Edmodo summer

di Stefano Gorla

ITST Artemisia Gentileschi (Milano)
capitano@venus.it

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L’utilizzo di Edmodo per finalità educative si coniuga sia nell’ambito dell’apprendimento formale che in quello informale. Si tratta di una distinzione che ritengo sia destinata ad essere superata nel corso del tempo con un mutamento complessivo della didattica dalla visione pedagogica costruttivista a quella del connettivismo.
George Siemens, che ha per primo formulato la teoria connettivista, considera i nodi e le connessioni della rete come punto di partenza per l’apprendimento inteso come un processo che crea delle connessioni e sviluppa una rete.
Così Siemens riassume in “Connectivism: A Learning Theory for the Digital Age” (International Journal of Instructional Technology & Distance Learning, January 2005), la sua impostazione teorica:

  • Many learners will move into a variety of different, possibly unrelated fields over the course of their lifetime.
  • Informal learning is a significant aspect of our learning experience. Formal education no longer comprises the majority of our learning. Learning now occurs in a variety of ways – through communities of practice, personal networks, and through completion of work-related tasks.
  • Learning is a continual process, lasting for a lifetime. Learning and work related activities are no longer separate. In many situations, they are the same.
  • Technology is altering (rewiring) our brains. The tools we use define and shape our thinking.
  • The organization and the individual are both learning organisms. Increased attention to knowledge management highlights the need for a theory that attempts to explain the link between individual and organizational learning.
  • Many of the processes previously handled by learning theories (especially in cognitive information processing) can now be off-loaded to, or supported by, technology.
  • Know-how and know-what is being supplemented with know-where (the understanding of where to find knowledge needed).

E’ su questa base teorica che ho inteso tracciare un esperimento didattico, partendo da una situazione informale per antonomasia come le vacanze scolastiche durante il periodo estivo.
Ho scelto di fare una lettura guidata del libro “Il diritto di avere diritti” di Stefano Rodotà, attraverso un gruppo Edmodo a cui ho invitato tutti i miei 80 studenti delle classi seconde, terze e quarte.
L’ambiente Edmodo si basa su un’interfaccia ispirata a Facebook ma è stato pensato appositamente per supportare i processi didattici. E’ un social network di tipo aperto, costituito cioè con finalità di socializzazione, e il suo valore aggiunto è quello di mescolare i diversi piani dell’apprendimento con la dimensione sociale e ludica della quotidianità.
I contenuti affrontati mi hanno consentito di utilizzare gli strumenti di Edmodo sia per una comunicazione rapida con microblogging e condivisione di file, sia per una didattica di tipo eLearning (vedi l’articolo di Valentina Fanelli su Bricks, marzo 2013).
Ma l’opera di Rodotà è come un viaggio alla scoperta delle dinamiche di trasformazione dei diritti tradizionalmente intesi in un mondo che si trasforma rapidamente e in una società che non si riconosce più in sé stessa.
Il connubio non poteva essere migliore per condividere i temi della “rivoluzione della tecno scienza” e della “rivoluzione di Internet” e discutere delle responsabilità individuali e pubbliche che si rendono inevitabili nella nuova era della globalizzazione.


Figura 1 – Edmodo per la lettura guidata di un libro di Rodotà.

L’obiettivo fondamentale, sotteso alla animata discussione estiva con testimonianze e reportages dai luoghi di vacanza, è stato quindi quello di educare all’uso consapevole dei social network.
In questo senso mi sono rifatto agli studi di sociologia e psicologia della comunicazione sulla Computer Mediated Communication che hanno sempre evidenziato la continuità con il mondo reale e le peculiarità che contraddistingue la comunicazione in rete.
In questa sede ritengo inoltre utile rinviare il lettore al saggio di Maria Ranieri e Stefania Manca, “I social network nell’educazione” (ed. Erickson, 2014) che affronta approfonditamente il problema della formazione dei docenti, poco o nulla preparati (per non dire disposti), a un radicale cambio del paradigma educativo.
Il punto base è quindi quello della formazione dell’identità, intesa come processo continuativo. Già Giddens (in “Modernity and self-identity: Self and society in the late modern age”, Cambridge, Polity Press, 1991) riteneva che “l’identità di una persona non va ricercata nel suo comportamento – per quanto sia importante – nelle reazioni verso gli altri, ma nella sua capacità di portare avanti una particolare narrazione”.
E in questo senso con Internet l’identità viene costruita e mantenuta attraverso le parole pubblicate sui social network, nelle scambio di email, in chat sui gruppi di discussione, con i giochi di ruolo nei mondi virtuali. Con il rischio implicito di nascondersi nell’anonimato e confondere il reale e il virtuale.

E’ emerso, attraverso la partecipazione degli studenti al gruppo Edmodo, la necessità di collegare la propria identità con la dimensione sociale. E’ necessario per i docenti comprendere che occorre affrontare con i propri studenti il tema della “cultura della partecipazione”.
E’ un terreno su cui la scuola può agire proponendo progetti di costruzione collaborativa della conoscenza.
La condivisione online dei contenuti ha consentito lo sviluppo di capacità di revisione critica tra pari e ha favorito l’assunzione di ruoli specifici, consentendo in tal modo di maturare la consapevolezza delle responsabilità che ne derivano.
Il secondo obiettivo, conseguente a quello dell’identità, è stato quello di far comprendere agli studenti che le opportunità di partecipazione offerte dalla rete possono supportare anche il loro impegno politico e sociale, promuovendo forme di social e-engagement.

L’esempio di http://www.engagementproject.eu con l’obiettivo di “empower particularly young people to engage against stereotypes with an emphasis on participation skills and media/digital literacy” si accosta al lavoro condotto con il progetto Edmodo Summer.
Per raggiungere questo obiettivo occorre tuttavia considerare la base dell’engagement definito come emotional involvement: agli studenti occorre proporre un coinvolgimento attivo che si esternalizzi in un secondo tempo, attraverso la consapevolezza acquisita, nell’ambito sociale.
In questo senso Edmodo si relaziona con la Flipped Classroom ed interroga i docenti sul come operare nella nuova didattica della rete.
Ritorniamo quindi al punto iniziale del connettivismo: l’apprendimento non deve ridursi alla mera acquisizione di conoscenza a partire da esperienze personali [leggi costruttivismo] ma derivare anche dalla sommatoria di esperienze degli altri. Le competenze derivano dallo stabilire nuove connessioni sulla base della convinzione che il caos, prodotto dalle connessioni spontanee tra utenti e risorse, contiene il significato.
Chaos is the breakdown of predictability, evidenced in complicated arrangements that initially defy order. Unlike constructivism, which states that learners attempt to foster understanding by meaning making tasks, chaos states that the meaning exists – the learner’s challenge is to recognize the patterns which appear to be hidden. Meaning-making and forming connections between specialized communities are important activities” (Siemes, vedi sopra).
L’apprendimento si converte nel processo di riconoscimento di configurazioni di informazioni.

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