Dilatare tempi e spazi: una sfida per l’apprendimento permanente?

di Anna Uttaro

CPIA 3, Roma
anna.uttaro@gmail.com

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“E’ facebook per la scuola!”, ho cominciato a rispondere, quasi senza rendermene conto, agli studenti che mi chiedevano cosa fosse questo sito a cui chiedevo di iscriversi nei primi giorni di lezioni. Istintivamente mi era sembrato il modo più semplice per convincerli a provare, da una parte per la familiarità che avevano con l’altro più noto social network, da un’altra per l’analogia ludica e poco “scolastica” che poteva rendere desiderabile essere connessi usando questo nuovo social.

Insomma, ho provato a coinvolgere i miei studenti con la curiosità e non con l’obbligo.
Il motivo risiede principalmente in due questioni:

  1. si è trattato di un primo anno sperimentale, senza il coinvolgimento del consiglio di classe, un’attività strettamente collegata alla disciplina che insegno, la tecnologia per la scuola secondaria di primo grado.
  2. non insegno questa materia ai ragazzi, ma agli adulti iscritti nei CPIA, centri provinciali per l’istruzione degli adulti (lo scorso anno denominati CTP e facenti parte degli Istituti Comprensivi). Dunque, l’età maggiore per quasi tutti i corsisti (ci si può iscrivere dai 16 anni in su) rende preliminare ed obbligatorio sempre un lavoro sulla motivazione degli studenti che, non più nella scuola dell’obbligo, scelgono di ritornare sui banchi spinti da diversi tipi di bisogni.


Figura 1 – Informazioni veloci, senza whatsapp né facebook!

Nel nostro Paese se ne sa poco, eppure i CPIA sono una realtà che meriterebbe più attenzione, soprattutto in questo momento storico. I dati dell’indagine PIAAC, che ha coinvolto la popolazione di 24 paesi europei, americani e asiatici, non sono per nulla confortanti: la popolazione del nostro paese tra i 16 e 65 anni è all’ultimo posto per quanto riguarda le competenze di literacy e al penultimo per quelle di numeracy; in altri termini circa il 70% degli italiani in quell’ampia fascia d’età vive in situazione di incompetenza funzionale conclamata (Colosio, 20151). Nei CPIA ormai però ci si iscrive “solo” per prendere un titolo di studio, di scuola secondaria di primo grado o una certificazione di competenze dell’assolvimento dell’obbligo scolastico e per questo, in realtà, molti studenti sono stranieri, spesso anche con titolo di studio dei propri paesi, ma nella necessità di avere un titolo di studio italiano.

Lo scorso anno scolastico ho sperimentato l’utilizzo di Edmodo in due classi con corsisti provenienti dalle esperienze professionali, di vita e culturali, molto diverse: tra i 17 e i 50 anni, italiani e stranieri, che arrivano dall’Africa, dal Sud America, dal vicino e lontano Oriente. Nelle ore di Tecnologia, in un corso di un anno che serve a dar loro le necessarie competenze per affrontare l’esame di Stato, abbiamo ragionato su come l’uomo modifica il mondo attorno a sé per soddisfare i propri bisogni, come – guardandosi attorno – è riuscito a capire come sfruttare materie prime ed energia per produrre ciò di cui ha bisogno (o meno!) per vivere, quali sono gli strumenti che si è inventato per rendere tutto questo possibile, dal disegno all’informatica. Tante volte ci siamo ritrovati a parlare di globalizzazione, delle merci certo, ma anche delle nostre vite, motivo per il quale tanti migranti sono nel nostro Paese e cercano di costruire un proprio futuro qui, anche a partire da un titolo di studio italiano.
Insomma, in pochi mesi, facciamo il giro del mondo ed esploriamo come abbiamo fatto a diventare quello che siamo: un’impresa spesso difficile, soprattutto se si proviene da culture, esperienze di vita e livelli di scolarizzazione molto differenti.

Cosa c’entra tutto questo con Edmodo?
Facciamo un passo indietro.

  1. La mia materia di insegnamento richiede, tra le competenze da certificare a termine degli studi e con l’ottenimento del titolo, quella di saper “riconoscere le proprietà e le caratteristiche dei diversi mezzi di comunicazione per un loro uso efficace e responsabile rispetto alle proprie necessità di studio, di socializzazione e di lavoro” (DM 12/3/15, allegato A.1). Ne consegue che la scelta di lavorare e sperimentare con gli strumenti di comunicazione online è al tempo stesso materia di studio e strumento per lo studio.
  2. Inoltre, la legge stessa di istituzione dei CPIA (DPR 263/12) prevede tra gli strumenti di flessibilità, la fruizione a distanza degli insegnamenti quale “una delle principali innovazioni dei nuovi assetti organizzativi e didattici”, prevedendo che l’adulto possa fruire a distanza fino al 20% del totale del monte ore del percorso di studi prescelto.
  3. Non da ultimo, l’esigenza di impostare la didattica in maniera laboratoriale, lavorando sullo sviluppo di competenze e in maniera collaborativa, prevedeva da parte mia di utilizzare a piene mani i tool dedicati allo sviluppo di queste pratiche.

Una serie di esigenze che mi hanno portato ad adottare Edmodo come la scelta migliore con la quale rispondere contemporaneamente alle tre questioni: didattiche, organizzative, normative.

Cittadinanza digitale: una chimera possibile?

Sul primo punto, rispetto allo sviluppo di competenze di comunicazione con i social network, c’è da rilevare innanzitutto la presenza, in questo tipo di percorsi di apprendimento, di adulti che non utilizzano il web, oppure lo fanno poco e male. Oppure di chi è nativo digitale, assolutamente a proprio agio col mezzo. Entrambi questi tipi di persone coesistono nei percorsi di studio per adulti: cominciare a familiarizzare con i social network per esigenze di studio in questo modo da una parte aiuta i più “anziani” a non sentirsi a disagio e sperimentare in ambiente protetto la comunicazione online (immagine a sinistra), da un’altra costringe i più giovani, avvezzi alla pubblicazione online, a riflettere sul tipo di contenuti da comunicare (immagine a destra, un post di uno studente appena iscritto che subito “testa” la nuova app in classe caricando un’immagine).


Figura 2 – I primi post, per familiarizzare con lo strumento.

La relazione quasi complementare tra questi due tipi di utenti ha permesso di evidenziare un problema comune per tutti e afferente alle tematiche affrontate nel corso di tecnologia: abbiamo un metodo per capire come funziona uno strumento? Sappiamo descrivere passo dopo passo come si usa uno strumento?
Questi interrogativi hanno portato a riflettere insieme su cos’è un tutorial, come si cerca e si usa in rete un tutorial per fare qualcosa (dipingere una parete? montare un armadio? usare un software?) e l’esito di questo processo di apprendimento è stato quello di far realizzare a ciascun corsista un tutorial per l’iscrizione e l’uso di edmodo.


Figura 3 – Scrittura condivisa del tutorial su Edmodo.

Possiamo dire che Edmodo sia una versione 2.0 dei sistemi di Learning Management System, più user friendly (sia per gli studenti che per gli insegnanti), in quanto è completamente realizzata su piattaforma proprietaria ai cui servizi si può accedere attraverso un proprio account, non sono necessarie competenze tecniche particolari, nè iscrizioni da parte della scuola. Tecnicamente un ottimo compromesso capace di coniugare strumenti di LMS attenti alla sicurezza degli utenti e semplicità di uso, senza necessità di installazioni o configurazioni. A questo si aggiunge la possibilità di utilizzare l’app su smartphone e tablet, che ne permette un uso nel quotidiano non dissimile da quello di tutti gli altri social.
Dunque, in una situazione scolastica di transizione (lo scorso anno eravamo ancora CTP) in cui non c’era molto interesse diffuso a sperimentare un cambiamento, la scelta di questa piattaforma mi ha permesso di essere indipendente, di creare le mie classi online e procedere all’iscrizione degli studenti (una trentina in due classi, di cui solo un paio minorenni).

Tempi di vita e di apprendimento: come coniugarli?

Sul secondo punto, rispetto alla possibilità di favorire un blended learning, abbiamo lavorato su diversi fronti. Innanzitutto Edmodo è stato usato per collezionare tutti i materiali proposti in classe: presentazioni PowerPoint e Prezi, immagini, video ed anche fotografie delle cose più importanti scritte insieme alla lavagna (ai tempi della LIM o del BYOD l’immagine in basso può far sorridere: ma come fare in una scuola in cui a malapena in classe c’è un PC con collegamento LAN a internet e tutto il resto è, a dir poco, vintage? E in cui la maggior parte degli studenti stranieri non possiede propri device da portare in classe?).
Questa pratica ha certamente favorito la sedimentazione nel tempo di tutti i materiali, rendendo per esempio più facile il ripasso a fine anno in vista degli esami; inoltre ha permesso agli studenti assenti – per turni di lavoro, motivi familiari ed altre questioni relative ad una vita adulta – di mantenersi aggiornati in tempo reale sul procedere del corso.


Figura 4 – Edmodo come strumento per “salvare” informazioni e pratiche.

Proprio per venire incontro alle specifiche esigenze dei corsisti adulti (strettamente collegate peraltro agli strumenti di flessibilità previsti dal DPR 263), in una parte dell’anno ho sperimentato l’uso della metodologia della flipped classroom e naturalmente Edmodo è servito a collezionare i link alle varie video-lezioni e materiali messi a disposizione dei corsisti.


Figura 5 – Uso della piattaforma come supporto per la flipped classroom.

Infine, è stata piuttosto utilizzata anche la funzione di comunicazione veloce offerta dalla piattaforma: si sono postate immagini dei lavori realizzati a casa, prima ancora di portarli a scuola per una pre-verifica, oppure per avvertire in tempo reale dell’assenza o di altri problemi legati alla frequenza. Si è trattato, però, di una comunicazione rivolta esclusivamente all’insegnante (sebbene letta da tutti), piuttosto che di una modalità di interazione tra pari. Non ha dato, quindi, i risultati sperati quanto a luogo per attivare discussione tra colleghi di corso, che anzi hanno spesso comunicato in privato con la docente via Edmodo (preferendo comunque l’uso della piattaforma piuttosto che l’invio di email).


Figura 6 – Rapporti casa-scuola.

E’ chiara a questo punto la funzione di dilatazione spazio-temporale di Edmodo: un luogo in cui i corsisti possono partecipare al corso sfruttando al meglio i propri tempi a disposizione e limitando la presenza in aula ai tempi per ciascuno indispensabili. Questo è un aspetto molto differente rispetto alla didattica rivolta ai giovani: in questo caso non abbiamo una scuola dell’obbligo, ma un patto formativo individuale (DPR 263/12) che regola il rapporto tra corsista e Centro di istruzione in modo personalizzato, per coniugare esigenze di apprendimento e di vita personale e lavorativa. Dunque una piattaforma accessibile da ovunque (PC, tablet o smartphone), con la possibilità di accedere ai materiali, postarne altri e discutere con docenti ed altri corsisti ha una potenzialità probabilmente non ancora a fondo esplorata nel campo dell’istruzione degli adulti.

Didattica laboratoriale: i social servono?

Infine, rispetto a un discorso più ampio sull’uso delle risorse presenti in Edmodo e sulle potenzialità da sfruttare per sviluppare una didattica collaborativa, si devono sottolineare almeno un paio di questioni rilevanti.

  1. Edmodo integra al suo interno la possibilità di utilizzare altri tool educational, favorendo la possibilità di sviluppare in un unico ambiente tutto il lavoro didattico. Sottolineo come per la Tecnologia questa possibilità abbia un doppio valore didattico, perché, se da una parte aiuta effettivamente a mantenere ordinati i materiali, collegarli a verifiche e a comunicare con e tra studenti, da un’altra ha il valore meta-didattico di fornire ai corsisti indicazioni preziose su come si organizza un lavoro, su come avvengono i processi produttivi, su come si usano gli strumenti di comunicazione. In altri termini, usare una piattaforma di questo tipo è già un’attività laboratoriale in sé, che permette di rendere immediatamente intellegibile e in maniera estremamente operativa e pratica una serie di conoscenze, abilità e competenze propri della disciplina stessa di studio. Nel caso dell’istruzione agli adulti, inoltre, riferirsi costantemente a pratiche lavorative, bagaglio esperienziale della gran parte di questa tipologia di corsisti, e mostrare come le stesse possono essere organizzate con l’uso di un social network (perché poi, in fondo, questo è Edmodo, sebbene dedicato alla didattica!) diventa il risultato didattico più rilevante, basato su quel costruttivismo sociale di cui lo strumento stesso è portatore.
  2. Edmodo può essere un luogo di espressione creativa, di costruzione del proprio personale percorso di apprendimento. Questo tema, assolutamente rilevante nell’educazione dei ragazzi, diventa imprescindibile nel lavoro con gli adulti, che altrimenti abbandonerebbero il percorso prima di ottenere il titolo. Nell’esperienza fatta, la messa in rete delle proprie capacità, domande, prodotti, favorisce e consolida la motivazione ad apprendere, data sia dal confronto con chi sta realizzando lo stesso cammino di apprendimento, sia dalla rappresentazione che si dà di sé. Quest’ultimo punto, nodo cruciale nell’uso e negli studi sui social network, può diventare un fattore molto vantaggioso se considerato in termini di strumento per acquisire autoconsapevolezza dei propri mezzi e dei propri risultati.

In sintesi, nonostante possa sembrare un paradosso, l’uso di Edmodo, data la sua immediatezza d’uso, può avvicinare maggiormente la scuola alla vita quotidiana dei corsisti e renderla “meno scuola” e più luogo di apprendimento, di scambio, di crescita personale e di gruppo. Passaggio non irrilevante, se si pensa che gli studenti dei CPIA sono persone che rientrano in formazione per i motivi più disparati: dai NEET, agli adulti senza titolo che hanno perso il lavoro, agli stranieri con storie di vita difficili alle spalle e molto spesso già con titoli di studio.

Certamente una sperimentazione di un solo anno scolastico e in solitudine non può che produrre dei risultati parziali ed incompleti. Nell’anno passato, il risultato migliore è stato realizzato nel cercare di integrare il più possibile il digitale con l’artefatto, non contrapponendoli, come racconta il video di questo laboratorio.

Il video e l’articolo sul laboratorio 01LAMP.

Il nuovo anno scolastico appena iniziato pone l’istruzione degli adulti di fronte a numerose sfide ed una di queste è rappresentata proprio dalla necessità di lavorare per rendere effettivamente disponibile online il 20% del monte orario assegnato a ciascun corsista. Ciò significherà non solamente estendere tempi e spazi come nel caso della scuola per i ragazzi, ma sfruttare al massimo l’integrazione con le altre app educational (per esempio, epuzzle o zaption) e l’uso dei quiz e badge, per costruire parte dei percorsi di apprendimento completamente fruibili dalla piattaforma (si pensi, ad esempio, all’Edmodo Certified Learner Course lanciato dalla piattaforma la scorsa estate). Così come, per arrivare alla certificazione delle competenze, l’uso dell’app integrata Exibi può servire a realizzare un e-portfolio dei diversi prodotti realizzati dai corsisti.
Naturalmente, oltre alla collaborazione tra insegnanti per progettare e integrare i percorsi tra loro, un grande ostacolo che si pone alla realizzazione è data dalla mancanza di attrezzature, in termini sia di device sia di connessione. Ricordiamo che non tutti i corsisti dispongono di mezzi propri e la creazione di “laboratori-studio aperti” nei CPIA potrebbero costituire un significativo passo in avanti: il Piano Nazionale Scuola Digitale ci aiuterà nell’intento2?


Figura 8- Uso di app integrate e uso social-creativo di Edmodo.

NOTE

1Colosio O., 2015, Il nuovo sistema di istruzione degli adulti. Dai CTP ai CPIA, Loescher, Torino
2 Dalle FAQ sui bandi PON: “1. I CPIA rientrano tra i beneficiari del presente avviso? L’avviso prot. n. AOODGEFID/12810 del 15/10/2015 per la realizzazione di ambienti digitali non include tra i beneficiari i CPIA. Per questi ultimi è prevista la pubblicazione di avvisi ad hoc che includeranno sia interventi infrastrutturali di rete, sia azioni mirate per l’innovazione tecnologica e i laboratori”. Attendiamo.

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