OER: policies e iniziative nella scuola. Il racconto di una (tentata) mappatura della situazione italiana ad oggi

di Matteo Uggeri

Fondazione Politecnico di Milano

hue at greysparkle.com

Quando mi è stato chiesto dai colleghi inglesi della società Sero Consulting, coordinatrice del progetto Europeo POERUP (http://www.poerup.info/) di tracciare una mappa delle OER in Italia, il primo pensiero è stato “certamente ne esisterà già una”. Fatta una rapidissima ricerca tra conoscenti esperti, siti di riferimento e poi motori di ricerca generici ho cominciato a temere che non solo tale mappatura non è mai stata fatta, ma anche che realizzarla poteva divenire un’impresa titanica, considerato lo scarsissimo tempo (due settimane) che avevo a disposizione. Infine una terza, triste fase è subentrata. Dove sono finite le OER in Italia? Esistono davvero? L’impressione è divenuta quella di un panorama estremamente confuso, frammentario, dai contorni estremamente indefiniti. È stato inevitabile quasi immediatamente porsi delle domande molto serie, in primis cosa definisce una vera OER, cosa la distingue da altri tipi di iniziative che invece non sono davvero open oppure sono difficilmente definibili risorse. La questione era ulteriormente complicata dal fatto che mi veniva richiesto non solo di elencare e descrivere le iniziative, ma anche le policies in fatto di OER a livello nazionale e locale.

Figura 1 – Il sito web del progetto POERUP

Policies

Partiamo quindi da quanto trovato rispetto a queste ultime. Non sembrano esistere esplicite e precise indicazioni da parte del MIUR in termini di OER, né tantomeno sovvenzioni in proposito (e questo rimanda all’annoso problema degli incentivi per i docenti che volessero integrare l’uso delle tecnologie nell’insegnamento, ma per ora lasciamo da parte questo tema scottante), però non si può dire che non esistano iniziative che virano in una direzione tale da cercare di spingere verso l’innovazione didattica. Anche solo Gold, Le buone pratiche della scuola italiana (http://gold.indire.it/gold2/), promossa da INDIRE, è indubbiamente un esempio che potrebbe portare a risultati interessantissimi. Nonostante risulti aggiornato al 2011, il sito contiene per fortuna materiali anche molto recenti, anche di un paio di mesi fa, e quindi questo significa che il processo virtuoso avviato ‘dall’alto’ ha messo in qualche modo le radici. Ma qui già si pone poi un’altra domanda insidiosa: quanti hanno davvero poi preso spunto dalle pratiche elencate? È avvenuto il processo di diffusione del “patrimonio di conoscenza didattica prodotto dalle scuole, idee e strumenti realizzati in una situazione ma trasferibili in contesti diversi” di cui parla il sito? Si tratta, come detto, di pratiche e non di risorse, quindi più difficili da tracciare, ma l’esempio è a mio parere significativo. Apprezzabile è anche PuntoEdu (http://puntoedu.indire.it/), sempre di INDIRE, che vanta migliaia di Learning Objects a disposizione dei docenti delle scuole, ma l’accesso è riservato solo ai professori, quindi siamo di fronte a un caso di _ER senza l’amabile “O” di Openness. Ma allora forse conviene fare un passo né indietro né avanti, ma di fianco, uno shift da pensiero laterale e cominciare a considerare OER come un concetto, una filosofia, un modo per andare incontro alle esigenze di apprendimento di una vasta comunità di persone, siano esse studenti di scuola, università, docenti o – forse ciò che più importa – semplici cittadini. In tal senso molto apprezzabile è Io scelgo Io studio: il portale all’orientamento per il secondo grado e al post diploma (http://www.istruzione.it/orientamento/), un sito – peraltro ben fatto dal punto di vista dell’interfaccia grafica, cosa non da poco e diciamo non eccelsa nei due esempi precedenti – che si propone di supportare “un nuovo modello di orientamento formativo capace di garantire il sostegno a tutti i momenti di scelta e transizione della persona, lungo tutto il corso della vita, e promuovere occupabilità, inclusione sociale e crescita.

Figura 2 – Il sito web di Io scelgo Io studio

Personalmente vedo molto più vicino alla filosofia OER un servizio del genere che gli esempi precedenti: date un’occhiata a come sono organizzate le informazioni (le possiamo chiamare risorse?) per gli studenti che si trovano ad operare le scelte importanti della propria vita e riflettete. Sullo stesso filone mi sento di includere il concorso Voci Vivaci – Storie di scuole che crescono (http://vocivivaci.indire.it/), supportato dal MIUR/INDIRE ma anche con la collaborazione della RAI. Riservato alle scuole che hanno fruito dei Fondi Strutturali PON tra il 2007 ed il 2012, Voci Vivaci offre l’opportunità di “raccontare liberamente le proprie esperienze e i percorsi intrapresi, condividendone emozioni, aspettative, difficoltà e coinvolgimenti e cercando di richiamare l‘attenzione sui risultati conseguiti.

Figura 3 – Il sito web di Voci Vivaci

Sempre legato agli stessi filoni di finanziamento c’è poi Risorse per docenti dai progetti nazionali (http://risorsedocentipon.indire.it/home_piattaforma/), una raccolta di proposte per la formazione continua degli insegnanti che sembra rispondere appieno alla definizione di OER, poiché contiene una serie di attività “che possono essere consultate, sperimentate, riproposte in un’ampia varietà di situazioni didattiche e riadattate in maniera personale in base ai diversi contesti d’uso”. Ne è un interessante esempio questo modulo didattico completo su “Gli ambienti digitali di scrittura e riscrittura di testihttp://risorsedocentipon.indire.it/offerta_formativa/c/index.php?action=copertina&lms_id=507). Viene comunque come sempre da chiedersi quanti lo hanno scaricato, usato e riusato. Volendo invece enfatizzare lo sforzo verso una dimensione digitale delle OER (se ci pensate nell’acronimo non c’è però richiamo a parole relative alla rete o alla tecnologia in genere!) ecco Editoria Digitale, che, all’interno del programma Scuola Digitale del MIUR, si propone “come azione di impulso al mondo dell’editoria per la realizzazione di prodotti editoriali innovativi”. L’idea è di acquisire 20 prototipi di edizioni digitali scolastiche prodotte da editori e validate da 20 scuole ognuna delle quali aveva prima emesso un bando per selezionare l’editore con cui stipulare un capitolato. Non mi è del tutto chiaro come questo avverrà né quali sono i parametri di valutazione delle risorse, ed il fatto che l’iniziativa sia parte dello stesso filone che anni fa finanziò l’inserimento alla cieca delle LIM nelle scuole e Cl@ssi 2.0 mi consiglia di andarci molto cauto rispetto alla validità dei potenziali risultati. A livello invece di policies regionali sembra la Lombardia la regione che più si sta lanciando verso le OER: il progetto Scuola Lombardia Digitale (http://www.istruzione.lombardia.it/sl-digitale/) si propone addirittura di “produrre un modello di fare scuola esportabile, adattabile e la cui efficacia sia documentabile attraverso adeguati strumenti di monitoraggio e valutazione.” L’accento verso il tracciamento dell’efficacia è, a valle di quanto detto finora, quanto mai interessante, e potrebbe fornire uno spunto forse riutilizzabile a livello nazionale, sebbene raramente nella mia esperienza ho visto questo genere di proattiva cross-fertilisation tra regione e stato italiano. Certo è che favorire le iniziative su piccola scala in modo che si allarghino e da buone pratiche divengano buone prassi è senza dubbio lodevole. A tal proposito è degna di menzione anche Porte aperte sul web (http://www.porteapertesulweb.it/), sempre legata all’USR lombarda, che vede docenti di scuola supportarsi per la progettazione e la creazione dei siti delle relative scuole. Sotto tale cappello troviamo ad esempio Un CMS per la scuola, che ha lo scopo di mettere a disposizione delle scuole e delle pubbliche amministrazioni interessate modelli di sito scolastico basati sui più diffusi CMS (Content Management System) open source. Cos’è un tutorial come questo se non una risorsa didattica aperta?

Iniziative

Gli ultimi esempi citati, come detto, si riferiscono a policies su scala più ridotta che, si spera, possano attecchire e convincere i decisori ad implementarle a livelli più alti. Del resto si sa che spessissimo nel campo dell’istruzione, e in particolare in un paese cronicamente a corto di risorse pubbliche ma popolato da persone industriose, sono le iniziative dal basso ad avere un peso particolarmente rilevante. È chiaro che non è possibile andare a scovare in rete le decine di blog (potenziali, io ne conosco alcuni ma non ho idea di quanti possano essere) di docenti proattivi che creano proprie risorse didattiche e le mettono a disposizione del pubblico, dunque nella mappatura per POERUP mi sono concentrato su progetti a scala intermedia, a volte anche molto grossi. Il più rilevante e certamente celebre è Oilproject (http://www.oilproject.org/), già noto probabilmente, come peraltro sicuramente molti dei nomi citati in questo articolo, ai lettori di Bricks. La cosa più interessante (e preoccupante) rispetto a questo ottimo e grosso repository online di video e dispense didattiche delle più svariate materie scolastiche è la storia che ha seguito.

Figura 4 – L’interfaccia utente del progetto Oilproject

Nato nel 2004 da un’iniziativa di alcuni giovani intraprendenti, dal 2009 è sotto la sponsorship di TIM, cosa che ha comportato inevitabili cambiamenti. Sarebbe senza dubbio necessario un intero articolo per affrontare a fondo la questione, e sarebbe comunque cosa difficile poiché, come per quasi tutti gli artefatti della rete, nulla resta di ciò che questo sito era in passato, se non nella memoria di chi, come me, ne ha fruito prima del 2009. Quindi tralasciamo gli importantissimi discorsi sulla sostenibilità dei modelli di openness e gratuità in rete, per sottolineare come le risorse, e anche valide, in Oilproject non mancano, e sono pure dichiaratamente rilasciate secondo Creative Commons. Il problema principale è che per accedervi è necessario poi registrarsi (e fin qui nulla di strano) e poi sottostare a una serie di regole che cercano in qualche modo di forzare il discente a una fruizione assidua del sito, sul quale fanno ovviamente comparsa delle pubblicità. Di conseguenza il tracciamento qui non manca, al punto che è perfino troppo, con gli stessi (presunti o ovvi?) scopi di natura commerciale che sottendono anche i social network come Facebook. C’è anche un meccanismo di accumulo di punti che meriterebbe un articolo a parte. Ma procediamo. Il modello commerciale che inficia la nostra amata “O” dell’acronimo è comune anche ad altre iniziative. Impressionante è Skuola.net, dove una pletora di appunti creati dagli studenti vengono messi a disposizione di una vastissima comunità.

Figura 5 – Il sito web di Skuola.net

Sponsor non mancano, e non mancano molti questionari volti a tracciare le scelte dell’utente, secondo i suddetti metodi di indagine commerciale, ma la cosa che più colpisce è la possibilità di vendere sul sito i propri appunti in modo da guadagnare soldi veri. È il primo esempio di O€R al mondo oppure un nuovo geniale modello per insegnare l’arte imprenditoriale ai più giovani? Scherzi a parte, il sito è interessantissimo e molto ricco di risorse che, senza dubbio alcuno, vengono riutilizzate eccome e coprono anche nicchie di conoscenza non comuni (date un occhio a questa minidispensa sul filosofo Acmeonte di Crotone, penso non esattamente il più celebre tra i pensatori http://www.skuola.net/filosofia-antica/alcmeone-crotone.html). Esistono anche siti di iniziative puramente commerciali ma contenenti risorse didattiche gratuite, come Scuola Channel (http://www.scuolachannel.it/), che vorrebbe raggiungere insegnanti, studenti, genitori e istituzioni. Poche le risorse per ora ma inevitabile riflettere su come la didattica aperta sia potenzialmente sfruttabile come esca per iniziative commerciali forse anche molto redditizie… si parlerà presto di OCER, dove la “C” starà per commercial?

E le istituzioni che fanno, stanno a guardare? Il MIUR, tramite INDIRE, ci prova, con Risorse per Studenti (http://risorsestudentipon.indire.it/), contraltare del precedente Risorse per docenti, che inseriamo qui perché non costituisce una policy ma proprio un tentativo di realizzare a livello ufficiale un repository di risorse per “trovare contenuti e strumenti per il recupero dei debiti formativi, l’approfondimento degli argomenti trattati in classe, o semplicemente suggestioni per studiare in modo diverso.” Poche però le materie trattate (inglese, matematica, fisica e prove PISA) e non eccelsa la qualità dei moduli. Qui un esempio (http://forum.indire.it/repository/working/scorm/view.php?id=3195). Speriamo cresca in futuro. Non nazionale ma regionale è invece il celebre progetto Trio – il sistema di web learning della Regione Toscana (http://www.progettotrio.it/trio/) che conta 1700 ‘prodotti formativi’ (così vengono definiti) gratuiti. Il tutto fruisce di fondi MIUR, PON e regionali e propone materiale valido, sebbene in calce al sito si trovi l’incoerente nota ‘tutti i diritti sono riservati’. Ad ogni modo i materiali del catalogo, inseriti in un LMS Moodle, sono liberamente accessibili previa registrazione e coprono aree molto vaste. Certamente un modello da approfondire e forse diffondere a livello nazionale. Rispetto a ciò che si muove in altre regioni mi è parso degno di nota il caso del ‘solito’ ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio (MI), già noto ai lettori di Bricks, il quale ha recentemente realizzato una propria teca multimediale, poi ribattezzata Portale ITSOS – Risorse Digitali (http://195.120.198.109/) che, secondo un modello vagamente autarchico utilizza un proprio server e il proprio sito per raggruppare video e podcast realizzati dal proprio personale. Nessun problema di pasticci con YouTube e ridotte le rogne sulla proprietà intellettuale da parte dei docenti. Non è necessaria nessuna registrazione per fruire dei materiali, quindi sono davvero apertissimi, fatto salvo il fatto che non (mi pare) si trova traccia del livello di licenza con sui sono rilasciati. Si tratta di un modello difficilmente replicabile, dato che poche scuole hanno mezzi e competenze per creare un sito del genere, per quanto graficamente elementare, ma estremamente interessante perché – per quel che so – unico e virtuoso. Di certo nel crearlo ha avuto un ruolo la partecipazione dell’istituto ai due progetti europei Sloop (Sharing Learning Objects in an Open Perspective) che, tra il 2005 ed il 2011 hanno tracciato interessanti percorsi, in parte ante litteram, nel campo delle OER. Rimando per chi volesse approfondire ai video del convegno conclusivo e al fascicolo conclusivo del progetto. Andare a caccia di scuole virtuose è una fatica però che vale la pena di affrontare. Lo sanno bene la Fondazione Rosselli e la Fondazione Roma che con il progetto Scuola+ / Innovascuola (http://www.innovalascuola.it/) hanno elegantemente tracciato un quadro delle eccellenze in fatto di innovazione didattica nelle circa 300 scuole di tre provincie laziali. La premiazione finale si è svolta a giugno di quest’anno e ha permesso di donare ben 2.500 € alla scuola vincitrice, da spendere per l’acquisto di nuove tecnologie. Ecco un incentivo succoso, direi. Curiosamente il sito, molto ben fatto e che vanta ora una community che pare essere molto attiva, non riporta più le finalità del progetto, che erano descritte in termini come ‘la volontà di dare voce alle scuole primarie e secondarie che, utilizzando efficacemente le risorse finanziarie messe a disposizione dalla Fondazione Roma per l’adeguamento tecnologico, sono stati in grado di creare ambienti di apprendimento integrate e innovative.’ Speriamo che tale iniziativa abbia un seguito allargato e che i risultati trovino diffusione.

Figura 6 – Il sito web di Scuola +

Conclusioni

Come premesso la situazione italiana in fatto di OER non è chiarissima (pochi si sorprenderanno), ma sembra esserci un certo fermento sia a livello di policies che di iniziative più o meno organizzate. Inutile dire che purtroppo manca un piano globale, una direzione comune, o anche solo un’analisi dello stato attuale, o se c’è non mi è nota. Importante sarebbe fare un confronto con le situazioni di altri paesi europei e non, ed è ciò su cui POERUP si concentra. Del resto l’acronimo altro non è che un intraducibile gioco di parole tra power up, ossia ‘potenzia’ e Policies for OER Uptake, ‘politiche per prendersi carico delle OER’. C’è infatti da chiedersi chi se ne farà carico: i singoli docenti o scuole più proattive, come l’ITSOS? Istituzioni a carattere regionale dotate di risorse e spirito di iniziativa, come per TRIO e Lombardia Digitale? O il ministero? Non possiamo dimenticare che senza il supporto delle istituzioni a volte innovare non è facile neppure per chi ha delle ottime idee e grande spirito di iniziativa. Nell’articolo non abbiamo citato il prode esempio di Book in Progress solo perché è stato affrontato in una bella intervista qui su Bricks tempo fa (Bookinprogress, dalle scuole per le scuole). In questo caso, in cui si cerca di realizzare un catalogo gratuito di libri di testo digitali, lo scontro finisce per essere anche quello contro le lobby dell’editoria, che certamente hanno più peso nelle decisioni dall’alto rispetto a quello che può avere una community di docenti come quelli della rete Book in progress. Di certo personalmente spero che non si affermi sopra gli altri il modello commerciale di Oilproject o Skuola.net, non perché le risorse non siano di buona qualità (e noterete che ho quasi sempre tralasciato il discorso della valutazione delle risorse, degno di altri corposi articoli), ma proprio perché la presenza del settore privato nel mondo dell’istruzione e dell’educazione rappresenta a mio avviso comunque una minaccia che si sta espandendo forse più nel mondo universitario che in quello scolastico. Sta anche a noi combattere per mantenere linda la “O” di open. Ricordiamoci che proprio nel contesto universitario, in particolare con i MOOC, la sottolineatura verso la componente e-Learning è assai più spiccata, almeno dove si parla degli ormai celebri Massive Open Online Course. Anche lì di lavoro di mappatura e tracciamento ce n’è da fare, ed il progetto POERUP se ne occupa. Rimando però in tal caso a un mio articolo, sorta di gemello accademico di questo che state leggendo, in uscita a breve sulla rivista Universitas (RUI).

Condividi!
Share On Twitter

You may also like...

Show Buttons
Share On Facebook
Share On Twitter
Share On Google Plus
Hide Buttons