Animatori Digitali, istruzioni per l’uso

di Alessandro Bencivenni

Animatore Digitale presso i Licei “Giovanni da San Giovanni”

profdigitale@gmail.com

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L’Animatore Digitale ha compiuto un anno. Non sembrano molti, ma i primi dodici mesi, come per i bambini, sono stati fondamentali. In questo primo anno l’A.D. ha imparato a conoscere se stesso, ha iniziato a capire cosa si volesse da lui ed ha intuito che, nel  grande disegno chiamato Piano Nazionale Scuola Digitale, la sua figura non solo si trovasse in primo piano, ma fosse anche piuttosto centrale.

L’altra grande intuizione dell’Animatore è stata che la Rete potesse non solo essere un mezzo per portare l’innovazione all’interno della propria scuola, ma che fosse anche un modo per riuscire a collaborare con gli altri. Forte, fin da subito, è stato il desiderio di aiutarsi, di confrontarsi e di condividere (gioie, successi, dubbi e difficoltà). Sull’onda di questo desiderio è nata la più grande community italiana, Animatori Digitali appunto, che ha pian piano, utente dopo utente, preso per mano la maggior parte degli A.D. e li ha accompagnati in questo percorso di crescita arrivato al dodicesimo mese.

bencivenni-1Figura 1 – “Un anno di PNSD”. Reggia di Caserta, 25-27 Novembre

Un anno di Animatori Digitali ed un anno di Piano Nazionale Scuola Digitale; ed è alla Reggia di Caserta, il 25, 26 e 27 novembre scorsi, che si è aperto il secondo, quello che deciderà, forse, il successo di questo ambizioso disegno. Pochi giorni prima mi era arrivato il gradito invito del MIUR a partecipare alla manifestazione in rappresentanza della community che ha trovato nel gruppo Facebook la sua casa. Insieme a Laura Cesaro ed Annamaria Bove abbiamo pensato di sfruttare il tempo che ci è stato concesso (ma soprattutto la disponibilità ad ascoltarci da parte di chi, non solo aveva pensato la figura dell’Animatore, ma proprio tutta l’architettura del Piano) per provare a dare degli strumenti operativi che potessero andare bene, soprattutto per tutti quegli A.D. che, trovandosi, alle prime armi, non avessero idea da dove cominciare.

Ci siamo ritrovati il sabato in una delle bellissime sale della Reggia, e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal numero dei colleghi che hanno deciso di partecipare. Colleghi Animatori quindi, ma anche diversi Dirigenti Scolastici, desiderosi di avere un dialogo con gli A.D. di altre scuole, di condividere la propria idea di innovazione.

Tutti intorno ad un grande tavolo, abbiamo raccontato velocemente le nostre storie e subito sono emerse esperienze molto variegate: c’era chi si sentiva fortunato per il ruolo che ricopriva, perché cominciava a vedere i primi frutti del proprio impegno; chi invece lamentava il fatto di essere stato lasciato solo dal proprio D.S. e dai colleghi. Di fronte a questa situazione, proprio i Dirigenti intervenuti hanno espresso parole d’incoraggiamento, testimoniando che forse in molti contesti non si è compreso il potenziale, non solo dell’Animatore, ma del P.N.S.D. in generale.

Abbiamo lanciato un sondaggio, sia in sala che all’interno della community di Facebook, che aveva queste indicazioni: “Se potessi avere un Manuale d’uso dell’Animatore Digitale, quale voce andresti subito a consultare?”. Abbiamo quindi chiesto di scegliere tra i tre ambiti d’intervento dell’Animatore, ovvero “Creazione di soluzioni innovative”, “Formazione Interna” e “Coinvolgimento della comunità scolastica”, quale fosse quello nel quale si ritenesse fondamentale avere un kit di strumenti o delle istruzioni per l’uso. Il risultato è stato abbastanza netto: gli Animatori vorrebbero capire come poter coinvolgere le persone che appartengono alla comunità scolastica. Un desiderio che lascia trasparire la voglia e l’impegno di essere una figura catalizzatrice del cambiamento, ma anche i dubbi sulle modalità e sulle situazioni preesistenti. I commenti al voto sul sondaggio, infatti, non hanno delineato una situazione troppo felice: chi vorrebbe un maggiore coinvolgimento si sente solo, ha difficoltà a motivare ed incoraggiare, soprattutto quando si tratta di sperimentare nuove pratiche.

bencivenni-2Figura 2 – Il tavolo Animatori Digitali

La prima indicazione che il tavolo ha prodotto è che il coinvolgimento va pianificato con calma, guardandosi attentamente intorno, chiedendosi cosa si ha a disposizione, non solo in termini di strumenti, ma anche di competenze possedute dai colleghi e dagli studenti. “Si può iniziare da subito con ciò che si ha”. Non sono immediatamente necessari degli ambienti digitali o dei dispositivi all’ultimo grido; l’innovazione arriva dalle idee, dalla condivisione con i colleghi di esperienze e buone pratiche che devono uscire dalle singole classi e diffondersi a tutto l’istituto.

L’innovazione arriva dal metodo, non (solo) dagli strumenti. Si tratta del modo in cui si fa didattica in classe. Tuttavia, perché questa innovazione sia capillare, c’è bisogno di qualcosa in più. Come suggerito da alcuni, molti Animatori efficaci sono proprio colleghi con una formazione umanistica, capaci di trasferire in ambito digitale, quelle competenze comunicative e di cittadinanza sulle quali da diverso tempo si lavora nelle scuole italiane. L’A.D., comunque, non dovrebbe pretendere di avere tutto e subito, ma lavorare nel triennio per spargere quelli che abbiamo chiamato per l’occasione “semi di cambiamento”. Si parte da una piccola cosa come il seme, si nutre con pazienza e dedizione, per ottenere un albero fruttuoso. Ed i racconti di chi è intervenuto l’hanno testimoniato: in quasi tutti i casi c’è voluto almeno un anno per implementare un cambiamento a partire dai dipartimenti disciplinari. Ma su quali attività pratiche?

Un argomento trasversale a tutti gli attori della scuola è la Cittadinanza Digitale. In troppe poche scuole si è parlato ad insegnanti, genitori ed alunni dell’importanza di formare persone che sappiano come utilizzare gli strumenti digitali, senza essere dei semplici esecutori di comandi. Persone che siano dotate di senso critico nei confronti dei contenuti trovati in Rete. Che capiscano così quali possano essere le problematiche legate alla tecnologia, ad un suo uso irresponsabile. Che conoscano i pericoli. Che sappiano sfruttare gli strumenti a disposizione in maniera positiva e consapevole per collegarsi con gli altri, per avviare un dialogo, per promuovere il rispetto reciproco. Che si connettano alla conoscenza perché sanno dove trovarla e come utilizzarla. Che partecipino attivamente alla cultura ed all’economia del proprio Paese. L’organizzazione di incontri che si basino su questi argomenti possono essere un potente aggregatore che potrebbe facilmente aprire la strada a nuove tipologie di collaborazione. Inoltre, raramente si sono sfruttate le capacità e l’entusiasmo dei ragazzi, anche per coinvolgere i genitori. Non sarebbe bello se fossero proprio gli studenti a mostrare alle famiglie un nuovo modo di stare in Rete?

Esistono inoltre già tanti esempi di Peer Education che possono essere sfruttati per coinvolgere addirittura più comunità scolastiche. Penso al progetto Let’s BIT! della Ludoteca del Registro.IT, in cui gli studenti delle scuole superiori fanno da tutor, dopo essere stati adeguatamente formati, ai bambini delle scuole primarie, i quali troppo spesso utilizzano i Social Media senza avere nessuna idea di come utilizzarli correttamente e consapevolmente. Un percorso che in molti istituti superiori, tra i quali i Licei Giovanni da San Giovanni, l’istituto dove sono io stesso Animatore Digitale, è stato sfruttato con successo nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

Anche il coding, argomento affrontato dal Ministro Giannini in persona durante il suo intervento alla Reggia, grazie alla sua trasversalità può essere un ottimo strumento per coinvolgere la comunità scolastica. Spesso si pensa che siano necessari computer e chissà quanti altri marchingegni. Solo una ristretta cerchia di insegnanti ha avviato esperienze di coding unplugged, ovvero senza l’ausilio di strumenti tecnologici. Ci sono attività che richiedono semplicemente carta, forbici e l’entusiasmo che i bambini ed i ragazzi mettono di fronte ad un nuovo gioco che stimoli le loro menti e la loro creatività. Grazie al coding unplugged sono bastate poche ore per coinvolgere anche i colleghi più restii ad usare la tecnologia. Insegnanti che poi, grazie al carattere interdisciplinare di queste attività, le hanno fatte proprie, trasformandole da eventi una tantum, a pratiche che hanno trovato il loro posto nella didattica di tutti i giorni.

bencivenni-3Figura 3 -Un’altra immagine del tavolo

Una volta dato il “la”, anche gli altri partecipanti all’evento di Caserta hanno cominciato ad elencare tante attività che hanno avuto successo (uno fra tutti, il corso d’informatica per i nonni, tenuti dagli alunni, al quale gli anziani partecipanti sembrano non voler più rinunciare). Cos’è questo, se non il segno che tante buone pratiche innovative esistono già e che spesso si trovano proprio sotto il naso dell’Animatore?

Alla fine delle due ore dell’incontro, tutti i partecipanti hanno convenuto nel sintetizzare in questa maniera quanto detto: l’approccio giusto per coinvolgere la comunità scolastica è adottare la filosofia dei piccoli passi. Partire subito è possibile, purché ci si concentri su ciò che è immediatamente a disposizione delle nostre scuole, ricordando soprattutto che l’innovazione non sempre corrisponde alla tecnologia più avanzata, ma al metodo. Grazie a questa considerazione si possono realizzare attività coinvolgenti anche solo con mezzi apparentemente poveri, che però hanno dalla loro, non solo l’economicità, ma anche quell’immediatezza che consente ai colleghi meno propensi al cambiamento, di accorgersi che un altro modo di stare in classe è possibile. Il tutto senza dimenticare che gli stessi studenti possono avere competenze da mettere in campo, non solo per chi siede dietro la cattedra, ma anche per le famiglie.

Sono bastate due ore per dirci tutte queste cose e per far emergere delle idee che, spero, possano essere utili a chi è intervenuto, ma anche a chi sta leggendo questo articolo. Forse, oltre ad un gruppo su Facebook, l’Animatore ha bisogno anche di questo: d’incontrare chi sta facendo lo stesso percorso per raccontarsi, guardandosi negli occhi, quale sia l’idea di innovazione che ha in mente.

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