Didattica delle competenze con le TIC

di Sabrina Righetti

I.C. di Cologne (BS)

sabryrigh@gmail.com

scarica la versione PDF del lavoro

Sono un’insegnante di una scuola primaria: la mia classe 4B è formata da 19 alunni che presentano una grande diversità di stili di apprendimento e di approccio alle discipline.

La nostra classe è stata selezionata per partecipare al ProgettoSmart Future1, iniziativa che vede coinvolti Samsung e il CREMIT dell’Università Cattolica di Milano. Si tratta della sperimentazione di un’intera digital classroom, dotata di tablet per ciascun alunno e di una e-board (schermo interattivo) forniti da Samsung.

Il modello metodologico-didattico proposto per la sperimentazione SmartFuture è quello della flipped classroom, attuata in sinergia con la metodologia EAS (Episodi di Apprendimento Situato).

Si tratta di una modalità di insegnamento (supportata da tecnologie) in cui c’è un modo diverso di proporre i contenuti e di articolare i tempi di apprendimento il tutto in una logica di attivismo pedagogico.

L’idea è quella di fornire agli studenti dei materiali didattici appositamente selezionati, o predisposti dall’insegnante, in grado di presentare il contenuto in modo attraente. Può trattarsi di video, risorse multimediali, libri…

La prima attività in cui gli studenti sono coinvolti è quindi quella di affrontare la tematica in oggetto guardando un video, una mappa, un’immagine, cioè una risorsa-stimolo e consultando materiali, riorganizzandoli fino a quando i concetti non siano percepiti come sufficientemente chiari.
Tutto questo avviene in classe o  a casa, ma non come una fase post-lezione tradizionale, come nel modello classico.

Le tecnologie sono lo strumento necessario per la realizzazione di questa prima parte del lavoro. Grazie ad internet le risorse vengono messe a disposizione degli studenti che, a secondo del tipo di materiali, le disaggregano e riaggregano anche in modalità cooperativa.

Nella seconda parte del lavoro in classe, gli insegnanti si occupano di proporre e seguire le attività applicative: esercitazioni, compiti, attività di approfondimento, ecc.
In altre parole l’insegnante, invece di trasmettere semplicemente i concetti, investe il suo tempo nell’accompagnare gli alunni nello sviluppo del lavoro, fornendo suggerimenti per renderlo didatticamente valido e promuovendo il passaggio dalle conoscenze, alle abilità fino alla acquisizione di competenze.

Ma veniamo, dopo questa parte introduttiva sulla metodologia EAS e le tecnologie, alla descrizione passo passo della nostra esperienza.

Per prima cosa, abbiamo scelto e definito l’argomento da trattare con gli alunni e quindi abbiamo scelto le competenze che intendevamo sviluppare integrando la tecnologia nella nostra didattica tradizionale.

Viste le competenze scelte, il percorso ha presentato caratteristiche di trasversalità per cui sono state coinvolte tutte le insegnanti della classe: io per italiano, Piera per religione, Marilena per scienze  ed Erica quale insegnante di sostegno.

Abbiamo quindi declinato le diverse competenze in abilità e conoscenze pensando anche ai media e software che avremmo integrato nella nostra didattica tradizionale.

Una volta definiti anche i traguardi, abbiamo progettato le diverse attività  da svolgere con gli alunni.

Righetti-1Figura 1: scheda di progettazione dell’EAS

Il nostro EAS ha previsto la suddivisione del lavoro in tre diverse fasi:

  • Una fase preparatoria in cui, in classe, abbiamo lanciato delle risorse stimolo (filmati, documenti scritti, risorse online, immagini) da cui partire  per affrontare e studiare l’argomento.

Righetti-2Figura 2: Fase Prepararoria dell’EAS

Le risorse stimolo erano caricate in ambiente Samsung, nella classe virtuale creata e dove ogni alunno ha un suo proprio archivio.

Righetti-3Figura 3: ambiente Samsung School

Gli alunni, sui loro tablet, hanno potuto visionare ed analizzare con la nostra guida tali materiali fino alla comprensione dei concetti e delle linee guida utili per la prosecuzione dei lavori.
Agli alunni, dopo essere stati suddivisi in coppie o piccoli gruppi, è stata affidata la ricerca a casa di approfondimento sulla tematica oggetto degli studio.

Righetti-4Figura 4: mappa concettuale

  • Una fase operatoria durante la quale ogni componente del gruppo o coppia ha cercato e portato a scuola materiali riguardanti la propria parte specifica utilizzando diversi format (file doc, immagini, materiale cartaceo).
    Sotto la guida dell’insegnante, gli alunni suddivisi in gruppi, sono riusciti ad analizzare i loro documenti e a strutturare, mediante l’utilizzo di alcune App (SNote, Supermappe), un piccolo percorso da presentare ai propri compagni.

Righetti-5Figura 5: Fase Operatoria dell’ EAS

  • Una fase ristrutturativa in cui gli alunni in coppia/gruppo hanno presentato il loro lavoro e l’hanno condiviso in ambiente Samsung dove sono tuttora conservati i loro prodotti.

Righetti-7Figura 6: Fase Ristrutturativa dell’EAS

Ecco alcune mappe realizzate dagli alunni e presentate in classe per essere validate e valutate.

Righetti-6-1 Righetti-6-2Figura 7: mappe concettuali realizzate dagli alunni

I docenti hanno valutato i lavori degli alunni utilizzando rubriche costruite ad hoc e che focalizzavano tre dimensioni: – livello cognitivo (quantità e qualità dei contenuti), competenze trasversali (esposizione orale, organizzazione del lavoro..), competenze digitali (uso appropriato dello strumento utilizzato per la creazione dei loro prodotti)

https://drive.google.com/open?id=0B8bDJovti0a8a2VzazlOc3RYTzA

I risultati del percorso didattico proposto sono stati molto buoni: gli alunni hanno sviluppato una motivazione e una curiosità molto alte; oltre a ciò, le competenze relative all’argomento sono state raggiunte appieno.

Che dire dopo questa esperienza?

Sicuramente è una metodologia efficace: integrare la didattica tradizionale con le nuove tecnologie dà sicuramente risultati positivi in termini di efficacia didattica.

Abbiamo notato, nel corso del lavoro molti punti di forza:

  • la presenza e l’utilizzo della tecnologia ha assunto il ruolo di aggregante per l’inclusione di studenti stranieri e diversamente abili.
  • la tecnologia ha reso i ragazzi maggiormente responsabili e ha inciso anche sul rendimento e sul modo di collaborare.
  • l’utilizzo dei tablet ha consentito un uso attivo della tecnologia consentendo la creazione di risorse sia da parte dei docenti sia degli allievi, ha aumentato il livello di motivazione, migliorato l’attenzione in classe e la curiosità rendendo la lezione più dinamica ed interattiva.

Non sarei obiettiva se non sottolineassi però anche le criticità riscontrate.  

E’ infatti necessario che le insegnanti sappiano ben utilizzare le tecnologie che vengono impiegate nel percorso didattico. L’ambiente Samsung, pur funzionale per l’apprendimento collaborativo online, non è di facilissimo uso, per cui familiarizzare sia con tale ambiente sia con le App proposte richiede tempo. E’ necessario poter contare su una buona assistenza tecnica poiché solo padroneggiando le dotazioni tecnologiche (Samsung School e app) si è in grado di passare nel modo corretto agli alunni il valore aggiunto degli strumenti web 2.0.

L’importante è infatti che la  tecnologia non venga percepita come sostitutiva della didattica tradizionale, ma come un elemento in grado di promuovere e facilitare il raggiungimento di competenze, di svolgere un ruolo aggregante per l’inclusione di studenti stranieri e diversamente abili, di rendere l’apprendimento maggiormente motivante.

Positivi i riscontri anche da parte dei genitori: il tablet può infatti contribuire a fare squadra, a far condividere in famiglia l’uso di queste nuove tecnologie la cui pervasività colma ormai qualsiasi gap generazionale.

NOTE

Samsung Smart Future è un progetto avviato nel giugno 2013, nato per favorire la digitalizzazione dell’istruzione attraverso la fornitura di tecnologie all’avanguardia quali E-board e tablet e grazie ad un processo di formazione indirizzato in prima battuta agli insegnanti e, di conseguenza, agli studenti e alle loro famiglie. L’ambizione è contribuire ad avere una scuola che stimoli la produzione, la fruizione e la condivisione di contenuti digitali e che permetta di ripensare le modalità di apprendimento allargandone gli orizzonti, con l’obiettivo di rendere i nostri ragazzi più competitivi sul mercato del lavoro.   insieme al CREMIT dell’Università Cattolica di Milano

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