Riflessioni ed esperienze con Moodle al Mapelli di Monza. Come l’e-learning e l’opensource hanno modificato il mio modo di insegnare

 

di Giulio Falco

ITS A. Mapelli, Monza
(www.mapelli-monza.org)
 giuliofalco@yahoo.it

 

Insegno informatica in una scuola superiore da 19 anni, prima di allora avevo lavorato come progettista software in una grande azienda hi-tech.

Le cose si evolvono rapidamente, si sa; già durante i primi anni di insegnamento mi rendevo conto delle enormi difficoltà che la didattica moderna poneva, nella mia materia ma anche nelle altre. Nonostante il mio background culturale fosse di stampo scientifico non ho  mai creduto nella suddivisione rigida tra cultura scientifica, umanistica o tecnica. Circa cinque anni fa ho percepito come non più procrastinabile, l’esigenza di provare nuovi approcci nello svolgimento della mia attività di insegnamento. Fino ad allora avevo resistito abbastanza alla tentazione di utilizzare la tecnologia in modo acritico, privilegiando invece l’aspetto psicologico e pedagogico e rendendomi conto che spesso la tecnologia soddisfa le esigenze di chi la produce piuttosto che di coloro che la utilizzano e spesso la subiscono.

Nello stesso tempo non potevo allontanarmi dagli sviluppi formidabili che la diffusione di Internet  consentiva e dagli scenari che si aprivano con l’avvento dei social network. Presi così la decisione abbastanza coraggiosa per l’epoca di utilizzare quasi esclusivamente strumenti open source nella mia didattica.

Il vero problema, per quanto mi riguardava, non era di natura tecnica ma piuttosto nel resistere alle pressioni esercitate indirettamente dalla comunità scolastica che iniziava ad usare l’informatica, necessità legate all’iniziale poca dimestichezza nell’uso del computer, alle inevitabili ritrosie e infine alle necessità delle aziende fornitrici di prodotti informatici che promettevano di risolvere questi problemi mediante prodotti software e computer.  La mia scelta comportava libertà totale dai problemi burocratici di acquisto e licenza, che avrebbero interferito inevitabilmente nell’uso vincolando l’utenza, e per contro la necessità di investire il proprio tempo  in attività di formazione e amministrazione.  Questo però era l’unico approccio in grado di risolvere il problema culturale che teneva e tiene tuttora molti insegnanti lontani dal computer.

Soltanto strumenti potenti, senza costi di licenza o vincoli burocratici, immediati nell’utilizzo, scalabili – ossia capaci di aprire nuove possibilità d’uso  non appena la conoscenza progredisce – e aperti – ossia capaci di dialogare in sinergia con altri strumenti – possono soddisfare queste esigenze.

Così avvenne il mio primo incontro con Moodle. 

Questa è la home page del mio primo sistema Moodle, istallato sul server Linux che avevo utilizzato. Era l’anno 2007 e avevo bisogno senza troppi sforzi e rapidamente di mettere a disposizione il mio materiale didattico agli studenti, per cercare di stimolarli ad una maggiore partecipazione. 

Moodle è un sistema di e-learning ovvero insegnamento a distanza, open source, progettato da Martin Dougiamas, informatico e insegnante australiano, che si è ispirato al modello pedagogico del costruttivismo sociale.  Ad oggi il sistema si è diffuso su scala planetaria, in istituzioni di ogni tipo ed è supportato da una vasta comunità che ne cura lo sviluppo e il supporto. Finalmente avevo la possibilità di pubblicare rapidamente i miei materiali, e i riferimenti a informazioni pubblicate in rete, ma soprattutto quella di sperimentare un diverso approccio per stimolare l’attenzione e garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti.

Si trattava naturalmente di un utilizzo misto, online e in aula che avrebbe dovuto sollevare il lavoro dell’insegnante e non appesantirlo o distrarlo con questioni prettamente tecniche.  Moodle è un sistema di rete, quindi una volta preso in carico le problematiche di amministrazione che non si sono rilevate eccessivamente complesse, mi sono convinto che il suo utilizzo da parte di altri insegnanti sarebbe stato agevole e intuitivo. Si trattava solo di convincerli che il piccolo investimento iniziale di tempo per la formazione li avrebbe ripagati da subito con meno fatica in aula e qualità del proprio insegnamento decisamente superiore.

Uno degli eterni dilemmi dell’insegnante credo sia oggi muoversi fra caos e controllo. Un tempo le cose erano molto più prevedibili, magari non semplici ma controllabili. Apprendere oggi significa invece imparare ad orientarsi  in scenari dinamici e complessi, mostrando nello stesso tempo conoscenza, precisione e creatività. Così il materiale per la lezione frontale, perfettamente pianificato e controllato, non migliorerà di molto la sua efficacia semplicemente convertendolo da cartaceo a digitale. Nelle situazioni in cui è indispensabile, sarà molto più rapido da distribuire, meglio riutilizzabile negli anni se in formato digitale. Questo aspetto è stata la leva iniziale  utilzzata nei primi corsi di formazione proposti ai miei colleghi nella scuola.

Il numero di iscritti al primo corso non mi sembrava entusiasmante: una decina di persone, ma non ci si poteva aspettare di meglio da un’ iniziativa a carattere volontario come quella. La conduzione e i risultati ottenuti invece sono andati oltre le più rosee previsioni. Tutti i partecipanti hanno da subito iniziato a impiegare Moodle con soddisfazione nella loro didattica. Negli anni successivi hanno richiesto nuove edizioni del corso, o hanno continuato a impiegare Moodle nelle scuole dove si sono trasferiti. L’effetto a cascata che speravo si avverasse non è stato una valanga, ma ha sortito i suoi effetti benefici, garantendo che l’iniziativa fosse supportata ufficialmente dall’ istituzione scolastica. Ad oggi la situazione nella mia scuola sull’uso della piattaforma è la seguente.

 Alunni e insegnanti iscritti alla piattaforma: 1.160

Corso

Materie

Classi

Insegnanti

Sistemi informativi aziendali

Informatica, Matematica,

Economia Aziendale

10

6

Amministrazione Finanza e Marketing

Informatica, Italiano,

Economia Aziendale

7

6

Scienze Applicate

Disegno e Storia dell’Arte, Informatica e sistemi, Laboratorio Tecnologie Informatiche, Italiano

12

6

 

Forse più interessante sarebbe analizzare i dati riguardanti l’utilizzo da parte degli studenti. Solo le statistiche sulla partecipazione messe a disposizione da Moodle non possono fornire naturalmente indicazioni sulla qualità della stessa ma sono comunque un indice interessante.

 

Il numero di attività dall’inizio del corrente anno scolastico si riferisce ad accessi che possono riguardare la semplice lettura di documenti o anche consegna di esercizi o partecipazione ai forum di discussione.

Aderire al costruttivismo sociale significa cercare di stimolare soprattutto l’attività da parte degli studenti, non solo nella risoluzione di problemi o nello svolgimento di compiti o test, ma soprattutto nella condivisione e nella riflessione critica mediante gli strumenti  di comunicazione telematica: forum di discussione, wiki, blog. Si tratta di formare e mantenere un senso di comunità unita dal desiderio di conoscere e migliorare. Obiettivo che richiede parecchio impegno e fantasia da parte dell’insegnante.

Si nota dal grafico che la piattaforma – che può presentarsi anche come strumento di coordinamento fra gli insegnanti – viene utilizzata maggiormente proprio per questo scopo, perchè consente un risparmio notevole di tempo e permette di costruire una base comune di esperienze e materiali. In seconda battuta è usata dalle classi di informatica dove è più intenso l’uso nelle esercitazioni e si cerca di stimolare la riflessione mediante frequenti messaggi.

In altre classi specialmente le prime, il numero minore di ore porta ad un utilizzo soprattutto come mezzo di scambio di materiali. 

I soli dati statistici non danno molte indicazioni riguardo ai miglioramenti o alle difficoltà incontrate su singoli casi o situazioni. Durante questi cinque anni di utilizzo ho incontrato molte situazioni favorevoli e alcune resistenze. Sono convinto però che quest’ultime le avrei avute comunque anche senza l’ausilio di strumenti come Moodle. In molti casi per capire la reale situazione sono ricorso a messaggi al limite della provocazione. Trovo che gli studenti siano portati nonostante tutto ad esprimersi più liberamente con gli strumenti telematici. Questa è un’ arma a doppio taglio naturalmente.

La critica più diffusa da parte degli studenti sull’utilizzo di questa metodologia, risiede nel fatto di non aver voglia, una volta tornati a casa, di collegarsi al computer per affrontare temi riguardanti la scuola. Una critica in un certo senso speculare a quella su cui avevo lavorato a proposito dei miei colleghi insegnanti. Nessuno strumento avrà mai diffusione se non viene percepito l’immediato vantaggio in termini di soddisfazione personale. Ciò spiega l’apparente contraddizione rappresentata da un uso sempre più intenso  dei social network come facebook e twitter e la resistenza ad utilizzare strumenti analoghi in ambito scolastico. Si scopre così che il termine nativi digitali non denota necessariamente una maggiore propensione e una maggiore abilità nell’uso degli strumenti digitali.

Bisogna trasformare i limiti in opportunità. Forse l’utilizzo di un approccio verso al tecnologia più psicologico, può evitare un uso distorto e incontrollato degli stessi mezzi. Il problema fondamentale risiede nella didattica tradizionale che pone l’accento esclusivo sull’insegnamento come trasmissione di informazione e sulla valutazione sommativa dei risultati, senza preoccuparsi della comprensione del processo di apprendimento.

Con Moodle è possibile somministrare diverse attività in grado di essere valutate in modo automatico, come ad esempio i test. Maggiore velocità, rapidità e oggettività di risposta mette in grado il docente di ottenere valutazioni sommative più frequenti, e paradossalmente meglio accettate dagli studenti. I ragazzi sono abituati a compiti in classe che si accavallano e a interrogazioni che li spingono a cercare la via più breve, che non è quella dell’apprendimento significativo, ma quello più rassicurante della pura memorizzazione.

Avere più tempo a disposizione per attività coinvolgenti che consentano di affrontare in classe problemi e situazioni realistiche è fattibile solo con l’utilizzo di un mezzo che consenta di estrarre da queste attività valutazioni in itinere, frutto di un’analisi dei processi di apprendimento, nel momento stesso in cui si svolgono e vengono condivise in un ambiente di apprendimento flessibile e stimolante.

 

Tutto ciò può sembrare un obiettivo ambizioso, ma è l’unica strada percorribile per riuscire formare delle persone autonome e competenti. Consapevoli che la formazione è un percorso continuo e stimolante, che deve adattarsi alle proprie attitudini e curiosità e che può fornire quella capacità di crescita fondamentale per affrontare le sfide del nuovo millennio. Il momento di incontro in presenza tra docente e allievi viene così ad assumere un significato opposto alle pratiche didattiche attuali. Sviluppo di attività coordinate e assistite che possono continuare a casa, proprio perché vissute a scuola come un processo di crescita.

La trasmissione di informazioni può essere supportata dai mezzi multimediali, lezioni videoregistrate, simulazioni al computer e quant’altro. E’ l’applicazione, la riflessione critica, la cooperazione che deve essere guidata in modo opportuno attraverso il fattore umano. La formazione diventa quindi un allargamento delle proprie competenze acquisite, ottenute per assimilazione di nuove esperienze e nuovi stimoli, filtrate attraverso le attitudini individuali.

In questo interessante tentativo lo strumento gioca un ruolo essenziale, ma non per i motivi che si credeva agli albori dell’istruzione assistita dal computer. Il mezzo diventa ubiquo e nello stesso tempo quasi invisibile.  Nel momento in cui gli studenti si abituano alla sua presenza e al suo utilizzo tendono a replicare gli stessi schemi di sempre. Sta a noi docenti accettare la sfida e cercare di rompere abitudini radicate.

Utilizzando, congiuntamente a Moodle, sistemi come mappe concettuali, social bookmarking e moduli didattici aperti integrabili in Moodle è possibile con poco sforzo tecnico seguire le necessità nel momento in cui si presentano. Percorrendo questa strada forse arriveremo anche a cambiare i nostri sistemi di valutazione. 

Ma questa ė un’altra storia. 

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