A.D. 2016, anno alla buona (scuola)

di Carlo Bidoia

IC Como Rebbio (CO)

carlo.bidoia@gmail.com

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Poco dopo essermi offerto volontario per la funzione strumentale “Multimedialità, formazione e aggiornamento docenti”, relativa all’area “Sostegno lavoro docenti e servizi per studenti” dell’IC Como Rebbio, sono stato individuato dalla dirigenza come Animatore Digitale della scuola.

Data la mole enorme di lavoro che si prospettava, ho condiviso da subito la funzione strumentale con un collega. Mentre lui si è occupato della tenuta in ordine e del funzionamento di tutti i dispositivi tecnologici usati a scuola, costruendo un inventario e tenendolo aggiornato, su di me sono ricaduti i seguenti compiti:

  • collaborazione al design e alla costruzione del sito web da parte di un partner esterno; il suo aggiornamento, per i materiali di pertinenza didattica e supporto alla segreteria per la fruizione del sito,
  • sostegno ai docenti nell’uso del registro elettronico,
  • assistenza informatica per l’uso di lavagna interattiva multimediale e/o di software con scopi didattici,
  • aiuto nella progettazione di materiali digitali
  • collaborazione alla stesura di progetti PON per finanziare la scuola
  • assistenza nella scelta di apparecchiature informatiche

Poco tempo dopo sono stato indicato come Animatore Digitale e, devo dire, ne fui felice perché mi sentii coinvolto nel miglioramento digitale della scuola. Imbarazzante l’assenza di un compenso formale, ma sicuramente entusiasmante l’esperienza formativa obbligatoria e la possibilità di metterla in pratica.

Racconterò qui di come è nato il nuovo sito della scuola, di come ho partecipato alla progettazione delle domande di finanziamento del Piano Operativo Nazionale (PON), di come ho iniziato i colleghi al registro elettronico e infine di come ho immaginato nuovi materiali digitali e ambienti digitali al fine di mostrare un futuro del libro e dell’insegnamento ai colleghi.

Io sono piacevolmente immerso nella tecnologia e contemporaneamente infastidito dalla sua presenza, come potrei esserlo dalla presenza di calendari, libri, ardesia, gessi, penne e quaderni: si tratta di oggetti che hanno imposto e impongono nuove regole, nuovi modi di utilizzare il tempo, e di lavorare. La “vecchia tecnologia”, una volta che ci si è abituati ad usarla è diventata indispensabile, come potrà esserlo la nuova tecnologia, quella digitale e programmabile: non come fine, ma come mezzo alternativo alle tecnologie già in uso, dove esse sono sostituibili.

Per questo non posso approvare la scelta delle scuole in cui il gesso è sostituito integralmente dalla LIM o dallo schermo sensibile al tocco: non possiamo immaginare un mondo senza matita e penna, perché dovremmo toglierci il potere di scrivere immediatamente su una parete che funziona senza corrente elettrica e che si vede anche se illuminata direttamente dal sole?

Per quanto riguarda il sito della scuola, questo è stato realizzato da una azienda privata in quanto, infatti, non avevamo nessun collega con le competenze necessarie a costruirlo e tenerlo in sesto. E’ fondamentale distinguere il lavoro informatico dall’allestimento del sito: mentre l’informatico si occupa del funzionamento dello strumento, la funzione strumentale, la dirigenza e la segreteria devono invece dedicarsi all’aspetto della Home dove si evidenziano le parole chiave della scuola. Essi devono acquisire i contenuti che vanno man mano ad arricchire le pagine in allestimento.

Il sito, quale “vetrina” dell’Istituto, deve essere chiaro e facilmente navigabile, perché è il canale con cui la scuola comunica con il pubblico e con il personale; se possibile, deve essere fruibile da telefono mobile, soprattutto per i genitori e gli studenti, che ne fanno ormai un uso estensivo.

bidoia-1Figura 1 – Home del sito della scuola

La stesura dei PON è stata fatta due volte. La prima perché andavano inseriti i dati raccolti sui plessi e steso un progetto di massima sul quale fondare la domanda di fondi. Di ciò sono stato incaricato io.

La seconda stesura è avvenuta dopo la mia nomina a progettista: qualcuno doveva pur seguire le pratiche digitali per le richieste di offerta (RdO) e coadiuvare la segreteria nella comprensione dei capitolati tecnici arrivati; qualcuno doveva pur seguire gli operai che hanno installato rete e nuovi apparecchi.

Mentre la prima parte è stata interessante, per la possibilità di far aderire alle necessità dei singoli plessi le richieste inserite nella domanda, la seconda parte è stata logorante e di difficile attuazione per una mia incompetenza amministrativa e per il fatto che non potevo essere responsabile del gruppo di tecnici arrivati a costruire la rete e a posizionare gli apparecchi. Eppure nella scuola e nello stato si reclutano volontari.

Ho fatto guadagnare alla scuola che mi ha ospitato in assegnazione provvisoria parecchi fondi, che sono stati molto utili e ben usati. Il compenso per me non è ad ora arrivato e non so se corrisponderà adeguatamente al logoramento psicofisico per compiti che esulano dalle mie competenze.

Focalizzo ora la problematica connessa al registro elettronico tanto voluto dal governo Monti. Si spera davvero che si ottenga, in tempi brevi, una norma attuativa. Infatti, ad ora, quando viene adottato dalla scuola, non si ha ancora chiaro che deve essere compilato in classe, come peraltro il registro personale, entrambi atti pubblici ai fini della legge penale (V Sezione Penale della Corte di Cassazione: 12726/2000; 6138/2001; 714/2010), e che, pertanto, il docente nella compilazione dei suddetti registri soggiace agli articoli 476 (falsità materiale) e 479 (falsità ideologica).

Il registro personale del docente è un atto pubblico e quindi deve essere compilato in classe perché l’insegnante, in qualità di pubblico ufficiale è tenuto a registrare quanto avviene. Risulta assai rischiosa la compilazione del registro, da parte nostra, al di fuori della classe o a casa, a causa delle conseguenze penali che potrebbero derivare anche da una semplice distrazione o dimenticanza. Quindi l’uso del registro elettronico dovrebbe essere deliberato solo nel caso in cui la scuola sia dotata di infrastrutture e strumenti tali da mettere il docente in condizione di operare in classe, ovvero nei casi in cui ci sia un’efficiente connessione e dispositivi accesi in ogni classe. I dirigenti scolastici, da parte loro, non dovrebbero nemmeno proporne l’uso, qualora non vi siano le condizioni appena descritte, sia per le difficoltà pratiche, sia per le conseguenze penali cui potrebbero andare incontro i loro docenti.

Da animatore digitale ho aiutato i colleghi a familiarizzare con il registro elettronico e ho gestito il settaggio delle sue funzioni. Ho dovuto anche registrare i docenti, perché la segreteria era poco preparata, soprattutto nel periodo di transizione fino agli aventi diritto. Ho seguito passo passo gli scrutini perché errate impostazioni possono portare a dannose conseguenze nel momento più delicato. Ho lavorato molte ore per un compenso che avrei conseguito con più soddisfazione e meno lavoro proponendo un progetto extrascolastico di 15 ore.

Altra situazione scoraggiante, rilevata in un’altra scuola in cui ho lavorato, è stato il togliere dalla classe della secondaria di primo grado il registro cartaceo, con una rete che andava a singhiozzo.

Il registro cartaceo di classe informa in tempo reale sulla giornata, nelle ore successive alla prima, mentre alcuni registri elettronici non sono chiari sulle assenze e sulle verifiche avute in giornata. Ritorno a pensare che la tecnologia migliore è quella che funziona, e non quella di più recente invenzione.

Per quanto riguarda le mie invenzioni davanti allo studio del bando per il PON “ambienti digitali” ho immaginato parecchio… e, mio malgrado, scoperto che i tempi non sono ancora maturi.

Mi piacerebbe entrare in classe e trovare banchi e cattedra con incastonato non un calamaio, ma una superficie digitale su cui scrivere e guardare qualsiasi cosa venga in mente al docente. Ovviamente si tratta di grandi schermi simili a quello di alcune rassegne stampa della mattina in televisione: si toccano e mostrano oggetti multimediali come una tavoletta elettronica. Su di essi si può prendere appunti a mano o con una tastiera.

Il tablet di cattedra, bello grande, potrà osservare tutto quello che viene scritto nei tablet sui banchi degli studenti, inviare esercitazioni personalizzate,  aprire pagine del libro o mostrare, come una lavagna personalizzabile, le indicazioni dell’insegnante. Potrà inviare alla propria posta elettronica o ad una classe virtuale tutto il materiale prodotto per consultarlo anche a casa.

La LIM non servirà più, al suo posto basterà un proiettore per alcune esperienze didattiche da parete, e una lavagna di ardesia per altre esperienze didattiche in assenza di corrente. Immagino che una classe di questo tipo debba essere servita da una rete wireless locale, mentre l’accesso al web o alle altre classi debba essere gestito soltanto dal tablet di cattedra: il docente deve poter decidere quando il web è disponibile.

Cari editori, immagino un libro che non sia soltanto una versione pdf del libro di carta, o una copia del libro stampato con qualche collegamento a materiale multimediale, ma che sia strumento per un nuovo modo di fare didattica con videolezioni e arricchimenti audiovisivi. Se non lo fate voi, lo faremo noi con la flipped classroom, con le nostre videolezioni in cloud, eliminando di fatto la necessità del libro (vedi per esempio videolezioni.jimdo.com dove raccolgo alcune lezioni, mie e altrui).

Immagino troppo?

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