La curatela online di contenuti digitali: una nuova possibilità per lo sviluppo della competenza digitale

di Antonio Fini

Dirigente scolastico – Istituto Comprensivo di Arcola-Ameglia

www.icarcolaameglia.it 

antonio.fini@gmail.com preside@icarcolaameglia.it 

Cari amici, dunque il web a quale versione è arrivato? Da quasi dieci anni si parla infatti di web 2.0 e ci sono stati accenni a versioni successive, che per la verità per il momento non hanno avuto il medesimo successo
L’idea di base del web 2.0, quella che giustificava il “cambio di versione” era il passaggio dalla comunicazione uno-a-molti, caratterizzata dai siti web-vetrina realizzati da professionisti o comunque da esperti informatici, a quella molti-a-molti, un web nel quale tutti possono essere contemporaneamente autori e fruitori.
Si è quindi assistito al proliferare di servizi web di ogni tipo, come blog, wiki, cloud, social network ecc. che certamente hanno consentito e consentono tuttora a moltissimi utenti di essere facilmente autori e di produrre e condividere contenuti, ma hanno anche implicato il conseguente aumento esponenziale delle informazioni disponibili in rete.
Il problema più importante oggi sembra quindi non tanto quello di avere una “presenza” in rete, facilmente ottenibile da chiunque, senza necessità di particolari competenze tecniche, quanto la selezione delle informazioni rilevanti. Il pericolo è infatti il sovraccarico informativo, un rischio sempre in agguato rispetto al quale soprattutto i giovani (che siano o meno nativi digitali poco importa) sembrano avere scarse difese.
Le tecniche per (tentare di …) ovviare al diluvio informativo sono diverse e sostanzialmente si possono inquadrare in due macro-orientamenti principali.
Il primo è riferito a sistemi automatici, basati su algoritmi anche molto sofisticati, i quali, facendo tesoro di una serie di dati forniti più o meno consapevolmente dall’utente stesso (ad esempio, la memorizzazione di tutte le stringhe usate in un motore di ricerca) promettono di interpretare i nostri bisogni informativi, selezionando per noi quello che potrebbe interessarci. E’ la tecnica del “forse potrebbe interessarti anche…”, suggerimenti che vediamo spesso comparire negli ambienti online che frequentiamo.
La seconda modalità, sulla quale ci soffermeremo in questo articolo, si fonda invece soprattutto sull’intervento umano e recupera ad un nuovo significato il concetto di “curatela”.
Il termine “curatore” è storicamente associato all’arte e alla cultura. Un curatore può avere la responsabilità di un museo, di una biblioteca, di una galleria d’arte e, di solito, tra i suoi compiti c’è anche la selezione e il mantenimento delle opere da esporre e gestire nell’istituzione culturale.

Più recentemente, il concetto è stato esteso ai contenuti digitali, mantenendo praticamente intatto il senso originale: un curatore digitale è oggi chi “continuamente trova, raggruppa, organizza e condivide i contenuti migliori e più pertinenti riguardo problematiche specifiche”. E’ importante soffermarsi su ogni termine utilizzato nella definizione proposta da Robin Good:

  • “Continuamente”: l’aspetto continuativo è particolarmente significativo: una curatela digitale non può mai essere statica. Il problema è proprio quello della continua produzione di nuovi contenuti che devono essere selezionati.
  • “Trova”: l’elemento della ricerca è ovviamente fondamentale. I contenuti devono prima di tutto essere ritrovati.
  • “Raggruppa, organizza e condivide”: l’aspetto dell’aggregazione dei contenuti è la caratteristica fondamentale della curatela online. Il curatore produce infatti una pagina web che, costantemente aggiornata, tiene insieme i contenuti relativi ad uno specifico argomento.
  • “migliori e più pertinenti”, “riguardo problematiche specifiche”: è l’altro aspetto nel quale si esplica la capacità del curatore di selezionare e individuare la pertinenza e l’importanza dei contenuti, che saranno relativi ad un particolare ambito, un “topic”, di solito molto ristretto.

In sintesi, l’idea è piuttosto semplice: mi interessa un certo argomento, ad esempio “le Open Educational Resources – OER” (tema del quale ci siamo occupati spesso anche su Bricks), allora potrei pensare di “curare” questo argomento selezionando, aggregando e condividendo articoli, post di blog, contenuti di ogni altro tipo relativi a questo argomento che ritengo significativi e utili.
Naturalmente, altri utenti potranno accedere al prodotto della mia curatela, costituendo a loro volta una sorta di social network. E’ altrettanto ovvio che ognuno può anche limitarsi ad utilizzare contenuti curati da altri, sfruttando così semplicemente un filtro già operativo, sulla base della “fiducia” che si ripone nel curatore stesso.
Il concetto è piuttosto simile a quello del social bookmarking, rispetto al quale si aggiungono nuove funzionalità e di solito anche un aspetto grafico più accattivante. I servizi online di curatela (in inglese: “content curation”) hanno adottato generalmente la metafora della “rivista” (magazine) o del “giornale quotidiano” per cui il curatore assume anche il ruolo di impaginatore. Il curatore quindi non è, a rigore, un “creatore” di contenuti, come del resto non era, nell’accezione originale, un artista o un autore. E’ piuttosto un “selezionatore” che mette insieme materiali già esistenti, li aggrega e li ripropone condividendoli.

I due servizi di curatela online più noti sono Scoop.it e Storify.

Scoop.it: è un servizio gratuito, dal funzionamento ormai tipico dei sistemi cloud (tutto online, ci si registra e si comincia a creare i propri “canali informativi” che si intende curare). Tornando all’esempio già proposto (le OER), esistono diversi “scoop” relativi a questo tema, tra cui quello che seguo personalmente da tempo, curato da Andreas Link:

Come si vede, dalla figura, la pagina propone una serie di articoli, incasellati come “articoli di giornale” in una “prima pagina”. Ogni articolo è leggibile direttamente ma costituisce anche un link al contenuto originale.
I pulsanti in alto consentono ulteriori operazioni di selezione (“Filter”) ma permettono anche di suggerire al curatore un nuovo contenuto (“Suggest”) oltre all’immancabile possibilità di condividere ulteriormente la pagina (“Share”).
Ogni utente registrato può quindi “iscriversi” e seguire diversi canali, rimanendo così aggiornato sulle novità, attraverso i consueti mezzi (RSS o email). Sono naturalmente presenti i vari collegamenti con i social network più popolari come Facebook o Twitter e sono già disponibili le app sia per iOs che per Android, che consentono quindi anche l’uso da dispositivi mobili e da tablet.

Storify: il funzionamento è del tutto simile a quello di Scoop.it anche se la filosofia di fondo del servizio è più orientata alla costruzione di “storie” e timeline relative ad uno specifico argomento. Anche l’aspetto grafico è naturalmente diverso, anche se l’organizzazione generale è piuttosto simile.

L’utilizzo nella didattica dei servizi di curatela può essere decisamente interessante: in primo luogo un utilizzo “passivo”, come fruitori di contenuti già selezionati da altri è un primo passo, utile anche per i docenti stessi che potrebbero “seguire” argomenti di specifico interesse trovando giornalmente contenuti nuovi e sempre significativi.
Il passaggio successivo è naturalmente l’utilizzo attivo che può essere anche in questo caso del docente ma anche direttamente degli alunni. Si è già ricordato, anche in questa stessa rubrica, come l’uso del web in quanto serbatoio illimitato di risorse sia certamente utile ma spesso non sufficiente per ottenere un apprendimento davvero significativo: il ragazzo che esegue una ricerca su Wikipedia (purché finalizzata ad una rielaborazione e non al banale copia-incolla!) attiva certamente una serie di abilità di buon livello ma se lo stesso alunno è chiamato ad aggiornare o a creare una nuova voce, l’impegno e le competenze che può sviluppare risultano certamente di ordine superiore.
Nell’ottica della competenza digitale e in particolare degli aspetti legati alla cosiddetta “information literacy”, ovvero la capacità di accesso critico all’informazione (sapere selezionare e esprimere giudizi sull’affidabilità, la pertinenza, la qualità delle risorse trovate, sapere organizzare e ristrutturare le informazioni, essere in grado di condividerle con altri e collaborare in rete) si potrebbe quindi pensare proprio alla curatela come esercizio per lo sviluppo di questo tipo di competenza.
Ad esempio, su Scoop.it si possono già trovare alcuni primi esempi d’uso, e anche qualche articolo che spiega in modo dettagliato come usare in classe uno strumento che forse non ha ancora la popolarità dei noti social network ma che sta assumendo una crescente importanza: una semplice ricerca su Google con le chiavi “scoop.it scuola” fornisce già più di una pagina di risultati.

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