Twitteratura: Lettere dal fronte Scuola e social network un binomio possibile

 

di Giulia Caminada

 docente di Materie Letterarie, Scuola Media “G. Segantini” di Asso (Co), giulia.caminada.gc@gmail.com

Uno dei fenomeni più rilevanti della recente storia delle tecnologie didattiche è costituito dallo sviluppo e dalla diffusione dei cosiddetti siti di social network. In italiano con questa espressione ci si riferisce a quei servizi telematici nati per ospitare reti sociali in riferimento ad ambienti come Facebook, Twitter o MySpace, solo per citare i più noti.

Promuovere la lettura attraverso l’uso dei social network è possibile. Parola di #Gigiai e #Sisto. Come? Si sceglie un testo, si stabilisce un calendario di lettura dividendolo in capitoli, articoli, lettere, si scelgono degli hashtag ufficiali (#LunaFalò, #Leucò, #Corsari, #PaesiTuoi, #Invisibili e #TwSposi #Gigiai) che danno il via alla lettura e alla (ri)scrittura del testo da parte del popolo di Twitter. Si apre così un universo di micro-riscritture che non possono prescindere da una lettura approfondita del testo che si sta leggendo insieme e che rimandano ad altri dati che, a loro volta, vanno conosciuti per essere discussi e approfonditi. Il tutto in 140 caratteri. La brevità funzionale all’analisi critica, non un vincolo ma un’opportunità. Bastano un libro, una connessione internet, un account di Twitter e il libro e il lettore hanno una nuova occasione. Il testo scivola da un ambiente (quello cartaceo) all’altro (quello multimediale).


Figura 1 – Il logo dell’iniziativa.

E poi ci sta la guerra, a cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914-2014). Sono cresciuta in mezzo al dolore che le guerre del Novecento hanno lasciato a chi è rimasto e che si sono portati dietro le generazioni che sono vive ancora in mezzo a noi. Al ricordo della povertà e della fame ancora vivo, fino a tempi recenti, negli anziani. Quando Luca Piergiovanni (@chocolat3b) mi ha proposto di sperimentare su Twitter, con bloggiornalismo 2.0 (@bloggiornalismo), la riscrittura di un testo che avesse come contenuto la Grande Guerra non potevo non accettare. Il binomio era perfetto per coniugare forma (Twitter) e contenuto (Grande Guerra). Ma c’era di più. Si poteva tentare di sperimentare un metodo non retorico di fare memoria, di commemorare la Prima Guerra Mondiale. Il metodo da sperimentare in ambito didattico era la Twitteratura (@TwLetteratura) che dà la possibilità di divulgare grandi contenuti sfruttando le potenzialità di Twitter con immediatezza, rapidità e sintesi. Paolo Costa (@paolocosta), Edoardo Montenegro (@TorinoAnni10) e Pierluigi Vaccaneo (@piervaccaneo), che hanno dato inizio al gioco, forse non prevedevano che sarebbe potuto diventare un metodo didattico potente per riportare l’esperienza conoscitiva ed affettiva multimediale degli alunni dentro gli spazi della scuola. Il che non è poco. Il progetto lariano ha visto il coinvolgimento, oltre che di Twitteratura, del quotidiano La Provincia di Como (@laprovinciadico), promotore di Twitt@mo, dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Como e dell’Archivio Diaristico Nazionale di Arezzo (@archiviodiari).

Il video conclusivo dell’esperienza

Sono dieci gli Istituti che hanno partecipato alla sperimentazione (@TAPUMTAPUMTAPUM, @TWenti_3C, @3aturati, @bloggiornalismo, @AulaAperta, @Furbilli, @twittemozioni, @WoodTwitCometa,@3CCarimate, @3acarimate) che, da marzo a maggio 2014, ha fatto leggere, (ri) leggere e (ri)scrivere su Twitter due raccolte di lettere dal fronte: ”Come le vacche sull’Alpe di Gigiai. Lettere al parroco di Montemezzo dalle trincee della Grande Guerra” (a cura di Gavino Puggioni, Como 1997) e ”Scusate la calligrafia. Lettere dal fronte” (di Sisto Mario Buzzetti, Milano 2008). Inoltre, parallelamente alla sperimentazione comasca, nell’anno in cui tutto il mondo commemora il centenario della Grande Guerra, Twitteratura ha lanciato il progetto di lettura e riscrittura su Twitter di ”Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, uno dei libri di memorie più potenti e rappresentativi sull’esperienza della Prima Guerra Mondiale, almeno fra quelli scritti in lingua italiana.

Le nuove generazioni sono abili di internet – a loro rischio e pericolo – ma accreditarlo a metodo didattico vuol dire indicarne il valore e – parallelamente – aprire dentro l’aula la riflessione sull’utilizzo dei social network in ambito sociale e scolastico, aprire alle loro potenzialità espressive motivando una fascia di studenti che forse non sarebbe stata agganciata alla lettura (scrittura) in altro modo. Un’opportunità che la scuola non può perdere per portare un costume nuovo in una realtà scolastica indecisa fra la routine di ligia obbedienza ai programmi e di osservanza alle strutture e l’impegno in esperienze didatticamente assai originali e socialmente avanzate, di rottura.
L’incontro fra scuola e social media è sempre stato difficile, sovente frustrato. Le suggestioni a imboccare una via diversa nella pratica di fare scuola si moltiplicano anche se si calano su una realtà contraddittoria di insegnanti non sensibilizzati a tradurre la propria professionalità in forme più avanzate, certamente più faticose e più difficili, di sperimentazione ma – nello stesso tempo – drammaticamente bisognosi di qualificare l’immagine sociale della propria quotidianità e di trovare indicazioni per poterlo fare nel proprio lavoro nella classe. In questa situazione di incongruenza ben si collocano #Gigiai e #Sisto. Le lettere dei poveri contadini di Montemezzo e quelle di Sisto sarebbero state un potente mezzo per coinvolgere gli alunni in uno dei più grandi massacri del Novecento.


Figura 2 – I protagonisti dell’esperienza

I contadini di Montemezzo e Sisto sono (ri)vissuti su Twitter in modo quasi spontaneo: sembra quasi che siano stati i ragazzi delle scuole lariane che hanno partecipato al progetto a crearli. E l’entusiasmo è andato oltre le aspettative. Noi di @bloggiornalismo abbiamo letto attentamente le lettere, conosciuto il contesto storico, sociale e politico in cui i nostri contadini-soldato e Sisto le hanno scritte. Per farlo abbiamo dovuto capire cosa volevano dirci, cosa hanno voluto dire al parroco e ai familiari a cui indirizzavano le lettere dal fronte, cosa quelle lettere dicono a noi oggi.
Abbiamo vissuto di approcci attivi e consapevoli al romanzo. Abbiamo immaginato il non detto, i sentimenti che si nascondo fra le righe provando a riviverli noi stessi e dando forma ai pensieri e alle emozioni in un tweet. Abbiamo interrogato le lettere. Che sia la pioggia lunga, grande e fangosa delle trincee. Che sia il bisogno di pane. Che siano gli occhi gonfi di lacrime al pensiero della casa lontana. I giovani di Montemezzo e Sisto ci scrivono tutto l’orrore e la paura che una guerra porta con sé. E come se fossimo stati noi a ricevere le lettere dal fronte. Sicuramente siamo noi a farle parlare all’uomo di oggi grazie alla Rete. Il docente è il tramite fra gli studenti e Twitter, utilizzata per condividere con il resto della comunità online le riscritture realizzate a scuola.
I tweet sono stati composti editorialmente dai ragazzi, pubblicati in un tweetbook (@hiTweetbook) in diversi formati (PDF, EPUB, MOBI) e condivisi con la Rete. Il metodo Twitteratura può essere utilizzato da chiunque voglia sperimentarlo.

La Categoria di bloggiornalismo 2.0 che racconta l’esperienza:
http://www.blogscuoleasso.it/bloggiornalismo/category/twittimo/

La Home di bloggiornalismo 2.0:
http://www.blogscuoleasso.it/bloggiornalismo/

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