Impara moodle e … non metterlo da parte!

di Nicoletta Farmeschi

ha un suo blog: NICOmartiBLOG ed è insegnante di scuola primaria, presso l’Istituto Comprensivo O.Vannini, di Castel del Piano (Gr); la sua mail è nicomarti0@gmail.com.

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Parafrasando il proverbio impara l’arte e mettila da parte, ma sostanzialmente convinti dell’esatto contrario, almeno in questo caso, vediamo come tanti diversi usi di Moodle hanno consentito di migliorare l’aggiornamento personale, il lavoro didattico collaborativo a distanza, a vari livelli e più in generale, la formazione degli insegnanti. Nell’articolo noteremo anche come Moodle consenta un’attiva relazione fra alunni, alunni e docenti, docenti. Questi gruppi hanno avuto e hanno con Moodle, l’opportunità che nel web2.0 si può forse chiamare espansione mediatica delle potenzialità di apprendimento

1. Lo scambio fra scuole lontane

Il primo uso di Moodle, per quanto mi riguarda, risale a circa 8 anni fa e fu una delle esperienze più interessanti mai fatte fino ad allora sul web: a quell’epoca non c’erano forse altre piattaforme più ricche, gratuite e così ben disposte, da apparire quasi un sorta di armadio della conoscenza in divenire. L’interesse scaturiva non solo dalla possibilità di lavorare a distanza con facilità, ma dallo spazio di condivisione, dal punto d’unione che serviva proprio allo scopo del collega e amico Gioachino Colombrita e mio: fu infatti, lo strumento con cui aprimmo le attività di collaborazione fra l’Istituto Iris Versari di Cesena e la scuola Primaria L. Santucci di Castel del Piano. Le alunne della scuola superiore diventavano tutor dei miei scolari delle elementari e il corso Moodle messo su dal maestro Gio rappresentava una speciale modalità e-learning.
L’educazione alla legalità in videoconferenza, questo il titolo del secondo corso (il primo già aveva funzionato abbastanza bene), rappresentò un vero e proprio luogo di incontro, di scambio di esperienze e di apprendimento, ma anche di eventi da condividere insieme. Nello svolgimento del progetto  vi si appoggiarono di volta in volta, documenti di vario tipo, compresi quelli di esperti che, come il sindaco ed altri,  lasciavano a disposizione materiale di studio, dopo gli incontri in videoconferenza. I forum si aprivano a determinate ore per consentire la comunicazione fra le tutor e il signor Prunai, scrittore ed esperto di storia locale, o l’assessore, ecc.; a volte serviva per le comunicazione fra docenti; i compiti e le lezioni da fare svolgevano un ruolo di relazione, di contatto amichevole fra gli alunni lontani, con scambi di lettere personali ed immagini, disegni, auguri per le feste, ecc…
Verso la fine dell’anno scolastico, nel corso Moodle utilizzammo i sondaggi per eleggere il sindaco di classe, con votazioni seguite ad emanazione di regolari liste elettorali all’interno della scuola (gli alunni avevano scelto da soli i contenuti delle liste e parteggiavano per i 4 candidati possibili). Vi parteciparono anche le tutor lontane. L’intero lavoro fu oggetto di un articolo (Educazione alla legalità in videoconferenza pubblicato sulla rivista di didattica e nuove teconologie Informatica &Scuola, Anno XIII numero 1 –  Maggio 2005) e fu presentato anche a Didamatica nel 2005 e a Ferrara l’anno successivo, in occasione di un workshop dedicato proprio all’uso didattico della piattaforma.

2. Primi esperimenti e prosecuzione

Più o meno in contemporanea, Roberto Chimenti avviò un corso gratuito proprio sull’istallazione di Moodle su un server personale: i suoi videotutorial erano semplici e spiegavano passo dopo passo il procedimento. Per le esercitazioni proposte bisognava caricare in locale o sul server personale la piattaforma e-learning. Seguii il procedimento e buttai là un corso di prova. L’entusiasmo iniziale coincise con la somministrazione in classe del test sociometrico di Moreno: una modalità tipica per la verifica dei livelli sociali del gruppo scolastico, che implica la creazione di una sociomatrice ed un sociogramma circolare finale.  Inserii una parte del lavoro come possibile base di discussione coi colleghi e  dimenticai il tutto: l’istituto Versari metteva Moodle a disposizione nel suo sito, per il lavoro collaborativo. Col passare del tempo, quindi abbandonai il mio piccolo esperimento, occupandomi invece di usare in modo intensivo, coi miei alunni e quelli lontani di Gioachino il Moodle Iris Versari, già organizzato e solo da gestire. Si susseguirono negli anni, vari corsi: Il lavoro e i bambini, centrato sul lavoro minorile,  L’Europa siamo noi, lavoro interdisciplinare fra tre scuole lontane erogato anche in piattaforma 3d;  La famiglia e la Costituzione e in continuità, La famiglia nella società e nella Costituzione, gli anziani,  entrambi erogati anche in percorsi di apprendimento 3d; infine, Ambienti@moci , con collegamenti diretti al mondo tridimensionale e parzialmente legato ad un progetto europeo denominato Avatar.

3. L’aggiornamento personale

Presi l’abitudine di usare Moodle anche per arricchire la mia personale preparazione: se c’era un argomento che mi interessava, raccoglievo il materiale che trovavo in un nuovo corso, disponendo ordinatamente i materiali e i link di approfondimento. Nacque così ad esempio, il corso sugli e-book. Mi sembrava un modo utile di fare moodle: l’abitudine a ordinare, classificare, categorizzare nella realtà della biblioteca di casa e l’abbinamento alla piattaforma e-learning sul web mi pareva adeguato. Con Moodle era facile anche questo, con la differenza che avrei sempre avuto a disposizione il mio materiale senza bisogno di eliminarlo per mancanza di spazio fisico … e in più potevo proporlo ai colleghi che lo volessero e aggiornarlo ogni volta che trovavamo nuove informazioni. Naturalmente ero anche utente di altri Moodle, oltre al mio: quello di Anitel a esempio, per la formazione continua dei docenti, costruito ed amministrato da Gioachino, quello dell’Irre della Lombardia, che eroga corsi ricchissimi ecc … Si può forse dire, che Moodle in qualche maniera, influisca nelle operazioni mentali di classificazione e categorizzazione delle esperienze? Secondo me sì, ma questa è solo un’opinione.

4. Un Moodle professionale 

Lo scambio con la scuola di Gioachino Colombrita era proficuo e divertente: i miei alunni, avevano un loro ingresso personale, anche se spesso usavano il mio perché dimenticavano la pass personale o semplicemente perché con la mia utenza da docente, vedevano molte più cose. Il corso, di solito, era sui generis: non c’erano tanto le lezioni da imparare, o almeno non c’erano solo quelle, quanto piuttosto uno scambio di amicizia fra persone che si aiutano ed imparano le une dall’altra. Mai compiti gravosi erano previsti per i piccoli delle elementari, mentre per gli alunni delle superiori era necessario che preparassero almeno dei cartelloni con i concetti di riepilogo che dovevano far capire ai bambini. Insomma, i grandi sì, che dovevano studiare … e attraverso i percorsi 3d motivare i loro amici lontani ad interagire ed apprendere. Quindi l’uso della piattaforma e-learning era ed è spesso integrata da ambienti immersivi e coinvolgenti simili a quelli di Second Life.
Ma il Moodle dell’Iris Versari, messo su da Gioachino per la sua scuola, aveva ed ha un uso scolastico ben preciso e ormai assodato per tutti i docenti e gli alunni dell’Istituto: corsi erogati in preparazione degli esami di stato, corsi per gli alunni che vogliono proseguire a casa il loro apprendimento per determinate materie: insomma, un continuo fiorire di esperienze significative che hanno facilitato e semplificano i processi educativi e dove i docenti si mettono dalla parte degli studenti più in difficoltà, che magari non hanno capito determinati concetti o erano assenti, o che vogliono semplicemente arricchire il loro patrimonio di conoscenze.
In pratica, è una piattaforma professionale adeguata alle necessità di e-learning di un istituto ad alta frequenza, come l’Iris Versari.

5. La continuità del lavoro e un po’ di cifre

Da un anno all’altro i corsi dell’Iris Versari sono cresciuti e hanno compensato una serie di disagi scolastici, di “mancanze” educative; hanno interessato, incuriosito, hanno migliorato la possibilità di accesso ai percorsi scolastici di tanti alunni; hanno reso possibile avvicinare studenti che altrimenti si sarebbero persi nel panorama scolastico, abbandonando la scuola per sempre.  Volendo fare un po’ di conti, l’Istituto di Cesena di cui parliamo ha:

  • 22 corsi erogati dal 2004 ad oggi;
  • 470 utenti totali;
  • 60 docenti circa, fra i quali molti alunni responsabili di varie aree.

Sono  state interessate in particolare le seguenti discipline:

  • Inglese,
  • Diritto,

ma nel nuovo Moodle della scuola si è ampliato quest’anno, alle seguenti:

  • Matematica,
  • Francese,
  • Metodologie operative,
  • Modellistica/confezioni,
  • Tecnologie tessili.

Non mi è possibile conoscere gli accessi giornalieri, ma di certo riserverebbero molte sorprese.

 

6. Un piccolo moodle a sorpresa

Anche un piccolo Moodle può sorprendere! Lasciato solo, il mio moodle personale ha visto col tempo l’iscrizione di docenti di varie parti d’Italia, inizialmente interessati ad avere notizie del sociogramma di Moreno: sembrava infatti che in internet non fossero molte come oggi, le notizie in proposito. Utilizzato poi, come già detto, quale fonte per il mio personale aggiornamento, alla fine, nell’anno scolastico 2010-2011 pensai di prepararvi i corsi sulla lim (Lim 1  e Lim 2) erogati dal mio istituto, il Comprensivo di Castel del Piano, per i miei colleghi che si apprestavano ad utilizzare questo grande e nuovo strumento. Partirono due corsi paralleli a distanza di poche settimane che per la verità funzionarono egregiamente. 
Da settembre 2011 ad oggi ecco una nuova modalità d’uso: insieme ad alcuni colleghi di varie regione italiane e tutte legate al mondo virtuale di Scuola3d ne abbiamo fatto la base per il corso di Costruzione, un percorso in cui impariamo l’uno dall’altro i vari programmi gratuiti di modellazione in 3d: cinque docenti per un numero forse esiguo di studenti, tutti insegnanti come noi, ma interessantissimi all’argomento e che non demordono di fronte alle difficoltà, rinnovando continuamente le risorse a disposizione: link, ma anche videotutorial, lezioni, appunti preparati per essere confrontati e tutto quanto sembra necessario per imparare. 

In conclusione, a partire dal 2005 ad oggi, il mio piccolo Moodle ha circa 80 utenti registrati in piena autonomia (conosco personalmente solo venti di loro); presenta 5 corsi veri e propri, di cui due istituzionali (quelli per l’uso della LIM) e uno legato al mondo virtuale immersivo (denominato genericamente corso True Space). Ovviamente, altra cosa è il Moodle che Gioachino Colombrita sta amministrando per la sua scuola, aggiornando il vecchio sito con la nuova versione: adeguato e calato sulla realtà didattica, così come il Moodle di Liceo Monti, sempre da lui curato nel quale abbiamo aperto il nuovo corso Concittadini.

La modalità d’uso di Moodle nell’esperienza pratica ha mostrato oltre a tutto ciò che si può intendere per e-learning, quindi genericamente formazione a distanza, anche queste potenzialità:

  • luogo d’incontro virtuale, fra persone vere,
  • gestione dell’autoformazione, flessibile, disponibile e aperta,
  • crescita e maturazione professionale.

Se integrato poi in uno spazio 3d, con Sloode ad esempio, elemento dinamico eccezionale e sperimentato forse per la prima volta in Italia proprio da Gioachino insieme ad Anitel (vedi l’erogazione di corsi di formazione per docenti, riconosciuti a livello ministeriale da questa associazione), sicuramente avrà uno sviluppo ancora impensato. In pratica Sloode consente di collegare le attività fra le due piattaforme virtuali, quella di Second Life o OpenSim e Moodle stesso, registrando e valutando il tempo di lavoro di ciascun utente all’interno del corso e permettendo così, una certificazione delle competenze acquisite alla fine di un percorso di apprendimento. 
In conclusione, una volta conosciuto Moodle non lo si può davvero mettere da parte!

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