Registro elettronico: l’insostenibile instabilità delle tabelle Word

di Simonetta Leonardi

Docente scuola primaria 

simonardi@gmail.com 

 

Correva l’anno 2008 quando, stanca di scrivere decine di pagine sul mio registro insegnante, decisi di dare una svolta  decisiva alla mia tradizione chirografica di compilatrice di registri.
Ogni anno la compilazione del registro delle mie 8 classi di scuola primaria mi richiedeva un grande impegno poiché in esso dovevo trascrivere non solo le valutazioni dei miei 200 alunni ma anche tutte le programmazioni delle singole classi. Andavano specificati inoltre i vari obiettivi  e soprattutto le numerose unità di apprendimento allora in voga. Insegnando inglese sia nel corso A che B, mi ritrovavo a dover ricopiare pari pari le stesse cose in due diverse sezioni del registro. Basta -mi dissi- siamo ancora nel medioevo degli amanuensi, mentre il mondo intorno è già approdato all’ era digitale. 
Mi misi al lavoro cercando di trovare una soluzione a questo anacronistico dispendio di energie. Cercai sul Web qualche modello di registro “chiavi in mano” che potesse fare al caso mio. Non trovai quello che cercavo perché i format di registro, risultati dalla ricerca, erano per la maggior parte rivolti alla scuola secondaria superiore con delle specificità difficilmente adattabili al mio contesto di scuola primaria. Decisi allora di crearne uno “su misura” per  me. All’epoca la mia competenza digitale era agli albori e il programma che “dominavo” con maggiore sicurezza era Word. L’ inevitabile conseguenza fu che ne strutturai uno con esso. Oltre ad una bella cover con tanto di stemma del MIUR,  impostai le pagine del registro con una tabella a celle nelle quali scrivere i nomi degli alunni con a fianco i voti delle varie verifiche. Gli obiettivi oggetto di verifica erano posizionati in cima ad ogni colonna. 

A settembre chiesi al collegio dei docenti l’autorizzazione ad utilizzare il registro digitale. Mi fu accordata senza problemi. La collega di religione, che come me aveva molte classi, si dimostrò interessata e così condivisi con lei il registro “modello Word” che avevo creato. Nell’utilizzo quotidiano, sia io che la collega di religione, evidenziammo la scomodità di Word che, anche in considerazione del fatto che le versioni di cui disponevamo a casa e a scuola erano diverse, spesso e volentieri ci costringeva a rimpaginare tutte le tabelle, i titoli, le varie scritte accessorie. Pensando di risolvere il problema, mi comprai un netbook che utilizzavo sia a casa che a scuola trascrivendo in tempo reale i voti. La situazione un po’ migliorò ma non mi soddisfaceva appieno. 
Intanto un altro anno scolastico era iniziato e la dirigente dell’epoca volle che la mia collega di religione ed io, quali “pioniere” del registro digitale nel nostro istituto, presentassimo al primo Collegio Docenti di settembre i risultati della nostra sperimentazione ed il registro stesso. Armate di maxi schermo, proiettore e PC ci prodigammo nell’illustrare i tanti vantaggi e i pochi svantaggi del nostro registro. Uno dei vantaggi consisteva nel poter utilizzare, semplicemente con un “copia e incolla”, gli elenchi degli alunni forniti dalla segreteria, senza doverli trascrivere ogni anno. Negli anni successivi i vantaggi erano ancora maggiori poiché bastava aggiornare i nominativi aggiungendo i nuovi alunni e togliendo i trasferiti, ed eliminare la classe quinta rimpiazzandola con l’elenco della classe prima entrante. Dopo aver cancellato i voti dell’anno precedente il registro è aggiornato e, in pochi minuti, pronto per l’uso. Per la trascrizione delle programmazioni il vantaggio risultava evidente: un “copia incolla” del documento ed il registro era perfettamente compilato.
Facemmo un solo proselito, la collega specialista di inglese, che come noi aveva molte classi. Tutti gli altri colleghi giudicarono l’iniziativa o non alla loro portata (dichiarando di non avere competenze digitali) o non sufficientemente vantaggiosa da giustificare il loro impegno per la transizione al digitale.

Durante il secondo anno di utilizzo cominciai a provare un crescente fastidio per l’instabilità delle tabelle e dell’impaginazione di Word, fastidio che alla fine dell’anno divenne insostenibile: nell’integrare il registro con le programmazioni delle singole classi (come richiesto dall’istituto) giunta al fatidico “copia incolla”  tutta la grafica delle tabelle risultava completamente scombinata. 
In aggiunta al fastidio delle continue rimpaginazioni, il piccolo schermo del netbook mi costringeva a zoomare in continuazione. Decisi di abbandonare Word e l’anno seguente rispolverai le vecchie conoscenze di Excel acquisite, e subito dimenticate, al corso di formazione For Tic 2. Excel mi sembrava terribilmente complicato. In effetti lo era nelle sue funzioni avanzate che avevo studiato teoricamente e senza successo al corso di formazione. Nelle funzioni elementari si dimostrò al contrario molto semplice da gestire e senza dubbio meno problematico di Word che, come si evince dal nome, è nato per gestire parole e non numeri. Creai un semplice modello che, con qualche aggiustamento e miglioramento successivi, sto ancora utilizzando. 

Lo scorso anno la dirigente sollecitò le colleghe titolari delle Classi 2.0 presenti nella mia scuola e anche tutti i docenti che avessero competenze sufficienti ad un allargamento dell’utilizzo del registro digitale. 
Hanno risposto all’invito numerosi docenti ai quali è stata fornita in dotazione una pen drive dove custodire il registro digitale. Nell’ultimo collegio docenti di giugno la dirigente ha informato che, dal prossimo anno, nel nostro istituto saranno ammessi solo registri di tipo digitale poiché la scuola, con gli esigui fondi a disposizione, non può più investire 900 euro nell’acquisto dei registri cartacei.
Nei giorni successivi al collegio docenti è seguita la notizia che, con il decreto legge 6 luglio n. 95 della spending review, il Governo ha approvato per il prossimo anno il passaggio al registro online  e alla scheda di valutazione elettronica per tutti gli ordini di scuole. Appare evidente che, in tempi di magra, l’economicità dei sistemi digitali rispetto a quelli tradizionali non può più essere disconosciuta. Auspico che questa sia l’occasione attesa per chiarire definitivamente quali siano le regole da rispettare riguardo ai documenti digitali. Ogni anno infatti, dopo aver utilizzato il registro digitale, ho dovuto paradossalmente stamparlo per poterci apporre una firma che ne comprovasse la validità. Il decreto citato manca della parte attuativa che chiarisca alle scuole dove collocare i documenti ufficiali, se su un server nazionale fornito a livello centrale o provvedendo autonomamente con siti scolastici. Mancano anche indicazioni riguardo alle risorse economiche per attuare il passaggio al digitale.

In attesa di chiarimenti tengo pronto il mio registro “artigianale” che, attraverso Bricks, metto a disposizione di chiunque ne avesse bisogno.

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