“Rivoluzionare” la comunicazione in classe con la LIM

di  “Equipe formazione LIM

M. Gabbari – R. Gagliardi – A. Gaetano – D. Sacchi

Premessa

Il percorso proposto in questo articolo, sicuramente non esaustivo, vuole solo, attraverso una ricognizione delle “nuove” metodologie e strategie didattiche digitali più comunemente conosciute e praticate, essere di stimolo, attenzione e riflessione anche verso tutta una serie di “complementarietà metodologico didattiche” che integrano e qualificano ulteriormente la professionalità del docente migliorandone significativamente la comunicazione e la didattica in classe. Il problema della nostra società e in particolare della nostra scuola e dei suoi docenti, che si basano ancora su comportamenti predigitali, non è quello se adottare o non adottare le tecnologie digitali, ma quello di “come” utilizzarle[1]. L’inserimento e la presenza della LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), del Tablet, del PC e della rete nelle classi, per le loro peculiarità, richiedono un diverso modo di utilizzare la nostra mente e implicano necessariamente di modificare e, in buona parte, “rivoluzionare” il nostro modo di “fare scuola” oggi.  Per un utilizzo efficiente e vantaggioso di queste tecnologie digitali è necessario che i docenti acquisiscano una maggiore ed ulteriore preparazione e consapevolezza nello svolgimento della loro attività didattica attraverso la costruzione di un proprio “curriculum comunicativo digitale”. L’acquisizione di queste competenze tecniche digitali e di queste nuove metodologie e strategie didattiche sono ormai necessarie e indispensabili e il loro utilizzo efficace e produttivo deve permettere di perseguire sempre al meglio gli obiettivi comunicativi e formativi. E’ in questa logica di miglioramento e perfezionamento digitale competente che acquistano significato e diventano sempre più utili e indispensabili anche tutti quei percorsi dedicati alla formazione e al miglioramento delle proprie competenze comunicative e digitali come le “certificazioni professionali[2]

Come la LIM modifica la comunicazione in classe

Figura 1. Aula didattica con LIM.

L’introduzione delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione e nello specifico della LIM nella didattica in classe non è un’operazione ordinaria e di semplice realizzazione. Si sa che non esistono “trattamenti digitali universali”, ma vengono ricercate scelte adeguate e pratiche sensate e avvedute che devono essere integrate complessivamente nelle attività didattiche che possano caratterizzare e qualificare un percorso di apprendimento efficace e continuativo. Gli apprendimenti degli alunni non migliorano la loro qualità attraverso la semplice acquisizione delle infrastrutture tecnologiche e l’alfabetizzazione informatica degli insegnanti. Il problema quindi non è solo legato alla implementazione delle strutture informatiche o semplicemente di insegnare abilità prettamente tecniche (come utilizzare un programma di scrittura, produrre un video, inviare una mail, creare una pagina web o navigare in rete), ma squisitamente didattico-comunicativo. In una visone sociale legata ai principi della cittadinanza, si tratta di fornire agli studenti quelle abilità e competenze culturali, critiche e creative, che permettano loro di comprendere la funzione svolta dai media e le conseguenze sociali che ne conseguono. In particolare, stabilire una interazione in modo che acquisiscano un comportamento maggiormente responsabile e autoriflessivo. In sostanza bisogna perseguire con gli studenti un’educazione ai media e alla comunicazione digitale, coltivando, analizzando e prefiggendosi di raggiungere con la riflessione un senso critico e costruttivo (“saggezza digitale”), che, nonostante l’utilizzo quotidiano della tecnologia digitale e dei social media, raramente possiedono e/o acquisiscono.

L’avvento delle Nuove Tecnologie Digitali sta producendo importanti trasformazioni nelle abitudini e nella vita quotidiana delle persone, in particolare delle nuove generazioni, sia a livello socio-culturale sia a livello psico-cognitivo[3]. Queste tecnologie digitali hanno permesso un notevolmente accrescimento dell’accesso delle persone all’informazione attraverso sistemi sofisticati di archiviazione dei dati (CD, DVD, Hard Disk esterni, etc.), di diffusione (motori di ricerca, piattaforme di eLearning, ambienti del Social Web, smartphone, etc.) e contribuiscono, secondo molti studi (mente estesa[4] e mente aumentata[5]), al potenziamento della mente. Le TIC hanno reso il mondo e i popoli più che mai connessi, aumentando la circolazione e la generazione di nuovi prodotti, ma anche la conoscenza di nuove idee e culture. Molti di questi prodotti del mondo esterno, messi a disposizione dal progresso tecnologico e digitale, sono il risultato dell’attività mentale e una volta realizzati svolgono un ruolo di supporto per la mente come “protesi cognitive[6] in quanto rendono possibili operazioni conoscitive al di fuori della nostra portata, ma che è possibile mettere al nostro servizio per potenziare ed estendere le capacità mentali.

L’utilizzo capillare, pertinente e consistente delle Nuove Tecnologie digitali richiede di avviare una riflessione critica di ampio respiro anche sul modello tradizionale di insegnamento apprendimento, e di avviare necessariamente il passaggio da una didattica comunemente trasmissiva ad una prevalentemente costruttivista, e, secondo alcuni studi recenti anche connettivista[7], in modo che venga tenuto conto anche dell’uso della rete, tramite i suoi nodi e le sue connessioni, come metafora centrale per spiegare come avviene l’apprendimento. Le parole chiave su cui si dovrebbe basare la ricerca didattica più recente sono: costruttivismo sociale, apprendimento collaborativo, metacognizione, emozioni e conoscenze disciplinari interconnesse in una rete complessa, capacità di connettersi attraversando e costruendo reti. La conoscenza deve pertanto essere vista come il prodotto di una costruzione attiva e consapevole che si attua attraverso forme di collaborazione, di negoziazione sociale e di interazione interpersonale. Queste diventano a loro volta generative di nuovi saperi e di nuove competenze nella misura in cui il soggetto in formazione viene messo nelle condizioni di conoscere, controllare e gestire in modo consapevole il proprio stile cognitivo e le proprie modalità di apprendimento (protagonismo e personalizzazione del proprio apprendimento) ed essere messo in grado di agganciare le sue nuove conoscenze alla propria rete mentale.

Pertanto occorre “ripensare a tutta quella che viene definita “educazione” per adattarla al futuro digitale[8] e anche la progettazione didattica dei docenti e l’ambiente scolastico nel suo insieme, devono avere come obiettivo del proprio lavoro, attraverso un percorso progressivo di adattamento, la concezione di una realtà in cui si sono modificati i modelli tradizionali di studio e in cui i giovani di oggi, ma prossimi adulti di domani, dovranno diventare gli attori-protagonisti del proprio apprendimento e dove troveranno un mercato del lavoro e la loro vita personale pervasi dalle nuove tecnologie digitali che dovranno saper gestire e padroneggiare. Pertanto tutto il sistema scolastico e i docenti, alla luce di questa nuova rappresentazione, devono saper rinnovare, riadattare e modificare le proprie metodologie e strategie formative, la propria organizzazione e l’infrastruttura.

Il compito dei “nuovi docenti”[9] è, quindi, quello di perseguire uno stile più accorto e riflessivo di insegnamento checonsenta un apprendimento consapevole, in cui gli studenti, pionieri dei nuovi linguaggi mediali digitali, possano anche collaborativamente tra loro riconoscersi e riflettere sulle loro attività e sullo sviluppo delle loro capacità e attitudini. Gli studenti diventano, così, non solo “lettori”, ma anche “scrittori e autori” dei media, per comprendere meglio i fattori sociali, culturali ed economici che sono in gioco nella società moderna[10].

L’abilità di un insegnante, nella cui formazione deve aver ricevuto almeno una “alfabetizzazione comunicativa e mediatica”, non consiste soltanto nel dare delle nozioni o delle indicazioni, ma anche nel creare quelle suggestioni relazionali comunicative, emozionali e valoriali[11] affinché i soggetti dell’apprendimento, vengano posti nelle condizioni di saper attivamente interpretare e fare proprio il messaggio comunicato.  

La presenza della LIM in classe è in grado di testimoniare tutte le sue straordinarie potenzialità, dal momento che trasporta e trasferisce nella realtà quotidiana di classe tutti i canali di comunicazione messi a disposizione dalle reti telematiche e tutte le prerogative introdotte dagli strumenti digitali. Tramite le sue diverse opportunità di utilizzo, e con la contemporanea possibilità di utilizzare più media comunicativi, facilità, rafforza e potenzia le forme comunicative a disposizione del docente plasmando le condizioni e i presupposti per la creazione di un “ambiente generativo di apprendimento[12] più appropriato e stimolante. Il docente, in sinergia con la LIM, può diventare così un potente ed efficace “sistema comunicativo significativo” capace di far catalizzare, motivare e convergere l’attenzione sui punti caldi d’interesse, stimolare i canali comunicativi privilegiati dei propri allievi e le diverse “intelligenze multiple” presenti nel gruppo classe[13], migliorando così la qualità dell’apprendimento proattivo.

 
 
Figura 2. Interazione tra le tre aree di conoscenza.
 

Le modalità di introduzione ed inclusione dell’alfabetizzazione comunicativa e mediatica digitale nei curricula scolastici a tutti i livelli, sono una responsabilità primaria della nostra collettività con il tramite del MIUR[14] e dei docenti, suoi rappresentanti sul campo. Occorre però che a loro volta gli insegnanti, fattore strategico per l’innovazione tecnologica,comprendano al meglio le potenzialità comunicative degli strumenti digitali di cui dispongono, i loro funzionamenti, i limiti e i pregi che mettono nelle condizioni di operare al meglio. È opportuno, quindi, creare una cultura media del digitale al servizio dell’insegnamento per facilitare le condizioni affinché i docenti utilizzino con maggiore professionalità tali strumenti. Sappiano, inoltre, realizzare in classe un adeguato “setting di apprendimento”, nell’ambito del quale individuare le metodologie e le strategie didattiche comunicative più opportune al raggiungimento degli obiettivi pedagogici. 

In una “scuola digitale” è decisivo, per lo sviluppo di una nuova didattica, gestire con successo le tecnologie digitali nell’insegnamento, la formazione e la preparazione del nuovo docente, (“magister sapiens digitale[15]) che devono essere caratterizzate dalla complessa interazione delle tre forme primarie di conoscenza: tecnologica, pedagogica e contenutistica (modello denominato TPACK[16]o triade delle conoscenze di base). La strutturazione delle tre conoscenze assimilate, padroneggiate ed integrate nella propria didattica di classe,sviluppano un processo sinergetico tale che il risultato finale è sicuramente maggiore dell’effetto prodotto dalle singole parti. Inoltre in prossimità delle intersezioni tra le diverse aree di competenza (vedi immagine allegata) vengono indicate nuove tipologie di conoscenza la cui interazione è da studiare e approfondire. Chiaramente, queste conoscenze devono essere integrate in un quadro più ampio, che tenga conto delle competenze che un insegnante deve acquisire per gestire con successo un processo di apprendimento. Quadro che prevede capacità organizzative, comunicative e strategiche, su uno sfondo di riflessione metacognitiva riguardo al suo operato e ai risultati (outcomes) raggiunti dagli studenti in seguito alla sua azione di insegnamento-apprendimento.

LIM, ambiente di apprendimento

L’azione dell’insegnante deve essere strutturata, seguire una metodologia definita nel proporre i contenuti da apprendere e gli obiettivi da raggiungere, ma l’apprendimento, per essere significativo e non solo meccanico, deve avvenire, nell’ambito del luogo di azione, attraverso una negoziazione dialogica dei contenuti. Il concetto deve essere condiviso tra insegnante ed allievi in modo da diventare un patrimonio di conoscenza comune. La Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) è uno strumento digitale multifunzione in grado di fare la differenza in quanto elemento “catalizzatore” della partecipazione, attenzione e delle relazioni che si vengono ad instaurare in una classe. La LIM è una innovazione trasformativa che, oltre ad essere una superficie di visualizzazione e di presentazione, si tramuta, nelle pratiche quotidiane che contraddistinguono l’attività didattica, in un innovativo spazio operativo di comunicazione, condivisione, accompagnamento e riflessione, una “parete trasparente” sul mondo che ci circonda. La LIM, attraverso percorsi pensati, progettati e realizzati anche con gli strumenti forniti in rete dal Web, diviene uno strumento di “scaffolding cooperativo[17] permettendo così di costruire “tra pari” il proprio apprendimento. Da “semplice”, anche se tutt’altro che irrilevante strumento di classe, la LIM, se organizzata e gestita in un contesto metodologico ben definito e con le nuove opportune strategie pedagogiche e didattiche, può diventare rete di comunicazione,ambiente di apprendimento, di costruzione della conoscenza, di confronto e di circolazione delle idee.  

La LIM riunisce in sé la forza dell’utilizzo classico della lavagna tradizionale di ardesia con le numerose opportunità offerte dalla codifica digitale e dalla multimedialità, inoltre permette di stimolare il cambiamento, valorizzando ulteriormente la capacità e la vitalità della comunicazione abituale, tramite il “processo di rimediazione[18] delle caratteristiche strutturali e dei significati degli altri media precedenti. La LIM comporta l’utilizzo di spazi in presenza e contemporaneamente di spazi visivi posticipati, insieme a luoghi di astrazione. La sua potenza sta nella capacità di confluenza tra consumo, fruizione, interazione, scenario, elaborazione individuale e collettiva.  Inoltre, in virtù dell’interazione tra i diversi media, è possibile realizzare sulla LIM performance comunicative nelle quali i principali mezzi di comunicazione interagiscono fra di loro, allargando l’informazione nei suoi diversi formati e canali (crossmedialità[19]).

Il docente che utilizza la LIM nella propria pratica operativa acquisisce nuovamente un ruolo centrale di regia nell’ambito dell’aula computerizzata ed è chiamato dalla nuova tecnologia a concepire, progettare, sviluppare la didattica in classe come un vero e proprio evento comunicativo. La LIM nel suo utilizzo quotidiano in classe, integrando diversi codici espressivi, racchiude delle potenzialità connaturate per il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze individuali, dei diversi stili cognitivi e dei canali comunicativi privilegiati (visivo, uditivo, cinestesico) e permette a ciascun alunno di confrontarsi con la realtà circostante e raggiungerne la conoscenza (processo di empowerment). L’uso naturalizzato e quotidiano della LIM in classe inoltre motiva, rilancia, trasforma e rappresenta una “strategia di continuità in avanti” e diventa per gli studenti “un ponte di modernizzazione tra ilfuori” (la casa) e il “dentro” (la scuola)”. La lavagna digitale, come collettore e aggregatore di risorse, può pertanto diventare un nuovo ambiente di apprendimento che consente agli insegnanti di aiutare gli studenti ad organizzare le loro conoscenze di fronte alla complessità dei saperi e offrire gli strumenti critici per poter analizzare e affrontare le realtà del mondo e sviluppare modi per essere in grado di costruirsi degli itinerari individuali.

Grazie alla introduzione progressiva nelle classi delle LIM e del collegamento alla rete Internet si sta verificando un primo ma deciso cambiamento organico nella strutturazione e nella impostazione dell’attività didattica che necessariamente comporta non più lo spostamento materiale della classe nei laboratori multimediali, ma la stessa classe e l’inserimento di nuovi strumenti didattici tecnologici e digitali diventano sussidio e strumento di integrazione e di interazione didattica tra il docente e gli allievi stessi consentendo così la realizzazione di una nuova tipologia di lezione decisamente più efficace in un ambiente di apprendimento (spazio d’azione) più partecipato, collaborativo e maggiormente in sintonia con le differenti necessità degli allievi. Pertanto anche l’aula, intesa come spazio fisico d’azione in cui avviene la formazione, necessità di passare “da una pressoché immutabile staticità ad una costruttiva dinamicità funzionale. La morfologia della classe deve essere trasformata in modo da diventare il sostegno e lo stimolo degli stessi interventi innovativi” [20].

LIM, uno strumento “sincretico”

Alla luce di tutte le possibilità che la LIM è in grado di offrire, potrebbe essere definita uno “strumento sincretico” in quanto in grado di gestire, tramite “una pluralità di linguaggi”, la compresenza e la contemporaneità di più situazioni comunicative all’interno di una stessa richiesta di enunciazione e attraverso sistemi semiotici[21] e mediali diversi tra loro. Questa descrizione potrebbe essere ulteriormente rielaborata definendo la LIM uno “strumento sincretico comunicativo” cioè capace di gestire modalità comunicative differenti e linguaggi eterogenei all’interno di una strategia di comunicazione unitaria che fa riferimento alla stessa domanda di apprendimento. Questa possibilità, se utilizzata correttamente, diventa, per un comunicatore professionista (docente, relatore, …), un potentissimo ed indispensabile strumento per la partecipazione e il coinvolgimento emotivo ed attivo del proprio “pubblico”.

Nella formazione dei docenti, sia universitaria sia in itinere, non sempre vengono valorizzate e tenute nella giusta considerazione gli aspetti relativi alle modalità più efficaci per una “comunicazione in classe”. Anche i numerosi corsi di formazione non influiscono più di tanto nel dare gli strumenti maggiormente incisivi nella gestione delle strategie comunicative più adeguate nel “rapporto-relazione” che si viene ad instaurare tra docente e allievi.

Questo nuovo strumento LIM permette di indirizzarsi verso un uso multidimensionale che non investe soltanto la trasmissione della conoscenza, ma anche un diverso modo di comunicare con gli studenti e un differente modo di presentare i contenuti del sapere. Quando si comincia ad usare la LIM come strumento quotidiano in classe, esso modifica sostanzialmente l’impostazione didattica da diventare praticamente indispensabile creando una sorta di “dipendenza” .

La LIM offre, tra le sue peculiarità, la possibilità di un uso sincretico di canali comunicativi distinti e diversificati, che permettono di integrare le diverse modalità di accesso alle conoscenze e di incrementare il livello di coinvolgimento e una più approfondita comprensione:

  • Canale visivo (visualizzazione con immagini statiche, dinamiche o animate di fatti, concetti e procedure, collegamenti video)
  • Canale uditivo (ascolto di parole pronunciate oralmente o di suoni connessi agli argomenti)
  • Canale cinestesico tattile ( interazione “fisica” con oggetti multimediali, come nelle simulazioni.
 
 
Figura 3. Cono dell’apprendimento di Dale.
 

Attraverso una partecipazione e un coinvolgimento più dinamico, che la LIM è in grado di innescare, tutto quanto, si può vedere, sentire e toccare, può essere più facilmente appreso, metabolizzato e memorizzato (80%-90%). L’apprendimento diventa attivo e coinvolgente nel momento in cui ci mettiamo in azione: ripetendo, parlando in pubblico (o in un gruppo di studio) effettuando una presentazione, ma soprattutto quando mettiamo in pratica quanto stiamo imparando. Maggiormente queste attività didattiche sono nuove, particolari e soprattutto cariche di emozioni, più facilmente verranno memorizzate. Ogni tecnica di memorizzazione davvero efficace applica in qualche modo i principi dell’apprendimento attivo. 

Attraverso le possibilità di utilizzare i differenti linguaggi che la multimedialità è in grado di proporre, la LIM amplia l’opportunità di accedere ai contenuti grazie anche al collegamento alla rete Internet, attingendo, direttamente dalla stessa, materiali formativi e informativi, usufruendo così anche di risorse ritenute informali o non convenzionali come i blog e i social network.

Facilitare l’insegnamento in classe

La classe rappresenta il luogo privilegiato, all’interno del quale è possibile creare un clima favorevole alla comunicazione e al dialogo, alla costruzione di una solida rete sociale, in quanto è un contesto comunicativo rivolto alla comprensione biunivoca, e dove viene favorito il percorso più efficace all’apprendimento.

La LIM in classe rappresenta un “nuovo medium” comunicativo con una elevata “affordance[22] ed è in grado per i suoi utenti di mettere a disposizione molte opportunità offrendo un maggior livello di partecipazione e di coinvolgimento sociale, intesi sia come capacità di attuare i propri intenti, sia di comprendere più facilmente quelli degli altri. La didattica con la LIM non deve essere intesa solo come forma “tecnica”, ma anche come “forma comunicativa di valorizzazione”, pertanto diventa indispensabile praticare il suo utilizzo con una didattica attiva, motivante, coinvolgente e dialogante. Per riuscire a motivare lo studio bisogna imparare ad intrecciarlo con esperienze concrete e spronanti, appartenenti anche al quotidiano dei nostri studenti e che testimonino valori e forniscano motivazioni (compiti di realtà) anche sociali.  

Metodologie e strategie dedicate per la LIM

La LIM è, di per sé, uno strumento potenzialmente molto valido, ma non si potrà perseguire alcun obiettivo significativo e una classe con la LIM non potrà diventare migliore di una senza, se non si procede anche alla modifica di alcuni valori di fondo come l’introduzione di nuove metodologie didattiche di base che siano realmente inclusive e portatrici di pratiche didattiche efficaci.

La metodologia (studio, discorso sul metodo) ha il compito di ricercare e studiare i criteri di insegnamento, di provarne la validità e di tradurli in modelli operativi per costruire, analizzare e migliorare l’azione formativa. Costituisce una riflessione, un’analisi dell’efficacia e della qualità degli itinerari e dei percorsi didattici previsti dall’insegnante.Per conseguire gli scopi prefissi attraverso il raggiungimento degli obiettivi è necessario utilizzare delle modalità specifiche di insegnamento – apprendimento, cioè delle metodologie e strategie che facciano anche riferimento alle caratteristiche proprie della LIM. Queste devono essere finalizzate a dei compiti specifici che traducono in realtà l’azione didattica attraverso la realizzazione di prodotti che possono essere sottoposti sia ad una valutazione formativa che sommativa.

Una strategia didattica, sia d’insegnamento sia di apprendimento, si deve basare su un corpo organico di teorie, sia filosofiche sia riguardanti le teorie della conoscenza, che ne determinano la specificità. Con il termine strategia didattica si deve intendere, in particolare, una modalità di gestione di una situazione didattica, pianificata e strutturata all’interno di un contesto pedagogico, che fa riferimento a:

  • modi di operare o ad attività specifiche, d’insegnamento, quali il ruolo e le azioni svolte dall’insegnante/esperto, e di apprendimento, quali il ruolo e le azioni svolte dall’allievo.
  • risorse pedagogiche, quali risorse materiali, come documenti, strumenti, … e immateriali, come le competenze professionali utilizzate allo scopo di favorire il conseguimento degli obiettivi di apprendimento attesi.

Si può classificare in due grandi famiglie, in funzione del tipo di metodologia scelta:

  • le strategie centrate sui contenuti da apprendere e sull’insegnante (teacher centered), ove l’attenzione è posta sul docente e l’apprendimento è considerato una conseguenza di un buon insegnamento
  • le strategie centrate sull’apprendimento e sulla persona che apprende (learner centered), ove l’attenzione è posta sullo studente e l’apprendimento e visto come una costruzione attiva della conoscenza conseguita da ciascun individuo

Non esiste una strategia principe, che può o deve essere applicata in qualsiasi occasione o contesto didattico, ma ogni strategia viene messa in atto in una determinata situazione perché più efficace per raggiungere determinati obiettivi. In un processo specifico d’insegnamento-apprendimento si possono utilizzare anche più strategie diverse che possono essere combinate e alternate, un mix di strategie, in un unico contesto didattico e formativo, secondo la necessità e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Nuove Metodologie e Strategie didattiche utilizzate e consigliate nella pratica didattica quotidiana con la LIM[23]:

  • Trasmissiva potenziata dagli strumenti della LIM
  • Collaborativa partecipativa:
    • Strategia Big6
    • Strategia WebQuest
    • Strategia apprendistato cognitivo
    • Modello progettuale dell’esagono
    • Strategie collaborative – partecipative
    • Correnti di Cooperative Learning 

(NB: non vengono ampliate e descritte in quanto già presenti e sviluppate nel libro citato)

 
 
Figura 4. Rielaborazione di R. Gagliardi.
 

La metodologia trasmissiva pone l’insegnante al centro dell’azione educativa, per cui il docente ed il libro di testo, fonte di riferimento privilegiata, sono i punti di riferimento del sapere e della conoscenza che viene, proposta, tramite un procedimento lineare, agli allievi che la ricevono come soggetti passivi. Il focus della classe è posto sul docente e l’apprendimento è visto come conseguenza di una buona istruzione. Le metodologie collaborative–partecipative, che derivano da quelle attive proposte da J.Dewey[24], invece ribaltano la visuale e pongono al centro dell’azione didattica lo studente: il focus della classe è sullo studente e l’apprendimento è visto come la costruzione attiva della conoscenza da parte di ogni individuo, sia docente che allievo.

Un uso corretto degli strumenti della LIM permettere al docente, presupponendo che sia disponibile alla modifica della sua impostazione didattica tradizionale (trasmissivo-riproduttiva), di trasformare la sua comunicazione in classe nella direzione di una maggiore consapevolezza delle aspettative dei suoi studenti e degli sforzi che devono essere intrapresi per il coinvolgimento, la motivazione e l’inclusione, anche degli alunni con bisogni educativi speciali (BES)[25]. Tale trasformazione didattica presuppone la necessità di una progettazione derivante non dall’improvvisazione o dalla mancanza di un adeguato repertorio collaudato di esperienza sviluppata, ma anche da una maggiore attenzione e conoscenza di alcuni aspetti metodologici “complementari” che non sempre sono riconosciuti tali, ma che se posseduti, praticati e facilitati dalla presenza della LIM, integrano pesantemente una valida formazione e preparazione alla didattica.

Pratiche metodologiche “complementari” per una attività didattica con la LIM

“Al di là delle metodologie … insegniamo ciò che siamo.
Siamo la somma di tutte le esperienze fatte nel corso della nostra vita …”
(Watzlavick)

L’analisi attenta alle sfide comunicative consiste nel dare maggiore spazio, nella vita scolastica, alla attenzione dei bisogni culturali e relazionali degli alunni, alla attualizzazione e personalizzazione dei percorsi e dei ritmi individuali durante le fasi dell’attività di apprendimento e nel dedicare del tempo prezioso alla costruzione di “relazioni educative significative” lasciando il maggior peso della ripetizione e della fissazione dei concetti ai sistemi digitali, affrancando così in parte il carico agli insegnanti che possono dedicarsi in modo più completo alla loro reale funzione di docenza e di relazione [26].

Pertanto per comprendere e interpretare un evento comunicativo tra docenti e studenti è necessario possedere, accanto agli strumenti metodologici e strategici già specificati, anche: indicatori, modalità e strategie sul generale funzionamento della classe, sulle routine condivise e sul rapporto e la relazione con i singoli individui.Tutte le volte che un docente si propone di realizzare una attività didattica con la LIM o con altri strumenti, è opportuno che nel suo curricolo formativo siano presenti per la progettazione e realizzazione dei percorsi didattici, oltre alle pratiche metodologiche e strategiche più tradizionalmente e comunemente seguite, anche le seguenti:

1)     Suggestopedia – 2) Uso e linguaggio del colore – 3) Organizzatori grafici – 4) Comunicazione non verbale e i neuroni a specchio – 5) Comunicazione Empatica – 6) Semplessità

1)    Suggestopedia[27]

 
Figura 5. Curva dell’attenzione.
 

Questa metodologia prevede che il docente, durante la lezione, alterni armonicamente periodi di attività e di rilassamento del discente (ritmizzazione), tenendo sempre sotto controllo la sua “curva dell’attenzione[28]. Le fasi di ritmizzazione devono essere della durata di non più di 15 – 20 minuti. Inoltre questa metodologia suggerisce che il docente debba impostare la lezione su base multisensoriale: stimolare i diversi canali comunicativi,   presentare la materia in modo creativo e se necessario anche ludico per interessare ed incuriosire gli studenti[29]. Per desuggestionare, infatti, le eventuali barriere di apprendimento, il docente deve prevedere l’organizzazione di attività stimolanti e divertenti giochi didattici per attivare e memorizzare la materia, usando, eventualmente, anche la musica (risorsa catalizzante per la memoria a lungo termine). Bisogna sempre fare attenzione che il discente si senta a proprio agio e si trovi in un ambiente positivo e sereno, si devono incoraggiare e motivare gli allievi usando un linguaggio sempre positivo, approcciare la materia in modo critico e favorire la discussione, incoraggiare la sensazione di appartenenza al gruppo con attività di collaborazione e lo scambio di esperienze comuni. Il discente deve diventare, il “protagonista”, non solo con i suoi bisogni didattici, ma anche con quelli fisici e affettivo – emozionali.

2) Uso e Linguaggio del colore                                                                      

        "Il colore è il luogo in cui il nostro cervello
e l’universo si incontrano."
Paul Klee
 
 
Figura 6. Colori ed emozioni stimolate dai loghi più diffusi.
 

Il colore è ritenuto uno degli strumenti più efficaci della comunicazione visiva (anche nella sua variante di memoria eidetica[30]), che se ne avvale per evidenziare le informazioni, renderne agevole e veloce la loro fruizione e imprimerne con maggiore efficacia il ricordo nella memoria[31].Lo studio del colore coinvolge più discipline, tutte strettamente legate ad applicazioni concrete nella vita quotidiana di ognuno di noi, al rapporto tra le persone e alla comunicazione, in quanto il colore possiede un significato che è determinato dalla nostra percezione umana e dalla sensazione indotta dalle radiazioni luminose e può variare anche in base alle proprie esperienze e tradizioni.  

Possiamo determinare le seguenti aree:

  • fisica: studia la luminosità e la luce,ma specialmente l’ottica per tutto ciò che avviene all’esterno del sistema visivo
  • fisiologia, per quanto riguarda il funzionamento dell’occhio e la generazione, elaborazione, codifica e trasmissione dei segnali nervosi dalla retina al cervello
  • psicologia: i possibili nessi tra l’interpretazione dei segnali nervosi provenienti da stimoli colorati, la percezione che ne abbiamo e gli aspetti emotiviche suscitano, i significati personali e le sensazioni che possono essere legati al colore. Sono ritenuti possibili anche utilizzi medicali come la cromoterapia[32] e la medicina ayurvedica[33]
  • psico-fisica: che studia la relazione tra lo stimolo e la risposta del sistema visivo (la colorimetria è una parte della psicofisica, il contrasto termico dei colori (polarità: es. freddo-caldo, ombreggiato-soleggiato, riposante-eccitante, ecc).
 

     
Figura 7. Colori preferiti da uomini e donne (Fonte Kissmetrics).
 

Il significato dei colori non è univoco, un colore può rispecchiare un particolare stato d’animo, ma è possibile ritrovare delle costanti e delle indicazioni interpretative che possono aiutarci ad utilizzarli meglio nella comunicazione in classe in quanto migliorano la comprensione, l’apprendimento e la leggibilità. L’uso corretto dei colori è pertanto fondamentale anche per gli aspetti comunicativo-emozionali che essi comportano. La scelta e la preferenza di un determinato colore, come nell’abbigliamento o nell’arredamento, può infatti suggerire un tratto della personalità o il tono dell’umore che in quel momento prevale, evocare sensazioni ed emozioni anche in coloro che li vedono agendo sull’emotività con attrazioni e repulsioni, diventare pertanto un vero e proprio “canale comunicativo relazionale”.

La tabella proposta raccoglie, in modo sintetico, ma abbastanza dettagliato, gli aspetti più significativi dei colori che devono essere sempre tenuti in considerazione durante il loro utilizzo:

Tonalità / Aspetti Colore e abbigliamento Colore e emozioni Colore e psicologia
Rosso

Temperamento a volte aggressivo. Chi si veste di rosso si fa senza ombra di dubbio notare. Il rosso può essere legato anche ad aggressività o incontinenza sessuale. Indicato per problemi circolatori (stasi, geloni, freddolosità, ecc). Molto utile è l’uso di calzini e guanti rossi per migliorare la circolazione periferica.

Nell’impotenza maschile è utilissimo indossare slip o costumi da bagno rossi.

Per molti risulta un colore troppo aggressivo. Simbolizza anche il pericolo, il sangue, il fuoco e la violenza. Il colore rosso è il principio maschile, attivo; indica il fuoco, la gioia, la festa, l’eccitazione sessuale, rappresenta anche il sangue e le passioni violente. Nell’alchimia rappresenta l’uomo, il sole, lo zolfo, l’oro. Per gli Indiani d’America significa gioia e fertilità. Ha il significato della vita e del calore. Il sangue è rosso. Esso provoca ischemia cutanea, perciò si usa nelle ustioni nelle malattie esantematiche. Il rosso si associa con la circolazione sanguigna e con lo sviluppo cellulare, ed è perciò controindicato in caso di tumore. Scalda il corpo e la produzione di sangue. Molto utile in caso di melanconia e depressione. Stimola la liberazione di adrenalina e fa salire di poco la pressione arteriosa. Il rosso rende loquaci, aperti, premurosi, passionali. Molto utile nelle malattie da raffreddamento, mal di gola, nella tosse cronica e nell’asma. Utilissimo per trattare paralisi parziali e totali. Si può usare per promuove giochi, automobili, articoli relativi agli sport ad alta attività fisica.
Giallo

Chi indossa indumenti o oggetti di colore giallo si sente a proprio agio, cioè “bene con se stesso”; il giallo è infatti il colore associato al senso di identità, di riferimento al proprio “Io”, all’estroversione, e denota sempre una forte personalità. Utilizzarlo stimola la razionalità e l’emisfero sinistro del cervello. Migliora le funzioni gastriche e tonifica il sistema linfatico.

Il giallo è un colore che ha un’azione stimolante per il pensiero e viene associato all’intelligenza. Questa sua caratteristica lo rende però un colore che deve essere ben dosato, infatti, una esposizione prolungata a questo colore può causare ansia.

Simboleggia la luce del sole, la felicità, la crescita e la ricchezza perché è associato all’oro. Ha anche aspetti negativi perché l’oro può creare cupidigia, quindi essere anche il simbolo di disonestà, di  codardia, di tradimento, gelosia, falsità, malattia e azzardo.

E’ il colore che più ricorda il Sole, esprime quindi un movimento di espansione. La scelta del giallo quindi è ricerca del nuovo, del cambiamento, della liberazione dagli schemi. Sinonimo di vivacità, estroversione, leggerezza, crescita e cambiamento. Stimola l’attenzione e l’apprendimento, acuisce la mente e la concentrazione. Stimola la digestione (anoressia, inappetenza, flatulenza, emorroidi interne, eczema). Aiuta ad eliminare le tossine attraverso il fegato e l’intestino.
Arancione

Chi lo indossa esprime gioia e affermazione del suo Io, buonumore e altruismo. Consigliato ai reumatici e come attivatore dell’intestino (stipsi). Per le donne che hanno difficoltà a concepire per problemi psicologici. Ricordare che l’energia elettro-magnetica dell’arancione è sulla stessa frequenza vibratoria della catena del DNA.

E’ un colore vibrante e accogliente. È molto in voga per i siti web. Simboleggia inoltre attenzione e ricerca. Aumenta il rifornimento dell’ossigeno al cervello, produce un effetto corroborante e stimola l’attività mentale. L’arancio ha visibilità molto alta, si può usare per catturare l’attenzione ed evidenziare gli elementi più significativi. Altamente gradito fra i giovani. Nella cultura giapponese e cinese l’arancione è associato all’amore a alla felicità. E’ il colore della crescita, simboleggia il sole nascente, è il colore della gioia. Tendenzialmente aumenta la pressione arteriosa. Rappresenta la vitalità , quindi molto utile in caso di irrigidimenti tipo sclerosi, arteriosclerosi; rigenera il tessuto nervoso e ricarica chi è stanco. Stimola la respirazione profonda (asma).
Verde E’ il colore dell’equilibrio energetico. Chi lo indossa cerca l’equilibrio e la riflessione. Il suo effetto è rilassante e rinfrescante, quindi in caso di emicrania o insonnia. E’ natura, ambiente, vita, crescita, fortuna, gioventù, primavera, fertilità e religione.
Invidia e gelosia.
Il verde è il colore della Natura, del mondo vegetale. Indica immaturità. Per i buddisti il verde rappresenta la vita. E’ un colore neutro, rilassante, favorisce la riflessione e la calma. Disintossica e decongestiona l’organismo. E’ molto utile in caso di mal di testa, nelle nevralgie e nelle febbri. Il verde è usato in tutte le proliferazioni anomale a livello cutaneo: verruche, nei, tumori.
Blu-Blu Indaco

Le persone che vestono di blu chiaro tendono all’ introversione e a una certa chiusura esterna. E’ il colore del temperamento flemmatico

Blu indaco: Adatto a persone particolarmente tese e nervose. E’ indossato da persone riservate e molto chiuse che vogliono vivere nel loro mondo.

Simboleggia la calma, l’acqua, il cielo, l’armonia, la fiducia, la pulizia e la lealtà.

Tristezza e depressione.

Rappresenta l’intelletto, la verità, la fedeltà, la costanza, Il Blu è il colore della grande profondità, il principio femminile. Per i buddisti rappresenta il Cielo. E’ purificante ed è il colore dello spazio. Induce all’introspezione, alla sensibilità, alla calma e serenità. Molto utile in caso di stress, nervosismo, ansia, insonnia, irritabilità e infiammazioni. Ha proprietà antisettiche, astringenti e anestetizzanti. Si usa in tutti i sintomi che sviluppano calore e nei dolori: mal di gola, laringiti, raucedine, febbre, spasmi, reumatismi.

L’indaco è un grande purificatore del sangue e ha una spiccata azione sulla mente. E’ un colore molto freddo e astringente. Induce una forte concentrazione mentale. Si usa nella cataratta. Un vestito blu rilassa chi lo indossa. Nella illuminazione crea spazio ed è molto rilassante.

Viola Le tonalità più chiare esprimono sensualità, le più scure spiritualità. Comprende il blu e il rosso (sacro e profano). E’ fortemente controindicato nelle depressioni.   Il viola è sinonimo di intelligenza, conoscenza, devozione religiosa, santità, sobrietà, penitenza. E’ il colore con la maggior frequenza e l’energia più alte dello spettro visibile. Rappresenta la porta dell’aldilà. E’ il colore del cervello destro (analogico). Il viola ha una grande influenza sul sistema nervoso: epilessia, meningite, crampi, tumore, debolezza reni. E’ rilassante e utilissimo nei traumi del cranio, nell’insonnia.
Bianco-Grigio

Bianco: Rivitalizza tutto l’organismo. E’ un colore fresco e solare che apporta energia.

Grigio: Le persone che indossano il grigio pongono una barriera tra sé e il mondo. Era il colore delle autorità che volevano mettere un chiaro distacco con il "resto".

Bianco: è pulizia, innocenza, spazio, purezza, castità, semplicità e pace. Ma anche morte (culture orientali), freddezza e sterilità.

Grigio: simboleggia, intelligenza, solidità, pulizia e qualcosa di moderno.
Viene anche associato a maturità e tristezza.

Rappresenta la luce, la semplicità, il sole, l’aria, l’illuminazione, la purezza, l’innocenza, la castità, la santità, la sacralità, la redenzione. La luce bianca contiene tutti e sette i colori dell’iride, vitalizzante, rigenera l’organismo, schiarisce la mente. 
Il grigio è neutro. Simboleggia la depressione, l’umiltà. Indossato pone una barriera tra sè e gli altri. Andrebbe evitato dai paurosi.
Nero Snellisce la figura. Può essere portato di sera ma evitato di giorno, poichè blocca la penetrazione cutanea delle radiazioni elettromagnetiche dei colori e gli scambi con l’esterno. E’ un colore che tende a devitalizzare la persona e nel caso di biancheria intima a raffreddare la sessualità e a lungo andare di danneggiare la sfera riproduttiva. Esalta il rosso (forza e potere), con il giallo esalta il potere intellettuale e con il rosa il potere sociale. Il nero è da evitare in caso di depressione.

E’ associato a potere, eleganza, magia, mistero e notte.

Simboleggia anche lutto e morte (culture occidentali), cattiveria, infelicità, tristezza, rimorso e rabbia.

Il nero rappresenta l’oscurità, il vuoto, il male. E’ un "non colore", cioè assenza di colore, e tuttavia viene utilizzato per rendere più densi altri colori. In genere si indossa perchè attira, in quanto si rimane nascosti da un velo di mistero. Pone una barriera tra la persona e il mondo. Ha un effetto depressivo.
Marrone

La preferenza di marrone simboleggia mancanza di radici però al contempo aiuta ad essere pratici e non dispersivi.

Simboleggia neutralità, terra e caldo.

Sporcizia.

Il marrone rappresenta il colore della Madre Terra, del legno, per cui si associa alle cose solide e durature. La preferenza di marrone simboleggia mancanza di radici però al contempo aiuta ad essere pratici e non dispersivi. E’ ottimo come colore nei pavimenti perchè rappresenta la terra, da stabilità.
Rosa Nell’abbigliamento esprime una affettuosa delicatezza dei sentimenti e una maggiore capacità di ascolto, bilancia l’autoritarismo del nero.

Simboleggia femminilità e gioventù. Debolezza e ingenuità.Il colore femminile ed è un colore per il romanticismo, l’amore, la calma, e l’amicizia. 

Rosa tradizionalmente è associato con la femminilità ed è raramente utilizzato per gli uomini. 

Il rosa rappresenta l’amore e la gentilezza. Agisce in maniera spiccata sul sistema nervoso rilassandolo e migliorando la vista. E’ una sfumatura infantile, materna, dolcemente erotica, che parla si una femminilità adolescenziale, tenera e immatura, di affetto e di gentilezza, di pace e di relax.

Il suo aspetto positivo rappresenta la fantasia e la creatività, quello negativo (più caramelloso) la frivolezza e la leziosità.

A causa del suo effetto calmante, il colore rosa è stato utilizzato per dipingere gli spogliatoi di opposte squadre sportive. Il rosa è un buon esempio di come i significati dietro i colori possono cambiare. 

  

Figura 8. Colori e scrittura.
 

Con riguardo alla scelta dei colori con cui costruire le nostre presentazioni, non esiste un “codice cromatico universale” condiviso da tutti. Esistono però delle analisi di fondo e dei suggerimenti generalmente validi che si dovrebbero sempre tenere presenti nell’abbinamento dei colori in particolare con la scrittura. Normalmente le impostazioni grafiche più gradite agli utenti sono quelle che non prevedono l’uso di più di tre o quattro colori principali e relative sfumature (uno sfondo e due, massimo tre, colori per il testo e il resto degli elementi grafici che compongono la pagina). In generale è meglio evitare colori ad alto contrasto (bianco/nero o quasi), a meno di casi particolari (es. disabilità visive) e colori chiari su sfondo bianco o scuri su sfondo nero, è molto difficile infatti costruire una pagina realmente gradevole utilizzando questi schemi cromatici.  I colori del testo e degli elementi grafici (sfondi, icone, punti elenco, box, pulsanti, ecc.) devono essere utilizzati in maniera uniforme e coerente (stesso servizio/funzione = stesso colore) e costante (uguale per tutta la presentazione), in modo da non distogliere la concentrazione, dare continuità e attirare e dirigere l’attenzione dell’utente sui concetti più importanti o sulle azioni previste. Per una scelta cromatica valida più che nella selezione dei singoli colori, l’attenzione deve essere posta nel loro giusto abbinamento. La scelta tra combinazioni di colori analoghi (cioè vicini tra loro nella ruota cromatica completa) o contrastanti (agli opposti) dipende dalla finalità che si vuole raggiungere. Colori “contrastanti” attirano molto l’attenzione, ma se usati con troppa frequenza in una pagina risultano stressanti per l’occhio (e danno un’impressione di confusione), mentre quelli “analoghi” sono più armoniosi, ma ovviamente evidenziano meno l’elemento rappresentato (es. testo, bottone, icona, ecc.). Come sempre la giusta via è nell’uso equilibrato di entrambi gli accostamenti. I colori contrastanti vanno scelti dove si ha la necessità di dare risalto ad un certo elemento (es.: testo, pulsanti, richiami all’azione, ecc.), ma senza enfatizzare. Troppi “punti di attenzione” forti, più di 3-4 per ogni singola pagina, significano una minore attenzione per ognuno di essi e una maggiore incertezza per l’utente e quindi una fastidiosa sensazione di confusione e scarso ordine. I colori “analoghi” vanno invece preferiti quando si vuole essere più rassicuranti, stressare di meno l’occhio del partecipante o per separare le diverse aree di contenuto.

 
 
Figura 9. Visone in base alla luce.
 

Per quanto riguarda invece il testo principale della pagina, ci deve essere sempre un sufficiente contrasto rispetto allo sfondo da abbinare, altrimenti si rischia di rendere troppo difficoltosa e faticosa la lettura. Per gli sfondi è consigliabile scegliere colori chiari: bianco o tinte pastello (in caso poi di stampa della pagina non richiedono consumi esagerati di inchiostro) mentre per i caratteri (meglio senza “grazie[34]) è opportuno che siano di colore scuro, in netto contrasto con lo sfondo, in modo da essere chiaramente e facilmente leggibili. Per verificare la leggibilità di un abbinamento sono presenti in rete dei siti dedicati[35] dove è possibile verificare le dimensioni ottimali e quale tra i colori abbinabili è quello che corrisponde meglio alla leggibilità e alla nostra volontà.

In base alle caratteristiche anche legate alla luminosità e alla tipologia di luce presente tenere comunque presente anche l’effetto ottico del metamerismo[36].

 
 
Figura 10. Effetto del metamerismo.
 

3)    Gli organizzatori grafici

Il linguaggio visivo rende esplicita qualsiasi idea astratta in qualsiasi lingua e il processo di rendere il pensiero visibile può aiutarci a capire, perfezionare e comunicare le nostre idee. Gli organizzatori grafici (Graphic Organizers) sono degli strumenti che possono aiutarci a chiarire le informazioni, a organizzare i pensieri e a promuovere la comprensione. Sono delle schematizzazioni, delle mappe informative (dette anche reti semantiche), che illustrano le relazioni tra fatti, concetti o idee per mezzo di una rappresentazione in linguaggio visuale.

Le informazioni sono disposte nell’organizzatore secondo una struttura di senso, in modo che, il significato del concetto espresso non è proposto solamente dal punto di vista del significato semantico del termine a sé stante, ma è dato dalla posizione che esso occupa e dalle relazioni che intercorrono con gli altri elementi. Sono, quindi, degli strumenti di comunicazione che utilizzano simboli visivi per esprimere conoscenze, concetti, pensieri o idee e le relazioni tra di essi. Possono presentarsi in diverse tipologie quali: mappe concettuali, mappe mentali, mappe (web) e altre ancora. Il loro utilizzo, da parte degli insegnanti e degli studenti può migliorare, nelle attività scolastiche e in tutte le discipline, l’esposizione e la comprensione dei contenuti e di conseguenza l’apprendimento.

L’utilizzo degli Organizzatori grafici da parte sia dei docenti, sia degli studenti permette di:

  • comprendere e facilitare la lettura di un testo, suddividendolo negli elementi principali (introduzione, sviluppo dell’azione, climax, ecc);
  • guidare nel presentare il loro processo di pensiero, organizzando concetti essenziali e idee e classificando le idee da comunicare e condividere;

  • riorganizzare un brainstorming e rappresentare le relazioni riferite ai temi principali, le informazioni e le idee;

  • mettere in sequenza avvenimenti, azioni sia nel tempo sia dal punto di vista della loro rilevanza (Procedura, sequenza temporale), stabilimento relazioni di causa ed effetto.

Organizzatori grafici per la didattica con la LIM

Vi sono moltissimi tipi di organizzatori grafici progettati per l’apprendimento visivo, per migliorare la capacità di pensiero e il rendimento scolastico di prove scritte, test e compiti a casa, come: mappe (Webs), mappe concettuali, mappe mentali e diagrammi, grafici, diagrammi a pila e di Venn.

Gli organizzatori grafici hanno numerosi impieghi e funzioni, quelli che possono essere ritenuti più utili per la didattica con la LIM e la progettazione e realizzazione di una UdA (Unità di Apprendimento), sono: le mappe (Webs), le mappe concettuali (Concept map), le mappe mentali (Mind map), le tabelle KWL(H), le linee del tempo (Time line) e l’infografica (Information design).

Mappe concettuali (Concept map)

Le mappe concettuali (reti semantiche) illustrano graficamente le relazioni tra due o più concetti che sono collegati da tratti orientati con delle parole che descrivono il loro rapporto. Forniscono un modello semplice e intuitivo per l’organizzazione e la rappresentazione visuo-spaziale della conoscenza e per la comunicazione significativa di idee. Nelle mappe concettuali, la conoscenza viene rappresentata in maniera reticolare nello stesso modo in cui è organizzata e conservata nella nostra mente. Questa modalità di rappresentazione del pensiero e della conoscenza è uno degli strumenti più validi per l’apprendimento, perché permette una visualizzazione dei concetti in modo da favorirne sia la comprensione sia la memorizzazione. 

Reti (Webs)  

I Webs (Tele – Ragnatele) sono delle mappe visive, riguardanti un argomento, che rappresentano le informazioni organizzate per categorie e disposte secondo un ordine di priorità.

 

Figura 11 – Esempio di Webs.

Il concetto base, dell’argomento da rappresentare (la parola chiave), è messo al centro della ragnatela e da esso si dipartono i rami con le altre idee o termini tra cui si possono mettere in evidenza le relazioni. Il web può essere utilizzato:

  • come strumento per contribuire a sviluppare la discussione su di un determinato argomento,

  • per organizzare un lavoro di ricerca, con lo scopo di produrre un lavoro scritto, una presentazione o un’UdA (Unità di Apprendimento) sulla LIM,

  • come strumento per rielaborare un brainstorming per assegnare alle idee e ai fatti presi in esame una categorizzazione e un ordine di priorità nella struttura di rappresentazione. 

Mappe mentali (Mind Map)

In ogni momento circolano nel mondo una quantità enorme di informazioni, leggiamo, scriviamo e prendiamo visione attraverso diverse tecnologie e formati, siamo sempre connessi e sollecitati da mille stimoli ed impegni mentali, diventa pertanto indispensabile:

  • orientarsi nella complessità di idee e saperi,

  • rappresentare il pensiero che si alimenta di nuove connessioni,

  • metabolizzare molte informazioni senza perdere il senso dell’orientamento,

  • esplorare nuovi spazi con coraggio e consapevolezza,

  • introdurre metodi diversi di comunicazione,

  • sviluppare la capacità di apprendimento ed essere innovativ.

La tecnica di comunicazione delle mappe mentali è una possibile risposta. Esse rappresentano, attraverso parole e immagini, la comunicazione grafica del pensiero secondo una struttura gerarchico-associativa che si sviluppa in senso radiale. Le Mappe mentali sono rappresentazioni visive d’informazioni gerarchiche che includono un’idea centrale o l’immagine, circondata da rami collegati di concetti, argomenti associati o idee e sottorami con categorie minori che possono rappresentare parole, attività o altri elementi relativi a una parola chiave o idea centrale.

Linea del tempo (Line time)

Una linea del tempo è un modo di visualizzare un elenco di eventi in ordine cronologico. Può essere preparata mediante una tabella che raccoglie gli avvenimenti, relativi all’argomento scelto, in ordine cronologico. Alla tabella, per una rappresentazione visuale più efficace, può essere associato un disegno grafico che mostra una linea con le etichette delle date e quelle degli eventi avvenuti in corrispondenza.

 

 
Figura 12 – Esempio di costruzione di una linea del tempo.
 

Perchè usare questo strumento

Le possibili attività e utilizzi della linea del tempo sono:

  • aiutare a pianificare una storia,
  • prepararsi per organizzare un evento speciale,
  • organizzare e gestire nel tempo un programma mirato di attività,
  • richiamare i ricordi degli studenti o storie del passato,
  • aiutare a scrivere un racconto,
  • organizzare una ricerca,
  • riorganizzare degli eventi accaduti,
  • fare confronti tra avvenimenti avvenuti in tempi uguali o diversi.
 
Prima di compilare la tabella e di disegnare la linea del tempo, è necessario:
  • discutere con gli studenti come utilizzare la linea temporale e scegliere il modo migliore per la sua organizzazione,
  • definire la scala temporale, sia in anni, settimane, ora del giorno, 
  • scegliere gli eventi significativi da rappresentare,
  • ricercare le informazioni da mettere nelle etichette in corrispondenza delle date. 
Infografica
 
L’infografica è una rappresentazione, realizzata in forma più grafica e visuale che testuale, che fornisce l’informazione, l’organizzazione e la rappresentazione dei dati e delle informazioni complesse attraverso la rigorosa aggregazione dei dati in maniera semplice e immediata. Fa ricorso alla continua ricerca di metafore grafiche originali che stimolano processi mentali e le associazioni (doppio codice di Paivio).
 
 
Figura 13 – Esempio di infografica sui motori di ricerca (SEM).
 
 

Ha origini antichissime, si ritrova nelle pitture rupestri e nei logogrammi egizi, come tecnica nasce dall’incrocio dell’arte arti grafiche comunicative con il giornalismo e l’informatica. Le immagini utilizzate, elaborate tramite un computer (computer grafica) su palette grafiche elettroniche con programmi di “image editing”, possono essere 2D o 3D, animate o fisse. Viene considerato il metodo più diretto per visualizzare in forma grafica un qualunque argomento o ragionamento, individuandone gli elementi essenziali e disponendoli in uno schema che ne evidenzi collegamenti e interdipendenze.

L’utilizzo d’infografiche si sta diffondendo rapidamente in molti settori, con presentazione di procedure, dati e statistiche. Con un colpo d’occhio è possibile avere la visione d’insieme di un settore, il flusso di un processo e/o di un percorso, l’analisi di una situazione, le caratteristiche di un prodotto. Aiutano, infatti, a comunicare, si fanno guardare, viene voglia di leggerle e di farle vedere in giro perché invitanti e, inoltre, stimolano la curiosità, la voglia di saperne di più. È una modalità attraente e coinvolgente di diffondere le informazioni mediante una comunicazione innovativa e creativa. 

Nell’immagine di Figura 13 una rappresentazione infografica realizzata dal SEM[37]

4)    La comunicazione non verbale e i neuroni specchio

 

Figura 14 – Le aree della corteccia parietale e frontale dove si trovano i neuroni a specchio (Cattaneo e Rizzolatti 2009).
 

Il Linguaggio della comunicazione non verbale implica da parte del ricevente, nel caso specifico i nostri allievi, l’utilizzo dei neuroni specchio (neurons mirror)[38] nei campi relativi a:

  • Apprendimento motorio per “imitazione” o autorappresentazione.

  • Comprensione delle azioni e loro previsione (Intersoggettività).

  • Empatia.

Tutte le azioni, compiute da una persona sia come singolo atto o come concatenazione di atti motori, acquistano un significato, che lo si voglia o meno, e a prescindere da ciò che la persona in questione ha in mente. Il ragionamento è valido anche in senso opposto: volenti o nolenti, le nostre azioni possiedono un significato immediato per tutti coloro che ci osservano. L’esempio che viene più spesso citato è:” se guardiamo qualcuno prendere una tazzina di caffè, nel nostro cervello si attivano le aree necessarie a compiere esattamente quel gesto, anche se poi noi, nella realtà, non lo facciamo”.  Quindi “i neuroni del sistema motorio, e di altre parti del cervello, che si attivano quando un animale si muove, sono gli stessi che si attivano quando vede lo stesso movimento eseguito da un altro”.

L’osservazione dell’azione induce quindi nello spettatore l’automatica “simulazione” della stessa azione e, attraverso quest’ultima, la sua “comprensione” (simulazione incarnata). Questo fatto mette in evidenza come il sistema motorio sia in grado di adempiere a funzioni cognitive incarnate (embodied cognition) che per lungo tempo sono state ritenute appannaggio solo di processi psicologici e di meccanismi neurali del tipo puramente associativo. I neuroni specchio permettono infatti di spiegare fisiologicamente la nostra capacità di porci in relazione con gli altri.Questineuroni specchio inviano impulsi nervosi al cervello (vie nervose dell’empatia) sia quando si osserva l’azione, predisponendoci all’imitazione o all’acquisizione, sia quando l’azione viene compiuta in prima persona. I neuroni specchio consentono inoltre di “specchiarci[39] nelle emozioni altrui, e di provare e/o comprendere una medesima felicità o un dolore similare a quello provato da chi ci sta accanto.

5)    Il ruolo della comunicazione empatica

Cosa sia l’empatia è la stessa etimologia del termine a spiegarlo molto chiaramente: la derivazione è greca e la parola empatia si forma dall’unione di “in + pathos” (dentro + sentire-soffrire) ovvero sulla capacità di immedesimarsi nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona. 

Chi riesce a percepire le sensazioni e le emozioni che in un dato momento prova il proprio l’interlocutore è dotato di un alto grado di empatia. Può essere definita come la capacità tutta umana di “rispecchiarsi negli umori e negli stati d’animo altrui, riuscendo a percepire le emozioni dell’altro. Questa condivisione e questa forma di “tacita comunicazione” consente al docente empatico di entrare nel mondo dell’alunno, di percepirne il disagio, la frustrazione, la gioia o la serenità e in una certa misura di capirne i bisogni, senza però violare i confini tra sé e il proprio allievo.

Essere empatici significa, senza mezzi termini, essere dei buoni comunicatori, efficaci e consapevoli e quella dell’empatia è una qualità che può semplificare la vita professionale e personale. L’empatico riesce a intendere con più rapidità la realtà vissuta dagli altri e questo gli consente di prendere decisioni che non siano unicamente influenzate dal proprio punto di vista. Il docente con maggiori capacità umane, più empatico, riesce a proporre e comunicare meglio la sua materia, ottenendo risultati più coinvolgenti, rendendo cioè più efficace, fruibile, interessante il suo insegnamento, facilitando l’apprendimento della materia stessa.

Comprendere gli stati emozionali non è dote da tutti, ma un buon insegnante, dotato di empatia, riscuote certamente grande successo fra i propri studenti. L’empatia diventa non solo una tecnica costruita o una strategia, ma una vera e propria risorsa da sfruttare del nostro cervello. Consapevolezza di sé, capacità di capire gli altri nelle loro differenze e di farsi capire sono i requisiti fondamentali per un docente per riuscire a comunicare in modo davvero efficace.

L’etica di servizio di un docente richiede però che, per formare un individuo-studente il più possibile libero e consapevole, di ricordarsi e tenere conto anche dell’altra faccia dell’empatia, quella per cui i nostri allievi sono portati ad imitarci anche nelle nostre convinzioni, nei nostri valori, in quello che realmente siamo e manifestiamo.

6)    La “semplessità” nella comunicazione in classe

 
Figura 15 – Semplessità.
 

Lo sforzo, che in ogni comunicazione deve essere fatto e sviluppato anche tramite le presentazioni sulle pagine della LIM, è quello legato ad un uso semplificato delle nozioni o delle informazioni che comprendono, a volte, elevati gradi di complessità. Il concetto di “semplessità”, può aiutare in questo percorso, in quanto è legato al significato che viene dato: “La semplessità è complessità decifrabile, perché fondata su una ricca combinazione di regole semplici”

Di fronte alla complessità dei processi naturali, il cervello viene posto nella condizione di individuare una serie di soluzioni, che derivano necessariamente e primariamente da principi e processi semplificativi. La natura è complessa, gli individui lo sono altrettanto, ma il loro genio e la loro capacità di sopravvivenza valorizza anche la capacità di semplificare cioè di affrontare la complessità non riducendola od ignorandola, non facendo finta cioè che la realtà sia "semplice", ma definendo "azioni" e "comportamenti" che permettono di navigarla e di percorrerla da dentro con delle modalità più "semplici" o “semplificate”. Un insieme di abilità che non stanno sotto il titolo della semplificazione, ma piuttosto della "semplicità complessa"[40]. La semplessità è ciò che dà senso alla semplificazione, visto che le soluzioni “semplesse” sono guidate da un’intenzione, da un fine e da una loro funzione.

Per comprendere e spiegare la complessità bisogna imparare a semplificare il mondo che ci circonda, un insieme complesso, attraverso percorsi di semplificazione costruttiva. A maggior ragione, quando ci si pone di fronte ad una classe di allievi in fase di apprendimento, è necessario imparare a sviluppare soluzioni sempre più raffinate per arrivare a far elaborare e a far comprendere un numero sempre crescente di informazioni. È quindi necessario che ogni docente all’interno della propria disciplina si metta nella condizione di apprendere e sviluppare, tramite l’uso la LIM, tecniche di elementarizzazione e di sminuzzamento della complessità, a volte anche più complicate dello stesso argomento da trattare (es. per rendere i computer facilmente utilizzabili da chiunque, sono stati elaborati programmi molto complessi, “quanto più l’utilizzo dei computer è facilitato, tanto più i software richiedono maggiore pesantezza”). Tutto ciò richiede in particolare lo sviluppo della capacità di limitare, selezionare, collegare, immaginare e deve avvenire in modo da rendere spiegabile la complessità attraverso percorsi multimediali facilitati, facilitanti e alternativi. Bisogna imparare a riconoscere le componenti più semplici per arrivare poi per gradi successivi alla ricomposizione del tutto ed essere perciò in grado di creare e preparare il “terreno” e le condizioni per far comprendere e riuscire a far cogliere anche gli aspetti più complicati. Grazie alla presenza dei diversi strumenti della LIM e alla sua multimedialità tutto questo è estremamente facilitato e favorito.

Naturalmente questa modalità di percorso per l’apprendimento sviluppata dal docente deve diventare a sua volta esempio, modello e metodo da parte degli allievi per illustrare nelle loro presentazioni i percorsi di apprendimento e le conoscenze acquisite. 

7)     Mappa concettuale riepilogativa

 
 
 Figura 16 – Mappa concettuale riepilogativa.
 
 

 Bibliografia / Sitografia

  1.  Gallese V., Migone P., Eagle M. N., La simulazione incarnata: i neuroni specchio, le basi neurofisiologiche dell’intersoggettività ed alcune implicazioni per la psicoanalisi, in Psicoterapia e Scienze Umane, 2006, XL, 3, pp.543-580.
  2.  Iacoboni M., I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri, Bollati Boringhieri, Torino, 2008. Marco Iacoboni insegna alla facoltà di medicina dell’Università della California a Los Angeles, dove dirige anche il Laboratorio di stimolazione magnetica transcranica. Le sue ricerche sul ruolo dei neuroni specchio nel comportamento umano, oltre a essere oggetto di numerose pubblicazioni specialistiche, hanno riscosso un grande successo mediatico e sono state descritte sui principali quotidiani di tutto il mondo.
  3.  Cattaneo L, Rizzolatti G., The Mirror Neuron System. Arch Neurol., 2009, 66(5), pp. 557-560.
  4. Rizzato M., Donelli D., Io sono il tuo specchio. Neuroni specchio ed empatia, Ed. Amrita, 2011. Matteo Rizzato è formatore e coach certificato dal co-fondatore della PNL [Programmazione Neuro Linguistica] John Grinder. La passione per la scoperta dei neuroni a specchio lo ha reso un esperto ricercatore dell’eccellenza delle dinamiche relazionali. Consulente per aziende e scuole, sportivi e top manager, è fondatore di  comeallospecchio.it . Davide Donelli è studente presso la facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di parma. L’attenta ricerca e il desiderio di rendere accessibile a quante più persone possibile il meccanismo dei neuroni a specchio lo hanno portato a conoscere Giacomo Rizzolatti e Matteo Rizzato. Frutto di questi incontri è questo libro. Il professore Giacomo Rizzolatti ha firmato la prefazione.
  5. Ekman P.,Te lo leggo in faccia, Ed. Amrita, collana Scienza&Compassione, 2008, X-270 p.
  6. Rifkin J.,  La civiltà dell’empatia,  Oscar Mondadori, 2011, 634 p. Nel panorama dei “pensatori sociali” della nostra epoca, Jeremy Rifkin si distingue per la sua abilità nel sondare l’anima del mondo contemporaneo e per la capacità di raccontarla al grande pubblico con linguaggio chiaro e comprensibile. Apprezzato divulgatore, ha al suo attivo numerosi best seller tradotti in più di trenta lingue, tra cui spiccano Entropia, L’era dell’accesso, Ecocidio, Economia all’idrogeno, Il sogno europeo.
  7.  Berthoz A.,  La SemplessitàEd. Codice, Torino, 2011
  8.  Achen M., Scienza della visione, Apogeo 2007
  9.  Gardner H. (1983), Frames of mind: The theory of multiple intelligences, New York, Basic Books;  trad. Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli, Milano, 2002.
  10.  Gardner H., Educazione e sviluppo della mente, Erickson, Trento, 2005
  11.  Gagliardi R., Gabbari M., Gaetano A., La scuola con la LIM, Ed. La Scuola, Brescia, 2010
  12.  Olivero N., Crast M., Impara a comunicare, Gruppo 24 ore, 2011
  13.  Marc Prensky, La mente aumentata, Erickson, Trento, 2013. Dai nativi digitali alla saggezza digitale
  14.  Andy Clark e David Chalmers The Extended Mind (saggio), in “Analysis”, 58, 1
  15.  Michele Di Francesco – Giulia Piredda, La mente estesa. Dove finisce la mente e dove comincia il mondo?, Mondadori, Milano, 2012,
  16.  Ellerani P., Verso contesti estesi di apprendimento, Libera Università di Bolzano  (articolo: http://documents.pageflip-flap.com/7Him71x9SZa33zNVzT#p=3&z=0)
  17.  Maurissens (De) I. e Panzavolta S., Crossmedialità e apprendimento, INDIRE [ Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa] 2011. Isabella e Silvia hanno pubblicato questo libro sui benefici e la criticità nella società della convergenza. Vedi articolo in: www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1700 

[1] Marc Prensky, La mente aumentata, Erickson, 2013, pag. 28

[2] AICA (http://www.aicanet.it/aica/cert-lim) ha realizzato una certificazione specifica dedicata all’utilizzo della LIM in classe (Cert-LIM Interactive Teacher ), vedi anche articolo su Rivista Bricks, Certificare le competenze sull’uso della LIM, anno 2 N°3

[3] Marc Prensky, La mente aumentata, Erickson, 2013 – Dai nativi digitali alla saggezza digitale

[4] Andy Clark e David Chalmers The Extended Mind (saggio), in “Analysis”, 58, 1 . Nello svolgimento di molte operazioni, definibili come cognitive, gli uomini utilizzano supporti materiali – carta e penna, grafici, schemi a blocchi, mappe di vario tipo, calcolatrici, telefonini, computer e tablet– senza i quali non solo dette operazioni avrebbero richiesto tempi assai più lunghi, ma spesso, per via dei limiti delle capacità di rappresentazione della mente umana, non avrebbero potuto neppure essere portate a termine

[5] Marc Prensky , già citato

[6] Idee significative alla base del modello della mente estesa (già citato Andy Clack)

[7]G.Siemens – S. Downes: “il Connettivismo è la tesi che la conoscenza è distribuita attraverso una rete di collegamenti, e quindi che l’apprendimento consiste nella capacità di costruire e attraversare tali reti. “La conoscenza, quindi, non è acquisita , come se fosse una cosa. Non si trasmette, come se fosse un qualche tipo di comunicazione. Ciò che apprendiamo, quello che sappiamo – sono letteralmente le connessioni tra i neuroni che si formano come risultato di un’esperienza”. (http://www.downes.ca/post/54540 – gennaio 2011)

[8] Marc Prensky già citato pag. 151

[9] I lavori del convegno Eminent (Expert Meeting in Education Networking) Helsinki Dicembre 2013, hanno evidenziato l’importanza del ruolo dei docenti come fattore decisivo di costruzione della scuola del futuro. Senza una nuova didattica che può essere promossa soltanto da una condizione professionale dei docenti diversa da quella attuale, l’innovazione tecnologica perde la spinta propulsiva di efficienza operativa. I docenti di fatto devono essere formati con gli stessi strumenti e le stesse strategie che dovranno utilizzare nella didattica, enfatizzando dunque moltissimo gli ambienti virtuali di apprendimento, lo spirito delle comunità di pratica, tutti gli strumenti atti a favorire la circolazione della conoscenza e l’apprendimento attraverso la condivisione di esperienze.

[10]I giovani vengono visti come pionieri dei nuovi linguaggi mediali e nascono nuove mitologie, sostenute da una visione decisamente ottimistica delle nuove tecnologie e del loro potenziale in campo educativo (Buckingham, 2007). Tra i tecnoentusiasti troviamo, oggi, autori come Marc Prensky (2001 e 2009) e Don Tapscott  (1998 e 2009), i quali avanzano due principali pretese. In primo luogo, sostengono che stia nascendo una generazione dotata di nuove capacità cognitive legate all’uso intensivo delle tecnologie. In secondo luogo, ritengono che questa trasformazione radicale degli stili cognitivi e delle pratiche sociali delle nuove generazioni stia producendo un sostanziale scollamento tra i giovani e le istituzioni educative; queste ultime dovrebbero allora riconfigurarsi radicalmente per rispondere ai nuovi stili cognitivi e soddisfare le esigenze emergenti.

[11] Watzlawick P., “Pragmatica della comunicazione umana”, – afferma che è impossibile non comunicare, spiegando che la comunicazione ha sempre due aspetti, quello che riguarda il contenuto e quello che riguarda la relazione 

[12] Ellerani Piergiuseppe, Verso contesti estesi di apprendimento, Libera Università di Bolzano (http://documents.pageflip-flap.com/7Him71x9SZa33zNVzT#p=3&z=0)

[13] Gardner H., 1983; 1984, 2005

[14] Ministero dell’Istruzione , dell’Università e della Ricerca

[15] Marc Prensky , già citato, pag. 79 ( la sua citazione fa riferimento a “homo sapiens digitale” adattato da noi in “magister sapiens digitale”)

[16] TPACK: Technological-Pedagogical-Content Knowlegded di Matthew Koehler http://tpack.org

 

    Conoscenza tecnologica (TK), implica: 1. Saper usare il computer, almeno un po’…, 2. Saperlo utilizzare tramite la penna (o le dita); 3. Conoscere l’utilizzo dei più significativi applicativi (Word, PowerPoint, il programma di gestione della LIM, …)

 

   Conoscenza contenutistica (CK), implica: 1. Conoscere le linee portanti della propria disciplina (compresi gli aspetti storici ed epistemologici); 2. Individuare i «nuclei centrali» e saper riconoscere il giusto livello di semplificazione e complessità da offrire (sulla base delle esigenze di tutti e quelle speciali); 3. strutturare le conoscenze in percorsi da seguire e identificare le attività da proporre; 4. individuare aspetti «problematici» per fornire stimoli, agganci e connessioni verso altre direzioni (anche o possibilmente interdisciplinari) e da cui partire per la costruzione di lavori (anche con la LIM).

 

   Conoscenza pedagogica (PK), implica: 1. Conoscere le metodologie e strategie migliori per comunicare, sintetizzare e adattare le conoscenze alla capacità degli studenti (insegnare). Dare occasioni per la costruzione e la strutturazione degli apprendimenti (far apprendere); 2. Programmare gli obiettivi ed attuarli secondo schemi realistici, verificando con attenzione se proseguire o ripetere. Gestire sistematicamente i feedback e le verifiche; 3. Gestire la classe, valorizzando, motivando e coinvolgendo tutti. 

[17] Il termine scaffolding venne utilizzato per la prima volta in ambito psicologico in un articolo scritto da Jerome BrunerDavid Wood e Gail Ross nel 1976 e deriva dalla parola inglese scaffold, che, letteralmente, indica "impalcatura" o "ponteggio". Il termine venne usato come 

metafora per indicare l’intervento di una persona più esperta che ne aiuta una meno esperta ad effettuare un compito, risolvere un problema o raggiungere un obiettivo che non riuscirebbe a raggiungere senza un adeguato sostegno. L’azione di sostegno, che si traduce in una forma di tutoraggio, necessita di una verifica costante che la renda adeguata e rispondente ai reali bisogni ed ai livelli di competenza raggiunti dall’apprendista.

[18] Il termine, coniato da Jay David Bolter e Richard Grusin, nasce da una intuizione di 

Marshall McLuhan: "il contenuto di un medium è sempre un altro medium". Mc Luhan pensava la rimediazione come un modalità di prestito tra media, basata sulla incorporazione o rappresentazione di un altro medium. I media interagiscono continuamente tra di loro, in un continuo processo di confronto ed integrazione, facendo sì che un medium sia in realtà un ibrido di diversi elementi.

[19] Crossmedialità: possibilità di mettere in connessione l’uno con l’altro i mezzi di comunicazione. Consente cioè  il collegamento tra media che hanno età diverse, come la televisione, Internet e Twitter. Il digitale e il protocollo IP riescono a metterle insieme e a farle interagire l’una con l’altra (Edoardo Fleischner) . La crossmedialità, ovvero la possibilità di fruire di un medesimo contenuto su più mezzi diversi, può essere considerata un’evoluzione della capacità umana di disporre di un contenuto nei suoi diversi aspetti, un potenziamento e un arricchimento percettivo del fruitore che amplifica le sue possibilità di lettura, comprensione e interpretazione della realtà, sfruttando le possibilità e le opportunità che ciascun mezzo con le sue specificità offre. Quasi una capacità sinestesica che dall’essere un’esclusiva dell’abilità associativa della mente umana si apre alla tecnologia, ai mezzi e al linguaggio della comunicazione. (Matteo Zanibon – GFK Eurisco srl – ricerche di mercato)

[20] Baldascino, La potenzialità della LIM e il principio di convergenza (articolo)

[21] La semiotica, dal greco “semeion”, ovvero segno, è la disciplina che studia la comunicazione, interazione e interpretazione dei segni. Il segno è qualcosa che rinvia a qualcos’altro, che dev’essere interpretato in seguito ad una acquisita prospettiva di comunicazione.Secondo la terminologia semiotica, un testo sincretico è un testo che utilizza più codici espressivi – lo spot pubblicitario, ad esempio, è un tipico caso di testo sincretico in quanto utilizza due codici, visivo e sonoro.

[22] l’affordance è l’informazione che suggerisce a un essere umano le azioni appropriate per manipolare un oggetto. Più alta è l’affordance, più sarà automatico ed intuitivo l’utilizzo di un dispositivo o di uno strumento.

[23] Vedi le descrizioni delle nuove metodologie e strategie sulla LIM riportate nel libro “La scuola con la LIM” indicato in Bibliografia  (da pag. 15 a pag.185)

[24] Per maggiori approfondimenti si veda il sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Attivismo_pedagogico

[25] Alunni caratterizzati da: disabilità, disturbi o difficoltà di apprendimento, situazioni transitorie di difficoltà derivate dal contesto economico, sociale e culturale di provenienza o al proprio stato di salute (OMS, 2007).

[26] Sidney Pressey, 1926, pag. 374 (Drum tutor – primo utilizzo del computer in education)

[27] L’impostazione scientifica della suggestopedia si basa su tre aspetti: lo studio psico-fisico degli emisferi cerebrali, lo studio dell’effetto dello stress, lo studio dell’effetto psicologico del rilassamento. Robert Ornstein vede i due sistemi cerebrali destro (intuitivo) e sinistro (logico-analitico) come semiautonomi, che elaborano le informazioni ricevute in modo diverso l’uno dall’altro e che con il metodo suggestopedico vengono messi in collegamento più facilmente.

[28] La “curva dell’attenzione” è un indicatore di quanto “mediamente” una persona “media” può impegnarsi in un’attività.L’attenzione ha un andamento indipendente dalle caratteristiche di ciascun alunno, dagli argomenti e dal docente relatore. L’attenzione in classe raggiunge solitamente molto presto valori elevati raggiungendo il picco massimo dopo circa 15′-20′. I docenti più bravi riescono a mantenere questo livello di attenzione al massimo per altri 30′. Queste indicazioni sono molto significative per preparare e pianificare opportunamente la "struttura" della propria lezione. Dopo una brevissima sintetica e significativa fase di introduzione si deve passare ai vari argomenti, possibilmente con elementi di concretezza. Inserire all’inizio gli argomenti più complessi e che richiedono maggiore concentrazione. Dopo i 15′-20′, coincidente con il picco massimo segnalato e comunque prima che l’attenzione cali verso valori troppo bassi, è fondamentale un riepilogo conclusivo e riassuntivo, magari utilizzando una metafora preparata o un detto celebre. Per riaccendere l’attenzione e l’interesse utilizzare anche l’ironia, l’umorismo e i cambiamenti di tono. L’utilizzo di aneddoti e/o di casi vissuti danno concretezza e legittimano le vostre conclusioni.

[29] è necessario rinnovare periodicamente l’attenzione in quanto è limitata nel tempo, difatti man mano che sfruttiamo la nostra attenzione essa diminuisce di capacità e via via vengono percepiti bene sempre meno stimoli

[30] Con memoria eidetica si intende un particolare tipo di memoria, nello specifico una variante della memoria fotografica o visiva.

[31] I colori che vediamo, sono frutto delle numerose combinazioni di informazioni provenienti dai coni, tre tipi di fotorecettori, rispettivamente per rosso, verde e blu, che si trovano nella retina del nostro occhio. I coni mandano al cervello le informazioni raccolte sulle lunghezze d’onda dei raggi luminosi e il cervello le combina insieme e le codifica in tonalità di colore, permettendoci di vedere fino a un milione di tonalità diverse.

[32] La cromoterapia è una medicina alternativa che fa uso dei 

colori come terapia per la cura delle malattie. Secondo la cromoterapia, i colori aiuterebbero il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio, e avrebbero effetti fisici e psichici in grado di stimolare il corpo e calmare certi sintomi.

[33] L’ayurveda è la medicina tradizionale utilizzata in India fin dall’antichità, diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale.L’ayurveda si occupa da tutti i punti di vista del benessere delle persone, nel loro aspetto fisico, psichico e spirituale e si occupa delle patologie tanto quanto dello stato di salute normale. Lo scopo è quello di aiutare le persone malate a curarsi, e le persone sane a mantenere il proprio benessere e prevenire le malattie.

[34] Tra i font disponibili conviene scegliere: verdana, arial, tahoma, calibrì … senza allungamenti ortogonali, detti per l’appunto “grazie”.

[36] Il fenomeno chiamato “metamerismo" si ha quando colori che appaiono all’occhio identici sotto una certa luce (colori metamerici), ma possono avere differenti energie in funzione della lunghezza d’onda della luce che li colpisce e pertanto, se illuminati con una luce diversa (es. lampada incandescente o lampada fluorescente), mostrano tonalità differenti. In sostanza c’è metamerismo quando due colori si equivalgono sotto una fonte di luce, ma poi risultano differenti ad altre esposizioni.

[37] SEM, nata nel 2002, è stata la prima agenzia in Italia focalizzata esclusivamente sul Search Engine Marketing, (http://www.sems.it/)

[38] Iacoboni M., I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri, Bollati Boringhieri, Torino, 2008

[39] Grazie al meccanismo neurale della simulazione incarnata (derivante dalla duplice funzione esecutiva/osservativa dei neurons mirror), si attiva la zona del lobo frontale dell’emisfero sinistro, che nell’uomo corrisponde all’area di Broca corrispondente a sua volta all’area del controllo del linguaggio. Nella maggior parte dei casi l’interpretazione del comportamento altrui è immediata, automatica, pre-riflessiva e preconcettuale (es. quando qualcuno sbadiglia vicino a noi si attivano i neuroni a specchio. Le cellule del cervello si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando vediamo altri compierla).

[40] Secondo l’autorevole esperto Alain Berthoz, fisiologo francese del Laboratoire de Physiologie de la Perception et de l’Action al Collège de France CNRS, «a complemento delle teorie della complessità bisogna gettare le basi di una teoria della semplessità che, in qualche modo, contenga una parte di complessità»A. Berthoz Semplessità Torino 2011 (pagina iniziale)

 

 

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