Open spaces without walls

  di Nicoletta Farmeschi

Scuola Primaria Santucci di Castel del Piano

nicomarti0@gmail.com

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Presso la mia scuola, la primaria L. Santucci di Castel del Piano (Gr) è stata concessa una classe2.0. Il progetto dal titolo Open spaces without walls, cioè “Classi aperte, niente mura” era stato scritto in tutta fretta dalla mia collega Antonella Coppi e da me, in orari notturni, grazie alle possibilità di condivisione di Google Drive. In effetti non c’era molto da chiarirsi in proposito: avevamo discusso a lungo sulle possibilità che l’acquisto di mezzi informatici in aggiunta a quelli già in dotazione alle nostre classi, poteva consentire. Forse è stata proprio la convinzione delle nostre idee che ha più colpito coloro che ci hanno concesso questo privilegio. Le cose non sono andata proprio come speravamo e non sono mancati i momenti di scoraggiamento, ma non abbiamo permesso che il nostro lavoro ne risentisse. Con questo articolo voglio quindi raccontare cosa stiamo realizzando nelle nostre classi, in particolare nella mia terza. 


Figura 1 – La scuola Primaria L. Santucci.

A proposito di metodologia

Dalla Montessori in poi, gli unici metodi di cui per un lungo periodo ho sentito parlare, sono i metodi Steiner e il Furestein. Ma nel momento in cui entrano le tecnologie digitali nella scuola, ecco nascere nuove strade, nuove vie che tendono a rendere attivo l’apprendimento nella classe “tecnologica”. Queste nuove metodologie sembrano avere un punto in comune: al centro mettono l’alunno, con la sua voglia appassionata di imparare, stimolata variamente: problemi reali, conflitti, ricerche… che la lezione dovrebbe portare a soluzione. Nel particolare le innovazioni più recenti riguardano la Flipped Classroom, così ben spiegata ad esempio, da Laura Antichi, ma anche la notissima Classe Scomposta di Dianora Bardi che rifugge saggiamente dalle mode, per calarsi nella realtà scolastica quotidiana: quella in cui si vive fianco a fianco con gli studenti e dove si ha la necessità di creare percorsi di apprendimento significativi e coinvolgenti. Non basta infatti, capovolgere l’insegnamento per ottenere automaticamente l’attenzione delle nuove generazioni, cui abbiamo l’ardire, come docenti, di insegnare… Anche gli EAS, o Episodi di Apprendimento Situato, di PierCesare Rivoltella (oltre al noto video, possiamo leggere questo articolo dal titolo Una didattica per EAS, che riepologa in uno schema le fasi di questo metodo) sembrano riempire le pagine delle riviste didattiche.
La tendenza a “costruire” una nuova didattica è dimostrata variamente: l’anno scorso ad esempio, nasce Rinascimente che tenta di proporre una “scuola del fare”. Subito dopo giunge alla ribalta, la ricerca di Avanguardie Educative promossa dall’Indire di Firenze: in modo forse molto più analitico, mostra chiaramente tre aree in cui si possono dividere le problematiche dell’apprendimento e le 12 idee da “adottare” per fare una didattica innovativa, con l’uso della tecnologia. Dalla lettura del documento inerente appunto le idee, scaturisce il quadro di tendenze nuove e diverse, tutte interessantissime: dalle aule quali laboratori disciplinari, al Debate, o argomentare e dibattere, passando per la didattica per scenari. Ognuna di esse va davvero presa in considerazione seriamente, per comprendere come è vasto il quadro dell’innovazione didattica metodologica reale.
L’innovazione didattica viene spesso anche dall’estero, ad esempio il sito “La sfida per cambiare” sembra davvero molto stimolante: ho partecipato al seminario di Lucca di alcune settimane fa e mi è parso davvero entusiasmante il modo di approcciarsi che gli insegnanti americani mostravano, imitando una lezione nella loro classe.

Idea 2.0

Ma l’idea “forte” del nostro progetto è sicuramente legata agli spazi scolastici da modificare: non solo nuovi tavoli d’appoggio in sostituzione dei vecchi banchi monoposto, ma anche l’ambiente scolastico stesso deve dare la sensazione di qualcosa di “aperto”. Da una parte l’apertura fisica delle mura, con porte scorrevoli che uniscono ad esempio, le classi parallele; dall’altra le modalità di apprendimento che permettono di non sentirsi “chiusi” nell’aula, ma permettono di “spaziare”, di “andare oltre” lo spazio fisico e “volare” sulle conoscenze che grazie ad Internet si ampliano, si dilatano, cambiano il modo stesso di percepire le idee, i concetti, i cosiddetti “contenuti”.
Lo spazio parla di noi, di cosa siamo, cosa vogliamo. Anche le nostre classi, nella quale gli alunni “abitano” per otto ore al giorno, dovrebbero essere così: parlare degli alunni e dei loro insegnanti, esprimere cosa ci piace e cosa vogliamo più di tutto: crescere, “aiutare a” o semplicemente, diventare grandi in un mondo che cambia continuamente e dove niente resta uguale a se stesso per troppo tempo, dove niente è “scontato”. Per realizzare tutto questo però, oltre alle strutture che devono necessariamente modificarsi, anche le modalità di insegnamento-apprendimento devono cambiare. L’idea contenuta nella flipped classroom, o classe capovolta, può allora essere davvero molto vicina a quanto volevamo, didatticamente parlando, realizzare. Nell’accezione generale questa metodologia in pratica viene intesa così: “studia a casa, poi facciamo i compiti insieme”: questo non sarebbe praticabile nelle nostre classi che sono a tempo pieno, se non fosse che capovolgere l’insegnamento vuol dire molto, molto di più. E per noi, quel “di più” è la parte essenziale, che può essere declinata ad alunni di una scuola primaria già a partire dalle prime classi, come appunto in seconda e terza elementare.

Target

L’idea 2.0 è in fase di realizzazione per quattro classi a tempo pieno della Primaria Santucci, ma visti i problemi di acquisto del materiale, è in fase di maggiore realizzazione in una seconda ed una terza per un totale di 32 alunni; le discipline che coinvolgono la modifica metodologica riguardano in particolare l’area linguistica.


Figura 2 – Nuovi tavoli scomponibili per una didattica collaborativa.

Cambiamento delle strutture fisiche

La struttura fisica dell’aula ha subito variazioni significative, anche se a spese zero per la scuola: non era infatti possibile con il finanziamento di Classe2.0 né modificare le mura, né acquistare suppellettili scolastiche nuove, sia pure ritenute necessarie.
Per questo motivo il Comune di Castel del Piano ci ha aiutato, sia consentendo l’apertura di una classe con la parallela, grazie ad una porta scorrevole; sia donando dei tavoli di diversa fattura, alcuni dei quali davvero molto funzionali per le nostre esigenze di lavoro collaborativo: superiamo così la struttura “individualista” del banco monoposto. Ha permesso anche la disposizione di cavi LAN nelle aule in cui la rete Wi-Fi era troppo debole, predisponendo l’intera scuola affinché diventi forse, una “scuola digitale”, come stanno facendo i comuni montani vicini a Castel del Piano.
Un angolo “morbido” per riposare e riflettere viene strutturato sotto ad una finestra, con un tappeto di plastica morbida e cuscini personali. Questa zona viene abbellita da qualche pianta e da una vaschetta con un pesciolino rosso. Viene corredata dalla scatola dei giochi e da quella dei libri. I bambini avranno il compito di tenere pulito l’angolo, annaffiare e nutrire adeguatamente l’animaletto di classe. Possono chiedere di recarsi nell’angolo morbido quando vogliono, oppure vi si dispone un gruppo alla volta durante i momenti previsti.

Cambiamento delle strutture metodologiche

Riguardo al cambiamento metodologico, mi riferisco soprattutto alla classe terza dove insegno, perché si è realizzato un BYOD che non mi aspettavo davvero: i genitori specialmente dopo il primo quadrimestre hanno consentito ai bambini di portare i tablet da casa: tutti strumenti differenti che hanno però permesso un avvio diverso della “classe digitale”, rispetto alla seconda, dove invece hanno ottenuto intanto una LIM con qualche portatile.

I gruppi e la valutazione

La “variante” nel metodo è stata introdotta subito, fin dai primi giorni di scuola dividendo la classe in 4 gruppi. La scelta dei membri è stata per “vicinanza emotiva”: in pratica ciascuno ha scelto dove stare. Nel gruppo abbiamo subito individuato un “responsabile” e poi nelle settimane successive un “relatore”, un “sollecitatore”, un “valutatore”. Le mansioni sono presto spiegate: il primo deve consegnare il materiale necessario, si accerta che tutti lavorino; il secondo deve relazionare alla fine del lavoro, riportando le voci di tutti; il terzo si preoccupa che tutti all’interno del gruppo lavorino con costanza, sollecitando i più deboli; il valutatore deve oltre che lavorare come gli altri, “osservare” come vanno le cose, per fare poi il punto della situazione di “arrivo”.
Nella mia idea i vari gruppi attraversano vari check out, punti obbligati che servono per farmi capire se il lavoro così organizzato dà i suoi frutti ed è proseguibile nello stesso modo o con varianti. Non trovando altre tipologie di valutazione per me affidabili, ho pensato che ad un certo punto i ruoli del gruppo dovevano “ruotare” e che una valutazione significativa l’avrei potuta avere quando un alunno avesse assunto tutti i ruoli. Questo non esclude la verifica di tipo tradizionale, che invece riguarda le conoscenze acquisite, spesso somministrate con strumenti diversi dal solito.

La lezione

Il capovolgimento della lezione avviene con modalità adeguate per i bambini della mia classe terza, dove le attività si possono dividere in :

  1. attività in aula, come lezioni, discussioni e soprattutto lavoro di gruppo;
  2. attività individuali fuori dall’aula, come studio o esercitazioni da realizzare singolarmente;
  3. attività collaborativa fuori dall’aula, come studio collaborativo e lavoro online (intendendo anche la realizzazione di gruppi ridotti nell’ambiente della biblioteca o dell’aula informatica)
  4. attività online, sia individuali che collettive.

La struttura della lezione che cerco di applicare è ben rappresentata da questo schema:


Figura 3 – Gruppi e loro interazioni.

I gruppi dei bambini sono pressoché autonomi, ma l’insegnante che organizza il lavoro di tutti, è sempre presente passando da un gruppo all’altro e alla fine prevede il momento comune in cui tutti presentano il lavoro secondo le modalità previste: spesso si tratta di un video, oppure di un testo informativo, una presentazione…

Il percorso formativo di apprendimento può essere rappresentato da una linea, così come fa spesso Guglielmo Trentin (vedi Le nuove frontiere dell’apprendimento in rete: fra formalità e informalità, http://www.garr.it/eventiGARR/conf10/docs/trentin-pres-conf10.pdf)


Figura 4 – Il percorso di apprendimento in una linea continua.

Un esempio: il problema reale e la scoperta

Per far capire meglio cosa succede in classe, posso fare l’esempio di come procedo con la lezione d’Italiano, per la presentazione di nuove tipologie testuali.
A parte gli strumenti in dotazione, tablet e videoproiettore, più computer di classe, vediamo come cerco di procedere per “invertire” il metodo espositivo solito. Il titolo della lezione che narro è: "Il testo regolativo".

Aggancio alla realtà

L’argomento nasce dalla conclusione della Settimana Bianca, durante la quale gli alunni della mia scuola vengono accompagnati sulle piste da sci dell’Amiata per vivere la nostra montagna in maniera diversa. Al rientro qualcuno ha detto che un bambino era caduto facendo un fuori pista (involontario). Allora ho spiegato che bisognerebbe sapere quali sono le norme cui lo sciatore si deve rifare, proprio come per i pedoni che camminano per le strade seguono i regolamenti. Ma cosa sono i regolamenti? Ecco, questo per l’appunto è l’argomento di cui ci dobbiamo occupare. Confermo ai bambini che ho già una “lezione” pronta, con tanto di presentazione da mostrare al videoproiettore, di testi da leggere ed esercitazioni esemplificative e di rinforzo. Ma non è quello che voglio: vorrei invece che i bambini si organizzassero da soli per capire cosa vuol dire testo regolativo.

La discussione

Dove trovare questa informazione? Si apre una discussione su dove e come trovare il significato della parola. Da dove deriva? Qualcuno propone di guardare nel vocabolario, di cui abbiamo imparato l’uso qualche tempo fa. Qualcun altro chiede di guardare in Internet, ma per il momento chiedo di cercare nei mezzi a disposizione in aula. Alla fine un’alunna chiede di prendere il libro di lettura: è convinta che lì si possano trovare dei testi regolativi e in baleno tutti riescono a trovarne nell’indice, almeno tre o quattro.

L’attività di comprensione

Adesso allora leggiamo questi testi: li conosciamo già, perché il libro di lettura è stato letto almeno due o tre volte. Facciamo delle osservazioni e delle riflessioni per capire meglio cosa vogliono dire. Abbiamo trovato il regolamento per la piscina, quello per la scrittura corretta di un testo, il regolamento di un gioco, una ricetta di cucina. A questo punto posso mostrare i testi scelti da me per l’occasione: il regolamento ironico del “nato stanco”, e infine, il regolamento per l’uso delle piste da sci.

Attività di gruppo

Adesso il nostro compito è realizzare un testo regolativo su di un argomento che ci interessa veramente. I bambini dovranno elaborare insieme, poi presentarlo a Telesantucci. I grandi gruppi in questo caso, non sembrano essere graditi ai bambini che subito creano delle “combinazioni” a due o tre, legate all’argomento scelto, che trae spunto dalle letture. Alla nostra speciale TV dovranno mostrare quanto hanno imparato e soprattutto spiegare ai nostri “utenti” televisivi cos’è un testo regolativo.

La presentazione agli altri

Adesso siamo in fase di registrazione: per non perdere tempo ognuno presenta al gruppo registrando il servizio televisivo per Telesantucci. L’impegno è notevole, lo sforzo di essere chiari non è facile per niente, anzi. Qualcuno decide di non voler parlare a Telesentucci: c’è comunque un compito collaborativo che è venuto fuori anche da coloro che non se la sentono di mostrarsi e il loro “pudore” va rispettato.
Il risultato è in questo video:

Conclusioni

Allo stato attuale il progetto Open spaces without walls non è affatto concluso, anzi: in pratica è solo all’inizio. Il lavoro si sta facendo sempre più interessante sia per me e la mia collega Antonella, sia e soprattutto per gli alunni, che vengono con la voglia di “aprire” le lezioni.
La cosa forse non prevista e che all’inizio mi ha un poco sconcertata è sicuramente la creazione di una rete di relazioni che va oltre la scuola intesa come struttura fisica e prosegue fuori. In pratica la scuola “esce” e va in ogni “dove”: dove ci sono alunni che comunicano fra di loro per un apprendimento, dove ci sono genitori che si preoccupano perché i figli imparino le cose giuste, dove ci sono contenuti da rivedere, da capire, da leggere o rileggere, come ad esempio il nostro Drive di classe, nato dall’esigenza immediate di “condividere”: esso contiene non solo i “compiti” dei bambini, ma anche le mie lezioni, i racconti che ho inventato o raccolto per loro, gli ebook che ho messo da parte, il collegamento ad altri programmi (pochi per la verità) che utilizziamo per ora, come ad esempio il programma di videoscrittura: non c’è bisogno di molto per il lavoro digitale, in fondo.


Figura 5 – Il Drive della classe.

A volte non c’è bisogno neppure della rete Internet, se questa fa i capricci come spesso accade: la Pirate Box che Andreas Formiconi ci ha inviato a suo tempo, ci permette di creare infatti una rete interna per condividere i file (vedi L’articolo E via con la Pirate Box di Andreas!).


Figura 6 – La Pirate Box di AndreasFormiconi.

Di solito si conclude affermando quanto sono migliorati gli alunni e i loro apprendimenti. Invece voglio terminare questo mio breve e semplice scritto parlando un po’ di me, di come mi sento partecipe al processo di apprendimento dei miei alunni: mai mi sono sentita così vicino a loro, alla loro “anima” che ho l’onore in qualche modo di “toccare” in uno dei momenti più magici della vita: quello della crescita. Mai ho sentito di rendermi davvero utile al loro modo di apprendere. Per questo credo di essere sulla strada giusta: appassionare, appassionarsi è in fondo, l’idea più importante, più antica e anche più innovativa della Flipped Classroom.

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