Fare didattica nel web 2.0, una proposta di AICA per la formazione degli insegnanti

  di Mara Masseroni e Pierfranco Ravotto 

masseroni.mara@gmail.com; pierfranco.ravotto@gmail.com


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"In nomine omen", dicevano i latini: il nome é il presagio del destino di un uomo. Nel nostro caso, e con riferimento a un corso, il nome – "Fare didattica nel web 2.0" – è stato, al’inverso, volontariamente scelto in base al destino voluto, o meglio alla filosofia che ci guidava:

  • Fare didattica… L’accento é sul fare, sull’azione concreta degli insegnanti con i propri studenti; il corso propone strumenti, esperienze, suggerimenti immediatamente traducibili in agire didattico.
  • "Fare didattica" ha un significato diverso da "far lezione". Questa espressione rimanda ad una pratica centrata sul docente e sulla trasmissione del sapere. Fare didattica richiama un ruolo più complesso in cui sono centrali la costruzione dell’ambiente di apprendimento e di artefatti cognitivi. Fare didattica significa progettare, organizzare, gestire, valutare l’intervento formativo.
  • Fare é provarci, commettere errori, correggerli, guardare alle esperienze degli altri per trarne idee: il corso stimola il confronto, il racconto delle proprie esperienze, propone esempi. Oggi, con i digital makers, tendiamo a rivalutare un’attivitá di invenzione-progettazione-realizzazione – un “fare” – di tipo artigianale. Gli insegnanti sono dei maker – degli artigiani – che, partendo da un proprio insieme di conoscenze disciplinari e da esplicite o implicite teorie dell’apprendimento, inventano soluzioni didattiche adatte ad uno specifico contesto, ad un determinato gruppo di allievi.
  • nel… Si parlava e si parla di didattica "con" la tecnologia. Ci sembra opportuno evidenziare come si stia andando oltre. A nessuno viene in mente di dire che fa scuola "con" le tecnologie della scrittura e della stampa. Quelle tecnologie sono, da secoli, parte dell’ambiente in cui si sviluppano le attività di insegnamento e di apprendimento. Allo stesso modo le tecnologie digitali sono già – e devono diventare per tutti – l’ambiente in cui in molti casi quelle attività si sviluppano. Qualche anno fa dicevamo: "ho ritirato i soldi con il bancomat", "ho scritto il documento con il computer", "ho spedito una lettera per eMail", "ho prenotato l’aereo/l’albergo/il museo … ho cercato l’informazione … con internet". Oggi lo diamo per scontato: le tecnologie digitali, soprattutto da quando siamo sempre connessi via mobile, sono parte dell’ambiente in cui ci muoviamo, comunichiamo, lavoriamo, ci divertiamo. E dunque un ambiente "nel" quale possiamo anche insegnare e imparare. Come cento, o dieci, anni fa prendendo il gesso durante una lezione o facendo aprire un libro agli studenti non avvertivamo un passaggio ad una particolare tecnologia, così é oggi quando ci spostiamo alla LIM, apriamo il tablet o diciamo agli studenti di avviare Google translator.
  • Web 2.0. L’accento non é sui dispositivi – la LIM, il netbook, il tablet, lo smartphone, … . ma sugli ambienti e strumenti di comunicazione, di condivisione, di collaborazione, di produzione, … liberamente accessibili nella rete. Ambienti che ampliano quello fisico dell’aula e consentono interazioni e accesso alle risorse oltre i tempi dell’orario scolastico. Strumenti che arricchiscono a dismisura quelli tradizionali – il quaderno, la penna, il libro, il compasso, il dizionario, il registratore, … – e che permettono di accedere a una mole sterminata di risorse multimediali e multicanale e di produrre e condividere testi, immagini, audio, video, animazioni, test, simulazioni, … Ambienti e strumenti spesso open, ma in ogni caso liberamente utilizzabili.

"Fare didattica nel web 2.0" é il nome di un corso in rete che AICA, da febbraio a giugno 2013, ha offerto gratuitamente a 250 docenti lombardi impegnati nel progetto "Generazione Web" in risposta a una richiesta di formazione non soddisfatta, al momento, dalle istituzioni che avevano promosso il progetto. Visti i risultati molto positivi, AICA ha deciso di riproporre il corso – questa volta a pagamento – in diverse edizioni: novembre 2013-marzo 2014 (30 corsisti), aprile-agosto 2014 (80 corsisti).
Poi – visto che il corso si andava progressivamente arricchendo di nuovi contenuti, e rischiava di diventare troppo pesante – abbiamo deciso di articolarlo in un pacchetto di corsi. Quest’anno – per rispondere alla richiesta di una rete di scuole lombarde, coordinate dal Liceo Galilei di Caravaggio, istituto che ha ottenuto un finanziamento per la formazione nell’ambito di Generazione Web, il corso sarà erogato in modalità blended a circa 160 docenti.


Figura 1 – I diversi moduli della prima versione del corso.

Gli aspetti caratterizzanti della proposta

Si tratta di una proposta di formazione flessibile che può, di volta in volta, essere articolata in modo da rispondere a bisogni specifici. Gli elementi caratterizzanti del percorso formativo sono i seguenti.

1. Ogni docente può scegliere quanto di suo interesse

L’obiettivo del corso è aiutare gli insegnanti ad utilizzare il digitale a supporto del proprio insegnamento. Siamo dell’opinione che anche nella formazione docenti si debba tener presente l’area di sviluppo prossimale (Vygotsky). Ci proponiamo di aiutare gli insegnanti ad individuare soluzioni – strumenti di lavoro e ambienti di apprendimento – che possano rendere più efficaci le loro pratiche didattiche senza voler loro imporre una modifica o un completo stravolgimento di tali pratiche.

2. Il corso ha un taglio pratico

Chi si iscrive ad un corso sull’uso di tecnologie digitali si aspetta, in primo luogo, di imparare ad usarle. E quindi la sua motivazione sarà mantenuta e rafforzata quanto più vedrà subito soddisfatta la sua richiesta e quanto più avrà voglia di utilizzare immediatamente con i suoi studenti quanto sta imparando. Il taglio pratico è fatto di tre aspetti: brevi video-tutorial sull’uso di risorse e ambienti, esempi di esperienze didattiche di colleghi, proposte di lavoro molto improntate al produrre percorsi/artefatti cognitivi da spendere subito in classe con propri studenti. Inducendo nei corsisti, al contempo, anche l’idea di trasferire il proprio know-how agli studenti stessi al fine di farli diventare co-autori di tali artefatti in una logica di attivismo pedagogico.

3. Il focus è sugli ambienti e strumenti web 2.0

Nelle prime versioni, il corso era strutturato in moduli corrispondenti ai blocchi della sottostante figura; oggi la corrispondenza è con i diversi corsi che costituiscono il pacchetto. Abbiamo provato, infatti, a raggruppare, per funzioni (anche se in parte sovrapponibili) i diversi ambienti e strumenti, indicandone i possibili usi didattici:


Figura 2 – Una categorizzazione degli ambienti e strumenti web.

  • Ambienti di archiviazione e di collaborazione nella produzione di risorse: Google Drive, Dropbox, i Wiki, … Didatticamente sono utili per la condivisione di materiali didattici quali libri, dispense, appunti, relazioni, elaborati, presentazioni… e anche per attività collaborative nella stesura di documenti.
  • Strumenti per la produzione di contenuti/risorse didattiche: per produrre learning object (eXeLearning, …), per produrre quiz/test (Questbase, …), per produrre/modificare audio (Audacity, …), per registrare quanto avviene sullo schermo con audio (ScreeenCast O’Matic, …), per produrre mappe mentali (CMap, MindMap, …), per produrre mappe geografiche (Google Maps, TourBuilder, …), per produrre simulazioni (Geogebra, …), per aggregare contenuti utilizzando immagini come principio organizzativo (ThingLink), per comporre lezioni aggregando risorse e creando quiz (BlendSpace), … Si tratta di strumenti che l’insegnante può utilizzare direttamente nel cloud per produrre lezioni, risorse, percorsi… o che può far utilizzare agli studenti stessi per la produzione di artefatti culturali, spesso degni di essere utilizzati dai docenti in altri contesti con altri target: follow-up delle attività in una logica ecologica di uso, riuso, adattamento, miglioramento.
  • Ambienti di condivisione di risorse: YouTube (video), SlideShare (presentazioni), Scribd (documenti), Flickr e Instagram (foto), … Si configurano come enormi archivi in cui cercare risorse già esistenti da utilizzare (con attenzione alle licenze d’uso) e a cui contribuire aggiungendo risorse sviluppate sia dai docenti sia dagli studenti.
  • Blog e siti web: siti web (Google site, …) possono essere utilizzati dal docente per costruire un ambiente in cui inserire la proposta didattica e le risorse proposte agli studenti. Oppure possono essere ambienti realizzati dagli studenti stessi come risultato di un progetto, di una ricerca, … I blog (Blogger, WordPress, …) possono servire agli stessi scopi se l’accento è posto non tanto su un risultato statico quanto su una sequenza cronologica di informazioni (per esempio lezione per lezione o settimana per settimana). I blog si prestano bene per le interazioni fra docente e studenti, anche se è possibile inserire un’area di post anche all’interno di un sito.
  • Piattaforma di eLearning: sono ambienti specificamente progettati per organizzare e gestire attività didattiche in rete. Noi presentiamo Moodle – quello più diffuso in Italia in scuole e università, open source, supportato da una vasta comunità, che richiede però l’installazione su un server e quindi è ottimo per una gestione scolastica, più problematico per un singolo docente ed Edmodo, ambiente nel cloud, con un’interfaccia più “social”, che permette anche al singolo insegnante di aprire classi virtuali e condurre percorsi blended senza installazione del software su un server e quindi senza la necessità di avere un tecnico a disposizione per le operazioni di configurazione.
  • Social network: vi sono – ne ha parlato Bricks nel numero di dicembre 2014 – esperienze didattiche condotte mediante Facebook, Twitter, Google+ e altri ambienti social. Dunque anche questo è un ambito in cui l’apprendimento può avvenire e dove spesso questo avviene facendo emergere quelle capacità e competenze che in percorsi più formali vengono sottaciute o non promosse.
  • Strumenti di comunicazione: la didattica è, in gran parte, una conversazione educativa. Una consistente fetta di tale conversazione avviene in classe, in presenza, ma i tempi della lezione spesso limitano l’intervento del singolo studente in tale conversazione, impediscono al docente di rispondere al singolo. La rete permette di continuare tale conversazione al di fuori delle pareti scolastiche e dell’orario di lezione. Per chi ha un blog, o un ambiente con forum, o un gruppo FB, la comunicazione asincrona (gli interlocutori non sono presenti contemporaneamente) avviene lì. Ma per altri può essere utile il ricorso alle mail o a strumenti come whatsapp. Ed è sempre più agevole la comunicazione sincrona, solo audio o audiovideo, a due o in videoconferenza, con strumenti quali Skype o Hangout di Google. Se ne può far uso per il recupero, per attività collaborative degli studenti e per i docenti stessi per attività di progettazione, di formazione…
  • Strumenti di organizzazione: infine esistono strumenti che aiutano ad organizzare il lavoro di classe. Per esempio si può usare Doodle per fare un sondaggio o per fissare la data di interrogazioni programmate, o per fissare una riunione dei docenti. Si può usare Google Calendar per rendere visibili a tutti le scadenze delle singole prove, le riunioni degli insegnanti, …

4. Vengono usate risorse “open” in una logica di riuso

Nell’implementare il corso abbiamo utilizzato il più possibile risorse già disponibili in rete. In primo luogo video-tutorial: la rete ne è piena e perché mai perdere tempo a rifare quanto qualcun altro ha già fatto? Quando non trovavamo quanto ci serviva, abbiamo provveduto noi a creare video, inserendoli su YouTube a disposizione di chiunque.
Nel selezionare e produrre video-tutorial non ci siamo preoccupati troppo della qualità tecnica, guardando piuttosto all’efficacia comunicativa e didattica di quanto andavamo a presentare. Il fatto che ci siano grafiche e voci diverse non è uno svantaggio, ma piuttosto elemento di varietà.
Per quanto riguarda le “esperienze” abbiamo fatto un gran ricorso agli articoli di Bricks, articoli che raccontano di esperienze vere di colleghi che davvero sperimentano sul campo strategie diversificate e sono in grado di condividerne criticità e vantaggi.

5. Il valore delle interazioni con i tutor

Il tutoraggio in un corso totalmente online, senza momenti in presenza, assume un’importanza vitale. Il tutor ha svolto ruoli diversi a secondo dei bisogni dei corsisti, dalla richiesta di chiarimenti di tipo puramente tecnologico al confronto su tematiche di ampio respiro e last but not least al supporto psicologico quando il corsista sembrava esser sul punto di “mollare la presa”.
Forse questo post di una corsista riassume bene il ruolo che i tutor hanno svolto nel corso:


Figura 3 – Il tutoraggio, nell’intervento di una corsista.

6. Le interazioni fra i corsisti

Le interazioni nei forum tra i corsisti hanno portato alla creazione di una vera e propria Comunità di Pratiche dove docenti di discipline diverse si sono confrontati, hanno condiviso non solo dubbi e perplessità, ma messo in comune percorsi didattici articolati e diversificati per strategie di apprendimento, e sempre più personalizzati, proprio grazie all’impiego di tecnologie che promuovono il lavoro collaborativo, la condivisione, la stesura a più mani in una logica di problem posing e problem solving.
Si ha anche testimonianza che alla fine del corso si è innescato, nelle scuole dei corsisti partecipanti al corso, un effetto “contagio” con disseminazione dei risultati e coinvolgimento di colleghi nella progettazione di percorsi didattici secondo la metodologia e l’impiego degli strumenti e ambienti presentati nel corso.
Questo effetto “moltiplicatore” di esperienze e condivisione di know-how è garanzia di una reale diffusione del fare didattica nella tecnologia, proprio perché ad opera dei docenti stessi, veri protagonisti di un nuovo modo di fare didattica.

I commenti dei corsisti

“Fare didattica nel web 2.0” come tutti i progetti/percorsi è stato sottoposto a verifica mediante la compilazione online di due questionari:

  • Un “Questionario di Autovalutazione” con lo scopo di far emergere quanto era stato appreso nel corso, quanto il gap iniziale di conoscenza di strumenti e ambienti era stato colmato, quanto era aumentata la consapevolezza del miglioramento dell’efficacia didattica grazie all’introduzione di metodologie e strumenti innovativi.
  • Un “Questionario di gradimento del corso” per mezzo del quale si sono raccolti feedback relativamente alle seguenti dimensioni: soddisfacimento delle aspettative dei corsisti, pertinenza dell’ambiente online predisposto con le finalità e i contenuti, esaustività delle risorse di studio offerte, gradimento delle modalità di strutturazione e conduzione dell’ambiente social (forum), efficacia delle modalità di tutoring, previsioni circa l’utilizzo futuro nella loro didattica ordinaria degli strumenti e ambienti web 2.0 presentati nel corso.

La valutazione complessiva che emerge dal Questionario di Gradimento è decisamente più che positiva. Riportiamo solo, da uno dei corsi, il grafico con il giudizio sul grado di soddisfazione:


Figura 4 – Da sinistra a destra: ampiamente soddisfacente (119), soddisfacente (32), parzialmente insoddisfacente (4), insoddisfacente (0)..

Ma aldilà dei freddi dati oggettivi pensiamo che i commenti di fine corso parlino da soli:
“E’ stata un’esperienza stra-utile….. è bello imparare in modo attivo e interattivo!!!!!!! “
“Sono un po’ triste, è finita questa meravigliosa avventura, ricca di stimoli e di riflessioni, mi avete dato tanto e mi associo ai corsisti nel ringraziare i nostri tutor.”
“… io non avevo mai seguito un corso online così ben fatto, ricco, chiaro,esaustivo: è stato per me la scoperta di un mondo e ciò di cui vi ringrazio particolarmente è di essere riusciti a renderlo accessibile a tutti, anche a chi, come me, ha fatto finora un po’ fatica a destreggiarsi in questo campo.”
“A titolo di ringraziamento vi mando il link dell’e-book che i miei studenti di 1C hanno creato. So che non è un gran che, ma loro si sono veramente impegnati e divertiti e quello che più mi esalta è che hanno imparato quello di cui hanno scritto.
http://www.calameo.com/read/0025384438ba626f0ebe4.”
“Siamo riusciti grazie a voi a formare una vera comunità di pratica in cui la condivisione delle esperienze e del lavoro dei singoli ha contribuito a far crescere il gruppo creando un circolo virtuoso. Certamente questo è un modello di formazione da esportare e diffondere!”
“Desidero esprimere il mio ringraziamento agli organizzatori di questo corso di formazione e l’apprezzamento per il loro notevole lavoro:
– raramente ho partecipato a un corso così stimolante e ricco di materiali
– la piattaforma è funzionale e ben strutturata
– gli interventi nei forum hanno stimolato la voglia di costruire (anziché il lamento)
Un grazie particolare ai tutor per la loro straordinaria pazienza e cortesia.”
“L’aspetto più interessante del corso (oltre alla modalità online) è la possibilità di condividere con altri colleghi i materiali che avete messo a disposizione: così la formazione si diffonde in modo capillare.”

Testimonianze queste non solo di apprezzamento per i contenuti e le modalità di erogazione del corso, ma anche e soprattutto per quel senso di “stupore” che si percepisce dai messaggi di quei corsisti che si davano per “perduti” di default rispetto alle nuove tecnologie, che si definivano “negati” per qualsiasi forma di apprendimento che avesse a che fare con le TIC e che invece scoprivano di essere in grado di produrre risorse digitali, spesso con pochi click, ma mettendo in campo la propria esperienza di docenti.
Colleghi che ri-scoprivano, con grande soddisfazione, come davvero il loro know-how pedagogico-didattico facesse davvero la differenza anche nell’uso delle tecnologie, come queste non avrebbero potuto essere pedagogicamente rilevanti senza un design didattico che nasce dalla professionalità docente.
… e allora quel senso di “annegare” in quel mare vorticoso di “novità” diventa, come commenta una corsista, "il naufragar m’è dolce in questo mare”.

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