Sintesi dei dati e delle posizioni emerse dal convegno “E-LEARNING, UNIVERSITÀ E INNOVAZIONE”

di Donatella Persico, Stefania Manca, Francesca Pozzi, Giorgio Olimpo ITD-CNR

Il 3 Novembre 2011, presso la sede del CNR di Roma, si è svolto il convegno “E-LEARNING, UNIVERSITÀ E INNOVAZIONE”, a conclusione del progetto FIRB “STEEL”, finanziato dal MIUR nell’ambito del Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base (FIRB) e coordinato dal prof. Del Re del CNIT (1).

 

Obiettivo di questo convegno era quello di presentare i principali risultati del progetto, terminato nel luglio 2011, ma anche quello di stimolare la riflessione e il dibattito sui temi dell’innovazione nella didattica universitaria, delle potenzialità dell’e-learning e delle sue criticità. A tal fine, dopo l’apertura dei lavori da parte delle autorità (2), è intervenuta Diana Laurillard, dell’Institute of Education, University of London, che ha presentato un modello unificante dei diversi approcci all’e-learning e una stimolante carrellata delle problematiche più significative. Nella relazione successiva, Giorgio Olimpo, dell’ITD-CNR, prendendo spunto da alcune delle promesse fino ad oggi disattese dall’e-learning, ha formulato alcune proposte circa le principali linee di azione per promuovere l’innovazione culturale e tecnologica necessaria a migliorare la qualità dell’e-learning universitario. A questo intervento è seguita una sessione di presentazione dei risultati del progetto, a cura dei responsabili delle diverse unità operative del progetto (3), e una tavola rotonda che ha messo a confronto le voci di alcune tra le principali personalità che a livello italiano si occupano di questo settore (4). Inoltre, durante tutta la giornata, è stato a disposizione dei partecipanti un angolo ‘demo’, dove era possibile prendere visione del sistema STEEL. Senza scendere nei dettagli dei singoli interventi, riassumiamo nel seguito i dati e le posizioni emerse nel corso delle presentazioni e del dibattito che ne è seguito.

 

Il mercato dell’e-learning

Negli USA la crescita della domanda di formazione online a livello universitario e pre-universitario ha prodotto un boom del mercato. Nel 2010 il mercato USA dell’e-learning è stato pari a 18,2 miliardi di dollari e la previsione è che raggiunga i 25 miliardi nel 2015. Sempre nel 2010, l’Europa occidentale è stata la regione che, dopo il Nord America, ha investito di più nell’e-learning e per il periodo 2010-2015 è prevista una crescita del 6%. Particolarmente interessanti sono le crescite previste per lo stesso periodo per l’Europa orientale (24%), l’Asia (30%), l’Africa (18%) e l’America Latina (19%), che ne fanno mercati potenziali di grande interesse.

Nuovi bisogni socio-educativi

Nella società attuale la conoscenza è una risorsa sempre più strategica per lo sviluppo. Anche la natura del sapere sta cambiando: a fianco dei saperi cosiddetti “stabili” acquistano sempre più importanza i saperi dinamici, quelli cioè che gli individui e le organizzazioni devono saper continuamente (ri)costruire a fronte dell’accelerazione dello sviluppo scientifico e tecnologico, della globalizzazione, delle dinamiche dei mercati e dell’emergere di nuovi bisogni sociali. I sistemi formativi, e quello universitario in particolare, devono tener conto di tutto questo puntando anche a sviluppare negli studenti la capacità di costruire nuovo sapere. La capacità di ristrutturare esplicitamente i propri schemi concettuali, per ospitare nuove idee e nuovi punti di vista, e il saper operare in un contesto di confronto e collaborazione nelle “comunità di pratica e di apprendimento” agevolate dall’uso della tecnologia sono alcune fra le “nuove” competenze su cui i sistemi formativi dovrebbero puntare. Questo tipo di competenze può essere sviluppato solo con una rivoluzione copernicana dei processi di apprendimento che ponga lo studente al centro di questi stessi processi, consentendogli di prenderne gradualmente le redini, ossia di operare scelte consapevoli in merito al come, al cosa e al perché dell’apprendere. Al tempo stesso, porre lo studente al centro del processo formativo è necessario se si vuole tener conto dei bisogni, delle aspettative e degli stili di vita delle nuove generazioni, fattori da intendere non soltanto come vincolo, ma anche come risorsa per costruire percorsi formativi efficaci.

 

 

Le risposte dell’e-learning

Nella letteratura internazionale le potenzialità dell’e-learning sono state identificate e un certo numero di ricerche sperimentali ha evidenziato come l’e-learning possa rispondere alle sfide sopra enunciate. Tuttavia, esiste un notevole gap tra le proposte della ricerca e ciò che si verifica in molti contesti di apprendimento. La University of London, in una indagine molto attenta (5) di recentissima pubblicazione, ha evidenziato come, per la grande maggioranza degli studenti a distanza,

  1. l’elemento centrale dei corsi sia lo studio individuale di documenti in formato cartaceo;
  2. l’accesso alla rete sia percepito come marginale rispetto all’obiettivo di superare l’esame e sia spesso considerato una perdita di tempo;
  3. la flessibilità non venga percepita come attributo del sistema formativo, ma come capacità di integrare l’apprendimento nella propria routine quotidiana.

Oggi, sia a livello nazionale sia in ambito internazionale, nelle università è in corso un processo di trasformazione ed esiste una forte differenziazione fra le diverse università per quanto riguarda l’entità dell’utilizzo della tecnologia, il suo effettivo impatto sui processi di insegnamento/apprendimento e il livello di reale innovazione didattica, organizzativa e culturale. Un’indagine nazionale svolta nel 2007 dalla Società Italiana di E-learning, Sie-l, (6) ha messo in evidenza un significativo livello di insoddisfazione per la qualità dei servizi di e-learning e una opinione diffusa che nella maggioranza dei casi (63%) i deficit di qualità, o comunque la limitata attuazione delle potenzialità offerte dalla tecnologia, siano legati a carenze progettuali e ad assenza di adeguati riferimenti teorici.

Perché spesso la tecnologia rimane marginale

Sono stati identificati tre distinti fattori che ostacolano la piena attuazione del potenziale dell’e-learning:

  • La diffusa adozione di un modello pedagogico trasmissivo, basato sulla distribuzione di materiali in differenti formati (file stampabili, video-lezioni, ecc.) in cui la tecnologia viene usata per replicare modalità didattiche tradizionali in assenza di opportunità nuove per lo studente.
  • La valutazione basata in modo quasi esclusivo sulla competenza contenutistica e non sulla valutazione “di processo” dell’attività svolta in rete dallo studente (quella in cui maggiormente si concretizza l’impegno di costruzione individuale e sociale del sapere). Poiché gli studenti sono perfettamente consapevoli di quello che serve per superare l’esame – obiettivo verso cui sono spesso pragmaticamente orientati – questo tipo di valutazione induce un limitato interesse e uno scarso utilizzo di strategie basate su approcci partecipativi. Anche quando i metodi formativi siano improntati alla costruzione di capacità di apprendimento utili lungo tutto l’arco della vita, il perdurare di strategie valutative orientate alla sola verifica di conoscenze determina una incongruenza di fondo tra approcci didattici e valutativi.
  • Una progettazione carente, per cui spesso le diverse componenti di un percorso e-learning (materiali, attività in rete individuale e collaborativa, uso di software didattico, metodi e strumenti di autovalutazione e di valutazione) non sono oggetto di uno sforzo di progettazione integrata in cui ogni fase è funzionalmente connessa con le altre. In questo modo, ogni fase tende a perdere di significato e lo studio individuale dei materiali rimane la sola pratica di fatto richiesta per il superamento dell’esame.

I limiti della ricerca

Fra le cause della insoddisfacente crescita di qualità della formazione basata sull’e-learning emergono, da una parte, le carenze della ricerca nel settore e, dall’altra, il prevalere di logiche di mercato su logiche di qualità. Fino ad oggi la ricerca nel settore e-learning è stata fortemente sbilanciata: uno studio del 2007 ha evidenziato come il 60% delle ricerche ha riguardato gli aspetti strettamente tecnologici (importanti, ma concettualmente meno significativi), il 30% quelli relativi al processo di insegnamento/apprendimento e soltanto il 10% gli aspetti relativi a politiche e strategie (che includono indicatori di prestazione, modelli e metodi di analisi costi/benefici, effetti di sistemi di controllo della qualità, impatto sulla qualità della preparazione alla professione). Fra i principali limiti che fino ad oggi hanno caratterizzato la ricerca nel settore e-learning sono stati citati: pochi grandi progetti, a fronte di una frammentazione degli sforzi da parte di piccoli gruppi che lavorano in relativo isolamento; una ricerca raramente condotta da equipe realmente interdisciplinari; la mancanza di studi quantitativi su campioni numericamente significativi che possano portare a risultati convincenti e sufficientemente generali; la coesistenza di molte ricerche che mettono il fuoco su aspetti specifici dell’e-learning (p. es. learning object, standard tecnologici, metodi costruttivisti, networked learning) senza mettere in relazione adeguatamente quegli aspetti con le altre variabili, più generali, di contesto e di sistema.

È stata discussa anche l’importanza di avviare nella realtà italiana un programma di ricerca sull’e-learning con progetti sufficientemente dimensionati e con caratteristiche di interdisciplinarità. Un tale programma agirebbe non solo da incubatore di innovazione per la didattica universitaria italiana, ma avrebbe anche una funzione di propagazione di competenze che nel sistema universitario si creano e si diffondono più facilmente con la partecipazione a progetti di ricerca piuttosto che con altri metodi di trasferimento.

NOTE

(1) Per maggiori informazioni sul progetto STEEL si veda il sito http://www.steel.cilea.it/

(2) Presieduta da Rosa Bottino, direttrice dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche (ITD) del CNR.

3 Gianpiero Limongiello, CILEA, Luca Ronga, CNIT, Cinzia Galbusera, Università San Raffaele di Roma e Donatella Persico, ITD-CNR.

(4) Mirella Casini Schaerf, SiE-L, Michele Fabbri, Sole 24 Ore; Carlo Giovannella, Università di Tor Vergata, Maria Beatrice Ligorio, Università di Bari, Vittorio Midoro, ITD-CNR e Pier Cesare Rivoltella, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Per il programma dettagliato si rimanda a http://www.steel.cilea.it/index.php?id=19.

(5) Neil Selwyn (2011). Digitally distanced  learning: a study of international distance learners’ (non)use of technology. Distance Education, 32:1, 85-99.

(6) http://www.sie-l.it/index.php/soci/modalita-pagamento-quota/9-house-organ/39-osservatorio-sie-l-2007-i-risultati-dellindagine.html

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