Social network e dimensioni educative

 

di Maria Ranieri1 e Stefania Manca2

 Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia, Università di Firenze, maria.ranieri@unifi.it

Istituto per le Tecnologie Didattiche, Consiglio Nazionale delle Ricerche, stefania.manca@itd.cnr.it 

Uno dei fenomeni più rilevanti della recente storia delle tecnologie didattiche è costituito dallo sviluppo e dalla diffusione dei cosiddetti siti di social network (SNS). In italiano con questa espressione ci si riferisce a quei servizi telematici nati per ospitare reti sociali in riferimento ad ambienti come Facebook, Twitter o MySpace, solo per citare i più noti.

Una definizione recente, rivista dagli stessi autori che per primi la elaborarono (boyd e Ellison, 2007), mette maggiormente in luce la dimensione di condivisione di contenuti che oggi si ha in questi ambienti. I social network sarebbero, quindi, caratterizzati da: “1) profili identificabili in maniera univoca, costituiti da contenuti forniti dall’utente, contenuti forniti da altri utenti e/o da dati forniti a livello di sistema; 2) connessioni articolate pubblicamente, che possono essere visualizzate e navigate da altri; 3) funzionalità che consentono agli utenti di consumare, produrre, e/o interagire con flussi di contenuti generati dagli utenti che vengono forniti dalle connessioni esistenti” (Ellison e boyd, 2013).
Queste tre caratteristiche consentono di distinguere la categoria dei social network all’interno di quella più ampia dei social media, dal momento che questi ultimi includono anche altre tipologie di strumenti del cosiddetto Web 2.0, che, pur presentando funzionalità specifiche per ogni singolo ambiente, viene definito come interattivo, sociale e flessibile, in grado di offrire spazi per la condivisione e la costruzione attiva della conoscenza.
Rispetto alla categoria più ampia dei social media, i social network possono essere visti come strumenti capaci di rafforzare la propria esperienza sociale in due principali direzioni (Riva, 2010): da un lato, in riferimento all’identità sociale, ossia alla “posizione” dell’individuo all’interno dei gruppi sociali di appartenenza; dall’altro, in rapporto alla rete sociale stessa, ossia l’insieme di persone alle quali si è collegati attraverso una forma qualsiasi di relazione sociale. In questa prospettiva, i social network permettono di riflettere sul ruolo di questi ambienti come strumento di espressione della propria identità sociale, come strumento di analisi dell’identità degli altri e come supporto alla propria rete di contatti.

Attualmente, l’impiego di questi strumenti sta conoscendo uno sviluppo esponenziale, specie tra le nuove generazioni. Solo per citare qualche cifra, secondo un’indagine del Pew Research Center sull’uso dei SNS negli Stati Uniti (Duggan e Smith, 2013), il 73% degli adulti dichiara di utilizzare strumenti come Facebook, Twitter, Instagram o Pinterest per rimanere in contatto con amici e familiari, condividere risorse, informarsi e così via. Per quanto riguarda i giovani (età 18-19), le percentuali raggiungono la vetta del 90% di utenti (Pew Internet Project, 2014).
Questo interesse trova una conferma anche nello studio dell’ISTAT (2013), secondo cui nel nostro paese quasi tutti gli adolescenti (87,9%) hanno familiarità con i social network con una decisa preferenza per Facebook.
L’ampia diffusione di queste tecnologie sta sollevando nuovi interrogativi sul versante educativo. Solo per citare qualche lavoro, in lingua inglese, rilevanti sono gli studi di Dron e Anderson (2014), che si sono soffermati soprattutto sulle potenzialità pedagogiche dei media sociali per l’apprendimento, oppure i contributi di Greenhow e colleghi (si vedano ad esempio Greenhow et al., 2014; Greenhow e Li, 2013).
In Italia, si possono menzionare le ricerche di Fini (ad esempio, Fini, 2010), un lavoro sugli usi didattici dei social media di Fedeli (2012) e contributi più mirati sui social network nell’educazione di Ranieri e Manca (2013). Alcune riviste italiane hanno, inoltre, dedicato un numero monografico al tema: TD-Tecnologie Didattiche, con uno special issue su Social network e apprendimento a cura di Manca (2012); l’Open Journal Form@re, con un approfondimento dedicato a I social network nello sviluppo professionale curato da Manca e Ranieri (2013); e, infine, la rivista Media Education: Studi, ricerche e buone pratiche, con un numero tematico su Dinamiche psicologiche, sociali ed educative negli ambienti digitali distribuiti a cura di Manca e Delfino (2014).
È difficile sintetizzare in poche righe la varietà di approcci e prospettive che caratterizzano questo ambito di studi emergente. In questa sede, ci limitiamo ad evidenziare come il rapporto tra social network ed educazione può essere declinato secondo tre principali direttrici: educare ai social network, apprendere con i social network e formarsi nei social network. Nel testo che segue forniremo alcuni elementi utili per orientarsi nei tre ambiti delineati.

Educare ai social network

Si tratta della prospettiva tipica della Media Education. L’attenzione, in questa accezione, è posta sui social network come oggetto d’apprendimento nell’ottica di promuovere nell’individuo capacità critiche di uso consapevole degli strumenti e di sviluppare le sue capacità di impiego autonomo e creativo dei dispositivi (enfasi sull’empowerment del soggetto nel rapporto con i media). In altri termini, sono qui in gioco le competenze necessarie per un utilizzo consapevole dei social network nei diversi contesti della vita: educazione, politica, tempo libero, e così via. È un ambito che rientra nel quadro più generale della riflessione sulla competenza digitale e presuppone la conoscenza dei rischi e delle opportunità legate all’impiego delle reti sociali. Rischi e opportunità si collocano su vari versanti: dalla partecipazione (la disponibilità di strumenti altamente interattivi abilita la partecipazione, ma non la determina), all’identità (il gioco dell’identità reso possibile dalla virtualità consente di esplorare le molteplici dimensioni del Sé, ma può anche generare senso di frammentarietà) e alla privacy (si pensi all’esposizione incontrollata dei propri dati personali), dalla credibilità (se la circolazione di informazioni è esponenzialmente aumentata grazie a Internet, nessuno può essere certo di chi o cosa si nasconda dietro uno schermo) e all’autorialità (la moltiplicazione delle opportunità di espressione può condurre all’uso inappropriato dei contenuti digitali).
Recuperando e integrando il modello di competenza digitale elaborato da Calvani e colleghi (2010), possiamo così schematizzare le cosiddette social network literacies (Ranieri e Manca, 2013):

  • Dimensione tecnologica: include sia abilità procedurali necessarie per l’accesso tecnico e l’uso dei social network, sia conoscenze più sofisticate relative alla comprensione della grammatica che governa il design del dispositivo; essa, inoltre, include capacità più avanzate di natura metacognitiva, ossia la consapevolezza del proprio modo di rapportarsi ai social network e la capacità di valutarne il potenziale per la soluzione di problemi simili a quelli della vita reale.
  • Dimensione cognitiva: riguarda la capacità di decodificare e valutare l’affidabilità delle risorse informative condivise nei social network e la credibilità delle fonti (blog personali, network istituzionali, giornali online, ecc.) alle quali si attinge; essa include, inoltre, la capacità di creare contenuti attraverso il remix di risorse pre-esistenti localizzate nelle reti o a partire da contenuti originali. Rientra in questa dimensione anche la capacità di condividere i contenuti in relazione all’audience.
  • Dimensione etica: comprende la capacità di tutelare se stessi e la propria privacy, tenendo conto della dinamicità di questo concetto e del continuo slittamento dei limiti che esso comporta a seconda dei contesti e delle situazioni; inoltre, include la capacità di comportarsi in modo adeguato e nel rispetto degli altri e di saper utilizzare questi strumenti per scopi eticamente rilevanti.
  • Dimensione sociale: concerne la capacità di comunicare con gli altri in modo appropriato e nel rispetto della socioquette (una netiquette per i social network); inoltre, include la capacità di lavorare in modo collaborativo attraverso gli strumenti di social networking e di partecipare attivamente a reti di interesse.

Apprendere con i social network

In questo caso, si guarda ai media come strumenti/risorse per apprendere. Tale prospettiva non esclude quella precedente, la quale anzi può essere considerata come preliminare/preparatoria a questa. L’interesse qui cade sull’individuazione delle potenzialità dei social network per l’apprendimento, tenendo conto, da un lato, delle loro peculiari caratteristiche e, dall’altro, delle coordinate teorico-pedagogiche utili per identificarle. In generale, chi guarda ai social network come risorsa per apprendere indica solitamente i seguenti benefici che questa nuova condizione dell’utente potrebbe avere per l’educazione (Mason e Rennie, 2008):

  1. gli utenti dispongono degli strumenti per impegnarsi attivamente nella costruzione della loro esperienza piuttosto che assorbire passivamente contenuti già esistenti;
  2. i contenuti sono continuamente aggiornati dagli utenti piuttosto che richiedere revisioni costose da parte di questi;
  3. molti dei nuovi strumenti supportano il lavoro collaborativo, pertanto permettono di sviluppare le competenze per lavorare in gruppo;
  4. le nuove generazioni amano partecipare a spazi comunitari condivisi, pertanto i social network dovrebbero contribuire a mantenere alti il coinvolgimento e la motivazione degli studenti.

Il richiamo alla costruzione attiva dell’esperienza e l’enfasi posta sul concetto di lavoro collaborativo indicano come le funzionalità tipiche dei social media si sposino con approcci riconducibili al paradigma socio-costruttivista.

Un ulteriore schema che aiuta a mettere a fuoco i potenziali vantaggi che i social network possono avere per l’apprendimento è quello di Crook (2012), il quale, riferendosi più in generale ai social media, individua le seguenti opportunità:

  • Inquiry. Il Web 2.0 crea nuove strutture per organizzare i dati, offrendo nuove fonti di riferimento e nuovi strumenti per interrogare questo ricco spazio informativo.
  • Literacy. I media digitali offrono nuove modalità di rappresentazione e nuovi strumenti che sollecitano lo sviluppo di capacità avanzate per l’autoespressione e l’autorappresentazione.
  • Collaborazione. Il concetto di attività collaborativa si amplia fino a comprendere attività di coordinamento all’interno di strutture di rete ampie, per quanto gli strumenti del Web 2.0 offrano anche applicativi per gestire attività collaborative più dense.
  • Pubblicazione. Le funzionalità del Web 2.0 possono supportare gli utenti nel creare materiali originali per la disseminazione, fornendo sia gli strumenti che l’audience.

Infine, secondo Manca e Ranieri (2013), le principali affordance pedagogiche dei social network possono essere individuate nei seguenti aspetti:

  • Socializzazione, comunicazione e costruzione della comunità. I social network possono sostenere e incoraggiare la socializzazione tra gli studenti promuovendo l’aiuto reciproco e facilitando la comunicazione e la discussione. Questi fattori contribuiscono al rafforzamento delle relazioni interpersonali, alla costruzione della comunità di apprendimento supportando l’interazione e l’impegno reciproco tra gli studenti.
  • Apprendimento sociale e attività collaborative. Dal momento che sostengono la socializzazione e la costruzione della comunità, i social network forniscono opportunità per sviluppare forme di apprendimento sociale e collaborativo basato su progetti. Nonostante alcune limitazioni tecniche, quali la connettività esterna e la capacità di sostenere progetti complessi, i social network aiutano nella gestione e nello sviluppo di progetti di apprendimento collaborativo.
  • Condivisione di risorse e di materiali originali. I social network consentono di avere a disposizione risorse informative e conoscitive di varia natura, sia interne a un determinato ambito disciplinare (testi di studio, appunti, note, ecc.) sia quelle non direttamente riconducili a esso, attraverso il ricco repertorio di risorse messo a disposizione da Internet.
  • Ampliamento dei contesti di apprendimento. La natura intrinsecamente informale dei social network può consentire l’ibridazione dei contesti di apprendimento con implicazioni per il tipo di contenuti condivisi e dei ruoli impersonati da ciascuno. Gli studenti possono accedere a contenuti autentici e a esperti esterni, a studenti di passate edizioni dei corsi, a professionisti e insegnanti di altre discipline, così come mescolare assieme la vita quotidiana con l’apprendimento, gli interessi personali con gli obiettivi educativi e di istruzione.

Al di là delle differenze che distinguono le diverse caratterizzazioni, i vari autori sottolineano come non esista nessun automatismo tra l’uso di questi strumenti e il miglioramento dell’apprendimento: il modello pedagogico e la regia didattica rimangono sempre aspetti cruciali per la qualità dei processi di insegnamento e apprendimento.

Formarsi nei social network

Un’altra possibile intersezione tra mondo dei social network e formazione può essere ricercata nella dimensione più informale dell’apprendere dai media o nei media. La partecipazione a reti sociali, l’interazione tra membri di gruppi informali, lo scambio anche estemporaneo di risorse e informazioni possono favorire forme di apprendimento informale, generate dal fatto stesso di vivere o essere nei social network. Sul piano teorico, una teoria chiamata spesso a sostegno di processi di questa natura è costituita dal connettivismo, il cui esponente di spicco è George Siemens (2005). Questo autore e altri studiosi che si riferiscono al connettivismo cercano di fornire una spiegazione dei processi d’apprendimento in linea con la crescente reticolarità del mondo in cui viviamo: la conoscenza e l’apprendimento sono distribuiti nei network di persone e l’apprendimento consiste nella capacità di attraversare, connettersi e far crescere questi network. In quest’ottica, la capacità di connettersi a fonti informative e reti di persone attraverso le tecnologie digitali è più importante della conoscenza effettivamente posseduta: apprendere significa, in ultima analisi, rimanere connessi.
Esempi di realtà informali, rappresentative di queste nuove tendenze, sono oggi individuabili nei gruppi professionali che popolano gli spazi virtuali, in particolare i siti di social network. Benché la letteratura in materia sia ancora poco sviluppata e di conseguenza sia prematuro trarre conclusioni sugli effettivi benefici di quello che potremmo chiamare informal networking per lo sviluppo professionale, in ambienti come Facebook stanno emergendo gruppi professionali di una certa rilevanza.
Alcuni esempi sono costituiti dai gruppi di insegnanti. In un recente studio, ad esempio, Ranieri, Manca e Fini (2012) hanno analizzato i risultati di un’ampia indagine (oltre 1000 rispondenti) condotta su cinque gruppi di insegnanti in Facebook: “Docenti virtuali”, “Insegnanti”, “Pinocchio 2.0”, “S.O.S. SOSTEGNO” e “Tutti a bordo-dislessia”. Dalla ricerca è emerso che la partecipazione a queste “comunità” costituisce un’opportunità per molti di scambiare informazioni, aiutarsi reciprocamente, lanciare nuove iniziative, in una parola di fare rete ampliando le opportunità di sviluppo professionale. Certamente, molti sono gli aspetti che vanno ulteriormente indagati, ma si tratta di realtà che meritano l’attenzione della comunità dei ricercatori.

RIFERIMENTI

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  • Dron, J., & Anderson, T. (2014). Teaching Crowds: Learning & Social Media. Athabasca: AU Press
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