ANNO N.3 – N° 4 (DICEMBRE) – In questo numero

 

 

di Pierfranco Ravotto

Co-Direttore di BRICKS

pierfranco.ravotto@gmail.com

INDICE COMPLETO DEL NUMERO

 

Didattica delle lingue con le TIC

Ero in prima Liceo, 1961, quando la professoressa di inglese ci propose di comprare una serie di 45 giri per sviluppare le nostre abilità di ascolto e di pronuncia. E’ uno dei pochi esempi di insegnamento “con” la tecnologia che io sia in grado di estrarre dalla mia carriera scolastica.
Si usa distinguere l’insegnare “la” tecnologia” e l’insegnare “con” la tecnologia. Nel primo caso la tecnologia è l’oggetto stesso dell’insegnamento; per esempio, a quei tempi, insegnare elettronica, stenografia, dattilografia, … Nel secondo, invece, la tecnologia è usata come supporto – technology enhanced learning – per far apprendere altre materie. L’uso di dischi per permettermi di ascoltare la pronuncia inglese originale, e di farlo mentre ero a casa usando il giradischi, un oggetto che era da poco entrato nel nostro salotto, è un esempio – per quei tempi avanzato – di insegnamento con la tecnologia. (Anche se devo ammettere che non ne ho tratto gran giovamento. Ma forse quei dischi non li ho usati molto e soprattutto non ricordo che ci fosse un legame fra quanto si faceva in classe e quei dischi da ascoltare a casa). 

Quell’esperienza mi è tornata in mente a proposito del numero di Bricks che vi devo presentare, dedicato al tema dell’insegnamento delle lingue straniere con le TIC. Proprio l’insegnamento delle lingue ha usufruito, più di altri, dell’uso della tecnologia, in questo caso quella di registrazione e riproduzione dei suoni. Per decenni, è stato abituale vedere nelle scuole gli insegnanti di lingue entrare in classe con il registratore, oppure portare gli studenti nel laboratorio linguistico, spesso vanto tecnologico delle scuole. L’insegnare “con” la tecnologia era caratterizzato da specifici strumenti e spesso da laboratori ad hoc.
Oggi le tecnologie informatiche sono diffuse, le LIM costituiscono (nei casi fortunati) un elemento ordinario dell’aula, gli studenti e gli insegnanti sono dotati di tablet e smartphone (anche se spesso gliene si vieta l’uso), la connessione è possibile in qualsiasi punto grazie al WiFi o a una SIM. Si possono usare, nella stessa lezione e con strumenti a portata di mano, più dispositivi e, con uno stesso dispositivo, più funzioni tecnologiche: registrare, ascoltare, fotografare, filmare, disegnare, scrivere, calcolare, … e, grazie alla connessione, cercare, comunicare, collaborare, …
Saltano i confini spaziali e temporali della classe. Dalla classe si può accedere a un universo di risorse. E da casa si può accedere alle stesse. E non c’è mai una netta separazione rispetto all’insegnante e ai compagni, si può sempre comunicare con loro. Io ero solo, nel salotto di casa, con quei 45 giri. E non li avevo con me quando ero in classe. Una realtà oggi impensabile.

Gli articoli che presentiamo sono tutti esempi di didattica immersa nella tecnologia. Esperienze che assumono le tecnologie digitali e la rete come l’ambiente naturale in cui si sviluppa il dialogo educativo.

Mara Masseroni, ITSOS Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, racconta esperienze di EAS, Episodi di Apprendimento Situato. L’attenzione è al modello pedagogico di ribaltamento (flipped classroom) della didattica tradizionale. Quasi sfugge l’aspetto “con le TIC” tanto suona normale che l’insegnante nel fornire lo stimolo iniziale mostri un filmato YouTube sulla LIM e che gli studenti nello sviluppare i rodotti loro richiesti usino “ppt, screencast-O-matic, Prezi, Popplet, …”.

L’intervento di Masseroni serve anche come introduzione di quello della sua collega, Claudia Casapollo, che presenta i corsi di inglese realizzati all’ITSOS in ambiente Moodle; corsi open in una logica ecologica di Risparmio, Riciclo, Riutilizzo, Riadattamento. Si tratta di corsi utilizzati sia per il supporto alla didattica in presenza che per il recupero, a seconda dei casi in una logica di auto-apprendimento, altre volte in un contesto “classe virtuale”.

Margherita Aldi, un’insegnante di Prato della rete Book in Progress, ci parla della sua esperienza di produzione collaborativa di libri di inglese, dalle prime dispense cartacee “rilegate in quadernoni ad anelli” alle versioni PDF per i notebook all’attuale versione multimediale “con video, webcam, widget, verifiche interattive, listening, …”.

Annie Mazzocco, che insegna inglese in una scuola secondaria di primo grado, ci racconta l’esperienza di creazione di un’animazione in lingua inglese con una classe di Terza Media, organizzata come squadra cinematografica e coordinata tramite la piattaforma di e-learning Oracle Education Foundation Thinkquest.

Raffaele Nardella, insegnante di Inglese in un Liceo scientifico di Milano, racconta un’esperienza di Cl@asse 2.0, quindi dotata di LIM, portatili, tablet e rete wifi e il retroterra di percorsi tecnologici e di project works da cui è partita.

Federico Militante, Frisi di Milano, ci racconta un’esperienza in una scuola professionale per Acconciatori: la produzione da parte delle allieve di un video – in lingua inglese – relativo al taglio sfumato carré (Graduated Bob Cut). Anche in questo caso l’attenzione è agli aspetti metodologici – flip teaching, reflecting thinking, drammatizzazione, … – ma nella descrzione delle attività spuntano LIM e iPhone, mp3, convertitori audio e video, eXeLearning, … insieme a testa modello, lacca, asciugacapelli, rasoio, forbici.

“La LIM – scrive Renata Durighello che insegna in una secondaria di primo grado di Feltre – è uno strumento utile alla didattica delle lingue straniere soprattutto in virtù del suo essere interattiva e multimediale” dal momento che interattività e multimedialità sono da anni utilizzate nei materiali a disposizione dei docenti. L’articolo presenta i diversi usi della LIM nell’insegnamento delle lingue: per presentare, per consolidare, per costruire.

Paolo Aghemo, insegnante di scuola primaria a Roma, svolge parecchie riflessioni relative alla sua lunga esperienza di insegnamento dello spagnolo, riflessioni metodologiche e relative alla valenza del bilinguismo. Ci racconta infine una esperienza eTwinnings.

L’intervento di Alessandra Giglio, dell’Università di Genova, riguarda l’insegnamento dell’italiano quale Lingua 2. Ci parla in particolare di “Racconto L2.0”, uno spazio online nato come “palestra” per far esercitare gli studenti stranieri nell’utilizzo della lingua italiana.

Mariella Proietta presenta l’esperienza, ancora in corso, di allestimento ed uso del sito Learning with Mymood come piattaforma d’apprendimento per docenti ed alunni. costituire uno strumento di lavoro, a livello locale, per un docente o gruppo di docenti ed alunni ed una scuola o gruppo di scuole per insegnare ed apprendere la lingua inglese

Per la rubrica Competenze e certificazioni, Roberto Gagliardi, Mario Gabbari, Antonio Gaetano e Daniela Sacchi fanno il punto, dopo circa un anno, sull’esperienza CertLIM. S tratta di una certificazione che sta prendendo piede – 2.600 Skill Card e oltre 5.000 esami – e che è adesso accompagnata da un corso di formazione in rete. E’ in corso lo sviluppo del terzo modulo.

Per la rubrica Progetti europei, io descrivo un progetto europeo, I-T Shape, in cui sono impegnato per conto di AICA. Si tratta di un progetto di trasferimento in Ungheria della certificazione EUCIP Core e dell’esperienza che vede molti Istituti Economici italiani ad articolazione Sistemi Informativi Aziendali coinvolti in una ridefinizione dei percorsi curricolari con riferimento ad EUCIP core.

Infine, per la rubrica Dalla rete, ancora io descrivo i Mozilla Open Badge, un modo di dare evidenza a risultati dell’apprendimento – formale, non formale e informale – che promette di avere successo.

 

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