Accessibilità? Lo capisce anche un bambino…

di Angelo Paganini

Istituto Comprensivo di Corniglio (PR)

angelo.paganini@iccorniglio.gov.it

 

Che cosa è giusto, che cosa non lo è?

Spesso sembra difficile rispondere e le discussioni si accendono. Capita anche ai miei quattordici bimbetti: pluriclasse di una scuola elementare di montagna.

Allora chiedono al maestro di esprimere il suo parere. Ma io non lo faccio (quasi) mai. Propongo, invece, un giochino: «Bambini, dimentichiamoci di chi siamo. Non siamo più maschio o femmina, bianco o nero, italiano o straniero, cristiano, musulmano o indù, debole o forte, sano o malato. Immaginiamo di dover ancora nascere. Non sappiamo chi saremo dopo la nascita, ma possiamo stabilire le regole giuste che vorremmo trovare».

Funziona?

Be’, non è facile per un bambino metter da parte la sua situazione concreta. Però ci provano. 

Non riescono forse a definire il profilo di una società giusta, ma tante cose diventano chiare. 

Capitava (quasi mai, per fortuna) che litigassero per motivi religiosi o che si insultassero per il colore della pelle. Il giochino li ha aiutati a capire: una società giusta non ammette discriminazioni religiose o razziali.

Lo scorso anno (avevo due pluriclassi) abbiamo lavorato su alcuni grandi temi: l’acqua, la gestione dei rifiuti, il riciclo della carta, le erbe dei nostri monti. Ho proposto poi di realizzare alcuni siti internet per presentare i risultati del nostro lavoro. 

Ecco una breve sintesi della lezione in cui abbiamo discusso del lavoro da fare: 

«Per chi scriviamo? Chi ci leggerà?»

«La mamma, la nonna, la zia che sta in Marocco, lo zio che è andato in Australia, …»

«Possono leggere solo i parenti?»

«No, speriamo che ci leggano in tanti, anche il preside…»

«E se fra i nostri lettori ci fosse qualcuno che capisce poco?»

Risatine: si indicano l’un l’altro e già qualcuno si immusonisce.

Taglio corto: «Marco Paletta, come faresti con qualcuno che fa fatica a capirti?»

«Gli farei vedere come si fa …»

«E se non fosse possibile far vedere?»

«Spiego in un modo semplice».

Tutti i bambini sono d’accordo: cercheremo di essere semplici e chiari.

«E se a visitarci fosse un sordo?»

«Mica è cieco. Legge» rispondono in coro.

«E se dovessimo mettere un video con una voce che spiega?»

«Be’, non lo mettiamo».

Sono d’accordo anch’io, non abbiamo un motivo per metterlo, ma insisto lo stesso.

«Si possono mettere i sottotitoli – dice Marco Pozzi – ma non so come si fa».

«Bravo Marco, si possono mettere i sottotitoli. Non ne avremo bisogno perché abbiamo deciso di non mettere video, però è importante sapere che è possibile farlo».

«E se a visitarci fosse un cieco?»

«Un cieco non può leggere» commenta decisa Aldina.

«Immaginiamo di non essere ancora nati… E se nascessimo ciechi?»

Non c’è bisogno di farla lunga. Trovano subito la risposta. Però Ravì, che fa religione anche se non è cristiano, sbotta: «Be’, mica siamo come Gesù noi: non possiamo dar la vista ai ciechi».

In classe ho sempre il computer acceso. Li faccio sedere intorno a me e faccio partire un programma di lettura: una voce femminile, un po’ sgraziata, legge la pagina aperta. Sguardi stupiti. Sono tutti attenti. Spiego: “Perché funzioni bene e perché tutti – sordi, ciechi, persone che vedono poco – possano conoscere e capire il nostro lavoro, bisogna:

  • fare le pagine in un certo modo (faccio vedere il codice html),
  • mettere le alternative testuali alle immagini così se a visitarci è un cieco, il computer può dirgli che cosa è raffigurato nell’immagine,
  • stare attenti ai contrasti di colore,
  • fare le tabelle con le intestazioni di riga o di colonna, così il programma di lettura dice di ogni casella a che colonna o a che riga appartiene,
  • definire gli elenchi come… elenchi perché il programma possa dire al cieco quanti punti ci sono in tutto e quale punto sta leggendo,
  • definire il livello di ogni titolo.”

«Ma noi tutte queste cose non le sappiamo fare»

«Molte le sapete fare: quando pubblicate nel blog della scuola mettete sempre la descrizione delle immagini e fate gli elenchi nel modo giusto. Per le altre cose ci penserò io. Vi farò vedere le bozze e ne discuteremo».

A questo punto Abdelkader mi spiazza: «E se a visitarci fosse mia zia di Casablanca che non sa l’italiano?»

Non ha torto Abdelkader, e non lo hanno nemmeno gli altri che si aggiungono: Enver che ha la nonna in Albania, Gulab che ha i parenti India.

Devo ammetterlo: «Fare un sito davvero accessibile per tutti non è possibile, però possiamo cercare di fare del nostro meglio».

«Ma tu dove hai imparato tutte queste cose?» chiede Agata che cerca sempre di andare alla radice.

Faccio vedere il sito della scuola. Sanno che l’ho fatto io. 

In fondo c’è scritto che il sito si basa su un modello creato dalla comunità di pratica Porte aperte sul web. Spiego in breve, non entro nei dettagli: basta che abbiano un’idea generale.

Ed ecco i risultati del nostro lavoro:

Siti realizzati dalla scuola primaria di Tizzano Val Parma

Siti realizzati dalla scuola primaria di Lagrimone

Oltre a questi siti abbiamo creato due blog: 

I blog sono stati creati in spazi gratuiti offerti da wordpress.com. Questo ci impedisce di avere un pieno controllo sul tema grafico. Non possiamo, quindi, togliere tutti gli errori di codice. Inoltre, in qualche caso, per particolari urgenze, non siamo stati assolutamente rispettosi dei criteri di accessibilità. La tendenza di fondo, però, è quella dell’accessibilità e i bambini ne sono consapevoli.

I bambini, dunque, capiscono facilmente i vantaggi di siti web accessibili. Perché allora gli adulti responsabili delle pubbliche amministrazioni sembrano non rendersi conto dell’importanza della questione?

Spesso, ahimè, sono semplicemente ignoranti: non conoscono le norme sull’accessibilità e non si sono mai posti il problema. Importante, allora, diffondere le informazioni, sensibilizzare, insistere… Ma non basta. 

Non è difficile trovare in rete informazioni e manuali sull’accessibilità. Ecco qualche esempio:

Tuttavia può essere ugualmente difficile, per chi non è webmaster di professione, tradurre le informazioni in una realizzazione concreta ed in una pratica quotidiana.

Le scuole sono pubbliche amministrazioni. Il Decreto legislativo 82/2005 le obbliga, in pratica, ad avere un sito web. La legge 4/2004 ad averlo accessibile. Ma nelle scuole non c’è, di solito, personale specializzato e capace di creare un sito a norma. 

Anche persone generose e piene di buona volontà possono, di fronte ad un vero labirinto normativo, scoraggiarsi e provare la tentazione della fuga.

 

Fig. 1: Webmaster smarrito nel labirinto della normativa – disegno di Nello Colavolpe

Facilmente si è portati a pensare: «È un problema del dirigente. Ci pensi lui».

Ecco, qui vengono in soccorso le riflessioni dei miei piccoli alunni: dovessimo ancora nascere, vorremmo un mondo che escluda i più deboli dalla comunicazione web oppure un mondo che la renda accessibile anche per loro?

Qui vale anche la pena di rispondere meglio alla domanda di Agata, la mia alunna: «Ma tu dove hai imparato tutte queste cose?».

Risposta: «Ho avuto la fortuna di incontrare la comunità di pratica Porte aperte sul web».

La comunità supporta chi vuole realizzare un sito scolastico a norma offrendo alcuni modelli concreti ed accessibili per diversi CMS:

  • Due modelli per WordPress: modello 1 creato prima di WordPress 3.0 e modello 2 pensato per versioni successive alla 3.0. Un terzo modello, molto semplice da personalizzare, è in versione beta: modello 3.
  • Drupal.
  • Plone.

Con una simile ricchezza di strumenti, accompagnati da manuali e dal supporto della comunità, realizzare un sito accessibile diventa molto più agevole.

Non basta, ovviamente, creare un sito a norma. Occorre anche, nella pratica quotidiana, mantenerlo a norma. Anche qui la comunità gioca un ruolo decisivo: offre indicazioni concrete su come realizzare tabelle accessibili, su come utilizzare i titoli, su come rendere accessibili immagini e video e, non meno importante, su come semplificare il linguaggio amministrativo.

Ed in caso di problemi tecnici, basta chiedere: arriva sempre il generoso aiuto di altri membri della comunità. Il labirinto non fa più paura.

 

Fig. 2 – Porte aperte sul web offre il filo di Arianna per uscire dal labirinto della normativa sui siti web pubblici – disegno di Nello Colavolpe

E allora, coraggio, non ci sono scuse. Lo capisce anche un bambino: l’accessibilità dei siti web scolastici è doverosa e concretamente realizzabile.

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