Anno 6, n. 4 (Dicembre) – In questo numero

di Antonio Fini

VAI ALL’INDICE DEL NUMERO: ANIMATORI DIGITALI

Aspettavamo questo numero più o meno da un anno.

Quando, con gli altri componenti la redazione di Bricks, abbiamo programmato i temi per l’annata 2016, abbiamo subito pensato che dicembre 2016 potesse essere il tempo giusto per un primo bilancio sull’azione del Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD) che, più di ogni altra, sta avendo un impatto di grande rilevanza nella vita non solo delle scuole, ma di moltissimi docenti,

Non si tratta certo qui di stilare una classifica delle azioni del PNSD, ma è indubbio che l’istituzione di una nuova figura, nel panorama piuttosto tradizionale e statico degli organigrammi scolastici, e prevedere per essa non solo un ruolo così significativo ma anche una massiccia quanto inedita formazione, sia qualcosa di realmente nuovo.

Questo non significa che tutto sia andato bene, che non vi siano state e non permangano criticità. Io stesso ne ho parlato in un recente articolo apparso su ForumPA: a distanza di un anno è necessario un salto di qualità, uno scatto decisivo per stabilizzare e offrire una visione di sostenibilità nel tempo agli Animatori Digitali.

Avendo partecipato ai lavori per la stesura del PNSD, ricordo bene la perplessità nel sentire per la prima volta, nell’estate del 2015, questo nome: “animatore”.

Il pensiero è andato subito alla possibile, fin troppo facile, ironia, alle facezie che si sarebbero probabilmente sviluppate su questo ruolo denominato in modo così diverso, così lontano dalla grigia nomenclatura burocratica che ha sempre caratterizzato la scuola e, in generale, la Pubblica Amministrazione. In fin dei conti, a scuola, abbiamo avuto “operatori”, “figure di sistema”, “assistenti”, ma mai “animatori”!

Mi sono ricreduto molto presto: certo, le battute di spirito non sono mancate, sui social network si sono letti motti e viste vignette, ma quello che ho osservato fin dall’inizio, avendo immediatamente cercato di coinvolgere gli AD della mia provincia, dapprima in modo informale (ancora prima che partisse la formazione istituzionale) e poi come dirigente dello snodo formativo provinciale e formatore, è stato l’entusiasmo sincero, la passione che animava un gruppo di docenti che, forse per la prima volta, venivano chiamati a svolgere un compito sfidante, che si va a situare di fatto in quell’area storicamente sguarnita del middle management scolastico, per di più, finalmente, con compiti di tipo prevalentemente didattico e non amministrativo.

Le mie successive esperienze come formatore in altre realtà e i social network hanno confermato questa prima impressione “locale”: il gruppo Facebook “Animatori Digitali” ha ottenuto in pochi giorni (forse ore) un numero incredibile di iscrizioni e veleggia oggi con oltre 10.000 iscritti, anche grazie ad uno staff di amministrazione molto efficace e frizzante.

Il numero di Bricks di dicembre 2016 intende dare voce prima di tutto agli AD, ma anche alle figure (dirigenti scolastici e formatori) che hanno contribuito alle iniziative di formazione che, nel primo anno, hanno caratterizzato la vita degli animatori.

È l’occasione per un primo bilancio, senza pretesa di scientificità, ma con lo spirito che ha sempre caratterizzato Bricks fin dalla sua ideazione come rivista online: offrire agli operatori della scuola un’occasione per raccontarsi e una possibilità di ascolto per i decisori e chiunque sia interessato alla realtà viva delle scuole.

È così anche per i contenuti di questo numero: lungi da autocelebrazioni, gli autori forniscono un quadro decisamente realistico e a tratti critico dell’esperienza professionale degli AD, del loro impegno lungo questo primo anno dedicato soprattutto alla formazione, delle loro aspirazioni e di diverse idee per il futuro.

Con la convinzione, mia personale ma credo condivisa da molti, che le sorti del PNSD siano strettamente legate proprio alla figura degli AD e all’impatto che essi avranno per favorire l’innovazione didattica, prima che tecnologica.

Veniamo dunque a presentare i contributi inclusi in questo numero.

Per la sezione “Tema”, dedicata agli Animatori Digitali:

Alfonso D’Ambrosio, insegnante di fisica e AD in un istituto superiore in provincia di Padova, presenta alcune considerazioni generali sulla figura dell’AD come prevista dalla Buona scuola, racconta l’esperienza che ha vissuto nella sua scuola ed i risultati raggiunti con i colleghi, la segreteria e il territorio concludendo con le attività svolte per la formazione di altri AD.

Giorgio Guglielmi, AD in un istituto superiore in provincia di Torino, pone – a partire dalla propria esperienza e ai binomi Formazione/Autoformazione, Comunicazione/Informazione, Strategia/Pianificazione – questioni logistiche, organizzative e di “carriera” per la figura dell’AD.

Stella Perrone ha partecipato all’organizzazione della formazione dei 458 AD del Piemonte, gestita dalla rete DSchola. Nel suo articolo analizza in profondità  i risultati di uno screening iniziale e illustra il modello formativo proposto.

Mara Masseroni, Pierfranco Ravotto e Monica Terenghi illustrano il corso online progettato e gestito da AICA per la formazione dei 389 AD della Regione Calabria nell’ambito dell’iniziativa formativa #APP…rendere digitale. Un corso impegnativo – 100 ore – che ha visto lo sviluppo di una vivace comunità.

Flavia Giannoli, docente di scuola secondaria di secondo grado e formatrice, evidenzia dapprima alcuni rischi insiti nel modello realizzativo del PNSD (appiattimento tecnologico e pericolo di burn-out degli insegnanti maggiormente coinvolti). La sua analisi si concentra poi sul tema della formazione dei formatori, con la proposta di un modello, basato sul metodo SAMR, che potrebbe risultare utile per una efficace introduzione delle tecnologie nella pratica didattica.

Andrea Castellani e Sonia Montegiove tracciano un profilo ricco di dettagli sull’esperienza in corso in Umbria. Una community, un manifesto, la piattaforma, i modelli di laboratorio, l’incontro con il territorio e gli enti locali: tutto accompagnato da spirito di condivisione e collaborazione. Gli animatori e i team umbri stanno collaborando con l’obiettivo “di avere un effetto strutturale sull’innovazione didattica nelle scuole”.

Un bel racconto, denso di riflessioni e considerazioni, sulla sua esperienza da Animatore Digitale. Nell’articolo di Eros Grossi c’è davvero tanto di ciò che l’AD di una grande scuola si trova ad affrontare: difficoltà, approccio umano, aggiustamenti tattici, confronti professionali e buone pratiche realizzate.

Laura Biancato, dirigente scolastica molto attiva nel campo della formazione e organizzatrice dei corsi di formazione per AD dello snodo di Mussolente (VI), ora in servizio presso la DGEFID del MIUR, offre un contributo inusuale, giocato sul registro dell’ironia, presentando alcuni … ideal-tipi di AD, nei quali probabilmente si riconosceranno in molti!

Silvana Pirruccello e Gianluca Tramontana, insegnanti siciliani, focalizzano il loro intervento sugli strumenti tecnologici impiegati nella formazione degli animatori digitali del loro territorio.

Lucia Perretta, insegnante di scuola primaria, animatore digitale, e Patrizia Garista, ricercatrice INDIRE, trattano l’esperienza dell’animatore digitale dal punto di vista della “resilienza”, in considerazione delle condizioni di lavoro spesso non facili nelle quali ci si confronta nelle scuole.

Annamaria Bove insegna in una scuola secondaria di primo grado in provincia di Salerno. Si definisce “profgiornalista” (oltre che animatore digitale) e con il suo contributo intende condividere questo suo variegato percorso professionale.

Il racconto di Luca Bidoia, animatore digitale di un istituto comprensivo della provincia di Como, evidenzia bene il “largo spettro” d’azione della figura dell’AD, con diversi spunti anche critici sulle reali possibilità di intervento.

Il progetto “TechRep”, presentato da Anna Laghigna, animatrice digitale di un Liceo di Udine, è particolarmente interessante perché mostra come sia possibile il coinvolgimento non solo dei docenti, ma anche degli studenti e in generale dell’intera comunità scolastica.

Simonetta Bettinotti, professoressa di matematica in un istituto comprensivo della Spezia, animatore digitale, ha voluto condividere una “storia”, il vissuto di un docente che si mette in gioco attraverso questo nuovo incarico.

Alessandro Bencivenni, insegnante di lingue in un liceo toscano, tra le “anime” del gruppo Facebook “Animatori Digitali”, citato in precedenza, offre il resoconto della recentissima esperienza relativa all’evento organizzato dal MIUR per il primo anno del PNSD, presso la Reggia di Caserta, dal 25 al 27 novembre scorso, all’interno del quale è stato pensato uno spazio di “co-generazione” dedicato proprio agli animatori digitali.

Infine Daniela Corradi, insegnante della primaria, racconta il modo in cui ha interpretato il suo ruolo di AD: formazione e sperimentazione personale, con successiva condivisione, dentro e fuori dall’Istituto. Dal coding al fundraising.

Per la sezione Progetti Europei, Anna Barberi e colleghi descrivono le attività del progetto TEACH, un partenariato Erasmus+ KA2 che vede coinvolte scuole di cinque paesi europei con l’obiettivo di un significativo aggiornamento professionale dei docenti su alcuni approcci metodologici tra cui CLIL e flipped classroom, con notevole dispiegamento di tecnologie.

Luca Raina, docente di scuola secondaria di primo grado della provincia di Varese, per la rubrica fissa Dalla rete, presenta “App per prof”, un canale YouTube dedicato a brevi ma incisive introduzioni video alle principali app utili per la didattica. A cadenza settimanale, Luca pubblica un video dedicato ad una app o a un servizio web, senza intento tutoriale (i video durano al massimo 5 minuti) ma piuttosto con lo stile di recensioni. Una opportunità per chi vuole farsi una rapida idea di una app, prima di provarla direttamente o per scoprirne di nuove.

Il contributo Dall’estero è di Linda Keane, insegnante irlandese, che racconta l’esperienza del progetto CLISTE, per lo sviluppo di competenze digitali nelle scuole primarie irlandesi. A differenza del nostro Paese, in Irlanda è ancora aperto il dibattito se l’informatica debba essere una disciplina curricolare o essere sviluppata in modo trasversale. CLISTE si pone come obiettivo l’avvio dei bambini di scuola primaria verso la cittadinanza digitale, con in primo piano i concetti di responsabilità e sicurezza.

Buona lettura e, come sempre, un arrivederci nei luoghi virtuali dedicati a Bricks e in particolare sul gruppo Facebook omonimo e, per l’occasione, anche su quello degli Animatori Digitali!

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