Un anno da animatore digitale

di Alfonso D’Ambrosio

IIS Cattaneo Mattei di Monselice (Pd)

alfonsodambrosio@yahoo.it

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Le idee delle persone prendono forma e si trasformano quando trovano espressione attraverso differenti media, quando sono inserite in particolari contesti e quando si sviluppano al di fuori della mente individuale”.

È possibile costruire efficacemente la conoscenza solo se chi apprende è “coinvolto” (engagement) nella costruzione di prodotti che abbiano un significato per sé e per la comunità”.

Seymour Papert

Il PNSD festeggia un anno dalla sua comparsa e come Animatore Digitale (AD) dell’IIS Cattaneo Mattei di Monselice (Pd) provo a fare il punto della situazione di quanto sta avvenendo nella mia Scuola e di quanto sto percependo in qualità di formatore.
Proverò  a dare un mio punto di vista precisando che è da molti anni che mi occupo attivamente di temi espressamente dichiarati nel PNSD, mi riferisco a robotica educativa, pensiero computazionale, ambienti di apprendimento immersivi, making lab, cittadinanza digitale, BYOD, etc., precisando che da docente ho insegnato in scuole dove i soggetti della mia ricerca didattica erano assenti o poco considerati.
Ci porremo le seguenti domande relative all’AD:

  • Cos’è e qual è il suo ruolo?
  • Quali connessioni può stabilire tra Scuola e territorio?
  • Quali azioni concrete e gratuite possono essere messe a sistema dall’AD?
  • Cosa si aspetta un AD dalla sua comunità?

Un Animatore digitale in ogni Scuola

L’azione #28 del Piano Nazionale Scuola Digitale definisce la figura dell’Animatore Digitale, e si concentra sui seguenti punti: Formazione interna, Coinvolgimento della Comunità Scolastica e Creazione di Soluzioni innovative.
E’ chiaro come, nelle intenzioni, l’Animatore Digitale è fondamentale sia per promuovere il PNSD sia per fungere da catalizzatore per tutte le azioni didattiche connesse al proprio ambiente Scuola, inteso come comunità di docenti e studenti e come comunità allargata al territorio.

L’Animatore Digitale non è necessariamente un “tecnico” del digitale, ma allo stesso tempo non è neppure un motivatore appassionato: l’AD è prima di tutto un docente e affinché sia riconosciuto il suo ruolo nella comunità di appartenenza, occorre che egli sia concentrato e proteso nel trovare relazioni e soluzioni tra azioni didattiche e digitale (qui visto come strumenti, ambienti di apprendimento, linguaggio e così via); ma l’AD è anche un dirigente dell’innovazione e del digitale, nel senso che deve governare tutte le relazioni connesse ad interventi che riguardano buone pratiche didattiche (con ausili digitali, senza disdegnare quelle analogiche) e territorio. L’AD deve farsi portavoce di un’intera comunità di pratica fatta da docenti , studenti, personale amministrativo, Dirigenti Scolastici, territorio (comuni, aziende, etc.), genitori che chiedono alla Scuola di innovarsi, ma mantenendo i suoi valori.

Può un uomo solo fare tutto questo? E’ chiaro come figure quali Team dell’innovazione, docenti appassionati e curiosi, territorio stimolante, possono fare la differenza. Eppure, affinché l’Animatore Digitale possa realizzare con efficacia quanto da lui prefissato, occorre che il suo ruolo sia oggettivamente riconosciuto dalla comunità scolastica e pertanto è auspicabile che alla sua figura sia associata una funzione strumentale ad hoc e che possa essergli riconosciuta una qualche forma parziale di esonero, cosa che è avvenuta in alcune Scuole grazie all’organico di potenziamento.

Io, Animatore Digitale

In qualità di Animatore Digitale nella mia Scuola ho deciso di puntare su azioni incentrate soprattutto su metodologia didattica e strumenti, che siano multidisciplinari, preferendo quelli gratuiti e valorizzando quelli esistenti. Premetto che non mi sono state riconosciute ore di esonero  (sebbene esistesse un docente dell’organico potenziato per la mia classe di concorso) e una figura strumentale, ma su questo punto torneremo più tardi.

Ad oggi, come capita per molti miei colleghi AD, le azioni del mio ruolo sono svolte, di fatto, su base volontaria.

Ecco in sintesi le principali azioni avviate:

  1. Inserimento nel PTOF di un piano triennale che punti ad azioni coerenti con il PNSD.
  2. Formazione in presenza in regolari attività didattiche e con la segreteria amministrativa durante le ore buche personali (tali ore mi sono poi riconosciute come Banca Tempo). Organizzazione di eventi di formazione e stimolo.
  3. Creazione di un repository (con le Google Apps for education) di buone pratiche didattiche “digitali” ed “analogiche”.
  4. Creazione di un Gruppo di lavoro sull’Innovazione scolastica (con partecipazione su base volontaria).
  5. Creazione di un gruppo di lavoro che si occupi di partecipare ai diversi PON e che abbia il compito di fare crowdfounding con le aziende del territorio.
  6. Coinvolgimento del territorio.

In particolare in merito al punto 2) ad oggi sono state avviate le seguenti attività:

  1. Realizzazione di esperienze di Fisica e di Arte nei Mondi Virtuali, utilizzando la piattaforma Opensim.
  2. dambrosio-1Coding finalizzato alla realizzazione di storytelling (ad oggi per Italiano ed Inglese), utilizzando Scratch e Alice.
    Coding con sensori esterni nel laboratorio di Scienze e di Informatica (utilizzando Arduino prevalentemente e Raspberry).
    Creazione di attività multidisciplinari e progetti pomeridiani con tema specifico i videogiochi educativi (BYOEG- Bring your own educational game).
  3. dambrosio-2Robotica educativa curriculare nelle ore di Informatica e di Fisica.
  4. dambrosio-3BYOD per le discipline scientifiche. Gli smartphone ed i suoi sensori  vengono utilizzati per raccogliere dati e condurre significative esperienze scientifiche (vedi su Bricks, giugno 2016).
  5. Realtà aumentata. In tal senso, ad oggi, è in essere un progetto multidisciplinare dove gli studenti “raccontano” un tema diverso ogni mese (mostre d’arte, i propri hobby, la fantascienza), utilizzando degli attivatori posti nelle proprie classi. La realtà aumentata viene utilizzata anche per raccontare l’Istituto durante le giornate aperte e si sta avviando un progetto per rendere “aumentati” anche i cartelli sulla sicurezza, le aule di laboratorio, il regolamento di istituto e così via.
  6. Alcuni docenti stanno sperimentando piattaforme di “classi virtuali” spaziando da Mooodle a Fidenia, a bSmart a ClassDojo.
  7. La segreteria amministrativa inizia ad utilizzare le Google Apps for education per velocizzare le comunicazioni tra docenti e dai docenti (es. Modulo permesso ferie).

In merito al coinvolgimento del territorio (punto 6) il Comune di Monselice ha deciso di avviare insieme al Progetto Giovani, e per le Scuole del territorio, la Palestra dell’Innovazione. La Palestra dell’Innovazione della Fondazione Mondo Digitale è stato di ispirazione anche per il Ministero dell’Istruzione e inserito nel documento “La Buona Scuola”. La Palestra è un ambiente fisico-virtuale per l’innovazione e l’educazione per la vita, per l’apprendimento esperienziale e la pratica dell’innovazione; è un modello strategico per lo sviluppo dell’istruzione, delle nuove professioni e dell’autoconsapevolezza, un luogo in cui si pratica l’open innovation e si progetta il cambiamento secondo i principi dell’innovazione sociale e tecnologica per rispondere alle sfide cruciali del 21° secolo. Le Palestre sono configurabili, evolutive, inclusive e dal basso.

Ad oggi la Palestra è fisicamente nel locale del Progetto Giovani di Monselice ed intende creare uno spazio aperto, condiviso ed inclusivo con i giovani e gli stakeholder del territorio.

In linea con questa visione sono partiti progetti esplicitamente mirati all’inclusione e alla disabilità quali Hack for Needs o Arduino Start Lab.

Tutte queste azioni, però, ad oggi hanno visto il coinvolgimento di una piccola parte dei docenti della mia Scuola, per lo più curiosi o già “digitalizzati”.

In generale il PNSD non viene percepito nella sua dimensione innovativa da una Scuola, il Liceo in particolare, che pur vive in un territorio (la bassa padovana) desideroso di riscatto e propositivo.

Ad oggi, quindi, i progetti didattici con ausili digitali stanno più cambiando un territorio che il sistema Scuola.

Formatore degli Animatori Digitali

In questi mesi mi sono occupato della formazione degli Animatori digitali e di diversi DS e DSGA avvenuta nelle scuole snodi formativi o Uffici Scolastici Regionali (mi riferisco a Veneto ed Emilia Romagna).

Ho formato su making lab e robotica e BYOD oltre 300 Animatori Digitali e mi sento di poter racchiudere in 3 aspetti fondamentali il pensieri dei miei colleghi AD:

  1. Molti AD, come docenti,  richiedono una formazione sempre più mirata al saper fare e all’uso consapevole di certi strumenti, più che di sole lezioni teoriche su visioni e modelli. Si aspettano, anche, una formazione mirata all’esercizio del loro ruolo.
  2. Diversi AD hanno iniziato a creare (e talvolta con docenti del Team dell’innovazione) delle microreti quasi sempre di tipo provinciale, ma allo stesso tempo  si aspettano confronti permanenti con DS e docenti a livello regionale e nazionale.
  3. Diversi AD lamentano una scarsa collaborazione con i DS, che non sembrano capire la portata del PNSD e con i docenti, tesi più sul “finire” la propria programmazione più che essere attratti da una tecnologia che a loro sembra “distrarre”.

Nella mia formazione ho sempre deciso di investire prima sulle metodologie didattiche e poi sull’utilizzo di un certo strumento o ambiente di apprendimento, perché se del digitale si può fare a meno nella Scuola, questa ha poco senso senza una pedagogia forte e quindi solo con una pedagogia strutturata il digitale può fare la differenza nella formazione dei nostri studenti.

Conclusioni

L’Animatore Digitale ha un ruolo centrale nel Piano Nazionale Scuola Digitale, ma affinché la sua azione sia efficace occorre che la sua visione sia condivisa prima di tutto dal DS. Solo un DS forte e determinato può facilitare il ruolo di un AD.

Più lento è invece l’impatto sulla comunità dei docenti, in quanto occorre intervenire con specifici piani che mirino alla formazione e all’aggiornamento, aggiornamento che deve essere continuo e personalizzato, perché non si può “costringere” un docente ad utilizzare una metodologia o uno strumento, ma lo si può ispirare e motivare.

Ad oggi non esistono soluzioni assolute, ma affinché il digitale non venga percepito come “altro” dalla didattica, ritengo fondamentale che l’AD si confronti costantemente con altri AD, poi con i propri colleghi e il suo territorio di riferimento e determini un insieme di azioni efficaci per la propria comunità, abbandonando quelle che non lo sono.

Determinante, soprattutto nei prossimi anni, sarà il riconoscere all’AD ed al Team dell’innovazione un semiesonero dalle attività didattiche, così come accade per il collaboratore del DS.

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