto di tutte le fasi di visualizzazione e di modellazione, mettendo in evidenza i concetti e i processi di più difficile comprensione.

Sviluppi futuri nella didattica del CAD

La LIM presenta ancora alcuni aspetti critici riguardo al suo utilizzo nella scuola ma questi svantaggi vengono ampiamente compensati da un miglioramento significativo dell’efficacia delle strategie didattiche.

Il miglioramento più significativo che la LIM potrebbe fornire nella didattica del CAD è la maggiore interazione sia con l’ambiente di disegno e di modellazione (pensiamo all’applicazione di pen tablet o tavoletta grafica con display) sia con gli studenti mediante simulazioni e animazioni realizzate per specifici obiettivi didattici.

Un potenziale settore di sperimentazione della LIM è rappresentato dagli ambienti di tipo immersivo e di simulazione come quelli definiti di Augmented Reality al fine di coinvolgere maggiormente lo studente nell’attività didattica e nella sperimentazione per scoperta di nuovi percorsi formativi.

Alcune videolezioni sulle costruzioni geometriche e sul disegno del logo dell’EURO sono a questo link.

Bibliografia

  • AA.VV (a cura di Giovanni Biondi), LIM. A scuola con la Lavagna Interattiva Multimediale, Giunti 2008
  • Giovanni Bonaiuti, Didattica attiva con la LIM. Metodologie, strumenti e materiali con la Lavagna Interattiva Multimediale, Erickson 2009

Sitografia utile

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Inglese: la LIM uno strumento utile per …

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Inglese: la LIM uno strumento utile per …

Posted on 12 novembre 2011 by Redazione Bricks

di Federico Militante
IIS “Paolo Frisi”, Milano
federico.militante@gmail.com

Ho letto con interesse e apprezzato molto, e in alcuni casi commentato, i vari contributi offerti dai colleghi che, nel primo numero della rivista Bricks di Giugno, hanno proposto le loro esperienze sia come docenti che come formatori. In quel numero però non vi sono contributi circa le LIM come risorse applicate all’apprendimento dell’inglese. Mi è venuto spontaneo pensare di proporre la mia esperienza e le mie riflessioni, maturate negli ultimi anni di insegnamento in questo ambito e ancor più sviluppate nel corso “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’insegnamento ed apprendimento delle lingue straniere”, che mi è stato affidato come formatore presso l’IIS “Paolo Frisi” di Milano. È questa la scuola in cui insegno disponendo di tale strumento e, più in generale, di “neo-aule web 2.0”, fornite di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione tra il web e lo studente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, YouTube, Facebook, ecc.) e tra quest’ultimo e gli strumenti messi loro a disposizione (LIM, netbook, sympodium, iPad, ecc.).

Però, ancor prima di vedere quali opportunità può dare la LIM in ambienti di questo tipo, voglio accennare ad una questione di fondo: le finalità dell’insegnamento dell’inglese. È un plurale spesso lasciato lì, sommariamente. A volte, infatti, se ne sottintende una – la finalità culturale, in particolare quella strumentale di lingua “veicolare” – dandola, e giustamente, per “ovvia”. Insomma: una realtà assodata e per sé più che sufficiente per legittimare la sua presenza nei curricoli. Questo atteggiamento però ha un limite: lascia latente, un po’ (troppo) indeterminata – quindi non assunta come finalità consapevole e da raggiungere, con livelli congrui ai diversi ordinamenti curricolari – l’altra finalità: quella che corrisponde alla valenza/pregnanza formativa che questa lingua porta con sé. Una finalità non trascurabile.
In generale la finalità culturale e quella formativa innervano l’apprendimento di molte lingue straniere. E non solo per l’inglese esse proiettano lo studente verso modalità comunicative “strutturalmente” diverse dalla propria. Lo aiutano ad andare oltre le strutture della nostra lingua, a infrangere stereotipi culturali e a promuovere una mentalità senza preconcetti e, in qualche modo, ad essere più disponibile e creativo. L’articolo si riferisce all’inglese ma, in linea di principio, potrebbero nascere in parallelo altri articoli per altre lingue oggetto di apprendimento nelle nostre scuole.

Certo è incontestabile la funzionalità veicolare, a livello planetario, della lingua inglese. Per portare avanti contatti o comunicare oltre le barriere nazionali, per interagire con interlocutori diversi, all’interno di gruppi plurilingue e in occasioni diverse, è necessario padroneggiare un “mezzo” che venga compreso dalla maggior parte delle varie persone. Al momento l’inglese, a partire da una tradizione che si era già consolidata da anni nel mondo occidentale, si è trasferito e riaffermato anche nella globalizzazione che, comportando un’intensificazione dei contatti bilaterali fra singoli Paesi e culture diverse, non poteva non avere una “lingua di mezzo”.

Nelle nostre scuole comunque non è facile garantire l’acquisizione di un kit di strumenti utili che mettano in grado lo studente-medio di capire e farsi capire, nell’oralità soprattutto, in una o più lingue straniere. Il che, appunto, comporta ascoltare (ricevere), pensare ed esprimere in quelle lingue. Rispetto a questo compito, arduo, un uso qualificato delle nuove tecnologie, e della LIM in particolare, può costituire un potenziatore – e non da poco – di strategie didattiche già note.

Ho impostato il corso di formazione poi svolto all’IIS “Paolo Frisi” in modo da facilitare un “effetto di migrazione”: la necessità di cimentarsi con uno strumento tecnologico per molti poco familiare può infatti sospingere docenti di inglese – una lingua che già appartiene loro – a trasferire approcci didattici noti e che perciò danno una sicurezza – nel nuovo ambiente tecnologico e a immaginarne ri-modulazioni inedite, capaci di enucleare piste intriganti. Ciò li stimola, li fa sentire “creativi”. E ritorna così un clima favorevole.
Attorno alla LIM – proposta su questo piano d’azione e spiegata in quell’inglese (ovvero più in generale in quella lingua straniera) che i corsisti conoscono – il partecipante già all’interno del corso vive e percepisce uno spazio didattico stimolante ed efficace, una dilatazione notevole e fruttuosa di varie forme di classroom discussion. Altrettanto per il docente/corsista diventa tangibile che egli può “re-inventare” strategie e approcci didattici noti e magari inventarne altri.
Si innesca un circolo virtuoso e insorge la “voglia di fare”.

In questo scenario, questo mio contributo si articola in due parti. La prima riguarda alcune attività e strategie utili a potenziare e/o consolidare le skills linguistiche, le tecniche di note-taking, il brainstorming e il public speaking. La seconda, invece, considera altri tipi di attività e/o strategie, in effetti non meno efficaci, che attraverso la propria sensibilità ogni docente può adattare alle concrete situazioni classe che si presentano nel quotidiano-scuola. Per tutte queste modalità la loro valorizzazione in classe con la LIM innesca dinamiche vivaci e positive che tralascio di descrivere in quanto facilmente intuibili. Nelle conclusioni accenno ad alcune generalizzazioni ed ipotesi d’azione, anche ad altre lingue.
La narrazione – nella prima parte espressa in prima persona e riferita, come ho fatto nel corso, al mio agire in classe – si presenta come una sequenza di micro-racconti didattici in cui spesso uso il “presente storico”. Nel corso ho visto che questi “racconti spiccioli”, diretti, favoriscono un effetto di immersione immediata nelle situazioni-classe e facilitano il sorgere del dialogo, della partecipazione con i colleghi. È, quello del confronto, uno spazio importante che qui mi auguro possa aprirsi tramite i commenti. La narrazione si diversifica nella seconda parte come detto al suo inizio. Nell’insieme mi sono proposto di condurre l’esposizione in modo che, mutatis mutandis, insegnanti di altre lingue possono facilmente intuire, almeno sul piano metodologico, le trasposizioni del caso.

1ª parte – Un percorso incruento: dalla tigre sulla LIM ad un salto nel linguaggio

La Lavagna Interattiva Multimediale è una risorsa formidabile in mano ad un insegnante pronto a dare all’azione didattica una prospettiva cooperativa: è molto versatile usando certi suoi strumenti e proponendosi di … enhance the group discussion. Ecco alcuni casi.

Utilizzare un’immagine come stimolo per la discussione

La funzione rub out, una delle tante funzioni che ogni LIM offre, potrebbe essere utilizzata per svelare parole/immagini nascoste. Posso mettere uno strato di colore su una parola o su un’immagine per nasconderla. E successivamente utilizzare la gomma per svelarne il contenuto, un po’ per volta. Riporto un esempio di rub out “poggiato” su una poesia di William Blake, The Tyger. Il testo della poesia viene scritto in classe sulla LIM, o copiato da Internet, sia in inglese che in italiano, coprendo quest’ultimo con un colore. Chiedo agli studenti di provare a tradurre il testo inglese. Svelo la traduzione, creando un effetto suspence, con l’ausilio della gomma. L’esercizio di traduzione può essere svolto contemporaneamente con tutta la classe (ogni singolo alunno può ricorrere all’ausilio di dizionari on line e provare a ipotizzare diverse traduzioni) o in pairs , attraverso la strategia educativa del peer tutoring. E  successivamente li invito a presentarla ai compagni attraverso la dramatization.
La drammatizzazione è un’opportunità didattica importante per il raggiungimento di obiettivi didattici ed educativi. Essa permette di:

  • develop skill in thinking analytically, in acting decisively and responsibly;
  • increase and sustain the ability to concentrate and follow directions;
  • strengthen self-concept by cooperative interaction with others;
  • learn to make commitments and fulfill them;
  • earn to deal effectively with interracial, intercultural, and multi-ethnic situations;
  • increase motivation to learn;
  • develop individual and group creativity.

Altri escamotage intriganti per stimolare la discussione, per introdurre un argomento nuovo, per aiutare gli studenti a formulare idee e migliorare lo speaking sono lo spotlight e lo screen shade. Questi due strumenti sono un po’ “biricchini”: destano l’interesse degli studenti e attivano inferential and informative process. Infatti sono tool utili per svelare immagini, parole, quotation: ogni singolo dettaglio può essere svelato agli studenti. Li uso per chiedere loro – non in italiano (!) – di descrivere ciò che vedono o di fare supposizioni su ciò che l’immagine potrebbe nascondere.
Nell’esempio seguente, con lo strumento cattura, sono riportate sul workspace varie immagini relative all’argomento che avrei trattato. Il focus all’inizio è l’immagine chiave che aprirà la discussione. Succes­sivamente sposto il riflettore sulle diverse immagini presenti sul workspace.

Nel caso reale ho presentato la prima immagine, relativa al Ministro del Turismo, e posto agli studenti alcune domande per stimolare la discussione: “Who knows this woman?”, “What does she do?”, “Where does she work?”, “What are her aims?”.

Spesso gli studenti non conoscono il personaggio, la quotation, la keyword, che fungono da hook per introdurre l’argomento, quindi conviene che l’insegnante provveda ad inserire sul foglio di lavoro più immagini, cominciando la presentazione dell’argomento con una abbastanza difficile da indovinare, altrimenti non verrebbe stimolata la discussione. Infatti, se l’immagine è troppo riconoscibile ed auto-esplicativa, gli studenti non si lasciano coinvolgere e viene meno la intelligent guessing.
La visione della seconda immagine, l’itinerario di viaggio, è invece un’occasione per portare gli studenti a rispondere a domande come: “What does this picture represent?”, “What’s that?”, “What are we going to talk about?”.

Una possibile alternativa al “riflettore” – quella specie di faro teatrale che, illuminato, isola un particolare – può essere lo screen shade, anch’esso utile a creare suspense prima di introdurre un argomento nuovo. Questo strumento reveals information slowly.

Attività come quelle suggerite favoriscono l’interazione, invitano gli studenti a formulare e riformulare domande, attivano processi sia inferenziali sia informativi, incoraggiano ipotesi e costruzione di frasi.

Utilizzare suggerimenti scritti

La funzione “multiutente”, presente nel workspace di tutte le LIM, consente a due o più persone di interagire sulla lavagna. Ad esempio, una LIM Interwrite consente di suddividere fino a nove parti il foglio di lavoro, dando la possibilità a nove studenti di interagire su di esso. Ecco un esempio di anteprima di pagina “multiutente” in cui la LIM è stata suddivisa in due parti. Per migliorare lo speaking e le grammar rules, riporto sulla lavagna piccole schede di suggerimento relative ad un determinato argomento (es. Bookshop).

L’attività può essere svolta secondo modalità diverse:

  • a coppie sulla lavagna, ma preferisco ricorrere a questa attività durante le verifiche;
  • con tutta la classe in simultanea, ma solo se nella classe è facile creare un clima “democratico”;
  • a coppie dalla propria postazione e, successivamente, con un’attività di role-play, emulando il dialogo di fronte alla classe.

In una situazione recente ho usato quest’ultima modalità. Precisate in classe le consegne – lo studente A formula le domande e lo studente B estrapola le risposte dal testo – ogni studente ha abbozzato la propria parte di dialogo seguendo la propria flash card di riferimento. Ho quindi somministrato alla classe, ovvero alle coppie, diverse situation cards e consigliato agli allievi di utilizzare dizionari on line per cercare parole sconosciute e di servirsi di siti web come www.howjsay.com per ascoltare la pronuncia corretta dei vocaboli.

Le coppie di studenti sono formate in modo che le competenze siano il più possibile equamente distribuite e gli allievi stessi scelgono da soli chi deve essere l’interviewer e chi l’interviewee. Ognuna ha lavorato sulle proprie flash cards aiutandosi con le possibilità offerte dalla rete e quindi, dopo una fase preparatoria all’interazione, si è giunti alla simulazione del role-play di fronte alla classe.
Durante la presentazione dei vari dialoghi/interviste, gli studenti si occupano di correggere eventuali errori commessi dai “pari” – siano essi errori nella costruzione delle frasi e/o nella pronuncia – e offrono soluzioni diverse sia per le domande che per le risposte. L’emulazione tra coppie e il rivestire un ruolo di “correttori” apre la classe; dinamicità e vivacità sono assicurate: casomai bisogna frenarli.

Warm-up

Prima di entrare nel vivo di questa attività didattica è necessario che l’insegnante “smuova l’energia” del gruppo-classe. Il warm-up permette all’insegnante, con frasi di riscaldamento, di introdurre l’azione didattica che intende sviluppare con gli studenti. Ad esempio, per attirare l’attenzione degli studenti, prima di introdurre The tyger di Blake, preferisco mettere al centro del workspace della LIM un’immagine che crea stupore, inquietudine, paura: l’immagine di una tigre.

Rivolgo allora agli studenti domande semplici: “What feelings does this animal suggest?”, “Where does it live?”, “What’s it like?”. E scrivo le loro risposte sulla LIM. Gli studenti mostrano subito un lessico povero e la difficoltà a riferire in lingua sostantivi come: diffidenza, coraggio, inquietudine, ecc. Chiedo allora di utilizzare un dizionario on line per reperire il maggior numero di sensazioni collegate all’animale.

Dopo aver cercato in Internet un numero congruo di parole, gli studenti vengono  invitati a scrivere sulla lavagna il sostantivo che, secondo loro, più contraddistingue l’animale.

Provo quindi a domandare agli studenti dove vivono le tigri. All’unanimità la  risposta è: “in Africa”. Senza stigmatizzare l’errore, chiedo loro di fare una ricerca su Internet e di confermare o integrare la loro risposta in lingua: una discovery learning, apprendimento per scoperta. Per molti studenti scoprire che la tigre vive nelle foreste tropicali e non nelle savane è stata una vera serendipity. In ogni modo “La serendipicità implica il fare la scoperta di qualcosa senza averla cercata”.
Nella situazione reale, per consolidare le conoscenze apprese, ho somministrato agli studenti un breve testo, prodotto con la LIM, e chiesto loro di sottolineare gli habitat naturali delle tigri.

Anche per rispondere all’ultima domanda della fase di riscaldamento: “Com’è la tigre?”, gli studenti si sono serviti del dizionario on line.

L’attività di warm-up è un icebreaker perché permette di:
create a positive group atmosphere;

  • help people to relax;
  • break down social barriers;
  • energize & motivate;
  • help people to think;
  • help people to get to know one another.

Dal punto di vista linguistico, attraverso l’attività proposta, gli studenti hanno potenziato e/o consolidato il lessico, arricchito il loro vocabolario e le loro conoscenze. Creata un’atmosfera di gruppo e “riscaldate le menti” è stato possibile  entrare nel vivo della “lezione” (chiamiamola così!).

Per introdurre la vita di William Blake strutturo un percorso sul workspace della LIM. La LIM permette di catturare delle immagini, sistemarle sul foglio di lavoro e creare collegamenti. Posiziono l’immagine dell’autore al centro del foglio di lavoro, preparo dei collegamenti a fasi della sua vita e alla poesia The tyger. Per i collegamenti legati alla sua formazione uso pagine di wikipedia o di altri siti, esclusivamente in lingua inglese. Invece, per il collegamento alla poesia, il sito www.repeatafterus.com è una libreria on line ricca di poesie, che permette all’internauta anche di ascoltarle.

Invito quindi alcuni studenti ad andare alla LIM per sottolineare, una volta aperta la pagina di studio, i concetti più importanti, estrapolare le idee chiave e dare una rappresentazione grafica alla pronuncia delle parole (es. drawing/droing/). In classe ogni insegnante può decidere se focalizzare l’attenzione sulla lettura “globale” e quindi affidarsi allo skimming or speed reading o allo scanning, una lettura analitica. Di solito preferisco cominciare l’attività partendo da una lettura globale. Quest’ultima, più superficiale e meno noiosa, crea però le basi per quell’articolata impalcatura delle competenze linguistiche che devono essere poi via via acquisite dallo studente.

L’azione didattica diventa un vero e proprio workshop: un luogo di costruzione di  conoscenze e competenze linguistiche. Dalla propria postazione gli allievi possono prendere appunti utilizzando un editor di testo, reperire anch’essi immagini dalla rete e costruire una “lezione” con colori e font diversi. Solo se c’è interazione costruttiva e rielaborazione si crea apprendimento.
Individuate le informazioni più importanti relative alla vita ed alla poetica di Blake, propongo agli studenti l’ascolto della poesia The tyger. C’è ascolto solo se lo studente è in grado di decodificare il messaggio e per decodificarlo è necessario che l’insegnante estrapoli i concetti difficili, li scriva alla lavagna e li traduca. Le strategie di ascolto, come tutti i docenti di lingue sanno, sono tre: pre-listening, while listening e post-listening. Nella concreta situazione del livello-classe, lo scopo era che i ragazzi si lasciassero incuriosire dall’argomento e, quasi “catturati dalla tigre”, focalizzassero l’attenzione sul ritmo incalzante dell’animale, sulla sua potenza e magnificenza.

Ascoltata la poesia, clicco su un altro link, in questo caso a Youtube, che mi permette di far ascoltare agli studenti di nuovo la poesia, di far vedere loro l’immagine della tigre in movimento e di far ascoltare loro i suoni legati alla foresta e ai versi dell’animale. La LIM fa la differenza perché permette di rendere la lezione multimediale, utilizzando testi, suoni e immagini e catturando the listener’s attention.

Sempre in coppia, e ognuno dalla propria postazione, agli allievi può essere chiesto di ri-tradurre il testo. L’attività di scanning, lettura e comprensione intensiva, permetterà di comprendere il significato della poesia, darà modo di confrontarsi sulle possibili interpretazioni e porterà a ipotizzare ciò che il poeta ha tentato di comunicare. In questa fase mi propongo di limitarmi a svolgere il ruolo di supervisore, cerco di veicolare consigli e suggerimenti. Comprendere una poesia non è sufficiente per analizzarla, quindi è necessario che l’insegnante chieda agli studenti di trovare allitterazioni, metafore, anafore e allusioni presenti nel testo. La richiesta di individuare figure retoriche è proficua solo se l’argomento è già familiare agli studenti, altrimenti non si verificherebbe l’inferential and informative process. Il processo di ricostruzione delle conoscenze apprese e la capacità di inferenza trovano terreno fertile solo se si è precedentemente “dissodato” il terreno su cui poggia l’argomento.

Accenno ora ad un’attività in cui ho valorizzato la LIM per far partecipare anche alcuni studenti diversamente abili che ho in varie classi. Per coinvolgerli chiedo loro di osservare le immagini catturate dalla rete, di iniziare a definire ogni immagine con una parola (es. hell, tiger, sea, lamb, ecc.) e di associare, con un’attività di matching, le immagini con lo stesso significato. Quest’esercizio permette loro di comprendere i concetti più importanti presenti nella poesia, di imparare parole nuove, di lavorare sullo stesso argomento, di non sentirsi “fuori” dal gruppo-classe.
Qualsiasi attività svolta dagli studenti va comunque “relazionata/restituita” alla classe: la fase di intergruppo è molto importante perché permette di confrontarsi e di fare riflessioni condivise.

Prima di concludere l’argomento proposto passo alla fase della verifica. Nelle attività didattiche di inglese svolte con la LIM è bene che l’insegnante si riservi un punteggio, relativo ad indicatori – come partecipazione, cooperazione, riflessione critica, autocontrollo, autonomia, atteggiamento operativo e propositivo, ecc. – da attribuire al risultato ottenuto dallo svolgimento della verifica. Probabilmente in altre materie vi sono indicatori corrispondenti. Ecco la verifica realizzata con la LIM:

Per alunni DVA e DSA, è possibile somministrare una prova strutturata in modo diverso, volta ad accertare i nuclei delle stesse conoscenze e competenze degli allievi normodotati. L’attività presente nel foglio di lavoro seguente, denominata TO SUM UP, è un classico esercizio di building sentences, che lo studente svolge con un’attività di drag and drop. Per lo svolgimento dello stesso, l’allievo con disturbi specifici d’apprendimento può ricorrere a vari strumenti compensativi (dizionari on line, cartacei, ecc.).

Brainstorming

Il brainstorming è un’attività di elicitazione delle conoscenze pregresse. Può essere utilizzato per introdurre un argomento nuovo o per fare il punto della situazione su un argomento già visto. La LIM si presta benissimo per questo tipo di strategia didattica.
Se, per esempio, intendo fare il punto della situazione su un testo letto – nell’esempio i noti attentatati dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle – posso chiedere ad alcuni studenti di riportare oralmente le parole che ricordano del brano letto e intanto invito, a turno, altri studenti a fissare gli elementi emersi sulla lavagna così da focalizzare l’attenzione anche sulla scrittura degli stessi. In seguito la classe viene coinvolta a selezionare i concetti chiave, ad individuare loro “diramazioni”, a raggrupparli per aree tematiche. Questa attività favorisce l’arricchimento lessicale, una riflessione ortografica delle parole e la creazione di frasi semplici che nascono spontaneamente dalle concatenazioni connesse alle diramazioni emerse. In seconda battuta, gli allievi, dalla loro postazione, possono utilizzare Internet (www.wordreference.com) per tradurre parole o verbi che non ricordano.

Dopo aver riportato sul workspace le voci che riguardano il topic oggetto di riflessione e/o discussione, posso chiedere agli studenti di disegnare una tabella e classificare le parole finora emerse.

How to brainstorm or cluster ideas? Tre sono le tipologie di brainstorming utili in didattica che possono essere realizzate, e con un valore aggiunto non indifferente, con la LIM.

1. Cluster diagram: utile per prewriting activities. È intelligente chiedere agli studenti i topic sui quali intendono scrivere e far votare loro quello su cui scrivere. È importante che gli allievi scelgano un argomento su cui lavorare, ma per evitare che scelgano argomenti troppo difficili o troppo lontani dal programma di studio, è bene che l’insegnante dia loro una rosa limitata di argomenti. Dopo aver scritto il topic nel centre bubble, si chiede loro di suggerire tre o quattro idee ad esso correlate e successivamente sviluppare quelle idee.

Di questo tipo, ecco un esempio esplicativo:

2. A B C brainstorm: con questo tipo di brainstorming, agli studenti viene chiesto di trovare il maggior numero possibile di parole collegate al topic di discussione e, successivamente, con un’attività di brainwriting, di passare da una scrap or bits knowledge a organized knowledge.

3. Sensory details chart: sono grafici utili per le descrizioni.
Il grafico qui riportato prende in considerazione how the five senses enhance the writing. Gli studenti, sempre con l’ausilio di dizionari on line, vengono invitati a  suggerire parole da inserire nella tabella o formulare delle piccole frasi.

Conviene invitare gli studenti diversamente abili e gli allievi di prima alfabetizzazione a svolgere l’esercizio al contrario. Si possono dar loro delle frasi e, con l’ausilio del traduttore on line, chiedere di inserire le expressions nella giusta riga.

2ª parte – Altre strategie didattiche che favoriscono la classroom discussion

Nella prima parte ho riproposto alcune strategie che permettono alla LIM di essere una risorsa essenziale per facilitare l’apprendimento degli studenti, offrendo loro, in qualche modo, la possibilità di “vivere la lingua”. Altre, non meno efficaci sono descritte di seguito. In questa parte, l’esposizione è sempre proposta riferendosi a situazioni didattiche concrete, che ho gestito come docente e che nel corso, presentate ai colleghi, hanno stimolato l’interesse e trovato condivisioni. Ho preferito però presentarle in modo un po’ più impersonale, generalizzandole, senza la pretesa di farne dei modelli: sono piuttosto degli “applet” riadattabili a molteplici situazioni didattiche.

Il Problem solving

La strategia didattica del problem solving pone gli allievi di fronte a problemi da risolvere. Per la risoluzione di un problema è necessario che gli studenti analizzino, affrontino e  risolvano le situazioni problematiche. La finalità di questa metodologia è quella di migliorare le loro strategie operative per raggiungere una data performance, spesso una competenza definita e desiderata, a partire da una condizione data.
La parola “viaggio”, in lingua inglese, ha molteplici traduzioni. Prima di cominciare a parlare dell’argomento “Grand Tour”, si chiede agli studenti di cercare in rete le varie traduzioni della parola viaggio e di riportare semplici frasi esplicative in lingua. Navigare, cercare, scoprire, riflettere sono operazioni che stimolano la riflessione e innescano una sana competizione nell’esecuzione della consegna.
Qualsiasi attività linguistica proposta agli studenti, sia che essa venga svolta a coppie o singolarmente, necessita di un momento preliminare di riflessione, di intergruppo. Il fatto di dover mostrare ai pari l’attività svolta e quindi venire considerati dal gruppo – un’azione che comunque in un certo qual modo comporta una “valutazione” e sperabilmente un “apprezzamento” – offre opportunità di autorealizzazione, crescita personale, autoaffermazione, ma soprattutto dà luogo a quello che gli inglesi definiscono learning by thinking. L’ansia da prestazione – a volte il timore di essere derisi, criticati e sottovalutati – porta gli studenti a lavorare in modo più attento, concentrato e scrupoloso.

Sorting

La LIM permette di strutturare attività didattiche che sollecitano operazioni mentali come la classificazione e la categorizzazione. Nell’esempio, l’insegnante posiziona su una pagina di lavoro immagini relative a vecchi e nuovi oggetti (es. indumenti/accessori) presenti nelle case degli inglesi e chiede alla classe quali sono gli oggetti presenti nelle case di una volta e quali si trovano nelle case di oggi. Nello schermo possono essere inserite clip art, fotografie digitali, immagini catturate da Internet, immagini scannerizzate da riviste. Gli studenti sono invitati ad andare di fronte alla classe per trascinare e lasciare l’oggetto nel box appropriato “old objects” o “new objects”. Mentre essi spostano gli oggetti, potrebbe essere chiesto loro di dire o di chiedere qualcosa a proposito dell’oggetto scelto: “My father used …” o “That looked very old – What was it used for?”.

Esempio di sorting activity svolto in una classe prima, indirizzo alberghiero:

Text-disclosure activities

La LIM permette di strutturare delle attività di rivelazione testo attraverso la funzione “livello”. La gestione dei livelli creati all’interno di una singola pagina permette di poter scrivere più pagine in una sola e scegliere quali mettere in sovrapposizione.

Il caso-tipo riportato nei due seguenti workspace mostra emoticons, riproduzioni stilizzate di principali espressioni facciali umane che si manifestano in presenza di un’emozione (es. sorriso, broncio, ghigno). In fondo alla pagina a sinistra del primo workspace sono presenti due livelli; se clicchiamo sul primo livello appaiono solo le “faccine” (si veda primo workspace), mentre se clicchiamo anche sul secondo livello appaiono le faccine più gli aggettivi che le identificano (si veda secondo workspace). La stessa attività può essere strutturata anche con un esercizio di completamento. Attività del tipo di quelle proposte servono a stimolare l’intelligent guessing e favoriscono la discussione di gruppo.

I workspace:

II workspace:

III workspace (fill in the blanks):

IV workspace:

Supponiamo invece che l’insegnante voglia introdurre gli aggettivi o arricchire il bagaglio lessicale degli studenti senza utilizzare la funzione “livelli”. Potrebbe catturare delle emoticons dalla rete, copiarle sul foglio di lavoro e sollecitare la fantasia degli studenti, portandoli ad ipotizzare aggettivi pertinenti alle varie emoticons proposte.

L’insegnante di sostegno, nel caso voglia impostare attività per allievi con special needs, potrebbe distinguere due tipi di lavoro.

A. Per quanto riguarda gli allievi con obiettivi minimi l’insegnante:

  • potrebbe invitare gli studenti alla lavagna e chiedere loro di scegliere una faccina e di definirla con un aggettivo (es.  = happy);
  • potrebbe chiedere agli studenti di identificare, a coppie, lo stato emozionale delle faccine utilizzando dizionari on line;
  • potrebbe chiedere agli studenti di scegliere almeno dieci faccine che più li rappresentino e formulare semplici frasi con un tempo verbale indicato dall’insegnante (es. I am happy when I … /I was happy when …).

B. Per quanto riguarda gli allievi con difficoltà maggiori, potrebbe chiedere loro di disegnare con lo strumento compasso le emoticons, colorarle e denominarle.

Sempre con la funzione livello è possibile strutturare altri esercizi di svelamento. È possibile proporre agli studenti dei testi (es. lettere, cartoline, ecc.) con degli spazi vuoti e chiedere loro di provare ad individuare le parti mancanti (preposizioni, verbi, ecc).

La funzione “svelamento” la si può richiamare con la funzione rub out. Si può cancellare con la gomma un testo e chiedere agli studenti (a coppie, a gruppi o singolarmente) di provare a ricomporlo.

Asking the right questions

Nel lavorare in classe ad un certo punto mi sono chiesto: What is a good question? e soprattutto: “Com’è possibile utilizzare la LIM per porre alla classe domande intelligenti e nello stesso tempo accessibili per il suo livello?” Le classi, infatti, rinunciano a giocare i giochi non sostenibili, fuori dalla loro portata. Domande efficaci sono indirizzate non a reperire ciò che lo studente ha appreso, ma il processo che lo ha portato a interiorizzare un concetto, un’esperienza, ecc. Le domande non devono inibire gli studenti ma encourage them to think creatively.
All’insegnante conviene accompagnarli, con domande adeguate, a fare una riflessione sul testo/argomento/immagine e non a focalizzare l’attenzione solo sul risultato. Esempio di domande-tipo potrebbero essere le seguenti:

  • What can you say about this … ?
  • Why do you say that?
  • How do you know that it is a … ?
  • Speaking about poetry … Where can you see rhymes?
  • What clues are helping you to identify … ?

Non è sufficiente però porre domande “accorte” per ottenere risposte “intelligenti”: è necessario anche individuare argomenti che attirino l’attenzione dello studente.
Durante un’attività di brainstorming, realizzata con la LIM, alla domanda: “di cosa potrebbe avvalersi l’insegnante per porre domande meritevoli di attenzione?” gli studenti, in inglese, utilizzando tutti gli ausili messi a disposizione dal web, hanno fornito risposte diversificate. Dalla discussione è emerso che per accattivare the student’s attention gli insegnanti potrebbero:

  • using an anecdote;
  • using interesting topics;
  • using catching images;
  • presenting surprising statistics;
  • starting with a quotation;
  • ask a provocative question.

Come conseguenza di quanto emerso ho ipotizzato alcuni percorsi didattici da realizzare con la LIM. Successivamente li ho sviluppati in classe e poi li ho mostrati ai partecipanti del corso di cui sono stato formatore. Nel caso l’insegnante voglia discutere con la classe di un argomento di forte attualità – es. What people do for fashion – potrebbe stimolare la riflessione partendo da un’immagine.
In concreto ho strutturato un’attività da realizzare con la LIM proprio partendo dall’immagine di una cantante irlandese, Sinnead O’Connor, molto conosciuta tra gli studenti non solo per la sua voce, ma soprattutto per il suo look trasgressivo e camaleontico. Ho mostrato agli studenti la foto della cantante che ha tagliato i capelli a zero ed ho focalizzato l’attenzione su una sua dichiarazione: “Chiedo di essere ammirata non per il mio look, ma per la mia voce”. L’affermazione della cantante porterebbe fin da subito gli studenti a riflettere su quanto ascoltato.
La LIM permette di fare collegamenti audio. Infatti nella barra degli strumenti è presente un’icona (una cuffia) che indica la possibilità di fare il collegamento. Fare un collegamento audio non è difficile, è necessario però cliccare sulla sezione dove voler fare il collegamento ed aspettare che si apra un’icona (una catenella), cliccarla ed inserire il collegamento. Per poter fare il collegamento è indispensabile avere il file audio in formato Mp3, altrimenti il software LIM non permette di caricarlo. Un file Mp3 si può reperire in rete (ci sono dei siti per es. www.agendaweb.org/listening/podcast-mp3), si può creare con un microfono o con l’ausilio di Voki. Quest’ultimo consente di creare file audio e scaricarli con real player. Voki permette di dar voce all’immagine che rappresenta la cantante e di conseguenza far ascoltare la dichiarazione della O’Connor. Voki inoltre consente di creare degli avatar, di personalizzarli, di dar loro una voce maschile o femminile e di scegliere perfino il loro accento (es. American English, British English, ecc.). Voki motiva gli studenti a partecipare, migliora la comprensione dei messaggi, supporta l’allievo nell’apprendimento della pronuncia corretta ed introduce in classe una tecnologia inusuale, intrigante.

Successivamente, con un’attività di warm-up, si possono porre agli studenti delle domande di problem solving:

  • In that photo even with a shaved head, she is still beautiful but for many people a girl with a shaved is not. What is your opinion and why?
  • Most people believe that if a girl has shaved her head, it must mean she is homosexual. Would this also be your opinion and why?
  • In many societies, it is common that girls have long hair and boys have short. Why do you think that this is common?
  • Why in so many countries a girl with a shaved head is strange and if a boy has long hair he’ll have trouble finding a job.

La LIM genera inclusione perché favorisce la discussione di temi legati ad usi e costumi diversi dalla nostra cultura. L’insegnante è facilitato nel coinvolgere gli studenti stranieri con frasi come:

  • In ancient Egypt people had to shave their heads because of lice.
  • Buddhist nuns have to shave their heads and some African women have very short hair.


Una seconda attività può consistere nel mostrare agli studenti immagini legate ai diversi tipi di tatuaggio ed inserire una frase che li porterebbe a riflettere: “In the west it is very common for young people to have piercings and it is part of their fashion. Why?”.

Questa attività di brainwriting, apparentemente semplice per noi insegnanti, risulta particolarmente difficile per gli studenti. La difficoltà può essere aggirata, parzialmente, chiedendo agli studenti di ricorrere a dizionari o a traduttori on line che, pur non essendo in grado di tradurre una frase nella maniera corretta, fungono da rinforzo positivo.

A questo punto all’insegnante, sempre per incentivare prime forme di scrittura creativa e successivamente la discussione di gruppo, conviene porre domande (situations) alle quali rispondere. Gli studenti, lavorando in gruppo su una domanda fornita dall’insegnante, cercano risposte pertinenti. Gli esempi riportati sul workspace che segue sono esplicativi:
es. Group one: cosa accadrebbe se tu tornassi a casa con un piercing? Come reagirebbero i tuoi genitori?
Gli allievi, a gruppi, potrebbero svolgere l’esercizio con la strategia del cooperative learning. Il lavoro di gruppo favorisce la negoziazione di idee, la scrittura collaborativa e il gioco di ruolo. Dal punto di vista grammaticale lo svolgimento dell’esercizio proposto permette all’insegnante di recollecting previous grammar rules, es. “if clauses”.

Altro esercizio utile, e ben affrontabile con la LIM, è quello, del Tv Survey.
Immagini relativi a programmi televisivi (es. Zelig, partite di calcio, ecc.) fanno da gancio a cui ancorare – … Ausubel insegna – l’attività di comprensione e stimolano il pensiero creativo.

Sharing knowledge and expertise

Utilizzando la LIM, gli alunni non solo sviluppano competenze cognitive, metacognitive, affettive, socio-relazionali, comunicative ed informatiche, ma le reificano e condividono attraverso la strategia del cooperative learning. Il software della LIM può essere scaricato su ogni pc/postazione dell’allievo in modo da essere utilizzato dagli allievi stessi, sui loro monitor, anche a casa. In una classe prima ho chiesto agli alunni di lavorare in pairs, utilizzare il software LIM, il dizionario on line per cercare nuove parole ed elaborare una concept map che mostrasse le relazioni tra concetti. Partendo da un topic chiave, ad esempio “clothing”, ho chiesto loro di cercare tanti lemmi relativi all’abbigliamento. In questa attività ho spiegato agli studenti che, utilizzando lo strumento cattura parziale, presente nella barra degli strumenti della LIM, è possibile reperire immagini sul web. Le immagini catturate vengono riportate sul workspace e successivamente collocate in base ai diversi accessori che compongono l’abbigliamento.
Le coppie sono state formate secondo la strategia didattica del peer tutoring, bilanciando le competenze e le conoscenze degli studenti.

Quello più intuitivo e con più dimestichezza con il computer è stato affiancato da uno  meno esperto. Per comodità ho chiamato “technician”, lo studente utilizzatore dei sistemi informatici e quindi depositario di un “sapere pratico”, e “researcher” quello  che ha avuto il compito di cercare parole nuove e di veicolarle attraverso l’attività di spelling.
Il lavoro mostrato di seguito è il risultato dell’attività svolta:

L’attività ha permesso:

  • interaction, che ha sviluppato la collaborazione e stimolato gli studenti a fare confronti con la loro vita ed esperienza e ad apprezzare i valori culturali e sociali di altre comunità;
  • tentative approaches, approcciarsi alla risoluzione di un problema attraverso i tentativi porta lo studente a “costruire”, “organizzare” i dati dell’informazione;
  • conversation, lo scambio di idee permette di non pensare in autonomia;
  • discovery learning, l’apprendimento deve realizzarsi sulla base della scoperta, lo studente deve sorprendersi in modo che si motivi a ri-cercare ancora per ri-esplorare, ri-scoprire, ri-sorprendersi, ri-motivarsi;
  • improve writing and speaking skills;
  • problem solving, non c’è ricerca in assenza di un problema;
  • increase, strenghten and enhance vocabulary.

L’aspetto ludico dell’attività ha favorito l’aspetto socializzante e cooperativo tra gli studenti.

Attività di modelling, demonstration e annotating

Dalla descrizione delle precedenti opzioni didattiche si comprende che le LIM permettono di creare degli oggetti, di modificarli (modelling) e di spostarli (drag & drop activity). Lo studente può utilizzare quest’ultima opzione per trascinare il lemma corretto e lasciarlo sotto l’immagine appropriata.

L’attività proposta potrebbe essere utilizzata per stimolare la scrittura collaborativa. L’insegnante assume il ruolo di scriptwriter e spinge gli studenti a creare brevi conversazioni utilizzando il vocabolario on line e cercare to expand sentences:
Insegnante: “What’s the rush in picture one or Why is she running?”.
Studente: “She’s in a rush to get to her wedding or She’s rushing to get to her weeding”.
Vediamo un altro esempio di drag&drop activity: se l’insegnante decidesse di insegnare agli studenti come pronunciare la lettera “c” in inglese, potrebbe scrivere sulla lavagna una quantità di parole che iniziano con la lettera “c” e disegnare un quadrato e un cerchio. L’insegnante potrebbe spiegare loro che nel quadrato vanno inserite la parole con il suono di una “c” hard e nel cerchio le parole con una “c” soft. E’ preferibile chiedere agli allievi di ipotizzare una regola che li aiuti a decidere come potrebbe essere pronunciata  la “c”. L’esercizio risulta proficuo se gli studenti riescono ad inferire, osservando le parole, che la “c” è soft quando precede le vocali “e” o “i”.

L’esercizio proposto qui di seguito mostra un’altra attività, semplice, realizzata con la funzione drag&drop. Per verificare che gli studenti abbiano appreso l’argomento legato al Grand Tour, inserisco parole sparse all’esterno del centre bubble e invito, a turno, gli studenti alla lavagna per trascinare nel cerchio le parole chiave che avrebbero potuto formare una frase di senso logico.

La LIM permette di interagire con il testo e molteplici sono le azioni che si possono svolgere su di esso: è possibile evidenziare, sottolineare, chiosare (annotating), ecc. Le mappe spontanee e concettuali per il docente sono uno strumento principe, consentono di strutturare vari tipi di attività e di “dimostrazioni” (demonstrating). Quest’ultime, ai fine dell’apprendimento, servono per molti scopi: far emergere le conoscenze di partenza e rassicurare gli studenti mostrando loro che la classe non è mai del tutto “nuda”, di programmare strutture di contenuti da affrontare, di individuare percorsi disciplinari coerenti, negoziati e condivisi.

Le attività possono essere progettate ad hoc dall’insegnante, catturate da Internet o reperite dalla “Galleria”, che appunto costituisce una specie di libreria ricca di immagini e InterWrite Sims (simulazioni Flash interattive). La galleria è suddivisa in Categorie e svariate sono le attività presenti: dagli esercizi di abbinamento di un’immagine a un lemma (matching), al commento di un’immagine, ecc.

Nel caso l’insegnante voglia presentare agli studenti un lessico legato al mobilio, un’immagine è subito catturabile da Internet e, tramite quest’ultima, si possono introdurre gli oggetti presenti in una stanza. L’esempio riportato è un dipinto di Vincent Van Gogh. Esso mostra la camera da letto del pittore e si presta molto bene ad introdurre parole come table, window, pictures, ecc.

La LIM permette di lavorare sulle immagini, di copiarle, ritagliarle, allargarle e ridurle (si veda di seguito il dipinto di Paul Gauguin).

Conclusione

Più che conclusioni – le cose da dire per chiudere – queste vorrei che fossero delle estrapolazioni, delle aperture. Il multilinguismo costituisce sempre un enorme vantaggio per gli individui, per la mobilità degli studenti, per sfruttare opportunità di lavoro in paesi diversi, per lo sviluppo delle imprese e la competitività. Sotto questo profilo, ad esempio, l’inglese è lingua è essenziale, e come tale riconosciuta, per contribuire a porsi nella prospettiva politica prioritaria assunta per valorizzare l’educazione dall’Unione Europea: la strategia di Lisbona volta ad aumentare la crescita e l’occupazione.

Nello stesso tempo, però, una volta “entrati” in una qualunque lingua straniera non si diventa “solo” capaci di veicolare informazioni. Tale competenza linguistica, una volta acquisita, in realtà permette all’uomo di “decentrarsi”. Sono queste due competenze che, come accennato nelle premesse, corrispondono a due finalità diverse e complementari di ogni lingua straniera. Dal punto di vista concettuale, la prima, quella strumentale, è la condizione necessaria “per stare meglio nel mondo”; la seconda, a volte sottaciuta, è invece quella sufficiente. In particolare per l’inglese essa alza non poco l’orizzonte di senso del suo apprendimento. Infatti contribuisce ad un’apertura, anche mentale, ad un altro modo di pensare. L’inglese è una lingua che porta a  “vedere” il mondo sotto un punto di vista diverso. Invita e aiuta a considerarlo, e ad esprimerlo, in un altro modo. Sì, perché c’è una reciprocità tra lingua e pensiero. E ciò vale per ogni altra lingua. Le strutture della comunicazione si arricchiscono. La padronanza di una lingua di fatto induce a pensare “come si pensa in quella lingua”. La forma mentis – le formae mentis, per dirla con Gardner – ne vengono influenzate, si arricchiscono. Il linguaggio descrittivo, prescrittivo e predittivo dell’inglese, il suo discorrere, è un’altra cosa. L’alterità linguistica apre ad una “alterità mentale”. E ciò costituisce la pregnanza (profondamente) formativa dell’inglese. È questo un tratto sottile – nello stesso tempo vero ed incisivo – che si traduce in atteggiamenti e in comportamenti concreti.
In questa prospettiva, francamente quasi un po’ con mia sorpresa perché non pensavo accedesse così presto, ho constatato un indotto inedito dell’uso dello strumento LIM in una classe in cui l’ho valorizzata in modo piuttosto sistematico: verso la fine dell’anno scolastico ho notato uno spostamento dell’interesse con cui gli studenti hanno seguito il percorso didattico. Quel certo uso della LIM ha favorito molto il loro voler “sapere” l’inglese. Ed inoltre, ecco il punto: si sono aperti, allargati verso le dimensioni cui sto ora accennando. Non tutti, magari, ma qualcosa di “diverso dal solito” (che accadeva alla fine degli anni precedenti, quando non usavo la LIM) stava succedendo. Penso che noi tutti, insegnanti di lingua straniera, vorremmo “vedere” questi esiti. Che fare?? Ritrovarci in una convention? Almeno in rete potremmo aprire una discussione capace di allargare i nostri orizzonti professionali: la LIM diventerebbe un’occasione per guardare anche oltre. Mi ha colpito molto nel Corriere della Sera del 6 Novembre l’articolo “Non solo Inglese. Perché è un affare difendere l’italiano”. L’ho letto d’un fiato! È stato uno specchio. In qualche modo mi ha fatto “tornare a casa”. E sono uscito ancor più convinto del senso che ho inteso dare a questo contributo. E il Corriere, ultimamente, aveva già sottolineato, commentato che molti autori africani stanno elaborando i loro romanzi in italiano: che bello! Anche la nostra cara lingua è utile per gli altri, per le loro alterità.

È il momento di chiudere. E sento il dovere di ringraziare tutti coloro che hanno variamente contribuito alla realizzazione di questo lavoro.
Gli studenti dell’IIS “Paolo Frisi” di Milano che hanno condiviso con me un percorso didattico che li ha visti coinvolti nel ruolo di “attori centrali” in un film sulla costruzione di alcune loro conoscenze e competenze e nel quale si sono lasciati guidare dal docente/tutor e regista. Ancora una volta, hanno manifestato che ritengono fondamentale “essere considerati” nelle potenzialità. E non giudicati come imbranati che “non verranno mai fuori”. Da parte mia con questi usi della LIM c’è stata anche un’ulteriore constatazione:  l’importanza di avere riscontri tangibili – mediante il successo scolastico dei propri  studenti – della nostra azione educativa.
I docenti che hanno partecipato al Corso di formazione “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’insegnamento ed apprendimento delle lingue straniere”, tenuto presso l’IIS “P. Frisi”, con la qualità delle loro vivaci discussioni mi hanno “elettrizzato”: portato ad intravvedere altre congetture e punti di vista indispensabili per valutare, riflettere ed arricchire le strategie metodologiche da adottare nell’azione didattica con la LIM.
Il Dirigente Scolastico dell’Istituto, prof. Luca Azzollini, peraltro anche Direttore del corso di formazione, una figura convinta che le TIC possano essere valorizzate in classe dai docenti non solo nella dimensione culturale delle discipline ma anche in quella della formazione trasversale del soggetto, si è mosso nella linea di dotare l’Istituto di mezzi tecnologici notevoli e in parallelo ha attivato percorsi di formazione di docenti. È questa l’occasione per esprimergli la mia gratitudine per avermi accordato la Sua fiducia nell’assegnarmi il delicato compito di gestire un corso inizialmente concepito come azione interna di formazione LIM per i colleghi, ma – e con un’abile mossa – in seguito aperto al territorio lombardo dall’Ispettrice Gisella Langè, Dirigente Tecnico dell’USR Lombardia, che lo ha segnalato sul sito dell’USR come meritevole di attenzione.
L’ispettore Augusto Tarantini, già Responsabile dell’Area “ICT nelle scuole” dell’USR Lombardia, a valle degli esiti del corso di formazione sulle LIM, mi ha coinvolto nei workshop attivati dall’ITTS “A. Gentileschi” di Milano, capofila di una rete di scuole Lombarde che attuano il Progetto nazionale Cl@sse 2.0. E mi ha stimolato – ed in itinere incoraggiato – ad elaborare il presente contributo perché altri docenti di lingua inglese possano disporre di un’altra occasione per considerare ragioni ed azioni di un procedere didattico che assegna centralità non tanto alle risorse LIM ma ad loro uso come mezzi per finalità culturali e formative con gli studenti. E, utilizzando strumenti e linguaggi vicini al loro mondo, intanto li avvia ad aprirsi anche “all’alterità mentale”.

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C’era una volta la LIM … Resoconto di una giornata di studio a Milano

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C’era una volta la LIM … Resoconto di una giornata di studio a Milano

Posted on 18 settembre 2011 by Redazione Bricks

di Francesca Scalabrini

scalabrini@irre.lombardia.it

Sulla base anche delle numerose richieste ricevute da dirigenti e docenti che hanno partecipato al Piano Nazionale Formazione LIM in Lombardia, mercoledì7 settembre 2011, presso l’ITT “A. Gentileschi” di Milano, si è svolta una giornata di studio organizzata dal Preside Miele, impegnato sul territorio in progetti riguardanti la didattica attraverso le tecnologie e punto ordinante anche per l’anno 2011-2012, dal titolo “C’era una volta la LIM…“.



L’evento avvenuto in collaborazione con il CSTD di Mantova, l’USR Lombardia e l’ANSAS ex IRRE Lombardia ha proposto una giornata di studio sui processi più efficaci attivati nel territorio regionale, sui risultati ottenuti e sulle nuove prospettive di sviluppo e lavoro.

Durante la mattinata sono intervenuti degli esperti che hanno fatto il punto della situazione a livello nazionale e regionale, anche sul piano della formazione. In particolare ci sono state le relazioni di:

In effetti questo progetto non ha solo proposto un modello di formazione sullo strumento LIM nella didattica in classe, ma come spesso accade, quando si parla di tecnologie a scuola, questa occasione di formazione nazionale ha consentito di riflettere e di raccogliere dati interessanti anche sul piano metodologico didattico, sul profilo dell’e-tutor, su quali siano gli elementi che realizzano davvero un ambiente d’apprendimento integrato, ed infine su quali piste concrete di collaborazione possono essere battute anche con il mondo dell’azienda del settore tecnologico e del mondo dell’editoria digitale.

Proprio a questo proposito, nel corso del pomeriggio, si è consentito ai partecipanti di visitare liberamente stand organizzati dalle principali aziende del settore, in modo da poter conoscere le più recenti soluzioni tecnologiche messe a disposizione del mondo della scuola.

Sia le proposte della mattina, sia gli stand organizzati nel pomeriggio hanno potuto registrare una folta affluenza di docenti e dirigenti interessati, tanto che si pensa di replicare l’occasione di confronto anche durante l’anno scolastico ed anche attraverso incontri a livello provinciale.

In ogni caso l’ITT Gentileschi, così come altre istituzioni scolastiche hanno confermato la propria disponibilità a diventare centri territoriali di riferimento e di incontro con le aziende per avviare sperimentazioni e collaborazioni direttamente con le scuole e i docenti interessati.
Sul sito www.irrelombardia.it saranno pubblicati a breve i materiali relativi alla giornata e notizie relative ad altri eventi futuri.

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L’ICS “Bruno Munari” e le risorse ICT: dagli anni ’90… un viaggio che continua

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L’ICS “Bruno Munari” e le risorse ICT: dagli anni ’90… un viaggio che continua

Posted on 28 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Livia Cozzio, Vania Zadro, Chiara Majerna
Scuola dell’infanzia ICS Bruno Munari

Ha una dimensione verticale, dall’infanzia alla scuola primaria, il tracciato che narra come i dispositivi tecnologici ridisegnano le dinamiche d’aula e profilano interazioni nuove nell’intrigante gioco dell’imparare.

L’esperienza qui delineata in breve, solo come cornice in cui si colloca l’esperienza realizzata nella Scuola d’Infanzia , si iscrive in un più ampio percorso in atto dal 2002 nell’ICS “Bruno Munari” di Milano per valorizzare in verticale le risorse ICT nella didattica curriculare, dall’Infanzia alla Primaria, alla Secondaria di I grado.  In realtà da qualche anno erano già attivi “primissimi laboratori di informatica”, sia presso la primaria che nella secondaria dell’Istituto, realizzati nel corso di qualche anno anche con il contributo offerto da una catena di Centri commerciali presenti nel territorio attraverso una sorta di raccolta punti.
In un gruppo di docenti si faceva strada l’intuizione che interpellare le ICT in chiave didattica per arricchire la formazione e le aree disciplinari fosse un modo non solo promettente ma soprattutto prospetticamente irreversibile per rispondere ai bisogni di apprendimento degli alunni. Però nella scuola c’è una svolta: arrivò la C.M. 152 del 18.10.01 (Azione B) che offriva opportunità di cospicuo finanziamento per l’implementazione di infrastrutture di rete nelle scuole e che apriva preziose condizioni di comunicazione e confronto sulle pratiche didattiche fra scuole di diverse province attraverso l’ambente rete. La qualificazione d’uso delle risorse multimediali nel Collegio diventa una punto d’attenzione forte, attorno al quale ragionare, sperimentare, osservare e raccogliere elementi per modulare percorsi. Impresa in verità non facile: il nuovo porta inevitabilmente con sé disequilibri, preoccupazioni, diffidenze e un grande e faticoso sforzo di riorganizzazione di tempi e risorse. Soprattutto solleva domande, induce a “pensarsi” professionalmente e attiva, nella scuola che lo accoglie, un pensiero metacognitivo sottilmente “contagioso”, ancorché inizialmente silente.
Erano gli anni dei piani di formazione nazionale ForTic e di quelli riferiti ai D.M. 100, al DL 61 e al D.lgs 59  (con relativi corsi attuati in formula blended, in parte in presenza ed in parte a distanza su piattaforma e-learning abilmente gestita da ANSAS). Termini come multimedialità, rete, ambienti virtuali collaborativi cominciavano quindi a circolare “nei corridoi” dell’Istituto sempre con maggior insistenza e sollecitavano l’immaginario didattico, e non di pochi colleghi, verso nuovi scenari di formazione, di comunicazione e di costruzione didattica dei saperi.
Indispensabile per passare “dalle parole ai fatti”, dal “corridoio ai laboratori”, due azioni. Una interna, il supporto del Dirigente Scolastico, dott.ssa Fiorella Fioretti che con i suoi stimoli e inviti – era chiaro che ci credeva lei per prima (vi  immaginate un DS che, a sorpresa, in un Collegio docenti, esordisce usando “lei” la LIM quando ancora pochi la conoscevano??) – ci contagiava e proiettava continuamente verso la progettualità e la “caccia ai finanziamenti”. L’altra esterna: il lungo accompagnamento, richiesto in parallelo dalla DS stessa, dell’USR Lombardia che mediante il gruppo di lavoro dell’Area ICT nelle scuole, allora coordinata dall’Ispettore A. Tarantini, ha gradualmente coinvolto sempre più docenti in percorsi di formazione, anche a carattere di ricerca-azione, con ausilio metodologico alla costruzione di interazioni territoriali (ad esempio scuola ed Enti Locali, scuola ed AICA) e tra scuola e scuola anche in verticale. La sinergia tra questi fattori e la vitalità dei docenti dell’ICS,  sollecitati ad esportare le esperienze interne per verificarne la tenuta, ad aprire spazi di documentazione in rete ed archivi didattici virtuali per favorire forme di didattica cooperativa, con apertura di Communities di classe, sono stati nel loro insieme i fattori che hanno indotto un investimento costante che si è diffuso gradualmente nella scuola e anche oggi genera continui ritorni nella professionalità e nella qualità dei servizi. (www.scuoladigitale.lombardia.it)
Nell’articolo sottostante è dato un ampio approfondimento, forse inusuale come scelta del punto d’avvio della verticalità delle LIM, però importante per una correttezza dell’inizio della stessa -  le LIM nella Scuola d’Infanzia – di cui i genitori ci sono grati. Quando poi i bambini entrano nella Primaria, l’impostazione in verticale dà i suoi frutti: gli “antecedenti” nelle nostre classi si sentono, nel clima e nell’organizzazione del lavoro.

LIM nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria all’ICS “Bruno Munari”

Colori, strutture che invitano a rotolare, angoli morbidi, musiche diffuse, materiali da stropicciare, strappare, tirare: la Scuola dell’Infanzia è da sempre una vera festa dei sensi. Un ambiente in cui l’esperienza sensoriale … fa scuola! Un luogo dove il gioco, naturale linguaggio dei bambini per accostare le persone  e le cose del mondo, si fa vera  e propria esperienza cognitiva: è a scuola che le esperienze spontanee, informali, vengono direzionate verso specifici obiettivi di formazione e d’apprendimento. Oggi il mondo dei giochi dei bambini si colora sempre di più di tecnologia: quante ore i bambini, anche piccolissimi passano davanti alla televisione, al PC, ai videogiochi? I piccoli gestiscono il videoregistratore, il lettore Mp3, il telecomando con la stessa familiarità con cui gli adulti moderni da piccoli si destreggiavano fra bambole e orsacchiotti, matite e colori.

Una sorta di progressiva immersione in ambientazioni tridimensionali, suoni stereofonici, immagini coloratissime e dinamiche con le quali si interagisce tramite pulsanti, mouse e joystick e dove vista, tatto, udito si integrano nella partecipazione agli eventi, nell’attribuzione di significati, nella comprensione delle cose. Si assiste ad una sorta si “spostamento” dell’uso combinato dei sensi dal giocattolo fisico a quello multimediale. Cambia dunque il modo di giocare eppure, a ben guardare, resta intatto il bisogno del bambino di “entrare” nelle cose per capirle e per imparare attraverso l’esperienza, sperimentando, facendo. Alla scuola dell’infanzia i dispositivi tecnologici possono essere proposti e utilizzati accanto ai giocattoli tradizionalmente in uso, così come accade a casa, sfruttando la simpatia riservata loro dai bambini. A scuola però si può fare di più predisponendo ambienti multimediali capaci di favorire esperienze in grado di utilizzare i differenti sistemi simbolici alla base dei linguaggi verbali e non. è quello che accade alla scuola dell’Infanzia di via dei Salici 4 a Milano che  fa parte dell’Istituto Comprensivo “Bruno Munari” (Infanzia – Primaria – Secondaria di I grado) dove la tecnologia è presente in forma integrata nel repertorio delle risorse didattiche e dove nascono i percorsi VERTICALIZZATI (tra cui quello INFORMATICO) per accompagnare l’alunno che muove i suoi primi passi nella Scuola dell’Infanzia, fino al termine della scuola Secondaria di I grado.

La scuola dell’Infanzia non è scuola dell’obbligo, pertanto il Ministero non prevede alcun finanziamento e/o iniziativa che la coinvolga, per attrezzarsi di strumentazione informatica. Il piccolo Laboratorio Informatico di cui dispone, è stato attrezzato con donazioni volontarie da parte dei genitori (computer smessi) e per volontà della ex Dirigente Scolastica dott.ssa Fiorella Fioretti che ha sempre creduto nell’importanza di investire nella scuola “dei piccoli” e si è sempre mossa con tale finalità: ha coinvolto i docenti in Corsi di Formazione Provinciali e Regionali, ha acquistato una Lavagna Interattiva Multimediale e, anche per restituire visibilità della scuola sul territorio, ha favorito la presentazione del materiale didattico realizzato a corsi di formazione dell’USR per le Nuove Tecnologie della Lombardia, a Convegni  ed il suo utilizzo per pubblicazioni e corsi sulle LIM dall’ex INDIRE.

La LIM presente nella scuola è collocata nel piccolo Laboratorio informatico (la “Ludoteca informatica”) frequentato da tutti gli alunni iscritti all’ultimo anno della scuola dell’Infanzia, suddivisi in piccoli gruppi. La tipologia di lavagna più idonea per i nostri piccoli alunni è quella con schermo touch screen: permette l’interazione percettiva e motoria con l’oggetto tramite il “tocco”, attività peculiare per i bambini in età pre-scolare. A differenza del computer, la Lavagna Interattiva Multimediale offre al bambino l’opportunità di “agire” col corpo a livello motorio e di sperimentare più correttamente l’esercizio della motricità fine. La LIM integra diverse modalità di accesso alle conoscenze attivando tre canali sensoriali: visivo (l’immagine), uditivo (l’ascolto di parole e di suoni) e tattile (l’interazione “fisica”). E’ quindi, la compresenza all’interno dello stesso “media” di una pluralità di canali comunicativi a fare la differenza.

Come recita quella canzone “Quando i bambini fanno oh”, quando i bambini “giocano” per la prima volta con la LIM, compare sui loro volti un piacevole stupore che commuove. Quando spostano lo sgabellino per raggiungere la parte superiore della lavagna, dopo aver selezionato lo strumento che devono utilizzare, tengono il ditino in alto “convinti” che in esso si sia trasferito lo strumento stesso.  La  LIM viene definita “magica” dai nostri  bambini che, in età prescolare, risultano ancora immersi in una visione animistica della realtà che li circonda. L’entusiasmo quindi con cui i bambini accolgono l’introduzione di tale strumento nelle loro attività, li aiuta nel superamento delle loro difficoltà attentive e nel relativo aumento dei loro tempi d’attenzione.

Attraverso “il gioco con la lavagna” il bambino padroneggia il simbolo, lo strumento e se stesso come protagonista. La capacità di codificare e  decodificare il simbolo conduce il bambino a muoversi senza difficoltà nei vari ambiti disciplinari, ad acquisire la lettura e la scrittura e ad utilizzare la tecnologia. La possibilità di agire come  protagonista gli permette di superare le sue incertezze e di acquisire fiducia nelle sue capacità. Nell’attività corale (suggerimenti e consigli da parte dei compagni riferiti all’attività in atto) si consolida l’aspetto collaborativo, fondamentale nello sviluppo della crescita sociale del bambino.

La lavagna può diventare uno spazio aperto da destinarsi ad attività di espressione creativa. Interessanti i diversi percorsi artistici seguiti dai bambini che sono stati coinvolti nell’osservazione di opere di artisti diversi a nella successiva rielaborazione personalizzata (Baj, Mirò, …), nella pittura spontanea, nella pittura a tema, nella celebrazione del Centenario della nascita dell’artista Bruno Munari.

Con l’utilizzo delle nuove tecnologie, cambiano il “setting” dell’aula scolastica e il modo di fare scuola dell’insegnante. Il bambino ha a disposizione strumenti che, oltre al testo gli forniscono immagini e suoni, che può manipolare ed utilizzare a suo piacimento per creare e personalizzare i suoi elaborati. L’insegnante, ricava molte informazioni facendo attenzione al linguaggio del corpo ed alle espressioni dei propri alunni, mentre questi fruiscono dei contenuti dell’attività didattica, li manipolano, li assemblano e li mobilitano in un creativo lavorio che non è mai uguale a se stesso e rileva il dinamico evolversi del pensiero. Il motto “fare per sapere” rende il bambino attore ed autore della propria conoscenza e l’insegnante consapevole guida e stratega in questo delicato percorso.

Alla scuola primaria il gioco del conoscere si fa più intrigante perché attraversa l’immaginario, ma si lascia attrarre e incuriosire dalle “cose del mondo” che, ancora una volta, vuole scoprire dall’interno. Un esempio fra altri: la LIM, collocata in classe, ne “apre la finestra” grazie alla connessione in rete e consente a tutta la classe l’esplorazione condivisa degli ambienti. Con Google Earth si può sorvolare il quartiere, avvicinarne progressivamente gli edifici, ricavarne la pianta usando le penne virtuali. Si possono registrare brainstorming e organizzare in modo collaborativo mappe che, facilmente linkate a foto, filmati, musiche, interviste rendono “tangibili” i concetti enunciati. Si possono isolare fotogrammi di particolare interesse, scriverne le didascalie, disegnare percorsi, ritagliarne frame.

Forme, colori, suoni, veicolano con proprie grammatiche uno stesso concetto che si lascia così accostare da diversi punti di vista. Si può scannerizzare una pagina del libro di testo per poterla leggere tutti insieme sulla superficie della LIM, magari sottolineando con le penne virtuali colorate ed appuntando sul quaderno le personali osservazioni. Sarà infine più facile ritrovare le informazioni sulle pagine del libro e connetterle fra loro.

L’uscita didattica per l’esplorazione concreta del territorio può essere videoripresa e, utilizzando un software di editing video gestito sulla LIM, si possono valutare in classe le riprese e montare con attività collaborativa le clip, magari intervallate da foto scattate durante l’uscita o scannerizzate da un libro o ancora reperire in rete. Didascalie, scritte sovraimpresse, titoli, ma anche colonna sonora o commenti audio completeranno il video racconto dell’esperienza. Integrata tra le risorse didattiche in uso alla classe la LIM contribuisce a naturalizzare la tecnologia.

Un’osservazione ancora sull’apprendere in modo cooperativo: oggi che si fa sempre più strada la tentazione di “navigare da soli”, questa può rivelarsi una notevole sfida. In contesti plurimi, è interessante utilizzare la LIM per dare avvio a processi metacognitivi che rendono visibili, palpabili, i processi che consentono di passare dall’esperienza all’apprendimento. La possibilità di ripensare alle tappe di un percorso permette in una qualche misura di concettualizzare non solo conoscenze e competenze acquisite, ma anche le prassi che hanno portato a tali acquisizioni.

Allora può accadere anche che, al termine dell’attività, qualcuno degli alunni proponga l’utilizzo della LIM per la gestione di un’altra attività didattica, segnalandola come lo strumento più efficace per rispondere ad un problema :

Lo facciamo anche per storia? Per i Cretesi, per esempio. Così poi la raccontiamo a quelli di terza.

Dall’esperienza, attraverso la cooperazione, si passa alla concettualizzazione delle prassi, alla loro narrazione e quindi all’apprendimento, per poi arrivare nuovamente alla narrazione.

La scrittura di un articolo di giornale per raccontare e comunicare un’esperienza di studio può essere un input interessante da cogliere per “narrare” insieme agli alunni, attraverso la realizzazione di un piccolo video che ne documenta le fasi, non solo l’azione della scrittura collaborativa, ma anche le dinamiche ed i processi ad essa sottesi in modo che i ragazzi, rivedendosi in un secondo momento, possano maturare consapevolezze circa il proprio modo di conoscere, capire, operare nel gruppo.

Nel momento in cui le nuove tenologie vengono utilizzate come strumenti per narrare rispondono a tre finalità che, nell’ambito di un percorso didattico realizzato in una classe quarta della scuola primaria, sono state così espresse dagli alunni:

Noi fotografiamo e filmiamo perché:”

  • “Così gli altri vedono cosa abbiamo fatto”: necessità di narrare.
  • “Perché magari ce lo dimentichiamo”: necessità di documentare.
  • “Perché così non dobbiamo scrivere” scelta del canale più efficace.

è intuitivo l’impegno richiesto alla classe in termini relazionali (negoziare, cooperare e collaborare), cognitivi (conoscere, riconoscere, estrarre matrici), comunicativi (esprimere e restituire conoscenze), organizzativi (discriminare, ordinare nel tempo e nello spazio, raccogliere).

è altresì facile osservare che, con le variabili pedagogiche e didattiche intenzionalmente e gradualmente introdotte dall’insegnante, le esperienze  di proiezione, identificazione, prefigurazione mobilitano apprendimento e creatività secondo nuove modalità, con il vantaggio non trascurabile di rendere l’imparare un fatto divertente grazie al piacere che deriva dal riuscire a passare, apparentemente in modo spontaneo e naturale, da semplici fruitori d’esperienza a protagonisti capaci di intervenire per modificare, trasformare, correggere il corso delle cose, anche faticosamente … proprio come si fa giocando.

Per approfondire

www.comprensivomunari.it

www.scuoladigitale.lombardia.it

http://didamatica2011.polito.it/

http://services.economia.unitn.it/didamatica2009/ (Apprendimenti, prassi di studio,LIM: idee e soluzioni per una didattica formativa (M.Maviglia, F.Fioretti et alii)

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N°1 – GIUGNO 2011 – In questo numero

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N°1 – GIUGNO 2011 – In questo numero

Posted on 25 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Pierfranco Ravotto
pierfranco.ravotto@gmail.com


Ecco, finalmente, il numero 1 di Bricks.

Come nel numero zero, anche questo – e così i prossimi – è dedicato ad un Tema. Se là il tema era Bricks stesso, il perché di questa nuova rivista, qui il tema sono le LIM, le lavagne interattive multimediali.

Perché dedicare il primo numero alle LIM?

Questa rivista si propone di dar voce agli insegnanti perché raccontino le proprie esperienze e le LIM sono e sono state, in questi anni, terreno di tante esperienze didattiche. Sono state e sono, anche, oggetto di mitizzazioni, come se la loro introduzione sia di per sé foriera di trasformare la scuola, l’insegnamento, l’apprendimento da parte degli studenti. “La LIM non è una bacchetta magica”, scrive, a ragione, una delle nostre autrici.

La LIM, come dice il nome, è una lavagna. Un nuovo modello di lavagna, interattivo e multimediale. In questo sta la sua forza: è uno strumento tradizionale – dunque noto, consolidato, abituale per gli insegnanti – ed è al contempo rinnovato, ricco di potenzialità che la lavagna tradizionale non ha.

Scrivendo “lavagna tradizionale”, mi si è posta una domanda: da quando esiste questa tradizione?

La lavagna è una superficie di grandi dimensioni, collocata verticalmente, che può essere usata per illustrare graficamente delle idee, delle informazioni, delle procedure. In che forma – con quale tecnologia? – si è cominciato ad usarla?

Faccio una veloce ricerca e scopro che, all’inizio dell’800, nelle scuole gli studenti si esercitavano non su quaderni – la carta era costosa – ma su tavolette di ardesia su cui scrivevano con una punta dello stesso materiale e che cancellavano con uno straccio. Sembra sia stato James Pillans, Headmaster della Old High School di Edimburgo, Scozia, ad aver l’idea, nel 1801, di attaccare sul muro un certo numero di quelle tavolette per usarle nell’insegnamento della geografia (scriveva e gli allievi dovevano ripetere). L’introduzione della lavagna negli Stati Uniti è attribuita a George Baron, istruttore all’Accademia militare di West Point ed è datata, a quanto pare, 1809.

Ben presto fu inventato il gesso, per scrivere sulle lavagne in modo più leggibile e infatti, prima del termine Blackboard venne usato, e lo è ancora, Chalkboards, da chalk = gesso (sembra che il termine sia stato usato per la prima volta nel 1820).

Nel giro di poche decine d’anni le lavagne entrarono in tutte le scuole degli Stati Uniti e, immagino, d’Europa.

Chissà se ci fu un’animata discussione fra entusiasti fautori dell’introduzione della tecnologia del gesso e dell’ardesia e altri a ribadire che occorre, in primo luogo, ragionare sulla pedagogia.  Immagino che l’introduzione della lavagna non abbia trasformato cattivi insegnanti in bravi docenti. Ma certo un impatto forte deve averlo avuto, soprattutto in alcune materie; si pensi, appunto, all’insegnamento della matematica e, in particolare, della geometria; ma pensate anche all’insegnamento dell’ortografia e della grammatica. Nelle poche pagine in rete che ho trovato su questo argomento (in inglese) si sottolinea come prima l’insegnante dovesse scrivere gli esercizi sulla tavoletta di ogni allievo e quindi la lavagna abbia comportato risparmio di tempo. Ma non penso sia quella la modifica più rilevante.

Il modello ottocentesco e novecentesco di classe prevede la lavagna, con i banchi tutti rivolti verso di essa; è coerente con un modello trasmissivo della conoscenza. Ma allora, senza la tecnologia della lavagna, si sarebbero sviluppati altri modelli? Provocatoriamente: senza la lavagna si sarebbe affermato un modello costruttivista?

E, invece, a sottolineare l’effetto positivo della lavagna: avrebbe potuto esserci, senza la lavagna, l’alfabetizzazione di massa? Un unico maestro che insegna a leggere, scrivere e far di conto, a 30-40 bambini in una volta?

In ogni caso: la lavagna – quelle d’ardesia, come quelle orrende lavagne verdi che si sono diffuse successivamente, o come le lavagne bianche non più col gesso ma con i pennarelli – è uno strumento, permette cose che senza tale strumento non sarebbero possibili, ma può essere usato in modi diversi, a seconda del contesto, del momento e dell’obiettivo, e a seconda dei modelli pedagogici di riferimento.

Alla lavagna, per fare solo un esempio visivo, ci può stare l’insegnante o lo studente, e le due forme si possono alternare.

La LIM sembra destinata a diventare parte dell’ordinario arredo di ogni aula (mi dicono che in altri paesi lo è già). Quindi è importante capirne le potenzialità tecnologiche e quelle pedagogiche: raccontare e confrontare le esperienze è un passaggio essenziale.

Per questo vi invitiamo ad aggiungere, a quelle che vengono presentate su questo numero 1 di Bricks le vostre esperienze e le vostre riflessioni.

Bricks ha una doppia natura. E’ una rivista – che raggruppa una serie di articoli – con una sua data di uscita e che quindi rimane fissa (uguale in web a quella che è nella versione PDF o ePub). Ma è anche un sito, in quanto tale dinamico, in cui intendiamo aggiungere articoli fra l’uscita di un numero e quella del successivo. Lo abbiamo fatto, in questo periodo, solo per i Convegni. Lo faremo, adesso, anche per gli articoli che vi invitiamo a mandarci sul tema delle LIM.

Per cercare un articolo su un certo tema (man mano che i temi saranno sviluppati) potete utilizzare le “Categorie” oppure la nuvola dei tag.

Ogni numero di Bricks è a tema, quello di questo numero sono le LIM. Ma il tema è accompagnato da altre rubriche fisse: Certificazioni, Progetti europei, Dalla rete, Dall’estero.

Tutti gli articoli, questi come quelli relativi al tema permettono l’inserimento di commenti. Vi invitiamo a inserire i vostri. Così come vi invitiamo a comunicarci – rivistabricks@gmail.com – convegni e altre iniziative per l’area EVENTI e le cronache/reportage da inserire nell’area CONVEGNI.

Buona lettura.

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La scuola che cambia

La scuola che cambia

Posted on 25 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Emilia Salucci
USR Lombardia

emiliagiovanna.salucci@istruzione.it


In Italia spesso la scuola viene considerata come una realtà immutabile, impermeabile ai cambiamenti e quindi lontana dalla vita reale dove, invece, tutto si trasforma di continuo e sempre più rapidamente.
Ma chi lavora e vive nella scuola sa di abitare un ambiente in cui prevale la riflessione, in cui ogni mutamento, anche piccolo, viene meditato, agito e interiorizzato e genera una trasformazione profonda e irreversibile sia nella struttura che negli attori del processo.
Tale lentezza appare surreale ad un osservatore superficiale, specie in un mondo come quello attuale dove ogni giorno si procede sempre più velocemente superando tempo e spazio grazie a tecnologie in continua trasformazione, ma essa è una caratteristica necessaria ad una didattica efficace che deve governare un processo che, per sua stessa natura, richiede tempi distesi e oggi, ancor più che in passato, è fondamentale individuare un punto di equilibrio tra velocità e lentezza, tra riflessione e innovazione per valorizzare i progressi realizzati e costruire su solide basi culturali condivise.
L’introduzione delle tecnologie informatiche e digitali nella scuola italiana costituisce un esempio paradigmatico di quanto sopra descritto, infatti iniziata negli anni 80 non ha prodotto sconvolgimenti improvvisi ma è progredita senza ripensamenti ed ha trasformato in maniera irreversibile l’insegnamento, l’apprendimento e l’organizzazione della scuola nel suo complesso.

L’amministrazione ha sostenuto l’innovazione con continuità, anche se le risorse finanziarie non sono sempre state adeguate agli obiettivi, attraverso azioni di formazione (Piano nazionale informatica, ForTIC, ecc.) e investimenti in attrezzature.
Gli ultimi anni hanno visto una larghissima diffusione di media digitali il cui uso “incide notevolmente sui processi cognitivi e concorre a diversificare gli stili e gli approcci dei soggetti alla realtà” (“A scuola con i media digitali”, a cura di P. C. Rivoltella e S. Ferrari, Vita e Pensiero, 2010) come sperimentiamo quotidianamente con i nostri ragazzi che ci paiono sempre più distratti, sempre meno concentrati ma che spesso ci sorprendono con osservazioni che sottintendono insospettate capacità di collegamenti reticolari e con abilità ben diverse da quelle che meglio conosciamo necessarie alla decodifica di un testo organizzato sequenzialmente.

“Il modello gutenberghiano della diffusione dei saperi richiede una configurazione uno-molti anche nei setting della didattica. Una cattedra e molti studenti … Oggi i nuovi stili cognitivi abilitati dalle tecnologie digitali della trasmissione dei saperi tendono a trasformare anche la tradizionale configurazione della spazio didattico” ( “La scuola digitale” P. Ferri, Bruno Mondadori, 2008).

Per poter realizzare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva(Europa 2020) è, quindi, ora necessario superare la classe come tradizionalmente intesa per creare uno spazio di apprendimento aperto sul mondo, per poter superare la frammentazione della conoscenza ed organizzare una didattica che integri linguaggi, strumenti e contenuti in nuovi quadri d’insieme.

Il Piano Scuola Digitale, varato da MIUR nel 2007, si propone, appunto, di modificare gli ambienti di apprendimento attraverso l’integrazione delle tecnologie nella didattica e rappresenta l’evoluzione delle azioni realizzate in passato: “Non più la classe in laboratorio ma il laboratorio in classe”.

Il Piano ha una articolazione complessa e prevede diverse azioni:

  • Piano nazionale diffusione delle Lavagne Interattive Multimediali (LIM), un processo strategico che promuove un percorso graduale di innovazione nella didattica in tutte le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado che ne facciano richiesta.
  • Cl@ssi 2.0, si propone di modificare gli ambienti di apprendimento attraverso un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nella didattica quotidiana con il supporto dell’ANSAS e di una rete di Università associate e coinvolge circa quattrocento classi di scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado su tutto il territorio nazionale.
  • @urora, destinato ai minori del circuito penale interno ed esterno del Ministero di Giustizia offre, nell’ambito della comunicazione multimediale, la possibilità di acquisire competenze professionali attestate per agevolare il reinserimento sociale.
  • Oltre l’@urora, una rete nazionale di istituzioni scolastiche che opera a supporto della personalizzazione delle metodologie formative in situazioni di svantaggio con progetti di innovazione didattica specifici per l’ambienti di reclusione e di integrazione.
  • HSH@Network (Hospital School Home Network), nasce dall’idea di inclusione e di superamento dei limiti spazio-temporali per offrire agli studenti ospedalizzati o in terapia domiciliare il supporto delle nuove tecnologie.
  • Patto per la Scuol@ 2.0, una linea avanzata di innovazione che vuole coinvolgere l’istituzione scolastica nella sua interezza, sia il personale che l’organizzazione strutturale ed infrastrutturale, per organizzare un luogo dove si possano costruire i saperi in spazi collaborativi, flessibili e dinamici integrando metodologie formali, informali e non-formali.

La LIM è stata scelta come strumento da diffondere in modo capillare perché “Non richiede stravolgimenti nell’organizzazione dell’aula, si installa al muro accanto alla lavagna di ardesia e si integra immediatamente nell’ambiente classe. Gli insegnanti conoscono la lavagna da sempre.” (G. Biondi “In classe con la LIM” in “A scuola con la LIM” Giunti 2008) e quindi, proprio perché non sembra rivoluzionare l’azione didattica quotidiana e il suo utilizzo iniziale è semplice e immediato, l’introduzione di una LIM tra le dotazioni d’aula non può generare nei docenti particolari paure o rifiuti a priori come invece spesso è successo per altri strumenti tecnologici, per esempio i primi computer che, per le loro interfacce poco amichevoli, richiedevano sofisticate competenze informatiche. “In realtà la LIM è un moderno ‘cavallo di Troia’ dal quale usciranno piano piano, uno alla volta, tanti elementi in grado di trasformare alcuni capisaldi della comunicazione, dell’organizzazione didattica e dell’azione di ri-mediazione condotta dall’insegnante.” (G. Biondi Ibid.).

Il Piano nazionale diffusione LIM ha inizialmente destinato le risorse disponibili alle scuole secondarie di I grado, segmento chiave dell’innovazione per le criticità ripetutamente evidenziate da ricerche nazionali e internazionali, ed è stato in seguito esteso alle scuole primarie e secondarie di secondo grado.
Le risorse dell’esercizio finanziario 2007 sono state assegnate ad ANSAS per una fornitura di 8.000 LIM che sono attualmente in consegna, mentre quelle degli anni successivi, fino all’esercizio finanziario 2010, sono state distribuite a reti di scuole.
In entrambi i casi le istituzioni scolastiche interessate hanno dovuto avanzare la propria candidatura assicurando l’integrazione del kit tecnologico nella didattica quotidiana e l’impegno di alcuni docenti delle classi coinvolte a partecipare al piano di formazione gestito da ANSAS con i suoi Nuclei Regionali (ex IRRE).

La Direzione Generale per gli Studi, la Statistica ed i Sistemi Informativi (DGSSSI) del MIUR e gli Uffici Scolastici Regionali (USR) hanno lavorato in sintonia per favorire e ottimizzare l’aggregazione degli istituti richiedenti in reti il cui capofila ha espletato, con il supporto di CONSIP, le operazioni necessarie all’acquisto delle LIM sul Mercato Elettronico per la Pubblica Amministrazione (MePA).

Questa scelta ha garantito trasparenza in tutte le fasi del processo, permesso flessibilità nelle scelte delle tecnologie e ottenuto una buona qualità degli acquisti effettuati con ottimi prezzi di aggiudicazione. L’intero processo si è dimostrato un buon esercizio di autonomia poiché gli accordi di rete sono stati sottoscritti dalle scuole in base alle reali esigenze organizzative, il capitolato di gara è stato concordato dalle singole reti per soddisfare le proprie esigenze didattiche sulla base delle indicazioni tecniche fornite dall’Uff. V della DGSSSI e da CONSIP, che ha fornito un database con le caratteristiche tecniche delle diverse offerte del mercato e assistito tutti i punti ordinanti con una consulenza puntuale e molto accurata, inoltre le economie realizzate sono rimaste appannaggio delle reti valorizzandone così le attività negoziali.

Già a metà degli anni 2000 in Lombardia erano state destinate risorse per l’acquisto di LIM, risorse distribuite inizialmente sotto forma di contributi parziali alle scuole secondarie di I grado che potevano disporre delle attrezzature senza particolari vincoli di utilizzo. Molte scuole hanno scelto di installare i kit acquistati in laboratorio per permetterne un uso generalizzato; purtroppo tale scelta non ha sempre permesso una diffusione capillare dello strumento e un’adeguata sperimentazione delle sue potenzialità.

Dal 2008 il Piano nazionale diffusione LIM supera questa impostazione poiché le scuole assegnatarie devono installare il kit tecnologico tra le dotazioni d’aula di una classe individuata già in fase di candidatura.

Nel 2009 le scuole secondarie di primo grado che hanno richiesto l’assegnazione dei kit sono state 432 e, aggregate in 23 reti, hanno acquistato 1.363 LIM con prezzo medio di aggiudicazione unitario pari a circa € 2.340,00 IVA inclusa. Nel 2011, in seguito alla aggiudicazione del bando gestito da ANSAS sono state assegnate 1.191 LIM in 544 scuole secondarie di primo grado e, per ciascuna LIM assegnata, USRLo ha attribuito un contributo di € 360,00 per l’acquisto di un computer non previsto nella fornitura.

Le risorse finanziarie degli esercizi finanziari 2009 e 2010 sono state destinate alle scuole primarie e alle secondarie di secondo grado con i seguenti esiti:
e. f. 2009 n° LIM Costo medio IVA compr n° scuole
primarie 921 € 1.907,00 706
II grado 377 € 1.935,00 281
dai quali risulta evidente la rapida evoluzione del mercato.
Le operazioni relative all’e. f. 2010 sono in via di completamento. I fondi assegnati sono, come lo scorso anno, di € 2.200,00 IVA inclusa per ogni kit e su tale base verranno fatti i riparti iniziali tra i 777 istituti richiedenti di scuola primaria e i 318 di secondaria di secondo grado. I numeri esatti delle LIM acquistate si avranno solo a gare concluse poiché dipendono dai prezzi che si riusciranno a spuntare sul mercato.
In ogni caso il prossimo anno scolastico in Lombardia le classi che potranno disporre di una lavagna interattiva multimediale per effetto del piano nazionale diffusione LIM saranno almeno 1.800 nella scuola primaria, 2.540 nella scuola secondaria di primo grado e 760 nella secondaria di secondo grado a cui vanno aggiunte tutte le attrezzature acquistate dalle istituzioni scolastiche con fondi reperiti autonomamente e diversi da quelli stanziati dal MIUR.
All’acquisizione dei kit tecnologici si affianca un’articolata e massiccia azione di formazione realizzata da ANSAS con il nucleo territoriale lombardo (ex IRRE Lombardia). I docenti già formati sono 1.800 nella scuola primaria, 3.780 nella secondaria di primo grado e 1.100 nella secondaria di secondo grado e l’anno prossimo se ne aggiungeranno almeno altri 1.800 nella primaria, 3.500 nella secondaria di primo grado e 950 nella secondaria di secondo grado, e a questi vanno aggiunti i molti che hanno partecipato e partecipano alle iniziative autonome delle scuole o a quelle proposte da altri enti di formazione.
A distanza di tre anni dal varo del Piano nazionale diffusione LIM i numeri raggiunti sono tali da permettere di intraprendere la costruzione di un percorso di riflessione scientifica davvero significativo, che coinvolga tutti gli attori del processo (amministrazione, docenti, studenti, famiglie, formatori, ricercatori, ecc.) e che si proponga di analizzare l’impatto reale che questo strumento, molto diffuso ma anche, a volte, controverso, sta avendo sull’azione didattica nella nostra scuola per verificare in quale misura la LIM è davvero un “moderno cavallo di Troia” verso l’innovazione di qualità.

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3 – Bosetti

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WiiLD, la lavagna digitale a basso costo

Posted on 25 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Massimo Bosetti 1, Elisabetta Nanni 2 , Pietro Pilolli 3, Matteo Ruffoni 4

1. Insegnante di fisica e matematica presso l’I.I. don Guetti di Tione, coordinatore didattico del progetto Wii4Dida per il DISI dell’Università degli Studi di Trento e collaboratore del Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche, bosetti.massimo@gmail.com
2. I.C. “Altopiano di Pinè”,Baselga di Pinè (TN) attualmente docente in comando presso USR Umbria, Perugia, nanni.elisabetta@gmail.com
3. ricercatore presso la Fondazione Bruno Kessler, alpha@paranoici.org
4. insegnante di matematica ed informatica presso il CFP I.A. Enaip di Arco (TN), mattruffoni@gmail.com



Lo wiimote possibili usi didattici

Lo Wii Remote Controller (wiimote) è il device per il gioco con la consolle Wii della Nintendo. Sul finire del 2007 l’americano Johnny Lee Chung ha pubblicato in rete i suoi esperimenti di interfacciamento tra pc e wiimote. (http://johnnylee.net/projects/wii/) .

WiiLD Lavagna Digitale a Basso Costo

Il più importante di questi adattamenti permette la costruzione di una lavagna digitale sfruttando la webcam schermata ai raggi infrarossi posta sulla “punta” dello wiimote. La webcam inquadra la superfice e rileva il raggio IR emesso da una penna usata per “scrivere” sull’immagine proiettata del desktop del pc. In questo modo si ottiene una Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) infatti la penna IR in caso di necessità assume il ruolo del mouse e diventa a tutti gli effetti una nuova periferica di interfacciamento con il pc. Procurandosi uno wiimote, una penna IR e un adattatore bluetooh per il collegamento, oltre che un pc ed un proiettore, si può facilmente “costruire” una LIM che grazie alla fantasia di Massimo Bosetti si chiama WiiLD, Wii Lavagna Digitale. (http://www.wiild.it)

C’è più di un software che permette questo utilizzo dello wiimote: python-whiteboard, gtkwhiteboard, LD, WiimoteWhiteboard, Smoothboard, Smartboard.

Fig. 1 – I componenti per costruire una penna per la lavagna

Escludendo il costo del pc e del proiettore i pezzi necessari alla costruzione della WiiLD tutti insieme non superano i 100 euro. I software necessari sono facilmente reperibili in rete e per avere una soluzione “chiavi in mano” si può scaricare WiildOs che masterizzata su un DVD o su una chiavetta usb permette l’avviamento del pc collegato al proiettore offrendo i programmi essenziali per il funzionamento della WiiLd già installati insieme ad un nutrito gruppo di software didattici. (http://latemar.science.unitn.it/wii4dida/WiildOs.html) La distribuzione WiildOs è opera dell’infaticabile Pietro Pilolli.

Particolarità della lavagna digitale WiiLD

La WiiLD è usabile su molte superfici semplicemente puntando il proiettore e lo wiimote verso la stessa direzione: il primo proietta l’immagine del pc il secondo raccoglie gli impulsi IR emessi dalla penna. E’ possibile metterla in funzione proiettando sul muro, su una lavagna bianca o su una pannello.
La WiiLD è facilmente trasportabile un insegnante se la può ricostruire in casa sperimentando così le attività ed i programmi che è intenzionato ad usare a scuola. Inoltre è probabile che molti ragazzi abbiano a casa la consolle Wii, ne sono state vendute milioni, così anche gli allievi possono possono sperimentarne l’uso a casa, usandone se è il caso tutte le funzioni. Questa possibilità di uso a casa e a scuola è ulteriormente favorita dall’uso di Software Libero liberamente copiabile e distribuibile e trova il suo compimento in una distribuzione come WiiLDOs che, se installata su chiavetta Usb in modo persistente, permette l’uso dello stesso software, con le medesime configurazioni e gli stessi dati, sia a scuola e come a casa indipendentemente dal pc usato.

Il presenter

Oltre all’utilizzo come lavagna lo wiimote può anche essere usato come mouse-telecomando a distanza, semplicemente fissando un led ir vicino alla superficie di proiezione e impugnando lo wiimote con l’accortezza di fare in modo che la webcam sulla punta sia sempre diretta verso il led. Piccoli movimenti del polso permettono di comandare il pc. Questo permette una maggiore interattività: si pensi alla possibilità di consentire ad una alunno di muovere oggetti sulla “lavagna” dal posto, oltretutto usando uno strumento che solitamente gli è molto familiare.

Anche in questo caso vi sono più programmi: Wiican, wmgui, wmcontrol, wiimote presenter, smartboard (funzione integrata).

Esperimenti sul moto con lo wiimote

Ed ancora…. Dentro lo wiimote trova posto un accellerometro (nella versione plus anche un giroscopio) e lo stesso quindi, usando dei programmi appositi, può essere usato per condurre semplici esperimenti di fisica. Le accellerazioni subite dallo wiimote possono essere analizzate per studiare il moto dell’oggetto. Lo wiimote trasmette una rilevazione ogni 3 centesimi di secondo, opportunamente trasformati questi dati permettono di produrre un grafico empirico delle accellerazioni subite durante il moto. In questo modo è possibile studiare il moto da un punto di vista fisico. Qui https://sites.google.com/site/wiilavagnadigitale/home/wii_cinematica/guida-pendulum-py una guida con video dimostrativo. Ed è anche possibile, vista la grande quantità di valori disponibili, cercare attraverso una interpolazione la funzione che meglio descrive il fenomeno aggiungendo un punto di vista matematico al problema, come esempio si prenda la ricerca dei valori del parametri che determinano l’intensità e la lunghezza del periodo in un moto periodico. Vedi http://tesi.cab.unipd.it/25091/1/Tesi.pdf, programmi: pendulum.py https://bitbucket.org/zambu/pywiimote/downloads e http://wiiphysics.site88.net/download.html .


Lo wiimote aspetto “seduttivo” ed educativo

Come scritto qui sopra lo wiimote è già noto agli studenti che lo utilizzano per giocare. Questo fatto ha un aspetto particolarmente “seduttivo” nei loro confronti e attiva il lato “affettivo” dell’apprendimento. I ragazzi studiano e usano per studiare un oggetto che conoscono bene questo apre un nuovo canale di comunicazione tra docenti e discenti, sta poi all’insegnante approfittarne riempiendo di informazioni significative per l’apprendimento la relazione comunicativa.

Lo wiimote è solitamente uno strumento di gioco, al quale non si prestano molte attenzioni, ma se ne viene mostrata la potenzialità l’attenzione verso questo oggetto può cambiare. Studiandone le funzionalità, o anche più semplicemente misurando in modo sperimentale le accellerazioni che permettono l’interazione tra wiimote e consolle di gioco, lo studente-giocatore aumenta la sua consapevolezza nell’uso della consolle di gioco e la riutilizza come “sussidio-didattico”. Può: replicare la WiiLD a casa ed usarla per lo studio, può giocare con giochi maggiormente educativi e, interfacciandola con il pc, può replicare gli esperimenti di fisica fatti in classe avendo a disposizione l’apparato sperimentale. In quest’ultimo caso il lavoro a casa passa da un lavoro di rielaborazione testuale degli esperimenti visti a scuola, come è scrivere la relazione che riassume un esperimento, ad un approccio molto più diretto e più vicino allo “spirito” operativo degli studi di fisica. L’allievo conduce una sperimentazione a casa incontrando tutte le difficoltà che lo svolgimento di un esperimento comporta: escludere gli effetti perturbativi, allestire l’apparato sperimentale, raccogliere i dati ed estrarne una interpretazione, e così impara facendo in un processo più corretto di ipotesi, verifica sperimentale e tesi.

Wii4Dida e Adotta una WiiLD

Fig. 2: il logo di Wii4dida

Wii4dida

Wii4dida è un progetto che fa capo al Dipartimento Istruzione e al Dipartimento Innovazione della Provincia Autonoma di Trento, si è proposto di introdurre e sperimentare l’uso della WiiLd nelle scuole di ogni ordine e grado della Provincia di Trento. Nell’anno scolastico 2009-2010 ha coinvolto circa 13 scuole e circa 40 insegnanti in Provincia di Trento e di conseguenza il progetto è stato rinnovato per l’anno scolastico 2010-2011 ed ha raggiunto 25 scuole. Il responsabile scientifico di Wii4dida è il prof. Marco Ronchetti dell’Università di Trento, il coordinamento dei lavori è di Benjamin Dandoy, Dipartimento per l’Innovazione della Provincia Autonoma di Trento. La parte di contatto e gestione dei rapporti con le scuole viene svolta da Emma Ronza, Ugo Costa e Stefano Chesini del Dipartimento Istruzione PAT. I rapporti con gli insegnanti e le scuole, l’accompagnamento nell’uso della wiild e il coordinamento degli aspetti didattici, pedagogici e tecnici è gestito da Matteo Ruffoni e Massimo Bosetti mentre lo sviluppo del software è a carico di Pietro Pilolli ingegnere programmatore presso Practix. A maggio del 2011 in tre scuole la WiiLD viene usata regolarmente, qui http://www.youtube.com/watch?v=Zql7bhppZwQ un esempio di utilizzo da parte della maestra Rosetta Margoni in una lezione di geografia locale, classe secopnda elementare. Al Liceo Galilei di Trento è prevista l’installazione di 38 WiiLD, le prime 15 a partire dall’anno scolastico 2011-2012. Contenstualmente al lavoro di allestimento ed aggiornamento sulle WiiLD sono state prodotte e messi in rete ulteriori risorse una webquest https://sites.google.com/site/webquestita/ e alcuni dei lavori svolti sottoforma di blog raggiungibili partendo http://wii4dida.blogspot.com/. Ulteriore documentazione a riguardo del progetto si trova su https://sites.google.com/site/wii4dida/

Adotta una WiiLD

Iniziativa ideata da Luca Menini e lanciata da ILS (http://www.linux.it/WiiLD) che permette a chiunque lo voglia di attrezzarsi per usare o donare una WiiLD ad una scuola. E’ l’iniziativa gemella di Wii4dida con la quale condivide la mailing list http://groups.google.com/group/wii_libera_la_lavagna?hl=it.

Adotta una WiiLD promuove l’utilizzo della lavagna attraverso l’uso di Software Libero, a suo sostegno sono state fatte delle dimostrazioni di uso della WiiLD durante i Linuxday del 23 ottobre 2010.

Una lista degli aderenti a questa iniziativa si trova qui https://sites.google.com/site/wiilavagnadigitale/adotta-una-wiild.

Al gruppo trentino si sono aggiunti con grande slancio Luisa Ravelli, consulente scolastica, e Andrea Gelmini, programmatore, membri del LugBS, attivissimi collaboratori sia in rete che sul territorio.

Wii libera la lavagna, programmatori e prof insieme

Una delle mailing list che sostengono le due iniziative è wii libera la lavagna (http://groups.google.com/group/wii_libera_la_lavagna?hl=it)

Alla mailing list vengono iscritti coloro che lo desiderano ed è lo spazio virtuale nel quale trovare supporto, proporre soluzioni e scambiarsi opinioni. Una particolarità di questa mailing list è che gli iscritti, al momento 160 circa, sono un misto di insegnanti, programmatori, genitori e allievi. Lo scambio di opinioni tra insegnanti e programmatori fa aumentare la consapevolezza nell’uso degli strumenti informatici dei primi e riesce ad offrire ai secondi un feedback di proveniente dalle prove sul campo in tempi ristretti. In questo modo sono state scelte alcune features di Ardesia (http://code.google.com/p/ardesia) e alcuni software inseriti in WiildOs. Di fatto la mailing list ricopre informalmente il ruolo di una community che produce strumenti didattici anche in senso più ampio rispetto ai software e all’hardware proposti.

Per gli insegnanti che cercano gli strumenti

La WiiLD non offre agli insegnanti pacchetti preconfezionati. Ogni insegnante può adattare lo strumento alle proprie necessità. Le iniziative nate in Italia intorno allo strumento WiiLD: Wiidea e Wii4dida insieme ad “Adotta una WiiLD” si sono caratterizzate per il forte aspetto collaborativo e sperimentale.

Le iniziative ed i progetti legati alla WiiLD non si propongono di creare dei prodotti finiti hardware e software che siano da offire agli insegnanti, bensì cercano di mettere a disposizione dell’apprendimento una suite di programmi sviluppati in modo cooperativo grazie all’utilizzo delle mailing list. Mailing list che ha anche il compito di suscitare un atteggiamento di collaborazione tra insegnanti e programmatori, ma anche allievi, genitori ed altri, in modo da far crescere la consapevolezza di tutti nei confronti dell’utilizzo della tecnologia a fini didattici. E quindi non solo istruzioni per come far funzionare la WiiLD, ma anche idee e suggerimento sull’utilizzo di particolari programmi o un accompagnamento alla pubblicazione, e quindi alla condivisione, dei propri lavori http://wii4dida.blogspot.com/

Fig. 3 – Il software Ardesia

WiildOs

WiildOs live

WiildOs è una distribuzione linux derivata da Lubuntu ideata e costruita da Pietro Pilolli. Essendo Software Libero può essere scaricata da internet, masterizzata su una chiavetta usb o su un DVD. E’ possibile poi far partire il proprio pc dalla chiavetta, o dal DVD, in modo da avere una WiiLD e tutti i programmi contenuti in WiildOs senza dover installare nulla. Solitamente WiildOs riconosce e attiva il proiettore se collegato e acceso. Nel caso venisse installata su una chiavetta usb permette di riservare dello spazio per i dati, e può funzionare anche inserendo la chiavetta a pc accesso con windows.

Da qui http://latemar.science.unitn.it/wii4dida/WiildOs.html si può scaricare WiildOs e alcune istruzioni per l’uso sono qui http://code.google.com/p/ardesia/wiki/WiildOs.

WiildOs usabilità

WiildOs ha un interfaccia a schede contenenti grandi icone che ne favorisce l’usabilità come “lavagna”. Con un solo click sulla barra superiore è possibile scegliere la scheda ed al suo interno il programma desiderato. Per l’inserimento di testo è possibile utilizzare la tastiera virtuale Florence, utilizzare dasher e eviacam usando la testa o con il pannello per il riconoscimento calligrafico cellwriter.

WiildOs portabilità

Essendo Software Libero WiildOs è liberamente copiabile e distribuibile agli alunni. Ad ogni allievo può essere installata una WiildOs su una chiavetta usb, grazie alla modalità persistente abbiamo la possibilità di installare programmi o salvare configurazioni e ritrovarceli all’interno del dispositivo. In questo modo l’alunno può utilizzare gli stessi software usati a scuola e salvare sulla stessa chiavetta eventuali lavori. Essendo la lavagna col wiimote leggera, portatile ed economica sarà possibile portarla con sè e usarla ovunque.

WiildOs sviluppo cooperativo

WiildOs è creata selezionando i migliori software didattici divisi per disciplina attraverso il vaglio dei docenti iscritto in mailing list “wii libera la lavagna”. Per ogni software maggiori informazioni possono essere raccolte semplicemente digitandone il nome in una ricerca in rete.

Sodilinux software didattico

Oltre che la frequentazione della mailing è possibile raccogliere maggiori informazioni sui software didattici approfittando di un grande lavoro di catalogazione svolto dall’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova nelle persone di Giovani P. Caruso e di Lucia Ferlino in occasione della creazione della distribuzione didattica Sodilinux.

Sul loro sito si possono consultare le schede di presentazione dei software in Sodilinux, che coprono in buona parte i programmi presenti in WiiLDOs, qui http://sodilinux.itd.cnr.it/sdl6x3/index.php?stile=cl&sez=5 e qui http://sodilinux.itd.cnr.it/sdl6x2/index.php?stile=cl&sez=5, è inoltre possibile accedere ad un motore di ricerca per software didattici http://sd2.itd.cnr.it/cnr_sd2/index.php .


Conclusioni

Lo wiimote ha almeno tre diverse funzioni interessanti se applicate alla didattica. E’ uno strumento conosciuto, diffuso e a basso costo. Permette di modificare in modo sostanziale il metodo e la prassi sia nella didattica che nell’apprendimento, soprattutto se in congiunzione con l’utilizzo di Software Libero e una frequente esplorazione della rete.

APPROFONDIMENTO 1

Le schede di WiildOs 1.4

Scheda WiildOs

Sono presenti i software: Python-whiteboard per avviare la WiiLD, Wiican per usare lo wiimote come presenter, pendulum.py (https://bitbucket.org/zambu/pywiimote/downloads) per rilevare le accellerazioni dello wiimote, Ardesia ( http://code.google.com/p/ardesia/ )per annotare sullo schermo. Inoltre c’è il programma per installare WiildOs sul proprio pc in modo permanente.

Scheda Internet

Contiene i programmi necessari alla navigazione, una serie di collegamenti a siti di interesse didattico e alcuni programmi per accedere a servizi in rete: Firefox ( http://www.mozilla.com/it/firefox/ ) per navigare, claws-mail e Gmail per leggere le mail. Contiene inoltre alcune applicazione che permettono di comunicare e condividere risorse in rete; Instantbird per la messaggistica, Wikimindmap per i contenuti di wikipedia, Minitube per vedere i video di youtube, Scribblemap per consultare le cartine geografiche di Google, Facebook e Twitter per incentivare la creazione di comunità di pratica.

Scheda Lavorare

E’ collegata ad altre sottoschede.

Accesso universale

Cellwriter riconoscimento della scrittura a mano libera

Easystroke uso del pc attraverso delle gesture, comodo con Wiican

Tastiera virtuale Florence, la tastiera che compare sulla lavagna

Virtual magnifier, ingrandimento di porzioni di proiezione

Accessori

Ardesia, annotare sullo schermo

Curtain, sipario permette di nascondere parti della lavagna

Gtk Whimote Whiteboard, un altro programma lavagna può essere usato al posto di python-whiteboard, particolarmente consigliato nel caso si usi un computer lento

Galculator, calcolatrice

Leafpad, scrittura testi non formattati

Spotlighter, per evidenziare particolari sulla proiezione attraverso un faro di luce

Uniboard Sankorè, programma che permette di annotare, fare disegno, anche geometrico, ed inserire oggetti multimediali sulla “lavagna”, simile ai programmi che accompagnano le LIM

Visualizzatore di immagini,

Wiican, uso dello wiimote come presenter

Wmgui, per controlare la connesione con lo wiimote

Xabacus, abaco cinese

Xournal, annotare su pdf, programma potente per evidenziare e analizzare testi

gResistor, riconoscere resistenze elettriche

Grafica

Dia, per costruire diagrammi

Inkscape, programma di grafica vettoriale

Gimp, fotoritocco

Draw Libre Office, disegno vettoriale, possibilità di fare volantini, salva in swf

Scribus, impaginazione di gironali, manifesti e volantini

Simple Scan, per usare lo scanner

Whyteboard, programma lavagna, annota e mette a disposizione più fogli

mtPaint, disegno a mano libera

Programmazione

Geany, editor per la programmazione

Idle, editor per pyhton

Scratch, editor di programmazione visuale, si possono scrivere programmi sia in forma procedurale che ad oggetti, usando mattoncini che rappresentano funzioni logiche, molto educativo

Ufficio

Pdf Editor, permette di ordinare e modificare file pdf.

Freemind, creare mappe mentali, importa le mappe mentali di wikimindmap e permette la pubblicazione in rete delle mappe mentali fatte a scuola

Google Calendar, collegamento al calendario di google, annotare gli argomenti svolti a lezione o predisporre le lezioni future con uno strumento condivisibile via web

Google Docs, collegamento ai documenti collaborativi di google

Libre Office, la suite da ufficio libera, da non perdere il pazientissimo lavoro di Giuseppe Tamanini che ha catalogato 20.000 clipart, qui le istruzioni e link per il download: http://www.filoviva.it/index.php?mod=download

Base Libre Office, il database

Calc Libre Office, foglio elettronico

Writer Libre Office, videoscrittura

Impress Libre Office, presentazioni

Draw Libre Office, disegno

Math Libre Office, editor di formule matematiche

Osmo, agenda personale

ePDFViewer, visualizzatore file pdf

Scheda Apprendere

Contiene i programmi:

Childsplay, suite di programmi per i più piccoli Memory con immagini e suoni

Drawsf, disegna e salva in fomato swf, produce un piccolo film di animazione

Gcompris Administration, configurazione della suite didattica Gcompris

JClic, programma per svolgere esercizi guidati

JClic Author, programma per produrre gli esercizi di JClic, alcune attività didattiche già pronte sono scaricabili da http://www.didattica.org/clic.htm

Osp-Tracker, videoanalisi del moto, per esperimenti di cinematica

Scratch, un ulteriore collegamento

Tux Paint, dipingi con il pinguino

Tux Typing, impara ad usare la tastiera

Vue, potente programma per costruire mappe concettuali e riorganizzarne la presentazione

E contienele sezioni:
Lingua

Contiene la suite Educazionik, per l’apprendimento della lingua italiana e la correzione degli errori di ortografia, è un porting parziale dei software di Ivana Sacchi ( http://www.ivana.it/ ) in ambiente linux.

Aggettivi, scelta aggettivi

Anafrase, comprensione del testo

Anagrammi

Difficoltà ortografiche

Due aggettivi, scelta aggettivo corretto

Lessico, attività per abbinare sinonimi, contrari ed altro

Scegli aggettivo, trovare aggettivo corretto

Uso_h, uso corretto lettera h

Collatinus per l’insegnamento del latino

Wiktionary permette di utilizzare i dizionari liberi in rete

Word Reference collegamento al sito più consultato per le traduzioni

Matematica

Tux Math, sparare il giusto risultato a delle bombe operazioni matematiche per salvare le proprie città, modo intelligente per imparare le tabelline

Euler, calcolo matematico

Geogebra, fare geometria sul pc, geometria analitica, sintetica, grafici di funzioni attraverso formule oppure dai dati, geometria dinamica

MathWar, test calcolo numerico

Xabcus, abaco cinese

WxMaxima, calcolo simbolico e letterale

Scienza

Chemtool, editor di molecole

GPeriodic, tavol aperiodica degli elementi con editor di molecole 3D

Garlic Protein Visualization, visualizzatore di olecole complesse

OpenUniverse Space Simulator, simulatore viaggi spaziali

Stellarium, osservatorio astronomico per viaggiare nello spazio

gResistor, leggere e scrivere gli anelli colorati delle resistenze

Scheda Divertirsi

Atomix, chimica in un labirinto

Chess, schacchi

Numpy Physics, giocare con la forza di gravità e le altre leggi della fisica

GCompris, 120 attvità educative sottoforma di giochi

Pingus, porta il tuo battaglione di pinguini dritto all’obiettivo

Scheda Preferenze

Contiene i software per configurare l’uso del sistema operativo: l’installatore di pacchetti Synaptic che permette di arricchire la dotazione software scegliendo tra 20.000 programmi liberi e gratuiti, Stampanti per installare e configurare una stampante, Preferenze dello schermo per aggiustare la risoluzione degli schermi monitor o proiettore, più altri software per l’impostazione delle preferenze.

E’ possibile far funzionare la WiiLD su ogni pc installando i programmi necessari per interfacciare lo wiimote con il pc, per farlo si possono usare: smartboard o LD per windows, WiimoteWhiteboard di Uweschmidt per Mac OS, Python-whiteoboard, Gtk-whiteboard su linux.

Ardesia è scaricabile da http://code.google.com/p/ardesia/ , è incluso in WiildOs.

software per la WiiLD: Sankorè, e tutti gli altri.

APPROFONDIMENTO 2

Pubblicazioni e iniziative WiiLD

Tesi dott.ssa Elisabetta Nanni

Qui https://sites.google.com/site/wii4dida/wiild-tesi/ si trova la tesi di laurea in scienze dell’educazione di Elisabetta Nanni, una delle prime collaboratrici del progetto Wii4dida.

Nel capitolo III https://sites.google.com/site/wii4dida/wiild-tesi/capitolo-iii la dott.ssa Nanni descrive in modo chiaro come effettua lezioni per l’apprendimento della musica attraverso la WiiLD, utilizzando SL come Audacity, Musescore e Jarnal. Molto interessante anche la parte di impostazione didattica e metodologica.

Tesi dott. Alessandro Fantino

“L’uso di Software Libero e della Lavagna Digitale WiiLD nella Scuola Primaria:un modello di riferimento per insegnanti e una panoramica su alcuni casi” Relatore:prof.ssa Daniela Allasia, Scinze della Formazione Primaria, università di torino, AA 2010-2011.

Nella prima parte della sua tesi Alessandro spiega in modo estremamente chiaro: cosa sia il SL, cosa siano le licenze libere e quali sono le modalità di installazione di Ubuntu, presenta inoltre la versione didattica di Ubuntu Edubuntu. Nella seconda parte offre le corrette istruzioni per l’allestimento e descrive le principali iniziative in corso in Italia a supporto dell’adozione della WiiLD, conclude questa sezione analizzando WiiLDOs e il software che contiene. Nella terza parte porta tre esempi di utilizzo della WiiLD in attività di apprendimento in una scuola primaria. Nella prima esperienza vengono presentate in modo estremamente esaustivo le attivitòà svolte nella fase di apprendimento del concetto di angolo sottolineando l’importanza di collegare concetti astratti e le loro definizioni con immagini ed altri contenuti multimediali. Nelle altre due il tema scelto è “la città” che viene svolto dapprima in italiano utilizzando mappe concettuali, immagini, poesie, testi, carte geografiche digitali e nell’attvitià conclusiva il tema della città diventa “the town” e traspone i concetti e le informazioni apprese in lingua inglese proponendo infine ai bambini di scrivere una lettera ad un amico immaginario nella quale descrivono la loro città (Asti) in lingua inglese.

Al momento siamo in attesa di istruzione per poter pubblicare la tesi.

Direzione Didattica Valdagno

Qui http://www.cdvaldagno.it/direzione-didattica/2010-2011/news/1/progetto-innovazione-tecnologica/104/ è possibile vedere un video dove il direttore della direzione didattica di Valdagno (VI) presenta l’avvenuta installazione delle WiiLD, 46 in tutto delle quali 15 già operative, nei diversi plessi del suo istituto. Il responsabile di questo immane lavoro è Mauro Baldrani, che si è occupato sia dell’installazione che della formazione degli insegnanti all’uso della WiiLd con Software Libero. Importante la pubblicazione sul sito dell’Avilug di due guide all’uso della WiiLD raggiungibili passando da qui http://www.cdvaldagno.it/direzione-didattica/2010-2011/news/1/documentazione-wiild-avilug/112/.

Liceo Scientifico Galilei Trento

Al Liceo Scientifico Galilei verrano installate una quarantina di WiiLD, delle quali 15 durante l’estate 2011. La presentazione dello strumento ed una prima formazione degli insegnanti è stata fatta dal prof. Alberto Meroni, la parte tecnica hardware e software (libero anche in questo caso) viene curata da Marco Ciampa.

Istituto Artigianelli Trento: nuovi setting per le aule del domani

La sperimentazione presso l’Istituto Pavoniano Artigianelli di Trento è diventato il pretesto per il ripensamento del setting delle aule delle scuole. L’obiettivo primario è stato aumentare l’interazione con il docente e gli studenti favorendo la realizzazione di una didattica partecipata e integrante. Per poter meglio focalizzare il problema si è immaginato come poter favorire l’uso della lavagna, sia essa digitale o di ardesia o a pennarelli, per costruire dinamiche didatiche innovative. L’dea di partenza è stata il murales. Il murales è una superficie su cui ci si allena a mettere una firma. Il murales è il luogo del riconoscimento condiviso, il luogo dell’appartenza. Ma senza andare troppo oltre le caratteristiche del murales importanti per il nostro obiettivo sono di essere una superficie unica, senza soluzione di continuità e ampia dove interagiscono più “artisti”.

Per riproporre il concetto del murales cosa è stato immaginato?

Abbiamo pensato di eliminare la cattedra come snodo centrale delle dinamiche d’apprendimento spostandola dal centro ad un estremo dell’aula.

A questo punto volevamo eliminare la distanza fisica tra la classe, le sue pareti e lo strumento principe della scuola, la lavagna, per creare un murales per gli studenti e che l’intero muro poteva diventare una superficie su cui scrivere.

La concretizzazione di questa idea sono state quattro aule in cui al posto delle lavagne si è realizzata una superficie scrivibile con pennarelli su cui è anche possibile usare efficacemente la WiiLD. Le misure di questa superficie sono di circa 5 m x 1,20 m. Nel centro c’è la proiezione per WiiLD parte digitale e ai lati si estende la superficie bianca.

Questa superficie ha permesso di integrare tecnologie didattiche diverse come la lavagna digitale e la lavagna “vechio stile” che riteniamo complementari e non supplementari.

Tesi cinematica

Qui http://tesi.cab.unipd.it/25091/1/Tesi.pdf si trova “Applicazioni basate su

wiimote per scopi didattici” tesi di laurea in Ingegneria Elettronica di Daniele Rucatti, relatore la prof.ssa Giada Giorgi, Anno accademico 2009/2010. Nella tesi viene analizzato lo wiimote e vengono presentati alcuni esperimenti didattici di cinematica/dinamica. GLi esperimenti descritti vengono condotti usando un insieme di programma wiimoteLib, Labview, Wiilab e Matlab. Preinstallata sulla distro WiildOs si trova pendulum.py un programma che permette di raccogliere i dati provenienti dalla wiimote, di salvarli e di farne dei grafici. Pendulum.py è opera del prof Daniele Zambelli ed è ovviamente opensource e in via di sviluppo e miglioramento. Qui https://sites.google.com/site/wiilavagnadigitale/home/wii_cinematica/guida-pendulum-py trovate una guida con un video dimostrativo.


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L’uso delle LIM con i risponditori

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L’uso delle LIM con i risponditori

Posted on 25 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Barbara Papazzoni
IC “San Giorgio” di Mantova
barbarapapazzoni@gmail.com

Nell’aula digitale, i processi di rinnovamento in atto sono molteplici e coinvolgono l’intero percorso di insegnamento/apprendimento. Anche il  momento della valutazione può beneficiare di risorse interattive e multimediali.

A tal fine, opportunità significative sono offerte dai risponditori interattivi.

Fig. 1 – Un risponditore

Abbiamo sperimentato i risponditori interattivi nella nostre classi di scuola secondaria di 1° grado, presso l’Istituto comprensivo di San Giorgio di Mantova, già sede del CSTD (centro di sperimentazione delle tecnologie nella didattica).  L’utilizzo da circa un triennio, in diverse discipline, quali italiano, storia, geografia e matematica  ha consentito di intravedere aspetti decisamente interessanti.

I risponditori sono dispositivi funzionali alla partecipazione attiva, all’attività di valutazione e al miglioramento del rendimento della classe. Grazie ai trasmettitori senza fili, tutti gli allievi possono rispondere alle domande con l’uso di un telecomando, in tutto simile ad uno smartphone. I risultati vengono immediatamente registrati per singolo allievo e visualizzati al docente.

L’uso di questi strumenti avanzati favorisce l’innovazione nella metodologia formativa, consente l’approccio collaborativo e agevola la comunicazione.

Le ricadute sono immediate in termini di  maggior coinvolgimento dei  ragazzi. Infatti, utilizzando strumenti vicini al loro vissuto, si crea un clima di entusiasmo all’interno del gruppo in quanto tutti gli studenti partecipano attivamente e spontaneamente. Inoltre si ha la possibilità di avere un riscontro in tempo reale dei risultati raggiunti.

Inseriti nella didattica quotidiana, i risponditori rappresentano un ulteriore elemento di valutazione che tiene conto anche di variabili (ed esempio il tempo di risposta) altrimenti non misurabili. Restituisce un feed back immediato utile anche per i ragazzi che hanno la possibilità di autovalutarsi.

Tale sistema è in linea con le modalità di valutazione inserite a livello istituzionale dalle principali agenzie educative (esempio le prove Invalsi o le prove selettive per accedere ai corsi universitari), pertanto risulta un utile esercizio di allenamento.

Avere la possibilità di costruire prove di valutazione personalizzate rappresenta per il docente un enorme potenziale non solo per arricchire il proprio intervento educativo con strumenti che rinforzano l’attenzione e la motivazione, ma anche per facilitare il lavoro  nella tabulazione dei risultati.

Numerose le tipologie di test che è possibile creare: domande a risposta multipla, si/no, vero/falso scale di gradimento (Likert), sondaggi e immissione di testo. Il docente può avere il controllo del percorso di apprendimento in tempo reale, considerando anche variabili che in altri contesti, e con gli strumenti tradizionali, non possono essere valutati, come ad esempio la variabile tempo.

La funzionalità di apprendimento personalizzato permette agli studenti di lavorare secondo le proprie capacità e il proprio livello.

L’introduzione nelle nostre aule di tali modalità di valutazione non è ancora sufficientemente diffusa e spesso incontra lo scetticismo di alcuni docenti che intravedono il rischio di trasformare l’aula nello studio televisivo di un gioco a premi. In realtà il rischio è scongiurato se vengono introdotti adeguatamente e utilizzati con intelligenza, in un ambiente formativo improntato sulla cooperazione attiva tra docenti e studenti e soprattutto se visti come  integrativi e non sostitutivi ai tradizionali sistemi di valutazione. L’aspetto ludico non ci deve né spaventare né preoccupare in quanto il clima relazionale ed emotivo positivo influisce positivamente anche sul percorso di apprendimento.

Fig. 2 – il kit con i risponditori

Proposte e modalità di utilizzo:

  • i risponditori sono strumenti estremamente versatili e di facile utilizzo che consentono di creare un feed back al termine di ogni unità di apprendimento per consentire al docente di apportare eventuali correttivi al proprio intervento educativo. Grazie a questa caratteristica possono essere utilizzati anche dagli studenti stessi in diverse e molteplici occasioni: ad esempio  al termine di un’attività di gruppo per coinvolgere i compagni nel momento della condivisione del lavoro.
  • Rappresentano un’importante occasione per i docenti per aprire e condividere con gli studenti la valigia degli attrezzi.
  • Nel momento in cui sono gli alunni stessi a creare test interattivi rivolti ai compagni, o addirittura a compagni di classi parallele.  In tal modo è messo nelle condizioni di comprendere a fondo il valore formativo di una prova di verifica nell’ambito del processo di apprendimento/insegnamento all’interno di un percorso di tutoring, ad esempio.
  • La comprensione di un testo scritto può essere effettuata in una modalità innovativa in cui gli studenti assumono finalmente e realmente un ruolo attivo in una logica di ambiente di apprendimento costruttivista. E’ l’alunno stesso che costruisce un percorso interattivo strutturato in domande a risposta multipla, individua le opzioni di risposta si stimolano abilità e competenze trasversali importantissime quali ad esempio capacità di analisi, di sintesi e capacità critiche.

In alcuni casi è possibile prevedere l’utilizzo dei risponditori anche fuori dall’aula, ad esempio durante una visita didattica in un museo. Una volta costruito e programmato il percorso di visita gli studenti potranno visitare le sale e le opere d’arte e inviare il loro feed back in tempo reale tramite i telecomandi.

Per concludere, il dibattito è ancora aperto proprio a causa di  esigue esperienze documentate nella scuola italiana.

Di risponditori in commercio se ne trovano di diverse tipologie: da quelli dotati di display su cui viene visualizzato il testo della domanda e le rispettive opzioni di risposta, a quelli che interagiscono direttamente con la LIM.

Si vedano, per esempio, i seguenti indirizzi:

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La LIM ti chiede di essere usata

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La LIM ti chiede di essere usata

Posted on 25 giugno 2011 by Redazione Bricks

di Simonetta Leonardi
Istituto Comprensivo Assisi 3 – Scuola primaria “Luigi Masi”


Il mio incontro con la LIM risale a molti anni fa quando, in uno scambio del progetto Comenius, ebbi la possibilità di visitare una scuola scozzese e di vedere una LIM utilizzata in classe.

Fu “amore a prima vista”. Capii subito che era uno strumento straordinario per la didattica. In Italia ancora non le avevamo e quando comparirono le prime Smart feci subito una ricerca online per vedere quanto costavano. Troppo!! Neanche provai a chiederne l’acquisto. Dopo alcuni anni ci fu il bando per il progetto Innovascuola con assegnazione di LIM per la primaria, la mia scuola partecipò e ce ne furono assegnate due. Da allora sono cambiate molte cose, il prossimo anno completeremo gli acquisti e avremo una LIM ogni due classi più quella utilizzata da me nel laboratorio linguistico. All’inizio del progetto, nel 2008, alcune mie colleghe pensavano che la LIM fosse una delle tante “diavolerie”. Ora, dopo averla usata personalmente o averne visto l’utilizzo da parte di altre colleghe, hanno tutte cambiato idea.

Quando un docente si imbatte in una LIM in funzione non può rimanere indifferente. Nella mia scuola è scattato il contagio e le colleghe scettiche ora hanno riconvertito il loro pensiero e si sono lasciate conquistare. Mi ricordo il giorno in cui, come referente Innovascuola Primaria, andavo raccogliendo le adesioni delle colleghe al progetto. Pronta ad annotare, con la scheda e la penna in mano, andai nell’aula di informatica, dove una  collega stava facendo la “lotta” con la fotocopiatrice che incastrava i fogli nel carrello. Alla domanda: “Vuoi partecipare al progetto in cui impareremo ad usare la LIM nella didattica?” la collega mi lanciò uno sguardo di disappunto molto eloquente e aggiunse: “Il ministero, invece di sprecare soldi per queste cääääte, dovrebbe mandarci una fotocopiatrice nuova”. Non osai replicare! Ora, però, la mia collega ha cambiato opinione, anche lei usa la LIM, ne ha una in classe, ha seguito un corso di formazione e sta leggendo testi specifici sulla didattica con la LIM. E’ vero, la LIM ti lancia delle “affordance”, ti chiede di essere usata. Nessuna delle colleghe della mia scuola è rimasta indifferente alla LIM. Chi lo scorso anno l’ha avuta in classe, e ora per effetto della rotazione delle aule non l’ha più, ne lamenta la mancanza e spera di tornare ad insegnare in una classe fornita di LIM.

Ho cominciato ad utilizzare la LIM senza la piena consapevolezza dello strumento, all’inizio la usavo quasi come una semplice lavagna di ardesia che permetteva a me e ai bambini di operare sui testi, di utilizzare colori e forme, o poco di più. Poi ho cominciato ad usarla, collegata ad Internet, per utilizzare alcuni dei tantissimi siti per la didattica e le OER. Infine  sono passata ad usarla come finestra sul mondo, fonte inesauribile di informazioni e  accesso diretto alle fonti. Ricordo alcuni episodi che sono stati emblematici e che mi hanno resa consapevole del valore aggiunto della LIM.

Il mio ruolo di docente è come specialista di lingua inglese.  Durante una lezione in cui si praticava il verbo “can”, alla domanda: “can an elephant swim?” metà classe rispose sì, l’altra metà no. Si accese una discussione che diventò quasi una disputa tra gli alunni che sostenevano l’una o l’altra tesi. Alla fine venni chiamata a dare un verdetto definitivo. Ahime! Dovetti confessare la mia ignoranza perché io non lo sapevo.

Ma al mondo d’oggi quanto può durare l’ignoranza se hai gli strumenti per accedere all’informazione? Tre minuti se hai una connessione Internet. Infatti trovammo  immediatamente su YouTube   un video che faceva al caso nostro: alcuni elefanti attraversavano un fiume nuotando. Parte degli alunni, restii ad abbandonare la loro tesi, sostennero che gli elefanti non nuotavano ma semplicemente  camminavano sull’acqua del fiume che era bassa. Allora allargammo la ricerca e con un video subacqueo, http://www.youtube.com/watch?v=ywXYfLFapLY&NR=1, in cui si  vedevano chiaramente gli elefanti che nuotavano ogni dubbio fu fugato.

Il secondo episodio che mi fece riflettere sulle potenzialità della LIM fu quando, durante una lezione in cui il libro elencava alcuni mezzi di trasporto, alla voce “hovercraft” un bambino mi chiese cosa fosse. Ho cominciato a descrivere un hovercraft sfoderando una gamma di definizioni, rendendomi conto che più aggiungevo e meno il bambini capivano. Si levò la voce di un bambino che disse: “ce lo puoi far vedere su YouTube?”. “Sì” risposi pensando tra me: “perché non ci ho pensato prima?”. Sul video (http://www.youtube.com/ watch?v=CppcnFqXDJk) di YouTube, l’hovercraft mostrò tutte le sue originalità e mi insegnò che a volte un breve filmato può essere molto più esplicativo di tante parole.

E ancora, mi viene in mente quando entrai in classe quinta per chiedere una cosa e trovai un inconsueto “religioso silenzio”. Chiesi alla collega cosa fosse successo e mi rispose: “Nando Gazzolo  li ha incantati, io non ci sarei mai riuscita”. Ovviamente Nando Gazzolo non era in classe ma su YouTube e con la sua voce suadente e la grande professionalità era lì a dare una mano alla collega a far capire a bambini di 11 anni  la potenza espressiva di una poesia.   Da queste esperienze YouTube è diventato una delle mie fonti didattiche.  Ora non mi faccio trovare impreparata e i video li seleziono a casa quando progetto la lezione.

Fig. 1 – Utilizzo della LIM in aula

Andando avanti nell’utilizzo della LIM, la mia didattica si è arricchita gradualmente di esercizi online, video, immagini, karaoke, siti di musei e  soprattutto di Open Educational Resources, create da docenti come me e condivise nel Web 2.0. La LIM è uno strumento poliedrico che asseconda la creatività dell’insegnante, ovviamente se l’insegnante è creativo; se non lo è la didattica rimane tale e quale e la LIM diventa un valore aggiunto al nozionismo.

La fase iniziale di utilizzo della LIM ti dà la sensazione di potenziare tutte le tue azioni: se spieghi ti sembra di essere più chiara, se fai esercitare gli alunni ti sembra che l’esercizio sia più efficace … Poi però iniziano le riflessioni. Introdurre apparecchi, contenuti multimediali e nuove pratiche che prevedono l’interattività, ti fa “interfacciare” con nuove  modalità cognitive, nuovi stili di apprendimento e aspetti della mente degli alunni che nell’uso del  quaderno e del libro già si intravedono ma che diventano  ancora più manifesti utilizzando  apparecchiature tecnologiche.

Mi riferisco alla propensione dei bambini a non ascoltare la spiegazione e a passare subito ad operare. A  volte questo avviene pur se non hanno ben chiaro  cosa fare. Vanno avanti per tentativi “cliccando selvaggiamente” non appena l’insegnante gira lo sguardo. Fanno contemporaneamente più operazioni, aprono numerose finestre.  Questo approccio “multitasking” conduce il bambino ad un fare disordinato e superficiale che non porta ad un apprendimento significativo.   Ci dicono gli esperti che le nuove tecnologie, usate dai nostri alunni fin dalla nascita, condizionano le strategie di elaborazione delle informazioni, tanto da determinare nuovi “brainframe”. Derrick de Kerckhove le definisce “psicotecnologie” proprio per la loro caratteristica di modificare, accrescere le funzioni e le capacità della mente, sia a livello sensoriale che a livello cognitivo. Osservare i bambini nella loro quotidianità, nel loro modo di rapportarsi con l’apprendimento, nelle relazioni, è sufficiente per riscontrare la veridicità di queste teorie.

Vera è anche loro familiarità con le tecnologie di tutti i tipi. Una familiarità, un’abilità che alla loro età non significano ovviamente consapevolezza e che dovrebbero indurci a riflettere  su quale  è il nostro ruolo: far diventare questa moltitudine di apparecchi,   strumenti per lo studio.

Lo scorso anno, durante una pausa di ricreazione, ho sentito un bambino di terza che, tirando fuori un portatile “artigianale” da lui creato, diceva alla compagna: “ti connetti?”. I due bambini hanno iniziato a far finta di chattare con dei notebook disegnati su un foglio di carta con dovizia di particolari. Incuriosita ho chiesto che cosa stessero facendo, mi hanno risposto che giocavano a FaceBook e che qualche volta giocavano anche a Messenger. Sono rimasta incredula nell’osservarli. Avevano acquisito tutte quelle competenze che usa chi utilizza un social network, probabilmente guardando un genitore o un fratello/sorella più grande. Sta di fatto che loro erano capaci di replicarle nel gioco. Il mio interesse ha fatto uscire fuori un gran numero di questi computer di carta, ognuno si era creato il suo e lo esibiva orgoglioso. Una bambina aveva persino disegnato sul retro del foglio la mela della Apple e un bambino si era costruito un mouse, sempre di carta, dicendomi che il pad del portatile era scomodo. Ora questi bambini frequentano la quarta e alcuni di loro hanno veramente un account su FaceBook e, tramite questo,  mi chiedono l’amicizia. Queste osservazioni sul “campo” ti fanno capire che, “native o non native”, qualcosa di cambiato c’è nella mente dei bambini, nei loro processi logici, che nonostante i nostri tentativi di ricondurli a percorsi lineari, seguono altre strade.

Cambiate sono anche le loro modalità comunicative che sempre di più sono associate  a documenti riguardanti il racconto. Spesso i bambini tirano fuori il loro cellulare e mostrano le foto o i video dei cuccioli della loro gatta o dei loro successi sportivi. Mentre raccontano, scorrono le immagini che supportano le loro descrizioni.

Prendere atto di queste nuove modalità cognitivo-comunicative può condurre gradatamente l’insegnante ad una insicurezza pedagogica in cui i fondamenti tradizionali non sorreggono più le pratiche, non spiegano più i processi cognitivi degli  alunni i quali, usano percorsi logici diversi da quelli descritti dagli studi accademici.

La teoria dell’apprendimento di Piaget, basata sull’assimilazione e l’accomodamento, sugli stadi evolutivi lineari e sequenziali, caratterizzati da capacità cognitive ben delineate, è ancora valida?

Quale contributo può ancora dare al docente circondato da digital native? Rimanendo fermi a quelle posizioni, con quali strumenti affrontiamo l’insegnamento? La ricerca delle risposte a queste domande è stata la spinta ad iniziare una seconda formazione. I corsi di aggiornamento che frequentavo non mi bastavano più. Essi aggiornavano competenze “vecchie” e io sentivo la necessità di formarne di nuove, più calzanti alle richieste provenienti dalla “knowledge society”, che assegna il primato all’informazione e alla comunicazione.

Ho cominciato a studiare i fondamenti della media education, la tecnologia e le sue possibili forme di incontro con la didattica, la distinzione tra educare alla tecnologia ed educare con la tecnologia.

Nuove teorie – “digital natives, digital immigrants”, “brainframe”, “autostrade informatiche”, “l’intelligenza connessa”- hanno a lungo affollato i miei pensieri.

Nuovi nomi si sono sostituiti a quelli dei “maestri” che sono stati  fondamento della mia formazione pedagogica: de Kerckhove, Prensky, Levy, al posto di Piaget, Bruner, Vygotskij. Per la verità  Vygotskij resiste sempre in buona posizione. La sua ZPD (Zone of Proximal Development), a mio avviso, non è stata superata da nessuna nuova teoria e rimane sempre a fondamento di una buona prassi didattica.

Fig. 2 – Esempio di utilizzo della LIM in aula: imparare a leggere l’ora

La LIM mi ha fatto affacciare sul nuovo mondo dei “Millennium  learner”. Le loro menti complicate, caratterizzate dal multitasking, dalla distrattenzione, hanno messo in crisi i fondamenti della mia formazione pedagogica.

Ora sono in una fase di ricerca, sto cercando di raggiungere il giusto mix di prassi tradizionali e innovative, consapevole del fatto che l’utilizzo della LIM,  di risorse ipermediali e dell’interattività non è la soluzione miracolosa per “riconnettermi” con gli  alunni e innalzare i loro apprendimenti. Gli studi evidenziano che, in alcuni casi, l’utilizzo inappropriato di multimedialità può generare “carico cognitivo estraneo”, che invece di facilitare l’apprendimento può al contrario renderlo più difficoltoso.

L’uso di contenuti digitali e nuove prassi didattiche non può essere affidato all’estemporaneità che la gran quantità di materiale reperibile nel web 2.0 facilita. E’ indispensabile per il docente un vaglio attento di tutto quello che propone. La mancanza di capacità di saper valutare se l’introduzione di contenuti digitali sia un valore aggiunto o meno, può generare scadimento dell’offerta didattica. Non tutto quello che ci offre il web è di qualità. A volte si incontrano prodotti anche diseducativi. Il docente è chiamato a formare nuove competenze che lo aiutino ad individuare senza esitazioni se il CDD che intende utilizzare in classe è nato per il puro intrattenimento o se ha una valenza didattica/educativa. Si sperava in un contributo all’innalzamento della qualità dei contenuti digitali ad opera del previsto ingresso del libro digitale nella scuola, contributo che al momento ancora non c’è stato.

Le case editrici hanno interpretato molto al ribasso l’idea di libro digitale, l’offerta per la scuola primaria non va oltre alla  scansione del libro cartaceo con aggiunta di qualche elemento interattivo. Nulla che lasci immaginare le grandi potenzialità prospettate dall’eBook.  Adeguandomi a quel poco che offre il mercato e cercando comunque di trarne dei vantaggi, con un gruppo di colleghe abbiamo deciso di affiancare alla LIM il libro digitale che adotteremo dal prossimo anno scolastico. Se l’esperienza del libro digitale non sarà soddisfacente sto già pensando, in prospettiva futura, al superamento del libro di testo a favore  di risorse educative aperte (OER – Open Educational Resource) reperibili in rete.

Dalla LIM, l’ho già detto, non dobbiamo aspettarci il miracolo di risolvere tutti i problemi. Il suo contributo a livello didattico però lo dà. Me ne accorgo proprio quando qualche volta non funziona e torno allo stato pre-LIM!  Quando per esempio mi costringe a cambiare all’ultimo minuto l’organizzazione di una lezione progettata con l’ausilio di immagini, video o altro  e a riconvertirla in semplici esercizi su libro e quaderno. Del resto come tutte le cose anche la LIM ha dei limiti. Altro limite che ho riscontrato nell’utilizzo della LIM, non di ordine tecnico ma procedurale, è la difficoltà di rispettare i tempi previsti per la lezione. La LIM focalizza sì l’attenzione di tutta la classe ma permette di far esercitare un solo alunno per volta, massimo due. Ne consegue che il timing delle lezioni risulta essere dilatato e la pratica eccessivamente ripetitiva. I bambini vogliono assolutamente tutti venire alla LIM ad esercitarsi. Il vecchio “vieni alla lavagna” (che per alcuni innescava ansia e paura di sbagliare) trasformato in “vieni alla LIM”, assume altro significato che per molti equivale ad un invito a fare un gioco. Non permettere a tutti di fare “il gioco” alla lavagna è percepito come una vera e propria ingiustizia.

Pago volentieri il prezzo di vedere le mie lezioni dilatarsi, convinta che il coinvolgimento e la motivazione degli alunni ad apprendere sia il bene più prezioso. Già temo quel giorno in cui essi “normalizzeranno” la LIM e non faranno più a gara per venire alla lavagna.

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