Flipped Physics in un Liceo Scientifico di Roma

 

  di Ivano Coccorullo

Istituto Superiore via Salvini, Roma

ivano.coccorullo@istruzione.it


 

Introduzione
Una delle difficoltà maggiori che un docente dei nostri giorni si trova ad affrontare è quella di attrarre l’attenzione degli studenti, tenendola viva per tutta la lezione. Le distrazioni e gli stimoli extra scolastici sono innumerevoli e tutti molto interessanti. Un’ulteriore difficoltà risiede nella disomogeneità delle classi che, dal punto di vista del rendimento, sono spesso divise in due se non tre fasce: concentrandosi sugli studenti appartenenti alla fascia più debole, si rischia di annoiare e perdere l’attenzione di quelli più bravi e viceversa concentrando l’attenzione su questi ultimi si rischia di perdere parti importanti della classe.
L’immagine rappresentata in figura 1 indica quanto questo problema sia molto antico.
 
Lezione di filosofia
 
Figura 1. Lezione di Filosofia.
 
Un docente moderno, a mio parere, dovrebbe, anche attraverso l’utilizzo di nuove metodologie didattiche, tentare di affrontare quelle che sono le criticità della scuola dei nostri giorni. Le nuove metodologie didattiche affiancate e non in contrapposizione, come vorrebbero in molti, a quelle tradizionali possono portare a risultati insperati nell’educazione delle generazioni future.
La metodologia flipped learning ha attirato la mia attenzione dopo aver letto delle esperienze e dei risultati ottenuti da due docenti universitari dell’Università di Padova – e, in particolare, dal prof. G. Tormen che insegna Fisica alla Facoltà di Ingegneria – che hanno rappresentato un’ispirazione ed una guida per l’esperienza descritta in queste pagine.
Mi sono chiesto se questa metodologia che all’università aveva dato buoni risultati non potesse essere di aiuto anche nella didattica nella scuola superiore italiana.
Il primo esperimento di flipped classroom documentato venne messo in atto da due insegnanti statunitensi nell’anno scolastico 2007-08: Jonathan Bergmann e Aaron Sams docenti di scienze e chimica presso la Woodland Park High School in Colorado. Bergman e Sams esposero il proprio approccio nel testo pubblicato nel 2012 intitolato “Flip Your Classroom: Reach Every Student in Every Class Every Day”.
 
La prima parte del testo è dedicata all’analisi delle particolari situazioni di tre studenti che, a detta degli autori, rappresentano scenari molto comuni negli Stati Uniti. Abbiamo Enrique, uno studente che ha molte difficoltà a scuola e che, nonostante ciò, si impegna duramente, il cui più grande problema è quello di non riuscire a tenere il passo dell’insegnante mentre spiega la lezione: l’insegnante spiega troppo velocemente e lui non riesce a prendere appunti. Le opzioni di Enrique sono poche: può cercare di chiedere aiuto ai compagni, o spiegazioni aggiuntive dall’insegnante; può copiare i compiti quando arriva a scuola; oppure può semplicemente arrendersi. Janice, la seconda studentessa presa in esame, si dedica intensamente alla scuola, volendo sempre fare del suo meglio, tuttavia, pratica attivamente diversi sport e si ritrova spesso a perdere lezioni importanti a causa di competizioni ed allenamenti. Janice è molto volenterosa, quindi chiede aiuto ai suoi docenti, ma questi sono spesso troppo impegnati per ripetere le lezioni ai singoli studenti. Infine Ashley, la quale nella sua vita ha imparato ad interpretare al meglio il ruolo della studentessa modello, ottenendo sempre voti alti nei test, ma non grazie ad una profonda comprensione della materia, quanto più alla capacità, acquisita negli anni, di soddisfare i requisiti prestabiliti. Ashley quindi riceve voti che non rappresentano realmente la sua preparazione, perciò la scuola non le è utile come dovrebbe.
Le situazioni scolastiche di questi tre studenti fanno emergere alcune delle motivazioni che hanno spinto Bergmann e Sams a rivoluzionare il tradizionale metodo di insegnamento, e ad approcciarsi al modello Flipped Classroom. La Flipped Classroom si riferisce ai bisogni degli studenti come Enrique, Janice e Ashley, permettendo agli insegnanti di personalizzare il proprio metodo e di adeguarlo alle necessità di ogni studente. La Flipped Classroom
  • permetterebbe ad Enrique di prendere appunti mentre l’insegnante spiega, interrompendo più volte la video lezione, sicché egli possa apprendere con il proprio ritmo
  • permetterebbe a Janice di rimanere al pari nel programma nonostante la perdita di alcune lezioni in classe;
  • costringerebbe Ashley ad imparare gli obiettivi fondamentali delle lezioni grazie all’attività mirata che viene svolta in classe.

Enrique, Janice ed Ashley rappresentano in qualche modo le tre fasce in cui sono tipicamente divise le classe delle scuole secondarie italiane.
Nell’anno scolastico durante il quale il metodo Flipped Classroom venne applicato, Bergman and Sams ottennero ottimi risultati.

 
In Italia si contano alcune scuole in cui è in funzione il metodo, seppur in numero molto minore rispetto ai paesi anglosassoni. Per quanto riguarda le scuole superiori, si possono citare le esperienze del Liceo M. Gioia di Piacenza e dell’Istituto Paciolo-D’Annunzio di Fidenza, dell’Istituto Tecnico E. Fermi di Roma, dell’IPSIA F. Corni di Modena, dell’I.I.S. Bosso Monti di Torino e della scuola media Istituto Comprensivo di Cassino.
La conclusione delle mie ricerche bibliografiche è stata perché non provare?
Nell’anno scolastico 2014-2015 il mio girovagare da precario mi ha portato a lavorare presso il Liceo Scientifico dell’Istituto Superiore Via Salvini, 24 di Roma.
Ho deciso di applicare la Flipped Classroom in una classe terza di un liceo scientifico tradizionale ed, in particolare, nell’ultimo periodo dell’anno.
La classe in cui è stata svolta la sperimentazione riportata in questo lavoro è composta da 20 alunni (9 alunne e 11 alunni di cui uno con il sostegno) che dal punto di vista del rendimento possono essere collocati in tre fasce (una fascia con votazione buono/ottima, una con votazione sufficiente ed una con votazione insufficiente).
 
Metodologia
Nella scuola secondaria, in particolare modo nei primi anni, non è semplice attuare integralmente la metodologia flipped classroom essenzialmente perché gli alunni non sono ancora autonomi nella ricerca e produzione di materiali specifici contrariamente a quanto avviene nell’università e per questo motivo la metodologia applicata è stata di tipo misto.
Nella prima lezione è stata esposta, ai 20 studenti presenti, la metodologia didattica proposta. L’accoglienza della classe alla nuova metodologia didattica è stata molto positiva, gli studenti hanno affrontato la novità con entusiasmo, a testimonianza della necessità di introdurre innovazione nella didattica per risvegliare gli entusiasmi degli alunni.
Nel corso dell’esperienza sono stati affrontati tre moduli della programmazione di classe, per ogni modulo, il lavoro è stato organizzato con la stessa sequenza:
  1. Lezione introduttiva in aula con breve descrizione degli argomenti trattati.
  2. Studio individuale autonomo utilizzando la piattaforma Moodle.
  3. Lavoro di gruppo in aula con compiti diversificati per gruppo.
  4. Lezione dedicata a chiarire eventuali dubbi rimasti.
  5. Test di verifica degli apprendimenti da svolgere utilizzando Moodle.
 
Per i lavori da svolgere in classe, gli alunni sono stati divisi in cinque gruppi omogenei, suddividendoli in base alle fasce di rendimento. Tale scelta ha consentito di assegnare ai gruppi compiti con difficoltà personalizzate: agli allievi più preparati compiti più impegnativi e stimolanti ed agli allievi meno preparati compiti che potessero essere svolti nonostante le difficoltà. In particolare, uno dei cinque gruppi era costituito dai quattro alunni che avendo, prima della sperimentazione, una votazione insufficiente, rischiavano la sospensione del giudizio in fisica. Tale scelta è stata compiuta con la speranza di un’assunzione di responsabilità da parte dei quattro alunni, che potendo contare solo sulle loro forze, si impegnassero a fondo per recuperare l’insufficienza.
A conclusione dell’esperienza è stato somministrato agli alunni un test di tipo tradizionale con 2 problemi da svolgere in classe.
Nell’esperienza didattica qui descritta, un ruolo importante ha rivestito una piattaforma Moodle installata su un sito che ho sviluppato (http://www.ivanococcorullo.it) e che già utilizzo da qualche anno per rendere più interattivi e coinvolgenti i corsi di Matematica e Fisica. In particolare, nella sperimentazione il corso sviluppato sulla piattaforma Moodle ha consentito di rendere più efficace l’apprendimento autonomo degli alunni, di valutare lo stesso apprendimento tramite test somministrati agli alunni a casa ed in classe.
 
Risultati
Gli studenti hanno affrontato la novità con entusiasmo, a testimonianza della necessità di introdurre innovazioni nella didattica per risvegliare gli entusiasmi degli alunni ed hanno mantenuto un buon livello di entusiasmo e partecipazione per tutta la durata dell’esperienza. L’impressione è che si siano sentiti più partecipi dell’azione didattica e non solo ricettori passivi di conoscenze come spesso succede.
Per ogni argomento trattato, è stato necessario tenere una breve lezione introduttiva, in quanto, alla scuola secondaria non è possibile attuare integralmente la metodologia flipped classroom: gli studenti del Liceo hanno bisogno, rispetto agli studenti universitari, di una maggiore guida, non avendo ancora acquisito una completa autonomia negli studi.
La piattaforma Moodle consente di monitorare gli accessi e le attività svolte dagli studenti: sono state necessarie un paio di lezioni perché la classe riuscisse a comprendere a pieno la necessità di assumersi la totale responsabilità del proprio apprendimento nelle fasi da svolgere singolarmente a casa. In verità, dopo questa breve fase iniziale, la classe ha mostrato di essere entrata a pieno nel meccanismo dell’inversione: guardavano tutti il materiale messo a loro disposizione e si presentavano in classe per la fase dei lavori di gruppo con appunti e pagine stampate direttamente dalla piattaforma.
 
La fase del lavoro di gruppo è la fase più difficile perché bisogna educare la classe al lavoro collaborativo. Un gruppo, infatti non è collaborativo semplicemente perché lavora insieme. Un gruppo è collaborativo se tra i suoi membri si crea un’interdipendenza positiva, se sono definiti i ruoli, se è condiviso non solo l’obiettivo da raggiungere, ma anche il percorso per il suo raggiungimento.
Questa fase è stata molto positiva sia dal punto di vista didattico che della socializzazione. La scelta di creare gruppi omogenei per preparazione ha consentito di assegnare compiti più stimolanti agli allievi che hanno mostrato maggiori capacità e compiti più alla loro portata agli allievi con qualche difficoltà.
Dei cinque gruppi in cui era stata suddivisa la classe, quattro hanno lavorato con coesione ed impegno sin dall’inizio, nel quinto gruppo l’impegno all’inizio è stato di tipo individuale ma con il passare del tempo l’individualismo ha lasciato il passo alla collaborazione e gli alunni hanno compreso che unendo gli sforzi potevano raggiungere risultati migliori che non singolarmente.
Gli alunni a rischio sospensione del giudizio, posti di fronte alla prova, hanno mostrato una piena assunzione di responsabilità: senza nessuno a cui appoggiarsi, si sono rimboccati le maniche ed hanno lavorato col giusto impegno raggiungendo risultati soddisfacenti.
Questa fase è stata molto positiva anche per l’inserimento dell’alunno con sostegno, il suo gruppo ha lavorato con impegno (senza l’aiuto dell’insegnante di sostegno) e con il sorriso, favorendo la creazione di legami di amicizia tra gli alunni.
È stato anche richiesto a tutti gli alunni di annotarsi i concetti risultati poco chiari, in modo da porre domande mirate all’insegnante a lezione. Oltre all’ovvia utilità di questo momento didattico vi è una ripercussione di questo semplice gesto sulla responsabilizzazione dello studente. Egli infatti, trovandosi negata la possibilità di porre domande all’insegnante durante la spiegazione, dovrebbe essere costretto ad impegnarsi maggiormente nel comprendere anche i contenuti più difficili. Perciò, in questo contesto, le domande che lo studente porta a lezione, sono probabilmente più ponderate e precise, mirate a specifici contenuti che non gli sono risultati chiari in seguito ad uno studio approfondito, non solo da un primo ascolto. Nel corso di questa esperienza, la maggior parte degli studenti ha posto domande ragionate, evidentemente prodotte dal soffermarsi sui contenuti più ostici delle lezioni.
Nella figura 2 i risultati ottenuti dagli allievi in termini di valutazione del compito finale sono stati confrontati con i risultati ottenuti dalla classe nei compiti svolti in precedenza.
 
 
grafico
 
Figura 2.  Confronto tra la valutazione ottenuta nel compito finale con quelle ottenute nei compiti precedenti.
 
Dalla figura si evince un miglioramento generalizzato dei risultati per tutti gli allievi: gli allievi bravi hanno migliorato le loro già ottime valutazioni e soprattutto gli allievi con votazioni inizialmente più basse sono riusciti ad ottenere buoni risultati attestandosi oltre la sufficienza.
Lo stesso compito finale assegnato agli alunni della flipped classroom è stato assegnato anche ad una terza in cui gli argomenti sono stati affrontati in maniera tradizionale. Nella figura 3 è riportato il confronto tra i risultati ottenuti nel compito finale dagli allievi delle due terze.
Un buon insegnante sa che è molto difficile confrontare i risultati ottenuti in due classi, sono troppi i fattori che concorrono a determinare il successo o l’insuccesso per attribuire troppa importanza a questo confronto. Pur tuttavia la figura sembra evidenziare il positivo impatto della metodologia flipped sulla didattica: i risultati ottenuti nella flipped classroom sono nettamente migliori di quelli ottenuti nella classe tradizionale.
 
 
 
 
Figura 3. Confronto tra la valutazione ottenuta nel compito finale dalla flipped classroom con quella ottenuta da una classe tradizionale.
 
 
Conclusioni
I risultati di quest’esperienza sono stati sicuramente molto positivi ed incoraggiano ad adottare questa metodologia per periodi di tempo più lunghi, cercando di integrare al meglio la didattica di tipo tradizionale con quella innovativa di tipo flipped learning.
 
Bibliografia
Bergmann, J & Sams A. (2012). Jonathan Bergmann e Aaron Sams. Flip Your Classroom. Reach Every Student in Every Class Every Day. ISTE &ASCD Ed. 2012.

 

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