ANNO N.4 – N.3 (SETTEMBRE) – In questo numero

 

 

di Pierfranco Ravotto

pierfranco.ravotto@gmail.com

INDICE COMPLETO DEL NUMERO

 

Produzione e condivisione di risorse didattiche digitali

 

 

Il tema di questo numero è “Produrre e condividere risorse digitali”.
Gli insegnanti hanno, da sempre, prodotto risorse didattiche per i propri studenti: dispense, approfondimenti, proposte di lavoro, esercizi, … E da sempre hanno chiesto ai propri studenti di produrre – individualmente o in gruppo – ricerche, tesine, lezioni da esporre magari con l’aiuto di un cartellone, …
Le ICT hanno man mano reso più agevole il lavoro – forse pochi di voi ricordano le “matrici” da preparare per stampare con il ciclostile, ma io usavo quelle negli anni ‘70 prima di passare a un più semplice foglio battuto a macchina da fotocopiare – e hanno permesso prima di passare a prodotti con una certa qualità tipografica e poi di realizzare oggetti ipertestuali, multimediali (audio e video), interattivi (simulazioni e test a correzione automatica). Hanno inoltre consentito di realizzare risorse digitali fruibili anytime & anywhere: in laboratorio, in aula – con LIM, con dispositivi mobili tutti uguali nelle classi 2.0 oppure ognuno utilizzando un proprio device in logica BYOD (Bring Your Own Device) – a casa, o – perché no? – in autobus nel tragitto casa-scuola.
Le ICT hanno di fatto reso più agevole la realizzazione di prodotti da parte degli studenti: se una volta non si poteva chiedere altro che l’uso della penna, dei pennarelli, di forbici e colla per l’inserimento di immagini, oggi è possibile impaginare, usare una pluralità di caratteri, scattare e inserire fotografie, registrare e inserire audio e video. Con App semplicissime da usare docenti e studenti possono concentrarsi sul contenuto e non sulla tecnologia per produrlo e – per i colleghi che non fanno più fare ricerche “perché le copiano da internet” – evidenzio che produrre uno spot di un minuto e mezzo su Napoleone, o sulla legge di Ohm, sul teatro elisabettiano o sulla tettonica a placche (con a commento la propria, riconoscibile, voce), mette in gioco capacità di ricerca di fonti, di analisi di informazioni e di sintesi che superano di gran lunga quelle richieste un tempo per individuare e sintetizzare qualche pagina di un’enciclopedia.

 

Le flipped classroom, gli EAS (Episodi di Apprendimento Situato), il cooperative learning, … non sono – al di là dei nomi, metodologie nuove. Sono spesso forme nuove dell’attivismo pedagogico di Dewey e Montessori. Proponevamo già attività analoghe negli anni ‘70 e personalmente ricordo proposte con quelle caratteristiche dei miei maestri e professori negli anni ‘50 e ‘60.
Ma la rete, il software open source, gli ambienti web 2.0 e la diffusione delle tecnologie mobili rendono più semplice il ricorso a quelle metodologie, lo rendono generalizzabile. Anche perché permettono di condividere sia le risorse didattiche che le esperienze.

Anche la condivisione non è una scoperta di oggi. E’ nato nel 1951 il Movimento di Cooperazione Educativa, uno dei cui principali esponenti è stato Mario Lodi: le loro prime esperienze erano centrate sulla stampa e sulla corrispondenza per posta. Anche qui le ICT sono elemento facilitatore. Prodotta una risorsa è possibile metterla in condivisione in tempo reale.
E su questo vorrei fare una prima considerazione relativa agli studenti. Fin qui il prodotto di un allievo – soprattutto se in forma scritta – riguardava solo lui e il suo docente. Raro che i compagni di classe fossero coinvolti. Anche l’esposizione orale spesso prendeva la forma dell’interrogazione e non vedeva i compagni coinvolti nel giudizio. Ma una presentazione sulla LIM o la visione di un filmato sono più coinvolgenti. Lo studente si sente “seguito” dalla classe, il suo prodotto è sottoposto a un giudizio dei pari. E questo è uno stimolo a far bene. Se poi la risorsa prodotta è pubblicata su Youtube e condivisa su Facebook allora questa assume ancor più una valenza che va oltre l’ottenere una sufficienza o un bel voto per guardare invece ad un pubblico riconoscimento.

Per quanto riguarda gli insegnanti mi pare che le questioni che meriterebbero un approfondimento siano tre.
La prima è quella del rendere davvero “open” le risorse prodotte. Una risorsa, per essere considerata una OER – Open Educational Resource – è necessario che sia rilasciata con una licenza che ne autorizzi l’utilizzo (eventualmente a certe condizioni): ciò può essere fatto scegliendo l’opportuna licenza CreativeCommons. Per essere riutilizzabile deve essere anche scaricabile (e non solo linkabile). Per essere modificabile – e questo per un riutilizzo didattico è spesso necessario – serve che si possa intervenire sul prodotto scaricato (quindi, per fare un esempio, non un pdf; tantomeno un pdf protetto).
La seconda questione riguarda la disponibilità a riutilizzare risorse prodotte da colleghi. Oggi mi sembra che ci sia più disponibilità a mettere in condivisione quanto si è prodotto che a utilizzare quanto altri hanno messo in condivisione. Se nessuno riutilizza, perché condividere? Eppure: perché perder tempo a rifare quanto è già stato fatto da un collega? Non è meglio, piuttosto, partire da lì per migliorarlo?
La terza questione riguarda la rintracciabilità delle risorse condivise: le repository. Spesso trovare le risorse da riutilizzare non è facile, richiede molto tempo. Ed è questo forse un motivo alla base dello scarso riutilizzo. Infatti dove si hanno a disposizione risorse da riutilizzare, a livello di scuola, la disponibilità al riuso cresce.

Avremo occasioni per questi approfondimenti. Intanto vi offriamo come sempre un campionario di esperienze concrete.
Mara Masseroni, insegnante di inglese all’ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, presenta alcune sue esperienze di didattica delle competenze realizzata facendo produrre risorse didattiche agli allievi, con Prezi o con Thinglink. Il ruolo degli studenti è ribaltato: da fruitori a creatori. Le risorse sono inserite in ambiente Moodle e rese accessibili alle altre classi.
Vittoria Paradisi, racconta un’esperienza analoga realizzata nell’insegnamento di Lettere in una scuola secondaria di primo grado a Saltara, utilizzando un diverso strumento: BlendSpace. Gli studenti diventano “docenti per un giorno”.
Alice Barana, Claudio Demartini, Marina Marchisio e Claudio Pardini, dell’equipe che ha progettato e conduce il progetto ministeriale Problem Posing & Solving, parlano della produzione – con Maple e Maplet – di risorse didattiche da parte degli insegnanti che partecipano al progetto – 2.000 – e della condivisione di tali risorse; per ora la condivisione è fra i partecipanti al progetto, ma presto le risorse saranno rese accessibili a tutti i docenti di matematica e informatica in database pubblici.
Sergio Casiraghi, Lucia Rapella, Emilia Giovanna Salucci, raccontano esperienze di condivisione – essenzialmente con GoogleDrive – di risorse e di esperienze avvenute all’interno del corso di formazione per docenti neo-immessi in ruolo nella provincia di Sondrio.
Flavia Giannoli, presenta anche lei un’esperienza di condivisione anche se a livello di singola scuola: quella di materiali didattici per il recupero estivo in matematica, realizzata all’Istituto Levi di Bollate. Le risorse sono state prodotte con Word e PowerPoint e inserite nell’ambiente Docebo in cui sono realizzati i test.
Un ambizioso progetto di condivisione di OER, Open Educational Resource, è quello presentato da Mario Rotta: Alexandria, un servizio online per la condivisione e la distribuzione di contenuti educativi digitali in formati aperti e con licenze aperte. Alexandria è un servizio curato e gestito da una nuova società fondata da Agostino Quadrino: Wikiscuola. L’obiettivo è quello di co-costruire una nuvola di saperi e di meta-conoscenze indirizzati a tutti coloro che si occupano o si preoccupano di educazione digitale.
Giuseppe Corsaro ed Elisabetta Nanni, coordinatori della comunità Insegnanti 2.0, scrivono che “condivisione e collaborazione" sono stati, fin dall’inizio, le parole d’ordine della comunità attiva su FaceBook: “condivisione spontanea e gratuita di risorse auto-realizzate, ma anche di esperienze con strumenti e risorse non propri”.
Paolo Mugnaini illustra Questbase, uno strumento per realizzare questionari di valutazione, produrre test, questionari, esami e verifiche, sia formative che sommative.
Matteo Uggeri, della Fondazione Politecnico, ha esplorato il panorama della condivisione di OER in Italia. Nel suo articolo parla di iniziative del MIUR e di Indire, della RAI, di Bookinprogress, di Oil project, di Scuola+/Innova la scuola, di Scuola Lombardia Digitale, di Skuola.net, …
Abbiamo lasciato per ultimo, in questa carrellata, l’intervento di Daniele Barca, perché non racconta esperienze di produzione o di condivisione di risorse, ma piuttosto intenta un “processo al prodotto”, all’idea stessa del produrre risorse. Tre punti chiave della sua repositoria sono: “Produrre chi? Produrre cosa? Produrre perché?”

Anche in questo numero il Tema è accompagnato da alcune rubriche.

Per Competenze e certificazioni, Marina Cabrini e Paolo Schgör, illustrano le caratteristiche di una certificazione ECDL Specialized, IT Security, che è entrata a far parte della ECDL Full Standard.

Per Progetti europei, Stefano Macchia, Claudia Zanella e Costantina Cossu raccontano il progetto Go lab, Global Online Science Labs Inquiry Learning at School. Il progetto si propone di mettere a disposizione degli studenti laboratori gestiti in remoto e laboratori virtuali al fine di promuovere l’apprendimento significativo e l’acquisizione di competenze.

Infine, per Dall’estero, Giuseppe Corsaro ha intervistato Astrid Hulsebosch, un’insegnante olandese che adesso lavora in Italia, sulle differenze fra scuola olandese e scuola italiana e sulla piattaforma Yurls, nata per la scuola primaria olandese, ma ormai largamente diffusa, anche se per ora non nel nostro paese.

Come sempre vi invitiamo a commentare gli articoli nel nostro gruppo Facebook: www.facebook.com/groups/rivistabricks/. Se avete altre esperienze da raccontare sul tema di questo numero segnalatecele – a rivistabricks@gmail.com – possiamo pubblicarle “fuori numero”.

 

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