Comprendere il cambiamento e condividere il sapere

di Annamaria Bove

Profgiornalista presso Scuola Secondaria di I grado “Solimena-De Lorenzo” Nocera Inferiore (Sa)

boveam@gmail.com

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Un anno di piano nazionale scuola digitale cosa è stato?

Un anno di impegno, duro impegno, devo dire la verità. Scrivere progetti, e quanti ne abbiamo scritti, Atelier creativi, Biblioteche Innovative, Cyberbullismo e sono solo alcuni di quelli che mi vengono in mente, per non parlare del piano nazionale da calare nella propria realtà o meglio il PNSD per il POF annuale (per l’a.s. 2015/16) e il PTOF triennale (per il triennio 2016/2019). Quante sigle nuove, quanti file da organizzare, da pubblicare sul sito, da condividere. Si, condividere, perché ciò che è stato fondamentale in questo anno di attività, si può racchiudere proprio nella parola “condivisione”, il mettere a disposizione – ognuno per le sue competenze, capacità, possibilità – qualcosa che poteva essere utile agli altri, alla comunità, ai docenti che stavano vivendo la stessa situazione nuova che tante volte ha generato stress, ansia e preoccupazioni.  

Li abbiamo fatti tutti gli eventi: dalla settimana del pnsd al codeweek, all’ora del codice per correre poi, d’estate, al MIUR e partecipare alle summer school, un’invenzione unica e divertente che ha permesso agli AD di sfidare il tempo e lo spazio, perché, in men che non si dica, bisognava sapere dell’evento, prenotarsi, comprare il biglietto e catapultarsi a Roma e il tutto è accaduto due volte, una a fine giugno e l’altra il 26 luglio scorso. Ma, scherzi a parte, la mia esperienza è cominciata nel momento in cui, oltre ad essere animatore digitale della mia scuola, ho svolto anche l’attività di formatore per il piano sia in corsi per AD che per il team. Lavorare a contatto con tanti docenti di realtà diverse è stato molto interessante, ha rappresentato un momento di confronto e di crescita.  Nei miei corsi docenti di ogni ordine e grado della provincia di Salerno e di Napoli. Docenti con un background diverso, variegato e soprattutto provenienti da zone completamente agli antipodi. Da una parte scuole  “ricche”, tranquille con i loro laboratori informatici, linguistici, notebook, tablet e dall’altra scuole blindate, nel vero senso della parola, perché tanti sono stati i furti subiti ed alcune ormai non hanno quasi più nulla di digitale. Per non parlare di quelle a connessione zero che faticano anche a gestire il registro elettronico.

Formare, informare, veicolare le notizie, creare community

L’approccio migliore in un contesto per tutti nuovo è stato senza dubbio quello di organizzare una formazione basata sull’informazione: illustrare il PNSD, guidare ad una lettura del piano, schematizzare i punti focali, calendarizzare i momenti che avrebbero accompagnato il lavoro dell’animatore digitale, fornire materiale, oltre che creare i gruppi. Quindi, via libera a whatsapp, telegram, facebook, mailing list per avere contatti che ancora oggi sono attivi e proficui con continui scambi di idee, dubbi ma anche per mostrare con soddisfazione le proprie attività.

L’informazione ministeriale è stata il nostro incubo e attualmente è la nostra persecuzione. Di circolari, note, comunicati pare che ne escano di continuo e stare dietro a tutte si rivela una mission impossible, ma l’aver creato solide community ha generato un’evoluzione, si è passati dalla “solitudine degli AD” alla  “piazza virtuale” degli AD che espongono quesiti e in una frazione di secondo ricevono un fiume di risposte, consigli, aiuti di ogni genere. Sarà che tutti ci sentiamo parte della stessa giostra? 

Sarà che tutti ci sentiamo responsabili del nostro ruolo?

Dagli AD al Team

Neanche il tempo di nominare l’animatore digitale, di capire il suo ruolo e di scoprire che il carico era troppo per una sola persona che si accingeva a svolgere un’attività a costo zero e arriva il team dell’innovazione. Tre nuovi paladini del digitale a supporto dell’AD, ma come scegliere i membri di questo gruppo? Chi preferire? Bisogna fare un bando interno? Per non parlare poi della pioggia di rinunce continue. Nei corsi di formazione per il team, e ne ho gestiti cinque, ancora una volta docenti motivati, ma disorientati. A questo punto, l’unica soluzione era partire dagli obiettivi del piano nazionale scuola digitale per giungere al ruolo del team. La richiesta più frequente ricevuta durante le lezioni è stata: “desidero imparare qualcosa da fare nell’immediato, semplice, che posso mettere in pratica e trasmettere ai miei colleghi” e se la mia filosofia si basa proprio sulla praticità e la concretezza dovevo esaudire i desideri dei corsisti.

Ecco, dunque, la costruzione di un repository per la mia attività di formatore

bove-1Figura 1 –  Repository (http://profgiornalista7.wixsite.com/didatticadigitale)

Un repository che è servito a segnare le tappe del mio percorso in questi ultimi due anni, da quando già nel 2015 sono stati organizzati i primi corsi che hanno gettato le basi del successivo sviluppo del PNSD. Siamo partiti da una panoramica generale, per giungere a soffermarci su quegli strumenti, perché il digitale è uno strumento a supporto della didattica, che potevano risultare utili nella gestione quotidiana della classe, delle discipline insegnate. Fare in modo che ognuno di loro tornasse a casa con qualcosa in più e nello stesso tempo si sentisse forte e pronto per condividerlo con i colleghi.

Come organizzare un lavoro in classe, come trasformare la classe in laboratorio, quali gli strumenti utili e come portare i ragazzi a raggiungere una competenza digitale?

Passaggi tutti importanti che abbiamo svolto focalizzando la nostra attenzione su attività già progettate, realizzate, sviluppate, monitorate e valutate. E questa volta abbiamo utilizzato un altro repository, quello delle classi nelle quali insegno italiano.

bove-2Figura 2 – Repository (http://profgiornalista7.wixsite.com/digischoolbyabove).

Rendersi conto dei progressi dei ragazzi attraverso le attività svolte nel triennio,  progressi non solo legati alla sfera digitale (quella digitale è una delle otto competenze chiave europee), ma ad un’evoluzione globale dell’allievo, ha stimolato il fare, il voler provare, il desiderio di cimentarsi nell’utilizzo del digitale a supporto della didattica.

A caccia di crediti

Alla vigilia di un anno di PNSD è arrivato il piano formazione docenti e altro lavoro per gli animatori. Per non parlare di tutte le versioni precedenti diffuse da diverse riviste specializzate e da alcuni sindacati che annunciavano ore e ore di formazione, crediti da accumulare in un triennio.

Quando, il 3 ottobre scorso, è stato pubblicato il Piano Nazionale per la Formazione dei Docenti finalmente si è ristabilita un po’ di calma, ma solo apparente.

“La formazione è un dovere professionale oltre che un diritto contrattuale. Ai singoli insegnanti spetta, nel proprio codice di comportamento professionale, la cura della propria formazione come scelta personale prima ancora che come obbligo derivante dallo status di dipendente pubblico”.

Definizione tanto giusta, quanto difficile da far digerire soprattutto “alla vecchia guardia” , a coloro che ripetono “in questa scuola non mi riconosco più”.

Una scuola che cambia, che pone il docente davanti a nuove sfide come quella di organizzare la formazione tenendo conto di tanti fattori: il rapporto di autovalutazione e il conseguente piano di miglioramento, oltre che le nove priorità tematiche del piano nazionale che vanno dalle lingue straniere alle competenze digitali e ai nuovi ambienti per l’apprendimento, dalla scuola e lavoro all’autonomia didattica-organizzativa e dalla valutazione e miglioramento alla didattica per competenze e innovazione metodologica fino a giungere all’integrazione, all’inclusione, alla disabilità e alla prevenzione del disagio giovanile. Offrire la possibilità ai docenti di gestire, in forma autonoma, la personale crescita professionale, penso sia stata la scelta migliore. Tendere alla qualità e non alla quantità porterà ad una crescita che non dovrà far dimenticare al docente il senso di appartenenza ad una categoria, quella professionale del docente, che negli ultimi anni sembra aver perso autorevolezza.

Link utili

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