Flippiamo la classe? Sì, ma con moderazione…

  di Federica Carla Tamburini

fedetamb@tin.it


 

1. Introduzione

La metodologia “capovolta” ha come grande pregio quello di rendere lo studente parte attiva nel processo di apprendimento, stimolando la sua capacità di ricerca, di sintesi, di rielaborazione e di costruzione dei contenuti al fine di raggiungere una propria competenza. Possiamo ben dire che questa metodologia rientra nella didattica per competenze visto che lo scopo è spostare il focus non tanto sul contenuto (presentato con video o risorse online) quanto sul processo e sull’attività: è infatti in classe che, tramite il lavoro personalizzato e la realizzazione di compiti autentici o EAS, si concretizza il processo di apprendimento per competenze.
Questo cambiamento nel modo di approcciarsi ai contenuti didattici è applicabile tout cour nella scuola primaria? E’ la domanda che anche noi docenti ci siamo poste.
Tutto ciò è applicabile, e anzi, auspicabile in tutti gli ordini di scuola ma la metodologia stessa non può essere applicata allo stesso modo con bambini della scuola primaria o con ragazzi adolescenti. Non si tratta soltanto di variare i contenuti presentati ma anche la modalità trasmissiva deve variare perché un ragazzo possiede per forza di cose capacità di sintesi, di rielaborazione che un bambino sta ancora costruendo e, soprattutto, possiede un’autonomia operativa che raramente un alunno della scuola primaria ancora possiede. Per quanto riguarda la scuola primaria ritengo quindi che si possano scindere i due momenti del metodo flipped: da un lato l’acquisizione delle nozioni e dall’altro la rielaborazione e l’esercitazione in classe.

 

2. Il nostro progetto: “Verso la classe 3.0”

La classe che sta usufruendo di questo progetto è formata da 23 alunni, con famiglie appartenenti generalmente al ceto medio. In classe sono presenti un alunno H con lieve deficit cognitivo e due alunni BES.
Il presente progetto è stato introdotto a partire dalla classe terza ma fin dalla prima classe è stato introdotto l’uso dell’informatica nelle varie discipline, anche con l’ausilio di un supporto USB in cui l’insegnante ha inserito una serie di programmi freeware e direttamente eseguibili senza bisogno di installazione.

Figura 1 – A sinistra schermata iniziale del launcher, a destra esempio del menu di Italiano.

L’idea, il blocco iniziale del launcher e i primi software sono stati presi dal progetto Lupopensuite e nel corso del tempo la suite dei programmi é stata gradualmente ampliata dai docenti della classe.
A partire dalla classe terza, quando i bambini hanno potuto essere più autonomi, è iniziato il progetto che condurrà gradatamente verso la flipped classroom (sebbene riadattata come vedremo, anche in virtù dell’analisi di contesto). Il nostro dirigente scolastico ha da subito accolto in modo molto favorevole (e incuriosito…) la proposta, mettendo anche a disposizione eventuali risorse (ad es. acquisto di licenze software).

2.1. Coinvolgimento delle famiglie

Proprio perché esso intende incidere anche sulla metodologia dell’insegnamento/apprendimento, data l’età degli alunni il coinvolgimento delle famiglie é stato da subito importante. Esse sono state convocate in un’assemblea in cui sono stati presentati obiettivi e modalità di lavoro e in cui sono stati richiesti pareri, opinioni e confronti. Non ci sono state contrarietà alla proposta (solo qualche perplessità per paura che sparissero improvvisamente quaderni e libri), ma anzi i genitori si sono mostrati da subito molto disponibili e collaborativi; inizialmente insieme a loro si era pensato di utilizzare i devices dei bambini (BYOD) poi abbiamo avuto invece l’occasione di avere gratuitamente 11 notebook dismessi da una ditta e quindi abbiamo utilizzato questi. Le famiglie continuano a supportare il progetto, affiancando i loro figli nell’esecuzione dei compiti anche nella modalità online o leggendo/commentando periodicamente il blog che raccoglie i lavori della classe.

2.2 Gradualità della proposta

Come già detto, il progetto ha durata triennale (3ª, 4ª, 5ª primaria). Questo per permettere un percorso progressivo di conquista di autonomia da parte degli alunni e di loro graduale autoconsapevolezza e coinvolgimento nel percorso di apprendimento. La scelta è stata quindi quella di graduare il cambiamento concentrando ciascuno dei tre anni su un aspetto particolare:

  • in classe terza si é sviluppata soprattutto la competenza operativa degli alunni nell’uso degli strumenti, proponendo varie attività a coppie o a gruppi cooperativi in cui utilizzare software specifici o risorse online;
  • in classe quarta (in corso) si incentiva ulteriormente l’autonomia dei bambini, puntando in maniera decisa sul lavoro laboratoriale e collaborativo, sia in presenza che a distanza;
  • in classe quinta ci si avvierà, anche per trasmettere contenuti, all’uso sistematico della modalità flipped che negli anni precedenti viene proposta solo periodicamente e/o legata a particolari attività.

La scelta di graduare la proposta ha permesso di venire incontro alle esigenze delle famiglie ma anche dei colleghi che operano nella classe, qualcuno inizialmente restio a modificare il proprio stile di insegnamento.

2.3 Ridefinizione degli spazi

Un progetto di questo tipo, fondato sul lavoro cooperativo come modalità operativa, presuppone anche un cambiamento della disposizione degli “oggetti” della classe (banchi, cattedra, arredi). Nella nostra classe abbiamo optato inizialmente per una disposizione a ferro di cavallo, che permettesse la condivisione delle idee e, al bisogno, una maggiore facilità nello spostamento dei banchi per realizzare le isole per i lavori in gruppo. Adesso siamo passati direttamente ad una disposizione a gruppi: i banchi sono raggruppati per 3 o 4 e i bambini ruotano a seconda del lavoro da svolgere. Gli armadi e i banchini dove solitamente stanno i quaderni e i materiali scolastici sono stati spostati nel corridoio, così come i loro zaini. La cattedra non è centrale ma in un angolo accanto alla finestra. Tutta la classe è quindi disposta in modo funzionale al lavoro da svolgere.

Figura 2 – A sinistra la disposizione iniziale, a destra la classe nella disposizione attuale.

3. Declinazione della metodologia flipped: la trasmissione dei contenuti

La metodologia flipped é stata applicata nei primi due anni sfruttandone le potenzialità didattiche ma senza concentrarsi solo sull’utilizzo della rete per le spiegazioni del docente. Questa scelta è stata dettata sia da ragioni didattiche sia dall’analisi del contesto familiare degli alunni.
A livello didattico resto convinta che, in questa particolare età, un momento frontale in cui si trasmettono contenuti (anche se di breve durata) abbia ancora ragione d’essere anche perché, pur nei limiti che una fase completamente trasmissiva possiede, togliere o sostituire del tutto la lezione frontale può voler dire privare il bambino anche del rapporto “visivo” con l’insegnante, e viceversa; privare cioè i due attori principali del processo di apprendimento (il docente e il discente) di quella comunicazione non detta, non verbale, non espressa, che consente all’insegnante di poter capire subito, leggendo le espressioni di chi ha di fronte, se ciò che dice è stato recepito e al bambino di affidarsi allo sguardo del docente come se stesse parlando solo a lui o di poter fare immediate domande di comprensione.
In più, una metodologia completamente flipped, in cui i video caricati in rete costituiscono la sola lezione frontale, presuppone una dotazione casalinga e un supporto che non tutti possono avere; già nelle Indicazioni si legge infatti: “Poiché le relazioni con gli strumenti informatici sono tuttora assai diseguali fra gli studenti come tra gli insegnanti, il lavoro di approfondimento e riflessione dei docenti e di attenzione alla diversità di accesso ai nuovi media diventa di decisiva rilevanza” (pag. 15, Indicazioni Nazionali per il curricolo).
Nel caso specifico, come già detto, la collaborazione con le famiglie é buona e fruttuosa; tutte le famiglie degli alunni possiedono o hanno la possibilità di utilizzare un computer o un tablet/Ipad, ma in molti casi i bambini non trascorrono il pomeriggio a casa propria (ma dai nonni o baby sitter) e quindi in più di un caso si sono evidenziate difficoltà nel poter accedere alla rete in tempi ristretti. La scelta è stata quindi quella di sfruttare la rete per presentare nozioni e concetti, o per integrare quanto fatto in classe con approfondimenti, ampliamenti o risorse multimediali.

La classe utilizza attualmente tre risorse online:

  • Una classe virtuale (su una piattaforma Moodle messa a disposizione della scuola); su di essa le insegnanti caricano occasionalmente compiti da eseguire, esercitazioni, video e/o link da visionare. È’ quindi essenzialmente una risorsa di input: il materiale é inserito quasi esclusivamente dai docenti e rivolto all’interno, cioè alla classe stessa.
  • Un blog di classe (http://classemultimediale.blogspot.it); in esso vengono solo sporadicamente inserite risorse da visionare, mentre la grande maggioranza dei post costituiscono una sorta di Diario di Bordo delle attività svolte e dei prodotti realizzati. É quindi soprattutto una risorsa di output, rivolta ai genitori, ai colleghi della scuola e ai bambini delle altre classi.
  • Un account Dropbox di classe: questa risorsa viene utilizzata soprattutto dai bambini, per condividere i loro lavori (prodotti nei gruppi collaborativi) e renderli quindi facilmente fruibili dall’intera classe.

La rete e le sue risorse vengono dunque utilizzate in modo sistematico e vario, ma in esse solo raramente viene caricato ciò che potrebbe sostituire la cosiddetta "lezione frontale" (come un uso “canonico” della metodologia flipped prevederebbe). Da noi la lezione frontale del docente non sparisce del tutto, ma viene comunque integrata (prima o dopo) da una serie di risorse multimediali e "aggiuntive" (non a caso il sottotitolo del progetto è "la multimedialità come risorsa didattica").
Le due modalità, “classica” e flipped, possono (e in questa età, forse, devono) coesistere tranquillamente: sta, come in tutto il resto, alla metodologia dell’insegnante poter discernere quando, o eventualmente per quali argomenti, adottare l’una o l’altra modalità.

 

3.1 Declinazione della metodologia flipped: il lavoro in classe

Dove invece il metodo flipped trova la sua realizzazione più completa é proprio nel modo di lavorare in classe. I bambini devono poter sperimentare l’utilità delle nozioni studiate, devono poter creare in modo laboratoriale (cioè in prima persona, con tentativi e riflessioni, osservando i risultati del loro lavoro e confrontandoli con altri) per arrivare ad una competenza che travalichi le “semplici” conoscenze.
Nel nostro caso la maggioranza dei giorni essi lavorano a gruppi, (cooperative learning) realizzando "compiti autentici" in cui ai bambini viene chiesto di dimostrare la loro competenza, mettendo a frutto le conoscenze acquisite. Ai gruppi viene solitamente assegnata una parte di ricerca all’interno di un lavoro più ampio, in modo che il prodotto finale sia la somma del lavoro dei vari gruppi. Al loro interno, i gruppi si dividono da soli gli incarichi in modo da coinvolgere tutti i componenti. Naturalmente, per arrivare a tale autonomia i bambini sono stati guidati dall’insegnante fin dalle prime classi, sia nella definizione degli incarichi sia nella consapevolezza di come gestire un lavoro di gruppo in un definito periodo di tempo.

Figura 3 – Esempi di lavori in gruppo.

Ad oggi le insegnanti possono affermare la bontà di questa proposta: la classe si mostra nel suo complesso come un buon gruppo di lavoro, affiatato e autonomo sia nel lavoro individuale sia in quello di gruppo. I bambini mostrano una buona capacità di rielaborare dati provenienti anche da diverse fonti, superando anche la divisione disciplinare; hanno affinato la capacità di ricerca e di sintesi; mostrano decisi miglioramenti nella capacità di redigere un testo. Anche gli alunni più in difficoltà (come l’alunno H o i BES) mostrano progressi sia didattici sia di inserimento e/o come capacità di autonomia.
L’uso del compito autentico al posto del classico esercizio individuale consente ai bambini di divenire protagonisti attivi della conoscenza, potendo subito applicare quanto appreso non attraverso un esercizio fine a se stesso, quanto piuttosto alla richiesta di creare un prodotto nuovo che provenga dalle nozioni conosciute ma divenga competenza acquisita. Il fatto di creare questo prodotto in gruppo apporta valore aggiunto, in quanto é proprio attraverso il confronto con gli altri che il soggetto negozia, rielabora e acquisisce quanto compreso singolarmente.
Ecco un piccolo esempio di questo tipo di lavoro:


 

Figura 4 – Un esempio di compito autentico.

Esempi di realizzazione dei gruppi:


Figura 5 – A sinistra stile relazione, a destra stile infografica.

 

4. Valutazione

Lavorare in questo modo modifica necessariamente anche le modalità di verifica e valutazione. Un prodotto realizzato da un gruppo o da una coppia presuppone infatti anche che anche la realizzazione stessa debba essere valutata e che quindi almeno una parte di voto sia comune. Ciò che é importante é però stabilire, insieme e a priori, quali saranno i parametri che verranno valutati. In questo modo gli alunni saranno consapevoli di cosa viene loro richiesto. Le valutazioni singole devono necessariamente tener conto non tanto (o non solo) del risultato quanto piuttosto del processo di rielaborazione e partecipazione dimostrato.

 

5. Conclusioni

L’esempio del progetto riportato è naturalmente solo una delle modalità in cui la flipped classroom può essere proposta e adattata alla scuola primaria. In ogni caso a mio parere, come evidenziato nell’articolo, nell’età della scuola primaria si può anche arrivare a compromessi rispetto alla metodologia flipped in quanto tale, riuscendo comunque ad unirla con la lezione dell’insegnante; questo anche perché se si applicasse tale metodo in tutte le discipline, probabilmente il lavoro quotidiano a casa sarebbe per i bambini molto più faticoso. Essa si può quindi attuare ma con dei distinguo e/o adattandola ai contesti, rispettando così anche la fase evolutiva e cognitiva con cui si sta lavorando. L’importante è invece riuscire ad avere la possibilità di lavorare in classe in modo “diverso”, più attivo e soprattutto puntando sulle competenze piuttosto che sulle sole conoscenze e in questo tale metodologia può essere di valido supporto perché “sfrutta” il tempo della lezione a scuola in modo attivo.  

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