Connettere le generazioni educandosi a vicenda

di Rosamaria Guido

Docente di Scienza degli Alimenti
IPSSEOA di Soverato

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guido-1Figura 1: Logo della manifestazione

La scuola nella quale nella quale insegno, un Istituto Professionale di Stato per i Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera (IPSSEOA), è prevalentemente frequentata da ragazzi il cui obiettivo precipuo è trovare al più presto un lavoro qualificato e possibilmente ben retribuito, ma che non richieda approfondite conoscenze culturali.

In un contesto simile, la scommessa dei docenti è cercare di potenziare il più possibile le competenze dei ragazzi non solo dal punto di vista strettamente professionale, ma anche da quello di una cultura generale che li renda cittadini più consapevoli. A tal proposito ricordo che la competenza digitale figura tanto tra le competenze chiave europee per l’apprendimento permanente, quanto tra le competenze base dell’asse scientifico-tecnologico, che comprende l’ “essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel contesto culturale e sociale in cui vengono applicate”.

Diventa quindi particolarmente importante erudire i ragazzi su questi argomenti. Come? Non certo delegando al solo docente di matematica ed Informatica il compito di perseguire un obiettivo tanto ambizioso, né ricorrendo alla lezione frontale, ex cathedra, che, com’è ormai risaputo, non riesce quasi mai a sortire risultati soddisfacenti, ma, come si legge qui, “gli insegnanti dovrebbero lasciare liberi gli studenti di sperimentare, di provare da soli, di soddisfare finché possono la propria curiosità, perché una cosa che si scopre da soli rimane più impressa di una cosa che si impara a memoria da un libro. Ciò, infatti, che il mondo del lavoro attuale richiede, sono persone creative, curiose, in grado di adattarsi alle situazioni, di inventare e sfruttare ciò che c’è intorno a proprio vantaggio.”.

Tutto questo sembra presuntuoso, utopistico, di difficile attuazione invece, con le giuste collaborazioni, la motivazione degli studenti ed un po’ di fortuna, si può ben sperare di vederne la realizzazione, anzi, proprio nelle scuole professionali che, a partire dalla riforma Brocca, hanno intensificato l’applicazione della interdisciplinarità, simili interventi possono essere condotti agevolmente e con i migliori risultati.

Un esempio di quanto sto dicendo è l’intervento posto in essere, nel lontano 2012, in occasione del Safer Internet Day, la giornata internazionale per la sicurezza in rete, manifestazione che vede, di anno in anno, accrescere il numero dei paesi partecipanti con le più fantasiose iniziative.

A quel tempo ero funzione strumentale per l’Informatica ed il mio dirigente mi passò l’annuncio del MIUR per la manifestazione.

L’invito, arrivato con netto ritardo e per giunta in concomitanza con la chiusura del primo quadrimestre, mi costrinse ad un lavoro frenetico ed alla ricerca di espedienti che mi permettessero di raggiungere in poco tempo i risultati sperati.

L’argomento era interessante e di pressante attualità. Internet, infatti, è un mondo che offre infinite opportunità, ancora in buona parte inesplorate, tuttavia non è raro che vi si annidino i pericoli più svariati, con conseguenze talvolta irreparabili.

Bisognava, in pratica, realizzare, nel breve tempo a disposizione, un progetto che vedesse coinvolte persone di diverse fasce d’età e che, nel mostrare le opportunità del web, ne evidenziasse tuttavia i possibili pericoli.

Devo dire che, per fortuna, non partivo completamente da zero; il mio asso nella manica era un progetto che, assieme ad altri colleghi, avevamo realizzato nella prima parte dell’anno scolastico e che aspettava di vedere gli alunni all’opera per una platea ben più ampia che il ristretto ambito della classe.

guido-2Figura 2: La III EOS

Poco numerosa, ma eterogenea nella composizione, tanto per la provenienza degli studenti quanto per la capacità di applicazione allo studio e le competenze di base, la classe prescelta per la prima parte dell’l’intervento, una terza per Operatori di Sala e Bar, presentava tra i suoi iscritti due ragazze extracomunitarie, un’allieva Down ed un alunno DSA con ottime conoscenze d’informatica.
Praticamente la situazione da manuale per quanto riguarda i bisogni educativi speciali e le difficoltà d’apprendimento si presentava come ideale per un intervento di “speciale normalità” da inserire all’interno della programmazione di classe sfruttando le TIC e la peer education ai fini della integrazione/inclusione dei soggetti particolarmente degni di attenzione.

Gli allievi si trovavano a completare il loro percorso di qualifica professionale e risultavano particolarmente attratti dalla materia tecnico-pratica che, secondo il vigente ordinamento ministeriale, prevedeva la codocenza col mio insegnamento (Alimenti ed Alimentazione) per due ore settimanali.

L’interesse per la disciplina tecnico-pratica, la codocenza, la buona predisposizione a collaborare del docente di Sala, l’abitudine dei ragazzi all’uso delle tecnologie, poi, hanno rappresentato delle preziose risorse da sfruttare per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

All’inizio dell’anno scolastico, dopo aver aperto il gruppo chiuso facebook 3 E 2011/2012, avevo fatto presente alla classe la mia idea di raccogliere consigli, esperienze, proposte, onde poter venire incontro alle esigenze del territorio relativamente all’utilizzazione delle nostre apparecchiature informatiche, grazie alle quali il mio istituto era stato scelto come scuola-polo.

Spulciando in rete avevo appreso che i blogger usavano riunirsi attraverso dei barcamp, non conferenze, raduni informali in cui si affrontavano i più diversi temi legati alla comunicazione informatica e che si concludevano in genere con un rinfresco; pensai perciò che sarebbe stato carino organizzare un barcamp e che i nostri futuri operatori di Sala si disponessero alla realizzazione del rinfresco finale.

La classe fu entusiasta dell’idea, così ne parlammo col docente di Laboratorio di Sala che, insieme all’intero consiglio di classe, accettò senza esitazioni d’inserire il progetto nella programmazione di quell’anno.

Fu così che ogni alunno ideò un cocktail inedito, dandogli un nome che riprendesse qualche termine informatico tra quelli suggeriti dal nerd della classe, un ragazzo disgrafico che aveva fatto di necessità virtù appassionandosi all’informatica ed approfondendone molte sfaccettature, non ultima la sicurezza in rete.
Assodato quindi che per il SID avremmo preparato un barcamp, bisognava quindi passare agli inviti ed alla scelta dei relatori.

Per prima cosa misi l’annuncio sul blog delle tic, che avevo aperto per le comunicazioni relative ad informatica e dintorni; quindi, considerato il tema scelto dalla organizzazione internazionale per quell’anno, decidemmo di invitare innanzitutto la locale Università della Terza Età e del Tempo Libero e l’associazione antimafia Falcone-Borsellino-Scopelliti.

guido-3Figura 3: L’annuncio sul blog tematico delle TIC

L’apertura al territorio di iniziative del genere costituisce infatti una operazione culturale capace di arricchire tanto i protagonisti/animatori, quanto i destinatari della manifestazione, permettendo una maggiore e più coerente conoscenza reciproca, sviluppando e potenziando nei ragazzi la consapevolezza delle proprie abilità e, di conseguenza, il loro senso di autostima.

Naturalmente vennero allertati i docenti dell’Istituto e gli educatori del convitto annesso, i quali si adoperarono per preparare gli studenti; lo stesso si fece per docenti e allievi del corso serale.

Ma il problema più spinoso era quello di poter contare su esperti autorevoli. Ancora una volta feci ricorso al web: l’unica soluzione era infatti quella di sperimentare una videoconferenza attraverso Skype; così, con un po’ di fortuna e tanta disponibilità da parte loro, riuscii ad ottenere la collaborazione di due professionisti del settore, un docente universitario, Maurizio Galluzzo dello IUAV di Venezia e Mauro Ozenda, l’autore del volume “Sicuri in rete”, ancora fresco di stampa ed in via di pubblicazione.

guido-4Figura 4: Primo relatore on line

guido-5Figura 5: Secondo relatore on line

A questo punto non restava che stilare il programma dell’evento, che, essendosi nel frattempo arricchito di nuovi nomi e nuove idee, risultò suddiviso addirittura in due sessioni, antimeridiana e pomeridiana.

In questo un grande aiuto mi venne da Dirigente Scolastico che, nonostante l’incredulità di alcuni colleghi, aveva avuto fiducia nella bontà del progetto.

A questo punto si potrebbe inserire il link al video della locandina Vai alla locandina (Link: https://www.youtube.com/watch?v=EinK_3LXQyk&feature=youtu.be) o l’immagine di quest’ultima

guido-6Figura 6: Il Dirigente Scolastico

E finalmente venne il fatidico giorno, che, nonostante la violenta nevicata abbattutasi nei paesi vicini, non vide tuttavia defezioni nei principali protagonisti dell’evento.

Fu lo stesso DS a dare il benvenuto ai convenuti e ad arricchire l’intervallo tra i diversi interventi con contributi puntuali e circostanziati, quindi fu la volta del collegamento on line col prof, Galluzzo, il quale, con l’aiuto di diverse slide, tenne viva l’attenzione dei presenti spiegando, con dati dettagliati ed esempi pratici non solo l’importanza del web nel mondo odierno e nel campo professionale dei nostri allievi, ma anche l’atteggiamento da tenere in rete per non incorrere in spiacevoli inconvenienti, e dando precise indicazioni sulla scelta dei contatti sui social.

Seguì il dibattito con Mauro Ozenda, il quale molto generosamente si profuse in consigli pratici tratti dal suo libro “Sicuri in rete”.

Intanto giunse il momento della ricreazione, cui i ragazzi rinunciarono di buon grado per seguire l’intervento di Carlo Mellea – Presidente dell’ Osservatorio Antimafia Falcone-Borsellino-Scopelliti, il quale, nel suo breve ma puntuale discorso pose l’accento sui videogiochi, spesso gestiti da soggetti poco limpidi ed espresse un accorato rammarico per la situazione di quei giovanissimi internauti lasciati soli davanti al pc dai genitori.

Immediatamente dopo il break, ecco venire il pezzo forte della giornata, la relazione di Antonio Pio Urzino, il nerd della classe, il quale parlò di quelli che riteneva i più insidiosi pericoli del web, i virus, il furto d’identità, il cyberbullismo. Inutile dire che l’intervento dell’alunno fu molto apprezzato, tanto per i contenuti trattati quanto per la sicurezza del ragazzo nella esposizione.

guido-7Figura 7: Il nerd della IIIOS

guido-8Figura 8: Confronto tra generazioni

Gli ultimi interventi della sessione antimeridiana, più che altro incentrati sui pregi del web e sulla sua capacità di “connettere le generazioni”, hanno visto impegnate la sottoscritta e la collega Karen Van Beek, che ha tradotto e commentato un interessante video sulla utilità di internet nella didattica.

guido-9Figura 9: La sottoscritta

guido-10Figura 10: La Prof.ssa di Lingue

E finalmente arriva il ” cocktail informatico” offerto dalla Terza E al pubblico convenuto..

La ripresa pomeridiana, alla presenza degli alunni convittori e degli allievi del corso serale con relativi docenti ed educatori, ha visto la relazione di Pasquale Posillipo, formatore informatico dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero di Soverato ed un interessante dibattito durante il quale un docente in odore di pensione ha candidamente dichiarato che “i docenti informatici non hanno un’anima”. Ottima la replica del collega Andrea De Luca, dottore di ricerca in Modelli di formazione, il quale ha evidenziato l’efficacia di un insegnamento che parli la lingua dei giovani negli ambienti a loro più consoni.

 

guido-11Figura 11: La terza Età

Devo aggiungere che la formazione sull’argomento Sicurezza in rete è proseguita nel dicembre dello stesso anno con un interessantissimo incontro condotto dalla Polizia Postale nell’ambito del progetto “Buono a sapersi” e, nel febbraio successivo, col Safer Internet Day, dal tema “Diritto e rispetto”. 

Conclusioni

Il progetto ha realizzato in pieno quanto previsto dalla vigente normativa italiana ed europea rispettivamente in materia d’istruzione professionale e di cittadinanza.

La III EOS ha infatti pienamente raggiunto le otto competenze chiave di cittadinanza ed ha risposto positivamente a quanto la riforma degli istituti professionali richiede per le competenze da raggiungere addirittura alla fine del percorso quinquennale.

Interessante la capacità dei ragazzi di collaborare tra loro, integrandosi alla perfezione con le due allieve extracomunitarie e con i due ragazzi dotati di sostegno, lodevole la partecipazione di Antonio Pio (con problemi di disgrafia e difficoltà di lettura) che ha addirittura fatto da leader per quanto riguarda i contenuti relativi alle T.I.C, fino a riscuotere ampi consensi per sua relazione sulla sicurezza informatica.

Laddove tutti i ragazzi si sentano i veri protagonisti/ideatori/organizzatori dell’intervento formativo, infatti, è evidente che ci si adoperi con maggiore responsabilità ai fini della migliore riuscita dell’evento.

Buona, a mio avviso, l’idea di intrecciare questi interventi straordinari con la normale attività curriculare, onde far passare, grazie al supporto delle TIC, quasi in maniera “indolore”, alcuni contenuti che potrebbero risultare più ostici.

A completamento e documentazione del lavoro svolto e dell’evento organizzato sono stati quindi preparati e pubblicati in rete elaborati informatici di vario genere (presentazioni, video, documenti), per i quali ragazzi hanno talvolta utilizzato i propri smartphone.

Tale documentazione ha avuto lo scopo di fornire uno strumento che possa essere oggetto di studio e di approfondimento per quanti vogliano affrontare in futuro l’argomento.

Spesso gli eventi e le manifestazioni, infatti,  si svolgono a beneficio dei pochi eletti ammessi a parteciparvi.

Ne consegue una limitazione della ricaduta a livello formativo. Io penso che le esperienze debbano invece essere proposte ed offerte al maggior numero possibile di persone, onde mettere a frutto, reiterare, correggere, arricchire, nel tempo, quelle che vengono definite buone pratiche.

E’ questo un metodo che, infatti, a partire da un’idea e dal tentativo di realizzarla, può, attraverso un’adeguata documentazione e pubblicizzazione, portare all’arricchimento reciproco tra i posti più lontani del villaggio globale.

Il progetto

La storia raccontata dai ragazzi

Il blog con le relazioni pervenuteci (Link: https://sidipsseoa.wordpress.com/ )

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