Biologando… nel web 2.0

 

di Luigi Petruzziello

ITSOS Marie Curie, Cernusco sul Naviglio

petrus@itsos-mariecurie.it

 

L’affermazione degli strumenti web 2.0 ha permesso un salto di qualità della classica lezione di tipo frontale articolata nella classe. Infatti, grazie ai mezzi innovativi del web 2.0 (blog, social network, cloud, LMS, ecc.) la formazione in aula si arricchisce di un ambiente virtuale di interazione, di studio, di esercitazione, di recupero e approfondimento flessibile e informale, capace di abbattere le barriere spazio-temporali.
La formazione scolastica, in questo nuovo contesto, naturalmente evolve e sfrutta la propensione dei digital native, cioè gli studenti, verso gli strumenti web 2.0. ll web 2.0 nella didattica è un qualcosa che si aggiunge alle attività di una scuola sistemica dove le innovazioni non distruggono, ma affiancano le buone pratiche didattiche consolidate nel tempo dalla esperienza professionale del docente.

Eccovi alcuni esempi di come gli strumenti web 2.0 in modo armonico diventano elementi essenziali della didattica quotidiana e aiutano a costruire conoscenze e competenze.

DropBox – Condividiamo immagini e video.


Fig. 1 – Immagini di attività in laboratorio.

Eccoli lì, intenti a smanettare con il telefonino durante la lezione. Ma l’insegnante non interviene?
Nessuna infrazione del regolamento scolastico è in atto, gli studenti stanno semplicemente inviando nello spazio dedicato in Dropbox le foto appena scattate dell’attività di laboratorio. In seguito ciascun allievo le userà per preparare una presentazione di quanto svolto in laboratorio e dei risultati dell’esperienza condotta.
La condivisione degli scatti dei momenti di lezione diventa per la classe un modo per aumentare lo spazio di conoscenza e di utilizzo di risorse: diventano disponibili non solo i materiali prodotti dallo studente, ma è possibile attingere anche all’archivio dei compagni. Quindi, condividere e collaborare.



Fig. 2 – Usare Dropbox nella didattica.

Moodle – Realizziamo una galleria fotografica.


Fig. 3 – Attività in laboratorio.

Un’immagine, un disegno, un’icona è molto spesso più efficace di fiumi di parole nel veicolare un concetto, un elemento importante di conoscenza. Affidare all’immagine la descrizione dell’oggetto diventa una carta vincente anche nella formazione degli allievi con difficoltà nell’apprendimento. Molte fasi del percorso di una disciplina diventano per gli studenti più ‘digeribili’ se ‘condite’ con immagini. Ancora meglio se sono gli stessi studenti che ricercano, producono e inseriscono nel percorso didattico gli appropriati elementi iconografici.


Fig. 4 – Le foto delle attività inserite in Moodle (http://www.itsos-mariecurie.it/corsi/mod/lightboxgallery/view.php?id=15502).

Ecco, proprio per questo motivo, gli studenti in giro per il laboratorio di microbiologia con il loro dispositivi digitali, pronti a scattare foto alla strumentazione e vetreria. Le foto successivamente vengono condivise e commentate con il modulo ‘Lightbox Galleries’ di Moodle.
A più mani gli allievi inseriscono le foto, descrivono le caratteristiche principali dell’oggetto riportato e tracciano l’uso dello stesso nelle esperienze di laboratorio. Blocco su blocco realizzano l’archivio delle attrezzature di laboratorio per la classe e diventano artefici, non soggetti passivi, del processo di apprendimento.

Moodle – Realizziamo la carta di “identità batterica”


Fig. 5 – Ricerca in Internet con il tablet.

Questa volta gli allievi sono a caccia di informazioni nella rete per costruire la carta di identità di un batterio. Reperire informazioni nel web promuove la costruzione della struttura mentale dell’informazione, rinforza le strategie di ricerca e la capacità di selezionare le informazioni pertinenti tra quelle disponibili.


Fig. 6 – Uso del modulo database di Moodle. (http://www.itsos-mariecurie.it/corsi/mod/data/view.php?id=17126)

Gli studenti raccolgono in rete elementi di informazione di natura diversa (immagini, testo, video, ecc.) nel rispetto dei parametri fissati dalla consegna (mappa della ricerca). Scambiano informazioni collaborando alla fase di ricerca; elaborano ed assemblano gli elementi di informazione adattandoli al nuovo contesto di riferimento.
Il modulo database di Moodle, predisposto per ricevere i dati raccolti dagli allievi, piano piano si popola di informazioni, si arricchisce di immagini e si valorizza con collegamenti a spazi web esterni. Come un puzzle appare man mano più definito, i contorni più nitidi, lo scenario di informazione si estende e diventa strutturato e organico, ma nel contempo anche sintetico.

Fig. 7 – Usare Moodle nella didattica.

Screencast-O-Matic – Realizziamo una video-presentazione.


Fig. 8 – Le presentazioni degli studenti.

Poter ascoltare gli studenti che espongono il proprio elaborato richiede tempi che non sono sempre in accordo con l’orario scolastico, quest’ultimo troppo spesso avaro e rigido. Così, ci si accontenta della produzione scritta dello studente e si rinuncia alla personalizzazione del lavoro che può emergere in fase di esposizione del discente.
Ancora una volta il web 2.0 viene in aiuto mettendo a disposizione strumenti che permettono di superare la barriera spazio-temporale.
Allora ecco lo studente a casa che produce la sua presentazione usando OpenOffice, si munisce di microfono e cuffie e adoperando Screencast-O-Matic produce un video con il commento alle slide che scorrono. Riascolta la sua creazione, individua le correzioni da apportare e produce il video finale che invia nello spazio di classe in Moodle.
Il docente ha così la possibilità di esaminare l’elaborato dello studente, senza perdere gli elementi espositivi personali.

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