La buona scuola: una consultazione di massa in rete e sul territorio

 

1 pierfranco.ravotto@aicanet.it
2 damien.lanfrey@istruzione.it
3 donatella.soldakutzmann@istruzione.it

 

Intervista di Pierfranco Ravotto1 a Damien Lanfrey2 e Donatella Solda3 della Segreteria Tecnica del MIUR 

Di cosa parlare nel “Dalla rete” di questo numero? Se c’è una cosa rilevante per la scuola italiana, avvenuta in rete in questi ultimi mesi, è la consultazione su La buona scuola. Chiedo pertanto un appuntamento a chi, presso la segreteria tecnica del MIUR, è stato maggiormente coinvolto nella realizzazione di questa consultazione: Damien Lanfrey e Donatella Solda Kutzmann.
Quello che mi interessa non è – non in questa occasione – entrare nel merito dei contenuti di La buona scuola, ma capire le caratteristiche della consultazione e del ruolo che vi ha svolto la rete.

 
Figura 1 – La home page del sito La buona scuola.

Nel palazzo di via Trastevere dove ha sede il ministero sono venuto tante volte, ma salivo lo scalone di destra, non quello di sinistra che porta agli Uffici del Ministro e del suo staff. Entro mentre fuori c’è una manifestazione di Dirigenti Scolastici.
Incontro i miei interlocutori nel loro ufficio e chiedo loro, per prima cosa, di presentarsi ai nostri lettori.

Solda: La segreteria tecnica è l’ufficio che accompagna il ministro nel suo ruolo di indirizzo politico alla macchina amministrativa. Noi siamo tecnici …
Lanfrey: … siamo esperti di sociologia della rete. Io ho una laurea in Economia, un Ph in Sociologia, un master in Management. Ho insegnato a Londra, fatto il dottorato a Hong Kong, ho lavorato a diversi temi sulle azioni collettive online e sulle organizzazioni online.
Solda: Io invece sono giurista di formazione, ho un dottorato in Diritto ed economia dell’informazione. Sono stata a Londra anch’io per un po’ di tempo, poi a Varsavia. Ho insegnato un po’ tra Varsavia e Oxford e poi, nel 2012, siamo stati chiamati qui dal ministro Profumo, mediante un bando che chiedeva delle professionalità particolari come appunto le nostre, sull’eGovernment, sugli OpenData, sull’ingaggio delle comunità, su temi come l’innovazione sociale.

La buona scuola é la prima consultazione di massa lanciata da un governo italiano attraverso la rete?

Solda: No, Non è la prima consultazione di massa. Con il governo Letta abbiamo lavorato per la Presidenza del Consiglio, nel dipartimento per le riforme costituzionali e lì abbiamo gestito la consultazione sulle riforme costituzionali. Nel 2012 abbiamo gestito noi anche la consultazione sull’Agenda digitale.
I governi spesso usano lo strumento della consultazione. Le consultazioni pubbliche non hanno né la natura di un sondaggio né quella di un referendum. Usano strumenti diversi: il sondaggio ha caratteristiche statistiche, demoscopiche. Il referendum è un’istituzionalizzazione della partecipazione, uno strumento di democrazia diretta. Ha un impatto vincolante sulle politiche pubbliche
Durante gli ultimi 20 anni – soprattutto nell’ultimo decennio sfruttando le tecnologie ICT – la consultazione è diventata uno strumento che i decisori utilizzano per aggiustare iterativamente le proprie decisioni. La commissione europea ha una lunga tradizione di consultazione. Per esempio le audizioni di parti interessate. Molto spesso le consultazioni pubbliche hanno degli oggetti molto specifici, quindi la quantità delle risposte è commisurata all’oggetto della consultazione.
Le tecnologie informatiche permettono un’estensione di questo strumento ad una platea molto più vasta. La dimensione del coinvolgimento dipende anche dalla volontà d’ingaggio, dallo sforzo speso per rendere nota l’esistenza della consultazione e per raggiungere capillarmente i potenziali interlocutori.

Lanfrey: Il governo italiano ultimamente ha fatto parecchie consultazioni. I governi hanno bisogno di far sapere cosa fanno e di raccogliere input. Noi ne abbiamo organizzato 5 o 6 per diversi governi, Monti, Letta, Renzi: Destinazione Italia, Agenda digitale, Horizon 2020, … Quella sulle riforme costituzionali che Donatella ha già citato era, prima di questa, quella più grande a livello europeo.
Adesso la consultazione La buona scuola è quella di maggiori dimensioni e la cui architettura è più strutturata, nettamente più sofisticata delle altre, anche perché è frutto di quanto abbiamo appreso nelle consultazioni precedenti.


Figura 2 – Donatella Solda e Damien Lanfrey durante l’intervista.

Quali sono le caratteristiche più rilevanti di questa consultazione dei docenti?

Lanfrey: Questa consultazione ha una struttura particolarmente stratificata sia per il modo di raccolta delle informazioni e di gestione della partecipazione, sia per il rapporto fra online e offline. Spesso le consultazioni online creano dei bastioni di partecipazione che sono nettamente separati da quella che è la vita reale. Mentre invece qui il rapporto fra web e territorio è stato estremamente dialogico.
Tu parli di consultazione dei docenti. In realtà è stata una consultazione assolutamente per tutti. Ovviamente hanno partecipato moltissimi docenti, è normale ed è un segnale della voglia di partecipazione del mondo scuola.

Solda: Però era una consultazione aperta a tutti. C’era una esplicita volontà del ministero in questa direzione.

Lanfrey: La cosa importante è che abbiamo adattato il modo della partecipazione al mondo che avevamo di fronte.
L’avere previsto un’architettura per organizzare, gestire e restituire i risultati dei dibattiti fisici su un sito web è stato fatto perché sapevamo che la gran parte del mondo scuola si sarebbe riunita collegialmente per discutere. C’è stato un aggiustamento della consultazione online verso quella che è l’istanza fisica, o meglio sociale, vera.
Generalmente non lo si fa. Si mette la consultazione online e si spera che la gente ci vada. E magari non avviene. Non è solo una questione di digital divide. Se l’insegnante è abituato a discutere collegialmente occorre tenerne conto. Ma occorre dare una struttura: non basta lasciarli parlare e sperare di esserci ad ascoltare.

Solda: Lo scopo della consultazione non è far parlare. Perché la gente lo fa ogni giorno per conto proprio. La consultazione si propone di individuare argomenti, orientamenti, soluzioni, criticità in modo che siano integrabili nella politica pubblica. Quindi ci siamo proposti di incanalare il discorso su certi argomenti. Questo può essere vissuto da chi partecipa come una forzatura, una costrizione, ma è un modo di facilitare l’analisi delle idee proposte e delle criticità evidenziate.
L’attenzione è stata a trovare un modo di facilitare l’aggregazione dei risultati.

Lanfrey: Abbiamo assicurato diverse possibilità di partecipazione.

Me le spiega nel dettaglio.

1. Inviare un commento rapido senza registrazione


Figura 3 – Commento rapido, uno dei modi per partecipare.

Tre domande secche con 1.000 caratteri a disposizione per le risposte:

  • Che cosa hai apprezzato del piano "La Buona Scuola"?
  • Che cosa critichi del piano "La Buona Scuola"?
  • Che cosa manca nel piano "La Buona Scuola"

2. Compilare il questionario online


Figura 4 – Il questionario.

Sette diversi gruppi di domande, uno per ogni capitolo del documento La buona scuola più uno aggiuntivo.

3. Le stanze di discussione.


Figura 5 – Alcune stanze di discussione a tema.

Stanze a obiettivo che permettevano a tutti gli utenti registrati di inserire una proposta o di cliccare su “mi piace” o commentare una proposta di altri. Le stanze aperte inizialmente rispondevano a obiettivi concreti. Altre sono state aperte su richiesta degli utenti. A fine consultazione le stanze sono 16.

4. Organizzare e segnalare un dibattito


Figura 6 – L’area dei dibattiti in presenza.

Si poteva organizzare un dibattito e segnalarlo sul sito. E si potevano poi inserire i risultati del dibattito.

5. Position paper di organizzazioni

Le organizzazioni avevano la possibilità di esprimere la propria posizione pubblicando un proprio documento. Così hanno fatto, per esempio, l’ANCI, Lega ambiente, l’Associazione nazionale presidi, Associazioni studentesche, la Confederazione delle associazioni provinciali dei diplomati ISEF e dei laureati in scienze motori, UMI (Unione Matematica Italiana) e CIIM (Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica), … (Qui il position paper di AICA).


Figura 7 – I position paper delle organizzazioni.

Parlavate di “incanalare” per rendere leggibili i risultati. Come leggere, per esempio, i risultati degli oltre 2.000 dibattiti in presenza?

Lanfrey: Abbiamo chiesto di restituirci i risultati dei dibattiti in forma semplificata, non in forma di mozione o position paper ma esplicitando cosa è piaciuto, cosa non è piaciuto, cosa manca taggando e categorizzando in modo da rendere leggibili i 2.000 dibattiti che abbiamo ricevuto. Con un bel po’ di linguistica computazionale siamo in grado di sapere cosa hanno discusso, anche attraverso diverse triangolazioni.


Figura 8 – Alcuni filtri per leggere quanto emerso nei dibattiti in presenza.

Duemila dibattiti in presenza. E quali dati rispetto alla partecipazione in rete?

Lanfrey: Stiamo ancora analizzando gli analytics. Abbiamo avuto un milione e trecentomila accessi al sito, di cui 900.000 accessi unici.
Sono 200.000 le persone registrate in piattaforma. L’accesso è salito negli ultimi tempi. C’era un tempo medio di permanenza sui 7 minuti poi è salito verso i 10 minuti, ma si tratta ovviamente della media fra tanti accessi da pochi secondi l’uno e presenza consistente di altri.

Parlavate all’inizio di una forte volontà d’ingaggio, di coinvolgimento nella consultazione. Come valutate i risultati in termini di partecipazione?

Lanfrey: C’è stata una partecipazione molto alta. E stato raggiunto quasi tutto il mondo della scuola e una fetta di mondo esterno che ha voluto parlare di scuola.
Penso che un elemento che ha favorito la capacità di coinvolgimento stia nel fatto che non c’era una separazione fra chi ha scritto la policy e chi ha fatto la consultazione. Noi abbiamo partecipato ad entrambi i momenti.
Molto importante è stato il coinvolgimento degli uffici scolastici regionali. Con gli USR ci sono stati numerosi incontri, molti hanno costituito strutture per coinvolgere il territorio.

Solda: Abbiamo fatto un tour, lo abbiamo chiamato il tour della buona scuola. Sono andati in giro per l’Italia non solo i componenti della segreteria tecnica, ma il ministro, i capi dipartimento: una cinquantina di tappe in cui si sono incontrate diverse centinaia di persone, che si erano preparate a quell’evento con altri incontri. Quindi quelli del tour sono stati il culmine di dibattiti effettuati in precedenza.

Lanfrey: Io sono stato a un incontro in Umbria. Erano presenti 400 persone, ma molte di loro erano lì in rappresentanza di reti, per esempio chi è venuto a parlare del sostegno rappresentava tutta la rete umbra che si occupa di sostegno.
Entro il 15 dicembre tutti gli uffici scolastici manderanno il proprio documento relativo alla partecipazione, che non corrisponde perfettamente con quanto documentato dal sito perché c’è ancora di più. Più dei dati che ti abbiamo dato sulla rete o delle 2-300.000 persone che potremmo stimare offline: perché gli USR hanno raccolto ulteriori contributi direttamente, hanno preparato altri questionari, hanno fatto attività territoriali che non conoscevamo,
Ci sono questi 40-50 dibattiti organizzati con gli Uffici scolastici, questi ne hanno organizzato degli altri preparatori, ma poi tutti gli altri, fino a superare i 2000 dibattiti sono stati auto-organizzati. Nel 65% dei casi si è trattato di scuole, ma si sono aggiunte associazioni, consigli comunali, circoli di partito, gruppi di studenti, consulte, …

Per quanto riguarda gli studenti, insieme alle consulte studentesche avevamo preparato un Kit per gli studenti: una sintesi del documento La buona scuola e 8 diverse proposte per l’organizzazione della consultazione:

  • Mailbox Post,
  • Post-it,
  • Il processo (moot court),
  • Campionato a gruppi,
  • Unconference,
  • BarCamp,
  • Gioco di ruolo,
  • Co-design jam.


Figura 9 – Il kit per gli studenti.

La consultazione ha prodotto, a vostro parere, un aumento di consapevolezza?

Solda: Lo scopo tipico di una consultazione è avere degli input, dei contributi. Ma ce ne sono altri, noi li chiamiamo esternalità della consultazione. Fra questi c’è quello di aumentare la qualità del dibattito, di dare informazioni affinché si possa parlare in maniera con cognizione di causa, fornendo proposte circostanziate, fondate su dati reali.
Una consultazione ha anche questo aspetto “didattico”: insegnare a discutere, a valutare tutte le istanze presenti, a rappresentare pro e contro, a sintetizzare …

Lanfrey: … ad acquisire la capacità di scomporre i problemi, tipica del pensiero computazionale, …

Solda: … ad avere un approccio critico e onestà intellettuale, a non radicalizzare.
Pensiamo sia servita anche la partecipazione di soggetti esterni e di genitori e studenti.

Lanfrey: Pensiamo che il risultato in termini di discussione sia stato corrispondente alle intenzioni per cui avevamo progettato un’ architettura di partecipazione.
L’obiettivo era lasciar dire alle persone quello che vogliono, ma permettere di evidenziare con chiarezza cosa è piaciuto e cosa non è piaciuto, cosa manca, avere nuove proposte.

E adesso? Che uso verrà fatto dei risultati? Come verranno restituiti?

Lanfrey: C’è stato un ottimo arricchimento della proposta. Ci hanno detto “Sì, va bene ma se …”; “Va bene, ma fate anche questo … e quest’altro …”. Il ministro ha detto a Matera all’evento conclusivo: “Abbiamo tenuto acceso per due mesi un nastro registratore”. Adesso cercheremo di leggere il tutto. Adesso si tratta di fare un’analisi sofisticata dei risultati; manuale ma anche computazionale. L’analisi computazionale ci aiuterà. Non è rischiosa perché partiamo dal fatto di avere viaggiato tanto nel territorio, di aver incontrato le persone fisicamente, quindi di aver capito di cosa parlano.

Si tratta di una grossa iniziativa di Open government. Le politiche pubbliche sono oggetti molto grossi e aggiustarli sulla base della consultazione dei cittadini richiede un lavoro molto fine, ma in questo caso siamo più vicini che non in altre occasioni ad avere una relazione diretta fra partecipazione e aggiustamento. Infatti più la partecipazione é alta più si evita il rumore e si ottiene informazione.

Il 15 dicembre il Ministro presenterà un primo rapporto. Dopo progressivamente spacchetteremo il tutto.
Il sito verrà modificato in modo da presentare cosa abbiamo ricevuto e come intendiamo procedere, da dare indicazione sugli aggiustamenti al piano iniziale in vista del decreto legge che ci sarà verso metà gennaio.
Ma intanto, come ministero, stiamo già utilizzando i risultati di questa consultazione di massa. Un solo esempio: c’è chi sta scrivendo le nuove classi di concorso. Nella discussione su di esse abbiamo ricevuto ben 700 proposte in due settimane. Le abbiamo passate a chi se ne occupa e sicuramente ne terranno conto.

Aspettiamo dunque il rapporto del 15 dicembre e quanto verrà presentato sul sito dopo quella data. Ringrazio Donatella e Damien per la loro disponibilità, scendo lo scalone ed esco; c’è ancora il presidio dei DS. Immagino che molti di loro siano fra quelli che hanno partecipato alla consultazione in rete e nelle scuole. Sono qui, probabilmente, per porre maggiore enfasi su qualche commento che hanno espresso in quell’occasione. 

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