Organizzazione, classificazione e reperibilità delle informazioni in un sito scolastico

di Renata Durighello

Scuola secondaria di 1° grado “Gino Rocca”, Feltre

renata.durighello@gmail.com

 

Fino a qualche tempo fa molte delle scuole che decidevano di avere un sito internet ne affidavano la realizzazione a tecnici o web designer, che però conoscevano poco la realtà scolastica. Attualmente, invece, chi si occupa di un sito scolastico molto spesso conosce bene il mondo della scuola, ma non è esperto di progettazione web, perché l’allestimento e la gestione del sito sono spesso affidati a personale, docente od amministrativo, interno all’istituzione. Non è raro addirittura che chi realizza il sito scolastico sia una persona che affronta per la prima volta in quell’occasione le questioni attinenti alla progettazione di un sito. Si tratta di questioni relative all’aspetto grafico, alla presentazione, ma anche e soprattutto all’organizzazione dei contenuti.

1. La classificazione nel web: Knowledge Organization e Information Architecture

Organizzazione della Conoscenza e Architettura dell’Informazione sono discipline relativamente recenti, ma affondano le loro radici in aree di studio classiche, come la biblioteconomia e le teorie della classificazione. Il che ci porta indietro fino all’antichità, fino a pensatori del calibro di Aristotele, grande sistematizzatore del pensiero, ancor oggi riletto da chi si occupa di classificazione e categorizzazione.

Classificare e sistematizzare le informazioni pare essere un’attività spontanea, come afferma Shiyali Ramamrita Ranganathan, matematico indiano, padre della classificazione a faccette: "La classificazione […] è intrinseca all’Uomo. Forse è legata alla finitezza della velocità degli impulsi nervosi nel corpo umano. Laddove la velocità è finita, emergono strutture1.  Questo passo è famoso tra gli esperti del settore ed è ripreso e citato, tra gli altri, da Luca Rosati2 e Riccardo Ridi3. In realtà sembra azzardato ipotizzare che vi sia addirittura una relazione fisica tra la classificazione e gli impulsi nervosi, ma indubbiamente l’atto del classificare è spontaneamente presente nella nostra mente: una “pulsione umana a raggruppare, ordinare, elencare, catalogare e classificare”, che Riccardo Ridi (già citato) chiama conatus enumerandi, un bisogno “vecchio quanto l’uomo”.

Organizzare e riordinare sono, però, anche la condizione per ritrovare: “la sistematizzazione è un valore aggiunto al sapere, poiché lo rende maggiormente comprensibile e consultabile” (Gnoli, Marino, & Rosati4). Ed è per questo che ci è più facile trovare un libro su uno scaffale se è stato ordinato, tra gli altri, secondo un criterio conveniente, così come è più agevole accedere ai vari file nel nostro computer se abbiamo creato un percorso logico in cui salvarli. 

2. Strutture della conoscenza: gerarchia e faccette

Vogliamo ora prendere in considerazione due delle modalità di organizzazione dei contenuti più usate dentro e fuori il web: la gerarchia ad albero e la classificazione a faccette.

Tra queste due la struttura ad albero ci è maggiormente familiare. “Abbiamo organizzato le informazioni in modo gerarchico dall’inizio dei tempi. Gli alberi genealogici sono gerarchici. La divisione della vita sulla terra in regni, classi e specie è gerarchica. I diagrammi organizzativi sono, in genere, gerarchici. La gerarchia è ovunque nella nostra vita e dà forma alla nostra comprensione del mondo in modo profondo e significativo”. (Rosenfeld & Morville5).

Nella gerarchia ad albero per ogni contenuto viene scelto un ramo, una macro-categoria e, all’interno di questa, una sotto-categoria più specifica. L’operazione può essere ripetuta a vari livelli di profondità e il risultato finale è quello di aver assegnato ad ogni elemento un posto preciso e definito. Nel web la struttura ad albero permette di costruire in modo pressoché automatico menù di navigazione e mappa del sito. Albero e mappa rispecchiano in genere la collocazione “fisica” di documenti e risorse all’interno delle cartelle; questo facilita la ricostruzione, a ritroso, del percorso effettuato da ciascun utente, per arrivare alla risorsa di cui sta fruendo (le briciole di pane o breadcrumbs).

Nonostante le sue indubbie qualità, però, spesso una struttura gerarchica si rivela inadeguata a rappresentare alcune porzioni di realtà. In particolare potremmo trovarci di fronte a contenuti che vorremmo inserire contemporaneamente in due sezioni diverse del sito, ma questo non è possibile, esattamente come nel Systema Naturae di Linneo un animale non può essere contenuto contemporaneamente nella classe dei mammiferi e in quella dei pesci, e allo stesso modo nelle nostre case un capo di abbigliamento non può essere contenuto contemporaneamente in due armadi diversi.

Dobbiamo tener presente inoltre che, anche qualora avessimo trovato il posto giusto per ogni cosa all’interno della gerarchia, quello non sarebbe altro che il nostro punto di vista sull’argomento, ma altre persone, potenziali utenti del sito, potrebbero vedere le cose diversamente e, di conseguenza, non trovare agevolmente i contenuti che cercano.

In uno studio contenuto nel libro Dall’albero al labirinto, Umberto Eco porta un esempio citato da Boezio nel suo De divisione, il quale già allora prevedeva la possibilità di costruire alberi diversi a partire dagli stessi oggetti, a seconda del punto di partenza della classificazione. Egli “suggeriva che sostanze come la perla, l’ebano, il latte e alcuni accidenti come bianco e liquido, possano dare origine ad alberi alternativi. In uno per esempio, dato un genere Cose Liquide, di cui sarebbero differenze Bianco/Nero, avremmo le due specie del Latte e dell’Inchiostro; nell’altro il genere Cose Bianche, attraverso la differenza Liquido/Duro, genererebbe le due specie del latte e della Perla6

 

Fig.1 – La figura illustra i diversi alberi che possiamo ottenere per organizzare elementi come Perla, Latte, Ebano, prendendo in considerazione prima il colore e poi la consistenza e viceversa, come suggerito da Boezio.

In questo modo non siamo più di fronte ad un albero unico nel quale ogni collocazione è mutuamente esclusiva, ma a quattro alberi differenti. La cosa sarebbe diversa se potessimo prendere in considerazione contemporaneamente le due caratteristiche di ciascun oggetto dell’esempio: la consistenza e il colore. In verità questo è possibile se, anziché utilizzare uno schema ad albero, ci affidiamo ad una matrice bidimensionale.

 

Fig. 2 – L’immagine mostra come sia possibile rappresentare graficamente gli elementi Perla, Latte ed Ebano, prendendo in considerazione contemporaneamente la caratteristica della consistenza e quella del colore, per mezzo di una matrice bidimensionale.

Questo è il principio che sta alla base della classificazione a faccette. La classificazione a faccette (Colon Classification) nasce negli anni trenta in ambito bibliotecario, ad opera del già citato Shiyali Ramamrita Ranganathan. Essa è stata riscoperta come sistema di classificazione per il web perché, a fronte di un sostanzioso lavoro di progettazione, si dimostra versatile e adattabile e aumenta la reperibilità degli oggetti con conseguente soddisfazione da parte degli utenti. 

La classificazione a faccette originaria sceglie, per ogni oggetto preso in considerazione, alcune proprietà ben precise, che Ranganathan chiama appunto faccette. Nelle sue linee essenziali questa modalità organizzativa è molto usata nel web, soprattutto in siti di e-commerce, poiché permette agli utenti di cercare il prodotto desiderato in base alle proprie diverse esigenze. Nel caso di un capo di abbigliamento, ad esempio, catalogando gli articoli secondo una logica a faccette, sarà possibile offrire ai clienti la possibilità di scegliere esplorando gli articoli per genere, per collezione, per colore, per taglia, e così via. 

Non ci sono mappe dettagliate nei siti progettati secondo una struttura multidimensionale, e non è agevole neppure ricreare a ritroso l’esatto percorso effettuato per arrivare all’informazione, ma possiamo trovare quello che cerchiamo partendo da punti di vista diversi e uno stesso contenuto può essere riposto in sezioni diverse del sito: quindi meno pensieri per l’utente finale.

3. Organizzazione dei contenuti e design

Ma qual è il momento più adatto per progettare l’architettura informativa di un sito?

Quando si immagina un sito spesso si comincia pensando all’aspetto che esso dovrebbe avere all’interno della tradizionale finestra di un browser grafico e si proiettano mentalmente sullo schermo zone di lettura e di consultazione e zone da dedicare all’interazione e alla navigazione. Già in questo momento, consapevolmente o meno, si sta progettando la struttura informativa sottostante, poiché i menù che si immaginano corrispondono alle scatole/categorie nelle quali inserire i propri contenuti.  

E se i menù non corrispondono ad una struttura organica e coerente, si avranno ripercussioni negative sulla navigazione. Dice Sofia Postai, esperta in comunicazione ed usabilità dei siti web: “In tutti i test di usabilità effettuati per conto del mio studio (e anche in altri, di cui ho notizie di prima mano) i più gravi problemi derivano da un’architettura confusa, in cui i menù non hanno coerenza in quanto corrispondono a quello che il progettista immagina possa servire all’utente in quel momento, e non a un albero ragionato e definito precedentemente7.

Quando poi si immagina uno specifico contenuto da inserire nel sito è inevitabile porsi, alternativamente o contemporaneamente, due domande:

  • Qual è l’argomento  generale di questa informazione?
  • A chi è rivolta questa informazione?

Pensare a contenitori e menù per le informazioni da inserire nel sito corrisponde ad immaginare alberi e gerarchie, mentre porsi domande diverse  sulle stesse informazioni, guardarle cioè, contemporaneamente o alternativamente, da più punti di vista, corrisponde ad immaginarle all’interno di una struttura multidimensionale.

4. Architettura informativa e siti scolastici

Quale tra le modalità di organizzazione dei contenuti analizzate sarà quindi la più adatta per la progettazione di un sito scolastico?

In realtà l’esperienza insegna che non esiste una struttura organizzativa che possa essere considerata buona in sé, ma ciascuna può essere ritenuta la migliore in riferimento ad una particolare esigenza o alle diverse tipologie di contenuto. In generale i contenuti dei siti scolastici possono essere suddivisi principalmente in due tipologie

  • informazioni per conoscere meglio la scuola e la sua organizzazione,
  • comunicazioni di servizio.

Nel primo caso si tratta di contenuti rivolti soprattutto ad utenti esterni alla scuola o agli studenti e alle loro famiglie. Sono in genere informazioni stabili nel tempo, che possono restare immutate per un intero anno scolastico o anche di più e che vanno a costituire la fisonomia stessa del sito, riconoscibile da parte di utenti fidelizzati. Nel secondo caso invece si tratta di contenuti rivolti sempre a studenti e famiglie, ma anche a docenti e personale scolastico in genere. Sono informazioni che necessitano di essere inserite quotidianamente o quasi, in modo agevole e veloce, e con una collocazione non sempre prevedibile a priori.

Probabilmente risulta chiaro come i contenuti appartenenti alla prima tipologia siano adatti ad essere inseriti in una struttura gerarchica, mentre i contenuti appartenenti alla seconda tipologia possano essere organizzati più facilmente mediante una classificazione multidimensionale. Molti dei moderni sistemi di gestione dei contenuti, i cosiddetti CMS (Content Management System), permettono di far coesistere all’interno dello stesso sito le due strutture e di costruire una piattaforma organica, con contenuti informativi stabili, raggiungibili attraverso menù e blocchi disposti nelle zone dedicate all’interfaccia di navigazione, e nel contempo capace di presentare collezioni di documenti, avvisi, news, facili da aggiornare e consultare. 

Per finire vorremmo citare un’altra modalità di organizzazione dei contenuti che ha preso piede nel web di ultima generazione. Si tratta della folksonomia, o meglio del tagging. Il tagging è particolarmente utilizzato nei sistemi di bookmarking, come Delicious (http://delicious.com) o Diigo (http://www.diigo.com). Tali servizi permettono di raccogliere link a risorse internet delle quali si desidera tener traccia, come se si usassero dei segnalibri. 

A ciascun segnalibro vengono assegnate una o più parole chiave, i tag appunto, scelti in maniera libera e non strutturata, allo scopo di recuperare l’informazione. Il tagging ha riscosso un certo successo tra i webmaster che, oltre ad assegnare ai contenuti una collocazione precisa all’interno del sito (una o più di una nel caso di strutture multidimensionali), associano a tali contenuti dei tag che li descrivano e che possano assicurare all’utente ulteriori modalità di recuperare quell’informazione o altre su argomenti simili. Spesso l’insieme dei tag viene raccolto in tagcloud, ossia liste che hanno aspetto diverso dai classici menù, perché i termini più utilizzati vengono resi evidenti per mezzo di espedienti visivi. Un sito che sfoggia una tagcloud permette di mostrare a colpo d’occhio quali sono gli argomenti emergenti di cui tratta. Anche molti siti scolastici ne fanno uso, con il vantaggio di rendere evidente e recuperabile con un solo click del mouse un contenuto che è per qualche motivo collocato in profondità all’interno della struttura informativa del sito. 

  

Fig. 3. Le immagini rappresentano tagcloud di siti scolastici, il sito del Liceo Statale "G. Galilei" di Voghera-PV e la vecchia versione del sito dell’IC “G.Rodari” di S.Giustina-BL. Nella prima tagcloud sono maggiormente evidenti, tra gli altri, i termini teatro, multimedialità e didattica, mentre nella seconda i termini matematica, primaria, secondaria e TIC.

Inoltre, in una realtà come quella scolastica, tanti e diversi siti in tutto il territorio nazionale finiscono per offrire documenti ed informazioni riconducibili a tematiche simili ad utenti che condividono uno stesso vocabolario. All’interno di un sito scolastico, quindi, integrare un sistema di tagging in una struttura organizzativa classica, sia essa di tipo gerarchico o multidimensionale, può rivelarsi una strategia particolarmente efficace per incrementare la reperibilità delle informazioni.

Per concludere, gerarchia, faccette e tagging sono tutte modalità di organizzazione dei contenuti adatte alla realtà scolastica e possono essere tutte impiegate con successo all’interno di uno stesso sito.

Note

1  Ranganathan, S. R. Prolegomena to library Classification, 3rd ed. Bangalore: Sarada Ranganathan Endowment for Library Science (1967)

2  Rosati, L. Architettura dell’informazione. Trovabilità: dagli oggetti quotidiani al Web. Milano: Apogeo (2007)

3  Ridi, R. Pensare è classificare (2006). Tratto il giorno Agosto 18, 2012 da ISKO Italia: http://www.iskoi.org/doc/pensare.htm

4  Gnoli, C., Marino, V., & Rosati, L.. Organizzare la conoscenza. Dalle biblioteche all’architettura dell’informazione per il Web. Milano: Tecniche Nuove  (2006)

5  Rosenfeld, L., & Morville, P. Architettura dell’informazione per il World Wide Web 2^ ed. (M. Cerruti, Trad.). Milano: O’Reilly (2002). 

6  Eco, U. Dall’albero al labirinto, Studi storici sul segno e l’interpretazione. Milano: Bompiani (2007)

7  Postai, S. Web design in pratica. Milano: Tecniche Nuove (2006)

 

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