Social media nella didattica: l’esperienza e-EAV

 

di Anna Rita Vizzari

I.C. "Gramsci-Rodari" di Sestu, Scuola Secondaria di 1° Grado,
annarita.vizzari@tiscali.it

La scorsa primavera, con grande piacere ho accolto la proposta della dott.ssa Maria Ranieri di coinvolgere una classe nella sperimentazione – all’interno del progetto europeo "e-Engagement against violence" (1) – del percorso ideato da Elena Palmisano oltre che dalla stessa Maria Ranieri. 

Il suddetto percorso, che era stato allestito per le scuole superiori, offriva un ventaglio di moduli e di unità.
Il modulo da me individuato era "Attivismo online e networking", all’interno del quale avevo scelto le seguenti unità, tutte della durata di due ore:

  • Che cos’è l’attivismo online.
  • Net activism. Una introduzione storica.
  • Tradurre i diritti umani in post, tweet e post-it.
  • Come costruire una Fan Page contro la discriminazione nei social network.

Perché ho scelto questo modulo e queste unità? Essendo il percorso destinato alle superiori, era contenutisticamente e lessicalmente troppo impegnativo per la classe, una terza media, che quindi partiva svantaggiata per motivi anagrafici: ho pensato che avrebbe potuto se non altro "vivere di rendita" sul fronte metodologico e degli strumenti per potersi concentrare meglio sui contenuti.
A mio avviso l’attività più significativa è stata "Tradurre i diritti umani in post, tweet e post-it" (2). Il sommario dell’attività in questione era il seguente:

«L’unità si propone di far esercitare gli studenti nella produzione di messaggi multimediali, in particolare post e tweet, relativi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Si apre con una breve illustrazione della Dichiarazione, prosegue con un’attività di creazione di post e tweet da lanciare sui social network e/o di post-it da attaccare a scuola. Si conclude con una valutazione collettiva del lavoro svolto».
(dal materiale di M. Ranieri ed E. Palmisano)

Gli obiettivi da conseguire erano:

  • Acquisire informazioni sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
  • Produrre e postare messaggi multimediali accattivanti relativi ai diversi articoli della Dichiarazione.
  • Valutare l’efficacia dei messaggi prodotti attraverso un’attività di autovalutazione collettiva.
    (dal materiale di M. Ranieri ed E. Palmisano)

Le due ore di lezione progettate erano scandite in una mezz’ora introduttiva in cui l’insegnante doveva illustrare la Dichiarazione e mostrare esempi pratici di impiego dei social media per la tematica in questione, un’ora di lavoro in cui ogni gruppo si sarebbe dedicato a un articolo twittando messaggi efficaci, mezz’ora di metacognizione sul lavoro svolto.

Nel momento introduttivo di questa attività, dopo aver illustrato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (3), ho invitato i ragazzi a lavorare in gruppo e a elaborare tweet efficaci sul tema di uno degli articoli.
Ciascuno dei cinque gruppi ha individuato un articolo al quale dedicarsi:

  • Articolo 1 («Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole»).
  • Articolo 2 («Ognuno può valersi di tutti i diritti e di tutte le libertà proclamate nella presente dichiarazione, senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, d’opinione politica e di qualsiasi altra opinione, d’origine nazionale o sociale, che derivi da fortuna, nascita o da qualsiasi altra situazione …»).
  • Articolo 3 («Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della sua persona»).
  • Articolo 5 («Nessuno sarà sottoposto a tortura né a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti»).
  • Articolo 16 («1) Raggiunta l’età nubile, l’uomo e la donna, senza restrizione di sorta per ciò che riguarda la razza, la nazionalità o la religione, hanno diritto di sposarsi e di fondare una famiglia. Hanno pari diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e al momento del suo scioglimento; 2) Il matrimonio non si può concludere che con il pieno e libero consenso dei futuri sposi»;

Va detto che, di Twitter, con gli alunni di terza avevo già iniziato a fare un uso documentato in diverse tagboard (4), ma questa esperienza specifica ha arricchito sotto diversi aspetti: da un lato ha permesso ai ragazzi di trattare in modo creativo una tematica impegnativa oltre che di calarsi in situazioni differenti dalle proprie; dall’altro ha regalato a me idee per svolgere con un’impostazione analoga attività didattiche su argomenti differenti.
Ho suggerito loro di effettuare degli scatti per dare pregnanza e impatto al tweet. La loro giusta obiezione è stata: "Come possiamo scattare qua a scuola delle foto che abbiano senso in questo percorso?". Allora ho chiesto loro di ricorrere a immagini evocative, simboliche, facendo l’esempio di una mano con un laccio intorno per simboleggiare la schiavitù. Quello è stato l’input. E i ragazzi fin dalla prima erano abituati a lavorare sulla rappresentazione visiva (5)


Figura 1 – Primo tweet con la prima fotografia d’impatto.

Visto il risultato efficace, i ragazzi si sono ingegnati per simboleggiare altre problematiche trattate negli articoli scelti: sono stati molto creativi, hanno scattato le foto e ideato tweet significativi e pregnanti. Hanno interagito reciprocamente, anche fra gruppi diversi, per darsi suggerimenti creativi ma anche aiuto tecnico.
Vediamo adesso qualche tweet particolare. Iniziamo con questo interessante ribaltamento che i ragazzi, giustamente, hanno voluto mettere in campo: a volte a subire la violenza domestica non è la donna bensì l’uomo.


Figura 2 – Tweet con ribaltamento: a subire la violenza domestica è il marito.

I tweet implicano l’uso di soli 140 caratteri, che scendono ulteriormente se si usa l’hashtag di dovere, per cui è necessario utilizzare parole efficaci. A volte il risultato è sorprendente: in un tweet si parla di "persecuzioni post matrimonio", espressione coniata dai ragazzi per esprimere il concetto con pochi caratteri.


Figura 3 – Tweet con testo particolare nato da esigenze di brevità.

Credo che questa sia stata l’attività più interessante di tutto il percorso, perché nella classe in cui l’ho attuato si è sempre fatto un BYOD (6) in cui gli smartphone sono la sola risorsa sempre presente per tutti; inoltre twittare anche con lo Smartphone è l’ideale, anche dall’esterno.


Figura 4 – Gli alunni twittano dall’anfiteatro all’aperto della nostra scuola.

Il setting dell’aula era funzionale agli spostamenti che venivano fatti per scattare le foto, per cui si oscillava dalla classica disposizione paratattica ai banchi "affrontati" per i lavori di gruppo.


Figura 5 – Attività di gruppo in aula.

Per avere una visione d’insieme dei lavori fatti dai ragazzi per questa attività, ho raccolto i tweet sul tema dei ragazzi in una tagboard, che fornisce una panoramica e permette una più agevole consultazione, in aggiunta alla documentazione.


Figura 6 – Tagboard con raccolta dei tweet con hashtag #diruomo.

I social media e i social network permettono una condivisione immediata e allo stesso tempo un feedback immediato: a rispondere ai nostri tweet erano sia i genitori di qualche alunno, sia la dirigente, sia gli stessi organizzatori del progetto. Gratificante è stato per i ragazzi ritrovarsi segnalati da EEAV e dalla Ranieri sia su Twitter 1 2 che su Facebook. L’apertura dell’attività didattica verso l’esterno è una risorsa di cui tenere conto, sotto diversi aspetti.

NOTE

  1. Il sito del progetto è http://www.engagementproject.eu. Ulteriori informazioni sono contenute nella scheda del progetto pubblicata in questo stesso numero.
  2. L’esperienza è stata raccontata da Maria Ranieri in http://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/educazione/un-tweet-per-i-diritti-umani.
  3. Il testo è per esempio su http://www.privacy.it/diruomo.html.
  4. Si veda in merito la raccolta di esperienze nel Prezi laboratoriale presentato nel convegno "Il digitale a scuola" a Bologna lo scorso maggio: http://prezi.com/vyu9ukeverfi/bologna-09052014-dei-tweet-non-si-butta-via-niente-esperienze-e-riflessioni-sulluso-dei-140-caratteri-nella-didattica.
  5. Alcune delle esperienze di questa classe sono documentate. Segnalo innanzitutto l’esperienza fatta in prima media per iTEC 2: http://www.educationduepuntozero.it/racconti-ed-esperienze/tipologie-abitazione-virtuale-reale-ritorno-4072194744.shtml, quindi la realizzazione per iTEC 3, in seconda media, di scrivanie virtuali raccontata su Bricks (http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/?p=3437), infine, in terza, la produzione di infografiche su tematiche specifiche per iTEC 4 (http://itec4sestu2ae.blogspot.it).
  6. Riguardo al BYOD nelle mie classi si veda innanzitutto il contributo per il sito tematico curato dal Servizio Marconi dell’USR Emilia Romagna (https://sites.google.com/a/g.istruzioneer.it/byod/il-byod-di-anna-rita-vizzari), quindi un post di Andrea Mameli (http://linguaggio-macchina.blogspot.it/2014/02/byod-sestu-porta-il-tuo-smartphone-in.html) e infine l’articolo di M.F. Ghiaccio A Sestu fanno BYOD, in "Tuttoscuola" 540, Marzo 2014 (https://docs.google.com/file/d/0B86J5yCYTNVzSmJ6NTJQRlRYdzg)

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