ANNO N.5 – N.2 (GIUGNO) – In questo numero

  Flipped Classroom 

 

pierfranco.ravotto@gmail.com

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Spesso consultiamo, nel nostro gruppo Facebook, lettori ed autori sul tema da proporre: quello della Flipped classroom ce lo avevate suggerito appena quel nome ha iniziato a circolare. Ma abbiamo preferito aspettare temendo che ci fossero allora poche esperienze da raccontare. Adesso ce ne sono tante, come gli articoli che vi presentiamo dimostrano.

A dire il vero ci sono sempre state attività didattiche in cui l’acquisizione di contenuti e informazioni era affidata allo studio a casa mentre in aula avveniva la discussione, la rielaborazione, la produzione collaborativa. Ma definirle con un nome preciso – flipped classroom o classe rovesciata – è servito a darne evidenza e a proporre a tutti gli insegnanti un modello diverso dal classico “spiegazione, studio a casa, interrogazione”.

E’, quest’ultimo, un modello non compatibile con la richiesta di sviluppare competenze. Una richiesta cui può invece rispondere un modello flipped.
La competenza è, secondo le definizioni europee (1), la capacità di utilizzare conoscenze (knowledge), abilità (skills) e attitudini (attitudes) in contesti concreti, producendo risultati osservabili. Una didattica delle competenze deve pertanto:

  • assicurare l’acquisizione delle conoscenze e delle abilità,
  • favorire lo sviluppo delle attitudini,
  • offrire contesti concreti in cui utilizzare conoscenze, abilità e attitudini per produrre risultati.

Molto spesso i colleghi lamentano l’impossibilità di lavorare su tutti i piani avendo a disposizione un tempo limitato.
La flipped classroom può aiutare riservando allo studio a casa l’acquisizione delle conoscenze e ad esercitazioni a casa l’acquisizione di abilità e liberando il tempo d’aula per attività individuali e di gruppo in cui affrontare problemi concreti e produrre risultati osservabili.

Entrambe le attività – a scuola e a casa – potrebbero essere fatte senza tecnologie, ma sicuramente le tecnologie digitali offrono un grande supporto.

Dodici sono gli articoli dedicati al tema.

Nicoletta Farmeschi insegna in una scuola Primaria in provincia di Grosseto. Ci racconta un’esperienza flipped in un contesto di BYOD – i bambini portano a scuola i propri tablet – e di modifica del setting d’aula: grazie all’intervento del Comune di Castel del Piano porte scorrevoli che uniscono classi diverse, banchi componibili e un angolo “morbido” per riposare e riflettere. Qui lo stimolo di partenza dell’attività, quindi il “problema reale” da risolvere, è sorto durante la settimana bianca: quali norme uno sciatore deve rispettare? e, più in generale, cosa sono i regolamenti? Si intrecciano attività individuali e collettive, in classe e a casa, con videoproiettore, computer di classe, tablet dei bambini, ricerche in internet e produzioni di video per Telesantucci, la TV della scuola.

Anche Paolo Aghemo insegna in una Primaria, questa volta romana. Ci racconta due esperienze di rovesciamento, una che riguarda la lettura e il racconto (in prima), l’altra la storia (in una terza). In entrambi i casi la performance richiesta agli studenti è un’esposizione in classe cui si aggiunge la produzione di podcast, presentazioni e video. Anche in questo caso numerosi sono gli strumenti e ambienti digitali utilizzati: LIM, tablet, Google, siti dedicati, Edmodo, Fidenia, Socialclassroom.

Ancora di una scuola Primaria, a Livigno (Sondrio), è l’esperienza di cui ci parlano Francesca Muraca e Aurora Di Benedetto. L’attività che hanno proposto in modalità flipped riguardava la Costituzione. Hanno usato Moodle come ambiente online protetto in cui hanno inserito videotutorial prodotti dalle docenti. Il risultato da produrre, per i vari gruppi, era quello di inventare il finale di una storia in cui si trattava il tema della diversità. La FC, dicono, risulta molto efficace nel promuovere la socializzazione tra gli alunni e la riflessione sui processi e aiuta ad approcciare le nuove tecnologie con maggiore senso critico, sviluppando capacità di selezione dati ed informazioni in maniera autonoma.

Grazia Paladino è docente di materie scientifiche in una Secondaria di primo grado in provincia di Catania. La sua principale motivazione nel proporre le attività che ci racconta è stata l’educare la classe al lavoro collaborativo, oltre, ovviamente, all’applicare una didattica laboratoriale, essenziale per un insegnamento scientifico. Il contesto concreto era quello dello studio dello sviluppo o meno di batteri in una serie di contenitori tenuti sotto osservazione. Il prodotto è stato una relazione conclusiva realizzata con Comicstrip. Gli studenti hanno usato tablet, notebook e Tinytap.

Nel suo articolo Linda Giannini intreccia la propria esperienza in corsi di formazione Samsung-Università Cattolica sul modello EAS con quella di promozione di iniziative – sostenute da Samsung – nel suo Istituto Comprensivo, Latina, coinvolgendo classi della scuola dell’Infanzia, della Primaria e della Secondaria di primo grado.

Mara Masseroni, docente di inglese all’ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio (Milano), racconta un’esperienza – in una classe prima a indirizzo linguistico – secondo il modello EAS. Nella flipped classroom, come nella didattica tradizionale, è centrale coinvolgere gli studenti appassionandoli, quindi partendo da situazioni stimolo per proporre attività coinvolgenti. In questo caso la richiesta agli studenti era quella di inventare una fiaba, produrne lo storyboard, realizzarla in formato digitale tramite Padlet, condividerla con Pearltrees e infine presentarla alla LIM ai propri compagni, naturalmente in lingua inglese. La risorsa/stimolo è stata realizzata dalla docente utilizzando Zaption.

Anche Tiziana Saponaro insegna inglese in un Tecnico a indirizzo informatico. Ha realizzato con Blogger un sito per i propri studenti, con video lectures e tutorials che introducono e spiegano gli argomenti trattati, quiz, mappe, ambienti di discussione, attività collaborative. Qui raccoglie anche i risultati dei group-work finalizzati alla realizzazione di progetti multimediali (ebooks e digital magazines, timelines, digital posters, multimedia presentations).

Insegna Inglese, in un Liceo Scientifico di Pordenone, anche Laura Cimetta. Anche lei ha un blog con cui propone, agli studenti di terza, quarta e quinta, video di letteratura – prodotti con ScreenCast-O-Matic e postati in Schoology – da guardare a casa e da discutere (in lingua inglese), divisi in piccoli gruppi, in classe. Per assicurarsi che a casa gli studenti guardino i video fa ricorso a Kahoot! e a Socrative.

Francesca Alloatti e Federica Viscusi insegnano Matematica e Italiano-Storia in un Istituto Professionale per i Servizi Socio-Sanitari (Torino). Presentano un’esperienza fatta in una classe prima in cui tutti gli studenti sono dotati di iPad, interagiscono in un ambiente Moodle, utilizzano un blog e le Google App for Education. Con Nearpod hanno combinato video, quiz, attività da svolgere durante la visione. Agli studenti vengono richiesti prodotti multicanale complessi e articolati, quali video, ebook, fumetti.

Mauro Spinarelli, insegna Informatica all’IIS Alessandrini di Vittuone. Agganciandosi a un articolo che abbiamo pubblicato nel numero precedente, sulla produzione di App per EXPO su ”Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita”, affronta l’aspetto “Quiz, Nodi e Metafore interattive” di quel progetto. ll modello FC, scrive, ha permesso di ricavare tempo in classe “per riflettere sul concetto di equilibrio e sostenibilità”.

Patrizia Vayola non è fra quelli che si appassionano “a teorie palingenetiche e risolutive”; non pensa che la flipped classroom sia la soluzione di tutti i problemi. Non a caso il suo articolo si intitola “Anche flipped, quando serve”. Ci offre, in primo luogo, alcune riflessioni sui video, centrali in molte proposte FC. E ci presenta due esperienze flipped in una quinta superiore di un istituto alberghiero. Focus delle attività è far lavorare gli studenti collaborativamente (in modo da facilitare il peer tutoring). Tanti, anche in questo caso, gli strumenti e ambienti digitali utilizzati: VideoANT, EdPuzzle, Prezi, Tagul.

Mario Gabbari, Roberto Gagliardi, Antonio Gaetano e Daniela Sacchi ci hanno inviato un interessante intervento teorico sulla flipped classroom, sul modello proposto da Jakie Gerstein e sui diversi punti di vista in merito a vantaggi e svantaggi della FC. Poi, nella loro qualità di Equipe Formazione LIM, hanno ragionato sugli usi della LIM in una logica di classe capovolta.

Come gli altri, anche questo numero di Bricks propone le consuete rubriche.

Per Competenze e certificazioni, Paolo Schgör, ci racconta il forum della Fondazione ECDL che si è tenuto in maggio a Varsavia e si sofferma in particolare sull’ECDL che a livello mondiale, ma anche in UK, è in crescita e sull’importanza attribuita in molti paesi al coding.

Per Progetti europei, Fiorella Operto ci presenta RobGap, un progetto promosso da Scuola di robotica e che recentemente ha ricevuto dall’Agenzia LLP il titolo di Star Project.

Per Dalla rete, Veronica Cavicchi illustra la rete “A scuola di open coesione” e il progetto a cui ha preso parte con i suoi studenti: la ricerca Open Garda.

Infine, per la rubrica Dall’estero, Carlo Tiberti racconta l’esperienza che ha vissuto accompagnando, in maggio, un gruppo di studenti italiani a Pittsburg in Pennsylvania, dove hanno partecipato alla edizione 2015 della INTEL International Science and Engineering Fair, una manifestazione cui hanno preso parte 1.700 “super eroi”.

NOTE

Le definizioni date in documenti europei sono differenti ma molto simili.

  • In EQF la competenza è “la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale.”
    “Nel contesto del Quadro europeo delle qualifiche le competenze sono descritte in termini di responsabilità e autonomia.”
  • Nell’e-Competence Framework, e-CF, “La competenza è un’abilita dimostrata di applicare conoscenza, skill ed attitudini per raggiungere risultati osservabili.”
  • Nel documento “Competenze chiave per l’apprendimento permanente – Un quadro di riferimento europeo” allegato alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, “Le competenze sono definite … alla stregua di una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto.”

 

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