Essere animatore digitale

di Simonetta Bettinotti

Istituto Comprensivo ISA8 La Spezia

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Sono un’animatrice digitale. Diventarlo è stata un’esperienza entusiasmante, come spalancare una finestra su un mondo sconosciuto ai più ma ricco di sorprese. Insegno matematica e scienze nella scuola secondaria di primo grado di un istituto comprensivo della Spezia. Nei vari plessi della mia scuola le dotazioni tecnologiche sono poche, situate in aule che  possono essere utilizzate a rotazione da tutti i docenti. Solo nella scuola secondaria è presente un’aula di informatica ma con computer obsoleti e poco sfruttabili. Unica eccezione il plesso con la classe digitale dove ci sono molti pc ma una linea internet poco efficiente.

In questo contesto non roseo è iniziata la mia storia, con un dirigente che ha creduto molto nella tecnologia, tanto da introdurre le Google Apps for Education (ora Gsuite) nella scuola, suscitando non poche perplessità tra i colleghi. Sono stata contagiata dalle sue idee e così ho partecipato al bando per la cl@sse 2.0. Ho lavorato insieme ad una collega ed abbiamo ottenuto  il finanziamento per la classe digitale.

Ho cominciato a lavorare con questa classe e mi sono imbattuta nel web in moltissime applicazioni utili per sperimentare nuove metodologie didattiche. Sono tantissime, con diverse funzioni e molteplici ambiti di applicazione. Non è stato facile. Ma, da alunna diligente, mi sono rivolta  agli esperti del  Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Genova e mi sono iscritta al corso di perfezionamento “EPICT: certificazione sull’uso pedagogico delle tecnologie”. Ho scoperto un mondo nuovo. Il corso, organizzato in moduli, si è svolto online con il tutoraggio di alcuni docenti – facilitatori dell’Università e mi ha messo in contatto con colleghe molto in gamba con cui ho lavorato in modo collaborativo a distanza. Grazie al corso ho approfondito le mie conoscenze su specifici software e sulle tecniche e gli strumenti di gestione della flipped classroom. Mi sono così entusiasmata che ho pensato, come tesi finale di questo percorso universitario, di condividere la mia esperienza con i colleghi attraverso dei seminari illustrativi delle principali applicazioni da utilizzare per creare storie, gestire classi, fare presentazioni.

L’idea è stata quella di verificare l’interesse per l’argomento e individuare alcuni colleghi da coinvolgere maggiormente nella diffusione delle tecnologie attraverso un questionario di gradimento e di interesse nei confronti dell’esperienza.

ll Piano Nazionale Scuola Digitale ha individuato la figura dell’animatore digitale e per me è stato naturale candidarmi per quel ruolo, visto il percorso formativo che stavo compiendo.

Sono stata nominata Animatore Digitale.

Ho acquisito la gestione delle Google Apps for Education, del registro elettronico e sono stata coinvolta nella risoluzione di qualunque problema di origine tecnologica.

Praticamente mi sono trasformata in una sorta di “octopus”, un polpo multi-tentacolare, una tuttologa che i colleghi consultano per risolvere qualunque problema di natura informatica. La cosa non mi dispiace, anzi ogni volta che vengo interpellata colgo l’occasione per tentare di coinvolgere i colleghi nelle infinite possibilità che ci offre la tecnologia.

Con le colleghe del team digitale abbiamo partecipato ai bandi per “Atelier creativi” – Azione #7 del PNSD e “Biblioteche innovative” – Azione #24 del PNSD. Ho redatto un piano di formazione triennale incentrato sulla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie tra i docenti e ho dedicato una parte rilevante del lavoro all’importanza di educare i ragazzi e i loro genitori ad un uso consapevole della rete.

Di pari passo, come animatrice digitale durante il percorso di formazione ho avuto modo di conoscere molti altri colleghi della provincia della Spezia che stanno facendo la stessa esperienza formativa. Con loro si è creato un clima di collaborazione e intesa tanto da pensare di continuare a parlare tra di noi su un gruppo di whatsApp e aprire una cartella su drive in cui condividere i propri lavori e le proprie idee. La formazione in presenza si è rivelata molto proficua e occasione di scambio di opinioni anche vivaci. Abbiamo organizzato gruppi di lavoro fuori dai momenti canonici di incontro per poter lavorare insieme e preparare i compiti che ci erano stati richiesti.

Tra una chiacchiera e l’altra abbiamo pensato a come sarebbe bello poter lavorare insieme più spesso scambiandoci le competenze e le esperienze. Poi è iniziata la scuola e il treno degli impegni ci ha travolto ma non ci siamo arresi, la progettazione collaborativa sicuramente continuerà.

Essere pionieri nella scuola non è mai facile. Introdurre novità significa scontrarsi con la paura del cambiamento che è un freno messo sia dai genitori che fanno fatica a pensare che i loro figli possano utilizzare nuove metodologie didattiche, sia dai dirigenti scolastici che non sempre riescono a supportare adeguatamente l’animatore digitale, stretti nella morsa delle incombenze burocratiche con poco tempo a disposizione per potersi efficacemente dedicare alla diffusione delle tecnologie.  

Ottimi partner sono invece i colleghi che da una fase iniziale di perplessità passano all’entusiasmo e alla curiosità di scoprire nuove modalità di insegnamento.

Sono certa che gli animatori digitali si moltiplicheranno.

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