Il diritto d’autore in rete e le licenze Creative Commons

di Antonio Fini

antonio.fini@gmail.com

Il riuso di contenuti digitali (foto, video, musica) è oggi decisamente comune nel mondo della scuola: insegnanti e alunni producono spesso lavori multimediali ai quali capita di dover aggiungere una fotografia, una colonna sonora, un piccolo video. Di solito, questi materiali aggiuntivi si trovano facilmente sul web, attraverso i motori di ricerca e i siti specializzati (ad esempio Flickr o YouTube) ma anche l’inserimento della canzone dell’autore famoso come colonna sonora di una presentazione o di un video girato a scuola è  un’esperienza assai diffusa.

Qual è l’atteggiamento di docenti e studenti relativamente ai  diritti d’autore di questi contenuti pescati qua e là in rete? Nell’esperienza di chi scrive, emergono due principali tendenze: 

  • da un lato il riuso disinvolto di coloro che sono convinti che  qualunque contenuto preso da Internet  sia riutilizzabile liberamente, sia perché essendo sul web è già esposto al pubblico sia perché si invoca l’uso didattico come passepartout
  • all’opposto, la preoccupazione ossessiva di stare inevitabilmente e irreparabilmente violando i diritti degli autori, con la preoccupazione di essere soggetti a pesanti sanzioni, per cui spesso si preferisce rinunciare.

Naturalmente, la questione si pone anche per le creazioni originali prodotte all’interno delle scuole o da singoli docenti e studenti: come pubblicarle in modo che siano sempre riconosciuti i diritti degli autori?

Con questo contributo proviamo a  portare un minimo di chiarezza nella complessa materia del diritto d’autore in  rete e a fornire alcuni consigli sui modi sostenibili di condivisione e di riuso dei contenuti digitali.

Partiamo da una considerazione di base, niente affatto scontata, che aiuta a sgombrare il campo da equivoci e costituisce una prima risposta efficace ai dubbi di chi si trova di fronte ad un contenuto reperito in rete e si domanda: “posso riutilizzarlo liberamente, visto che si trova in rete?”. 

La risposta, in mancanza di altre indicazioni (come vedremo) è negativa: qualunque contenuto, o opera creativa, a patto che sia originale (ma attenzione: può essere un complesso articolo ma anche una semplice fotografia o un disegno di un alunno di scuola primaria) è sempre coperto da diritto d’autore. Il diritto d’autore sorge automaticamente, indipendentemente dal fatto che l’autore ne sia consapevole o meno o apponga diciture (del tipo tutti i diritti riservati) o simboli (il famoso ©). Tali accorgimenti sono superflui, perché il diritto d’autore è comunque presente, in tutta la sua potenza che consiste nell’assegnare una protezione completa verso l’uso da parte di terzi per una durata variabile (per alcuni tipi di opere può arrivare a 70 anni dopo la morte dell’autore).  E’ l’autore che, al contrario, deve specificare chiaramente se intende consentire alcuni utilizzi della sua opera, e sotto quali condizioni.

La risposta alla nostra domanda si comincia quindi a configurare in modo più articolato, del tipo “non puoi riutilizzare contenuti reperiti sul web, a meno che l’autore non lo abbia esplicitamente concesso, verificando se sussistono le condizioni specificate”. Ovviamente, è sempre possibile richiedere il permesso all’autore, ma non sempre è un’operazione praticabile in modo semplice: si pensi solo alla difficoltà di reperire  l’indirizzo email dell’autore di una foto trovata su un sito web.

Vi sono alcune eccezioni a questa regola di base: ad esempio i contenuti che si trovano nel pubblico dominio, ovvero non sono protetti dal diritto d’autore o perché i diritti sono scaduti (è il caso di molte opere letterarie classiche, disponibili in rete, ad esempio su LiberLiber) o perché l’autore volontariamente vi ha rinunciato.

In alcune legislazioni (ad esempio negli USA) esiste anche il concetto di fair use, cioè di un uso legittimo di un’opera protetta da copyright, senza autorizzazione, sotto particolari condizioni, ad esempio l’uso didattico. Purtroppo in Italia il fair use non è codificato in modo altrettanto esplicito. Esiste un comma della legge sul diritto d’autore del 2007, il quale stabilisce che “È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”. Sfortunatamente, la questione della degradazione dei contenuti non è stata però mai chiarita in  modo preciso, per cui  nella situazione attuale permane l’incertezza sulle possibilità d’uso, proprio relativamente all’uso didattico che è quello che in questa sede interessa in modo particolare.

In realtà, però, il vero problema è che la normativa internazionale sul diritto d’autore risale all’era pre-digitale, è stata pensata soprattutto per proteggere i diritti di sfruttamento economico delle opere e male si adatta al mondo digitale. Si pensi alle diverse possibilità di riuso di un libro in formato cartaceo e di uno in formato digitale. Certo, anche per i primi esiste l’annoso problema delle fotocopie, è indubbio però che il digitale offre enormi opportunità aggiuntive ma anche conseguenti nuove problematiche.

Una possibile soluzione è rappresentata dalle licenze Creative Commons. Nel 2001, traendo ispirazione dalle licenze d’uso aperte tipiche dei movimenti del software libero (il free software proposto da Richard Stallman già dagli anni ’80) e del più diffuso Open Source, Larry Lessig, un professore della Harvard Law School, fondò con altri soci l’organizzazione non-profit Creative Commons (CC), dedicata alla ricerca di strumenti legali per superare le limitazioni che la precedente normativa del copyright stava manifestando nell’era digitale.

Oggi, CC è presente a livello globale e le sue licenze sono utilizzate in modo esteso: il caso più eclatante è Wikipedia, ma CC è anche la licenza standard utilizzata dai numerosi progetti di risorse educative aperte (OER), dei quali ci siamo già occupati altre volte in questa rubrica.

CC si basa sull’inversione del concetto base del diritto d’autore e del copyright. La classica frase tutti i diritti sono riservati diventa alcuni diritti sono riservati, laddove altri, a scelta dell’autore, sono invece concessi a terzi, eventualmente sotto alcune condizioni.

Per semplificare ulteriormente, CC propone un insieme precostituito di clausole che, combinate tra loro, formano la licenza vera e propria.

La clausola base è l’attribuzione (BY).    E’ l’unica clausola obbligatoria e impone a coloro che  intendono riutilizzare il contenuto un obbligo minimo, consistente nell’indicare l’autore originale dell’opera utilizzata in modo tale da attribuirne la corretta proprietà intellettuale (paternità).Oltre alla clausola BY, per completare la licenza e apporla ad un’opera di propria creazione, è necessario porsi due domande fondamentali relative a:

  • Riutilizzo a scopi non commerciali. Se acconsentiamo all’uso da parte di terzi anche per scopi commerciali non dobbiamo fare nulla, altrimenti è necessario  aggiungere la clausola non commerciale (NC).    
  • Possibilità da parte dei terzi di modificare l’opera. In questo caso le alternative sono tre: se si intende lasciare completamente aperta questa possibilità non si deve fare niente; se si vuole subordinare la modifica al rilascio della nuova opera (opera derivata) al fatto che essa sia rilasciata con la medesima licenza dell’originale, si deve aggiungere la clausola Condividi allo stesso modo (SA, ovvero Share Alike).      Infine, se si vuole impedire che l’opera originale sia modificata, consentendone quindi soltanto una copia così com’è (salvo autorizzazione), è necessario inserire la clausola Non opere derivate (ND) così com’è (salvo autorizzazione), è necessario inserire la clausola Non opere derivate (ND). 

Riepilogando, le combinazioni possibili, in ordine inverso rispetto alle possibilità di riutilizzo lasciate aperte e libere, sono:

  • Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate (BY-NC-ND) 
  • Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo (BY-NC-SA) 
  • Attribuzione – Non commerciale (BY-NC) 
  • Attribuzione – Non opere derivate (BY-ND) 
  • Attribuzione – Condividi allo stesso modo (BY-SA) 
  • Attribuzione (BY) 

Oltre a queste clausole, ormai classiche, CC propone la licenza denominata CC0 (non ancora disponibile in versione italiana) che equivale sostanzialmente al pubblico dominio, per cui i contenuti sono utilizzabili in ogni modo, senza limitazione alcuna (neanche l’attribuzione).

Ovviamente, per poter apporre una licenza CC ad una propria opera, è necessario essere gli unici autori, oppure verificare di avere l’autorizzazione da parte degli altri autori. Se l’opera include a sua volta contenuti di altri, questi devono essere riutilizzabili (ad esempio con un’altra licenza CC o dietro autorizzazione).

La procedura di composizione della licenza sembra complessa ma in realtà, attraverso una pagina dedicata del sito, è possibile costruire la  propria licenza personalizzata in modo guidato.

Un esempio pratico: l’intero sito della rivista Bricks è pubblicato con una licenza CC BY-NC.

Ipotizziamo che qualcuno trovi interessante questo articolo e voglia pubblicarlo sul proprio blog. Può legittimamente farlo, a patto che citi l’autore e la rivista (clausola BY). Potrebbe anche modificarlo, ad esempio tagliando questo stesso esempio! La clausola NC è invece più problematica. Mentre risulta pacifico il divieto di riutilizzo in un libro destinato alla vendita, potrebbe essere opinabile la pubblicazione su un sito web o un blog che contiene annunci pubblicitari (ad esempio gli onnipresenti AdSense di Google).

E’ da notare inoltre che CC non offre alcun servizio di registrazione o di deposito delle opere. Non fornisce pertanto  alcuna prova della paternità delle opere, né si può considerare un sostituto di enti di intermediazione come la SIAE. La pubblicazione con una licenza CC non è quindi una protezione (anche perché, oggettivamente, non sono neanche presenti, né per ora ipotizzabili, controlli efficaci) ma è soprattutto un segnale di apertura dell’autore verso i possibili utilizzatori. E’ un modo semplice e standardizzato per rendere chiare ed evidenti le condizioni d’uso, senza che  si debba instaurare un contatto diretto tra utilizzatore ed autore. Per gli insegnanti e, più in generale, per il mondo della scuola, può costituire un’ottima occasione per condividere materiali e contenuti in un modo trasparente e aperto che tuttavia salvaguarda la proprietà intellettuale degli autori.

A questo proposito, si può aggiungere una riflessione su quali clausole sia meglio selezionare. Naturalmente la risposta nasce soprattutto dalle convinzioni personali dell’autore rispetto all’etica del riuso e dallo specifico contesto. Si possono qui soltanto appuntare alcune considerazioni generali legate alle due clausole più controverse, ND e NC. Per quanto riguarda la prima, ritrovare il proprio lavoro ripubblicato con modifiche sulle quali si potrebbe non essere d’accordo può essere poco piacevole, tuttavia la possibilità di modifica è sicuramente una delle caratteristiche fondamentali del mashup tipico del web 2.0. Alcuni tipi di modifica, poi, come le traduzioni, potrebbero rivelarsi decisamente utili, anche per la diffusione dell’opera. La clausola NC, come accennato in precedenza è quella potenzialmente più problematica, perché il concetto di uso non commerciale non è sempre di definizione chiara e inequivocabile.

Di particolare interesse per il mondo educativo è la possibilità, offerta da alcuni siti e da Google, di effettuare ricerche mirate a contenuti riutilizzabili con licenze CC.

Si può partire dalle pagine dedicate alla ricerca di audio, immagini, video, testi e risorse educative del sito stesso di Creative Commons.

Per le immagini, si può ricorrere al grande database di Flickr

Ma è possibile anche effettuare una selezione simile con la ricerca avanzata di Google:

Per limitarsi alle immagini (Google Image), basta seguire queste istruzioni.

Oltre ai motori di ricerca, esistono anche siti specializzati nella raccolta di contenuti utilizzabili con licenze CC. Tra questi, segnaliamo alcune risorse relative a due tipi di contenuti molto utilizzati in ambito educativo, musica e immagini.

  • Per la musica, Jamendo e BeatPick. Esplorando questi siti non sarà difficile trovare colonne sonore alternative rispetto alla canzone conosciuta, ma soggetta a diritti e pertanto non utilizzabile, da inserire nei video prodotti a scuola. E magari si scopriranno anche musicisti emergenti altrettanto validi!
  • Per le immagini: Pixabay, Freefoto e, per le clipart, Open Clipart.

In conclusione, come ormai tradizione per gli articoli della rubrica Dalla rete, attendiamo il vostro contributo attraverso commenti e discussioni sul gruppo Facebook. Conoscevate le licenze CC? Le avete utilizzate per pubblicare i vostri contenuti? Vi sembrano una soluzione semplice e sostenibile, soprattutto per l’educazione? Quali sono pregi e difetti di questo approccio? 

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