Women in ICT, una task force del CEPIS

di Marina Cabrini

Membro della Task Force CEPIS Women in ICT

mcabrini@sicef.ch

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Chi erano Margaret Hamilton, Ada Lovelace, Katherine Johnson, Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Joan Clarke? I loro nomi sono diventati più o meno di attualità perché le loro vite sono state raccontate al cinema, perché hanno ricevuto la Presidential Medal of Freedom dal Presidente Obama o perché hanno dato il nome a un linguaggio di programmazione. Cosa le accomuna, oltre il fatto di essere donne?

ICT al femminile verso gli anni Duemila

Considerando che ancora negli anni Settanta del secolo scorso la ditta produttrice di mattoncini colorati per bambini per antonomasia allegava alle sue scatole una lettera indirizzata ai genitori in cui si sosteneva che non dovevano esserci contraddizioni né problemi se i bambini volevano costruire case per le bambole e le bambine astronavi, ci si potrebbe attendere che dopo quarant’anni la presenza femminile in ambito tecnologico nella sua più ampia accezione, e in particolare in ambito ICT, sia se non paritaria, quanto meno elevata.

Cabrini-1Figura 1 – Lettera inserita da Lego in alcune linee di costruzioni nel 1974 (vedi).

In realtà non è così, anzi. Se si osservano le statistiche di Eurostat basate sui dati 2015 si può osservare come la percentuale di donne sul totale degli occupati nel settore ICT in Europa sia decisamente bassa, con un picco massimo del 27,7% in Bulgaria (in Italia la percentuale è del 13,8% sul totale).

Cabrini-2Figura 2 – Percentuale di occupazione femminile in ICT sul totale europeo nel 2015.

Le motivazioni per questa bassa percentuale di presenza femminile nel settore ICT non sono evidenti, ma in un articolo di tre anni fa, Steve Henn osservava come, a fronte di una crescita regolare della presenza femminile nei campi della fisica, della matematica e della medicina, si fosse verificata una contrazione decisa a partire dalla metà degli anni Ottanta nel campo informatico. Secondo Henn, tale fenomeno può essere ricondotto all’uscita del Personal Computer a metà degli anni Ottanta e all’atteggiamento del mercato, che sin dall’inizio ha prodotto “giocattoli” tecnologici esplicitamente indirizzati al pubblico maschile. A questo va aggiunto l’atteggiamento delle famiglie che in molti casi hanno considerato accettabile l’acquisto e l’uso di oggetti tecnologici da parte dei figli maschi ma non da parte delle figlie femmine. Tutto questo si sposa benissimo con un atteggiamento diffuso che considera le materie scientifiche e tecniche come la matematica, la fisica e l’informatica “troppo difficili” per una donna, di fatto rafforzando una disparità di genere che dovrebbe essere invece combattuta innanzitutto dalle famiglie e quindi dalla società tutta.

Le donne nell’ICT in Europa

Tra le diverse realtà che si occupano di ICT a livello europeo, il CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies) costituisce uno dei punti di incontro delle associazioni informatiche dei diversi Paesi; di fatto rappresenta più di 450.000 professionisti dell’ICT divisi nei 32 Paesi dell’Unione Europea ed è la sede naturale in cui viene promosso lo sviluppo delle competenze in ambito ICT in Europa. Tra le varie attività svolte ai fini della promozione e sviluppo dell’ICT, il CEPIS ha attivato una serie di gruppi di lavoro, progetti e Task Force. Una di queste è la Women in ICT dedicata alla promozione della partecipazione delle donne nelle carriere del settore ICT.

Task Force CEPIS Women in ICT

La Task Force Women in ICT è nata nel 2012 con l’intento di condividere le iniziative e le best practice che ciascun paese Europeo ha messo in campo per attrarre un numero maggiore di ragazze e donne verso le professioni dell’ICT, sia in ambito scolastico e universitario che in ambito lavorativo, e per fare in modo che le donne restino nel mondo del lavoro nel settore ICT.

Dopo la conclusione delle attività svolte negli scorsi anni, la Task Force Women in ICT ha deciso di orientarsi verso un approccio attivo nei confronti delle diverse realtà nazionali, in modo da potersi proporre come forza trainante per raggiungere un numero sempre più alto di donne e incoraggiarle a entrare nel settore ICT in posizioni tecniche e non solo di semplici utenti. Per raggiungere questo obiettivo si è deciso di partire innanzitutto con una raccolta di informazioni su programmi indirizzati specificamente alle allieve delle scuole primarie e secondarie, poiché si tratta della fascia d’età più importante per sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti della tecnologia da parte delle bambine e delle ragazze. A livello italiano sono già state identificate alcune iniziative, quali i corsi estivi sulle STEM organizzati dal Dipartimento per le Pari Opportunità (https://goo.gl/LFMY4t), oppure l’iniziativa GirlsCodeItBetter (http://www.girlscodeitbetter.it), ma la raccolta di informazioni prosegue ed è gradita la segnalazione di tutte le altre iniziative di questo tipo(per questo contattatemi pure direttamente al mio indirizzo di email).

E a proposito di donne…

Per chi volesse avere qualche informazione in più sulle donne citate all’inizio:

  • Ada Lovelace è considerata in assoluto la prima programmatrice informatica. Avendo conosciuto Charles Babbage da ragazza e avendo avuto modo di capire il funzionamento della Macchina Analitica, pubblicò la traduzione di un articolo relativo alla Macchina, aggiungendovi delle Note in cui descriveva una sequenza di operazioni che avrebbero permesso alla Macchina di risolvere determinati problemi matematici. [Ref.: http://www.computerhistory.org/babbage/adalovelace/]
  • Joan Clarke è una delle molte crittografe e matematiche che hanno lavorato a Bletchley Park durante la Seconda Guerra Mondiale, decifrando i messaggi in codice tedeschi sia a mano sia usando le “bombe”, macchine per la decrittazione ideate da Alan Turing.
  • Dorothy Vaughan, Mary Jackson e Katherine Johnson sono state le prime tre matematiche di colore assunte dalla NASA (allora NACA) per elaborare dati di ricerca aeronautica come “calcolatrici umane“, rispettivamente nel 1943, 1951 e 1953, in un periodo in cui i calcoli si effettuavano strettamente a mano. [Ref: https://www.nasa.gov/content/dorothy-vaughan-biography, https://www.nasa.gov/content/mary-jackson-biography, https://www.nasa.gov/content/katherine-johnson-biography]
  • Infine, Margaret Hamilton è stata Director della Divisione di Software Engineering del MIT Instrumentation Laboratory e ha sviluppato in prima persona, insieme al suo team, il software di bordo del progetto Apollo, quello che ha permesso ad Armstrong e Aldrin di allunare senza problemi nonostante un malfunzionamento del radar di bordo  [Ref: https://en.wikipedia.org/wiki/Margaret_Hamilton_(scientist)].

Cosa le accomuna, oltre il fatto di essere donne? Il fatto di essere state delle scienziate in ambito informatico, in periodi storici in cui l’informatica non era ancora nata o stava muovendo i primi passi e non era quindi considerata “appetibile” dagli uomini. È arrivato il momento in cui bisogna capire che discriminazioni in base al sesso di una persona servono solo a impoverire la società nel suo complesso e a perdere competenze, idee e creatività che sono invece alla base di tutti i processi di miglioramento della storia umana.

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