“Fatta la legge…”. Considerazioni sulle adozioni dei libri di testo nelle scuole italiane

di Carolina Di Sante

Dottoranda di ricerca in e-learning, development & delivery, www.unidav.it
c.disante@unidav.it

Introduzione

Nel mese di maggio 2012 i collegi dei docenti di tutti gli ordini e gradi di scuola hanno adottato libri di testo, aventi validità non solo per l’anno a venire bensì con vincolo pluriennale. L’attività è stata particolarmente impegnativa perché la Circolare Ministeriale n.18 del 25 febbraio 2011 impone che non siano più  in uso testi esclusivamente cartacei e dunque sia fatta una ricognizione di tutti i testi in adozione e un’attenta valutazione delle novità editoriali, per accertarne la coerenza con le disposizioni di legge. La stessa circolare ricorda che l’adozione di un libro di testo è un atto che coniuga il rispetto della legge con l’autonomia professionale dei docenti e la libertà d’insegnamento.

 

Un po’ di storia

Il corrente anno scolastico 2011/2012 è l’ultimo del triennio previsto dall’art.15 della legge n.133/2008 per la definitiva transizione ad adozioni di libri di testo “utilizzabili nelle versioni online scaricabile da internet o mista”.
Una breve cronistoria per ricordare che la legge n.133/2008 è così sottotitolata: “Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 25 giugno 2008, n.112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”; una manovra finanziaria, dunque, che all’art.15 del Capo V – Istruzione e ricerca – vuole disciplinare il “costo dei libri scolastici”, cioè contenere/ridurre le spese per l’istruzione che gravano sulle famiglie italiane.
La portata  dell’innovazione si è evidenziata in fase attuativa, con il decreto ministeriale n. 41 dell’8 aprile 2009, che oltre a definire i tetti massimi della spesa per i libri di testo, ha definito i criteri pedagogici e le caratteristiche tecniche e tecnologiche dei testi, nella versione online e mista (Vedi).

 

Il libro di testo e l’ambiente di apprendimento

I criteri pedagogici sono riassunti in una sorta di disclaimer vincolante, contenente una serie di requisiti compresi nell’orizzonte di una precisa e accattivante vision pedagogica.
Innanzitutto si riaffermano il rigore scientifico dei contenuti e la centralità delle discipline, rigorosamente fondate sui relativi campi pertinenti del sapere, dell’impostazione metodologica adottata e dei linguaggi specifici e coerenti con l’età dei discenti; la prospettiva si allarga a “perseguire la qualità dei linguaggi utilizzati, verbale, iconico, audio, video” e si suggerisce la possibilità di integrare la dotazione libraria “con strumenti informatici e multimediali, di uso individuale o collettivo”.
Si entra quindi nel vivo della didattica a garantire “l’attività autonoma e la personalizzazione del lavoro dell’allievo”, per realizzare “un’attività educativa diversificata nelle modalità d’intervento e nell’organizzazione adottata […] per la gestione dell’eterogeneità della classe”.
Molta fiducia quindi è riposta nelle caratteristiche del nuovo libro di testo in quanto volano di una pedagogia della personalizzazione e dell’individualizzazione, attuata anche con “l’utilizzo delle potenzialità dei contenuti digitali”, pur se questi ultimi ancora in fieri, per il lato editore.
Addentrandosi tra le caratteristiche tecnologiche dei nuovi libri, last but not least, compare la pacata espressione “utilizzare le potenzialità offerte dalla rete internet per l’aggiornamento delle informazioni, accesso a dati remoti e altri servizi integrativi”.
Ecco la misura della rivoluzione annunciata, seppur in sordina, a soppiantare le incertezze di chi ritiene ancora attuale l’opzione tra apocalittici o integrati, lontana dall’autorità di una legge quanto lo è una circolare ministeriale: internet e il world wide web sono in classe, pur se sotto falso nome, quello di “libro misto”.
Come non pensare, infatti, che la locuzione “libro misto” sia solo una temporanea rassicurazione per i più timorosi, se attraverso di esso è la Rete a essere veicolata nelle scuole italiane?
Si è invitati a “scaricare dalla rete internet contenuti e dati”, a “avvalersi delle possibilità offerte dai supporti multimediali: interattività, collegamenti ipertestuali, animazioni, uso pertinente di supporti audio, video e di immagini”.
In tono piano non meno foriero di mutamenti radicali, si colgono le specificità della Rete per l’apprendimento, con straordinaria lucidità e apertura a nuovi modelli di comportamento; che le potenzialità di internet siano pienamente recepite e che ciò non lascerà inalterato l’ambiente di apprendimento, si evince ancora dalla presa in considerazione di alcuni ordini di problemi:

  • il libro come strumento “componibile e integrabile”;
  • il “ritmo” della fruizione di oggetti dinamici “in relazione all’età degli studenti”– individuando una delle cause della non-riusabilità dei learning object;
  • la  consapevolezza dei cambiamenti indotti nell’esperienza stessa della lettura, lì dove si introduce il concetto di “lettura dinamica con evidenziazioni, annotazioni” e, si potrebbe aggiungere, da condividere in rete; la lettura in digitale, infatti, ha già un volto nuovo, lì dove  sperimenta forme di condivisione dinamica tra autori e lettori (www.bookliners.com/).


I doveri e i desiderata dei docenti

Nel proporre l’adozione di un libro di testo per una disciplina e per una classe, il docente deve verificare che esso risponda sia alle caratteristiche pedagogiche, tecniche e tecnologiche sopraindicate che alla propria impostazione metodologico-didattica; deve valutare la rispondenza del libro alle caratteristiche degli studenti, compresi i bisogni speciali eventualmente rilevati, e aprire un confronto con le famiglie motivando le proprie scelte anche con valutazioni di tipo comparativo. Benché egli cerchi di armonizzare doveri e desideri, è singolare che non abbia la certezza di essere l’utilizzatore del medesimo testo che adotta, poiché quest’ultimo segue la classe e il docente segue invece … il turnover!

Fig. 1. Uno dei fattori del turno-over: il trasferimento dei docenti.
(Fonte- MIUR- La scuola in cifre 2009-2010)

Perché non è realistico adottare un libro in versione esclusivamente digitale?
L’adozione di un testo esclusivamente digitale rappresenterebbe la soluzione più economica ma è altamente sconsigliata perché né la scuola né le famiglie sono pronte a tale radicale cambiamento, nonostante il crescente aumento di personal computer e connessione a internet nelle famiglie italiane e lo sforzo del Ministero per dotare le scuole di infrastrutture tecnologiche.

Fig. 2. Cittadini e nuove tecnologie, 2010
(Fonte ISTAT)

Fig.3 . Dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole del I e II ciclo a.s.2010/11
(Fonte elaborazione dati MIUR)

 

La scuola statale non può, per assunto di base, operare scelte contrarie al concetto di equità, che possano causare e/o aumentare il divario sociale, ovvero il divario digitale e culturale in genere, peraltro già presenti tra gli utenti.

Fig.4 . Dotazioni multimediali per la didattica nelle scuole del I e II ciclo a.s.2010/11
(Fonte elaborazione dati MIUR)

 

Il libro misto

Analizzando varie proposte editoriali, si può giungere a una definizione di libro misto?
E’ un testo fornito sia in versione cartacea sia digitale, da fruire off line (per una lettura a schermo o su lettori che ne supportino il formato) e online per accedere a ulteriori contenuti (materiali in vari formati, immagini, esercitazioni).
E’ per lo più impostato secondo il consueto ordine di sviluppo della disciplina, ma è rinnovato nell’impostazione grafica dall’utilizzo di forme e colori a definire una struttura più simile alla pagina di un sito web; talora le immagini, ad alta risoluzione e formato medio – grande, possono raggiungere in media, l’80% della superficie del libro.
Da analisi effettuate, il libro misto può risultare più pesante (+420 g), più ingombrante (+81 cm2) e con più pagine (+112pp.) rispetto al vecchio testo, esclusivamente cartaceo.
Le aziende editoriali hanno obiettivamente condotto poca ricerca per ottenere un prodotto tale da incidere sull’ambiente di apprendimento, anche a fronte di una stabilizzazione almeno quinquennale del fatturato.
Si opporrà che il testo misto può essere proiettato sulla LIM e il prezzo è significativamente ridotto di qualche euro …
E proprio il “costo dei libri scolastici” era l’oggetto dell’art. 15 della legge n.133/2008. Converrete con me che la legge è stata fatta, il libro misto adottato e l’inganno … trovato!
                                
 

 

 

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