CoderKids, un laboratorio di programmazione unplugged per i bambini di 5-6 anni

 

di Agnese Addone1 e Caterina Moscetti2

1 Insegnante scuola Primaria presso IC Alfieri Lante della Rovere, Roma
agnese.addone@gmail.com
2 Insegnante scuola Primaria presso IC Sigillo, Perugia
catemoscetti@gmail.com

 

CoderKids è un laboratorio di informatica senza uso del computer, nato dall’idea di due insegnanti di scuola Primaria.
Ci siamo incontrate in Rete via Twitter (@agaddone, @catemoscetti) poco più di un anno fa; in comune abbiamo la passione per la didattica attiva con la tecnologia. Da anni ci occupiamo, nei nostri rispettivi ambiti di insegnamento (Italiano poi Matematica l’una, L2 Inglese, l’altra), di utilizzare l’informatica per le varie discipline. Nel tempo, spinte dalla curiosità personale e da un atteggiamento creativo verso la tecnologia e l’innovazione didattica, abbiamo notato che la scuola generalmente insegna ad usare un insieme di applicativi (di solito software progettati per gli uffici) per raccontare e presentare le proprie esperienze e registrare il risultato finale delle attività di laboratorio o dei progetti.
In questo contesto, che pure ci ha consentito per anni di tradurre le attività in digitale, è maturata sempre più la nostra consapevolezza che fosse necessario compiere un ulteriore passo avanti per far maturare le competenze dei bambini. Dal semplice uso della videoscrittura e dei software per il disegno, abbiamo sperimentato via via le altre possibilità di realizzazione digitale dei momenti della didattica: abbiamo seguito i ragazzi nella ricerca delle fonti su Internet e nello scambio di materiale per mezzo della posta elettronica; nella creazione di un sito web o della narrazione per mezzo dello storytelling; nella creazione di un wiki di classe per la scrittura collaborativa; abbiamo creato video e partecipato ad iniziative in Rete usando i social media.
Qui una presentazione delle attività.

Poi abbiamo capito che utilizzare la tecnologia non è sufficiente; che i bambini sono generalmente dei semplici fruitori di strumenti e software anche nel loro privato, ma che non hanno mai la possibilità di crearli da soli.
In una parola, era il momento di insegnare loro a programmare. Cosa per noi difficile, perché non ne sapevamo nulla.
Da qui le ricerche su Internet e, quasi in contemporanea, la scoperta di CoderDojo: i laboratori in cui, in tutto il mondo, si insegna a bambini e ragazzi a programmare, per imparare a non essere solo utilizzatori ma anche a diventare creatori competenti e consapevoli di tecnologia.
Abbiamo studiato, moltissimo. Abbiamo seguito per un anno discorsi difficili di esperti ingegneri, sviluppatori, maker. Poi abbiamo cominciato a fare nostra questa esperienza ed abbiamo iniziato ad usarla nella didattica.
La programmazione o coding è quella disciplina per mezzo della quale si scelgono e combinano delle istruzioni che, collocate in ordine logico, permettono al computer di funzionare. La giusta sequenza, la cosiddetta stringa di codice, segue una sintassi estremamente complessa e articolata, che si apprende solo dopo anni di studio e molta pratica.
Negli ultimi anni, a partire dalle teorie estremamente innovative di Seymour Papert (successivamente riprese, ampliate e approfondite dal Lifelong Kindergarten Group del MIT Media Lab di Boston, USA), la programmazione ha assunto anche una nuova fisionomia educativa, soprattutto per le ricadute che ha sull’ambito logico-matematico nella risoluzione dei problemi e nello sviluppo della logica: la scrittura e lettura di codice richiede l’uso del pensiero computazionale ed algoritmico.
Saper tradurre idee in codice è un’espressione di creatività ed incentiva la responsabilizzazione ed il ruolo attivo dell’individuo. Per un bambino, imparare a programmare concorre a fargli raggiungere il traguardo della competenza digitale.
I bambini, che oggi sono considerati impropriamente nativi digitali, in realtà sanno fare un uso esclusivamente strumentale della tecnologia ma non ne conoscono in modo approfondito le potenzialità e, soprattutto, i segreti.

Saper programmare è importante quanto conoscere una lingua straniera o come imparare a leggere e scrivere (Mitch Resnick), perché la lingua dei computer è parlata in tutto il mondo .
CoderKids è un progetto di computational thinking o pensiero computazionale; nella sua formulazione vuole essere un esempio di esperienza pratica di scrittura di codice senza l’uso diretto del PC: per questo motivo può essere definito unplugged, senza strumenti.
La scelta di realizzare un laboratorio di questo tipo è stata fatta per due ordini di motivi: la fascia d’età del target di riferimento richiede un approccio ludico, game oriented, di tipo strettamente esperienziale; in secondo luogo l’assenza del pc esclude tutte le possibili difficoltà legate sia all’uso dell’hardware (in particolar modo il mouse e la necessità di avere un’ottima motricità fine per utilizzarlo) che del software per la scrittura del programma.
L’interazione sociale tra pari e il peer learning sono i due aspetti educativi che hanno guidato e sostenuto l’elaborazione e progettazione dell’attività: ogni bambino partecipa attivamente e collabora con i compagni.
Il gioco richiede di ideare e realizzare sequenze logiche per raggiungere lo scopo, di tradurle utilizzando un codice di riferimento e infine di renderle attive attraverso il gioco.
Per la realizzazione pratica, il laboratorio Coderkids richiede materiali di semplice utilizzo e facili da reperire. Se il tempo a disposizione è limitato ad un incontro, i sussidi vanno preventivamente realizzati a cura dei mentor che lo guideranno, altrimenti si consiglia di prevedere un momento iniziale in cui costruire i singoli elementi insieme ai bambini. L’attività di preparazione aumenta l’aspettativa e la curiosità nei bambini, stimola l’attitudine alla costruzione attiva e allo spirito maker, sollecita l’abilità di tradurre in oggetti reali i prodotti del proprio pensiero.
I materiali necessari sono:

  • un tappeto nero 270 X 180 cm (realizzabile con bristol o pannolenci) con una griglia bianca, sul quale sono posti degli ostacoli (pozzanghere disegnate e blocchi di costruzioni);
  • un foglio nero A4 per ogni bambino, sul quale viene riprodotto il tappeto/griglia;
  • gessetti colorati;
  • una scheda con i quattro comandi (codice) da utilizzare;
  • i Fuzzes, pon pon di lana colorata, che riproducono i personaggi di Kodable Surfscore, un’app per bambini dai 5 anni, utile per apprendere i primi concetti della programmazione in modo semplice e divertente;
  • un tablet con l’app installata (opzionale).


Figura 1 – La realizzazione dei pon pon-Fuzzes.


Figura 2 – I Fuzzes.


Figura 3 – Il tappeto-griglia

Dopo aver disposto a terra il tappeto, ogni bambino riceve alcuni gessetti colorati ed un cartoncino con la riproduzione del tappeto-griglia.
Inizia il momento dell’ascolto. Viene innanzitutto dichiarato lo scopo del gioco, che consiste nel far muovere sul tappeto un bambino nel ruolo di robot sulla base delle indicazioni riportate nella stringa di codice e di farlo arrivare alla fine del percorso (individuato da una croce disegnata sul tappeto), evitando gli ostacoli.


Figura 4 – Il briefing iniziale.

Quindi si illustra come procedere: il percorso va ideato e poi riportato con il gesso sul cartoncino che riproduce il tappeto, utilizzando i quattro comandi a disposizione (il codice) in sequenza.
I comandi sono:

  • freccia-avanti, per procedere in avanti;
  • cerchio e freccia destra-rotazione destra, per fare passi verso destra;
  • cerchio e freccia sinistra-rotazione sinistra, passo a sinistra;
  • doppia freccia-salto, per superare con un salto un ostacolo lungo il percorso.

In questa fase resta a disposizione dei bambini il cartoncino che riassume i comandi. Per assicurarsi che i tutti bambini abbiano compreso il significato e le rispettive azioni da compiere, è consigliabile svolgere delle simulazioni preventive.


Figura 5 – Le istruzioni per lo script.

Durante l’elaborazione dello script, i bambini traducono in codice il percorso che hanno scelto di proporre al robot per guidarlo a destinazione sul tappeto, evitando con cura gli ostacoli.

   
Figura 6 e 7 – L’elaborazione dello script.

In questa fase è estremamente importante che gli adulti svolgano la funzione di mentor, che lascino cioè liberi i bambini di sperimentare, provare, sbirciare, scrivere e cancellare. Dovrebbero rispondere alle domande senza fornire soluzioni immediate alle singole richieste. I bambini possono e devono essere liberi di fare errori, di individuarli e di correggersi da soli.
Quando tutti hanno terminato la scrittura del codice, entra in scena il costume da robot, se è stato realizzato; in alternativa può essere sostituito da un Fuzz tenuto in mano dai bambini lungo il percorso.
E’ questo il momento in cui la narrazione degli educatori sposta l’attenzione sul contesto ed i bambini si trovano immersi all’interno del videogioco. A turno, ciascuno sceglie un compagno a cui far indossare il costume e da guidare sulla griglia/tappeto attraverso la dettatura del codice: avanti, salta, gira a destra, gira a sinistra.


Figura 8 – La lettura del codice.

Quando tutti i bambini hanno avuto la possibilità di sperimentare entrambi i ruoli e il gioco si è sostanzialmente concluso, si può prevedere un momento di gioco libero con la app, che richiede l’utilizzo di comandi simili. Durante questa attività si consolidano i concetti topologici ed i quattro comandi utilizzati; si entra in contatto con il mondo dei bit; si crea un parallelismo tra la app ed il gioco programmato dai bambini.


Figura 9 – Il gioco libero.

I piccoli programmatori che hanno sperimentato il CoderKids hanno lasciato feedback positivi sull’esperienza, disegnando sorrisi su cartoncini rossi! Ognuno di loro ha ricevuto un certificato di partecipazione, inviatoci da Surfscore che ha condiviso l’iniziativa dalla Silicon Valley: http://www.kodable.com/2014/02/05/4-ways-to-make-a-kodable-fuzz.html


Figura 10 – I feedback.

Il laboratorio CoderKids è stato presentato per la prima volta in occasione del CoderDojo Roma alla Global Game Jam del gennaio 2014.
Una seconda presentazione invece si è svolta in occasione di Didamatica 2014, organizzato dall’AICA a Napoli, 7-9 maggio 2014. 

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