Social per caso

 

di Marco Guastavigna

Insegnante di Italiano e Storia presso l’IIS Vittone di Chieri (Torino) – www.noiosito.it
marco.guastavigna@gmail.com

Il contesto

L’esperienza descritta nell’articolo ha avuto luogo, in modo del tutto spontaneo e tutto sommato anche abbastanza imprevisto, in una quinta dell’istituto professionale dove insegno, nel corso dell’anno scolastico appena passato. O meglio: ha riguardato il gruppo Facebook della classe, riservato e segreto, già messo in piedi per proprio conto da parte degli allievi nell’a.s. 2012-2013, come strumento di comunicazione informale e occasionale e di socializzazione virtuale. Al gruppo stesso avevano aderito tutti gli studenti, con la sola eccezione di due ragazze, che per ragioni diverse non avevano intenzione di aderire alla rete sociale di Mark Zuckerberg. Più meno nel mese di novembre 2013 sono stati poi ammessi nel gruppo anche tutti gli insegnanti del consiglio di classe che lo desideravano. Prerequisito ovvio era possedere o attivare un proprio profilo su Facebook e condizione fare richiesta esplicita a una delle rappresentanti di classe, che aveva avuto l’idea iniziale, l’aveva realizzata e aveva di conseguenza assunto i compiti di amministrazione. Vanno messi in evidenza due aspetti. In primo luogo: tutti gli allievi erano da tempo maggiorenni e questa loro condizione di piena autonomia sollevava a priori noi professori da una serie di questioni e implicazioni in merito a tutela, responsabilità e potenziali complicazioni e diffidenze nel rapporto con le famiglie. In secondo luogo: far parte dello stesso gruppo non ha indotto – se non in un paio di casi – gli studenti a “chiederci l’amicizia”. La gran parte di loro ha preferito l’opzione che garantiva maggior riservatezza. Da parte nostra abbiamo preteso che gli studenti accedessero dichiarando la loro identità, senza pseudonimi o simili.

Attività vicarianti

All’origine della vicenda c’è stato a essere sinceri un doppio impiccio, relativo alla digitalizzazione della scuola. Troppo spesso il registro elettronico in dotazione all’istituto non funzionava in modo efficiente: cadute di connessione, tempi di accesso scoraggianti, mancato riconoscimento delle credenziali e così via. Una assai discutibile interpretazione dei diritti e dei doveri degli studenti rendeva inoltre loro di fatto impossibile, in assenza di una esplicita autorizzazione dei genitori, entrare in diretto possesso delle credenziali medesime, in modo da poter visualizzare e tener sotto controllo in prima persona le proprie valutazioni. E così – a fronte della mancata volontà dei ragazzi di aprire una vertenza sulla questione – noi insegnanti abbiamo preso a pubblicare nel gruppo nomi e voti sotto forma di immagine, ottenuta catturando le schermate del modulo del registro da noi utilizzato appunto per la gestione di verifiche e interrogazioni.
Emoticons, “Mi piace” e commenti vari hanno dal quel momento contribuito, insieme alle nostre eventuali risposte, ad arricchire di vivacità e di ulteriore senso questa scelta, che all’inizio era invece stata vissuta soltanto come un espediente per uscire dall’immobilismo generato dalla sinergia tra eccessi burocratici e vincoli tecnocratici. In tutti i casi, avevamo preventivamente chiarito agli studenti che le nostre “pubblicazioni” avevano una valenza esclusivamente comunicativa, senza le implicazioni e i requisiti richiesti dalle operazioni di notifica formale dei risultati. Sul piano amministrativo avrebbero cioè continuato a fare fede soltanto le copie corrette delle verifiche riportanti voti e criteri, insieme alle valutazioni riportate sui libretti dei ragazzi e firmate dall’insegnante.
Le difficoltà determinate dal passaggio al digitale avevano però nel frattempo introdotto evidenti difficoltà e rallentamenti e fastidiose restrizioni anche nella più banale e quotidiana gestione dell’agenda di una classe. Dalla cattedra mancava infatti il registro di classe di carta, documento che – oltre ad avere valore ufficiale, con quella piena legittimità formale che invece allo stato attuale delle cose continua a mancare al suo alias digitale – era stato soprattutto un oggetto materiale e proprio perché tale risultava immediatamente disponibile per tutti e di utilizzabilità collettiva.
Lo pseudo-sostituto digitale, residente invece nel database del fornitore del servizio, non solo riproponeva abbastanza spesso i problemi di accesso e funzionamento richiamati in precedenza parlando di “voti” e quindi di “registri dei professori”, ma si proponeva come un oggetto immateriale, la cui fruizione era condizionata dalla disponibilità di un dispositivo connesso a Internet e soprattutto dalle caratteristiche di un accesso esclusivamente individuale, operato mediante autenticazione sorvegliata. A questo andava aggiunto ogni volta il tempo necessario per scorrere le diverse videate e per mettere in atto le sequenze operative che – nelle intenzioni di coloro che hanno progettato e realizzato l’interfaccia – avrebbero dovuto sostituire in modo efficace l’apertura di un fascicolo e la consultazione delle due pagine di carta affiancate che tradizionalmente caratterizzavano la versione di carta, con il risultato, invece, di compromettere oltre alla rapidità esecutiva anche la chiarezza e la possibilità di avere una visione di insieme.
Per farla breve: abbiamo deciso di usare il gruppo Facebook anche per questo tipo di comunicazioni. Dapprima abbiamo apprezzato il fatto di poter ritrovare tutto abbastanza facilmente, anche a distanza di tempo, con operazioni di scorrimento alto-basso e viceversa, semplicissime e assolutamente intuitive. Via via ci siamo poi resi conto di quanto fosse importante dal punto di vista comunicativo e in qualche modo foriero di trasparenza, almeno sul piano operativo e cognitivo, il fatto che l’accesso paritario al gruppo tra insegnanti e allievi, garantisse a tutti gli utenti di vedere “le stesse cose”, proposte “nello stesso modo”, mentre il sistema di comunicazione ufficiale aveva anche il limite di differenziare l’organizzazione delle informazioni a seconda della tipologia di utente.

E così, per esempio, sono state oggetto di pubblicazione le date delle simulazioni delle prove d’esame, immediatamente dopo la riunione in cui avevamo deciso in proposito: tutti gli studenti iscritti al gruppo le hanno ricevute, alcuni quasi in tempo reale sul proprio smartphone. In questa come in tutte le altre situazioni citare in precedenza, le due ragazze non iscritte a Facebook sono state poi avvisate via SMS e/o email dai loro compagni e la notifica formale è in ogni caso stata fornita a scuola.
Un altro uso abbastanza diffuso è stato la diffusione anticipata e compattata in un unico avviso delle domande o la precisazione dei concetti su cui si sarebbero imperniate le verifiche scritte. Molto chiaro il messaggio: l’accertamento degli apprendimenti non avviene sul modello dei quiz televisivi; è infatti diritto degli studenti conoscere con esattezza su cosa prepararsi e dovere degli insegnanti essere trasparenti in merito.

Attività integrative

Fino a ora sono state descritte soltanto azioni di tipo gestionale e informativo e che avevano trovato la loro ragion d’essere più che altro nei difetti di funzionamento degli strumenti ufficiali di comunicazione in possesso della scuola; progressivamente hanno però preso piede anche impieghi di altro tipo del gruppo, con valenza di arricchimento di alcune pratiche didattiche, per lo meno in termini quantitativi.
La possibilità di allegare file ai “post” ha messo il gruppo nelle condizioni di diventare deposito “certo” delle diapositive o degli altri materiali digitali utilizzati da noi insegnanti durante le lezioni, perché studenti e colleghi li scaricassero o anche soltanto li visualizzassero ogni volta che lo ritenessero necessario. Analogamente sono transitate dal gruppo le esercitazioni aggiuntive per la prima prova dell’esame di Stato – svolte volontariamente da alcuni studenti con il personal computer invece che sulla carta – e le relative correzioni, corredate di ulteriori commenti. Il vantaggio di questa soluzione rispetto alla mail è la pubblicità immediata per tutti gli iscritti dei testi prodotti in origine, dei successivi interventi dell’insegnante e dell’eventuale conseguente discussione. Ovviamente, tale pubblicità deve essere accettata da tutti coloro che sono coinvolti. Nel caso non sia così, si può ricorrere alla mail o ai messaggi tra singoli resi previsti dalla struttura di Facebook.
Sempre usando il gruppo gli insegnanti hanno potuto proporre link attivi sia ai siti mostrati o anche semplicemente citati in aula, sia ad altri giudicati utili; i “post” erano corredati da sintetiche recensioni, con descrizione del contenuto di massima del sito e motivazione della scelta. Questo ha significato invitare – ma non obbligare; e loro lo hanno molto apprezzato – gli studenti a percorsi di approfondimento su quanto svolto in classe, ad esempio mediante il riferimento ai filmati proposti dagli archivi RAI o da alcuni canali di Youtube su temi di tipo storico o letterario, ma anche inerenti l’attualità. È quest’ultimo il caso della questione ucraina, che ha avuto negli scorsi mesi grande visibilità e ha messo i giovani cittadini – e non solo – di fronte alla necessità di informarsi per capire davvero.
Nell’ultimo periodo ci siamo poi occupati delle “tesine”, destinate ad aprire le prove orali dell’esame con un argomento scelto dai candidati. Abbiamo usato il gruppo e le sue risorse per dare indicazioni ed esemplificazioni in proposito, ricevere quesiti e fornire risposte e chiarimenti, nonché per intervenire con suggerimenti e correzioni su quanto via via effettivamente prodotto dagli allievi.
Globalmente l’esperienza è stata positiva e abbiamo intenzione di riproporla quest’anno alla nuova quinta.

 

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