ANNO N.4 – N.4 (DICEMBRE) – In questo numero –

 

 

di Pierfranco Ravotto

pierfranco.ravotto@gmail.com

INDICE COMPLETO DEL NUMERO

 

Didattica e socialnetwork

Il tema di questo numero, dicembre 2014, è Didattica e social network. Ovvero: come utilizzare i social network nella didattica, ma anche come occuparsi didatticamente dei social network. 

Il secondo è, in qualche modo, considerato un dovere della scuola: la scuola si deve occupare di ciò che coinvolge i giovani anche se fuori delle sue mura. Ricordo, a questo proposito, di come ero rimasto stupito dal tema – sui “fumetti” – che mi venne assegnato all’esame di quinta elementare (o forse di ammissione alla scuola media; erano esami distinti) nel lontano 1958. Alcuni insegnanti si sono sempre occupati di educare ai fumetti, al giornale, al cinema, alla TV, … – si chiama Media education – … ai videogiochi, alla rete, alle chat … e dunque anche a Youtube, a Facebook, … Con maggiore facilità quando è un media che padroneggiano, con difficoltà crescenti di fronte a fenomeni nuovi che gli studenti padroneggiano più di loro.
Alcuni degli articoli che presentiamo raccontano esperienze relative a questo aspetto, ma abbiamo voluto porre l’accento soprattutto sul primo: l’utilizzo per/nella didattica. Si può usare Facebook – o Twitter, o Google+, … – per migliorare la qualità e l’efficacia del processo di insegnamento/apprendimento? Alcuni colleghi hanno pensato di sì, e documentano qui la propria esperienza. 

Io sono ormai lontano dalle classi da 8 anni; i socialnetwork si sono diffusi più tardi, quindi sono al di fuori della mia esperienze diretta con gli studenti. A lungo ho proposto agli studenti ambienti FirstClass (e solo alla fine Moodle) in cui realizzavamo classi virtuali con materiali di studio, proposte di lavoro e forum di discussione. Fra i forum ne aprivo sempre uno “libero”: il caffè. Spesso era quello più vivace e più frequentato, zona di “cazzeggio”, ma con mia sorpresa a volte anche di scambio di informazioni didattiche, magari per materie di colleghi che la classe online non la utilizzavano.
Accanto a questa scoperta ne ricordo un’altra che mi è già capitato di raccontare: io inviavo, magari di domenica, risultati di verifiche, indicazioni di lavoro, compiti e mi stupivo di ricevere, poco dopo, risposte dagli studenti, a volte addirittura il compito fatto. Ovviamente loro non stavano lì in attesa dei miei messaggi. Erano in rete – e sto parlando di 10 anni fa, un tempo in cui non avevano in mano nè tablet nè smartphone – a chattare, giocare, scaricare musica, guardare video, … Conoscete tutti la preoccupazione: che lo studente mentre fa i compiti si distragga andando su internet. Capitava l’inverso: ero io che li distraevo da quanto stavano facendo richiamandoli alle attività scolastiche 🙂
Ecco, essere presenti, come docenti, anche sui socialnetwork può forse voler dire questo: usare anche quello strumento per interagire con gli studenti fuori del momento della lezione. Ma come vedrete leggendo le esperienze che i nostri autori ci raccontano, può anche voler dire molto di più.

Apriamo il numero con un articolo – Social network e dimensioni educative – di Maria Ranieri e Stefania Manca che lo scorso anno hanno pubblicato insieme il testo “I social network nell’educazione” (Erickson). Maria e Stefania ci forniscono il quadro teorico in cui collocare gli altri articoli e definiscono tre diversi aspetti del tema di questo numero: Educare ai social network, apprendere con i social network, formarsi nei social network.
Poi, come sempre, diamo la parola ai docenti per raccontarci esperienze concrete fatte con le proprie classi.

In Social per caso, Marco Guastavigna descrive un’esperienza sviluppata con un gruppo Facebook di classe, riservato e segreto, attivato dagli allievi e poi utlizzato anche dai docenti per avere un’agenda di classe in un contesto di malfunzionamenti dell’ufficiale registro elettronico. Il gruppo si è poi rivelato un utile strumento per l’invio agli studenti di materiali didattici e per suggerire link, per esempio a filmati storico-letterari, che gli studenti hanno dimostrato di apprezzare.

Tra Google+ e Arduino: la costruzione di una stazione meteo in un istituto tecnico è il titolo del contributo di Luigi D’Onofrio. Si tratta di un’esperienza di Area di progetto – come si capisce dal riferimento ad Arduino in un contesto elettronico – in cui una community Google+ è servita a dar slancio e ad allargare via via gli obiettivi del progetto. Da notare che, anche in questo caso, l’ambiente social è stato creato dagli studenti stessi e solo in seconda battuta utilizzato dall’insegnante che ne ha riconosciuto le potenzialità.

Grazia Paladino, un’insegnante di Scienze della Secondaria di primo grado, adotta in modo stabile il modello didattico della Flipped Classroom. Ha realizzato, per questo, un sito/repository. Ma ha deciso di utilizzare un ulteriore strumento con i propri alunni, “una sorta di reminder per le consegne assegnate, intavolare discussioni, chiarire dubbi, postare ulteriori materiali senza che utenti esterni possano partecipare”: un gruppo Facebook. Ce ne parla in I social network per la flipped classroom: diario di un’esperienza.

Anna Rita Vizzari è un’insegnante della scuola secondaria di primo grado che ha partecipato, con una classe, al progetto e-EAV (vedi più avanti in Progetti europei). L’attività in cui ha coinvolto i propri studenti è “Tradurre i diritti umani in post, tweet e post-it”. Ce ne parla in Social media nella didattica: l’esperienza e-EAV.

L’esperienza di Isabella DonatoPromuovere la lettura con Google Groups – è relativa alla motivazione e all’incentivo alla lettura. Le è venuta l’idea di creare con una classe un gruppo con Google Groups, dando vita a un ambiente in cui parlare delle esperienze di lettura.

Twitteratura: Lettere dal fronte. Scuola e social network un binomio possibile è il titolo scelto da Giulia Caminada per un’altra esperienza di promozione della lettura, questa volta per mezzo di Twitter. Un’esperienza che ha coinvolto 10 istituti, da marzo a maggio 2014, e ha “fatto leggere, (ri) leggere e (ri)scrivere su Twitter due raccolte di lettere dal fronte”.

E’ un metodo, quello di Twitteratura, che Flavia Giannoli ha provveduto a trasferire al campo dell’insegnamento della Fisica con TwArchimede: non solo letteratura! Narrazione scientifica con Twitter. Con cinguettii di Archimede, Apollonio, Gerone II, …

Linda Giannini ci parla di Pinocchio 2.0 nei e con i social network. Pinocchio 2.0 è un progetto/comunità per l’apprendimento e per lo sviluppo di competenze di tipo tecnologico–scientifico, avviato nel 2002 e presente in molti ambienti 2.0. Qui Linda ci parla soprattutto della presenza in Facebook.

Stefano Macchia, con Un micro social network per le Scuole di 1° grado, ci presenta SocialGArpino, l’ambiente social dell’Istituto Comprensivo Giovanni Arpino in provincia di Cuneo. Si tratta di un ambiente – realizzato con WordPress – con le caratteristiche tipiche dei socil network ma riservato alla sola comunità scolastica e con le funzioni più adatte ad un tale contesto.

Con Cultura digitale e consapevolezza critica: Riflessioni su potenzialità e rischio della rete tra alunni e genitori Marco Grollo affronta il tema dell’educazione all’uso dei social network perché “la grande abilità tecnica di utilizzo della rete e dei Social Media nasconde spesso una conoscenza superficiale e una mancanza di consapevolezza sulle conseguenze delle azioni che si possono compiere online”.

Carlo Menighetti ci fa il resoconto di laboratori sui socialnetwork svolti con studenti (delle medie e di una prima superiore) e con docenti. Quali sono gli aspetti vissuti come positivi e come negativi di tali ambienti? E poi – in Da laboratori con gli studenti sui social network ad una proposta di loro uso didattico – avanza due proposte di percorso didattico.

Il numero ospita le consuete rubriche.

Competenze e certificazioni

Pier Paolo Maggi, di AICA, presenta La certificazione ePQM, ovvero l’european Project Management Qualification. Si tratta di un percorso di certificazione delle conoscenze e competenze base in ambito Project Management con due esami: Fundamentals – ISIPM Base (conoscenze di base) e ECDL Project Planning (capacità di utilizzo strumenti).

Progetti europei

Questa volta ospitiamo ben tre progetti.

Con Tomorrow è già oggi: gli studenti sviluppano le tecnologie del loro domani professionale, Emanuele Micheli, di Scuola di robotica, presenta i risultati di un progetto, concluso nel 2012, che ha coinvolto partner polacchi, turchi, cechi e italiani; nel nostro paese una quarantina di docenti e un centinaio di studenti. I temi: Arduino, le App, l’Internet delle cose.

Francesca Pozzi, Donatella Persico, Luigi Sarti del CNR, Istituto Tecnologie Didattiche di Genova, presentano: Progetto METIS – Promuovere lo sviluppo di competenze di progettazione formativa attraverso metodi e strumenti provenienti dal mondo della ricerca. METIS è un progetto che si proponeva di colmare il divario fra ricerca e mondo della formazione attraverso: lo sviluppo di un ambiente Integrato per il Learning Design chiamato ILDE, la conduzione di una serie di workshop per docenti e progettisti su come usarlo, la diffusione dei risultati del progetto e altre attività volte a favorire la nascita, il consolidamento di comunità di progettisti.

Maria Ranieri ci presenta e-EAV, e-Engagement Against Violence, un progetto in via di conclusione con l’obiettivo di contrastare le nuove forme di discriminazione veicolate attraverso il web, accrescendo la consapevolezza delle nuove generazioni su questi temi attraverso l’educazione ai media e l’uso civico dei media digitali. Si tratta di un progetto che ha coinvolto 25 docenti italiani e un centinaio di studenti, e di cui ha già parlato nel suo articolo Anna Rita Vizzari.

Dalla rete

E’ mia l’intervista a Damien Lanfrey e Donatella Solda, della Segreteria Tecnica del MIUR: La buona scuola: una consultazione di massa in rete e sul territorio. Obiettivo dell’intervista non erano i “contenuti” della proposta e delle risposte quanto le caratteristiche della consultazione, le sue dimensioni, il ruolo della rete – ve la proponiamo, infatti, all’interno di questa rubrica – e l’intreccio fra partecipazione in presenza e partecipazione fisica in migliaia di incontri.

Dall’estero

Gerald Futschek, dell’University of Technology di Vienna, membro del gruppo del CEPIS “Computing Education in School”, ha scritto per noi Imparare l’informatica con il concorso Bebras. La Competizione Castoro non è molto diffusa in Italia, ma a livello mondiale ha raggiunto il milione di partecipanti. Rilanciarla anche da noi?

Per discutere degli articoli, se ne avete voglia, ci vediamo nel nostro gruppo Facebook. Se invece avete un’altra esperienza da raccontare relativamente al tema di questo numero (o di un numero precedente) inviatecela e la pubblicheremo come “fuori numero”.
Buona lettura.

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