Cultura digitale e consapevolezza critica. Riflessioni su potenzialità e rischio della rete tra alunni e genitori

 

di Marco Grollo

Responsabile Nazionale Progetti, Associazione Media Educazione Comunità (www.edumediacom.it)
coordinamento@edumediacom.it

Oggi non parliamo della sicurezza in internet. Parliamo del vostro futuro, di chi siete e di chi diventerete. Perché alcune delle più importanti scelte le state già facendo, semplicemente premendo un tasto del vostro smartphone”.
Quali sono queste decisioni così importanti? Pubblicare o no una foto, entrare o non entrare in contatto con una persona sconosciuta, mettere on line alcuni dati personali e della famiglia, condividere video o foto, personali o di amici, scrivere opinioni su come e cosa si pensa, mettere un like. “Tutte queste scelte le fate già, le fate adesso, e costruiscono il vostro futuro, la vostra identità digitale. Chi siete e chi diventerete. Tra pochi anni chi vi dovrà scegliere come lavoratore stagionale, studente da accogliere in famiglia (all’estero per esempio), o come fidanzato o fidanzata, guarderà non solo la vostra faccia, la vostra foto o la lettera di presentazione, ma anche quello che ci sarà on line, correndo a digitare il vostro nome e cognome su Google. Cosa troverà? Quello che voi fate da adesso fino a quel momento. Poi deciderà se prendere voi o qualcun altro. Internet non dimentica nulla: e voi digitando sul vostro smartphone, state costruendo il vostro futuro”.
In questo modo cominciano gli incontri che i ragazzi delle scuole primarie o secondarie di primo grado del progetto “Sicuri su Internet”, che ha lo scopo di riflettere con i ragazzi e i loro genitori sui comportamenti corretti da tenere quando si è online, e quando si usano cellulari e smartphones.

Il progetto, promosso dall’Associazione Media Educazione Comunità, fa parte del progetto Nazionale Go On Italia che punta a colmare il divario esistente sulla cultura digitale tra il nostro Paese e gli altri Paesi Europei (http://www.go-on-italia.it/Il-progetto). In particolare la Presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia è molto attenta a questa tematica e ha nominato un referente regionale, molto attivo, che ha organizzato il primo DDay (Digital Day) il 05/05/2014 con 100 eventi in uno stesso giorno sulla cultura digitale (proprio in questi giorni in corso il secondo DDay in Basilicata http://www.go-on-italia.it/dday).
Negli ultimi due Anni Scolastici (2012/2013 e 2013/2014) il progetto “Sicuri su Internet” ha coinvolto direttamente oltre 5.000 studenti e circa 1.500 genitori di oltre 30 scuole sia primarie – in minor percentuale – sia soprattutto secondarie di primo grado del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un breve percorso di formazione e informazione su internet e i socia media, con la scelta precisa di una determinata fascia di età (dai 10 ai 14 anni) e con incontri rivolti sia ai ragazzi che ai loro genitori. La scuola decide autonomamente se indirizzare il progetto ad una o più classi; può scegliere gli ultimi due anni della primaria, oppure la secondaria di primo grado. La prima fase è la somministrazione di un articolato questionario ai ragazzi sull’utilizzo delle nuove tecnologie, da compilare online. Segue l’elaborazione del questionario e la seconda fase, con l’organizzazione di uno o due incontri con i ragazzi, incentrato sulla condivisione di stimoli video sia sui rischi di internet -corretta navigazione, i reati che si possono compiere online, scambio di immagini, copyright e diritti d’autore, pedopornografia – sia sulle possibilità positive della rete – utilizzo consapevole e creativo dei social media con cenni al personal branding: come promuovere se stessi, i propri progetti e le proprie idee attraverso internet.
La terza fase del percorso vede il coinvolgimento dei genitori, con l’organizzazione di una o più serate di informazione e dibattito sugli utilizzi delle tecnologie dei lori figli e sulle dinamiche familiari conseguenti. Nelle serate vengono restituiti i dati dei questionari, in aggiunta alle informazioni emerse nell’incontro con i ragazzi svolti a scuola. Obiettivo è quello di far riflettere i genitori sul corretto utilizzo di internet e dei social media all’interno della famiglia.
Sappiamo che online i ragazzi possono fare molte cose e molto presto – dai 6/8 anni. Possono vedere video, scaricare musica, entrare in contatto con persone che non conoscono, inserire dati personali sulle piattaforme social, condividere foto, parlare su skype, vedersi attraverso una webcam, cercare informazioni in rete su qualsiasi argomento. Nessuno degli adulti (insegnanti o genitori) aveva la possibilità alla loro età di fare tutte queste cose. Parlare di questi argomenti in un ambiente formativo e di apprendimento come la scuola è dunque molto importante. Altrettanto significativo è discuterne con i genitori.

CONTENUTI FONDAMENTALI AFFRONTATI CON I RAGAZZI

L’anonimato non esiste
Questo è il primo e uno dei più importanti concetti da spiegare ai bambini e ai ragazzi, soprattutto a quelli, come indicano i questionari, che utilizzano ask e altre piattaforme social “anonime” credendo di restare invisibili e non rintracciabili sempre e comunque. Ricordando che la Polizia Postale, in caso di denunce o di comportamenti online particolarmente aggressivi, può tracciare i dati e risalire alla fonte di qualsiasi comunicazione on-line.

Mamma e papà sono responsabili delle conseguenze dei tuoi comportamenti online
Le sim dei telefonini sono contratti intestati ad un adulto. Per questo dire ai ragazzi che quello che fanno online (scaricare musica, postare foto o video, scrivere insulti o minacce a qualcuno) può avere conseguenze e comunque ricade anche sui loro genitori è fondamentale.

Quello che fai on line definisce la tua identità. Riguarda il tuo futuro
Se online resta traccia di tutto, più vengono inseriti in rete aspetti interessanti più si diventa una persona interessante. Di conseguenza, più amici interessanti e simpatici si ha, più siamo noi stessi considerati persone interessanti dalla rete (e dai suoi osservatori attenti). Questa è la sola via – l’autoprotezione attraverso l’autopromozione – che alla lunga farà fare ai ragazzi delle scelte intelligenti quando sono online. Non sono efficaci le proibizioni o i divieti, che in adolescenza provocano reazioni opposte, ma i messaggi con strategie positive per esercitare la propria libertà online e gli esempi concreti di coloro che sono stati avvantaggiati da quello che loro stessi avevano messo online. Le regole sono importantissime, ma sappiamo che i genitori riescono a dare solo confini temporali (prima fai i compiti e poi stai su internet, ci stai al massimo due ore, etc.) mentre sono fondamentali anche i contenuti e i comportamenti quando si ha in mano uno smartphone. Dire ai ragazzi che quello che inseriscono online tra 5 o 10 anni potrà determinare se essere scelti o rifiutati come studenti, ragazzi alla pari in Europa e come lavoratori (oltre che come fidanzati) è fondamentale e viene compreso benissimo dai ragazzi.

Non tutto quello che si può fare on line è legale
Esistono reati che si possono compiere quando siamo in Internet, secondo la legge italiana. Quindi bisogna assolutamente dare un nome ai reati, spiegare quali sono, e non solo ai ragazzi ma anche agli adulti.
Non c’è solo la pedofilia, ma anche la diffamazione (insultare qualcuno in un luogo pubblico, e internet spesso lo è, significa rischiare una denuncia). Esiste il phishing – tentativo fraudolento di carpire le credenziali di accesso ai nostri sistemi bancari online -, lo stalking – perseguitare qualcuno generando ansia e paura -, il cyber bullismo, la truffa, la pirateria informatica, la violazione della privacy.
Non è intelligente aspettare che qualche ragazzo commetta qualche reato per parlarne.

Sui Social Media fai un contratto
Questo contratto è molto semplice: si utilizzano dei servizi molto utili e gratuiti, come scambiarsi messaggi, video, immagini, telefonarsi o stare in chat, e in cambio si concede l’utilizzo e il trattamento dei propri dati personali. Si concede ai gestori dei Social Media non solo di utilizzare i nostri dati (nome, cognome, età, città di nascita, titolo di studio, etc.) ma anche di leggere quello che scriviamo, le nostra conversazioni, di fare in ultima analisi il nostro profilo, rivendendo a terzi questi dati che si trasformano in pubblicità sui banner. Un piccolo anticipo del marketing personalizzato che caratterizzerà gli anni a venire.

Let’s create a better Internet together” – Creiamo insieme una rete internet migliore 
Il tema scelto nel 2014 per l’undicesima edizione del Safer Internet Day, che l’Unione Europea celebra ogni anno il giorno 11 febbraio per diffondere la cultura e la sensibilità sull’uso responsabile delle nuove tecnologie è non solo uno slogan, ma una indicazione di stile da utilizzare online, per rendere la rete un luogo più interessante, stimolante e pieno di stimoli creativi.
Questo dipenderà proprio dai giovani e da quello che decideranno di creare, condividere e diffondere online.

CONTENUTI FONDAMENTALI AFFRONTATI CON I GENITORI

Gli stessi contenuti sono affrontati anche con i genitori, ai quali vengono proposti in aggiunta una serie di stimoli di riflessione critica sulla gestione educativa di internet e dei social media in ambito familiare, che in parte derivano dagli stessi genitori incontrati nel corso degli anni. Il tentativo è quello da un lato di creare una discussione positiva e costruttiva tra ragazzi e genitori a casa (al termine del progetto), ma anche in generale quello di scuotere un po’ il mondo adulto dalla sua disattenzione educativa rispetto a questo tema, che è invece fondamentale per la crescita di una intera generazione.
E’ così nato il “Non decalogo”, elaborato con un linguaggio volutamente diretto, con i quale dire concretamente ai genitori come occuparsi di fronte ai figli utilizzatori quotidiani della rete. Alcuni dei principali contenuti sono i seguenti.

La rete per tuo figlio non è solo tempo libero
Moltissimi adulti quando vedono un ragazzo con uno smartphone in mano pensano che stia chiacchierando con qualcuno, giocando o perdendo tempo. Internet e i Social Media sono invece degli ambienti significativi di apprendimento, di socialità, sono una delle esperienze importanti di crescita. Dunque “se sono importanti gli amici di tuo figlio, le attività sportive che fa, la scuola, è importante anche il Web perché è una delle sue attività principali”.
Bisogna per questo interessarsi in maniera non superficiale a questa parte di vita e di esperienza di un bambino, o di un ragazzo. Chiedere, informarsi, cercare di capire. Interagire e fare domande. Non relegare alla categoria tempo libero una delle attività più importanti per la costruzione di socialità e di senso che una persona in formazione sta facendo.

Mettere regole / darsi delle regole
Il compito di un genitore è dare dei limiti e farli rispettare. Sui comportamenti, sul linguaggio, sulle relazioni; quindi anche sui tempi e modi di utilizzo della rete e dei dispositivi mobili. E’ però necessario che anche gli adulti si diano delle regole di comportamento e utilizzo, che spesso invece non si danno, o non rispettano per primi. “A pranzo e cena non rispondere ai messaggi e al telefono e parla con tuo figlio. Poi potrai pretendere che lo tenga spento anche lui”.

Spiegare le responsabilità
Lo smartphone di tuo figlio è legalmente il tuo telefono. Tutto quello che viene fatto con quella SIM è tua responsabilità diretta. Faglielo sapere, e pesare quanto serve. Vai a vedere i reati che si possono fare online sul sito della Polizia Postale. Imparali a memoria e poi condividi queste informazioni con tuo figlio. Ne hai il diritto e il dovere, visto che il telefono è tuo”.

Imparare insieme
La grande abilità tecnica di utilizzo della rete e dei Social Media nasconde spesso una conoscenza superficiale e una mancanza di consapevolezza sulle conseguenze delle azioni che si possono compiere online. I genitori – e gli adulti in genere – non saranno mai aggiornati e abili come i figli, e non devono inseguire su questo terreno i più giovani.
Devono creare un ponte tra le capacità tecniche (dei figli) e la capacità di riflessione, elaborazione e prospettiva (loro) che deriva dalle esperienze vissute e dall’età.
Ovviamente occorre che conoscano, anche se non in modo approfondito, gli strumenti che utilizzano i loro figli. I Social Media vanno comunque in qualche modo sperimentati, per poter essere discussi. Anche con l’aiuto degli stessi utilizzatori più abili. “Se tuo figlio ha superato i 12 anni hai in casa un genio della tecnologia (paragonato al tuo livello). Quindi sii intelligente, valorizza le sue capacità e sfruttalo per imparare qualcosa”.

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